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lunedì 12 gennaio 2015

GESTO TECNICO O SELFIE?

Immagine tratta da corrieredellosport.it e modificata su befunky.com
Il gesto tecnico è troppo trascurato nel mondo del pallone di oggi. Il calcio dei giorni nostri si serve di ciò che accade dentro al rettangolo di gioco, solo come pretesto per fomentare polemiche da bar o per far sguazzare i tifosi in improbabili sogni di mercato.
Bisognerebbe soffermarsi più sulle giocate, sulle tattiche, sul calcio "reale". Che ha uno spazio marginale e che, in gergo giornalistico, "tira" poco.
Andrebbe celebrata per tutta la settimana la rete del gigante della storia del calcio italiano Francesco Totti, così simile nella coordinazione alla più famosa rovesciata della storia, quella di Carlo Parola, immortalata da oltre 50 anni come simbolo delle figurine Panini.
Ma anche la rete dello spagnolo Joaquin, definita a ragione "alla Del Piero", perchè i gol belli riavvicinano i ragazzi al calcio, più di una cresta, una Bentley e ancor più dell'agente di turno che offre il suo protetto a tutte le squadre della Serie A a rotazione, trovando sempre una che ci casca.
E così la realizzazione di Pogba che doma un pallone rimpallante e lo spedisce in rete, con la coordinazione degna di un campione.
Questo è quello su cui dovremmo soffermarci, di cui dovremmo parlare e vedere e rivedere più di un fuorigioco non fischiato o fischiato che decide le partite da sempre, o un selfie sotto la Sud, che per quanto geniale possa essere, non sarà mai bello come il gol segnato dieci secondi prima, a 38 anni nel "suo" derby.
Il calcio è estetica, è bellezza, ma ha anche il suo "dark side", tutto fatto di polemiche, inciviltà, odio tra i tifosi e sparate di calciomercato. Ed è proprio il suo lato oscuro quello che solletica di più il voyeurismo del tifoso medio italiano. E il gesto tecnico passa in secondo piano, privilegiando il selfie. Purtroppo.

martedì 21 ottobre 2014

PERDERE PER CRESCERE

Immagine tratta da lettera43.it
Dal sogno all'incubo, il passaggio è stato davvero breve, lo spazio di una trentina di minuti al fischio d'inizio. Di sicuro questa rimarrà una pagina amara nella storia europea della Roma e del calcio italiano, come accaduto del resto con tutti i tonfi pesanti delle nostre portabandiere in passato. Da qui, però, a iniziare con i soliti disfattismi e con i titoloni catastrofici tipici dei giornalisti nostrani, mi sembra che sia decisamente eccessivo.
E' vero, i giallorossi oggi sono usciti tremendamente ridimensionati e bastonati dal confronto con una delle migliori formazioni europee, il Bayern Monaco di Guardiola. E' vero, la stessa serie A con i suoi massimi dirigenti e organismi deve farsi qualche domanda se la formazione che ha espresso, a mio modo di vedere, il miglior calcio nella penisola dall'inizio della stagione è sembrata una provinciale al cospetto dei potenti del Continente. Tutto vero, ma come da tutte le sconfitte non bisogna abbattersi o andar giù pesante con le critiche, al contrario è molto più costruttivo incassare il colpo e trarre nuova energia per migliorare e andare avanti nel calcio che conta. Mi sembra piuttosto evidente stasera i tedeschi abbiano giocato la partita perfetta o quasi, mentre al contrario la Roma è sprofondata in un vortice negativo che l'ha trascinata sempre più in basso. I veri valori non sono certamente questi, non ci stanno sei gol tra le due squadre, devono esserne consapevoli tutti, in primis Garcia e i suoi ragazzi, che stanno portando avanti un processo importante di crescita e qualità. Non dimentichiamo poi che solo qualche settimana fa tutti incensavano i giallorossi per l'ottimo pareggio conquistato a Manchester contro il City, che teoricamente è un'altra potenza del calcio europeo, per di più con il vantaggio del fattore campo. Totti e compagni hanno cercato di riproporre lo stesso spirito questa sera, non hanno fatto barricate davanti ad una corazzata ma hanno cercato comunque di giocare il loro calcio. E' andata male, e dieci minuti di completo blackout hanno aumentato le dimensioni della sconfitta, ma l'idea era ed è giusta.
Non è snaturando il proprio gioco che si fa strada in Europa, le italiane vincenti hanno sempre avuto un'idea di calcio che hanno portato avanti fino alla fine, magari passando per sconfitte dolorose prima di centrare grandi obiettivi. I margini di miglioramento ci sono e sono evidenti, ma la base è altrettanto solida, ed è quindi giusto imparare la lezione, chinare il capo e andare avanti per questa strada.  E' da queste considerazioni che la Roma dovrà ripartire in Europa, ed è quella la mentalità che deve avere anche la Juventus, uscita anche lei sconfitta nel confronto con quella che è in teoria la più forte del suo gruppo, e chiamata domani ad un'importante risposta in Grecia. Anche i bianconeri devono dare un segnale forte, dimostrare all'Europa che non sono forti solo in Italia, che sono degni di tornare davvero tra le big del continente. C'è bisogno di questo, perché è vero che il nostro campionato non è più quello ricco, spettacolare e vincente di una volta, ma forse è proprio da esempi di gioco e programmazione che si può tornare ad ottenere risultati.
Tra l'altro, c'è un precedente che potrebbe essere esemplare più di tante altre parole: nel 2007, la Roma subì un altro pesante 7-1, in casa del Manchester United di Rooney e Cristiano Ronaldo, anche in quel caso esagerato e bugiardo per il reale valore delle due squadre. I ragazzi di Ferguson sebravano destinati a spazzar via chiunque, ma al turno seguente si trovarono di fronte il Milan, e tutti si ricordano chi fu a vincere e, a fine anno, ad alzare al cielo la Coppa dalle grandi orecchie...

venerdì 17 ottobre 2014

SOMMERSI DALLE CHIACCHIERE

Immagine tratta da educalcio.it e modificata su befunky.com
Help.
Sommersi dalle chiacchiere. Dalle parole, dalle dichiarazioni. E' un'ondata inarrestabile. 
Balotelli che accusa Prandelli di non essere un vero uomo, e dà ragione a Conte sulla sua non convocazione, poi De Sanctis che indica come il "Sistema Juve" sia imbattibile, appoggiandosi alle dichiarazioni di Totti, che aveva suggerito ai bianconeri di giocare un torneo a parte, dato lo smaccato favoritismo arbitrale. E ancora la moglie di Andrea Agnelli, che a sua volta invitava Totti a emigrare, con Buffon che indicava la strada del "non inveire contro il direttore di gara", mentre su Twitter Bonucci invitava i romanisti a "sciacquarsi la bocca". E Garcia che si accorgeva che l'area di rigore della Juve è di 17 metri, mentre Allegri scopriva come la Juve avesse tutti contro.
Basta!
E' una gara a chi la spara più grossa, a chi riesce a ottenere il titolone in prima pagina. Tutti fomentati da televisioni e giornali che altro non aspettano che sbattere a otto colonne polemiche, liti a distanza e frasi ad effetto.
Tutto è distruttivo, bianco o nero (senza riferimenti alla Juventus), di qua o di là. L'obiettività è da tempo accantonata a favore di una continua "guerra tra poveri", che al solito fa sempre il gioco dei ricchi.
Come al tempo dei romani (senza riferimento ai romanisti), con l'Imperatore bello tronfio in tribuna che si divertiva a veder scannare tra di loro i gladiatori.
Insomma, quello che succede la domenica sul terreno di gioco oramai è diventato solo un pretesto per poi parlare, polemizzare e avere altro materiale su cui scontrarsi e fomentare odi e rivalità per i successivi giorni della settimana.
Ogni evento in campo è finalizzato allo scoop. Un infortunio fa già partire il toto sostituto sul mercato, una larga sconfitta reca sempre in fondo all'articolo l'insinuazione del prossimo esonero e i nomi dei sostituti (anche senza avere avuto imbeccate certe). Un'espulsione o un'ammonizione in più per un giocatore in diffida, manda già all'erta i complottisti.
E i gesti tecnici sono usa e getta. Sono belli da rivedere e da consumare entro 4-5 ore da quando accadono, poi stop, e via al più redditizio vociare indistinto di giocatori, ex giocatori, espertoni e dirigenti fomentati da giornalisti con la bava alla bocca.
E l'amore verso il calcio si trasforma in una tensione continua, in un contrapporsi esasperato e nauseante. 
Così è troppo. Siamo sommersi dalle chiacchiere. 
Più campo, meno polemiche. Più gesti tecnici, meno interviste.
Magari si venderà qualche copia in meno, ma si crescerà una generazione più interessata al divertimento in campo, che all'odio, alle polemiche e alle contrapposizioni fuori dal rettangolo di gioco.

venerdì 1 novembre 2013

"MAGICA" COME NON MAI

Immagine tratta da laguidadelcalcio.it
Dieci vittorie su dieci partite disputate, record assoluto per la serie A a girone unico, 24 reti realizzate ed appena una subita, porta di casa ancora inviolata e ben 11 giocatori diversi a segno. Basterebbero solo questi pochi numeri per dare un'idea di quanto sia impressionante quello che sta facendo la Roma in questa nuova stagione di serie A. Un inizio spaventoso, imprevedibile alla vigilia e ancor più strabiliante se si pensa al gioco espresso e all'autorità mostrata in campo. Un exploit che ha sorpreso un po' tutti e sta scaldando sempre di più una piazza e una città in cerca di rivincite e risultati dopo una serie di annate deludenti, e che ha radici proprio nel recente passato, tutt'altro che positivo.
La scorsa stagione era stata altalenante e troppo discontinua, con un cambio di allenatore (da Zeman ad Andreazzoli) a campionato in corso, la seconda esclusione consecutiva dalle Coppe Europee e, ciliegina sulla torta amara, la sconfitta nella Finale di Coppa Italia ad opera degli acerrimi rivali della Lazio, che ha ulteriormente inasprito gli animi e incendiato la piazza. Così, per la terza estate consecutiva in casa Roma si è resa necessaria una rivoluzione, in primis nella dirigenza e in panchina, e poi nella rosa di giocatori. Salutato Franco Baldini, con conseguente cessione dei pieni poteri a Walter Sabatini, e dopo qualche no da parte di nomi eccellenti (Mazzarri, Allegri, Blanc), alla fine si è scelto di puntare su un allenatore semisconosciuto in Italia, ma decisamente apprezzato nel suo paese: Rudi Garcia. Francese di chiare origini spagnole, 49 anni, questo tecnico ha al suo attivo un double Scudetto-Coppa nazionale realizzato con il Lilla nel 2011, e come marchio di fabbrica un gioco offensivo e veloce, con tocchi rapidi e di prima e tanto pressing per interrompere sul nascere le manovre avversarie. Carattere forte e idee molto chiare nella testa, Garcia si è subito presentato ai nuovi tifosi come un allenatore sicuro di sé e in grado di fronteggiare un ambiente ostile e ancora scottato per le ultime delusioni. Le sue indicazioni sono state molto utili per ricostruire e sistemare la squadra, con operazioni di mercato chiaramente ispirate alle sue idee tattiche e tecniche. Così è partita la seconda fase della rivoluzione romana, con tante cessioni, qualcuna anche un po' dolorosa, e acquisti in grado di sostituire e possibilmente non far rimpiangere i partenti.
Gli effetti di questo cambiamento, tecnico e di uomini, sono adesso visibili agli occhi. La difesa, l'anello debole degli anni passati, adesso è uno dei fiori all'occhiello del lavoro di Garcia, con un solo gol incassato, peraltro in trasferta. Merito di alcuni acquisti praticamente a costo zero, come il portiere De Sanctis e il terzino Maicon, e un solo investimento oneroso ma ben giustificato come Benatia. Anche centrocampo e attacco sono stati rinforzati secondo il suo credo calcistico, con la geometria di Strootman e la verve e pericolosità di Ljajic e Gervinho, quest'ultimo considerato una punta di livello modesto in Premier e letteralmente rifiorito in Italia. I gol non sono più a carico dei soli attaccanti, sono andati a segno undici marcatori diversi, e soprattutto nessuno è esonerato dal sacrificarsi e dal lavorare per il gruppo. La vera abilità del tecnico francese però è stata quella di rigenerare e ridare fiducia a giocatori che erano in crisi, criticati dalla piazza o addirittura invitati espressamente ad andarsene. Balzaretti è tornato quello di Palermo dopo un anno in cui è stato praticamente assente, De Rossi è di nuovo Capitan Futuro, il leader e l'esempio in mezzo al campo, Pjanic da nemico per la sua (presunta) cena con il laziale Lulic è il regista e l'uomo in più nella costruzione del gioco, Borriello ha ritrovato continuità, si sacrifica e lotta come mai per la squadra, ed è stato decisivo nella decima vittoria, quella di ieri contro il Chievo. Il resto l'ha fatto l'abile regia di Sabatini, che ha sì sacrificato pedine giovani e importanti come Marquinhos e Lamela, oltre agli odiati e ormai indesiderati Stekelemburg e Osvaldo, ma così facendo ha potuto operare meglio sul mercato, chiudendo per la prima volta con un attivo nonostante i tanti cambiamenti in rosa.
Da tutti questi movimenti e cambiamenti, e non solo, sono scaturite queste dieci vittorie consecutive, un record assoluto per la serie A, e soprattutto una mentalità vincente e una convinzione sempre più grande, che candida questa Roma ad essere una seria pretendente per lo Scudetto. L'assenza dalle coppe potrebbe essere un ulteriore vantaggio nel periodo caldo della stagione, quando le rivali saranno ancora in corsa in Europa e potrebbero perdere energie e uomini preziosi. Il futuro è ancora tutto da scrivere, ma di certo con la guida sicura di Garcia e la leadership di simboli come l'eterno, inimitabile Francesco Totti possono mantenere la squadra con i piedi per terra e far sognare ancora a lungo i tifosi, per rendere questa Roma più "magica" che mai.

lunedì 5 novembre 2012

PAGELLARIO SERIE A: UNDICESIMA GIORNATA

Immagine tratta da ecodellosport.it
Torna dopo alcune settimane di assenza la nostra rubrica sui migliori e i peggiori in campo di ogni singola giornata di campionato. Vediamo chi sono i personaggi scelti in questa undicesima, interessantissima giornata.
I MIGLIORI
Riccardo Montolivo: Nella roboante vittoria che potrebbe segnare la fine della crisi milanista e l'inizio di una stagione diversa c'è sicuramente il suo zampino. Coinvolto insieme ai compagni dall'inizio di campionato disastroso e poco convincente, sta diventando sempre più un giocatore fondamentale nella nuova creatura di Mister Allegri. Tanti mediani in campo non hanno sortito gli effetti sperati, c'era bisogno di più fantasia a centrocampo, e lui si sta rivelando importantissimo in questo. E poi nelle ultime due gare ha messo a segno gol pesanti, prima quello che ha avviato la rimonta a Palermo, poi questo che ha definitivamente indirizzato la sfida con il Chievo. Sicuro nelle giocate, cercato dai compagni, è il giocatore giusto per orchestrare la manovra della squadra e mettere in movimento l'attacco rossonero, che si sta lentamente riscoprendo con il nuovo modulo. Lui ed El Shaarawy possono essere i giocatori decisivi per capire che ne sarà di questa tribolata stagione milanista. Voto 7,5.
Andrea Stramaccioni: In campo il migliore è stato probabilmente Milito, ma non si può negare che il merito della grande vittoria interista a Torino è tutto del suo tecnico. Criticato a inizio anno per la mancanza di gioco e per alcuni risultati negativi, soprattutto in casa, sabato Strama ha dimostrato a tutti di non essere uno di quegli allenatori giovani che hanno ottenuto una panchina prestigiosa per moda o per raccomandazione. E' innegabile che se questa squadra, che solo un anno fa navigava in zona retrocessione, oggi può sognare in grande, il merito è suo, delle sue idee e della fiducia che ha ridato al gruppo storico e ai nuovi arrivati. Aveva promesso di non accontentarsi del pari, l'ha dimostrato schierando tre punte in campo e mettendo spesso in difficoltà la Juve con pressione e gioco veloce. Forse non è il nuovo Mourinho, ma di certo rispetto ai successori del portoghese è quello che più di tutti sta riscuotendo il favore della squadra e risvegliando l'entusiasmo dei tifosi. Chapeau. Voto 9.
Alejandro Gomez: Se in estate era seguito da tante grandi squadre un motivo ci dev'essere. Il folletto rossoblu continua a far vedere partite di grande qualità e sostanza, dimostrandosi anche piuttosto continuo sotto porta. Contro la Lazio è semplicemente immarcabile per tutti, scappa via agli avversari con irrisoria facilità, segna due gol e propizia il quarto e ultimo con il perfetto assist a Barrientos. Dopo i fasti dello scorso anno con Montella, il Catania continua a dimostrarsi un'ottima squadra, con una buona organizzazione di gioco e alcuni giocatori che sanno fare la differenza. Il Papu Gomez è sicuramente uno di questi, è cresciuto tantissimo in queste tre stagioni in Italia e su di lui sono fondate le speranze per un'altra grande stagione degli etnei. Poi magari arriverà la chiamata di una squadra importante, e sarebbe qualcosa di pienamente meritato. Voto 8.
Francesco Totti: La Roma di Zeman aveva bisogno di una scossa per tornare ad ambire a qualcosa d'importante, e la prima risposta importante è arrivata proprio dal capitano. Dopo aver difeso sempre il tecnico dalle critiche, ha dato l'esempio in campo con una grande prestazione, spronando i compagni a reagire e a ritrovare qualità e gioco. Contro il Palermo ha dimostrato una volta di più di essere in una condizione fisica eccellente, come non lo si vedeva da molti anni ormai: corsa continua a tutto campo, grinta e un dialogo splendido con i compagni d'attacco Lamela e Osvaldo. Il gol realizzato inoltre lo porta a quota 219 reti, una in più dell'indimenticabile Meazza e a poche lunghezze da Nordahl, secondo nella classifica di tutti i tempi della Serie A. Un'altra gemma in una carriera invidiabile. Voto 8.
I PEGGIORI
Fabiano Preti: Come sempre, non c'è Juve-Inter senza polemiche, e anche se il risultato finale ha un po' smorzato i toni, non si possono cancellare alcune sviste clamorose in favore dei padroni di casa nel primo tempo. A sbagliare è questo giovane guardalinee, considerato da molti una promessa nel suo ruolo, ma che a Torino incappa in una serata decisamente negativa. Dopo appena venti secondi, non vede il nettissimo fuorigioco di Asamoah nell'azione che da il vantaggio alla Juventus, poi non aiuta l'arbitro restando in silenzio su un fallo duro di Lichtsteiner, già ammonito, a pochi passi da lui, infine sbaglia almeno un altro paio di fuorigioco, in particolare uno segnalato a Giovinco e del tutto inesistente. Dopo Maggiani, adesso è toccato a lui finire sulla graticola, e per fortuna l'Inter ha vinto salvandolo parzialmente dalla pubblica umiliazione. Torniamo a ripeterlo: piuttosto che mettere in campo 4 o 6 uomini, non sarebbe meglio la moviola in queste situazioni? Voto 3.
Stephan Lichtsteiner: La sua partita contro l'Inter dura soltanto 36 minuti, ma sarebbe stata anche più breve se Tagliavento e Preti non fossero stati magnanimi con lui. Nervoso e impacciato, forse non al meglio della sua condizione fisica, fatica a dialogare con i compagni del reparto avanzato, vanificando alcune ghiotte occasione di contropiede. Soprattutto, non è in grado di gestire energia e lucidità nel modo giusto, visto che si fa ammonire per un contrasto con Cambiasso e, pochi minuti dopo, stende Palacio con un intervento duro e inutile. Graziato dall'arbitro, viene sostituito subito da Alessio, che preferisce giocarsi un cambio piuttosto che rischiare di rimanere con un uomo in meno. In involuzione rispetto all'anno scorso e all'inizio di stagione, nonostante il turnover con cui è stato gestito finora, fatica a ritrovare condizione e spunto migliore. Serve il vero Lichtsteiner per tornare a volare anche sulle fasce. Voto 4,5.
Salvatore Aronica: Chissà cosa gli è passato per la testa quando, all'ultimo minuto della gara contro il Torino, ha letteralmente regalato a Sansone il pallone che è valso il pareggio definitivo. Pupillo di mister Mazzarri, che l'aveva già avuto nella sua Reggina dei miracoli e che poi se l'è portato anche a Napoli, nelle scorse stagioni aveva spesso ricoperto il ruolo di titolare, anche per via delle assenze e degli infortuni delle sue alternative, su tutti Britos. Con l'arrivo di Gamberini e per alcune prestazioni poco convincenti, si è dovuto adattare al ruolo di riserva, pronto a rispondere presente quando veniva chiamato in causa dall'allenatore. Ieri è subentrato a Dossena per coprire maggiormente la fascia, ma ha clamorosamente disatteso i compiti e anzi il suo errore è costato due punti preziosi ai partenopei. Difficilmente rivedrà il campo senza la giusta concentrazione. Voto 4.
Le genovesi: Per una domenica, il calcio unisce nello sconforto e nella tristezza le due anime di una città. A Genova dopo questo inizio di stagione non ride più nessuno, anzi qualcuno comincia a fare gli scongiuri e a temere il peggio. Il Genoa continua a balbettare, a Siena subisce una sconfitta che complica ulteriormente le cose, la terza in altrettante gare per il nuovo mister Delneri, e resta nei bassifondi della classifica. Non sta meglio la Samp di Ferrara, che con l'Atalanta perde addirittura la sesta gara consecutiva e dall'entusiasmo iniziale passa alla rabbia e allo sconforto. Un sottile filo unisce le due acerrime rivali: pochissimo gioco, tanta fragilità nel reparto arretrato, riserve non all'altezza dei titolari, attacchi abulici. Tra due partite ci sarà il derby, che ora più che mai potrebbe rivelarsi già decisivo per l'una o per l'altra squadra. Al momento, di certo, nessuna delle due può dirsi tranquilla. Voto 4.

venerdì 28 settembre 2012

PAGELLARIO SERIE A: QUINTA GIORNATA

Immagine tratta da superscommesse.it
Turno infrasettimanale per il campionato, e anche per la nostra rubrica che sceglie i migliori e i peggiori in campo. Vediamo chi abbiamo selezionato per questa giornata.
I MIGLIORI
Vladimir Weiss Jr: Avevamo imparato a conoscerlo già un paio di anni fa, quando con i suoi connazionali della Slovacchia ci buttava fuori dal Mondiale del 2010; allenatore di quella squadra era suo padre, ma guai a dargli del raccomandato, perché ad appena vent'anni il giovane centrocampista faceva vedere numeri molto interessanti. Del resto, Weiss ha già alle spalle alcune esperienze importanti in giro per l'Europa nonostante la giovane età: acquistato giovanissimo nel Manchester City, ha giocato in Inghilterra, Scozia (con i Rangers di Glasgow) e Spagna (nell'Espanyol). Acquistato con uno sforzo importante dal Pescara, non aveva convinto tutti fino ad esso, tanto da andare in panchina nelle ultime gare. Contro il Palermo, però, è arrivato il suo momento di gloria: con il suo gol, infatti, il giovane slovacco ha regalato la prima vittoria del torneo agli abruzzesi, e forse si è riguadagnato la fiducia di mister e compagni. Di sicuro, può essere un valore aggiunto nella corsa alla salvezza del Pescara. Voto 7.
Edinson Cavani: Se a Napoli nessuno sembra rimpiangere l'addio dell'amatissimo Lavezzi è soprattutto per merito del bomber uruguaiano, che continua a segnare con medie impressionanti e si dimostra uno dei migliori talenti del nostro campionato. Nello scontro diretto con la Lazio, rivale per la corsa Champions e primo vero ostacolo verso lo scudetto, Cavani ha dato spettacolo con una tripletta, mostrando tutte le sue doti di bomber tecnico, potente e al tempo stesso spietato sotto porta. Con le reti di mercoledì ha superato due mostri sacri come Cané e Vinicio tra i bomber azzurri di sempre, salendo a 72 gol in poco più di due anni sotto il Vesuvio. Il tutto nonostante un lavoro di continuo e sfiancante pressing a tutto campo sugli avversari, il che dimostra le sue eccellenti doti fisiche. Meriterebbe una piccola tirata d'orecchi per il rigore sprecato, ma dopo una prestazione del genere chi avrebbe il coraggio di rimproverarlo per questo? Voto 8,5.
Stephan El Shaarawy: La maledizione di San Siro è finalmente sfatata, e il merito è del giovane attaccante rossonero, che ha messo a segno la sua prima doppietta in Serie A. Un segnale di continuità importante per il ragazzo, che già aveva messo a segno un gol (poi inutile) qualche giorno prima a Udine, e che si candida a un posto da titolare fisso, nonostante la concorrenza dei rientranti Robinho e Pato. Con la partenza di un uomo importante come Ibrahimovic, la società non ha mai fatto mistero di puntare su di lui come uno dei migliori giovani di prospettiva della formazione milanista. Dopo un inizio un po' timido, Stephan sta rispondendo presente con grinta e prestazioni sempre più convincenti, oltre a una rinnovata efficacia sotto porta. Contro il Cagliari ha dimostrato tutte le sue doti di realizzatore, sfruttando nel modo migliore gli assist dei suoi compagni e sfiorando addirittura la tripletta con una clamorosa traversa. Il Faraone è tornato, e il Milan potrebbe aver trovato l'uomo giusto per risalire la china. Voto 8.
Francesco Totti: Nella Roma dei tanti giovani di prospettiva, lui sembra tornato un ragazzino per la voglia e la grinta con cui insegue ogni pallone e partecipa alla manovra. A vederlo giocare, non si direbbe proprio che ha appena compiuto 36 anni e che alle spalle ha 21 stagioni, 505 partite e 216 gol in Serie A. Nonostante il passare degli anni e i sempre più frequenti acciacchi che hanno limitato le sue ultime stagioni, Francesco non ha nessuna intenzione di lasciare il calcio e la sua Roma, e lo dimostra in ogni partita con le sue giocate e con la sua classe, che rimane cristallina. Contro la Sampdoria ha giocato un'altro match di altissimo livello, coronando la sua prestazione con il gol che gli ha permesso di raggiungere Meazza e Altafini al terzo posto della classifica marcatori di tutti i tempi del nostro campionato. Peccato che la squadra non sia riuscita a portare a casa la vittoria alla fine, ma adesso arriva la Juve, una formazione contro cui Totti ha disputato ottime partite: i bianconeri sono avvisati. Voto 7.
I PEGGIORI
Andrea Pirlo: Alzi la mano chi, appena un paio di mesi fa, si sarebbe sognato di dire qualcosa contro il centrocampista juventino, che stava disputando una delle migliori stagioni della sua carriera e molti volevano in lotta per il Pallone d'Oro. L'arrivo alla Juventus aveva ridato linfa alla carriera di Pirlo, scaricato con troppa fretta dal Milan perché considerato vecchio e ormai pronto alla pensione e deciso perciò a prendersi la rivincita. La sua prima annata a Torino è stata fantastica, sotto la sua guida è arrivato uno scudetto a lungo atteso e sognato, e l'Europeo estivo ha confermato la grandissima qualità e classe del giocatore. Poi, con l'inizio del nuovo anno, qualcosa è accaduto a Pirlo, che sembra aver perso un po' di smalto e brillantezza, e non basta parlare della costante marcatura a uomo su di lui per giustificare questo calo. E' probabile che un calendario così fitto non abbia giovato al suo rendimento, e che forse avrebbe bisogno di un minutaggio diverso per rendere al meglio. Di sicuro, contro la Fiorentina si è visto un giocatore spento, a tratti quasi assente, e senza di lui la Juve non ha girato a dovere. Conte e Carrera devono fare di tutto per ridargli energia e lucidità, perché senza il miglior Pirlo non si va da nessuna parte. Voto 5.
Mariano Andujar: Se il Catania ha portato a casa tre punti contro l'Atalanta, il merito non è sicuramente del suo portiere argentino, che ha anzi rischiato di diventare il protagonista in negativo della sfida. Tornato in Sicilia dopo il clamoroso addio dello scorso gennaio, quando era stato messo fuori rosa e rispedito in Argentina fino a giugno per dissidi con la società, il portiere si è riguadagnato un posto da titolare e la fiducia del tecnico Maran con le sue prestazioni. Contro l'Atalanta, però, ha rischiato di perdere nuovamente tutta la stima che si era appena riguadagnato con un errore grossolano, sciagurato: al momento di rinviare, ha letteralmente passato il pallone a Moralez, che ha ringraziato e ha segnato il gol del vantaggio bergamasco. Una papera colossale, resa meno grave solo dai gol di Spolli e Barrientos, che hanno ribaltato il punteggio finale e probabilmente sono valsi ai due argentini una bella cena gratis, offerta ovviamente dallo sciagurato Andujar. Voto 4,5.
Michael Ciani: Al suo arrivo a Roma si è presentato dicendo di voler diventare il nuovo Thuram, e appena prima di lasciare il suo Bordeaux aveva disputato un ottimo match contro il PSG di Ancelotti, annullando in quell'occasione un certo Ibrahimovic. La Lazio ha puntato molto su questo esperto difensore francese per puntellare ulteriormente la sua retroguardia, ma purtroppo le prime gare non sono state all'attesa delle premesse. Con lui in campo, due sconfitte consecutive in campionato per i biancocelesti, e se non gli si può imputare molto nello 0-1 casalingo contro il Genoa, ben altro discorso merita la sua prestazione a Napoli. Protagonista sfortunato del vantaggio azzurro con la deviazione sul tiro di Cavani, non si è più ripreso e ha continuato a commettere errori, fino al goffo e inutile fallo da rigore su Insigne. Una partitaccia per Ciani, che sembra ancora lontanissimo dal poter essere il nuovo Thuram. Voto 4.
Maarten Stekelenburg: Che i portieri non abbiano mai vita facile nelle squadre di Zeman è ormai una storia nota, ma in questo caso è difficile dare colpe al boemo. L'errore dell'estremo difensore olandese nella sfida interna contro la Sampdoria è da insufficienza piena, perché rovina la prestazione di tutta la squadra e la priva di una vittoria che sembrava ormai alla portata, con l'avversario in dieci che non sembrava in grado di rendersi pericoloso. Solo due anni fa Stekelenburg era considerato uno dei migliori portieri al Mondo, reduce dal secondo posto ai Mondiali con la sua Olanda e da un torneo ad altissimo livello. Dal suo arrivo in italia, però, l'olandese non ha mai convinto del tutto, e forse si spiega anche in questo modo l'arrivo a Roma del giovane argentino Goicoechea, che piace molto a Zeman e che adesso potrebbe avere una chance da titolare. Voto 4.

lunedì 3 settembre 2012

PAGELLARIO SERIE A: SECONDA GIORNATA

Immagine tratta da affarando.it
Eccoci al nostro secondo appuntamento con la rubrica che premia i buoni e i cattivi di ogni giornata di Serie A. Vediamo quali sono i giocatori che hanno meritato una citazione.
I MIGLIORI
Giampaolo Pazzini: Se Allegri può tirare un sospiro di sollievo e godersi due settimane di pace in vista della sosta per le Nazionali lo deve soprattutto al bomber toscano. Fin dai suoi esordi, il Pazzo ha sempre fatto vedere di essere pronto per i grandi debutti, visto che era andato a segno praticamente ogni volta che aveva indossato una nuova maglia: era successo con Atalanta, Sampdoria, Inter, Nazionale Under21 e Nazionale maggiore. Quella di ieri era la sua prima gara da titolare in rossonero, e lui l'ha onorata con una tripletta, in cui ha mostrato tutto il suo repertorio e la sua versatilità sotto porta: un rigore procurato con mestiere e realizzato, una zampata da opportunista sul gentile omaggio di Agliardi, una deviazione fortunata ma voluta sul tiro sbagliato di Nocerino. Non è Ibrahimovic, ma se assistito a dovere ha già dimostrato di poter segnare molto, e può essere l'arma in più di questo nuovo Milan. Voto 8.
Sebastian Giovinco: Parlando di giocatori in cerca di rivincite, eccone un altro che ha intenzione di dimostrare tutto il suo valore. Dopo tutto quello che ha fatto di bene in due stagioni a Parma, la Formica Atomica è tornata alla squadra che l'ha lanciato, la Juventus, con l'importante compito di non far rimpiangere un campione come Del Piero e dimostrare che ha compiuto il definitivo salto di qualità. Rischiava di non essere in campo per il recente infortunio, invece ha recuperato a tempo di record ed è stato decisivo nella sfida di Udine, procurandosi il rigore del vantaggio e realizzando la doppietta che ha chiuso la partita. Gode dei favori di Conte e Carrera, se trova la continuità può diventare davvero l'uomo che fa la differenza, non solo in Italia. Voto 7,5.
Andrea Consigli: Parare un rigore in una partita è sempre una grande soddisfazione per un portiere, neutralizzarne due nella stessa gara è qualcosa di strepitoso. Oggi è toccato all'estremo difensore dell'Atalanta rendersi protagonista di questa impresa, respingendo uno dopo l'altro i rigori di Larrivey e Conti e blindando di fatto la sua porta dagli attacchi del Cagliari. Talento fatto in casa, Consigli è da anni parte del progetto bergamasco, ha attraversato stagioni un po' deludenti ma con Colantuono sembra aver ritrovato la fiducia e le qualità che l'avevano portato a vestire la maglia dell'Under 21, ottenendo anche una chiamata nella Nazionale di Prandelli, anche se non ha giocato. Oltre ai due rigori parati, un'impresa che non accadeva dal 2007 con Sereni che respinse due rigori a Maccarone in Siena-Torino, tante parate importanti che hanno tenuto in gioco la sua squadra. Peccato per il suo infortunio, gli auguriamo di riprendersi presto. Voto 7,5.
Francesco Totti: Chi l'ha visto questa sera a San Siro si è stropicciato gli occhi nel trovarlo spesso a dare una mano ai compagni in difesa, o a pressare gli avversari che tentavano di ripartire. A quasi trentasei anni, il capitano della Roma sfodera una prestazione fantastica, da far vedere e rivedere ai tanti ragazzini che amano il calcio e, perché no, a coloro che lo hanno dato mille volte per finito. Tanta qualità, sempre nel vivo dell'azione, due splendidi assist per Florenzi e Osvaldo che sostanzialmente decidono la gara. Zeman sembra averlo rigenerato, Totti corre con la grinta e la voglia di un ragazzino, si adatta a giocare a tutto campo senza mai una smorfia o un lamento. Dopo oltre 500 partite e 215 reti in Serie A, il Pupone sembra lontano dal ritiro dai campi, e ha tutta l'intenzione di ritornare grande con la sua Roma. Se la voglia e la forma fisica sono queste, nella Capitale possono ricominciare a sognare. Voto 8.
I PEGGIORI
Federico Agliardi: Al suo esordio tra i professionisti, una decina di stagioni fa, era considerato uno dei portieri più promettenti nel panorama italiano. Le aspettative non sono mai state soddisfatte del tutto, visto che il quasi trentenne bresciano ha spesso alternato buone prestazioni a incertezze ed errori grossolani, che gli hanno fatto perdere il ruolo da titolare in quasi tutte le squadre con cui ha giocato. Con la partenza di Gillet da Bologna, per Agliardi si è presentata una nuova chance per dimostrare tutte le sue qualità e ottenere finalmente un ruolo da titolare nella massima serie. Occasione sfruttata abbastanza male finora, vista la leggerezza con cui ha regalato a Pazzini il gol che ha praticamente deciso la sfida contro il Milan. La sua fortuna è che Pioli sembra avere molta fiducia in lui, ma Curci in panchina scalpita, e il Bologna non può perdere altri punti per errori del genere. Voto 4,5.
Il regolamento: L'abbiamo detto mille volte in passato, questa regola dell'espulsione diretta per il portiere che commette fallo da ultimo uomo sull'attaccante non ci piace e non ci piacerà mai. Abbiamo assistito a tante, troppe partite decise spesso da occasioni di questo genere, con squadre ridotte in dieci uomini e sostanzialmente in balia degli avversari di turno. Possiamo capire il cartellino rosso se un portiere stoppa il pallone con le mani o commette fallo da ultimo uomo fuori dalla propria area, ma infliggergli l'espulsione dopo che gli è stato decretato anche il rigore contro è decisamente troppo. Oggi è toccato a Brkic, che si è visto sventolare in faccia il cartellino dall'arbitro per un fallo che tra l'altro non era nemmeno suo, perché Giovinco gli finisce addosso dopo aver subito una spinta dai difensori avversari. Risultato della decisione: portiere fuori, Udinese in 10, rigore realizzato e partita che prende una direzione precisa. Bisogna rivedere qualcosa, su questo non c'è dubbio. Voto 3.
Federico Peluso: Lo scorso anno è stato una delle sorprese positive dell'ottima Atalanta di Colantuono che, pur con la penalizzazione, ha disputato un ottimo campionato e si è guadagnata presto la salvezza. Le prestazioni continue e sempre più positive sono valse a terzino l'interesse di alcuni grandi club, come la Juventus, e l'esordio in Nazionale quest'estate. Normale quindi che da lui ci si aspetti sempre una partita di un certo livello, invece stasera a Cagliari Peluso è stato protagonista in negativo della serata. Due gialli ingenui in meno di mezz'ora ed espulsione inevitabile per lui, che nell'occasione provoca anche il secondo rigore della gara, sventato dal compagno Consigli. Le voci di mercato forse gli hanno tolto un po' di tranquillità, deve ritrovare al più presto il suo smalto perché l'Atalanta ha bisogno di lui per un'altra salvezza. Voto 5.
Il San Paolo: Purtroppo non siamo nuovi ad assistere a queste scene, con giocatori che si contendono il pallone non tra verdi zolle d'erba, ma su un terreno di sabbia e buche, che provoca rimbalzi irregolari, devia la traiettoria dei tiri e spesso causa infortuni seri. I tifosi del Napoli questa sera avranno stentato a riconoscere il loro amato San Paolo, trasformato dal caldo afoso, dalle troppe partite estive e da un fastidioso parassita in una specie di campo di patate, con il marrone a prevalere sul verde. Ne ha risentito la partita, bloccata e poco divertente da vedere, e la vittoria finale dei padroni di casa non ha spento il disappunto di Mazzarri e dei suoi giocatori, per nulla soddisfatti di giocare in una condizione simile. 
A San Siro hanno cercato di risolvere il problema del degrado del terreno di gioco creando un nuovo mix tra erba e sintetico, in altre città come Cesena e Novara hanno optato per un campo completamente in sintetico. Di certo, bisogna trovare una soluzione, perché giocare a calcio su un terreno che sembra buono solo per il beach soccer non è uno spot positivo per lo sport italiano. Voto 4.

sabato 5 maggio 2012

IO STO CLAMOROSAMENTE CON LUIS ENRIQUE

Immagine tratta da lastampa.it e modificata su cartoonize.net
La Roma con il pareggio interno con il Catania, porta a cinque partite l' astinenza dalla vittoria e vede sfumare matematicamente la qualificazione alla prossima Champions League.
Anche l' Europa League si allontana.
Ma la Roma è divertente! Me ne sono accorto oggi, e me ne sono accorto contro il Napoli, ovunque giochino i giallorossi, la partita è gradevole.
A tratti è la squadra più divertente, assieme alla Juve, al Catania e poche altre.
Vuoi per le amnesie difensive gigantesche, vuoi per il gioco offensivo altissimo che propone Luis Enrique. Il problema si racchiude in un dato: 52 reti subite in 37 partite.
Se la Roma investisse 15-20 milioni in due difensori centrali buoni, ottimi nelle chiusure e negli anticipi e soprattutto veloci, la squadra diventerebbe di primo livello.
I giocatori sono con il mister, i giovani e la vecchia guardia. Il tecnico di Gijon ha dimostrato di non guardare in faccia nessuno, di essere coraggioso nel lanciare giovani della Primavera nel momento del bisogno, e di lasciar fuori squadra chi sgarrava, sia nei battibecchi interni e sia nell' infrazione delle regole del gruppo.
Il personaggio Luis Enrique inoltre, non dice cose mai banali, è franco e realista, a livello comunicativo è il più interessante di quelli presenti in Serie A, probabilmente uno dei migliori comunicatori del post-Mourinho. 
Siamo sicuri che i nomi che si fanno per la sostituzione, Villas-Boas, che comunque dovrà imparare a conoscere il calcio italiano, o Montella, già allontanato alla fine della stagione passata, o Zeman, siano meglio di Luis Enrique?
Cos' ha Lucho in meno di Zeman stesso? 
Le sue partite sono sempre divertenti, e la difesa incassa e subisce tantissimo, ma anche il boemo, con questa difesa cosa avrebbe fatto? Con quel Kjaer, con Juan e Burdisso sempre rotti, il 90% degli allenatori avrebbero avuto simili difficoltà. E la batteria di terzini Taddei, Rosi, Josè Angel, Cicinho e Cassetti? Chi avrebbe fatto meglio?
La perdita di Luis Enrique, o anche le sue dimissioni a fine anno, sarebbero una sconfitta, un lavoro lasciato a metà.
Sarebbe facile salire sul carro da vincitori con i risultati di rilievo in mano.
Proviamo in Italia, una volta tanto, a portare a termine un progetto.
Note speciali del sabato:
-Di Matteo vince la FA Cup con il suo Chelsea contro il Liverpool, che risultato spettacolare per il mister che ha raccolto i cocci del pompatissimo Villas-Boas!
-Messi-Espanyol 4-0. 72 reti stagionali, 50 nella Liga. Record su record, serve dire altro? Si, ricordare che è il più forte di sempre. Senza storie.
-Il Lecce perde con la Fiorentina e al 90% scenderà in B, ha messo grinta e coraggio, ma la rimonta si è sciolta sul più bello, da qualche partita faticava a tirare in porta. Un plauso ai tifosi di Lecce, Novara e Cesena, che non hanno contestato, ma applaudito i giocatori.
Chapeau per tutti.

martedì 10 aprile 2012

USA E (PRO)GETTA?


E' un Luis Enrique deciso e che fa scudo ai propri giocatori, quello che si è presentato alla conferenza stampa pre Roma-Udinese.
Ergendosi da parafulmine per l' ennesima volta contro una stampa capitolina sempre pronta a creare bufere attorno alla squadra e sempre pronta a far trapelare ogni dissidio interno alla spogliatoio giallorosso, si è dichiarato unico colpevole dell' incostanza di rendimento della sua Roma.
La stampa romana non protegge i giocatori, è troppo esigente con una squadra che si sta rinnovando, attraverso giovani che non conoscono ancora bene il campionato italiano, e che ovviamente faticano a sostenere una pressione come quella che si crea attorno alla Roma.
Bisogna dar tempo a Luis Enrique, che sì farà i suoi errori, ma ha mostrato idee concrete e sprazzi di bel gioco. La tappa successiva per l' allenatore di Gijon, sarà rendere la squadra non senatori-dipendente. Infatti gli ultimi tonfi clamorosi, quello di Bergamo con l' Atalanta e quello di Lecce, sono arrivati appena la Roma era orfana rispettivamente di De Rossi (per dissidi col mister) e di Totti (per infortunio).
Evidentemente il progetto di Luis Enrique ha bisogno di una correzione, in fase difensiva è deficitario, due difensori centrali più De Rossi per contenere il contropiede avversario sono troppo pochi, a meno che essi non siano formidabili, come i Nesta e Cannavaro della Nazionale di qualche tempo fa. 
Devono essere veloci, affiatati, concentrati e con un ottimo senso della posizione.
Juan e Burdisso prima ed Heinze e Kjaer poi, non hanno assolutamente risposto a questi requisiti.
Inoltre ci vuole un' attenzione particolare ai calci piazzati e soprattutto ai calci d' angolo, altro tallone d' Achille dei giallorossi.
E la fase offensiva dovrà essere più veloce e più incisiva, ma questo si otterrà soprattutto con la conoscenza tra i calciatori stessi e con il tempo.
E il futuro potrà essere dalla parte di Luis Enrique, che comunque ha 42 anni, di Lamela (20), di Bojan (21), Josè Angel (22), Pjanic (22), Borini (21), Viviani (20), che comunque hanno fatto vedere ottime cose per la loro età. Ed alcuni di loro come Lamela, Bojan, Pjanic e Borini potranno essere dei crack futuri senza ombra di dubbio.
In Italia si parla tanto che non si punta sui giovani,ed appena una squadra lo fa, con scontati risultati altalenanti, non si fa che sparargli addosso.
La Roma è in corsa per un piazzamento europeo, è davanti all' Inter, che partiva per vincere.
E' a 1 punto dal Napoli. La stagione è più che buona, e un piazzamento anche in Europa League sarebbe un ottimo risultato. 
Ci vuole pazienza, le basi ci sono, il gioco c'è. Serve tranquillità, ciò che spesso a Roma è mancato, e dar tempo all' allenatore, senza chiederne le dimissioni ad ogni rovescio.
Serve tempo per verificare se questo progetto made-in-Usa non sia un altro progetto usa-e-getta Italian style.