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lunedì 12 maggio 2014

MILAN CRISIS

Immagine tratta da goal.com
La rete della domenica di Brienza, a tempo bell'e scaduto, è forse la fotografia migliore della stagione tutt'altro che fortunata vissuta dal Milan, che si avvia a concludersi in modo molto deludente. La sconfitta di Bergamo è lo specchio fedele di un'annata nata male e mai raddrizzata completamente, neanche con il cambio di allenatore e i rinforzi di gennaio. Del resto, già la rimonta Champions dello scorso campionato era sembrata un miracolo, sperare di bissarla ancora era pura utopia.
I problemi dei rossoneri, l'avevamo già detto in passato, erano nati in estate, con un mercato poco convincente, e soprattutto un'intesa sempre meno salda tra allenatore e società, che in alcuni momenti sembravano davvero andare in direzioni opposte. Hanno pesato due addii illustri, uno per la parte tattica, l'altro per quella emotiva, non meno trascurabile: parliamo della cessione di Boateng e della rinuncia al rinnovo di Ambrosini. Il primo, ancora giovane e molto dotato tecnicamente, resta uno dei migliori centrocampisti milanisti degli ultimi anni, è stato fondamentale per lo scudetto e ha rappresentato più di ogni altro l'idea del giocatore voluto da Allegri, un mix di estro, tecnica e incisività. Il vecchio Ambro, seppur in calo evidente e bersagliato ancora dagli infortuni che hanno fatto sempre parte della sua carriera, era l'ultimo vero simbolo del glorioso spogliatoio del passato, di quel nucleo storico e indomabile che riusciva a superare anche i momenti più difficili e rinascere dalle sue ceneri; la sua assenza in gruppo ha pesato più di quanto si possa pensare, perché nei momenti decisivi la presenza di un leader come lui sarebbe stata necessaria per tenere unita la squadra e guidarla nella stessa direzione. Al contempo, la campagna acquisti ha lasciato molti dubbi, con la difesa rimasta praticamente inalterata, il centrocampo rimpolpato dal solo Poli (una delle note più liete, a conti fatti), e un attacco che con il ritorno di Kakà e l'acquisto di Matri, forse l'unico vero giocatore voluto da Allegri nonostante il pessimo rendimento, ha avuto problemi di sovrabbondanza senza per questo dare garanzie di affidabilità.
Nella bufera scatenata dal pessimo inizio di campionato, l'anno scorso era emersa con prepotenza la cresta di El Shaarawy a indicare una possibile soluzione, anche tattica, ad un Allegri in difficoltà e a dare in qualche modo il via alla risalita in campionato. Stavolta, anche complici i continui infortuni del giovane Faraone, nessun eroe a sorpresa si è offerto come scudo e sostegno all'allenatore, con Balotelli molto al di sotto delle attese e il solo Kakà, pure impeccabile per impegno e amore della maglia, insufficiente al suo attuale livello per cambiare le cose. Con la crescita esponenziale delle dirette concorrenti, Roma e Napoli su tutte, per questo Milan non c'è stata davvero speranza. Il mercato di gennaio ha messo qualche pezza ai tanti buchi del gruppo, in particolare Rami e Taarabt hanno dato qualcosa in più alla squadra, ma al contempo sono arrivati oggetti misteriosi come Honda e Essien, fantasmi abulici e fuori luogo rispetto ai campioni che erano apparsi in passato. La soluzione logica ed estrema per uscire dalla crisi, ad un certo punto, è stato l'addio ad Allegri, con il ricorso ad una vecchia gloria come Seedorf, che dalla sua non ha però l'esperienza (e sicuramente non ha avuto il giusto sostegno) per rimettere insieme i cocci di un vaso andato in troppi frantumi. Lui ci ha sicuramente messo del suo, ma la verità è un'altra: al Milan mancano le certezze a partire dalla società, che mai come adesso appare con pochissime idee per il futuro. Il dualismo Galliani-Barbara Berlusconi, l'addio ad Ariedo Braida, le troppe esternazioni negative del patron Berlusconi e dello stesso Galliani, sono tutte cose mai viste fino ad ora in casa rossonera.
Ora che l'Europa è appesa ad un filo più che sottile, con un sesto posto che porterebbe soldi ma costringerebbe il Milan a iniziare l'anno prestissimo e a partecipare ad un'Europa League che, in realtà, quasi nessuno vuole, bisogna davvero ripartire da 0 e cercare di ricostruire il più possibile dalle macerie di questo disastro. Kakà può essere il nuovo leader emotivo, più di un Montolivo che non convince come capitano, gente come i Constant o i Robinho devono essere mandati a casa, forse anche il sacrificio di un Balotelli mai davvero amato può essere necessario per ricostruire la rosa e portare in casa gli uomini giusti per ripartire. Ma la prima mossa dev'essere quella relativa al tecnico: si tratti di Montella, Spalletti, Inzaghi o dello stesso Seedorf, conterà soprattutto l'appoggio incondizionato della società, nelle scelte di mercato come in quelle tattiche. I cicli possono terminare e ricominciare in pochissimo tempo, il calcio italiano è pieno di esempi in questo senso, non ultimo la Juve tricampione d'Italia e sonoramente sbeffeggiata appena tre estati fa. Ci vorranno pazienza e idee chiare, ma soprattutto ci vorrano lo spirito di sacrificio, la pazienza e la volontà che hanno reso il Milan una delle squadre più importanti d'Italia e del Mondo.

venerdì 11 maggio 2012

LA TOP 11 DEGLI ADDII

Immagine tratta da fmpundit.com e modificata su cartoonize.net
Schierati con un ottimistico 4-3-3 ecco la Top 11 degli addii che matureranno in Serie A alla giornata 38, ovvero domenica prossima.
PortierePaolo Orlandoni. A 39 anni lo storico terzo portiere dell' Inter ha già annunciato che appenderà i guantoni al chiodo. Per lui futuro da allenatore dei portieri nerazzurro. 
Terzino destroGianluca Zambrotta. A 35 anni il Campione del Mondo 2006, lascerà il Milan, per tentare probabilmente un' avventura all' estero. Allegri gli concederà la passerella d' addio.
Terzino sinistroFabio Grosso. Ancora 34enne, ma da un paio di stagioni scaricato dalla Juve, rapido declino per l'eroe del Mondiale tedesco. Per lui nessuna passerella, ma addio certo.
Difensori centraliAlessandro Nesta. 36 anni sono troppi per reggere il ritmo della Serie A italiana. Emigrerà oltreoceano uno dei più forti difensori della storia. Anche lui Mondiale nel 2006.
Ivan Ramiro Cordoba lascia il calcio a 35 anni, ma anche lui da ormai un triennio non è più un titolare. Bandiera dell' Inter conta 324 presenze con i nerazzurri dal lontano 2000.
MedianoGennaro Gattuso. Il mediano del Mondiale 2006, lascia il Milan dopo una stagione sfortunata, a 34 anni. Per lui chances sia dall' Italia che dall' estero. 334 presenze rossonere in A.
Regista il capitano della Nazionale olandese Mark Van Bommel, che tornerà a 35 anni al club che l' ha lanciato, il Psv, abbandonando i rossoneri dopo una stagione e mezza da erede (in fallimento) di Pirlo.
Centrocampista dai piedi buoni: il 36enne Clarence Seedorf. Dopo un paio di stagioni di grosse incomprensioni con Max Allegri, l' olandese lascerà Milan ed Italia, con destinazione Brasile, Botafogo.
AttaccantiMarco Di Vaio. Emigra in Canada per far compagnia a Ferrari e Corradi, il capitano del Bologna. 35 anni e per la 4a volta di fila in doppia cifra in maglia rossoblù.
Sul filo del fuorigiocoPippo Inzaghi. Non ne vuol sapere di smettere, a 38 anni cercherà contro il Novara il suo primo gol stagionale. Ma la prossima stagione è un punto interrogativo. Anche lui Campione del Mondo 2006.
Libero di svariare partendo da sinistraAlex Del Piero. IL capitano. Determinante nella conquista dell' ultimo scudetto juventino, nonostante le 37 primavere, in campo e nello spogliatoio. Una grande perdita per la Juve, anche per lui probabile avventura negli States. Ennesimo Campione del Mondo 2006 che lascia la Serie A.
MisterLuis Enrique lascia ufficialmente la Roma, destinazione ignota e dichiarazione di fallimento fatta a testa alta. Ma la sua età, 42 anni, lo rende ancora un giovane allenatore su cui puntare. Buena suerte, Luis!
PS. Lascia l' Italia anche Diego Forlan, ma forse questo è un bene. 18 partite e 2 reti per un precoce declino nerazzurro a 33 anni. Andrà all' Atletico Mineiro. Meglio così.