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giovedì 20 giugno 2013

IMBATTIBILE SIENA

Immagine tratta da gonews.it
Chiamatela anche l'invincibile. Sono ormai sette anni che la stagione si conclude con la stessa scena: gli avversari che piangono e si disperano, e Siena al centro del campo che alza al cielo l'ennesimo scudetto. Anche quest'anno è finita così, nonostante lo scetticismo e i dubbi che avevano accompagnato la stagione dei toscani, nonostante il ridimensionamento del budget e la partenza di tanti giocatori importanti.
La bravura del nuovo allenatore Luca Banchi, una vita come secondo di Pianigiani e ora per la prima volta al timone della squadra, è stata quella di mischiare bene l'esperienza dei "superstiti" del gruppo precedente con il talento e la voglia di vincere dei nuovi arrivati. Impegnata su più fronti, Siena è sembrata a tratti inadeguata per vincere il confronto con rivali agguerrite e che erano apparse superiori durante la stagione. Ma i toscani hanno nove vite, anche quando sembrano morti sanno sempre trovare nuove energie ed affidarsi ad un protagonista diverso se una delle stelle non è in giornata. La Coppa Italia aveva già dimostrato che Siena restava una squadra temibile anche senza i campioni delle stagioni precedenti: pur partendo da sfavorita, aveva sconfitto prima Sassari e poi Varese, le squadre che stavano dominando la stagione regolare, aggiudicandosi il primo trofeo della stagione. Si era detto allora che i senesi erano più esperti e abituati degli altri a giocarsi tutto nella partita secca, e che in una serie di playoff non sarebbe stata la stessa storia. Il calo fisico inevitabile, causato dall'impegno in contemporanea in campionato ed Eurolega, aveva alimentato le voci di quanti credevano che fosse davvero arrivata la fine del dominio dei biancoverdi in Italia. Invece, pur eliminata dolorosamente dalla più prestigiosa competizione europea per club, Siena ne ha approfittato per recuperare le energie, ritrovare la forma e la concentrazione migliore e giocarsi tutto nei playoff scudetto.
Il primo segno di riscossa l'hanno lanciato contro Milano, dopo essere stati sotto 2-0 e 3-2 e aver rischiato seriamente un'eliminazione precoce: espugnando il campo avversario in gara 7 e aggiudicandosi la serie, i toscani hanno ribadito che non era così facile buttarli fuori. Contro Varese in semifinale è arrivata la seconda dimostrazione di forza dei senesi, che sono andati sul 3-1, hanno subito la rimonta avversaria perdendo gara 6 in casa con un canestro beffardo a 62 centesimi di secondo dalla fine, ma hanno vinto la sfida decisiva ancora in trasferta chiudendo la serie e guadagnandosi la finale. Qui si è compiuto l'ultimo capolavoro, contro Roma, a cui è stata imposta la superiorità fisica e la maggiore abilità nel gestire gli ultimi decisivi possessi, che ha consentito di vincere in cinque partite la serie e conquistare quello che è il settimo scudetto consecutivo, record assoluto per il Campionato Italiano di basket. Tanti i giocatori meritevoli di una citazione per l'impegno e l'impatto nelle varie serie, ma tre nomi spiccano su tutti gli altri: Bobby Brown, David Moss e Daniel Hackett. Il primo, l'abbiamo già detto più volte, non è sicuramente Bo McCalebb o Terrell McIntyre, non eccelle forse come playmaker, ma ha tanti punti nelle mani, e sa prendersi le sue responsabilità nei momenti caldi delle partite, riuscendo in un attimo a trasformarsi da oggetto misterioso ad uomo decisivo; il secondo è una delle anime di Siena, difensivamente ormai è uno dei migliori se non il migliore in Italia, ha una grande intelligenza cestistica e se è anche in giornata con il tiro da 3 è un'arma fondamentale nell'attacco senese; il terzo, al suo primo palcoscenico importante, è stato a lungo l'uomo decisivo nei playoff, prendendo spesso in mano la squadra nei momenti di difficoltà e mostrando una maturità incredibile, che gli è valsa il titolo di MVP della Finale, che va ad aggiungersi a quello già vinto in Coppa Italia, entrambi meritatissimi.
Condottiero e artefice della vittoria è, indubbiamente, anche l'allenatore Luca Banchi, che ha raccolto una difficile eredità ed è riuscito nonostante tutto a ripetere il prestigioso double Scudetto-Coppa Italia, convincendo anche i più scettici delle sue capacità. Partito con una rosa ridimensionata e molto scetticismo, ha saputo correggere in corsa la rotta mantenendo sempre alta la concentrazione della squadra e confermando alcuni principi fondamentali della gestione precedente, come la difesa dura e la capacità di giocare per creare tiri aperti per il giocatore meglio piazzato. Le scommesse Hackett e Brown si sono rivelate vincenti, il gruppo storico con Moss e gli italiani Carraretto e Ress ha fatto il suo, il resto della rosa è riuscito a turno a fare la sua parte, e così si è costruito l'ennesimo trionfo della gestione Minucci. Ieri è scattata ancora una volta la festa nella città del Palio, mai sazia di successi e di vittorie, e che ha visto nello sport un riscatto dopo un'annata difficile e tante polemiche che non hanno nulla a che fare con lo sport. Permettetemi di concludere facendo un appunto al comportamento pessimo dei tifosi, o presunti tali, di alcune squadre, che non hanno saputo accettare il verdetto del campo reagendo in modo violento e a volte incomprensibile, come a Varese quando hanno sommerso di oggetti e insulti i senesi, e anche ieri a Roma purtroppo si è avuto qualche momento difficile, anche se poi la premiazione si è svolta nella massima tranquillità. Considerando i problemi finanziari e l'evidente calo di qualità a cui va incontro il nostro basket, sarebbe bello che almeno lo spirito sportivo rimanesse inalterato e che certe scene non si vedessero più nei palazzetti italiani. Sarebbe quello il primo passo per rilanciare un movimento che ha grande bisogno di aria nuova, e che merita decisamente un seguito e una visibilità maggiori. Adesso iniziano le vacanze estive, ma tutti aspettiamo con ansia l'inizio di una nuova, entusiasmante stagione, e vediamo se si confermerà ancora il finale di questi ultimi anni: Siena vince, e tutti gli altri stanno a guardare.

lunedì 18 giugno 2012

SIENA DA LEGGENDA

Immagine tratta da lanazione.it

Vincere due campionati consecutivi costituisce già una grande impresa. Vincerne sei consecutivi ti consegna direttamente alla leggenda e all'immortalità sportiva. Con il successo di ieri sera su Milano, la Montepaschi Siena ha conquistato il suo sesto titolo consecutivo di Campione d'Italia, coronando un'altra stagione trionfale e riscrivendo i record del nostro campionato ed entrando di diritto nella storia del basket.
Un successo diverso dai precedenti, non scontato a inizio anno, arrivato dopo partite sempre molto sofferte e dopo una lunga lotta con la rivale degli ultimi anni, quell'Olimpia Milano che sta cercando di riprendersi un titolo che le manca ormai da 16 anni. La squadra senese ha conquistato il primo posto in regular season, come nei cinque campionati precedenti, ma con maggiore difficoltà, sia per il numero alto di infortuni che ha colpito la squadra sia per la forza delle avversarie, determinate a interrompere l'egemonia dei toscani. Nonostante le difficoltà, gli uomini di Pianigiani si sono aggrappati ai giocatori più talentuosi come McCalebb o ai più esperti come Stonerook, hanno puntato sui rientranti Andersen e Thornton (quest'ultimo al posto del fallimento Summers), e sono rimasti sempre fedeli al loro sistema di gioco. Hanno superato i periodi più duri, come l'eliminazione nei Quarti di Eurolega, l'unico titolo che continua a mancare alla squadra senese, e si sono presentati ai playoff ancora una volta come testa di serie numero 1, da favoriti per il titolo. 
Contro Varese prima e Sassari poi, Siena ha dato prova di essere tornata quella delle stagioni precedenti, che macinava senza problema tutti gli avversari, e nella sfida in finale con Milano ha dato un'ulteriore prova di forza, vincendo la serie in cinque partite e dando l'impressione che il titolo non le sarebbe mai sfuggito. E' stata l'ennesima dimostrazione del talento e dell'abilità di questo gruppo, che nonostante il passare degli anni continua ad avere sempre fame di nuove vittorie e di trofei. Con quello di ieri, i senesi sono arrivati all'incredibile cifra di 59 successi e sole 6 sconfitte nei playoff, con 36 vittorie consecutive in casa (17 su 17 in occasione delle Finali). Sono numeri che danno un'idea della forza di questa squadra, che oltre agli Scudetti si è anche aggiudicata 4 Coppe Italia e 3 Supercoppe Italiane, dominando in modo imbarazzante il panorama cestistico italiano.
Un ciclo davvero incredibile insomma, quello di Siena, che però adesso si trova davanti a un'importante serie di scelte per stabilire quale sarà il futuro di questa squadra. Quella di ieri è stata probabilmente l'ultima partita in maglia biancoverde per Shaun Stonerook, l'unico insieme a Marco Carraretto a vincere tutti e sei questi campionati consecutivi. Il capitano, dopo l'ennesima gara fantastica per intensità difensiva e intelligenza offensiva, non ha nascosto il proposito di lasciare il basket, a quasi 35 anni, e la sua sarebbe una perdita non da poco all'interno degli schemi e dell'identità di gioco dei toscani. Inoltre, il probabile ridimensionamento del budget potrebbe significare l'addio ad altre pedine importanti della squadra, su tutti il playmaker Bo McCalebb, il miglior giocatore del campionato e di queste finali. Anche il futuro del tecnico Simone Pianigiani, l'artefice insieme al presidente e general manager Ferdinando Minucci dei successi della squadra, è avvolto dal mistero. A ciò si aggiungono l'età non più verde di molti protagonisti di questi anni vittoriosi, da Kaukenas a Lavrinovic, da Ress a Carraretto, da Thornton ad Andersen e Zizis.
Comunque vadano le cose, per progettare il futuro ci sarà comunque tempo, perché l'estate è appena all'inizio e la società ha già dimostrato in più occasioni di saper sostituire degnamente i suoi pezzi pregiati con giocatori altrettanto validi. Per adesso, squadra e città si godono l'ennesimo trionfo e celebrano meritatamente quello che è ormai diventato un gruppo leggendario, destinato a rimanere per sempre nella storia del basket italiano.

domenica 13 maggio 2012

IL CUORE DEI CAMPIONI

Immagine tratta da scoresway.com

Il bello del basket è che una squadra, sotto anche di 15-20 punti durante una partita e in campo senza i favori del pronostico, può compiere l'impresa di rimontare e portare a casa addirittura la vittoria. Si potrebbero citare tantissimi esempi nella storia di questo sport, ma senza andare troppo lontano possiamo semplicemente rivedere la Finale di Eurolega che si è appena conclusa con l'incredibile successo dell'Olympiakos sulla corazzata CSKA Mosca.
Una vera e propria impresa, quella dei greci, arrivati a giocarsi le Final Four della coppa più importante d'Europa dopo una dura serie nei Quarti di Finale contro Siena e considerata da tutti gli esperti la meno forte delle quattro contendenti per il titolo. In effetti la squadra non era più quella degli ultimi due anni, si era privata di alcuni giocatori importanti come Teodosic, Bourousis, Halperin e Papaloukas e non sembrava in grado di competere ad alti livelli contro le altre formazioni europee. Ma guai a sottovalutare il cuore e l'orgoglio dei greci, soprattutto se in campo con loro c'è un talento come Vasilis Spanoulis e in panchina c'è una vecchia volpe come Dusan Ivkovic, l'allenatore che li aveva portati al primo e unico successo in Eurolega nel 1997. Su quest'asse affidabile e sicuro, la dirigenza dell'Olympiakos ha costruito un gruppo solido mentalmente e fisicamente, mai domo nonostante la giovane età media, e alla fine i risultati hanno dato ragione a loro. Più volte, durante la competizione, la squadra del Pireo si è trovata di fronte alla sconfitta e alla conseguente eliminazione, ma è sempre riuscita a rinascere dalle proprie ceneri e a portare a casa il successo, fino all'ultima impresa contro i favoritissimi campioni del CSKA.
Già nel secondo turno le squadre si erano affrontate, in girone, e il risultato era stato eloquente: +8 Mosca in Grecia e addirittura +32 in Russia, con l'Olympiakos a un passo dall'eliminazione e costretto a giocarsi il tutto per tutto nell'ultimo incontro con il Galatasaray. Vinta questa partita, Spanoulis e compagni si sono trovati davanti un avversario che sembrava proibitivo: la Montepaschi Siena, che già l'anno prima li aveva eliminati dalla competizione e arrivava allo scontro con una superiorità che sembrava netta. Nella prima partita della serie, con gli italiani in netto vantaggio, i greci hanno reagito alla grande, strappando un successo importantissimo, e in Gara-2 hanno sfiorato il bis, perdendo di un solo punto. Nelle successive sfide in campo amico, l'Olympiakos non si è fatto sfuggire l'occasione e ha concluso brillantemente la serie sul 3 a 1, conquistando una Final Four che già sembrava storica.
In semifinale, i greci hanno affrontato il temibile Barcellona di Navarro, che due anni prima li aveva battuti in finale e che secondo molti era la favorita, insieme al CSKA, per il successo finale. Trascinati da Spanoulis, la formazione ellenica ha giocato una partita grintosa e per certi versi eroica, ottenendo una vittoria incredibile e gustandosi la più dolce delle vendette. Tra la squadra di Ivkovic e l'impresa, a questo punto, si parava solo il CSKA Mosca, che era riuscito a tenere due stelle NBA come Kirilenko e Krstic e poteva contare su altri talenti come l'ex Teodosic, Khryapa e Siskauskas. In quella che è stata una vera e propria battaglia, con punteggio basso e tanta tensione, i russi sono arrivati ad un vantaggio di 19 punti alla fine del terzo periodo, e sembravano avere il pieno controllo della sfida; con le spalle al muro, l'Olympiakos ha compiuto l'ultimo miracolo, rimontando con le riserve e giocandosi il finale punto a punto, fino al sorpasso a 0.7 decimi dalla sirena finale con il canestro di Printezis. Decisivi alla fine i punti di tre ragazzi del 1990, Sloukas, Mantzaris e lo stesso Printezis, i rimbalzi di Hines, che due anni fa giocava in Legadue in Italia, e ovviamente gli errori ai liberi degli avversari, che hanno perso l'occasione per chiudere la partita e hanno consegnato di fatto l'ultimo tiro ai greci.
Un successo che manda di diritto Ivkovic e i suoi giocatori nella storia di questo sport, soprattutto perché ottenuto con una squadra ringiovanita e impoverita dalla recente crisi che ha colpito la Grecia. Una favola che dimostra ancora una volta che nello sport i soldi sono utili ma non sempre permettono di fare la differenza, e che talvolta il cuore e l'orgoglio possono fare la differenza sul talento e sulla forza degli avversari. Soprattutto, un'iniezione di speranza e di fiducia per un Paese intero, che forse per una sera dimenticherà gli affanni economici e sociali e scenderà nelle piazze per festeggiare la vittoria dei suoi ragazzi, con quella felicità pura e genuina che solo lo sport riesce a regalare.