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domenica 26 gennaio 2014

Occasione sprecata!

Immagine tratta da firenzeviola.it
Dopo il pareggio del Napoli di ieri sera contro il Chievo, la Fiorentina ha l'opprtunità di arrivare a -1 dai partenopei. Tanti però gli assenti: Rossi, Gomez, Tomovic, Gonzalo squalificato ed ultimo, ma non meno importante, Borja Valero: lo stesso Montella ha dichiarato alla vigilia della sfida che lo spagnolo è "la logica" della squadra e che è difficilmente sostituibile. Nonostante questo, la Viola gioca bene, dando spettacolo. La partita però si sblocca su uno dei tanti errori dell'arbitro Tommasi: rigore su fallo di Neto ai danni di Antonelli, che in realtà simula; Gilardino trasforma, ma non esulta per rispetto nei confronti della sua ex squadra. Tempo 4 minuti e c'è un altro episodio da rigore, stavolta corretto e per la squadra di Montella; Aquilani non delude. Da quel momento esplode il match ed arrivano altri due goal, uno per parte; qualche dubbio sulla posizione di Antonini al momento del passaggio di Matuzalem sull'azione del 2-1 genoano. Si va quindi negli spogliatoi. Al rientro continua l'intensità del primo tempo, con occasioni da ambo le parti. Passano 11 minuti ed Aquilani trova la sua prima tripletta in Serie A, ma non basta: De Maio fissa il risultato sul 3-3 infilandosi sul secondo palo, dopo un'indecisione in uscita di Neto. Nel finale spazio anche per Anderson, che fa il suo esordio in maglia Viola. Fiorentina che quindi rimane a -3 dal Napoli e dalla zona Champions.


|| Pagellino ||

Aquilani: è la sua serata e ne aveva bisogno dopo una prima parte di stagione non ottimale; tripletta, quantità e qualità, tutto ciò che ci si aspetterebbe da uno come lui... Ogni volta... Voto: 9

Antonini: è dappertutto. Trova anche il goal (dubbio), che dedica alla moglie; pecca forse un po' in fase difensiva quando Cuadrado viene spostato dalla sua parte, ma la sua prova è decisamente positiva. Voto: 7.5

Ambrosini: lotta su ogni pallone, procurando anche quello del 2-2 di Aquilani; ingaggia un duello con Matuzalem, ampiamente vinto. Esce sfinito al 55'. Voto: 7

Neto: perde sicurezza man mano che la partita va avanti. Colpevole soprattutto di non essere uscito sul goal del 3-3. Voto: 5

De Ceglie: schierato in un ruolo non suo, che ha interpretato solamente quando si trovava nella primavera della Juve. E si vede. Voto: 5

Matuzalem: messo in grande difficoltà da Ambrosini, compie diversi errori, fra cui spicca quello sul goal del 3-2 di Aquilani. Mezzo voto in più per il rimpallo, bisogna però dire fortunoso, che funge da assist per il goal di Antonini. Voto: 4.5

lunedì 2 dicembre 2013

DA "DESAPARECIDO" A "RE LEONE"

Immagine tratta da sport.sky.it
Come ritrovarsi in casa un giocatore indesiderato, non richiesto e fuori forma, e scoprire dopo un paio di mesi di avere un estremo bisogno di lui. Ciò che sta accadendo in casa juventina con il centravanti Llorente è proprio questo: ignorato nei primi mesi di campionato, ora è decisamente lui il colpo del mercato bianconero, il giocatore giusto per tutte le esigenze e in tutte le partite. Un'evoluzione incredibile e per molti inattesa, quella del bomber basco, non se si guarda l'idea di gioco impostata da Conte e qualche episodio analogo del recente passato dei campioni d'Italia. 
Fin dalla sua prima stagione sulla panchina della Juve, infatti, il tecnico salentino ha sempre puntato su un attaccante di peso e di sostanza, magari non fenomenale sotto porta ma in grado con il suo fisico e le sue caratteristiche di dare profondità, far salire la squadra, e magari buttarla dentro con qualche giocata "sporca", stilisticamente non perfetta ma molto più efficace di dribbling e colpi di fantasia. Matri era l'esempio perfetto del centravanti voluto da Conte, che non a caso ha preso piuttosto male la sua cessione nell'estate, soprattutto per l'abnegazione e l'utilità che il ragazzo ha sempre dimostrato di possedere all'interno del gruppo, a prescindere dalle sue medie realizzative non sfavillanti. Titolare fisso nel primo scudetto della rinascita juventina, Matri si è poi dovuto giocare il posto giocatori simili a lui per stile di gioco e caratteristiche, come Quagliiarella e soprattutto Borriello, voluto proprio da Conte per dare una mano nelle fasi cruciali della corsa al titolo. Anche l'anno successivo, dopo una prima fase di stagione con il duo Vucinic-Giovinco titolare, la vera svolta tattica bianconera è arrivata con il reinserimento di Matri, che ha dato peso ad un attacco altrimenti fantasioso ma troppo leggero e, a tratti, inconcludente contro difese veloci e brave a non scoprirsi.
Llorente nel suo gioco è certamente simile a Matri per fisico e caratteristiche, ma con qualche netta differenza, di stazza ma soprattutto di tecnica. Lo spagnolo è più robusto, 10 centimetri e altrettanti chili in più dell'attaccante oggi al Milan, e unisce a questi vantaggi una capacità migliore di tenere il pallone, fare sponde veloci per i compagni e farsi trovare pronto sotto porta nei momenti importanti. E' anche più giovane di un anno, il che non guasta mai se si pensa in chiave futura, e conosce bene il palcoscenico europeo e internazionale, avendo disputato tre edizioni consecutive dell'Europa League con l'Athletic Bilbao (con tanto di finale persa nel 2012), ed essendosi aggiudicato con la Nazionale spagnola il titolo Mondiale nel 2010 ed Europeo nel 2012, pur giocando molto poco. Non è un fenomeno, ben inteso, ma conosce bene il ruolo del centravanti vecchia maniera, fisico e opportunista, e sa sfruttare bene le sue occasioni. Arrivato a costo zero perché in scadenza di contratto, a inizio stagione ha dovuto ambientarsi con il campionato italiano, e soprattutto ritrovare la forma migliore, visto che nella scorsa stagione aveva giocato poco per via del suo desiderio di lasciare il club basco per approdare alla Juventus. Superata la diffidenza iniziale dell'ambiente e di Conte, che non sembrava riuscire a trovargli posto nel suo attacco, si è giocato bene la sua prima chance da titolare, segnando la rete decisiva contro il Verona, e anche in Champions si è fatto notare quando ha realizzato due reti agli spagnoli del Real Madrid, una al Bernabeu ed una a Torino. Da quasi due mesi il posto accanto a Tevez è suo, senza più discussioni, e nelle ultime tre partite con il Napoli, a Livorno e in casa con l'Udinese ha segnato le reti decisive per sbloccare e successivamente vincere i match e consentire ai bianconeri di allungare in vetta al campionato.
Una bella rivincita per lui e un grosso smacco per i tanti critici che l'avevano definito inutile, fuori luogo, inadatto al nostro calcio, sopravvalutato. La sua sembrava in effetti la fotocopia delle esperienze di altri attaccanti arrivati alla Juve con buone aspettative, non come obiettivi di mercato dichiarati, e rivelatisi con il passare del tempo un flop di cui liberarsi in fretta. Se Borriello, nel 2012, si era gradualmente fatto apprezzare con un paio di gol importanti, anche se non sufficienti a garantirgli la permanenza in bianconero, la scorsa stagione le esperienze di Bendtner (nove partite pressoché anonime) e del suo sostituto Anelka (due scampoli di gara senza lasciare il segno) avevano deluso non poco le aspettativa di tecnico e dirigenza. E dire che Llorente era dato sul piede di partenza già prima dell'inizio del campionato, sponda Barcellona, e che dopo il primo mese in cui non aveva quasi messo piede in campo i giornali spagnolo lo davano per "desaparecido", dimenticato chissà dove da Conte e dal suo staff...
Ora il nuovo "Re Leone", come viene chiamato dai tifosi per la lunga chioma castana e la barba (non ce ne voglia il grande Batistuta, proprietario ad honorem di questo titolo...), è praticamente insostituibile, la sua utilità in campo è sotto gli occhi di tutti, e lo stesso Conte lo elogia e sembra disposto a tutto pur di non privarsi di lui, anche ad esentarlo dal turnover. Da "desaparecido" ad eroe e potenziale colpo di mercato, il passo per Llorente è stato davvero breve.

sabato 31 agosto 2013

MILAN REVOLUTION

Immagine tratta da corrieredellasera.it
Solo tre giorni fa tutta San Siro esultava per i suoi due gol che hanno dato un enorme contributo alla conquista dei gironi di Champions League 2013-14 per il Milan. Ieri invece lo abbiamo ritrovato a Gelsenkirchen, intento a presentarsi ai suoi nuovi tifosi con la maglia dello Schalke 04, che lo ha appena prelevato dall'Italia per 10 milioni di euro. Kevin-Prince Boateng saluta, un po' a sorpresa, la serie A per approdare nella Bundesliga tedesca, e vivacizza così il mercato del Milan, che fino ad ora non aveva brillato sul fronte degli acquisti, ma non aveva neanche ripetuto le cessioni eclatanti della scorsa estate. Una mossa, come detto, che spiazza tutti i tifosi rossoneri e tanti appassionati di calcio, perché apre nuovi scenari per questi ultimissimi giorni di trattative, ma soprattutto perché a salutare la compagnia è proprio uno dei simboli del Milan che Allegri aveva ricostruito solo tre anni fa.
Se oggi Boateng è diventato un giocatore tanto richiesto e appetibile a livello mondiale, il merito va sicuramente al tecnico toscano, che è riuscito a trasformarlo in poco tempo in un'arma tattica fondamentale, e ad esaltare tutte le sue doti. Arrivato quasi per caso a Milano, grazie alla collaborazione con il Genoa di Preziosi, Prince in poco tempo è diventato una pedina sempre più importante nello scacchiere rossonero, con Allegri bravissimo a valorizzarlo nel ruolo di trequartista dietro le due punte. La sua esplosione ha consentito al Milan di rinunciare a un giocatore ritenuto fino ad allora incedibile come Ronaldinho, ed è stata la base per la vittoria del Campionato 2011 e per i nuovi sogni di gloria europea della compagine italiana. E' vero che negli ultimi tempi l'apporto di Boateng alla causa rossonera era un po' diminuito, anche a causa dei molti infortuni e del cambio di modulo che lo ha costretto di volta in volta ad arretrare fra i tre di centrocampo o ad allargarsi come esterno d'attacco. L'inizio di questa stagione però era stato più che promettente, con i due gol nella sfida decisiva al PSV che sono valsi la Champions (e relativo introito economico) al Milan, e soprattutto nel suo nuovo ruolo di esterno sembrava molto ben integrato con Balotelli ed El Shaarawy, quindi nulla faceva pensare ad una sua partenza. Soprattutto, non convince il modo in cui la dirigenza rossonera si sta muovendo sul mercato per rimpiazzare il prima possibile il vuoto lasciato dal ghanese di origine tedesca.
La prima mossa è stata l'acquisto di Alessandro Matri, un vecchio pallino del mister Allegri, ma il suo arrivo ha lasciato piuttosto perplessi, perché ricopre un ruolo completamente diverso da quello di Boateng. E' una prima punta di peso, e nel suo ruolo si troverà davanti la concorrenza spietata di Balotelli e Pazzini, che nella scorsa stagione hanno fatto più che bene quando chiamati in causa. Avere tre attaccanti fisici e da area di rigore in una squadra che si è abituata a giocare con un solo vero centravanti sembra poco logico, a meno che non si intenda cambiare nuovamente modulo e tornare al vecchio 4-3-1-2, marchio di fabbrica del tecnico toscano. In quel caso, però, anche adattando Balotelli a fare la seconda punta, la scelta ricadrebbe su uno tra El Shaarawy, Pazzini, Matri, Robinho e Niang. Sei giocatori diversi, anche per ricoprire tre ruoli in attacco, più che un vantaggio sembrano uno spreco. Poco convincente è anche la seconda mossa di Galliani, che sembra stia forzando la mano per arrivare subito al giapponese Honda, desiderio di questo mercato del Milan, ma contemporaneamente si è mosso con decisione per un clamoroso ritorno, quello di Kakà. Si è parlato di una soluzione temporanea: visto che il CSKA, squadra in cui gioca Honda, non vuole liberarlo prima di gennaio, il brasiliano sarebbe una sorta di rimpiazzo per questa prima parte di stagione, per poi lasciare nuovamente Milano, destinazione Stati Uniti, a inizio anno nuovo. Anche in questo caso, i dubbi sono prima di tutto di natura tattica, perché il livello tecnico di Kakà, o almeno del Kakà ammirato per molti anni a San Siro, è fuori discussione. Bisogna sempre ricordare, però, che il brasiliano viene da quattro anni complicati a Madrid, con gli infortuni a frenarlo all'inizio, e l'ostilità di Mourinho a relegarlo spesso in panchina in seguito. Ha 31 anni, cinque in più di Boateng, e soprattutto è meno duttile come ruoli, adattandosi a fatica a fare l'esterno d'attacco. Un suo arrivo lo costringerebbe a giocare in una posizione non sua, oppure obbligherebbe Allegri a cambiare nuovamente modulo, con tutte le difficoltà già citate prima. C'è anche il precedente poco fortunato del cavallo di ritorno Shevchenko, riapparso a Milano nel 2008-09 come l'ombra del campione ammirato in precedenza. Le premesse insomma non sono delle migliori. Anche Honda lascia molti dubbi, visto che il campionato russo è sicuramente inferiore come livello alla nostra Serie A, nonostante i milioni investiti di recente dai magnati sovietici. Inoltre, se il giapponese parteciperà alla fase a gironi di Champions con il CSKA diventerà inutilizzabile a torneo in corso in caso di passaggio al Milan, e questo toglierebbe un giocatore per le sfide decisive da febbraio in poi.
I dubbi sono tanti, e a meno che non ci sia dietro qualche piano segreto del mago del mercato Galliani si fa fatica davvero a star dietro ai ragionamenti del Milan. Verrebbe quasi da pensare che, anche alla luce dello sfogo di Allegri subito dopo il preliminare, qualcosa possa essersi incrinato tra il tecnico toscano e la dirigenza, e che le due parti non remino nella stessa direzione. Boateng, come detto, era uno dei punti di forza del primo Milan allegriano, una delle sue scommesse più azzeccate e vincenti. Cedere lui significa mandare via uno dei fedelissimi del mister, e smontare in maniera praticamente definitiva la squadra che solo due anni fa vinceva il suo diciottesimo titolo. Dei titolari di quel gruppo sono rimasti il portiere Abbiati, il difensore Abate, che a gennaio sembrava destinato a trasferirsi in Russia, e Robinho, anche lui in partenza da oltre un anno e sempre trattenuto, oltre alle riserve Bonera, Antonini, Amelia ed Emanuelson. L'ossatura portante di quella squadra, tra cessioni per questioni di budget e addii a tanti alfieri di lungo corso, anche il modulo è stato cambiato per fronteggiare le necessità tecniche della nuova rosa messa in mano ad Allegri. Il Milan appare in continua evoluzione, e nonostante tutti gli sforzi è molto lontano dalla squadra forte e temibile ammirata appena due anni fa. Difesa e centrocampo sembrano decisamente più deboli, la coppia Zapata-Mexes alterna buone prestazioni a momenti di preoccupante blackout, in mezzo il solo Poli non basta a rinforzare una mediana con tanti giocatori di corsa e poca qualità. Forse è lì squadra che bisognerebbe provvedere sul mercato, anziché pensare al reparto avanzato. Attacco a parte, si ha ancora la sensazione di una squadra incompleta, in cerca di una identità precisa e soggetta a nuove possibili variazioni a stagione in corso. Il primo obiettivo, la qualificazione al girone di Champions, è stato raggiunto, ma in compenso il campionato è partito con il piede sbagliato, e vista la concorrenza ripetere la miracolosa rimonta con terzo posto finale dello scorso anno sarà sempre più difficile senza rinforzi adeguati. A meno che non si decida, come l'anno scorso, di affidarsi temporaneamente all'abilità tattica e alle scelte vincenti di Allegri, almeno fino a gennaio, quando San Adriano (Galliani) potrebbe riuscire a strappare qualche altro giocatore di livello con prezzi più consoni alle casse del Milan attuale.
Per il momento, l'unica cosa certa è che non si potrà più assistere al moonwalk della festa scudetto 2011, al gran gol contro il Barcellona e alla tripletta di Lecce della stagione successiva, alle capriole e all'esultanza rabbiosa che aveva reso Boateng un idolo di San Siro. Allegri e il Milan perdono un altro simbolo e un giocatore dalle indubbie qualità, vedremo se anche questo sacrificio sarà compensato a dovere, dal mercato o dalla tattica.

giovedì 10 gennaio 2013

JUVE - MILAN: PAGELLINE DI COPPA

Immagine tratta da ecodellosport.it
Ecco le nostre pagelle su alcuni dei protagonisti della sfida di ieri tra Juventus e Milan in Coppa Italia.
Marrone, voto 6,5: Mettetevi voi nei panni di un ragazzo a cui viene detto che oggi, al posto di un certo Andrea Pirlo, tocca a lui prendere in mano le redini del centrocampo. Inizia un po' timido, e bada di più a contenere gli avversari che a creare, poi con il passare dei minuti prende sicurezza e fa vedere alcune buone giocate e passaggi interessanti per i compagni. Sfinito, lascia il campo al maestro poco prima dei supplementari. Centrale nella difesa a tre o in mezzo al campo, di sicuro è l'uomo del futuro per Conte. Promettente.
Ambrosini, voto 6,5: Essere il capitano del Milan non è cosa da poco, lui dimostra ancora una volta di avere le qualità e il carisma per meritarsi quella fascia. Vecchietto in mezzo ai giovani con i suoi 36 anni e rotti, Ambro si carica sulle spalle il centrocampo quando vede che la pressione bianconera rischia di mandare in tilt i compagni. Si piazza davanti alla linea difensiva e fa scudo, bloccando più di un'azione e cercando di far ripartire la squadra. Vittima dei crampi, deve lasciare il campo poco prima dei supplementari. Anima.
Vucinic, voto 7: C'è poco da fare, quando il montenegrino decide di scendere in campo con le scarpette anziché in pantofole è davvero un signor giocatore. Entra al posto di Giovinco e fa subito capire di essere in palla con alcune ottime giocate per i compagni e cercando con insistenza l'azione da gol. Poi, proprio come un anno fa si fa trovare pronto durante i supplementari, nell'occasione che decide la sfida per i bianconeri. Della serie "ancora tu, ma non dovevamo vederci più?". Killer.
Mexes-Acerbi, voto 5: E pensare che questi due ragazzi dovrebbero essere rispettivamente il presente e il futuro della retroguardia rossonera. Il francese cerca in tutti i modi di andare sotto la doccia in anticipo, prima con un'entrataccia su Giovinco, poi con una carica al portiere assolutamente inutile. Dulcis in fundo, manca il pallone che manda in porta Vucinic. Il suo compagno di reparto non è da meno, visto che procura ingenuamente la punizione del pareggio bianconero, e che nel confronto con la Formica Atomica vede più volte i sorci verdi. Insomma, se loro due sono i pilastri su cui costruire la squadra, ci vorrà un architetto da premio Nobel. Giganti d'argilla.
Matri, voto 5: La sua partita sembra tutta un "vorrei, ma non posso." Il centravanti si impegna, si sbatte, lotta, ma a conti fatti non indovina mai la giocata giusta. Si mangia un gol quando Giovinco gli pennella sulla testa un pallone d'oro in piena area di rigore, appare sempre in ritardo o in anticipo nei movimenti rispetto alle idee dei compagni, e con stanchezza e nervosismo non fa che perdere di lucidità. L'anno scorso segnava gol pesanti, ed era stato decisivo per portare lo scudetto a Torino, adesso sembra veramente un corpo estraneo a questa squadra. Fuori dal coro.
El Shaarawy, voto 6,5: Un anno fa, era una promessa per un futuro lontano e non ben definito, oggi è una delle poche certezze di questo Milan in continuo rinnovamento. In attacco è l'uomo più pericoloso della squadra, non solo per il gol segnato, ma per il continuo movimento con cui tiene in apprensione la difesa bianconera. Quando poi lo vedi nella sua area, a chiudere su Lichtsteiner solo davanti al portiere, non puoi far altro che alzarti in piedi ed applaudirlo. Cala nel finale, quando gli avversari per fermarlo lo raddoppiano e i compagni non riescono più ad aiutarlo. Faraonico.
Bonucci, voto 6: Con questo ragazzo non sai proprio come comportarti, una volta vorresti stringergli la mano per la bravura, un attimo dopo vorresti mandarlo a quel paese senza rimpianti. Il centrale della difesa bianconera fa un'ottima partita in fase difensiva, annullando prima Pazzini e poi il suo sostituto Niang. Allo stesso tempo, però, è sempre lui che spesso da il là ai contropiedi rossoneri sbagliando l'appoggio con i centrocampisti, e che proprio a tempo scaduto regala una punizione al limite con un fallo piuttosto ingenuo. Il ragazzo è così, prendere o lasciare. Due facce.
Traoré, voto 6: Da assoluta meteora, a quasi eroe per una notte. Il centrocampista maliano, che doveva essere uno dei rinforzi a parametro zero dell'estate rossonera, finora aveva visto il campo solo una volta in campionato, e secondo molti ha già le valigie pronte. Nondimeno, Allegri decide di mandarlo in campo quando capitan Ambrosini alza bandiera bianca. Il ragazzo non si tira indietro, gioca discretamente durante i tempi supplementari, e ha addirittura sui piedi la palla del clamoroso pareggio. Peccato per lui che Storari gli neghi il gol che, forse, gli avrebbe permesso di lasciare un piccolo segno negli annali del Milan. Carneade.

domenica 23 dicembre 2012

PAGELLARIO SERIE A: DICIOTTESIMA GIORNATA

Immagine tratta da epicfootball.org
La serie A è quasi arrivata al giro di boa, con le partite di ieri si chiude ufficialmente l'anno solare 2012, e nella ripresa di gennaio si giocherà l'ultima partita di questo interessante girone di andata. Vediamo un po' chi sono i migliori e i peggiori di quest'ultima giornata di campionato.
MIGLIORI
Romulo Eugenio Togni: Da perfetto Carneade, ad eroe per una notte. Il brasiliano del Pescara è l'autore del gol che decide la sfida contro il Catania a tempo ampiamente scaduto, e che regala tre punti preziosissimi alla formazione abruzzese. Non più giovanissimo visti i suoi trent'anni da poco compiuti, Togni ha giocato a lungo nelle serie minori del calcio italiano, con una brevissima puntata in serie B ad Arezzo, senza successo. L'anno scorso, Zeman l'ha portato a Pescara per farlo diventare il regista del suo centrocampo, ma l'esplosione di Verratti l'ha relegato in secondo piano. Questa stagione era iniziata male, Stroppa non lo vedeva e lo mandava regolarmente in tribuna, la cessione nel mercato di gennaio sembrava più che una certezza. Poi, con l'arrivo di Bergodi è diventato titolare inamovibile del centrocampo biancoazzurro, e dopo il gol di sabato sera difficilmente lascerà il suo posto. Voto 7.
Alessandro Matri: Nel valzer delle punte bianconere, stavolta tocca al centravanti di scuola Milan prendersi il proscenio per una notte e diventare il protagonista della vittoriosa rimonta della Juve sul Cagliari, sua ex squadra. Lo scorso anno, anche se con prestazioni altalenanti e con un lungo digiuno nella seconda parte di stagione, era stato il capocannoniere dei torinesi in campionato, e aveva segnato gol pesanti nella vittoria dello scudetto. In questa stagione, con il ritorno di Giovinco e le buone prestazioni di Quagliarella, è diventato di fatto la quarta punta della formazione di Conte, e si è accontentato di poche apparizioni, spesso deludenti. Sabato sera, con il suo ingresso in campo ha dato in qualche modo la scossa alla squadra, e con la sua doppietta ha ribaltato il risultato, regalando altri tre punti alla capolista. Qualcuno dice che a gennaio potrebbe partire, ma se recupera fiducia e continuità è probabile che la Juve decida di tenerlo e dargli ancora qualche opportunità. Voto 8.
Stevan Jovetic: Era da un po' che il talento montenegrino non si meritava una citazione nel nostro pagellario, anche per via di alcuni infortuni che lo avevano tenuto lontano dal campo di gioco. JoJo è la stella indiscussa di una squadra che a ogni partita regala gol e spettacolo ai suoi tifosi, esempio perfetto di un mercato equilibrato e giudizioso e di un calcio che cerca il risultato attraverso il bel gioco. A Palermo, Jovetic ha fatto vedere di essere molto vicino alla forma migliore, giocando un'ottima partita e impreziosendola con due gol, il secondo con un preciso "cucchiaio" su calcio di rigore. Oltre alle reti, colpisce il grande lavoro che il ragazzo fa per la sua squadra, con movimenti e giocate che creano sempre pericoli alle difese avversarie e propiziano  le reti dei suoi compagni. Con lui, la Fiorentina si mantiene tra le grandi di questo campionato, e lo fa con pieno merito. Voto 7,5.
Daniele De Rossi: Dopo tante polemiche in questi ultimi mesi, con panchine mai digerite e prestazioni in campo poco convincenti, il centrocampista della Roma torna finalmente protagonista nel suo stadio. Il suo rapporto con Zeman non è stato idilliaco in questa stagione, con il giocatore che non si è adattato facilmente ai dettami tattici del boemo, che per contro gli ha spesso preferito il giovane Tachtsidis o Bradley. Le voci di mercato sul conto di Capitan Futuro si sono sprecate, nonostante un rinnovo di contratto appena firmato e l'amore incondizionato dei suoi tifosi, ma la risposta migliore poteva arrivare solo dal campo. Finalmente titolare contro il Milan, De Rossi ha giocato una partita solida e concreta, con tanto lavoro in copertura e ottime verticalizzazioni in attacco, come quella che ha regalato il 3-0 a Lamela. Se rimane a questi livelli può essere la ciliegina sulla torta di una squadra che sta diventando sempre più sicura e concreta. Voto 7,5.
PEGGIORI
Marko Livaja:
Dopo le buone prestazioni in Europa League, che gli sono valse in qualche modo il ruolo di vice-Milito, difficilmente il giovane attaccante croato dell'Inter dimenticherà la partita contro il Genoa. Ragazzo di ottime prospettive, che ha fatto vedere più volte di avere buone qualità e un ottimo fiuto del gol, Marko si è messo in luce già nella scorsa stagione, quando ha conquistato il Campionato Primavera e la NextGen Series, una sorta di Coppa dei Campioni per Under 19, con la squadra giovanile dei nerazzurri. Promosso in prima squadra da Stramaccioni, ha dato buone risposte in Europa League, quando ha spesso giocato da titolare, ma in campionato non ha ancora trovato la gioia del suo primo gol. Contro il Genoa ha avuto sui piedi il pallone della vittoria, ma ha clamorosamente fallito l'occasione colpendo il palo a pochi passi dalla porta sguarnita. Se vuole diventare un grande attaccante, dovrà evitare di ripetere simili errori. Voto 5.
Anselmo: Nella stessa partita in cui Livaja fallisce il più clamoroso dei gol, un altro giocatore sale alla ribalta per una prestazione non certo memorabile. Il centrocampista brasiliano del Genoa, infatti, riesce nella difficile impresa di entrare in campo, farsi ammonire dopo pochi secondi per una goffa simulazione, e giocare poi talmente male da essere sostituito prima della fine. Primo colpo di mercato nella breve esperienza ligure di Lo Monaco, che lo aveva notato in Brasile già quando lavorava a Catania, Anselmo viene dal Palmeiras, anche se non è mai stato un titolare di questa squadra e viene da due stagioni in prestito in formazioni minori. A Genova non ha lasciato grandi tracce della sua presenza fino a questo momento, con De Canio ha trovato poco spazio e spesso da subentrante, con Delneri i suoi minuti si sono ulteriormente ridotti. Il mercato di gennaio potrebbe sancire la fine della sua esperienza italiana, tutt'altro che memorabile. Voto 4,5.
Emanuele Calaiò: Le grandi prestazioni della scorsa stagione sembrano un lontano ricordo per il centravanti palermitano del Siena, che sta vivendo un periodo piuttosto difficile. Alla sua quinta stagione con la formazione toscana, l'attaccante ha con il tempo conquistato la fiducia e il rispetto dei suoi tifosi a suon di gol e prestazioni di cuore e grinta, confermando quanto di buono aveva fatto vedere a Pescara e a Napoli. Lo scorso anno formava una temibile coppia d'attacco con Mattia Destro, ed è stato a lungo capocannoniere della squadra prima di fermarsi per infortunio. Quest'anno non sta vivendo un grande momento, poche le reti messe a segno, e soprattutto una lunga astinenza che dura ormai da otto partite consecutive. Nell'ultima partita, contro il Napoli, è rimasto ancora una volta a secco, con pochissimi palloni giocabili, e ha completato la pessima giornata rimediando un'espulsione evitabilissima. Senza i suoi gol, la salvezza sarà un miraggio per questo Siena. Voto 5.
Mario Yepes: I ragazzini terribili della Roma di Zeman fanno girare la testa all'esperto difensore del Milan, che trascorre una vera e propria serata da incubo. Schierato al centro della difesa con Mexes, in quella che Allegri ritiene la coppia più affidabile di centrali vista l'assenza dell'infortunato Bonera, il colombiano non risponde nel modo migliore alle aspettative del suo tecnico. C'è il suo zampino praticamente in tutti i gol subit dai rossoneri: perde Burdisso su calcio d'angolo, si fa sovrastare da Osvaldo, tiene in gioco Lamela sul passaggio di De Rossi e infine concede ancora troppa libertà al giovane argentino. Se si pensa che fino alla scorsa stagione al centro della difesa milanista giganteggiavano Nesta e Thiago Silva, il confronto è davvero impietoso. Se la difesa non da sicurezza, i sogni di rimonta in campionato rischiano di rimanere tali. Voto 4.
Auguri di un felice Natale e di un buon inizio di 2013 a tutti i lettori!