Visualizzazione post con etichetta el shaarawy. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta el shaarawy. Mostra tutti i post

martedì 29 luglio 2014

PIPPO E IL TOCCO DELL'ALLENATORE

Immagine tratta da gazzetta.it e modificata su befunky.com
Quando i soldi non ci sono. Quando in rosa si hanno una marea di giocatori senza arte nè parte, sospesi nel limbo del "potrebbero essere, ma non sono ancora". Quando Allegri non ha cavato un ragno dal buco nella scorsa stagione. Quando Seedorf fa 35 punti in 19 gare, ma viene allontanato per poco feeling con dirigenza e spogliatoio. Quando si è reduci da un ottavo posto e non si hanno giocatori in rosa da poter cedere e far cassa e rifare tutto. Ecco. Questo è il momento o di farsi benedire definitivamente, o di cercare un nuovo messia della panchina.
Bene. Questo è il momento di Pippo Inzaghi.
Una gatta da pelare epocale per l'idolo di undici felici stagioni passate al Milan.
Deve avere il tocco. Rendere leader qualcuno dei vari Montolivo, Balotelli o El Shaarawy. Far sbocciare definitivamente Poli, Niang, Saponara, Cristante o Mastour. Dare un senso a calciatori come Mexes, Honda, Essien, Constant. 
Tutto un "se" e un "ma". 
La chiave è riuscire a volgere in positivo queste situazioni da "se" e da "ma". Riuscire a trasformare i singoli in squadra, e far crescere gli interpreti a uno a uno.
E in una situazione del genere serve un fuoriclasse della panchina.
Pippo ha un'occasione d'oro professionale enorme. Passare come il Sacchi della situazione o fare la fine dei vari Leonardo, Seedorf o anche Stramaccioni e Ferrara di recenti memorie interiste e juventine.
Disciplina, regole ferree, principi di gioco chiari, squadra titolare definita, uno schema che riesca a valorizzare la maggior parte dei giocatori sia in fase offensiva che in quella difensiva.
Inventarsi qualcosa, o semplificare il più possibile i concetti. Due sono le strade.
Riuscisse a rendere in campo il Milan padrone del gioco, con questa sgangherata rosa, sarebbe già un successone.
In una situazione abbastanza caotica si trovò non più di un anno fa Rudi Garcia alla Roma, con una rosa giallorossa reduce dalle faticose annate targate Luis Enrique e Zeman/Andreazzoli e una contestazione veemente anche agli allenamenti.
Ma riuscì ad avere il tocco. Trasformò i solisti in una grande squadra. Tecnicamente e mentalmente. Ha dato gioco, ha valorizzato tutti, ha fatto sbocciare definitivamente Pjanic e Benatia, ha rivitalizzato De Rossi, De Sanctis e Maicon, ha dato un senso a Castan e Destro. 
Questa è la via che deve seguire Inzaghi.
"E' amatissimo da tutti noi, ha il supporto totale della società, siamo convintissimi", ha sentenziato ieri Galliani. E questo è già un ottimo inizio.
Partire in sordina, a fari spenti, potrebbe essere un vantaggio. Serve lavorare, lavorare, lavorare e non scoraggiarsi alle prime difficoltà. Anche se alla voce acquisti leggi ancora solo Agazzi, Alex e Menez.

lunedì 12 maggio 2014

MILAN CRISIS

Immagine tratta da goal.com
La rete della domenica di Brienza, a tempo bell'e scaduto, è forse la fotografia migliore della stagione tutt'altro che fortunata vissuta dal Milan, che si avvia a concludersi in modo molto deludente. La sconfitta di Bergamo è lo specchio fedele di un'annata nata male e mai raddrizzata completamente, neanche con il cambio di allenatore e i rinforzi di gennaio. Del resto, già la rimonta Champions dello scorso campionato era sembrata un miracolo, sperare di bissarla ancora era pura utopia.
I problemi dei rossoneri, l'avevamo già detto in passato, erano nati in estate, con un mercato poco convincente, e soprattutto un'intesa sempre meno salda tra allenatore e società, che in alcuni momenti sembravano davvero andare in direzioni opposte. Hanno pesato due addii illustri, uno per la parte tattica, l'altro per quella emotiva, non meno trascurabile: parliamo della cessione di Boateng e della rinuncia al rinnovo di Ambrosini. Il primo, ancora giovane e molto dotato tecnicamente, resta uno dei migliori centrocampisti milanisti degli ultimi anni, è stato fondamentale per lo scudetto e ha rappresentato più di ogni altro l'idea del giocatore voluto da Allegri, un mix di estro, tecnica e incisività. Il vecchio Ambro, seppur in calo evidente e bersagliato ancora dagli infortuni che hanno fatto sempre parte della sua carriera, era l'ultimo vero simbolo del glorioso spogliatoio del passato, di quel nucleo storico e indomabile che riusciva a superare anche i momenti più difficili e rinascere dalle sue ceneri; la sua assenza in gruppo ha pesato più di quanto si possa pensare, perché nei momenti decisivi la presenza di un leader come lui sarebbe stata necessaria per tenere unita la squadra e guidarla nella stessa direzione. Al contempo, la campagna acquisti ha lasciato molti dubbi, con la difesa rimasta praticamente inalterata, il centrocampo rimpolpato dal solo Poli (una delle note più liete, a conti fatti), e un attacco che con il ritorno di Kakà e l'acquisto di Matri, forse l'unico vero giocatore voluto da Allegri nonostante il pessimo rendimento, ha avuto problemi di sovrabbondanza senza per questo dare garanzie di affidabilità.
Nella bufera scatenata dal pessimo inizio di campionato, l'anno scorso era emersa con prepotenza la cresta di El Shaarawy a indicare una possibile soluzione, anche tattica, ad un Allegri in difficoltà e a dare in qualche modo il via alla risalita in campionato. Stavolta, anche complici i continui infortuni del giovane Faraone, nessun eroe a sorpresa si è offerto come scudo e sostegno all'allenatore, con Balotelli molto al di sotto delle attese e il solo Kakà, pure impeccabile per impegno e amore della maglia, insufficiente al suo attuale livello per cambiare le cose. Con la crescita esponenziale delle dirette concorrenti, Roma e Napoli su tutte, per questo Milan non c'è stata davvero speranza. Il mercato di gennaio ha messo qualche pezza ai tanti buchi del gruppo, in particolare Rami e Taarabt hanno dato qualcosa in più alla squadra, ma al contempo sono arrivati oggetti misteriosi come Honda e Essien, fantasmi abulici e fuori luogo rispetto ai campioni che erano apparsi in passato. La soluzione logica ed estrema per uscire dalla crisi, ad un certo punto, è stato l'addio ad Allegri, con il ricorso ad una vecchia gloria come Seedorf, che dalla sua non ha però l'esperienza (e sicuramente non ha avuto il giusto sostegno) per rimettere insieme i cocci di un vaso andato in troppi frantumi. Lui ci ha sicuramente messo del suo, ma la verità è un'altra: al Milan mancano le certezze a partire dalla società, che mai come adesso appare con pochissime idee per il futuro. Il dualismo Galliani-Barbara Berlusconi, l'addio ad Ariedo Braida, le troppe esternazioni negative del patron Berlusconi e dello stesso Galliani, sono tutte cose mai viste fino ad ora in casa rossonera.
Ora che l'Europa è appesa ad un filo più che sottile, con un sesto posto che porterebbe soldi ma costringerebbe il Milan a iniziare l'anno prestissimo e a partecipare ad un'Europa League che, in realtà, quasi nessuno vuole, bisogna davvero ripartire da 0 e cercare di ricostruire il più possibile dalle macerie di questo disastro. Kakà può essere il nuovo leader emotivo, più di un Montolivo che non convince come capitano, gente come i Constant o i Robinho devono essere mandati a casa, forse anche il sacrificio di un Balotelli mai davvero amato può essere necessario per ricostruire la rosa e portare in casa gli uomini giusti per ripartire. Ma la prima mossa dev'essere quella relativa al tecnico: si tratti di Montella, Spalletti, Inzaghi o dello stesso Seedorf, conterà soprattutto l'appoggio incondizionato della società, nelle scelte di mercato come in quelle tattiche. I cicli possono terminare e ricominciare in pochissimo tempo, il calcio italiano è pieno di esempi in questo senso, non ultimo la Juve tricampione d'Italia e sonoramente sbeffeggiata appena tre estati fa. Ci vorranno pazienza e idee chiare, ma soprattutto ci vorrano lo spirito di sacrificio, la pazienza e la volontà che hanno reso il Milan una delle squadre più importanti d'Italia e del Mondo.

giovedì 10 gennaio 2013

JUVE - MILAN: PAGELLINE DI COPPA

Immagine tratta da ecodellosport.it
Ecco le nostre pagelle su alcuni dei protagonisti della sfida di ieri tra Juventus e Milan in Coppa Italia.
Marrone, voto 6,5: Mettetevi voi nei panni di un ragazzo a cui viene detto che oggi, al posto di un certo Andrea Pirlo, tocca a lui prendere in mano le redini del centrocampo. Inizia un po' timido, e bada di più a contenere gli avversari che a creare, poi con il passare dei minuti prende sicurezza e fa vedere alcune buone giocate e passaggi interessanti per i compagni. Sfinito, lascia il campo al maestro poco prima dei supplementari. Centrale nella difesa a tre o in mezzo al campo, di sicuro è l'uomo del futuro per Conte. Promettente.
Ambrosini, voto 6,5: Essere il capitano del Milan non è cosa da poco, lui dimostra ancora una volta di avere le qualità e il carisma per meritarsi quella fascia. Vecchietto in mezzo ai giovani con i suoi 36 anni e rotti, Ambro si carica sulle spalle il centrocampo quando vede che la pressione bianconera rischia di mandare in tilt i compagni. Si piazza davanti alla linea difensiva e fa scudo, bloccando più di un'azione e cercando di far ripartire la squadra. Vittima dei crampi, deve lasciare il campo poco prima dei supplementari. Anima.
Vucinic, voto 7: C'è poco da fare, quando il montenegrino decide di scendere in campo con le scarpette anziché in pantofole è davvero un signor giocatore. Entra al posto di Giovinco e fa subito capire di essere in palla con alcune ottime giocate per i compagni e cercando con insistenza l'azione da gol. Poi, proprio come un anno fa si fa trovare pronto durante i supplementari, nell'occasione che decide la sfida per i bianconeri. Della serie "ancora tu, ma non dovevamo vederci più?". Killer.
Mexes-Acerbi, voto 5: E pensare che questi due ragazzi dovrebbero essere rispettivamente il presente e il futuro della retroguardia rossonera. Il francese cerca in tutti i modi di andare sotto la doccia in anticipo, prima con un'entrataccia su Giovinco, poi con una carica al portiere assolutamente inutile. Dulcis in fundo, manca il pallone che manda in porta Vucinic. Il suo compagno di reparto non è da meno, visto che procura ingenuamente la punizione del pareggio bianconero, e che nel confronto con la Formica Atomica vede più volte i sorci verdi. Insomma, se loro due sono i pilastri su cui costruire la squadra, ci vorrà un architetto da premio Nobel. Giganti d'argilla.
Matri, voto 5: La sua partita sembra tutta un "vorrei, ma non posso." Il centravanti si impegna, si sbatte, lotta, ma a conti fatti non indovina mai la giocata giusta. Si mangia un gol quando Giovinco gli pennella sulla testa un pallone d'oro in piena area di rigore, appare sempre in ritardo o in anticipo nei movimenti rispetto alle idee dei compagni, e con stanchezza e nervosismo non fa che perdere di lucidità. L'anno scorso segnava gol pesanti, ed era stato decisivo per portare lo scudetto a Torino, adesso sembra veramente un corpo estraneo a questa squadra. Fuori dal coro.
El Shaarawy, voto 6,5: Un anno fa, era una promessa per un futuro lontano e non ben definito, oggi è una delle poche certezze di questo Milan in continuo rinnovamento. In attacco è l'uomo più pericoloso della squadra, non solo per il gol segnato, ma per il continuo movimento con cui tiene in apprensione la difesa bianconera. Quando poi lo vedi nella sua area, a chiudere su Lichtsteiner solo davanti al portiere, non puoi far altro che alzarti in piedi ed applaudirlo. Cala nel finale, quando gli avversari per fermarlo lo raddoppiano e i compagni non riescono più ad aiutarlo. Faraonico.
Bonucci, voto 6: Con questo ragazzo non sai proprio come comportarti, una volta vorresti stringergli la mano per la bravura, un attimo dopo vorresti mandarlo a quel paese senza rimpianti. Il centrale della difesa bianconera fa un'ottima partita in fase difensiva, annullando prima Pazzini e poi il suo sostituto Niang. Allo stesso tempo, però, è sempre lui che spesso da il là ai contropiedi rossoneri sbagliando l'appoggio con i centrocampisti, e che proprio a tempo scaduto regala una punizione al limite con un fallo piuttosto ingenuo. Il ragazzo è così, prendere o lasciare. Due facce.
Traoré, voto 6: Da assoluta meteora, a quasi eroe per una notte. Il centrocampista maliano, che doveva essere uno dei rinforzi a parametro zero dell'estate rossonera, finora aveva visto il campo solo una volta in campionato, e secondo molti ha già le valigie pronte. Nondimeno, Allegri decide di mandarlo in campo quando capitan Ambrosini alza bandiera bianca. Il ragazzo non si tira indietro, gioca discretamente durante i tempi supplementari, e ha addirittura sui piedi la palla del clamoroso pareggio. Peccato per lui che Storari gli neghi il gol che, forse, gli avrebbe permesso di lasciare un piccolo segno negli annali del Milan. Carneade.

martedì 20 novembre 2012

PAGELLARIO SERIE A: TREDICESIMA GIORNATA

Immagine tratta da it.wikipedia.org
Giornata di serie A estremamente allungata con il posticipo del lunedì, così anche il nostro pagellario arriva con un giorno di ritardo. Vediamo chi sono stati i migliori e i peggiori di questo tredicesimo turno di andata.
I MIGLIORI
Federico Marchetti: Vedendo le sue splendide parate in quel di Torino, qualcuno deve aver pensato che questo portiere abbia qualche stimolo particolare quando affronta la Juve. Già una volta, nel lontano 2007, Marchetti aveva giocato una gara splendida contro i bianconeri: si era in serie B, lui militava nell'Albinoleffe, e con i suoi interventi portò i suoi ad un incredibile 1-1. Poi sono arrivati il Cagliari, la Nazionale, e dopo un anno di inattività forzata è arrivata la Lazio, con cui sta cercando di tornare uno dei migliori portieri italiani, anche se la concorrenza non manca. Se i biancocelesti hanno strappato un punto da Torino lo devono anche a lui e alle sue parate, su tutte l'incredibile riflesso sulla deviazione ravvicinata di Quagliarella. Con un po' di continuità in più, anche l'azzurro potrebbe tornare realtà per lui. Voto 8.
Stephan El Shaarawy: Non è la prima volta che facciamo il suo nome nella nostra rubrica, a volte pensiamo quasi di essere ripetitivi, ma diteci voi come si fa a non mettere questo ragazzo stabilmente tra i top viste le sue prestazioni e i suoi numeri. Dopo un inizio in sordina, il piccolo Faraone si è letteralmente trasformato in uomo-simbolo e baluardo di questo Milan in piena rifondazione e in cerca di una nuova identità. Al di là della doppietta di sabato sera a Napoli, colpiscono la grinta e la determinazione con cui ha giocato dopo il doppio vantaggio dei partenopei, guidando di fatto i compagni al pareggio. Con dieci reti già all'attivo, è primo nella classifica marcatori pur non essendo una vera prima punta, e viaggia ad una media gol addirittura migliore di quella di un certo Ibrahimovic. Dopo Massaro, forse il Milan ha trovato il nuovo Provvidenza. Voto 8,5.
Vincenzo Montella: Nelle scorse settimane abbiamo più volte elogiato vari giocatori della Fiorentina, questa volta ci sentiamo di rivolgere il nostro applauso al suo splendido condottiero. L'ex Aeroplanino si sta dimostrando davvero un ottimo tecnico, che ama far giocare alle sue squadre un gioco aggressivo e molto tecnico, oltre che vincente. Dopo Catania, ora anche a Firenze Montella sta facendo cose egregie: con l'Atalanta è arrivata la quinta vittoria consecutiva per la sua Viola, che ora è nelle zone alte della classifica e potrebbe iniziare a sognare in grande. Certo, gli interpreti sono di alto livello, e ancora più bravi sono stati gli operatori di mercato che li hanno portati in Toscana, ma neanche l'orchestra migliore suona grandi sinfonie senza un degno direttore d'orchestra. E Vincenzo sta davvero dimostrando di esserlo. Voto 9.
Marco Sau: Il Cagliari ha sempre amato creare i suoi campioni in casa, come dimostra il vivaio composto esclusivamente da ragazzi sardi. Dopo aver fatto bene prima in Lega Pro a Foggia e poi in serie B nella Juve Stabia, questo giovane attaccante è tornato a casa con grandissime aspettative da parte di tutto l'ambiente. L'inizio è stato un po' altalenante, visto anche il cammino accidentato del Cagliari, ma con l'arrivo della coppia Pulga-Lopez tutta la squadra si è trasformata, e anche Sau ha iniziato a far vedere i suoi numeri migliori. A San Siro contro l'Inter ha realizzato una doppietta da vero attaccante, consentendo ai sardi di tornare a casa con un punto più che meritato, al di là delle polemiche. Tantissimi, non solo in Sardegna, vedono in lui un futuro campione, sarà la storia a dirci se avranno avuto ragione. Voto 8.
I PEGGIORI
Christian Abbiati: Se un giovane come El Shaarawy è una delle sorprese più liete in casa Milan, è uno dei "vecchi" e più esperti a rappresentare una delusione in questa stagione. Dopo alcuni anni di alto livello, il portiere rossonero sta collezionando più incertezze che parate di alto livello, e questo è un problema per i suoi visto quanto sia delicato il suo ruolo nell'economia di una partita. A Napoli si è letteralmente addormentato sul tiro di Inler, per nulla irresistibile, e poi è intervenuto goffamente nel raddoppio a Insigne, lasciandosi passare il pallone tra le gambe. Anche Galliani, che è sempre stato un suo grande estimatore, l'ha mandato a quel paese dalla tribuna senza mezzi termini. Per tornare in alto, il Milan ha bisogno di tornare solido in fase difensiva, e di ritrovare il vero Abbiati, non la brutta copia che si è vista fino ad ora. Voto 4,5.
Massimo Donati: Sulla disastrosa partita dei rosanero a Bologna pesa senza dubbio la pessima giornata di uno dei giocatori più tecnici della squadra siciliana, che per una volta fa la differenza in negativo per i suoi. Reinventato da Gasperini in questo nuovo ruolo di centrale nella difesa a 3, l'esperto centrocampista aveva già dimostrato di non essere del tutto a suo agio in questa nuova posizione, anche se le ultime partite erano sembrate confortanti. Con il Bologna invece ha fatto solo danni: marcatura blanda su Gilardino che si inventa il primo gol, fallo di mano inspiegabile che causa il rigore del raddoppio, retropassaggio lento che costringe Ujkani al fallo da rigore e all'espulsione. A quel punto, forse impietosito, Gasperini lo toglie dal campo e gli risparmia ulteriori disastri. Davvero un pesce fuor d'acqua. Voto 4.
Ante Vukusic: Quest'estate, quando ancora giocava nell'Hajduk Spalato, si era presentato al calcio italiano con giocate interessanti e un gol a San Siro contro l'Inter. A Pescara hanno subito puntato su di lui per cercare di rinforzare un attacco orfano di Insigne, Immobile e Sansovini e centrare una difficile salvezza, ma finora le prestazioni del giovane croato non sono state all'altezza delle premesse. La sua partita a Siena è stato lo specchio perfetto della squadra di Stroppa: molle, svogliata, quasi mai pericolosa e concreta. Non si è visto praticamente mai, l'unica fiammata gli ha consentito di procurarsi un rigore, ma ha sciupato tutto calciando debolmente e facendosi parare il tiro da Pegolo. Rischia di essere una delle tante, troppe scommesse perse del Pescara di questa stagione. Voto 4,5.
Cesare Bovo: Ma che fine ha fatto il bel difensore che, appena un paio di anni fa, giocava con grande sicurezza e precisione a Palermo e si era addirittura conquistato la convocazione in azzurro con Prandelli? E' vero che per via degli infortuni ha visto più volte la tribuna che il campo da gioco, ma questo non può giustificare le prestazioni sempre meno convincenti di questo giocatore con la maglia del Genoa. Impiegato sempre meno e spesso contestato dai suoi tifosi per il suo scarso rendimento, Bovo probabilmente si è giocato la permanenza nella città ligure dopo il derby contro la Sampdoria di domenica sera; il suo goffo autogol ha rappresentato il momento più basso di un pessimo primo tempo, che lo ha visto spesso in affanno. Del Neri lo lascia negli spogliatoi durante l'intervallo, e difficilmente lo rimetterà in campo nelle prossime partite dopo una prestazione del genere. Voto 4.

giovedì 15 novembre 2012

CONSIDERAZIONI AZZURRE

Immagine tratta da calcio.excite.it
A voler guardare il bicchiere mezzo vuoto, è sufficiente dare un'occhiata ai numeri: quinta sconfitta consecutiva in partite amichevoli per l'Italia di Prandelli (terza consecutiva in casa), ed ennesima sfida casalinga senza vittorie contro la Francia, l'acerrima rivale che non battiamo tra le mura amiche da 50 anni (2-1 nel 1962, doppietta di Altafini). Difesa azzurra non perfetta, che ha subito gol in 11 delle 14 partite disputate in questo 2012, compresi gli Europei di giugno, segno che forse qualcosa va rivisto. Mancavano pedine importanti come Ogbonna e il ritrovato Ranocchia, il trio juventino Barzagli-Bonucci-Chiellini convince a tratti, i terzini sembrano il vero punto debole di questa retroguardia a 4 (forse si potrebbe ritentare la carta della difesa a 3 che tanto va di moda in questa serie A). L'attacco ha l'unica pecca di non riuscire a concretizzare al massimo le tante occasioni create, l'ultima amichevole con più di un gol segnato risale a un anno fa (Polonia-Italia del 2011, 0-2).
Detto questo, non possiamo fare a meno di ricordare che si tratta sempre di amichevoli, anche se di prestigio, e che nelle partite "importanti" l'Italia di Prandelli ha perso una sola volta, nella disgraziata finale degli Europei contro la Spagna, ottenendo 14 vittorie e 6 pareggi tra Qualificazioni agli Europei 2012, Europei e Qualificazioni ai Mondiali 2014. Il gioco tanto voluto dal c.t. continua a vedersi, la squadra azzurra è uscita battuta ma non ridimensionata da questa sfida, e anzi avrebbe meritato di ottenere almeno un pari viste le due traverse colpite e le occasioni create durante la partita. Soprattutto, questa squadra sta mettendo in mostra tanti giocatori giovani e di grande prospettiva, che fino a qualche anno fa avrebbero trovato spazio solo nell'Under 21. Verratti, alla prima da titolare in azzurro, ha fatto vedere buone cose nel primo tempo e ha denotato una grande personalità; deve migliorare ancora, è innegabile, ma ad appena vent'anni ha già i numeri per diventare un degno sostituto di Pirlo. Balotelli ed El Shaarawy si sono mossi bene insieme, il primo ha dimostrato di essere una punta completa che merita forse più spazio da titolare, il secondo ha timbrato la prima rete in maglia azzurra, brillando forse meno delle recenti gare con il Milan ma confermando i suoi numeri. In porta, Sirigu sta maturando in una squadra importante come il Paris Saint Germain, e un palcoscenico illustre come la Champions League servirà molto al ragazzo per confermarsi il primo sostituto del capitano Buffon, e il futuro titolare tra i pali azzurri.
In sintesi: basta con questi commenti da disfattisti, perdere una partita non fa mai piacere, figurarsi contro la Francia, ma non c'era nessuna posta in palio, e tutti sanno che l'Italia è una squadra che in amichevole si concede delle pause, ma quando inizia una competizione gioca sempre e solo per vincere. Lasciamo lavorare Prandelli, che in due anni ha già costruito un'identità di gioco e cerca sempre di ottenere il meglio dai ragazzi pur avendoli a disposizione solo per pochi giorni, visti i tantissimi impegni nei club. Se riesce a formare un gruppo completo, con la sua stessa visione del calcio e con la giusta convinzione tecnica e mentale, moduli e uomini diventeranno un problema secondario.
P.S. Tra le note negative ho dimenticato di segnalare i fischi contro l'inno francese, cancellati per fortuna dai numerosi applausi del resto del pubblico. Vogliamo smetterla una volta per tutte con questi comportamenti antisportivi e odiosi, che non hanno nulla a che fare con lo sport serio e con la vera rivalità?

venerdì 28 settembre 2012

PAGELLARIO SERIE A: QUINTA GIORNATA

Immagine tratta da superscommesse.it
Turno infrasettimanale per il campionato, e anche per la nostra rubrica che sceglie i migliori e i peggiori in campo. Vediamo chi abbiamo selezionato per questa giornata.
I MIGLIORI
Vladimir Weiss Jr: Avevamo imparato a conoscerlo già un paio di anni fa, quando con i suoi connazionali della Slovacchia ci buttava fuori dal Mondiale del 2010; allenatore di quella squadra era suo padre, ma guai a dargli del raccomandato, perché ad appena vent'anni il giovane centrocampista faceva vedere numeri molto interessanti. Del resto, Weiss ha già alle spalle alcune esperienze importanti in giro per l'Europa nonostante la giovane età: acquistato giovanissimo nel Manchester City, ha giocato in Inghilterra, Scozia (con i Rangers di Glasgow) e Spagna (nell'Espanyol). Acquistato con uno sforzo importante dal Pescara, non aveva convinto tutti fino ad esso, tanto da andare in panchina nelle ultime gare. Contro il Palermo, però, è arrivato il suo momento di gloria: con il suo gol, infatti, il giovane slovacco ha regalato la prima vittoria del torneo agli abruzzesi, e forse si è riguadagnato la fiducia di mister e compagni. Di sicuro, può essere un valore aggiunto nella corsa alla salvezza del Pescara. Voto 7.
Edinson Cavani: Se a Napoli nessuno sembra rimpiangere l'addio dell'amatissimo Lavezzi è soprattutto per merito del bomber uruguaiano, che continua a segnare con medie impressionanti e si dimostra uno dei migliori talenti del nostro campionato. Nello scontro diretto con la Lazio, rivale per la corsa Champions e primo vero ostacolo verso lo scudetto, Cavani ha dato spettacolo con una tripletta, mostrando tutte le sue doti di bomber tecnico, potente e al tempo stesso spietato sotto porta. Con le reti di mercoledì ha superato due mostri sacri come Cané e Vinicio tra i bomber azzurri di sempre, salendo a 72 gol in poco più di due anni sotto il Vesuvio. Il tutto nonostante un lavoro di continuo e sfiancante pressing a tutto campo sugli avversari, il che dimostra le sue eccellenti doti fisiche. Meriterebbe una piccola tirata d'orecchi per il rigore sprecato, ma dopo una prestazione del genere chi avrebbe il coraggio di rimproverarlo per questo? Voto 8,5.
Stephan El Shaarawy: La maledizione di San Siro è finalmente sfatata, e il merito è del giovane attaccante rossonero, che ha messo a segno la sua prima doppietta in Serie A. Un segnale di continuità importante per il ragazzo, che già aveva messo a segno un gol (poi inutile) qualche giorno prima a Udine, e che si candida a un posto da titolare fisso, nonostante la concorrenza dei rientranti Robinho e Pato. Con la partenza di un uomo importante come Ibrahimovic, la società non ha mai fatto mistero di puntare su di lui come uno dei migliori giovani di prospettiva della formazione milanista. Dopo un inizio un po' timido, Stephan sta rispondendo presente con grinta e prestazioni sempre più convincenti, oltre a una rinnovata efficacia sotto porta. Contro il Cagliari ha dimostrato tutte le sue doti di realizzatore, sfruttando nel modo migliore gli assist dei suoi compagni e sfiorando addirittura la tripletta con una clamorosa traversa. Il Faraone è tornato, e il Milan potrebbe aver trovato l'uomo giusto per risalire la china. Voto 8.
Francesco Totti: Nella Roma dei tanti giovani di prospettiva, lui sembra tornato un ragazzino per la voglia e la grinta con cui insegue ogni pallone e partecipa alla manovra. A vederlo giocare, non si direbbe proprio che ha appena compiuto 36 anni e che alle spalle ha 21 stagioni, 505 partite e 216 gol in Serie A. Nonostante il passare degli anni e i sempre più frequenti acciacchi che hanno limitato le sue ultime stagioni, Francesco non ha nessuna intenzione di lasciare il calcio e la sua Roma, e lo dimostra in ogni partita con le sue giocate e con la sua classe, che rimane cristallina. Contro la Sampdoria ha giocato un'altro match di altissimo livello, coronando la sua prestazione con il gol che gli ha permesso di raggiungere Meazza e Altafini al terzo posto della classifica marcatori di tutti i tempi del nostro campionato. Peccato che la squadra non sia riuscita a portare a casa la vittoria alla fine, ma adesso arriva la Juve, una formazione contro cui Totti ha disputato ottime partite: i bianconeri sono avvisati. Voto 7.
I PEGGIORI
Andrea Pirlo: Alzi la mano chi, appena un paio di mesi fa, si sarebbe sognato di dire qualcosa contro il centrocampista juventino, che stava disputando una delle migliori stagioni della sua carriera e molti volevano in lotta per il Pallone d'Oro. L'arrivo alla Juventus aveva ridato linfa alla carriera di Pirlo, scaricato con troppa fretta dal Milan perché considerato vecchio e ormai pronto alla pensione e deciso perciò a prendersi la rivincita. La sua prima annata a Torino è stata fantastica, sotto la sua guida è arrivato uno scudetto a lungo atteso e sognato, e l'Europeo estivo ha confermato la grandissima qualità e classe del giocatore. Poi, con l'inizio del nuovo anno, qualcosa è accaduto a Pirlo, che sembra aver perso un po' di smalto e brillantezza, e non basta parlare della costante marcatura a uomo su di lui per giustificare questo calo. E' probabile che un calendario così fitto non abbia giovato al suo rendimento, e che forse avrebbe bisogno di un minutaggio diverso per rendere al meglio. Di sicuro, contro la Fiorentina si è visto un giocatore spento, a tratti quasi assente, e senza di lui la Juve non ha girato a dovere. Conte e Carrera devono fare di tutto per ridargli energia e lucidità, perché senza il miglior Pirlo non si va da nessuna parte. Voto 5.
Mariano Andujar: Se il Catania ha portato a casa tre punti contro l'Atalanta, il merito non è sicuramente del suo portiere argentino, che ha anzi rischiato di diventare il protagonista in negativo della sfida. Tornato in Sicilia dopo il clamoroso addio dello scorso gennaio, quando era stato messo fuori rosa e rispedito in Argentina fino a giugno per dissidi con la società, il portiere si è riguadagnato un posto da titolare e la fiducia del tecnico Maran con le sue prestazioni. Contro l'Atalanta, però, ha rischiato di perdere nuovamente tutta la stima che si era appena riguadagnato con un errore grossolano, sciagurato: al momento di rinviare, ha letteralmente passato il pallone a Moralez, che ha ringraziato e ha segnato il gol del vantaggio bergamasco. Una papera colossale, resa meno grave solo dai gol di Spolli e Barrientos, che hanno ribaltato il punteggio finale e probabilmente sono valsi ai due argentini una bella cena gratis, offerta ovviamente dallo sciagurato Andujar. Voto 4,5.
Michael Ciani: Al suo arrivo a Roma si è presentato dicendo di voler diventare il nuovo Thuram, e appena prima di lasciare il suo Bordeaux aveva disputato un ottimo match contro il PSG di Ancelotti, annullando in quell'occasione un certo Ibrahimovic. La Lazio ha puntato molto su questo esperto difensore francese per puntellare ulteriormente la sua retroguardia, ma purtroppo le prime gare non sono state all'attesa delle premesse. Con lui in campo, due sconfitte consecutive in campionato per i biancocelesti, e se non gli si può imputare molto nello 0-1 casalingo contro il Genoa, ben altro discorso merita la sua prestazione a Napoli. Protagonista sfortunato del vantaggio azzurro con la deviazione sul tiro di Cavani, non si è più ripreso e ha continuato a commettere errori, fino al goffo e inutile fallo da rigore su Insigne. Una partitaccia per Ciani, che sembra ancora lontanissimo dal poter essere il nuovo Thuram. Voto 4.
Maarten Stekelenburg: Che i portieri non abbiano mai vita facile nelle squadre di Zeman è ormai una storia nota, ma in questo caso è difficile dare colpe al boemo. L'errore dell'estremo difensore olandese nella sfida interna contro la Sampdoria è da insufficienza piena, perché rovina la prestazione di tutta la squadra e la priva di una vittoria che sembrava ormai alla portata, con l'avversario in dieci che non sembrava in grado di rendersi pericoloso. Solo due anni fa Stekelenburg era considerato uno dei migliori portieri al Mondo, reduce dal secondo posto ai Mondiali con la sua Olanda e da un torneo ad altissimo livello. Dal suo arrivo in italia, però, l'olandese non ha mai convinto del tutto, e forse si spiega anche in questo modo l'arrivo a Roma del giovane argentino Goicoechea, che piace molto a Zeman e che adesso potrebbe avere una chance da titolare. Voto 4.

lunedì 27 agosto 2012

PAGELLARIO SERIE A: PRIMA GIORNATA

Immagine tratta da goal.com
Con il ritorno in campo delle squadre per l'inizio della Serie A 2012-13, e dopo il successo dei nostri "punti olimpici", inauguriamo questa nuova rubrica. In ogni giornata di campionato segnaliamo chi sono stati i protagonisti in positivo e in negativo delle partite che sono state disputate; non ci limiteremo solo ai giocatori, prenderemo in considerazione anche allenatori, arbitri, guardalinee, giudici di porta e tifosi. Cominciamo allora con questa prima giornata.
I MIGLIORI
Stevan Jovetic: E' sua la prima doppietta di questo campionato, ed è suo il merito se la Fiorentina inaugura la stagione con una vittoria. JoJo è il giocatore di maggior talento della squadra viola, e forse uno dei pochi campioni veri che sono rimasti nella Serie A italiana. E' un vero leader, non si arrende mai e anche quando i compagni non lo assistono a dovere lui riesce comunque a creare grattacapi alla difesa avversaria. Contro l'Udinese segna in due modi completamente diversi: sul primo gol deve ringraziare la sorte, per la deviazione che rende imparabile il suo tiro; il secondo, invece, è solo merito della sua classe, che gli permette di essere freddo e preciso con il suo sinistro in pieno recupero. Un esordio davvero con il botto. Voto 7,5.
I giudici di porta: Sono la grande novità di questa stagione, dopo le polemiche feroci dello scorso anni per quel gol di Muntari clamorosamente sfuggito al guardalinee e i numerosi casi simili del passato. Il loro debutto non poteva essere più positivo, visto che già nella seconda partita in programma, Juventus-Parma, dimostrano la loro utilità. Nel primo tempo, è il primo giudice Russo a segnalare all'arbitro il fallo da rigore del portiere Mirante su Lichtsteiner, senza avere ovviamente colpe sul fuorigioco di inizio azione. Nella ripresa, il vero capolavoro lo fa Ciampi, che si prende una grande responsabilità concedendo il gol a Pirlo dopo che il pallone, secondo lui, ha varcato la linea di porta sulla parata di Mirante. Un episodio visto benissimo in tempo reale, mentre con la moviola ci sono voluti mille replay per chiarirne la dinamica. Una bella risposta a Platini che non li ritiene indispensabili. Voto 8.
Pablo Daniel Osvaldo: L'esultanza gli era rimasta in gola, non aveva dimenticato quella prodezza che gli avevano annullato contro il Lecce per gioco pericoloso, e aveva una gran voglia di rifarsi. Ieri sera il bomber della Roma ha fatto vedere che ha una voglia matta di segnare, e magari di riconquistare la maglia della Nazionale azzurra, già vestita un paio di volte lo scorso anno. Un'ottima prestazione, sempre alla ricerca del gol, sfiorato con un colpo di testa che ha colpito il palo e infine realizzato con una spettacolare sforbiciata, al volo su un pallone spiovente. Un gesto atletico sensazionale, una prodezza a cui Daniel non è nuovo: nel 2008, ad appena ventidue anni, fu proprio lui a mandare la Fiorentina in Champions League con uno splendido gol in rovesciata. Con il suo primo maestro Zeman alla guida, Osvaldo ha tutta l'intenzione di segnare e continuare a stupire con le sue giocate. Voto 7.
Marek Hamsik: E' stato uno dei primi a firmare il prolungamento di contratto con la maglia del Napoli, senza troppi tentennamenti, e con la partenza di Lavezzi e Gargano quanto sia importante il suo ruolo all'interno dello spogliatoio partenopeo. "Marechiaro", come lo chiamano affettuosamente i suoi tifosi, si è adattato perfettamente al nuovo ruolo che gli ha dato Mazzarri, arretrando la sua posizione da trequartista a mezzala e illuminando così il gioco delle due punte del Napoli. Ieri ha disputato una gran gara, ha segnato il gol che l'ha sbloccata a fine primo tempo, e nella ripresa ha mandato in porta il compagno Maggio per il raddoppio. Padrone del centrocampo azzurro, sa di essere con Cavani la stella della squadra e l'uomo che più di tutti può riportarla lì, in quella straordinaria competizione che è la Champions League, e magari chissà, anche in vetta alla classifica di Serie A...Voto 7,5.
I PEGGIORI
Stephan El Shaarawy: Vista la diaspora di talenti e soprattutto di attaccanti dalla corte di Allegri, con le partenze recenti di Ibrahimovic e Cassano, e stante l'assenza di Pato, è lui una delle speranze rossonere in vista di questa stagione di ricostruzione. L'allenatore gli ha dato fiducia fin dallo scorso campionato, e nella prima di quest'anno contro la Sampdoria l'ha inserito tra i titolari, confidando nelle sue giocate e, perché no, nel suo passato genoano, sperando che l'aria di derby lo stimolasse ulteriormente. Invece il Faraone ha nettamente steccato l'esordio, disputando una partita decisamente impalpabile e al di sotto delle sue possibilità. Avulso dal gioco, quasi mai pericoloso e incisivo, ha lasciato il campo a inizio ripresa al neo arrivato Pazzini. Peccato per lui, ma ha solo vent'anni, e la stagione è ancora molto lunga. Voto 5.
Davide Astori: Saranno state le voci di mercato, che lo danno continuamente in partenza dalla Sardegna verso la Russia, anche se lui dice di voler rimanere. Sarà stato il peso della fascia da capitano, che ieri era sul suo braccio per l'assenza di Daniele Conti, squalificato. Qualunque sia stata la vera ragione, quella di ieri è stata davvero una brutta serata per il centrale difensivo dei gialloblù, autore di una prova decisamente sottotono contro il Genoa. Nel primo tempo trattiene Jankovic e insieme al portiere Agazzi provoca il rigore che poi Jorquera calcia sul fondo, nella ripresa fa anche peggio scivolando sul gol del vantaggio di Merkel e bucando l'anticipo sul raddoppio di Immobile. Una serataccia per Astori, che per fortuna è abituato a sbagliare solo un paio di gare all'anno, per cui i sardi sperano che dalla prossima tornerà il baluardo di sempre. Voto 4,5.
La difesa del Palermo: E' cambiato l'allenatore, Sannino ha preso il posto di Mutti, ma la squadra siciliana non comincia nel modo migliore nemmeno questa stagione, superata nettamente in casa dal Napoli. A non convincere è soprattutto la difesa, schierata a tre per l'occasione, che si è dimostrata tutt'altro che imperforabile. Cetto, ceduto già durante la scorsa stagione, non ha convinto nel suo ritorno alla base, anche se è stato il migliore dei tre e ha anche sfiorato il gol. Von Bergen ha l'attenuante di essere arrivato da poco e di non conoscere ancora i movimenti del nuovo modulo, anche se ieri si è fatto saltare spesso come un birillo. Munoz è il vero mistero della squadra, sempre titolare per mancanza di alternative nonostante continui a commettere errori su errori, come ieri quando si è reso protagonista in negativo in tutti i gol del Napoli. Occorrono rinforzi, perché così non si va da nessuna parte. Voto 4,5.
I guardalinee: Se l'esordio dei giudici di porta si è rivelato più che positivo, non possiamo dire altrettanto degli assistenti di linea, che cominciano la stagione con alcuni errori piuttosto grossolani. Nell'anticipo di sabato sera, come detto, il rigore assegnato alla Juve nasce da un netto fuorigioco di Lichtsteiner, non rilevato dal guardalinee Petrella nonostante lo svizzero sia chiaramente davanti a tutti sul tocco di Vucinic. Per fortuna Vidal fallisce il penalty, risparmiando un po' di critiche all'assistente, ma l'errore rimane. Poi, ieri sera all'Olimpico, ecco un'altra sbavatura da parte di un guardalinee, questa volta è Viazzi il colpevole: sul tiro di Almiron deviato da Castan, Marchese realizza la rete del vantaggio del Catania in netto fuorigioco. La deviazione del difensore della Roma è involontaria, non rimette di certo in gioco l'avversario, quindi il gol andava annullato. Dubbi anche sulla seconda rete catanese, perché Gomez è in posizione regolare, ma Lodi che lo lancia sembra in offside, e stavolta l'errore sarebbe dell'altro guardalinee Liberti. Insomma, giudici promossi a pieni voti, guardalinee rimandati e da rivedere. Voto 5.