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mercoledì 2 luglio 2014

MONDIARIO DIA 21

Immagine tratta da tuttocalcioestero.it e modificata su befunky.com
Diario Mondiale. Giorno 21. 
Che poi, alla fine, era tutto scontato. Con la qualificazione di Argentina e Belgio ai quarti di finale, sono state le otto squadre prime nei gironi a passare il turno
Quindi le otto squadre migliori nella fase a gironi si sono dimostrate le otto più forti negli ottavi di finale. Hanno tutte sofferto, Colombia esclusa, ma si sono qualificate.
L'Argentina ha aspettato per 118 minuti che Messi trovasse la giocata, una volta trovata ha servito un assist magnifico a Di Maria, che ha insaccato la rete della salvezza giusto a un soffio dai rigori. L'Argentina ha usato il 4-3-3, ha manovrato meglio, ha messo sotto la Svizzera (come era prevedibile), che ha risposto in contropiede. Gli elvetici hanno avuto le loro occasioni, ma spesso si sono incartati in giochini tecnici fini a se stessi, senza cattiveria nell'andare in rete. L'Albiceleste invece ha un fenomeno (Leo Messi), un giocatore forte (Di Maria), un lottatore (Mascherano) e una manica di giocatori medi e anonimi. E questo sta pagando, dato che sta andando avanti. E' Messi dipendente, e non è detto che questo possa essere un handicap.
Se la vedrà (da favorita) con il Belgio, che ha eliminato gli Stati Uniti.
Più che una partita è stato un attacco a Fort Alamo, con Howard che per 90' ha parato tutto. Purtroppo per lui la gara è durata 120'. Il Belgio è finalmente sbocciato, buone trame, ottimi talenti: Hazard, De Bruyne, Origi hanno dimostrato di essere dei bei giocatori. Ma non si segnava. 
Fino a che Wilmots ha inserito Lukaku, che ha aperto il match. Il suo peso nell'attacco dei Diavoli Rossi si è fatto sentire. L'uno-due mortifero firmato De Bruyne e Lukaku ha steso gli americani, che a 5' dalla fine hanno accorciato le distanze e dando il via a un finale di gara tanto esaltante quanto infruttuoso, 2-1 e Usa a casa. 
Non è la prima volta che Wilmots azzecca un cambio, è già avvenuto nei gironi. Ma piuttosto uno che indovina i cambi, pare uno che sbaglia la formazione iniziale. E' proprio lui il limite del Belgio, tra le squadre più talentuose del lotto. Per ora gli è andata bene, sempre bene, le ha vinte tutte, dunque forse non serve neppure avere un genio in panca, basta un po' di talento...e un po' di Culão. E' nei quarti e ha ragione lui. 
Ma sarà sufficiente contro Leo Messi and friends?

giovedì 26 giugno 2014

MONDIARIO DIA 15

Immagine tratta da stephannoli.blogspot.com e modificata nei colori con befunky.com
Diario Mondiale. Giorno 15.
Loro Messi. Noi messi male. E' ufficiale, Leo si sta caricando sulle spalle il peso dell'Argentina. 4 gol in 3 partite, siamo al ritmo delle sue segnature nella Liga. Potrebbe essere il suo Mondiale, quello della consacrazione. Ha iniziato timido e anche un po' insicuro, poi le reti contro Bosnia e Iran gli hanno infuso la convinzione necessaria. 3-2 alla volenterosa Nigeria, che comunque passa il turno, in un girone tutt'altro di ferro che elimina le modeste Bosnia e Iran. Sottolineiamo però come la Bosnia possa recriminare per quel gol regolarissimo segnato da Dzeko contro gli africani, che le avrebbe consegnato la qualificazione. Vedendo nel dopopartita la foto dell'arbitro O'Leary abbracciato al portiere nigeriano Enyeama (immagine sopra, e non è un fotomontaggio), un po' di olezzo si avverte.
In serata a strappare la qualificazione è la Svizzera, con uno stellare Shaqiri (magistralmente sostenuto da Drmic), che autografa una tripletta da raccontare ai nipotini, nel 3-0 contro l'Honduras, unica squadra americana a sfigurare in questa sorta di Coppa America Bis. Sì, perchè basta dare uno sguardo alla parte alta del tabellone, dove in semifinale finirà una tra Brasile-Cile e Colombia-Uruguay.
Lo 0-0 tra Ecuador e Francia è bugiardo di un bellissimo spettacolo andato in scena al Maracanà di Rio: 31 tiri totali, di cui 20 scoccati verso lo specchio della porta. Migliore in campo il portiere ecuadoregno Dominguez. Bella la Francia delle riserve e ammirevole la determinazione dell'Ecuador nonostante i 10 uomini per 40 minuti.
Il tabellone, dicevamo.
E' tutto in discesa. Al netto di sorprese. Nella parte alta il Brasile ha la strada spianata per la semifinale (Brasile-Cile contro la vincente di Colombia-Uruguay), dove si scontrerà presumibilmente con la vincente di Francia-Germania (i francesi incontreranno la Nigeria e i tedeschi, se passeranno come primi, l'Algeria o la Russia). Nell'altra parte del tabellone sono Olanda e Argentina destinate allo scontro in semifinale. Difatti la risultante di Olanda-Messico e Costa Rica-Grecia si sfiderà con la vincente dell'incrocio tra Argentina-Svizzera e, probabilmente Usa-Belgio. Sempre che arbitri o risultati clamorosi non ci mettano del loro.
Pronosticopolpopol: Portogallo-Ghana 3-2 (Ronaldo, Ronaldo, Asamoah G., Nani, Mensah), Usa-Germania 1-2 (Ozil, Muller, Dempsey), Algeria-Russia 1-1 (Slimani, Dzagoev), Corea del Sud-Belgio 0-3 (Januzaj, Januzaj, De Bruyne).

martedì 13 agosto 2013

ITALIA - ARGENTINA: TANTI RICORDI E UNO SGUARDO AL FUTURO

Immagine tratta da calcio.fanpage.it
La sfida di domani sera tra Italia e Argentina non può essere un'amichevole come tutte le altre, e non solo perché organizzata in onore di Papa Francesco. Quando scendono in campo due squadre che da sempre si considerano profondamente legate, soprattutto per la notevole emigrazione di italiani nella nazione sudamericana nel corso degli anni passati, si ha sempre la sensazione che si tratti di una specie di scontro in famiglia, tra due anime molto simili l'una all'altra. E ad alimentare l'atmosfera e il prestigio di questo confronto, si inseriscono le tante sfide che nel passato hanno messo di fronte le due formazioni, e i numerosi campioni che dall'Argentina sono giunti in Italia a impreziosire il nostro campionato, su tutti Diego Armando Maradona.
La prima sfida tra gli azzurri e i loro "cugini" sudamericani risale al secondo dopoguerra, quando nel dicembre del 1954 le due squadre si affrontano in amichevole. L'Italia viene da un deludente Mondianle disputato in Svizzera, gli argentini stanno anche peggio, perché non disputano la rassegna più importante da vent'anni, la loro ultima presenza risale al 1934. La sfida la vincono i padroni di casa per 2-0, con una rete per tempo di Frignani e Carlo Galli, ma l'Argentina si prende la rivincita un anno e mezzo dopo, quando restituisce ospitalità e risultato agli azzurri, vincendo a Buenos Aires per 1-0. Interessante la successiva sfida del giugno 1961, vinta 4-1 a Firenze dall'Italia, perché a segnare tre dei gol azzurri sono Ramon Lojacono e Omar Sivori, due argentini che ora vestono la maglia del Paese in cui giocano. Un altro netto successo arriva nel giugno del 1966, poco prima del Mondiale inglese, con un 3-0 secco firmato dalla doppietta di Pascutti e dal gol del compianto Gigi Meroni. Dopo questi primi incontri amichevoli, la sfida tra le due Nazionali diventa una sorta di abitudine anche a livello internazionale: per cinque Mondiali consecutivi, dal 1974 al 1990, Italia e Argentina si trovano sempre di fronte. La prima sfida si gioca in Germania, nel primo turno, e fa registrare il primo pareggio tra le due formazioni. I sudamericani passano in vantaggio con Houseman, poi vengono raggiunti da un'autorete del capitano Perfumo, ma alla fine saranno loro a festeggiare, perché la successiva sconfitta azzurra contro la Polonia gli permetterà di accedere alla seconda fase del torneo, proprio a spese di Rivera, Mazzola e compagni. Nel 1978, durante il Mondiale che si disputa proprio in Argentina, gli organizzatori fanno in modo che entrambe le squadre finiscano nello stesso girone per un preciso scopo: vogliono far confrontare le due anime del Paese, e in caso farle rincontrare solo in finale. Le due formazioni sono a punteggio pieno, ma non fanno turnover e si affrontano a viso aperto, in un match bellissimo. Vince l'Italia di Bearzot, con un guizzo di Bettega, ma ancora una volta è l'Argentina a ridere per ultima, perché per la prima volta si laureerà Campione del Mondo, mentre gli azzurri saranno quarti nonostante l'ottimo gioco espresso.
Nell'estate del 1979 le due squadre si ritrovano in amichevole a Roma, e più del 2-2 finale ciò che interessa è l'esordio su un palcoscenico italiano di un diciottenne argentino, non molto alto, con la maglia numero 10 dietro le spalle e talento che sprizza da ogni suo tocco di palla. E' in quell'occasione che Diego Armando Maradona si presenta per la prima volta in Italia, avversario che affronterà molte altre volte in futuro, la prima nel 1982 durante il Mondiale spagnolo. Gli azzurri hanno stentato fino a quel momento, l'Argentina del Pibe non ha brillato ma sembra più forte, almeno sulla carta. Bearzot fa la mossa giusta, attacca un mastino come Gentile alle caviglie di Maradona, e l'Italia vince per 2-1, iniziando così la cavalcata che si concluderà a Madrid con la terza Coppa del Mondo nella storia azzurra. Quattro anni dopo, in Messico, le due squadre sono di nuovo di fronte, stavolta in girone. Diego è cresciuto e maturato negli anni, è già un idolo a Napoli, e ha la missione di portare al titolo la sua squadra. L'Italia va in vantaggio con Altobelli su rigore, Maradona con un tocco dei suoi ottiene il pareggio, risultato che va bene a entrambi. Il percorso degli azzurri sarà breve, stroncato dalla Francia di Platini, mentre l'Argentina arriverà al successo finale, trascinata ovviamente dalle prodezze e dai gol del suo numero 10. Maradona segnerà ancora contro l'Italia, l'anno dopo durante un'amichevole, ma stavolta uscirà sconfitto 3-1 dal contronto con il gruppo giovane e rinnovato di Vicini, che vuole inaugurare un nuovo ciclo vincente. E ancora una volta, nel Mondiale ospitato in casa nel 1990, l'Argentina si frapporrà sulla strada degli azzurri, in una semifinale memorabile giocata al San Paolo di Napoli, in quella che è la casa di Diego, con il pubblico che non sa per chi tifare. Schillaci, eroe di quel torneo, illude gli azzurri, Caniggia e un errore di Zenga mandano la partita fino ai rigori, dove il portiere Goycoechea è l'eroe e porta i sudamericani alla finale. L'Italia chiuderà terza vincendo la "finalina" con l'Inghilterra, Maradona subirà i fischi degli italiani a Roma e uscirà sconfitto dal confronto decisivo con la Germania Ovest, tra mille recriminazioni e polemiche. Dopo questo lungo ciclo di sfide, incredibilmente, Argentina e Italia si sono affrontate solo un'altra volta, nel febbraio del 2001, quando gli azzurri di Trapattoni furono sconfitti in casa 2-1 dagli uomini di Bielsa. Entrambe le formazioni, considerate due delle più serie pretendenti al Mondiale 2002, usciranno invece con le ossa rotte dal torneo, deludendo molto le aspettative.
Quella di domani sera, dunque, sarà la quattordicesima sfida tra Italia e Argentina, la prima da 12 anni a questa parte. La partita purtroppo ha già perso due grandi stelle prima ancora del calcio d'inizio, visto che Messi e Balotelli si sono infortunati e non scenderanno in campo, ma lo spettacolo non mancherà. Sarà un test che probabilmente dirà poco, come spesso accade nelle amichevoli di ferragosto, ma senza dubbio avrà già un sapore di Mondiale, quel torneo a cui entrambe le squadre guardano con fiducia per la prossima estate. Gli azzurri sognano di tornare grandi otto anni dopo la strepitosa vittoria di Berlino, gli argentini vogliono ritornare ai fasti del periodo di Maradona, con Messi che avrà la grande chance di mettere a tacere chi dice che è un fenomeno nel Barcellona e un giocatore normale in Nazionale. Prepariamoci dunque ad un'altra sfida accesa e interessante, come è sempre stato e sempre sarà tra Italia e Argentina, due Paesi molto diversi ma con un'anima e un cuore che continuano a battere molto, molto vicini.

giovedì 2 maggio 2013

DAI PASSAGGI AI PASSEGGI

Immagine tratta da repubblica.it e modificata su befunky.com
La detronizzazione dei campioni è avvenuta nell'umiliazione più completa.
Tra gli olè del pubblico tedesco nella melina finale dei bavaresi.
4-0 a Monaco di Baviera ed addirittura 0-3 al Camp Nou.
Il Bayern Monaco ha passeggiato facilmente su un Barcellona a pezzi, lento, prevedibile, che in due gare non è riuscito praticamente mai a tirare in porta.
In un anno l'involuzione della meravigliosa creatura del tiqui-taca di Guardiola è stata pazzesca: con Messi non al meglio, la squadra cammina in campo.
Sbatteva contro i granitici tedeschi, che con passaggi elementari e triangoli veloci, arrivavano con una facilità irrisoria al tiro, favoriti da una difesa piazzata come la peggiore delle squadrette di provincia.
Questo Barcellona è stato di una lentezza esasperante, prova ne sia che nelle 6 partite tra ottavi, quarti e semifinali di Champions, ha vinto solo il ritorno con il Milan (4-0), ha impattato due volte nei quarti con il Psg (2-2 e 1-1) ed ha perso ben in tre occasioni, senza peraltro marcare reti (0-3 e 0-4 con il Bayern, 0-2 con il Milan).
Il tiqui-taca aveva un senso quando la squadra giocava molto alta, compatta, con questa fitta rete di passaggi molto precisi, atti ad imbambolare gli avversari, per poi, con una veloce accelerazione, arrivare a tu per tu con il portiere e segnare.
Ma se mancano le accelerazioni, e i passaggi diventano poco precisi, come contro il Bayern, ecco una squadra che fa possesso sino alla trequarti, ma che non ha la minima idea di come arrivare al tiro. E sono emersi, specie senza Messi, tutti i limiti di questa squadra: gli unici fuoriclasse ieri in campo erano Piquè, Xavi ed Iniesta. Gli altri, comprimari, gente che non fa la differenza, capeggiati da un inguardabile Cesc Fabregas, per proseguire con i vari Pedrito, Villa, Sanchez, Song, Dani Alves, e andando avanti con gli inadeguati Adriano e Bartra.
Senza la velocità, e senza Messi, il Barcellona diventa piccolo piccolo, una squadra come le altre, anzi, penalizzata dal saper giocare in una sola maniera, e neanche di fronte ad un ampio svantaggio, riusciva a lasciar da parte i tocchetti per arrivare al tiro in porta.
Dal passaggio al passeggio, è passato solo un anno, ma sembra un'eternità.

mercoledì 13 marzo 2013

LA FINE DEL SOGNO

Immagine tratta da sportlive.it
Il sogno di battere i marziani è finito, si è trasformato in un terribile incubo nel giro di pochissime ore, e l'impresa della gara di andata è già uno sbiadito ricordo. Il day after di Barcellona - Milan è il momento delle riflessioni amare, del rimpianto per tutto ciò che poteva essere e non è stato, dei perché su alcune scelte, anche se forzate, che forse hanno deciso in negativo la sfida. Andare al Camp Nou e sperare che i catalani non impongano il proprio gioco è pura utopia, subirlo per 90 minuti senza quasi mai riuscire a mettere il naso fuori dalla propria metà campo è un errore capitale, che è stato pagato a carissimo prezzo.
Tutto offensivo l'undici del Barça, con Villa preferito a Sanchez in attacco e Mascherano in difesa al posto di capitan Puyol, leggera e quasi obbligata la formazione milanista, con Niang centravanti per l'infortunato Pazzini, Flamini preferito a Muntari in mediana e Constant a sinistra al posto di De Sciglio. I ragazzi di Allegri sono sembrati quasi impreparati all'impeto prepotente e al pressing asfissiante della formazione di Vilanova e Roura, nonostante i ripetuti annunci di giocatori e stampa locale che questa sarebbe stata per loro la partita della vita; squadra corta ma non abbastanza, incapace di chiudere in maniera adeguata sui rapidissimi fraseggi dei palleggiatori blaugrana e soprattutto disattenta nelle ripartenze, con troppi palloni sanguinosi persi appena al limite dell'area. Si capisce subito che la gara di San Siro è stata ampiamente dimenticata dal Barcellona: un solo tiro in porta in tutta la partita allora, due nei primissimi minuti ieri sera. Il secondo è letale, perché Messi risponde alle critiche con una giocata da campione, un sinistro piazzato e preciso che trova il pertugio giusto e fredda Abbiati; sono passati appena cinque minuti, la gara è già sbloccata, e adesso è tutta in salita. 
Il pubblico carica ancora di più la squadra, il Milan subisce il colpo e fatica letteralmente a tenere il pallone, i catalani ringhiano sulle caviglie dei portatori di palla e continuano ad attaccare. El Shaarawy prova ad approfittare di una delle poche ripartenze buone, ma con il controllo si allarga troppo il pallone e lo calcia debolmente tra le braccia di Valdes. Ben altra cosa è il Barcellona, che ha un'altra grande occasione con Iniesta e Messi: il primo costringe Abbiati a respingere il suo destro sul palo, il secondo di testa non trova la porta sulla respinta. Anche Xavi, che amministra con sapienza ogni pallone blaugrana, prova a segnare da fuori, e il portiere rossonero risponde ancora presente. Passati i primi venti minuti di fuoco, la partita sembra calmarsi un po', ma il Barcellona continua a tenere un esasperato possesso palla, il Milan prende un po' di coraggio ma non riesce proprio ad imbastire azioni valide per impensierire la porta avversaria. Un gol cambierebbe tutto, da una parte e dall'altra, e così ecco che nel giro di due minuti avvengono gli episodi che in definitiva indirizzano la sfida. Clamoroso svarione difensivo dei catalani, Niang brucia sullo scatto Mascherano e si presenta solo davanti a Valdes, con la porta spalancata; è l'occasione della vita, ma purtroppo il giovane francese non ha la freddezza necessaria e allarga il tiro quel tanto che basta da mandare il pallone sul palo anziché in rete. Sul capovolgimento di fronte, Ambrosini si fa rubare palla a centrocampo da Iniesta, che subito verticalizza per Messi, rapido a controllare e battere a rete di sinistro, sorprendendo Abbiati che non vede partire il tiro. Dal possibile 1-1, si passa al 2-0 che di fatto annulla il risultato dell'andata e si rivela un'ulteriore doccia fredda per i rossoneri.
La ripresa ricomincia dove era finita, con Messi che quando ha la palla tra i piedi sembra inarrestabile, ma per fortuna stavolta calcia debolmente. Gli avanti del Milan non riescono proprio a tenere un pallone, il pressing blaugrana impedisce ai rossoneri di ragionare, Dani Alves fa il bello e il cattivo tempo dalla parte di Constant, e la reazione tanto sperata dopo l'intervallo non si vede. Il Barça insomma sembra giocare sul velluto, va al doppio della velocità degli avversari, e soprattutto è cinico a sfruttare ogni minimo errore in fase di ripartenza dei rossoneri. Al decimo, è l'ennesima palla persa a regalare il terzo gol agli spagnoli: Xavi riconquista la sfera e lancia nello spazio Villa, Constant è in ritardo e manca la chiusura, e per il Guaje è un gioco da ragazzi aprire il sinistro e battere Abbiati. Ora il Barcellona è qualificato, al Milan il gol serve come il pane, ma la reazione è ancora una volta sterile, e l'inserimento di uno svogliato Robinho per lo sciagurato Niang e di Muntari per un Ambrosini in debito d'ossigeno non cambia le cose. Messi cerca un altro gol da cineteca con un gran sinistro da fuori, alto sulla traversa, Allegri prova a scuotere i suoi senza successo, inserisce anche un altra punta, l'ex tutt'altro che rimpianto Bojan, per un confusionario Flamini, ma le occasioni continuano a mancare. I catalani provano ad addormentare la partita rallentando il ritmo con il loro palleggio, i cambi di Roura sono chiaramente difensivi, soprattutto l'ingresso dell'esterno difensivo Adriano per quello offensivo Pedro (prima erano entrati Sanchez e il capitano Puyol per Villa e Mascherano). Una buona occasione è per Robinho, che taglia bene in area e batte a rete da buona posizione, ma Jordi Alba si immola sul suo tiro e il Barcellona si salva ancora. E' l'ultimo guizzo rossonero, gli altri attacchi si rivelano sterili, e in pieno recupero arriva anche il poker, con un rapido contropiede Messi-Sanchez-Alba, che batte Abbiati da pochi passi e scatena la festa.
Inutile gettare la croce addosso sul povero Niang, che ha davvero avuto sui piedi il pallone che poteva valere i quarti, o maledire Portanova per aver azzoppato Pazzini, che con la sua abilità nel far salire la squadra sarebbe stato utilissimo ieri, o ancora chiedere ad Allegri perché escludere il super Muntari dell'andata per un duo Flamini-Ambrosini decisamente inadeguato alla sfida. E' mancata la testa, è mancata la grinta, è mancata la concentrazione per ripetere quanto fatto all'andata, ed è anche mancata un po' di fortuna. Il Barcellona che sembrava in crisi si è ritrovato in una sera, Messi ha ricordato a tutti che i quattro Palloni d'Oro consecutivi non sono casuali, Xavi e Iniesta hanno dimostrato ancora quanto siano abili con il pallone tra i piedi. Il sogno è finito, al Milan resta solo il campionato per completare la sua incredibile rimonta, con la speranza di ottenere il piazzamento Champions e poter schierare anche Balotelli l'anno prossimo. Magari, pregando di non incontrare ancora questo Barcellona.

sabato 5 maggio 2012

IO STO CLAMOROSAMENTE CON LUIS ENRIQUE

Immagine tratta da lastampa.it e modificata su cartoonize.net
La Roma con il pareggio interno con il Catania, porta a cinque partite l' astinenza dalla vittoria e vede sfumare matematicamente la qualificazione alla prossima Champions League.
Anche l' Europa League si allontana.
Ma la Roma è divertente! Me ne sono accorto oggi, e me ne sono accorto contro il Napoli, ovunque giochino i giallorossi, la partita è gradevole.
A tratti è la squadra più divertente, assieme alla Juve, al Catania e poche altre.
Vuoi per le amnesie difensive gigantesche, vuoi per il gioco offensivo altissimo che propone Luis Enrique. Il problema si racchiude in un dato: 52 reti subite in 37 partite.
Se la Roma investisse 15-20 milioni in due difensori centrali buoni, ottimi nelle chiusure e negli anticipi e soprattutto veloci, la squadra diventerebbe di primo livello.
I giocatori sono con il mister, i giovani e la vecchia guardia. Il tecnico di Gijon ha dimostrato di non guardare in faccia nessuno, di essere coraggioso nel lanciare giovani della Primavera nel momento del bisogno, e di lasciar fuori squadra chi sgarrava, sia nei battibecchi interni e sia nell' infrazione delle regole del gruppo.
Il personaggio Luis Enrique inoltre, non dice cose mai banali, è franco e realista, a livello comunicativo è il più interessante di quelli presenti in Serie A, probabilmente uno dei migliori comunicatori del post-Mourinho. 
Siamo sicuri che i nomi che si fanno per la sostituzione, Villas-Boas, che comunque dovrà imparare a conoscere il calcio italiano, o Montella, già allontanato alla fine della stagione passata, o Zeman, siano meglio di Luis Enrique?
Cos' ha Lucho in meno di Zeman stesso? 
Le sue partite sono sempre divertenti, e la difesa incassa e subisce tantissimo, ma anche il boemo, con questa difesa cosa avrebbe fatto? Con quel Kjaer, con Juan e Burdisso sempre rotti, il 90% degli allenatori avrebbero avuto simili difficoltà. E la batteria di terzini Taddei, Rosi, Josè Angel, Cicinho e Cassetti? Chi avrebbe fatto meglio?
La perdita di Luis Enrique, o anche le sue dimissioni a fine anno, sarebbero una sconfitta, un lavoro lasciato a metà.
Sarebbe facile salire sul carro da vincitori con i risultati di rilievo in mano.
Proviamo in Italia, una volta tanto, a portare a termine un progetto.
Note speciali del sabato:
-Di Matteo vince la FA Cup con il suo Chelsea contro il Liverpool, che risultato spettacolare per il mister che ha raccolto i cocci del pompatissimo Villas-Boas!
-Messi-Espanyol 4-0. 72 reti stagionali, 50 nella Liga. Record su record, serve dire altro? Si, ricordare che è il più forte di sempre. Senza storie.
-Il Lecce perde con la Fiorentina e al 90% scenderà in B, ha messo grinta e coraggio, ma la rimonta si è sciolta sul più bello, da qualche partita faticava a tirare in porta. Un plauso ai tifosi di Lecce, Novara e Cesena, che non hanno contestato, ma applaudito i giocatori.
Chapeau per tutti.

martedì 24 aprile 2012

MESSI AL PALO

Barcellona-Chelsea 2-2. Barcellona a casa, Chelsea in finale di Champions.
Il buon Roberto Di Matteo affronta i blaugrana come all' andata: difesa ad oltranza, prima in 11 dietro la linea della palla, poi in 10 dopo l' espulsione del capitano Terry, e sporadici contropiedi.
Questa partita ha ribadito ciò che ho segnalato dopo il match d' andata: l' unico modo per sperare di battere il Barcellona è il catenaccio, la fortuna ed essere implacabili nelle ripartenze.
E così è stato. Monologo assoluto dei padroni di casa, 72% di possesso palla, 1 palo di Messi, 1 traversa causata dal rigore sbagliato dallo stesso Messi.
Il Barcellona è bellissimo, ma ogni sua partita ha un lato brillante ed uno oscuro, il luminoso gioco del calcio dei catalani contro il vecchio catenaccio dei suoi avversari.
Si riversano tutti nella metà campo degli avversari, il suo calcio si esprime in un possesso palla efficace, magnifico, un calcio totale, c'è sempre un compagno libero, gli avversari se toccano palla, la sbattono di nuovo addosso ai blaugrana. Non si capisce mai bene lo schema utilizzato dagli uomini di Guardiola.
E come succede in tutti gli sport, c'è un sottile piacere nel vedere il crollo di un mito.
E' stato tutto divertente, vedere come giocavano, come non sbagliavano un passaggio, come non riuscivano a segnare. E' stato tutto divertente, meno che il Chelsea.
Va in finale il calcio agli antipodi del Barcellona, tutto tranne che divertente, nell' arco dei 180 minuti i Blues hanno avuto 3-occasioni-3 (nei recuperi) e le hanno concretizzate tutte, e poi si sono chiusi dietro a pregare di non prenderle.
Messi è il calciatore più forte che ho visto, video compresi. Anche stasera l'ha dimostrato e ri-merita il Pallone d' Oro.
Questo Barcellona è la squadra più forte che ho visto, video compresi. Anche stasera ed anche questa stagione.
Nessun complimento al Chelsea, conta il risultato, ma a me il catenaccio non piace proprio.


PS. Mettere al palo: legare una persona a un palo per torturarla. 
Io durante questa partita, come ho espresso molto chiaramente, mi son sentito messo al palo dall' anti-calcio dei londinesi!