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giovedì 25 aprile 2013

UNA CHAMPIONS PER PANZER?

Immagine tratta da ilsole24ore.com
Ha detto una volta Gary Lineker, grande attaccante inglese degli anni Ottanta, che "il calcio è uno sport semplice: 22 uomini rincorrono un pallone per 90 minuti, e alla fine vincono i tedeschi." Questa sua teoria non ha sempre trovato delle conferme in anni recenti (soprattutto quando gli avversari della Germania eravamo noi italiani), ma ieri si è clamorosamente rivelata vera. La severa lezione di calcio impartita dal Borussia Dortmund al Real Madrid segue di appena ventiquattr'ore l'altra netta batosta subita dal Barcellona contro il Bayern Monaco nelle semifinali di Champions League. La doppia sfida tra Germania e Spagna, finora, non ha avuto storia, a Wembley già iniziano a preparare i vessilli tedeschi, perché una finale tutta teutonica è molto più che una probabilità in questo momento.
Dopo le tante, forse troppe parole della vigilia tra i tecnici Klopp e Mourinho, ieri come sempre è stato il campo a dire la sua, e l'ha fatto con un verdetto impietoso: questo Borussia è una squadra, il Real visto ieri sera proprio no. I giovani tedeschi non hanno minimamente sofferto la pressione di una sfida tanto importante e sentita, sono scesi in campo con la sfrontatezza e la voglia di chi sa che un'occasione del genere capita poche volte nella vita. Di fatto non c'è stata partita, l'organizzazione e la determinazione dei ragazzi di Klopp hanno fatto la differenza, e anche dopo il gol praticamente regalato agli avversari i gialloneri non si sono abbattuti, anzi hanno disputato un secondo tempo rabbioso prendendosi meritatamente la vittoria con un secco 4-1. Grandissima la prova corale della squadra, sugli scudi il regista di centrocampo Gundogan, l'inarrestabile esterno offensivo Reus e il centravanti Lewandowski, autore di tutte e quattro le reti. Se si esclude il portiere e capitano Weidenfeller, tutti gli altri giocatori in campo sono nati tra il 1985 e il 1992, e la maggior parte di loro viene dal vivaio del club o è stata acquistata a prezzo davvero basso. La politica intelligente della dirigenza renana ha portato una squadra in difficoltà e senza pretese alla ricostruzione e al sogno di una finale di Champions, un vero esempio per tutti coloro che amano il calcio. Per contro, il Real ha mostrato preoccupanti limiti di gioco, carattere e concentrazione, e se dopo il primo svantaggio ha comunque preso campo e cercato il pareggio, nella ripresa si è letteralmente sciolto davanti alla pressione indemoniata dei tedeschi. Ronaldo da solo non può fare miracoli, il portiere Diego Lopez ha tenuto in piedi la baracca con un paio di grandi parate, ma in difesa la coppia Pepe-Varane ha sofferto le pene dell'inferno, in mezzo al campo Xabi Alonso ha totalmente sbagliato partita, e in generale il Real ha dato l'impressione di puntare tutto solo sulle ripartenze, una tattica che come si è visto in Europa non paga. Ci vorranno un'altra squadra e una vera impresa martedì al Bernabeu, lo esigono il prestigio, la storia e i tanti soldi spesi per costruire quella che dovrebbe essere la migliore squadra del mondo. Finora gli spagnoli hanno sempre eliminato i tedeschi nei doppi confronti in Champions, e con tanto talento a disposizione il miracolo è ancora possibile.
Solo un giorno prima, come detto, avevamo assistito ad un'altra impressionante lezione di calcio, addirittura più netta se si analizza non solo il 4-0 secco del Bayern sul Barcellona, ma il modo in cui questo risultato è arrivato. I tedeschi hanno già in tasca la Bundesliga e sono in finale di Coppa nazionale, ma puntano chiaramente alla vittoria in Champions, obiettivo solo sfiorato negli ultimi anni. Dopo le prove di forza con Arsenal e Juventus, è toccato ai blaugrana assaggiare la voglia di successo e la determinazione dei bavaresi, padroni del campo per tutta la gara e mai messi in difficoltà dagli avversari. Il tiki-taka dei catalani non si è visto, il Bayern ha mantenuto il controllo del gioco e colpito a volte con facilità irrisoria, sfruttando la grande giornata di Muller, Robben e Ribery, giocatori stellari che se sono in giornata fanno sempre la differenza. Schweinsteiger e Martinez hanno surclassato il centrocampo avversario, annullando Xavi e Iniesta, mentre la difesa non ha concesso nulla a Messi e compagnia, con il portiere Neuer che non si è nemmeno sporcato i guanti. Heynckes sovrasta Villanova tatticamente, lo batte proprio in quello che doveva essere il suo pane quotidiano, aggressività e possesso palla, e forse pone la parola fine al lungo ciclo della squadra catalana, che ha portato tanti successi negli ultimi quattro anni. Il Barcellona è tornato quello di San Siro, che non tirava in porta nemmeno per sbaglio, in difesa ballava in maniera preoccupante e rischiava seriamente l'eliminazione. Allora prese due gol e riuscì a rimontarli in casa, stavolta ce ne vogliono cinque per andare avanti, e contro quella che appare una corazzata l'impresa sembra davvero impossibile. E intanto in Germania cominciano già a interrogarsi: servirà davvero Guardiola a una squadra così? Ai posteri l'ardua sentenza...
La Spagna ha una settimana intera per preparare la rivincita, caricarsi e dare il tutto per tutto nelle due sfide interne, la Germania nello stesso tempo studierà le contromosse ad ogni possibile "remuntada" e si aggrapperà probabilmente alla cabala: anche lo scorso anno Real e Barça, favorite per giocarsi la Coppa, giocarono l'andata in trasferta perdendola e in casa non riuscirono a ribaltare il risultato. Se davvero sarà così, se a Wembley sventoleranno solo bandiere tedesche il 25 maggio, allora questa volta la teoria di Lineker sulla superiorità della Germania nel calcio si sarà rivelata decisamente esatta.

mercoledì 13 marzo 2013

LA FINE DEL SOGNO

Immagine tratta da sportlive.it
Il sogno di battere i marziani è finito, si è trasformato in un terribile incubo nel giro di pochissime ore, e l'impresa della gara di andata è già uno sbiadito ricordo. Il day after di Barcellona - Milan è il momento delle riflessioni amare, del rimpianto per tutto ciò che poteva essere e non è stato, dei perché su alcune scelte, anche se forzate, che forse hanno deciso in negativo la sfida. Andare al Camp Nou e sperare che i catalani non impongano il proprio gioco è pura utopia, subirlo per 90 minuti senza quasi mai riuscire a mettere il naso fuori dalla propria metà campo è un errore capitale, che è stato pagato a carissimo prezzo.
Tutto offensivo l'undici del Barça, con Villa preferito a Sanchez in attacco e Mascherano in difesa al posto di capitan Puyol, leggera e quasi obbligata la formazione milanista, con Niang centravanti per l'infortunato Pazzini, Flamini preferito a Muntari in mediana e Constant a sinistra al posto di De Sciglio. I ragazzi di Allegri sono sembrati quasi impreparati all'impeto prepotente e al pressing asfissiante della formazione di Vilanova e Roura, nonostante i ripetuti annunci di giocatori e stampa locale che questa sarebbe stata per loro la partita della vita; squadra corta ma non abbastanza, incapace di chiudere in maniera adeguata sui rapidissimi fraseggi dei palleggiatori blaugrana e soprattutto disattenta nelle ripartenze, con troppi palloni sanguinosi persi appena al limite dell'area. Si capisce subito che la gara di San Siro è stata ampiamente dimenticata dal Barcellona: un solo tiro in porta in tutta la partita allora, due nei primissimi minuti ieri sera. Il secondo è letale, perché Messi risponde alle critiche con una giocata da campione, un sinistro piazzato e preciso che trova il pertugio giusto e fredda Abbiati; sono passati appena cinque minuti, la gara è già sbloccata, e adesso è tutta in salita. 
Il pubblico carica ancora di più la squadra, il Milan subisce il colpo e fatica letteralmente a tenere il pallone, i catalani ringhiano sulle caviglie dei portatori di palla e continuano ad attaccare. El Shaarawy prova ad approfittare di una delle poche ripartenze buone, ma con il controllo si allarga troppo il pallone e lo calcia debolmente tra le braccia di Valdes. Ben altra cosa è il Barcellona, che ha un'altra grande occasione con Iniesta e Messi: il primo costringe Abbiati a respingere il suo destro sul palo, il secondo di testa non trova la porta sulla respinta. Anche Xavi, che amministra con sapienza ogni pallone blaugrana, prova a segnare da fuori, e il portiere rossonero risponde ancora presente. Passati i primi venti minuti di fuoco, la partita sembra calmarsi un po', ma il Barcellona continua a tenere un esasperato possesso palla, il Milan prende un po' di coraggio ma non riesce proprio ad imbastire azioni valide per impensierire la porta avversaria. Un gol cambierebbe tutto, da una parte e dall'altra, e così ecco che nel giro di due minuti avvengono gli episodi che in definitiva indirizzano la sfida. Clamoroso svarione difensivo dei catalani, Niang brucia sullo scatto Mascherano e si presenta solo davanti a Valdes, con la porta spalancata; è l'occasione della vita, ma purtroppo il giovane francese non ha la freddezza necessaria e allarga il tiro quel tanto che basta da mandare il pallone sul palo anziché in rete. Sul capovolgimento di fronte, Ambrosini si fa rubare palla a centrocampo da Iniesta, che subito verticalizza per Messi, rapido a controllare e battere a rete di sinistro, sorprendendo Abbiati che non vede partire il tiro. Dal possibile 1-1, si passa al 2-0 che di fatto annulla il risultato dell'andata e si rivela un'ulteriore doccia fredda per i rossoneri.
La ripresa ricomincia dove era finita, con Messi che quando ha la palla tra i piedi sembra inarrestabile, ma per fortuna stavolta calcia debolmente. Gli avanti del Milan non riescono proprio a tenere un pallone, il pressing blaugrana impedisce ai rossoneri di ragionare, Dani Alves fa il bello e il cattivo tempo dalla parte di Constant, e la reazione tanto sperata dopo l'intervallo non si vede. Il Barça insomma sembra giocare sul velluto, va al doppio della velocità degli avversari, e soprattutto è cinico a sfruttare ogni minimo errore in fase di ripartenza dei rossoneri. Al decimo, è l'ennesima palla persa a regalare il terzo gol agli spagnoli: Xavi riconquista la sfera e lancia nello spazio Villa, Constant è in ritardo e manca la chiusura, e per il Guaje è un gioco da ragazzi aprire il sinistro e battere Abbiati. Ora il Barcellona è qualificato, al Milan il gol serve come il pane, ma la reazione è ancora una volta sterile, e l'inserimento di uno svogliato Robinho per lo sciagurato Niang e di Muntari per un Ambrosini in debito d'ossigeno non cambia le cose. Messi cerca un altro gol da cineteca con un gran sinistro da fuori, alto sulla traversa, Allegri prova a scuotere i suoi senza successo, inserisce anche un altra punta, l'ex tutt'altro che rimpianto Bojan, per un confusionario Flamini, ma le occasioni continuano a mancare. I catalani provano ad addormentare la partita rallentando il ritmo con il loro palleggio, i cambi di Roura sono chiaramente difensivi, soprattutto l'ingresso dell'esterno difensivo Adriano per quello offensivo Pedro (prima erano entrati Sanchez e il capitano Puyol per Villa e Mascherano). Una buona occasione è per Robinho, che taglia bene in area e batte a rete da buona posizione, ma Jordi Alba si immola sul suo tiro e il Barcellona si salva ancora. E' l'ultimo guizzo rossonero, gli altri attacchi si rivelano sterili, e in pieno recupero arriva anche il poker, con un rapido contropiede Messi-Sanchez-Alba, che batte Abbiati da pochi passi e scatena la festa.
Inutile gettare la croce addosso sul povero Niang, che ha davvero avuto sui piedi il pallone che poteva valere i quarti, o maledire Portanova per aver azzoppato Pazzini, che con la sua abilità nel far salire la squadra sarebbe stato utilissimo ieri, o ancora chiedere ad Allegri perché escludere il super Muntari dell'andata per un duo Flamini-Ambrosini decisamente inadeguato alla sfida. E' mancata la testa, è mancata la grinta, è mancata la concentrazione per ripetere quanto fatto all'andata, ed è anche mancata un po' di fortuna. Il Barcellona che sembrava in crisi si è ritrovato in una sera, Messi ha ricordato a tutti che i quattro Palloni d'Oro consecutivi non sono casuali, Xavi e Iniesta hanno dimostrato ancora quanto siano abili con il pallone tra i piedi. Il sogno è finito, al Milan resta solo il campionato per completare la sua incredibile rimonta, con la speranza di ottenere il piazzamento Champions e poter schierare anche Balotelli l'anno prossimo. Magari, pregando di non incontrare ancora questo Barcellona.