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domenica 12 agosto 2012

PUNTO OLIMPICO N. 16

Immagine tratta da radiomania.org
Con un po' di malumore, chiudiamo oggi la nostra rubrica su questi splendidi Giochi Olimpici di Londra 2012, che di sicuro non hanno tradito le attese. Ecco chi sono i nostri migliori e peggiori di oggi.
I MIGLIORI
Aleksey Shved (pallacanestro): Dopo un torneo non all'altezza, con due prestazioni a dir poco deludenti nei quarti e in semifinale, alla fine i punti decisivi per la medaglia di bronzo li ha segnati proprio la giovane guardia dal fisico imponente e dagli attributi sicuramente di ferro. Nel tiratissimo match contro gli argentini della "Generacion Dorada", quei Ginobili, Scola, Nocioni arrivati davvero all'ultimo tango, la Russia si è aggrappata proprio a Shved nel massimo momento di difficoltà, quando gli avversari hanno provato a scavare un solco e indirizzare la sfida. Lui stavolta ha risposto presente, si è caricato la squadra sulle spalle, ha segnato 7 punti consecutivi prima, poi la tripla tutta carattere e grinta che ha ridato ai russi l'ultimo, decisivo vantaggio che è valso la medaglia di bronzo. Talento emergente del basket europeo, nemmeno ventiquattro anni, ha pienamente il suo prossimo approdo nella NBA con la maglia dei Minnesota Timberwolves, dove raggiungerà il compagno di squadra Kirilenko e lo spagnolo Rubio. Una dimostrazione della crescita del movimento cestistico del vecchio continente, sempre più in grado di competere con i maestri americani.
Vladimir Alekno (pallavolo): Giocarsi una finale per l'oro olimpico, essere sotto due set a zero e ad un passo dalla sconfitta, e trovare la forza e l'intelligenza per cambiare volto alla propria squadra e guidarla alla rimonta vincente. La finale di pallavolo maschile premia la bravura del tecnico russo, e un po' anche la sua lucida follia: sotto di due parziali, con i suoi completamente in bambola e sottomessi alla fantasia e alla potenza dei brasiliani, Alekno si è inventato la mossa vincente. Muserskiy, il centrale di ruolo, viene spostato ad opposto per sfruttare i suoi 218 centimetri, e i punti e alcune grandi difese del gigante hanno il merito di svegliare i compagni, che finalmente giocano da campioni e rimontano e vincono il terzo set. Da quel momento non c'è stata più storia, il Brasile ha perso il bandolo del gioco e la grinta, la Russia ha difeso e attaccato come mai prima, e al tie-break si è portata a casa il primo oro olimpico dal 1980, quando esisteva ancora l'U.R.S.S. Merito appunto del genio o della follia del suo allenatore, che finora aveva vinto solo una World League nel 2011, fallendo in tutte le occasioni più importanti. Oggi si è rifatto, e alla grande.
Ratko Rudic (pallanuoto): Vent'anni fa, a Barcellona 1992, ci ha fatto sorridere di gioia, oggi purtroppo ci ha fatto piangere, ma non si può non ammirare e celebrare questo fantastico allenatore. Autentico maestro della pallanuoto, dapprima grande giocatore nel panorama europeo, Rudic ha dato il meglio di sé quando ha abbandonato l'attività agonistica per diventare allenatore. Il suo palmares parla molto chiaro: prima di oggi due medaglie d'oro olimpiche e mondiali e due argenti europei con la Jugoslavia, un oro e un bronzo olimpico, un oro mondiale, due ori e un bronzo europeo con l'Italia, un oro e due bronzi mondiali e un oro europeo con la Croazia. Oggi, vincendo la finale olimpica contro la sua ex-squadra, l'Italia guidata dal suo vecchio giocatore e allievo Sandro Campagna, è diventato il primo allenatore ad ottenere un oro con tre nazionali diverse, entrando definitivamente nella leggenda. Oltre trent'anni di carriera a bordo vasca, a motivare e far crescere numerose generazioni di campioni, e ancora tanta voglia di vincere e di stupire il Mondo. Complimenti a Ratko, il vero fenomeno oggi è stato lui.
I medagliati azzurri (sport vari): Non sarebbe giusto scegliere tra loro, meritano tutti una citazione quest'oggi, per le cinque medaglie che hanno portato alla causa azzurra in sport completamente diversi. Decisi i ragazzi della pallavolo, bronzo dopo un match duro con la Bulgaria, vinto soprattutto con la testa e con la grinta, dedicato al defunto Bovolenta. Da applausi la prova di Marco Aurelio Fontana, bronzo nella mountain bike ma condizionato dalla sfortuna, perché ha fatto metà dell'ultimo giro senza sellino, quando ancora era in corso per la vittoria. Bravissime le ragazze della ginnastica ritmica, bronzo per demeriti propri ma soprattutto delle giurie, che comunque si sono riprese la medaglia che a Pechino era stata negata loro. Eroico Roberto Cammarelle nella boxe, sul ring contro un avversario dieci anni più giovane di lui, sfavorito dai giudici in maniera incredibile ma che si prende un argento, terza medaglia in tre Olimpiadi disputate. Favolosi i ragazzi della pallanuoto, tornati davvero il Settebello che conoscevamo, argento contro una Croazia superiori ma tornati grandi a soli tre anni di distanza dall'orribile Mondiale del 2009. Bravi tutti davvero!
I PEGGIORI
Wilson Kipsang Kiprotich (atletica): Da anni si dice degli atleti africani: se alle loro indubbie doti fisiche unissero un po' di intelligenza tattica e di lucidità nei momenti decisivi, sarebbero davvero imbattibili. Oggi il maratoneta del Kenia ha rispecchiato pienamente questa teoria, con una condotta di gara a dir poco suicida e inspiegabile che gli è costata forse la medaglia d'oro. Vincitore nella Maratona di Londra di quest'anno, conosceva bene il circuito e tutti si aspettavano da lui una grande prestazione e la possibilità di competere per il successo con il campione del mondo di specialità, il suo connazionale Kirui. Come da premesse, Kipsang è partito molto forte, inserendosi nel gruppo di testa e azzardando addirittura un attacco in solitaria dopo 10 chilometri. Si è rivelato un errore fatale, perché lentamente è stato ripreso da altri due compagni di fuga, il campione Kirui e l'ugandese, suo omonimo, Stephen Kiprotich, e quando quest'ultimo ha piazzato l'attacco giusto a pochi chilometri dalla fine non ha avuto la forza di reagire. Alla fine per il keniano è arrivato il terzo posto, che vuol dire comunque una medaglia di bronzo olimpica, ma sicuramente meno di quanto avrebbe potuto e dovuto fare.
Il Brasile (pallavolo): Passare dalla festa a base di samba alle lacrime e alla delusione. Quella di oggi è una sconfitta che fa male, malissimo a Bernardinho e ai suoi ragazzi, arrivati a un passo dal risalire sul gradino più alto del podio e ricacciati incredibilmente giù dalla rimonta degli avversari russi. La gara era iniziata benissimo per i brasiliani, con un attacco efficace, l'ispirato palleggiatore Bruno a illuminare la scena, il muro a respingere e sporcare ogni pallone, e il libero Sergio a riprendere anche gli attacchi più impossibili. Due set vinti, anzi dominati, un terzo comunque in controllo che si avviava alla conclusione, la festa pronta ad esplodere. Poi, la svolta: il cambio tattico di Alekno, due palle match annullate dagli avversari, il set lasciato ai russi, e il lento crollo nei parziali successivi, fino alla resa quasi senza combattere. Ci hanno provato tutti, anche gli esperti Giba e Ricardo, a cambiare le cose, ma ormai la luce si era spenta e l'oro è svanito ancora, beffardamente, come a Pechino quattro anni fa.
I giudici (ginnastica ritmica): Non è mai bello imputare le sconfitte o le delusioni solo al giudizio degli arbitri, senza dare responsabilità anche agli atleti "puniti". Abbiamo cercato di non farci prendere dal campanilismo, abbiamo recriminato soprattutto per alcune regole che sembravano assurde e sfortunate, non solo ai danni degli italiani. Oggi però dobbiamo contestare i giudici della ginnastica ritmica, e giustificare chi diceva che almeno l'oro, se non tutto il podio, era già deciso a priori. Le atlete russe, certamente brave e competitive, sono state premiate oltre misura dai giudici per esercizi buoni ma non eccezionali, con punteggi ritenuti assurdi da più persone. Altrettanto premiate sono state le bielorusse, argento con delle prove che sicuramente erano meno difficili e spettacolari di quelli delle azzurre, scivolate al terzo posto per una piccola sbavatura ma anche per dei punteggi decisamente bassi. Meno male che le bulgare ci hanno messo del loro, altrimenti la beffa di Pechino rischiava di ripetersi...Occorre cambiare qualcosa, altrimenti si rischia di far perdere credibilità al movimento della ritmica mondiale.
I giudici 2 (pugilato): Altra nota negativa in quest'ultima giornata delle Olimpiadi, ancora una volta ai danni di un nostro atleta, penalizzato in favore di un avversario che giocava in casa e aveva tutto il tifo per sé. Quello del nostro Roberto Cammarelle doveva essere un oro senza discussioni, si è tramutato in un argento perché i giudici hanno premiato in modo eccessivo il pugile di casa Anthony Joshua, buon boxeur ma che non era minimamente sembrato migliore del nostro campione. Un primo round nettamente a favore di Roberto, più del 6-5 finale, e soprattutto un'ultima ripresa da 8-5 per il britannico a dir poco fantasiosa, per un pareggio che diventa vittoria grazie al parere, ovviamente pro atleta di casa, dei giudici. Una truffa non nuova al pugilato olimpico, protagonista già di decisioni controverse, su tutte la finale olimpica del 1988, che ha cercato di cambiare regole di giudizio proprio per evitare favoritismi. Visto il modo in cui è stato trattato Cammarelle in tutto il torneo e soprattutto in questa finale, occorre fare ancora moltissimo.
Grazie a tutti per averci seguiti in questa rubrica e durante questi Giochi Olimpici, a presto!

sabato 11 agosto 2012

PUNTO OLIMPICO N. 14

Immagine tratta da spettacoli.blogosfere.it
E' cominciato il conto alla rovescia per la conclusione di questa bellissima edizione dei Giochi Olimpici di Londra 2012. Vediamo chi sono stati oggi gli atleti o le squadre che si sono messi il luce nel bene e nel male.
I MIGLIORI
Oussama Mellouli (nuoto): Era già entrato nella storia del suo Paese, la Tunisia, e del nuoto mondiale quando, quattro anni fa, si era preso la medaglia d'oro nei 1500 metri stile libero, primo africano a riuscirci in un'Olimpiade. A Londra aveva già portato a casa una medaglia nella stessa distanza, stavolta di bronzo, ma non era soddisfatto e cercava un'occasione per lasciare nuovamente il segno. L'ha avuta questa mattina, quando ha deciso di cimentarsi nella 10 chilometri di fondo e ha subito fatto vedere che non era lì solo per partecipare: in testa con i migliori nei primi giri, al momento decisivo ha piazzato l'allungo giusto, lasciando tutti sul posto e andandosi a prendere l'oro e la storia. Dopo la macchia della squalifica per doping prima di Pechino, il tunisino è diventato il primo atleta a vincere una medaglia sia in una gara di corsia che in un'altra di nuoto all'aperto in un torneo olimpico, e ovviamente è anche il primo a riuscirci nella stessa edizione dei Giochi. Chapeau per lui.
Clemente Russo (pugilato): Prima dell'inizio di queste Olimpiadi era stato chiaro: alla sua terza partecipazione ai Giochi, dopo aver fatto solo presenza ad Atene e aver preso l'argento a Pechino, il suo obiettivo era l'oro. Dopo un inizio meno facile del previsto, con un match sofferto e vinto in extremis contro il cubato Laruet, oggi Clemente ha affrontato in semifinale dei pesi massimi un avversario più temibile, l'azero Mammadov. Ha sofferto la potenza del suo avversario nei primi due round della sfida, è andato sotto nel punteggio 9 a 6, ma nell'ultima ripresa ha tirato fuori tutta la sua classe, sfruttando la stanchezza del rivale e vincendo il match con pieno merito. Una grande prova di coraggio e di grinta per Tatanka, che adesso aspetta con ansia la finale di domani sera contro l'ucraino Usyk per togliersi la soddisfazione che gli manca, e vince la tanto agognata medaglia d'oro olimpica.
Il Settebello (pallanuoto): Dopo la grande vittoria contro l'Ungheria avevamo già esaltato questa squadra, capace di tornare tra le prime quattro al Mondo in un'Olimpiade dopo 16 anni. Oggi la esaltiamo ancora una volta, perché in una semifinale durissima contro la temibile Serbia ha dato un'altra fantastica prova di forza, imponendosi con autorità per 9-7 e guadagnandosi la finale olimpica, vent'anni dopo l'ultima volta. Una prestazione meravigliosa per il portierone e capitano Tempesti, per Felugo e gli altri azzurri, che hanno scavato il solco nel primo e terzo periodo, gestendo il tentativo di ritorno serbo nel finale e bissando la vittoria della finale mondiale dello scorso anno contro gli stessi avversari. Ora di fronte a loro per la medaglia d'oro ci sarà la Croazia di Ratko Rudic, proprio colui che condusse il Settebello all'oro olimpico di Barcellona 1992: di fronte a lui, il giovane allievo Sandro Campagna ha una gran voglia di dimostrare che ha imparato come si fa a vincere.
Mauro Sarmiento (taekwondo): Visto l'argento conquistato a Pechino quattro anni fa, qualcuno potrebbe pensare che il bronzo di questa sera rappresenti una delusione. Non è mai così quando si tratta di una medaglia olimpica, perché rappresenta comunque un grandissimo premio al lavoro e alla dedizione di quattro anni durissimi. Oggi Mauro è stato un po' sfortunato nella semifinale, quando è stato colpito in maniera decisiva dallo spagnolo Garcia Hemme, rinunciando di fatto alla corsa per l'oro. Non ha perso la sua concentrazione, nella sfida per il bronzo contro l'afghano Bahawi si è imposto nell'ultima ripresa, battendo con un punteggio di 4-0 l'avversario e prendendosi la medaglia, che ha dedicato alla compagna Veronica Calabrese, anche lei campionessa del taekwondo, e alla loro figlia Sofia che nascerà a breve. Un'immagine bellissima, che incorona una famiglia di atleti e l'ennesima prestazione da medaglia dei nostri atleti in questa Olimpiade.
I PEGGIORI
La vela azzurra (vela): Dopo quattro edizioni consecutive dei Giochi Olimpici in cui avevamo portato a casa almeno una medaglia in questa specialità, stavolta ci dobbiamo accontentare di un pugno di mosche. Detto che il movimento azzurro della vela è in evidente calo in questi ultimi anni, ci aspettavamo sinceramente qualcosa di meglio dagli equipaggi azzurri. Salviamo la Sensini, che a 42 anni era alla sua sesta edizione delle Olimpiadi e merita lo stesso rispetto della Idem per la longevità sportiva e le quattro medaglie già conquistate. Non possiamo dire altrettanto degli altri italiani in gara, che hanno pagato alcune regate non disputate al meglio e il vento estremamente debole e instabile delle acque inglesi, che ha reso difficile la competizione per tutti. Oggi le ultime speranze erano nelle coppie Zandonà-Zucchetti tra gli uomini e Conti-Micol tra le donne, tutti per la categoria 470: nella medal race, entrambi gli equipaggi azzurri non hanno sovvertito i pronostici, accontentandosi di un quarto e quinto posto nella classifica finale. Occorre fare qualcosa al più presto per ridare vita al nostro movimento sportivo.
Valerio Cleri (nuoto): Dopo la splendida impresa della Grimaldi di ieri mattina, tutti speravano nel nuotatore azzurro per ottenere uno storico bis e portare a casa la prima medaglia olimpica nel fondo maschile. Le premesse sembravano esserci, visto che Valerio a Pechino si era fermato al quarto posto, a un passo dalla medaglia, il che legittimava alcune speranze di medaglia nonostante la sua vera specialità siano i 25 chilometri. Oggi purtroppo l'azzurro ha mostrato fin dall'inizio di non essere in una condizione brillantissima, ha sofferto il ritmo alto imposto soprattutto dai tedeschi in testa e lentamente è scivolato nella parte bassa del gruppo, concludendo la sua gara con un anonimo diciassettesimo posto. Una prestazione non all'altezza dei suoi risultati recenti, che ha lasciato Valerio estremamente deluso e critico verso chi ha scelto un lago per le gare, perché secondo lui in questo modo si perde un po' il senso del vero nuoto di fondo. Pazienza, avrà altre occasioni per fare meglio.
Andrej Kirilenko (pallacanestro): Da anni è il simbolo della pallacanestro russa in tutto il Mondo, ed è universalmente riconosciuto come uno dei più forti tra i cestisti europei. Alla sua terza Olimpiade, dopo due tornei poco brillanti nel 2000 e nel 2008, era giunto qui a Londra con i suoi compagni per dimostrare a tutti che la squadra sta tornando ai grandi livelli della vecchia U.R.S.S., quando era in grado di competere con gli americani per i titoli olimpici e mondiali. Nella semifinale di oggi, contro i campionissimi spagnoli che già avevano battuto in girone, i russi sono partiti bene nella prima metà di gara, poi però hanno perso ritmo e precisione in attacco, subendo il sorpasso degli iberici e finendo per arrendersi. Chi è mancato è stato proprio Kirilenko, autore di una prova a dir poco impalpabile, conclusa con un deludente 2/12 al tiro dal campo e 5/10 ai liberi, con errori pesanti nel momento decisivo della gara. Dopo la finale di Eurolega persa in maniera incredibile con il suo CSKA, un'altra amara delusione per il centro russo.
L'italvolley (pallavolo): Dopo l'esaltazione per i nostri atleti dopo la grande vittoria nei quarti contro gli Stati Uniti, sembra quasi ingiusto mettere gli azzurri tra i peggiori di questa giornata, soprattutto perché di fronte c'erano i fenomeni del Brasile, che si sono dimostrati di un livello semplicemente inarrivabile per chiunque o quasi. Non vogliamo colpevolizzare i ragazzi di Berruto per errori tecnici o tattici, i verdeoro hanno mostrato un'abilità incredibile nel difendere e rigiocare più palloni possibili, hanno un muro devastante e degli attaccanti micidiali, per cui fare meglio era davvero difficile. Ci hanno un po' deluso l'atteggiamento non troppo convinto degli azzurri in alcuni momenti della gara, soprattutto durante il secondo set, perso con un imbarazzante 25-12 e nonostante i tentativi dell'allenatore di risvegliare i suoi. Mancavano gli occhi della tigre, mancavano la fiducia nei propri mezzi e la tenacia di chi non vuol regalare nulla: senza queste doti, si rischia di partire sempre battuti. Ora c'è la finale per il bronzo con la Bulgaria, per riscattarsi e portare a casa un'altra medaglia importante, anche se non sarà d'oro come a un certo punto avevamo sperato.