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martedì 11 settembre 2012

IL RITORNO DI RE ALBERTO

Immagine tratta da sport.sky.it
Fino a qualche anno fa, la Vuelta a Espana era considerata la minore delle tre grandi corse a tappe che caratterizzano una stagione di ciclismo; inferiore sulla carta a Giro d'Italia e Tour de France, snobbata spesso da molti grandi protagonisti delle due ruote, la competizione spagnola ha stentato a raggiungere lo status di importanza che desiderava, anche per via del Mondiale che si disputerà tra un mese appena. C'è da dire che nelle ultime stagioni, però, la Vuelta ha cominciato a conquistare sempre più consensi, e quest'anno in particolare si è rivelata la corsa più appassionante tra le tre in programma, e questo soprattutto per la bravura e la caparbietà dei suoi protagonisti; su tutti, ha brillato la stella del grande assente di inizio stagione, il protagonista indiscusso delle corse a tappe degli ultimi anni, tornato a riprendersi un trono che, a suo dire, gli era stato ingiustamente tolto: stiamo parlando di Alberto Contador.
Dopo la squalifica che gli era stata inflitta dal TAS per l'accusa di doping a suo carico, che gli era costata l'assenza a Giro e Tour di quest'anno e la perdita delle vittorie conseguite tra 2010 e 2011, il ciclista spagnolo aveva una grandissima fame di vittoria, voleva ribadire a tutti che il più forte è ancora lui, e si è gettato in questa Vuelta con una ferocia incredibile. Sulla sua strada, però, ha trovato degli avversari altrettanto determinati a vincere la corsa di casa: Joaquim "Purito" Rodriguez, alla miglior stagione della sua carriera, e Alejandro Valverde, anche lui tornato alle corse quest'anno dopo due stagioni di squalifica, sempre per doping. Grazie a questi tre campioni, si è assistito ad una sfida impressionante, avvincente, che si è ripetuta ogni volta che la strada cominciava a salire. Valverde è stato il primo a prendere la maglia di leader della corsa, ma dopo una sola tappa l'ha ceduta a Rodriguez, complice una caduta che lo ha fatto restare indietro, anche se Contador non è rimasto a guardare e ha provato sempre a rispondere e piazzare la zampata. Nelle tappe successive, il copione è stato quasi sempre lo stesso: Alberto all'attacco sulle salite, con scatti continui e violenti, e Purito e Alejandro pronti a rispondere, con il primo che spesso approfittava degli arrivi in volata per strappare secondi e abbuoni ai rivali. Al momento del secondo riposo, pareva che Rodriguez avesse la vittoria in pugno: tre vittorie di tappa per lui, un netto vantaggio su Valverde, e un margine di sicurezza su Contador; le sue immediate risposte ad ogni attacco gli davano una grande sicurezza, e l'aver resistito nella cronometro ai tentativi di rimonta degli avversari aveva ulteriormente galvanizzato Purito, che sembrava davvero imbattibile.
Invece, proprio in una tappa che non doveva dire nulla di speciale, si è consumato il capolavoro tattico di Contador. "Se non riesco a staccarlo in salita," avrà pensato Alberto, "allora proverò a sorprenderlo su un terreno misto, con una fuga da lontano, e a fargli spendere tutte le forze per inseguirmi." Detto-fatto: a una cinquantina di chilometri dall'arrivo, il madrileno è andato in fuga con parte del gruppo, poi si è staccato dalla compagnia ed è andato a vincere da solo, approfittando del gran lavoro dei compagni di squadra nel tenere a bada Rodriguez; quest'ultimo, abbandonato inspiegabilmente dai suoi compagni, è andato in crisi, ha preso un distacco abissale, e così si è trovato da primo a terzo in classifica, scavalcato anche da Valverde, arrivato a pochi secondi da Contador. Le ultime tappe, seppur combattute, non hanno cambiato le posizioni in classifica, e così per Alberto Contador è arrivata la seconda vittoria alla Vuelta dopo quella del 2008, e il quinto successo in nove grandi giri, il settimo se si considerano il Giro d'Italia 2011 e il Tour de France 2010 che gli sono stati revocati. Ottimo secondo Valverde, due volte vincitore di tappa, che ha dimostrato un'ottima condizione in vista del Campionato del Mondo, e che nell'ultima tappa ha strappato a Rodriguez anche la maglia verde della classifica a punti e quella bianca della combinata. Per Purito è stata una vera beffa, perché in una Vuelta perfetta ha pagato l'unico errore commesso, quello di lasciar spazio anche una sola volta a Contador; in questa che è stata senza dubbio la miglior stagione della sua carriera, con il secondo posto al Giro d'Italia, rimarrà senza dubbio il rimpianto per una vittoria ampiamente alla portata, e che vista la sua età non più verdissima potrebbe non ripresentarsi più.
Detto dei vincitori, non possiamo non citare il vero protagonista in negativo della corsa, ovvero Chris Froome. L'atleta britannico, già secondo al Tour e bronzo olimpico a cronometro quest'anno, sembrava il favorito numero uno della corsa, vista la forma strabiliante mostrata tutto l'anno, e almeno nelle prime tappe dava l'impressione di tenere bene il passo dei migliori, pur non arrivando mai al primo posto in classifica. Invece, da metà corsa in poi, per Chris è stato un vero e proprio calvario, con distacchi sempre più pesanti nelle tappe di salita, e un quarto posto finale a oltre dieci minuti dal vincitore che rende bene la sua difficoltà. Un vero crollo per lui, che l'anno scorso era arrivato secondo qui e sperava di vincere il suo primo grande giro dopo una grande stagione, invece dovrà aspettare il prossimo anno per riprovarci. Protagonisti in positivo sono stati invece il tedesco Degenkolb, che ad appena ventitre anni ha sorpreso tutti vincendo ben cinque tappe in volata, tra cui quella finale a Madrid, e il belga Gilbert, che con due successi d'autore ha dimostrato di essere in buona forma e di aspettare con ansia il Mondiale di ottobre. Per quanto riguarda gli italiani, bisogna dire che si sono comportati abbastanza bene, nonostante l'assenza di un uomo di punta per la vittoria finale; alla fine sono arrivati due successi di tappa, uno con lo splendido Dario Cataldo, al termine di una durissima frazione in salita, l'altro con l'inossidabile Daniele Bennati, che dopo un paio di piazzamenti in volata è riuscito a trovare l'acuto giusto. Un po' meno bene Eros Capecchi, che puntava ad arrivare tra i primi, Elia Viviani, che non ha mai trovato l'acuto vincente, anche dopo una stagione lunga e stancante, e Damiano Cunego, assente ingiustificato per tutta la corsa.
In conclusione, possiamo dire senza alcun dubbio che questa Vuelta è stata la migliore di sempre, probabilmente, e di sicuro la corsa più interessante dell'anno, nettamente più avvincente -ahinoi!- di Giro e Tour. In molti hanno sollevato critiche e dubbi per la presenza nei primi due posti del podio di Contador e Valverde, che hanno sulle spalle le precedenti accuse di doping e per questo sono sempre sospettati, e anche l'improvvisa esplosione di Rodriguez, fino a quest'anno mai a livelli tanto alti, ha suscitato parecchi dubbi. Noi vogliamo credere, fino a prova contraria, all'onestà di questi atleti, e speriamo di rivedere corse tanto avvincenti e combattute anche negli anni successivi, perché gare così fanno bene a chi ama il ciclismo e lo sport. Soprattutto, fa bene ritrovare un campione come Contador: con lui in gara, di sicuro, non ci si annoia mai.

lunedì 23 luglio 2012

LE TOUR DE...SKY!

Immagine tratta da svelo.eu

Lo sport è spesso ritenuto, a ragione, un gioco di squadra, in cui il singolo campione riesce a fare davvero la differenza solo se intorno a sé ha un gruppo di compagni in grado di aiutarlo a emergere.
Il Tour de France di ieri ha dimostrato quanto sia vera questa "equazione", sancendo il trionfo non solo di Bradley Wiggins, primo britannico a vincere la corsa, ma di tutto il team Sky, che si è stretto intorno al suo uomo di punta e l'ha letteralmente guidato fino al successo. E' stato un vero e proprio dominio, una marcia reale dall'inizio alla fine della corsa, con gli avversari che si sono mostrati impotenti davanti all'organizzazione e alla forma straripante della squadra britannica. Approfittando della sua grande abilità nelle cronometro, Wiggins ha preso un buon margine di vantaggio su tutti i suoi avversari, gestendo bene le forze quando la strada ha incominciato a salire e potendo sempre contare sul supporto di Froome, che è ormai riduttivo definire un gregario. Alla fine, l'unico che è sembrato davvero in grado di impensierirlo è stato proprio il suo compagno di squadra e connazionale, che nella tappa pirenaica di Peyragudes si è preso anche la soddisfazione di staccarlo in salita, salvo poi aspettarlo per seguire gli ordini della squadra. Già campione mondiale e olimpico in più occasioni in passato, ieri Wiggins ha coronato una carriera di per sé ricca di soddisfazioni con quella che lui stesso ha definito la sua vittoria più grande, il successo al Tour, che da diritto al ciclista vincente ad entrare nella leggenda.
Detto di Wiggins e del suo compagno Froome, primo e secondo nella classifica generale, non si può dimenticare un altro grande protagonista del team Sky: lo sprinter Mark Cavendish, campione del Mondo in carica e re delle ultime volate al Tour. Il britannico è arrivato a questa corsa con una forma non proprio ottima, ha sofferto in salita e nelle cronometro, ma non si è mai arreso alle difficoltà, e anzi con il passare dei giorni è entrato sempre più in condizione, imponendosi nelle ultime due volate con uno strapotere a dir poco imbarazzante. Anche in questo caso, ai suoi meriti si aggiungono quelli di tutta la squadra, capace di guidarlo negli ultimi chilometri e di preparare alla perfezione il terreno per il suo sprint. Il successo finale a Parigi è lo specchio dell'efficienza del team Sky: Wiggins, in maglia gialla, ha tirato nell'ultimo chilometro la volata per Cavendish, mettendosi al suo servizio ed esultando quando il compagno ha tagliato per primo il traguardo. Le Olimpiadi sono sempre più vicine, e si disputeranno in Gran Bretagna, la patria di questi tre protagonisti del Tour e la sede della loro squadra. Gli ingredienti ci sono tutti, insomma, per assistere ad un nuovo dominio del team Sky e dei suoi campioni, anche se le corse di un giorno sono sempre imprevedibili e tutto può succedere.
Restando al Tour, bisogna dire che se la forza della squadra Sky ha segnato inevitabilmente la corsa, la mancanza di avversari davvero in grado di fare la differenza ha inciso molto sulla vittoria finale di Wiggins. Il campione in carica, Cadel Evans, ha deluso tremendamente le aspettative, non mostrandosi mai in grado di tenere le ruote del rivale e concludendo il Tour con un mesto settimo posto, a oltre 15 minuti dal vincitore; dopo gli ultimi anni ad alto livello, con i successi al Mondiale e nella corsa francese proprio un anno fa, ci si aspettava qualcosa di più dal campione australiano. Alla fine, l'unico a cercare davvero di opporsi al dominio di Wiggins e Froome è stato l'italiano Vincenzo Nibali, che nelle salite ha spesso attaccato il duo di testa, anche se non è mai riuscito a metterlo davvero in difficoltà. Alla fine della corsa, per lui è arrivato un meritatissimo terzo posto finale, primo italiano a riuscirci dal secondo posto di Ivan Basso nel 2005, e la soddisfazione di aver fatto capire a tutti che è pronto per le grandi corse a tappe; il siciliano ha mostrato coraggio e grinta, a 28 anni sembra arrivato nel pieno della sua maturità sportiva, e senza la sua proverbiale difficoltà nelle cronometro avrebbe potuto fare ancora meglio. Altri due grandi protagonisti del Tour sono stati due corridori molto diversi, il francese Voeckler e lo slovacco Sagan. Il primo, esperto e già protagonista in passato nella corsa di casa, ha portato a casa due successi e la maglia a pois di miglior scalatore, nonostante la scarsa ammirazione del resto del gruppo per il suo carattere a volte sfrontato e poco amichevole; il secondo, appena ventiduenne, era alla prima partecipazione al Tour, ma ha corso come un veterano, e ha letteralmente dominato la prima settimana imponendosi in tre tappe, vincendo alla fine la maglia verde a punti e candidandosi a diventare un grande protagonista del ciclismo mondiale.
L'unica vera nota stonata di questa corsa, in fin dei conti, viene dai nostri atleti. A parte il terzo posto di Nibali, c'è poco da salvare per i corridori italiani: nessuna vittoria di tappa, quasi mai protagonisti durante le fughe o nelle volate, se si eccettua un secondo posto a testa per Petacchi e Scarponi. Non una grande premessa dunque, in vista dell'Olimpiade di Londra e del successivo Mondiale, ma gli azzurri ci hanno sempre abituati a stupire tutti, e nelle corse di un giorno possono fare la differenza. Sarà importante costruire una squadra valida e in grado di adattarsi alle varie situazioni, e sperare magari che il team Sky, per una volta, non decida di monopolizzare la gara come ha fatto con questo Tour.