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martedì 11 dicembre 2012

IL VECCHIO E IL NUOVO RE DEL GOL

Immagine tratta da dailymail.co.uk
Gerd Muller e Lionel Messi, due calciatori che sono stati più volte ricordati e accostati da domenica sera, e non solo. Il primo deteneva fino a un paio di giorni fa il record di gol realizzati in un singolo anno solare, con 85 centri nell'ormai lontano 1972 tra club e nazionale; il secondo, a distanza di quarant'anni, è riuscito a migliorare questo score invidiabile arrivando a 86 reti, e con la possibilità di migliorarsi ulteriormente. Tanto vicini per questo incredibile exploit realizzati, altrettanto lontani per tantissime altre cose, dal tipo di calcio giocato al ruolo in campo, dalla nazionalità alle caratteristiche tecniche. In molti hanno azzardato confronti alquanto improbabili e fantasiosi, chiedendosi chi dei due abbia compiuto l'impresa più grande e perché. Noi non vogliamo gettarci in paragoni che sembrano fuori dal tempo e impossibili, preferiamo ricordare in breve chi sono i due protagonisti e quelle che sono state le loro imprese sul campo da calcio, al di là dei numeri e dei record.
Gerhard "Gerd" Muller, classe 1945, è bavarese di nascita e di credo calcistico. Esordisce con il Bayern Monaco nella serie B dell'epoca a diciannove anni, in una squadra con poche luci e tante ombre nel passato, ma con alcuni giovani molto interessanti come lui, Beckenbauer, Maier, Roth e Schwartzenbeck. Indossa la maglia del club bavarese per quindici stagioni, realizzando l'incredibile cifra di 398 gol in 453 partite, di cui 365 nella Bundesliga, record tuttora imbattuto e imbattibile (il secondo in classifica, Fisher, è a quota 268) e 69 nelle Coppe Europee, un altro primato che ha detenuto a lungo. E' lui uno degli artefici del periodo d'oro del club di Monaco, che domina in Germania prima e in Europa poi, conquistando quattro Scudetti, quattro Coppe nazionali, tre Coppe dei Campioni consecutive, una Coppa delle Coppe e un'Intercontinentale. Attaccante dal fisico in apparenza minuto, Muller ha un senso del gol incredibile, e le sue medie realizzative lo dimostrano. E' un centravanti vecchia maniera, partecipa pochissimo alla manovra della squadra, non pressa e raramente si sposta dall'area di rigore, ma gli basta un pallone per diventare letale. Pallone d'Oro nel 1970, con la Nazionale di Schon è protagonista del quadriennio d'oro 1970-74, in cui vince l'Europeo del '72 (l'anno del suo record di gol) e i Mondiali del 1974, oltre ad ottenere un terzo posto nel Mondiale del 1970, di cui è capocannoniere con dieci reti, due nella mitica partita persa 4-3 contro l'Italia. Con 68 gol in 62 partite, è il bomber principe della Nazionale tedesca, avvicinato solo di recente da Miroslav Klose, che però ha giocato il doppio delle partite rispetto a lui. Lasciato il Bayern nel 1979, ha giocato un paio di anni negli Stati Uniti, poi dopo il ritiro ha avuto un periodo difficile cadendo nella depressione e nell'alcolismo, da cui l'hanno salvato i vecchi compagni e dirigenti del Bayern; ripresosi, è da vent'anni allenatore delle giovanili della squadra bavarese. E' tuttora riconosciuto come uno degli attaccanti più prolifici e più forti di tutti i tempi.
Lionel Andres "Leo" Messi nasce in Argentina, a Rosario, nel 1987, ma a soli undici anni si trasferisce a Barcellona, in Spagna, per curare una grave disfunzione corporea che limita la sua crescita. Aggregato alle giovanili del club catalano, che gli paga le cure proprio perché intravede in lui grandi qualità, esordisce in prima squadra giovanissimo nel 2004, in un gruppo che vanta grandi campioni come Ronaldinho, Puyol, Cocu e i giovani Xavi e Iniesta, e che si appresta a diventare ancora più forte sotto la guida di Rijkaard. Dapprima riserva, poi titolare nell'attacco blaugrana, fatica un po' ad imporsi per continui problemi fisici, ma con l'arrivo in panchina di Guardiola diventa titolare inamovibile e punto di riferimento insostituibile. Cambia la posizione da esterno e seconda punta ad attaccante centrale, e le sue medie realizzative crescono in maniera incredibile. Ad oggi, ha realizzato 192 gol in 229 partite nella Liga con il Barça, record assoluto, e 56 in 74 partite di Champions League, quarto nella classifica di tutti i tempi. Il suo palmares è invidiabile: cinque Campionati, due Coppe di Spagna, cinque Supercoppe, tre Champions League, due Supercoppe Europee e due Mondiali per Club. Primo argentino della storia a vincere il Pallone d'Oro nel 2009, detiene il trofeo da tre anni consecutivamente, e se dovesse essere confermato ancora (cosa molto probabile), otterrebbe l'ennesimo record, abbandonando la compagnia di campioni come Cruijff, Platini e Van Basten. Erede secondo molti di Diego Armando Maradona, che ricorda moltissimo per le caratteristiche tecniche e per la genialità in campo, Messi ha un controllo di palla incredibile, e sa svariare su tutto il fronte d'attacco, unendo all'abilità sotto porta un'ottima visione di gioco e una perfetta intesa con i compagni di squadra. In Nazionale, a differenza del suo grande maestro, non è riuscito a lasciare il segno, ottenendo come unico successo l'oro olimpico del 2008; tra Mondiali e Coppe America, solo delusioni e sconfitte, con pochi lampi degni di nota. A venticinque anni, però, avrà ancora occasioni per mettersi in mostra e far grande la sua Argentina, così da avvicinare nel cuore dei suoi connazionali il grande e inimitabile Diego.
Alla luce di questo lungo confronto tra i due, chi è il migliore? Come potrete intuire da quanto è stato detto, non è possibile fare un vero paragone tra due calciatori tanto diversi nel ruolo, nella tecnica, della nazionalità, nel modo di giocare, nel periodo e nel tipo di calcio giocato. In comune hanno solo l'altezza, vicina al metro e settanta, e questo incredibile fiuto del gol, che li ha portati a scrivere e migliorare diversi record, e ad entrare definitivamente nella leggenda di questo sport. E se per Muller abbiamo solo filmati d'epoca, visto che ha smesso di giocare da tempo, Messi ha solo venticinque anni, e ha ancora davanti una lunga carriera, che sarà certamente ricca di gol, trofei e grandi giocate. Lasciamo da parte ogni paragone dunque, sediamoci comodamente in poltrona, e godiamoci lo spettacolo offerto da questi grandi campioni, che ci hanno fatto amare e continuano a farci amare il calcio.

domenica 20 maggio 2012

COMMENTO...FINALE!

Immagine tratta da corrieredellosport.it

Se qualcuno, il giorno dopo Napoli-Chelsea, avesse scommesso un euro sui londinesi campioni d'Europa, probabilmente l'avrebbero preso per pazzo. Eppure, il bello del calcio è questo: può succedere di tutto, anche che una squadra allo sbando come il Chelsea riesca a ritrovarsi, grazie ad un nuovo allenatore, e a vincere la competizione più importante, sempre da sfavorito, battendo prima i campioni in carica del Barcellona, e poi i padroni di casa del Bayern Monaco nella finale.
Una storia davvero incredibile, quella del club inglese, che riesce a riscattare l'incredibile sconfitta nella finale di Mosca di 4 anni fa, quando il capitano Terry scivolò sull'ultimo rigore e di fatto consegnò la coppa al Manchester di Ferguson. Stavolta, la lotteria dei tiri dal dischetto ha sancito la vittoria dei Blues, e la rete decisiva l'ha segnata Drogba, vero uomo simbolo di questa rinascita. In panchina nella gestione cervellotica di Villas-Boas, insieme a tanti altri senatori della squadra come Lampard e Cole, con l'arrivo di Di Matteo ha ritrovato il posto da titolare, ripagando la fiducia del tecnico con gol pesanti e spesso decisivi; ha aperto la rimonta contro il Napoli, ha deciso l'andata contro il Barça, e ieri ha pareggiato a una manciata di minuti dalla fine, oltre a segnare l'ultimo rigore, quello decisivo. A Mosca fu espulso durante i supplementari, quattro anni dopo ha rischiato di ripetersi provocando un rigore, ma alla fine si è tolto quella macchia dalla coscienza, consacrandosi come uno dei più grandi attaccanti d'Europa; visto che il suo contratto non è stato ancora rinnovato, chissà se qualche club italiano ci farà un pensierino per il prossimo anno...
Amara, amarissima la sconfitta per il Bayern Monaco, che dopo aver eliminato il Real di Mourinho partiva con tutti i favori, per di più giocando in casa. I tedeschi hanno sognato per 6 minuti, quando il gol di Muller sembrava aver deciso la gara, hanno sperato quando Robben dal dischetto ha avuto la chance di riportarli in vantaggio nei supplementari, e alla fine hanno pianto amaramente sul palo di Schweinsteiger, che li ha condannati alla terza sconfitta in quattro confronti con le inglesi. Dopo il successo nel primo incontro, contro il Leeds nel 1975, solo beffe: nel 1982, contro il non irresistibile Aston Villa, la squadra di Rummenigge e Breitner si trovò di fronte il giovane portiere Spink, subentrato al titolare dopo 10', che parò tutto il possibile, e alla fine fu sconfitto dal gol di Withe; nel 1999, i tedeschi di Matthaus furono campioni dal 6' al 91' contro lo United di Ferguson, poi nel recupero Sheringham e Solsjaer realizzarono l'incredibile uno-due che portò la coppa in Inghilterra. Questa è la terza batosta per i bavaresi, forse la più amara di tutte, perché subita in casa e al termine di una stagione che, nonostante le premesse, non ha portato nemmeno un titolo nella bacheca del Bayern, battuto dal Dortmund sia in campionato che in coppa.
In conclusione, merita certamente un elogio il tecnico vincente, Roberto Di Matteo, ora più che mai un simbolo della storia del Chelsea, sia da giocatore che da allenatore. Da calciatore, aveva lasciato il segno in molte occasioni a Londra, segnando nelle finali di FA Cup del 1997 e del 2000 e in quella di Coppa di Lega nel 1998. Dopo aver allenato Dons e West Bromwich, aveva accettato il ruolo di vice di Villas-Boas al Chelsea, per poi subentrare come "traghettatore" al momento dell'esonero del portoghese; doveva essere un ripiego, si è trasformato nell'uomo giusto, ha ridato fiducia a un gruppo esperto ma poco organizzato, ha vinto la finale di FA Cup contro il Liverpool, e adesso si è consacrato nella finale di Champions, entrando di diritto nella storia del calcio. Il suo gioco non è mai stato spumeggiante, anzi in tanti hanno criticato il suo stile difensivista e rinunciatario contro il Barcellona in semifinale, ma il campo gli ha dato ragione, e in fondo chi vince ha sempre ragione. Una piccola soddisfazione per l'Italia calcistica, visto che il tecnico è nato in Svizzera ma da genitori abruzzesi, di Paglieta, e si è sempre sentito un italiano a tutti gli effetti. La sua conferma era tutt'altro che certa, ma forse Roman Abramovich adesso ci ripenserà, e darà un premio a chi per primo, dopo anni di spese e delusioni, gli ha permesso di arrivare nell'Olimpo dei campioni d'Europa...

sabato 19 maggio 2012

PrOnOsTiCaNdO le finali ...






 Questa settimana nel nostro "PrOnOsTiCaNdO" analizziamo le due finali più importanti e più attese del weekend calcistico, l'ultimo con qualcosa in palio. Poi sarà solo calciomercato, e pare, ancora una volta, calcio-scommesse. Ma non dimentichiamo l'Europeo tra meno di un mese, e Calciopoli nel 2006 portò i nostri ragazzi a una grande, inaspettata impresa...

BAYERN MONACO - CHELSEA
La fortuna di giocare una finale in casa è capitata a poche squadre nella storia della Champions o Coppa dei Campioni, e questa è una di quelle occasioni. Questo è quindi il primo, grande punto a vantaggio dei padroni di casa tedeschi, che partono da favoriti ( 1-0 ).
In fatto di "tituli" poi, il Bayern non ha nulla da invidiare alle grandi d'Europa: assieme ad Ajax e Juventus è l'unica squadra che in Europa ha vinto tutti i trofei internazionali ( 2-0 ).
Robben, Ribery & c. devono assolutamente riscattare la finale persa nettamente due anni fa contro la grande Inter di Mourinho, quando nei 90 minuti furono completamente dominati dai nerazzurri assetati di vittoria ( 3-0 ).
E' pur vero che, se il Bayern 2 anni fa perse nettamente la finale, fu anche merito come dicevamo di un'Inter che voleva vincere a tutti i costi, vista la lunga attesa durata addirittura 45 anni (come ricordò Balotelli ai tempi, con quel numero 45 sulle spalle). Anche in questa finale si ritroverà di fronte una squadra affamata, una delle inglesi tornate da anni nell'olimpo del calcio che conta, ma che non ha ancora in bacheca la Coppa dalle grandi orecchie, il Chelsea plurimilionario di Roman Abramovich ( 3-1 ).
Gli inglesi hanno disputato un'unica finale, contro gli eterni rivali del Manchester United, finale persa ai rigori, con quello decisivo di Terry che ciabattò a lato. Riscatto pronto quindi anche per loro, e visto che gente come Cech, Drogba, Malouda, Cole, Lampard non avrà forse un'altra possibilità di coronare questo sogno, di certo tutti venderanno cara la pelle per assicurarsi un titolo che solo pochi mesi fa, con Villas Boas in panchina, sembrava un miraggio... Di Matteo ha rispolverato la grinta in giocatori che sembravano persi, e non dimentichiamo che sono stati loro a fermare la corazzata di Guardiola in semifinale, quando sembrava già pronto il tris per Messi e compagnia ( 3-2 ).

JUVENTUS - NAPOLI 
Negli ultimi anni spesso abbiamo detto che questo Napoli del trio delle meraviglie qualcosa avrebbe vinto, e addirittura l'anno scorso per una parte di campionato ha lottato per lo scudetto, o meglio così sembrava.
I partenopei ora hanno due possibilità di portare a casa un trofeo (Coppa Italia e Supercoppa) che manca dai tempi di Maradona, e far felice una popolazione intera ( 0-1 ). Le voci di cessioni imminenti di Lavezzi e Cavani di certo non aiutano l'ambiente, ma magari possono avere un effetto positivo: loro, se dovessero davvero partire, vorranno lasciare ancor di più il segno, e daranno tutto in campo proprio per quell'attaccamento che c'è con i tifosi azzurri ( 0-2 ).
Di certo il Napoli ha uno scoglio duro, difficile, addirittura quasi impossibile da affrontare. Si ritrova di fronte infatti chi, terza stella o no, l'anno prossimo avrà sul petto il tricolore dei Campioni d'Italia, imbattuti in questa stagione, e vittoriosi in campionato nell'ultimo, recente scontro a Torino. ( 1-2 ).
La Juventus sarà stanca rispetto al solito visto anche il tormentone Del Piero, le feste continue, e un pò disturbata dalle voci di un presunto coinvolgimento nel nuovo scandalo scommesse (ai tempi del Siena) che nelle ultime ore ha toccato l'allenatore Antonio Conte, simbolo di questa rinascita bianconera. I Campioni d'Italia vorranno assolutamente conquistare un secondo titolo, che sarebbe anche questo inaspettato, e aprirebbe altri dibattiti ancora più belli per un'eventuale quarta stella, visto che questa sarebbe la decima Coppa Italia conquistata nella storia bianconera. ( 2-2 ).


Se volete dilettarvi nei primi marcatori :
Schweinsteiger, Robben o Mario Gomez per i tedeschi.
Drogba, Lampard, e attenzione a David Luiz sugli angoli per il Chelsea.

Pepe, Del Piero e il solito Marchisio fra i bianconeri.
Dzemaili, Pandev se parte titolare, e naturalmente Cavani  fra i partenopei.







giovedì 26 aprile 2012

Incubo Spagnolo

Immagine tratta da sport.sky.it
Barcellona - Chelsea 2-2. Real Madrid - Bayern Monaco 3-4 d.c.r. La due giorni di semifinali di Champions League, edizione 2011-2012, ci regala la finale inattesa. Il 19 Maggio all’Allianz  Arena di Monaco di Baviera si sfideranno la squadra di casa, il Bayern Monaco e il Chelsea del traghettatore italiano Roberto Di Matteo. Un pizzico di Italia sarà presente. Non ci saranno invece, il Barcellona dei marziani di Guardiola e il Real Madrid di Josè Mourinho. I primi, causa muro inglese, i secondi causa tre errori dagli 11 metri. La finale stellare, quella che avrebbe incollato davanti allo schermo più di un miliardo di persone sparse per il globo, quella sognata da tutti fin dai primi sorteggi di Agosto, resterà tale. Un sogno. O un incubo, visto dalla penisola iberica. Il dramma iniziato solo 24 ore prima sul prato del Camp Nou, si ripete al Bernabeu di Madrid e dopo 120 minuti si completa ai calci di rigore. L’errore di Cristiano Ronaldo sembra propiziato da una macumba tutta argentina, poi Kakà e infine Sergio Ramos completano l’opera  e consegnano la finale ai tedeschi. A niente sono valse le belle parate di Casillas su Kross e Lahm che avevano illuso le merengues. Mourinho non riesce a riportare il Real Madrid in finale da dove manca ormai da 10 anni; Guardiola non riesce a rivincere la coppa e sigillare con un altro trofeo il domino blaugrana. La Spagna si accontenterà dell’Europa League ma l’incubo di queste semifinali lascerà il segno. La meritavano loro ma il Real ripiegherà sul campionato mentre il Barcellona si giocherà la coppa nazionale contro l’Athletic Bilbao. Il calcio è strano, imprevedibile quindi bello anche per questo. Oggi piangono potere economico e competenza organizzativa unita a tecnica individuale sopraffina, mentre sorridono l'efficienza tedesca e, qualcuno storcerà il naso, il vecchio catenaccio all'italiana emigrato all'estero.Solo i tifosi tedeschi e inglesi speravano in una finale di questo genere e fino al 19 Maggio non penseranno ad altro. Poi qualcuno resterà deluso, ma per 3 settimane sarà un continuo sognare. Un sogno dalle grandi orecchie. Quello che dalle parti di Barcellona e di Madrid è diventato un incubo.