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mercoledì 13 agosto 2014

LA RIVOLUZIONE SILENZIOSA DI CARLETTO

Immagine tratta da ajetun.com e modificata su befunky.com
Una Coppa Italia, uno Scudetto, una Supercoppa Italiana, una Community Shield, una Premier League, una FA Cup, una Ligue 1, una Coppa del Re, una Coppa Intertoto, tre Champions League, tre Supercoppe Europee, un Mondiale per Club.
E' un infinito elenco quello delle vittorie da allenatore di Carletto Ancelotti, che a suon di successi è entrato con autorevolezza nella schiera dei migliori allenatori della storia del calcio.
Ha vinto in Italia, in Inghilterra, in Francia e in Spagna, ha alzato per ben tre volte la Coppa dei Campioni, unico tri-campione assieme a Bob Paisley, storico mister del Liverpool di fine anni '70.
Non è reclamizzato come Mourinho, non è considerato un guru come Guardiola o un santone come VanGaal, ma Ancelotti sarà un mito e un modello per le generazioni a venire. E' il nostro prodotto calcistico d'esportazione per eccellenza.
Un uomo paziente, molto intelligente e che fa dell'ottimo rapporto con i propri calciatori la solida base del suo lavoro.
Un uomo che ha saputo crescere professionalmente in maniera esponenziale.
L'Ancelotti che esordiva sulle panchine di Reggiana e Parma era profondamente diverso dall'attuale: un integralista sacchiano del 4-4-2, pronto a sacrificare un talento come Gianfranco Zola sull'altare della sacra tattica. Prima il modulo, poi i giocatori.
Con l'approdo sulla panchina della Juventus, Carletto compie il passo inverso. Di fronte all'immenso talento di Zidane, decide di cucire la squadra addosso al numero 21 francese, passando al 3-4-1-2.
E così poi al Milan, con il 4-3-1-2 e il celebre 4-3-2-1, al servizio di Kakà e Seedorf nell'"albero di Natale".
Negli anni, maturando esperienza, si è particolarmente distinto per riuscire a schierare contemporaneamente tutti i giocatori di talento presenti in squadra, tenendo saldo l'equilibrio tattico. Anche nel Chelsea, partito con il 4-3-2-1, per sfruttare al meglio Lampard, decise di spostare largo il trequartista (nel modulo base) Malouda, permettendo così gli inserimenti centrali di Frank. A Parigi invece schierò, ad esempio, un 4-4-2.
E ora al Real si permette un 4-2-3-1 come quello di ieri sera che ha passeggiato comodamente sul Siviglia, schierando contemporaneamente Modric, Kroos, Ronaldo, Rodriguez, Bale e Benzema. Senza perdere equilibrio.
E' un allenatore con una marcia in più. Ora costruisce il modulo sui giocatori che ha a disposizione, e con l'esperienza è diventato infallibile e vincente. Alla faccia del perdente di successo, etichetta che gli venne affibbiata dopo due secondi posti alla Juventus.
Ha saputo cambiare e cambia continuamente, senza proclami e senza troppa pubblicità. In un angolo della foto ricordo dei vincitori, c'è sempre Ancelotti. Mai al centro della scena. E' la rivoluzione silenziosa di Carletto.

giovedì 16 maggio 2013

MALOCCHIO E CONCRETEZZA: LA FINALE DI EUROPA LEAGUE 2013

Immagine tratta da skysports.com
Per i poveri supporter del Benfica, si potrebbe dire che tutto ha avuto inizio una sera del 1962, subito dopo aver vinto per la seconda volta consecutiva la Coppa dei Campioni. L'allenatore dei lusitani, l'ungherese di origini ebree Bela Guttmann, nonostante il successo non ottiene il sospirato aumento di stipendio, anzi viene licenziato dal presidente, e a quel punto scaglia la sua maledizione: "Passeranno cento anni prima che il Benfica possa vincere un'altra coppa europea".
I cento anni non sono ancora trascorsi, con questo siamo a cinquantadue, ma l'ormai defunto allenatore ungherese deve aver avuto davvero qualche potere magico: da quella sua frase in poi, le aquile portoghesi hanno perso sette finali europee su sette, di cui cinque in Coppa dei Campioni, una in Coppa UEFA e infine quella di ieri di Europa League. Quando, al minuto 93, Ivanovic ha disegnato di testa la parabola beffarda che ha superato il portiere Artur ed ha deciso la partita, in molti tra i tifosi lusitani devono aver rivolto gli occhi al cielo, chiedendo a Guttmann il perché di tanta crudeltà nei loro confronti. La loro disperazione è quella di chi sa di aver giocato un'ottima partita, soprattutto nel primo tempo, mettendo spesso in difficoltà i rivali del Chelsea, e alla fine si ritrova a stringere un pugno di mosche. La squadra di Jesus ha vissuto un vero e proprio incubo sportivo, soprattutto se si pensa che nel giro di pochi giorni ha perso anche il Campionato e la Coppa Nazionale, e sempre subendo gol nei minuti di recupero delle partite. E dire che il Benfica aveva disputato un'ottima partita, concreto e ordinato nel primo tempo, con il pallino del gioco sempre in mano e una pressione costante sulla difesa inglese; a fare la differenza è stato il cronico difetto delle squadre portoghesi, che sanno costruire una mole incredibile di gioco ma difettano nel concretizzarlo, e proprio di questo ha approfittato il Chelsea. Cardozo è stato il più pericoloso dei suoi, oltre a marcare su rigore il gol del meritato pareggio, Gaitan e Rodrigo sono giocatori di indubbio talento ma non hanno inciso come al solito, in difesa Luizao e Garay si sono dimostrati lenti e impacciati nel vantaggio del Chelsea, facendosi trovare impreparati addirittura su un rinvio di mano del portiere avversario. Insomma, tanti applausi e grande consenso per la formazione di Jesus, ma alla fine la coppa è andata agli avversari, e ai portoghesi sono rimaste solo le lacrime.
Altre lacrime, ma di gioia, le hanno versate proprio i giocatori del Chelsea, che in appena due anni si aggregano al ristretto gruppo di club (Juventus, Ajax, Barcellona e Bayern Monaco) capaci di vincere tutte e tre le grandi competizioni europee, Coppa dei Campioni o Champions, Coppa UEFA o Europa League e la defunta Coppa delle Coppe. Dopo una stagione difficile, con le pesanti sconfitte in Supercoppa Europa e Mondiale per Club, l'eliminazione dalla Champions League al primo turno e il successivo esonero di Di Matteo, la squadra londinese riesce comunque a concludere l'anno in bellezza, aggiungendo un altro prestigioso trofeo alla sua bacheca e ottenendo il terzo posto che gli permetterà di accedere direttamente alla fase a gironi della prossima Champions. E' soprattutto la rivincita di uno degli allenatori più odiati e indesiderati a Stamford Bridge: Rafa Benitez. Il tecnico spagnolo, tornato su una panchina di prestigio due anni dopo l'ultima esperienza poco fortunata con l'Inter, si è dimostrato più forte di tutte le critiche e le contestazioni che ha subito dal suo arrivo a Londra, lui così detestato in quanto ex del Liverpool e più volte vincitore da avversario contro i Blues nelle competizioni europee. Intendiamoci, il gioco delle sue squadre non ha mai incantato per bellezza e raffinatezza, ma si è rivelato ancora una volta pratico ed efficace, quanto meno nelle competizioni europee, visto che ha portato a casa l'ennesimo trofeo dopo la Coppa UEFA del 2004 con il Valencia e l'incredibile Champions del 2005 con il Liverpool. Il Chelsea ha subito per lunghi tratti di partita la tecnica e la grinta degli avversari, ha fatto appello alla sua proverbiale difesa, supplendo alle assenze di Terry e Hazard, ed è stato spietato nel colpire gli avversari alla prima occasione utile, cogliendo ancora una volta la vittoria all'ultimo respiro, come era già accaduto molte volte l'anno passato. Se in attacco Mata e soprattutto Oscar hanno deluso, Torres è riapparso a sprazzi l'attaccante che tutta Europa voleva fino a qualche anno fa, oltre a marcare il gol che ha sbloccato l'incontro. In mezzo Lampard non si è visto moltissimo, ma ha comunque lasciato il segno con due squilli improvvisi, che solo Artur e la traversa non hanno trasformato in gol. In difesa l'unico sotto la sufficienza è stato Azpilicueta, sempre in difficoltà contro gli avversari e autore del fallo di mano che ha causato il rigore del pareggio, mentre la coppia Cahill-Ivanovic ha dimostrato sicurezza e concentrazione, controllando bene gli attacchi avversari.
Ora a Stamford Bridge si preparano a festeggiare il ritorno dello Special One, Josè Mourinho, in rotta ormai con il Real Madrid e desideroso di far ritorno in Inghilterra, ma intanto Benitez si è preso la sua rivincita contro tutto e tutti. Anche lui, come Guttmann, potrebbe andare dal suo presidente e chiedere il giusto riconoscimento per i risultati raggiunti; e chissà se, visto il suo probabile licenziamento dal Chelsea, anche lui deciderà di lanciare la sua maledizione contro gli inglesi, proprio come Bela Guttmann con il Benfica oltre 50 anni fa.

venerdì 23 novembre 2012

PAGELLE EUROPEE: QUARTA GIORNATA

Immagine tratta da corrieredellosport.it
Siamo arrivati al penultimo turno di questa fase a gironi, e sono stati emessi quasi tutti i verdetti per le squadre italiane. Vediamo quali sono i nostri giudizi per le partite di questa settimana.
PROMOSSI
Juventus: Era la prova d'appello per la squadra di Conte e Alessio, l'occasione per dimostrare se la squadra era davvero pronta per l'Europa oppure no. Di fronte, i campioni d'Europa in carica del Chelsea di Di Matteo, quello che in teoria doveva essere l'avversario più ostico del girone. Finisce con un 3-0 secco dei bianconeri, al termine di una gara abbastanza equilibrata nel primo tempo, ma quasi a senso unico nella ripresa. Ancora a segno Vidal e Quagliarella, i più prolifici della squadra, Asamoah continua a far bene sulla sinistra, Giovinco fa spesso male da subentrante, dietro Chiellini e Buffon sono una sicurezza. Manca un punto alla qualificazione, da conquistare sul campo dello Shakhtar, anche se una vittoria significherebbe primo posto nel girone. Guai ad abbassare la guardia, in Europa nessuno regala niente. Voto 8.
Milan: Per una squadra che è quasi qualificata, un'altra che il biglietto per gli ottavi l'ha già staccato. La squadra di Allegri soffre non poco sul campo dell'Anderlecht, rischia in alcune occasioni nel primo tempo, ma poi cambia marcia e si prende vittoria e passaggio del turno. Decisivo ancora El Shaarawy, che sblocca la gara e poi la chiude con l'assist per Pato, in mezzo la prodezza di Mexes, che imita l'ex compagno di squadra Ibra con una splendida rovesciata. Va rivista ancora la fase difensiva, perché alcuni errori sono decisamente evitabili e contro squadre di livello più alto potrebbero rivelarsi decisivi. Buona in generale la prova del Milan, che forse con questo 4-3-3 ha trovato lo schema giusto per far rendere al meglio i giocatori. Unica nota stonata le dichiarazioni di Pato a fine gara, completamente fuori luogo e stridenti con il buon momento del gruppo: vedremo come reagirà la società. Voto 7.
Napoli: In due partite, la squadra di Mazzarri ha rimesso le cose a posto e si è portata a casa la qualificazione al prossimo turno di Europa League. Contro l'AIK Solna è stata una gara più difficile rispetto a quella di andata, ma alla fine è arrivato il successo, ancora una volta grazie allo strepitoso Cavani, che quando è in campo sa fare sempre la differenza. Bene anche Dzemaili, che da sostanza a un centrocampo un po' troppo leggero, con le riserve che ancora una volta non sfruttano l'occasione concessa dal tecnico, su tutti non convince Donadel. Discreta la difesa, a parte Aronica che gioca un'altra brutta partita con tanto di espulsione finale, in attacco un po' meglio Vargas, ma può fare decisamente di più. Il grosso comunque è fatto, adesso si potrà continuare a pensare al campionato fino a febbraio. Voto 6,5.
RIMANDATI
Lazio: Quella dell'Olimpico era un match di cartello, contro il temibile Tottenham di Villas Boas e davanti a un vecchio idolo delle due squadre come Gascoigne. Alla fine non sono arrivati gol, ma la squadra di Petkovic ha giocato comunque una buona partita, meritando soprattutto nel secondo tempo qualcosa di più. Bene la difesa, su tutti Biava e Radu che danno sicurezza e qualità, a centrocampo Ledesma fa ancora la differenza, mentre Hernanes sembra affaticato e forse meriterebbe un po' di riposo. Nota stonata dall'attacco, con Kozak che non sfrutta le occasioni avute e alla fine esce tra i fischi: forse era meglio schierare Floccari tra i titolari. Comunque la qualificazione è arrivata, e questo è ciò che più conta. Grave neo dell'occasione l'agguato contro i tifosi inglesi e i cori razzisti dalla curva della Lazio, cose che con il calcio non c'entrano davvero nulla. Voto 6.
BOCCIATI
Inter: Non si può parlare di una vera e propria bocciatura per la squadra di Stramaccioni, che contro il Rubin Kazan schiera una squadra piena di giovani e riserve vista la qualificazione già ottenuta. Tra gli esordienti promosso Benassi, che ha buona personalità e gioca tutto la gara, soffre di più l'emozione Romanò, che infatti resta in campo solo un tempo, ma questi ragazzi rappresentano un ottimo futuro per il club. Deludono di più alcune riserve di lusso, ancora una volta non convince Jonathan sulla destra, e con lui Silvestre al centro della difesa, anche l'altro esterno Pereira non sfrutta l'occasione da titolare. Il 3-0 finale è comunque immeritato per una squadra che ha lottato e ha sfiorato anche il pari in alcune occasioni. A febbraio, con la qualificazione nuovamente in palio, si vedrà di certo la vera Inter. Voto 5,5.
Udinese: La vera notizia negativa viene dall'altra squadra impegnata in Russia, quella di Guidolin. Cercare la qualificazione sul campo dell'Anzhi di Eto'o era un'impresa ardua e quasi disperata, e infatti il miracolo non è arrivato. Primo tempo discreto, poi l'uno-due terrificante a metà ripresa che ha indirizzato la sfida e ha cancellato ogni speranza per i friulani. Il migliore in campo è stato il portiere Brkic, che tiene in piedi la squadra finché può, tra i suoi compagni si salvano davvero in pochi. Continua il brutto momento di Danilo in difesa, non incidono sugli esterni i vari Pereyra, Faraoni e Armero, davanti Fabbrini non sfrutta a dovere la sua occasione da titolare. Addio qualificazione dunque, ma quest'eliminazione ha radici più lontane: gli 0 punti su 6 contro lo Young Boys, per quanto gli svizzeri si siano dimostrati più bravi del previsto. Voto 4,5.

domenica 20 maggio 2012

COMMENTO...FINALE!

Immagine tratta da corrieredellosport.it

Se qualcuno, il giorno dopo Napoli-Chelsea, avesse scommesso un euro sui londinesi campioni d'Europa, probabilmente l'avrebbero preso per pazzo. Eppure, il bello del calcio è questo: può succedere di tutto, anche che una squadra allo sbando come il Chelsea riesca a ritrovarsi, grazie ad un nuovo allenatore, e a vincere la competizione più importante, sempre da sfavorito, battendo prima i campioni in carica del Barcellona, e poi i padroni di casa del Bayern Monaco nella finale.
Una storia davvero incredibile, quella del club inglese, che riesce a riscattare l'incredibile sconfitta nella finale di Mosca di 4 anni fa, quando il capitano Terry scivolò sull'ultimo rigore e di fatto consegnò la coppa al Manchester di Ferguson. Stavolta, la lotteria dei tiri dal dischetto ha sancito la vittoria dei Blues, e la rete decisiva l'ha segnata Drogba, vero uomo simbolo di questa rinascita. In panchina nella gestione cervellotica di Villas-Boas, insieme a tanti altri senatori della squadra come Lampard e Cole, con l'arrivo di Di Matteo ha ritrovato il posto da titolare, ripagando la fiducia del tecnico con gol pesanti e spesso decisivi; ha aperto la rimonta contro il Napoli, ha deciso l'andata contro il Barça, e ieri ha pareggiato a una manciata di minuti dalla fine, oltre a segnare l'ultimo rigore, quello decisivo. A Mosca fu espulso durante i supplementari, quattro anni dopo ha rischiato di ripetersi provocando un rigore, ma alla fine si è tolto quella macchia dalla coscienza, consacrandosi come uno dei più grandi attaccanti d'Europa; visto che il suo contratto non è stato ancora rinnovato, chissà se qualche club italiano ci farà un pensierino per il prossimo anno...
Amara, amarissima la sconfitta per il Bayern Monaco, che dopo aver eliminato il Real di Mourinho partiva con tutti i favori, per di più giocando in casa. I tedeschi hanno sognato per 6 minuti, quando il gol di Muller sembrava aver deciso la gara, hanno sperato quando Robben dal dischetto ha avuto la chance di riportarli in vantaggio nei supplementari, e alla fine hanno pianto amaramente sul palo di Schweinsteiger, che li ha condannati alla terza sconfitta in quattro confronti con le inglesi. Dopo il successo nel primo incontro, contro il Leeds nel 1975, solo beffe: nel 1982, contro il non irresistibile Aston Villa, la squadra di Rummenigge e Breitner si trovò di fronte il giovane portiere Spink, subentrato al titolare dopo 10', che parò tutto il possibile, e alla fine fu sconfitto dal gol di Withe; nel 1999, i tedeschi di Matthaus furono campioni dal 6' al 91' contro lo United di Ferguson, poi nel recupero Sheringham e Solsjaer realizzarono l'incredibile uno-due che portò la coppa in Inghilterra. Questa è la terza batosta per i bavaresi, forse la più amara di tutte, perché subita in casa e al termine di una stagione che, nonostante le premesse, non ha portato nemmeno un titolo nella bacheca del Bayern, battuto dal Dortmund sia in campionato che in coppa.
In conclusione, merita certamente un elogio il tecnico vincente, Roberto Di Matteo, ora più che mai un simbolo della storia del Chelsea, sia da giocatore che da allenatore. Da calciatore, aveva lasciato il segno in molte occasioni a Londra, segnando nelle finali di FA Cup del 1997 e del 2000 e in quella di Coppa di Lega nel 1998. Dopo aver allenato Dons e West Bromwich, aveva accettato il ruolo di vice di Villas-Boas al Chelsea, per poi subentrare come "traghettatore" al momento dell'esonero del portoghese; doveva essere un ripiego, si è trasformato nell'uomo giusto, ha ridato fiducia a un gruppo esperto ma poco organizzato, ha vinto la finale di FA Cup contro il Liverpool, e adesso si è consacrato nella finale di Champions, entrando di diritto nella storia del calcio. Il suo gioco non è mai stato spumeggiante, anzi in tanti hanno criticato il suo stile difensivista e rinunciatario contro il Barcellona in semifinale, ma il campo gli ha dato ragione, e in fondo chi vince ha sempre ragione. Una piccola soddisfazione per l'Italia calcistica, visto che il tecnico è nato in Svizzera ma da genitori abruzzesi, di Paglieta, e si è sempre sentito un italiano a tutti gli effetti. La sua conferma era tutt'altro che certa, ma forse Roman Abramovich adesso ci ripenserà, e darà un premio a chi per primo, dopo anni di spese e delusioni, gli ha permesso di arrivare nell'Olimpo dei campioni d'Europa...

sabato 19 maggio 2012

PrOnOsTiCaNdO le finali ...






 Questa settimana nel nostro "PrOnOsTiCaNdO" analizziamo le due finali più importanti e più attese del weekend calcistico, l'ultimo con qualcosa in palio. Poi sarà solo calciomercato, e pare, ancora una volta, calcio-scommesse. Ma non dimentichiamo l'Europeo tra meno di un mese, e Calciopoli nel 2006 portò i nostri ragazzi a una grande, inaspettata impresa...

BAYERN MONACO - CHELSEA
La fortuna di giocare una finale in casa è capitata a poche squadre nella storia della Champions o Coppa dei Campioni, e questa è una di quelle occasioni. Questo è quindi il primo, grande punto a vantaggio dei padroni di casa tedeschi, che partono da favoriti ( 1-0 ).
In fatto di "tituli" poi, il Bayern non ha nulla da invidiare alle grandi d'Europa: assieme ad Ajax e Juventus è l'unica squadra che in Europa ha vinto tutti i trofei internazionali ( 2-0 ).
Robben, Ribery & c. devono assolutamente riscattare la finale persa nettamente due anni fa contro la grande Inter di Mourinho, quando nei 90 minuti furono completamente dominati dai nerazzurri assetati di vittoria ( 3-0 ).
E' pur vero che, se il Bayern 2 anni fa perse nettamente la finale, fu anche merito come dicevamo di un'Inter che voleva vincere a tutti i costi, vista la lunga attesa durata addirittura 45 anni (come ricordò Balotelli ai tempi, con quel numero 45 sulle spalle). Anche in questa finale si ritroverà di fronte una squadra affamata, una delle inglesi tornate da anni nell'olimpo del calcio che conta, ma che non ha ancora in bacheca la Coppa dalle grandi orecchie, il Chelsea plurimilionario di Roman Abramovich ( 3-1 ).
Gli inglesi hanno disputato un'unica finale, contro gli eterni rivali del Manchester United, finale persa ai rigori, con quello decisivo di Terry che ciabattò a lato. Riscatto pronto quindi anche per loro, e visto che gente come Cech, Drogba, Malouda, Cole, Lampard non avrà forse un'altra possibilità di coronare questo sogno, di certo tutti venderanno cara la pelle per assicurarsi un titolo che solo pochi mesi fa, con Villas Boas in panchina, sembrava un miraggio... Di Matteo ha rispolverato la grinta in giocatori che sembravano persi, e non dimentichiamo che sono stati loro a fermare la corazzata di Guardiola in semifinale, quando sembrava già pronto il tris per Messi e compagnia ( 3-2 ).

JUVENTUS - NAPOLI 
Negli ultimi anni spesso abbiamo detto che questo Napoli del trio delle meraviglie qualcosa avrebbe vinto, e addirittura l'anno scorso per una parte di campionato ha lottato per lo scudetto, o meglio così sembrava.
I partenopei ora hanno due possibilità di portare a casa un trofeo (Coppa Italia e Supercoppa) che manca dai tempi di Maradona, e far felice una popolazione intera ( 0-1 ). Le voci di cessioni imminenti di Lavezzi e Cavani di certo non aiutano l'ambiente, ma magari possono avere un effetto positivo: loro, se dovessero davvero partire, vorranno lasciare ancor di più il segno, e daranno tutto in campo proprio per quell'attaccamento che c'è con i tifosi azzurri ( 0-2 ).
Di certo il Napoli ha uno scoglio duro, difficile, addirittura quasi impossibile da affrontare. Si ritrova di fronte infatti chi, terza stella o no, l'anno prossimo avrà sul petto il tricolore dei Campioni d'Italia, imbattuti in questa stagione, e vittoriosi in campionato nell'ultimo, recente scontro a Torino. ( 1-2 ).
La Juventus sarà stanca rispetto al solito visto anche il tormentone Del Piero, le feste continue, e un pò disturbata dalle voci di un presunto coinvolgimento nel nuovo scandalo scommesse (ai tempi del Siena) che nelle ultime ore ha toccato l'allenatore Antonio Conte, simbolo di questa rinascita bianconera. I Campioni d'Italia vorranno assolutamente conquistare un secondo titolo, che sarebbe anche questo inaspettato, e aprirebbe altri dibattiti ancora più belli per un'eventuale quarta stella, visto che questa sarebbe la decima Coppa Italia conquistata nella storia bianconera. ( 2-2 ).


Se volete dilettarvi nei primi marcatori :
Schweinsteiger, Robben o Mario Gomez per i tedeschi.
Drogba, Lampard, e attenzione a David Luiz sugli angoli per il Chelsea.

Pepe, Del Piero e il solito Marchisio fra i bianconeri.
Dzemaili, Pandev se parte titolare, e naturalmente Cavani  fra i partenopei.







sabato 5 maggio 2012

IO STO CLAMOROSAMENTE CON LUIS ENRIQUE

Immagine tratta da lastampa.it e modificata su cartoonize.net
La Roma con il pareggio interno con il Catania, porta a cinque partite l' astinenza dalla vittoria e vede sfumare matematicamente la qualificazione alla prossima Champions League.
Anche l' Europa League si allontana.
Ma la Roma è divertente! Me ne sono accorto oggi, e me ne sono accorto contro il Napoli, ovunque giochino i giallorossi, la partita è gradevole.
A tratti è la squadra più divertente, assieme alla Juve, al Catania e poche altre.
Vuoi per le amnesie difensive gigantesche, vuoi per il gioco offensivo altissimo che propone Luis Enrique. Il problema si racchiude in un dato: 52 reti subite in 37 partite.
Se la Roma investisse 15-20 milioni in due difensori centrali buoni, ottimi nelle chiusure e negli anticipi e soprattutto veloci, la squadra diventerebbe di primo livello.
I giocatori sono con il mister, i giovani e la vecchia guardia. Il tecnico di Gijon ha dimostrato di non guardare in faccia nessuno, di essere coraggioso nel lanciare giovani della Primavera nel momento del bisogno, e di lasciar fuori squadra chi sgarrava, sia nei battibecchi interni e sia nell' infrazione delle regole del gruppo.
Il personaggio Luis Enrique inoltre, non dice cose mai banali, è franco e realista, a livello comunicativo è il più interessante di quelli presenti in Serie A, probabilmente uno dei migliori comunicatori del post-Mourinho. 
Siamo sicuri che i nomi che si fanno per la sostituzione, Villas-Boas, che comunque dovrà imparare a conoscere il calcio italiano, o Montella, già allontanato alla fine della stagione passata, o Zeman, siano meglio di Luis Enrique?
Cos' ha Lucho in meno di Zeman stesso? 
Le sue partite sono sempre divertenti, e la difesa incassa e subisce tantissimo, ma anche il boemo, con questa difesa cosa avrebbe fatto? Con quel Kjaer, con Juan e Burdisso sempre rotti, il 90% degli allenatori avrebbero avuto simili difficoltà. E la batteria di terzini Taddei, Rosi, Josè Angel, Cicinho e Cassetti? Chi avrebbe fatto meglio?
La perdita di Luis Enrique, o anche le sue dimissioni a fine anno, sarebbero una sconfitta, un lavoro lasciato a metà.
Sarebbe facile salire sul carro da vincitori con i risultati di rilievo in mano.
Proviamo in Italia, una volta tanto, a portare a termine un progetto.
Note speciali del sabato:
-Di Matteo vince la FA Cup con il suo Chelsea contro il Liverpool, che risultato spettacolare per il mister che ha raccolto i cocci del pompatissimo Villas-Boas!
-Messi-Espanyol 4-0. 72 reti stagionali, 50 nella Liga. Record su record, serve dire altro? Si, ricordare che è il più forte di sempre. Senza storie.
-Il Lecce perde con la Fiorentina e al 90% scenderà in B, ha messo grinta e coraggio, ma la rimonta si è sciolta sul più bello, da qualche partita faticava a tirare in porta. Un plauso ai tifosi di Lecce, Novara e Cesena, che non hanno contestato, ma applaudito i giocatori.
Chapeau per tutti.

giovedì 26 aprile 2012

Incubo Spagnolo

Immagine tratta da sport.sky.it
Barcellona - Chelsea 2-2. Real Madrid - Bayern Monaco 3-4 d.c.r. La due giorni di semifinali di Champions League, edizione 2011-2012, ci regala la finale inattesa. Il 19 Maggio all’Allianz  Arena di Monaco di Baviera si sfideranno la squadra di casa, il Bayern Monaco e il Chelsea del traghettatore italiano Roberto Di Matteo. Un pizzico di Italia sarà presente. Non ci saranno invece, il Barcellona dei marziani di Guardiola e il Real Madrid di Josè Mourinho. I primi, causa muro inglese, i secondi causa tre errori dagli 11 metri. La finale stellare, quella che avrebbe incollato davanti allo schermo più di un miliardo di persone sparse per il globo, quella sognata da tutti fin dai primi sorteggi di Agosto, resterà tale. Un sogno. O un incubo, visto dalla penisola iberica. Il dramma iniziato solo 24 ore prima sul prato del Camp Nou, si ripete al Bernabeu di Madrid e dopo 120 minuti si completa ai calci di rigore. L’errore di Cristiano Ronaldo sembra propiziato da una macumba tutta argentina, poi Kakà e infine Sergio Ramos completano l’opera  e consegnano la finale ai tedeschi. A niente sono valse le belle parate di Casillas su Kross e Lahm che avevano illuso le merengues. Mourinho non riesce a riportare il Real Madrid in finale da dove manca ormai da 10 anni; Guardiola non riesce a rivincere la coppa e sigillare con un altro trofeo il domino blaugrana. La Spagna si accontenterà dell’Europa League ma l’incubo di queste semifinali lascerà il segno. La meritavano loro ma il Real ripiegherà sul campionato mentre il Barcellona si giocherà la coppa nazionale contro l’Athletic Bilbao. Il calcio è strano, imprevedibile quindi bello anche per questo. Oggi piangono potere economico e competenza organizzativa unita a tecnica individuale sopraffina, mentre sorridono l'efficienza tedesca e, qualcuno storcerà il naso, il vecchio catenaccio all'italiana emigrato all'estero.Solo i tifosi tedeschi e inglesi speravano in una finale di questo genere e fino al 19 Maggio non penseranno ad altro. Poi qualcuno resterà deluso, ma per 3 settimane sarà un continuo sognare. Un sogno dalle grandi orecchie. Quello che dalle parti di Barcellona e di Madrid è diventato un incubo.

domenica 22 aprile 2012

LA PRIMA DI JOSE AL NOU CAMP


Tutti lo davano per battuto, i suoi detrattori erano pronti a scagliarsi nuovamente contro di lui e a criticarlo aspramente. Sono rimasti delusi, a differenza dei suoi estimatori, anche italiani, che ieri sera hanno esultato e gioito insieme a lui. José Mourinho ce l'ha fatta, ha spezzato quella sorta di maledizione che finora gli aveva impedito di violare il Camp Nou di Barcellona con le sue squadre. L'ha fatto a modo suo, con un Real Madrid che sempre più somiglia al suo allenatore e al suo credo calcistico, con una squadra non più remissiva come successo tante, troppe volte in passato, ma finalmente decisa a giocarsela alla pari contro i favoriti campioni blaugrana; alla fine, la classe e la maggiore verve di Cristiano Ronaldo e soci hanno prevalso sul tiki-taka di Messi e compagni, e il 2-1 finale ha sancito la nuova fuga madrilena verso il titolo di campione, e stavolta l'allungo sembra davvero quello decisivo.
Eppure, quella che nelle ultime stagioni è sempre stata la sua bestia nera era stata, agli inizi della carriera da allenatore, un'utilissima esperienza per l'allenatore portoghese: dopo una lunga gavetta come assistente tecnico e allenatore in seconda in patria, lo Special One segue il suo mentore Bobby Robson proprio a Barcellona, e qui ricopre la carica di vice per quattro anni, dal 1996 al 2000, prima con Robson e poi con il suo sostituto Van Gaal. In quel periodo in Catalogna, tra l'altro, il capitano della squadra era Pep Guardiola, colui che è diventato il suo più acerrimo rivale nelle ultime stagioni, e dalla "cantera" blaugrana stavano emergendo i giovani Puyol e Xavi, attuali pilastri del Barcellona pluricampione. Dopo aver iniziato la carriera da allenatore, Mourinho si è dovuto confrontare più volte contro la sua ex-squadra, e bisogna dire che si è sempre trattato di sfide estremamente dure e spesso condite da polemiche. Il primo incrocio tra lo Special One e il Barça è avvenuto negli Ottavi della Champions League 2005, mentre lui era allenatore al Chelsea, e l'ha visto vincitore per 4-2 nel ritorno, dopo aver perso l'andata al Nou Camp per 2-1 e aver polemizzato per un presunto incontro tra l'allenatore avversario Rijkaard e l'arbitro Frisk. La stagione successiva la sfida si ripete sempre agli Ottavi, ma stavolta sono i blaugrana a spuntarla grazie al 2-1 a Londra dell'andata, che rende inutile l'1-1 in Spagna al ritorno. Nel 2007 c'è un altro doppio confronto molto elettrico, stavolta nel girone di qualificazione, e ancora una volta prevale Mourinho, che si impone in casa 1-0 e pareggia a Barcellona 2-2 proprio negli ultimi minuti della partita.
Dopo alcune stagioni, le strade dei catalani e del portoghese si incrociano nuovamente, in una durissima semifinale di Champions League. E' il 2010, Mourinho è diventato l'allenatore dell'Inter e Guardiola ha guidato il Barcellona a una stagione fantastica, in cui ha vinto tutto. In girone, le due squadre si affrontano due volte, ma il confronto sembra decisamente impari, con gli spagnoli che pareggiano 0-0 a Milano e vincono con un secco 2-0 in casa, controllando sempre il gioco in entrambe le partite. Le semifinali però sono un'altra cosa, e l'Inter sorprende il Barcellona con un grandissimo match, vinto meritatamente 3-1 e che risulta decisivo per l'accesso alla finale; al ritorno al Nou Camp, in 10 per un'ora di gioco, la squadra nerazzurra resiste agli assalti avversari e perde di misura 1-0, aprendosi la strada al successo che varrà lo storico triplete di fine stagione. Il passaggio di Mourinho al Real Madrid in estate riscalda ancora di più l'enorme rivalità già esistente tra i due club, e da inizio ad una incredibile serie di 11 sfide tra i due club (5 nel 2011, 6 nel 2012 compreso il Clasico di ieri sera). Dopo un esordio a dir poco fallimentare, con un pesantissimo 5-0 subito a Barcellona, il Madrid si riscatta imponendo il pari in casa e vincendo successivamente la Coppa del Re per 1-0, dando soprattutto l'impressione di aver trovato il modo per contrastare il calcio-spettacolo dei blaugrana. La durissima semifinale di Champions, con tutte le polemiche che la caratterizzano, si rivela però amara per lo Special One, sconfitto 2-0 in casa e costretto a un inutile pari 1-1 nel ritorno, che gli chiude le strade per una nuova finale di Champions, vinta proprio dai rivali catalani. Anno nuovo, ma storia vecchia se si da credito alle prime sfide della stagione 2012: nella doppia sfida della Coppa di Spagna, il Real pareggia in casa 2-2 ma cade in trasferta 3-2, con successive polemiche tra le due squadre, e in campionato il netto 3-1 del Barcellona nel Clasico di andata rinnova la teoria dell'impotenza della squadra di Mou contro i blaugrana. Anche in Coppa del Re il doppio confronto è favorevole ai catalani, e il calo del Real nella Liga rimette in discussione anche il campionato, con il Barcellona che si presenta alla sfida decisiva con la possibilità di tornare a -1 dai blancos in caso di vittoria.
Proprio in quest'occasione, finalmente, la maledizione del portoghese nel suo vecchio stadio si interrompe, e il Real si impone con merito per 2-1, chiudendo ufficialmente il campionato e concentrando tutti i suoi sforzi per ottenere anche la Champions, che manca nella capitale spagnola da 10 anni. Ciò che più ha reso orgogliosi i tifosi dei blancos, oltre al successo, è il fatto di aver finalmente imparato a giocare alla pari con il Barcellona, senza più essere costretti a ricorrere ad un calcio estremamente difensivo; il Real ha imposto il suo modulo agli avversari su un campo da sempre ostico, ha vinto seguendo il credo calcistico e le convinzioni del suo allenatore, attaccando e giocando a pallone, non più coprendosi e mirando più alle gambe degli avversari che alla palla. Un successo meritatissimo insomma, al di là di qualsiasi demerito del Barca, che lancia Mourinho alla conquista della Liga e da al Madrid nuove forze in vista della semifinale di ritorno di Champions contro il Bayern Monaco. Una vittoria aprirebbe ai blancos le porte della finale, e questa potrebbe essere l'occasione per un nuovo, ennesimo capitolo di questo lunghissimo confronto Real-Barcellona. Ma stavolta Mourinho e i suoi, a differenza del passato, non partirebbero necessariamente da sfavoriti: il successo di ieri è proprio lì a dimostrarlo.