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martedì 3 marzo 2015

INZAGHI E ZOLA: UN DESTINO SEGNATO

Immagini tratte da news.superscommesse,it e ivm.ilcalciomagazine.it e modificate su befunky.com
Milan e Cagliari li hanno adorati come calciatori, Pippo Inzaghi e Gianfranco Zola sono simboli del tifo rossonero e rossoblu. Ma ora in panchina stanno prendendo a picconate il bel ricordo lasciato prima di appendere le scarpette al chiodo.
Il mestiere dell'allenatore non si improvvisa, serve la gavetta. Per un Montella emerso (anche se alla prima esperienza in panchina, a Roma visse un'annata in chiaroscuro e non venne confermato), sono stati sommersi tanti altri, i vari Ciro Ferrara, Leonardo, Seedorf (che pagò l'inesperienza negli atteggiamenti verso una dirigenza da sempre particolare), Liverani, ma anche Stramaccioni (che sta faticando e non poco a Udine).
L'inesperienza si paga, specialmente verso un calcio italiano che non tollera indecisioni tattiche o mancanza di cura nei dettagli.
Inzaghi e Zola stanno vivendo un momento simile: sono ancora alla ricerca dello schema tattico giusto, dei titolari, e le loro squadre diventano lo specchio a ritmo lento della loro indecisione, confusione e paura.
A parole accarezzano l'idea di un calcio propositivo, offensivo, sinora mai mostrato in campo. Pippo vaga da sette mesi tra 4-3-3 senza punte, 4-3-3 con la punta, 4-2-3-1, 4-3-1-2, ma come dice lui lo schema non conta, e vale il modo in cui viene interpretato lo spartito: sempre male. Non ha mai convinto il suo Milan, che primeggia nella funesta classifica dei peggiori dell'era Berlusconi. Calciatori messi in campo un po' qua e un po' là, Bonaventura ha fatto tutti i ruoli difesa a parte, Menez è a volte esterno e altre centrale. Manca una spina dorsale, un chiaro modo di affrontare la crisi di risultati. 
Zola in 9 partite ha raccolto 8 punti, allontanando ancora di più il Cagliari dalla Serie A. Lui ha fluttuato tra un 4-3-3 a un 3-5-2 (in Coppa Italia in cui è stato eliminato addirittura dal Parma), passando per il 4-3-2-1 e il 4-3-1-2. Incaponendosi in un albero di Natale fuori periodo, che ha portato doni solo per gli avversari, dato l'enorme numero di 18 reti subite in 9 partite. Nella settimana in cui ha raccontato di aver curato la fase difensiva, la squadra ha subito reti ancora più stupide, e quando ha spiegato che era ora di curare l'attacco, questo si è spuntato, sbagliando reti come non mai. In 9 partite ha schierato 25 giocatori: emblematico aver cambiato 3/4 di difesa nella gara decisiva contro il Verona (Diakitè all'esordio, Murru praticamente inutilizzato dallo scorso anno, Gonzalez accantonato da un mese), per andare a subire due reti imbarazzanti. E l'insistenza di tener Conti titolare? L'ultima vittoria con il Capitano in campo è datata 27 Aprile 2014, e non è un caso.
Serve la gavetta, per tener dritta la barra, per indicare la strada anche nel buio. Il 2014/15 sta insegnando questo. Sarri, Iachini e Ventura sono i migliori tecnici del torneo, e tutti e tre sono stati capaci di emergere da momenti delicati e senza vittorie in questa stagione.
Senza stravolgere nulla, insistendo su un'idea e sulla bontà di essa.
Inzaghi e Zola cambiano tutto continuamente, alla ricerca della formula giusta come per magia, come se fossero protagonisti di Football Manager.
Ma tanta confusione sia su Football Manager che nella realtà, porta a un destino segnato prima o poi: l'esonero.
E' solo questione di tempo.

martedì 6 gennaio 2015

LA CRITICA ROSSOBLU DEL MARTEDI' /17

Immagine tratta da unionesarda.it e modificata su befunky.net
Palermo-Cagliari 5-0 (6'Morganella, 10'Munoz, 33'rig.Dybala, 72'Dybala, 85'Barreto).
Kaputt. 
Zeman o non Zeman, Zola o chiunque altro, qua la situazione è nera, tendente al marrone intenso. E si resta in zona retrocessione, con la salvezza lontana 4 punti, anzi 5 dato lo scontro diretto sfavorevole contro l'Atalanta.
E' una resa. Totale. Braghe calate, senza carattere, senza attenzione e concentrazione. I nuovi che entrano in campo hanno più paura di chi giocava (male) prima: Pisano sull'1-0 concede un cross dalla sinistra stando a tre metri dall'avversario, Colombi si fa passare sotto la mano il tiro deviato di Morganella, nella seconda rete è poco reattivo, nella terza procura il rigore. 
Insomma, il tanto celebrato patto tra i senatori e il nuovo mister Zola naufraga prima di iniziare. La vecchia guardia ha fatto il suo tempo. E' chiaro. Conti, che di primavere ne farà 36 tra tre giorni, ha finito la benzina, e riesce a farsi cacciare dopo 25 minuti come il primo dei pivellini e non come il Capitano di una squadra in chiara difficoltà. Pisano è preda di una involuzione perenne, che non cessa di peggiorarlo, specie nella marcatura: un tempo era il suo punto forte, ora è diventata una sconosciuta. Cossu corre, trotterella, tiene palla, ma la luce non la accende più come qualche anno fa, anzi la lampadina è fulminata da tempo: 34 anni e mezzo si fanno sentire. E se i senatori alzano bandiera bianca chi resta? I carneadi di turno: il morbido Ceppitelli, l'acerbo Crisetig, l'enigmatico Joao Pedro, l'uomo che non vede la porta Farias, e il costantemente impalpabile Longo. Dove si va? 
Qui non è un patto tra vecchi e giovani. Qua è una convivenza tra quasi vecchie glorie e gente da Serie B. Ragazzi che potrebbero esplodere con il tempo, ma che attualmente in Serie A non ci stanno. 
Dispiace per Zola, che si trova tra le mani una patata bollente, ustionante. 
Di quelli andati in campo oggi, sarebbero da tenere Ekdal, forse Avelar e Rossettini e poi repulisti generale. 
Dato che non si può fare, Magic Box si trova davanti a un dramma sportivo a tutto tondo. La squadra oltre ad andare psicologicamente e tecnicamente in difficoltà al primo episodio che va storto, è "leggerina". Nei contrasti, nell'aggressione, nella convinzione. Si cammina, si corricchia a vuoto. Si fanno i falli e si prendono le ammonizioni, ma non si "mena" per niente.
I problemi sono dunque a più livelli: dal parco giocatori, a quello psicologico, passando da quello della "fame" e della grinta. Riusciranno un presidente e un allenatore all'esordio in Serie A a risolvere tutti questi problemi?
E intanto sotto le ceneri cova il coro dell'"arredatece Zeman", e quello ancor più clamoroso del "quando c'era Cellino si stava meglio". 
Adios.