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venerdì 17 ottobre 2014

SOMMERSI DALLE CHIACCHIERE

Immagine tratta da educalcio.it e modificata su befunky.com
Help.
Sommersi dalle chiacchiere. Dalle parole, dalle dichiarazioni. E' un'ondata inarrestabile. 
Balotelli che accusa Prandelli di non essere un vero uomo, e dà ragione a Conte sulla sua non convocazione, poi De Sanctis che indica come il "Sistema Juve" sia imbattibile, appoggiandosi alle dichiarazioni di Totti, che aveva suggerito ai bianconeri di giocare un torneo a parte, dato lo smaccato favoritismo arbitrale. E ancora la moglie di Andrea Agnelli, che a sua volta invitava Totti a emigrare, con Buffon che indicava la strada del "non inveire contro il direttore di gara", mentre su Twitter Bonucci invitava i romanisti a "sciacquarsi la bocca". E Garcia che si accorgeva che l'area di rigore della Juve è di 17 metri, mentre Allegri scopriva come la Juve avesse tutti contro.
Basta!
E' una gara a chi la spara più grossa, a chi riesce a ottenere il titolone in prima pagina. Tutti fomentati da televisioni e giornali che altro non aspettano che sbattere a otto colonne polemiche, liti a distanza e frasi ad effetto.
Tutto è distruttivo, bianco o nero (senza riferimenti alla Juventus), di qua o di là. L'obiettività è da tempo accantonata a favore di una continua "guerra tra poveri", che al solito fa sempre il gioco dei ricchi.
Come al tempo dei romani (senza riferimento ai romanisti), con l'Imperatore bello tronfio in tribuna che si divertiva a veder scannare tra di loro i gladiatori.
Insomma, quello che succede la domenica sul terreno di gioco oramai è diventato solo un pretesto per poi parlare, polemizzare e avere altro materiale su cui scontrarsi e fomentare odi e rivalità per i successivi giorni della settimana.
Ogni evento in campo è finalizzato allo scoop. Un infortunio fa già partire il toto sostituto sul mercato, una larga sconfitta reca sempre in fondo all'articolo l'insinuazione del prossimo esonero e i nomi dei sostituti (anche senza avere avuto imbeccate certe). Un'espulsione o un'ammonizione in più per un giocatore in diffida, manda già all'erta i complottisti.
E i gesti tecnici sono usa e getta. Sono belli da rivedere e da consumare entro 4-5 ore da quando accadono, poi stop, e via al più redditizio vociare indistinto di giocatori, ex giocatori, espertoni e dirigenti fomentati da giornalisti con la bava alla bocca.
E l'amore verso il calcio si trasforma in una tensione continua, in un contrapporsi esasperato e nauseante. 
Così è troppo. Siamo sommersi dalle chiacchiere. 
Più campo, meno polemiche. Più gesti tecnici, meno interviste.
Magari si venderà qualche copia in meno, ma si crescerà una generazione più interessata al divertimento in campo, che all'odio, alle polemiche e alle contrapposizioni fuori dal rettangolo di gioco.

giovedì 21 agosto 2014

SUPER RAIOLA AI REDS

Immagine tratta da corrieredellosport.it e modificata su befunky.com
Balotelli al Liverpool. Basta una mattinata e Super Mario si trasferisce ad Anfield.
In barba alle trattative che durano settimane e mesi a cui siamo abituati in Italia e con le quali ci tediano per ore i super espertoni di mercato. Quando ci sono compratore volenteroso, acquirente danaroso e procuratore accondiscendente, si fa tutto alla velocità della luce.
Mago Raiola. Perchè di gran procuratore si tratta. E' una magia riuscire a migliorare valutazione e contratto di un Balotelli che dopo 1 anno e mezzo presenta gli stessi pregi e difetti e dubbi che lo accompagnarono al suo approdo in rossonero.
Il Milan a gennaio 2013 lo acquista a 16 milioni più bonus (chissà poi se centrati) dal City, e oggi lo rivende a 20. Il calciatore in rossonero guadagnava 4,5 milioncini netti e ne andrà a guadagnare 6.
Come se nei 19 mesi a Milanello avesse incrementato il suo valore e acquisito una sorta di consacrazione. Come se in Nazionale non fosse andato in rotta di collisione perpendicolare con i senatori.
L'occasione al Milan veniva dipinta per Super Mario come l'occasione della vita, una sorta di ultima spiaggia, un "o la va o la spacca" in cui doveva trovare maturità, continuità ed esplodere definitivamente. Ed è restato invece un punto di domanda.
I numeri, se vogliamo dirla tutta, non sono malvagi. Affatto. 43 partite e 26 gol in Serie A, 1 presenza e 1 rete in Coppa Italia, 10 gare e 3 marcature in Champions. In totale fanno 54 apparizioni e 30 segnature. 
E' tutto il contorno che è rimasto lo stesso. Risse, multe, espulsioni prima, pistole, anelli, Fanny e social oggi. E' un Mario con un anno e mezzo in più, ma che non è cresciuto.
Vittima del suo talento, messo sempre al centro dell'attenzione dai media, che sguazzano morbosamente nella sua immaturità.
Ora c'è il Liverpool, storico club inglese. Una squadra che gioca un calcio offensivo e bello da vedere. Che ha avuto in squadra cavallo pazzo Suarez, e non ha paura nel pensare di gestire Super Mario. Riuscirà Rodgers, mister dei Reds, che mette il gioco di squadra prima di tutto, ad includere Balotelli nel suo progetto tattico?
Ecco Balotelli e il dubbio che si porta dietro da sempre. Un Campione o uno svogliato talento?
Ha venduto al City, al Milan e ora al Liverpool un dubbio, Mino Raiola. Ma intanto si frega le mani. Super operazione, ancora una volta. Chapeau.

martedì 29 luglio 2014

PIPPO E IL TOCCO DELL'ALLENATORE

Immagine tratta da gazzetta.it e modificata su befunky.com
Quando i soldi non ci sono. Quando in rosa si hanno una marea di giocatori senza arte nè parte, sospesi nel limbo del "potrebbero essere, ma non sono ancora". Quando Allegri non ha cavato un ragno dal buco nella scorsa stagione. Quando Seedorf fa 35 punti in 19 gare, ma viene allontanato per poco feeling con dirigenza e spogliatoio. Quando si è reduci da un ottavo posto e non si hanno giocatori in rosa da poter cedere e far cassa e rifare tutto. Ecco. Questo è il momento o di farsi benedire definitivamente, o di cercare un nuovo messia della panchina.
Bene. Questo è il momento di Pippo Inzaghi.
Una gatta da pelare epocale per l'idolo di undici felici stagioni passate al Milan.
Deve avere il tocco. Rendere leader qualcuno dei vari Montolivo, Balotelli o El Shaarawy. Far sbocciare definitivamente Poli, Niang, Saponara, Cristante o Mastour. Dare un senso a calciatori come Mexes, Honda, Essien, Constant. 
Tutto un "se" e un "ma". 
La chiave è riuscire a volgere in positivo queste situazioni da "se" e da "ma". Riuscire a trasformare i singoli in squadra, e far crescere gli interpreti a uno a uno.
E in una situazione del genere serve un fuoriclasse della panchina.
Pippo ha un'occasione d'oro professionale enorme. Passare come il Sacchi della situazione o fare la fine dei vari Leonardo, Seedorf o anche Stramaccioni e Ferrara di recenti memorie interiste e juventine.
Disciplina, regole ferree, principi di gioco chiari, squadra titolare definita, uno schema che riesca a valorizzare la maggior parte dei giocatori sia in fase offensiva che in quella difensiva.
Inventarsi qualcosa, o semplificare il più possibile i concetti. Due sono le strade.
Riuscisse a rendere in campo il Milan padrone del gioco, con questa sgangherata rosa, sarebbe già un successone.
In una situazione abbastanza caotica si trovò non più di un anno fa Rudi Garcia alla Roma, con una rosa giallorossa reduce dalle faticose annate targate Luis Enrique e Zeman/Andreazzoli e una contestazione veemente anche agli allenamenti.
Ma riuscì ad avere il tocco. Trasformò i solisti in una grande squadra. Tecnicamente e mentalmente. Ha dato gioco, ha valorizzato tutti, ha fatto sbocciare definitivamente Pjanic e Benatia, ha rivitalizzato De Rossi, De Sanctis e Maicon, ha dato un senso a Castan e Destro. 
Questa è la via che deve seguire Inzaghi.
"E' amatissimo da tutti noi, ha il supporto totale della società, siamo convintissimi", ha sentenziato ieri Galliani. E questo è già un ottimo inizio.
Partire in sordina, a fari spenti, potrebbe essere un vantaggio. Serve lavorare, lavorare, lavorare e non scoraggiarsi alle prime difficoltà. Anche se alla voce acquisti leggi ancora solo Agazzi, Alex e Menez.

domenica 15 giugno 2014

MONDIARIO DIA 4

Immagine tratta da media.calcioblog.it e modificata su befunky.com
Diario Mondiale. Giorno 4. 
E arrivò il giorno dell'Italia. Si è vinto, e pure bene. Per 70' una gran partita, Prandelli ha avuto le idee chiare nel momento giusto: il 4-1-4-1 era sensato, c'è qualcosina da mettere a punto, ma la prestazione è stata sontuosa.
Sontuosa perchè gli inglesi sono rivali forti, sicuramente più forti dell'Uruguay mestamente crollato sotto i colpi della sorpresa Costa Rica. Anzi, mò esagero: è una delle migliori nazionali inglesi viste negli ultimi anni. 
Il canovaccio del primo tempo è stato il preventivabile tiki-taka dell'Italia a dispetto del contropiede inglese. E così è stato 1-1, con rete sugli sviluppi di un angolo da parte di Marchisio e pareggio con tre passaggi per la ripartenza inglese con marcatura di Sturridge.
La ripresa è stata più a viso aperto, dopo il vantaggio firmato Balotelli, ci si è saputi difendere mostrando oltre al fioretto, anche la sciabola. 
E tutto questo nonostante Paletta, probabilmente sceso in campo da titolare data la facile associazione con i castelli di sabbia delle spiagge brasiliane. Troviamogli un secchiello brasiliano e lasciamolo in panchina. Ora, è assolutamente fuori forma e lontano parente del buon difensore del Parma, ma perchè preferirlo a Bonucci? O comunque anche a Ranocchia e, toh, pure ad Astori. Andiamo a naturalizzare un pericolo pubblico difensivo, come già si era intuito nelle ultime amichevoli. Mah. 
Il trio De Rossi- Pirlo- Verratti è spettacolare, passaggi di qualità e mai banali. Bene. A destra ottima prova di Candreva, sia in fase di cross che a livello difensivo. Marchisio a sinistra è servito più in fase di copertura che come appoggio offensivo. Si è manifestata la difficoltà di accelerare sulla trequarti per arrivare a innescare facilmente Balotelli. Mario ha avuto un giusto atteggiamento: è solo davanti, deve capire che può capitare di restare 15-20 minuti senza toccar palla, senza innervosirsi, e nelle poche occasioni buone non deve perdersi in leziosismi. E ieri ha interpretato bene il ruolo. 
Sulla destra la catena Darmian-Candreva ha sfondato, Rooney e Baines non li hanno mai tenuti. La chiave è stata là. Mentre Chiellini schierato terzino sinistro proprio no, è un centrale, e sicuramente un miglior centrale di Paletta. 
Quindi, tutto bene: eliminiamo il pelato dai capelli lunghi (Paletta) e inseriamo un terzino a sinistra (De Sciglio) o a destra (Abate), mettendo sull'out mancino Darmian, e siamo ok.
Nel girone l'Uruguay si candida come grande flop, d'altronde con nonno Lugano, e con Rios e Gargano centrali di centrocampo a far gioco, anche se hai Cavani e Suarez al 50% non vai da nessuna parte. Se gli inglesi non si perdono per strada, possono andar lontano.
Oggi in campo Svizzera-Ecuador, Francia-Honduras e Argentina-Bosnia. Quest'ultima la gara più interessante, curiosità per la seleccion, con Messi, Aguero, Di Maria e molti giocatori da squadra di metà classifica italiana.

AZZURRO MONDIALE: LE PAGELLE DI ITALIA-INGHILTERRA

Immagine tratta da maidirecalcio.com
Le formazioni: Nel caldo torrido di Manaus scendono in campo Italia e Inghilterra, nella prima sfida di un girone D che si annuncia più equilibrato del previsto dopo il successo della Costa Rica sull'Uruguay. Gli azzurri confermano la squadra annunciata da tempo, con quel modulo 4-1-3-1-1 così brutto da scrivere che si trasforma in 4-5-1 in fase difensiva, e l'unica novità di Sirigu titolare tra i pali per l'infortunio dell'ultima ora di capitan Buffon. Inglesi che confermano anche loro il 4-2-3-1 annunciato con una sola novità, ovvero la rinuncia a Lallana e l'inserimento di Sterling, con di fatto quattro giocatori d'attacco davanti e l'intenzione, almeno a parole, di fare la partita e mettere in costante difficoltà la difesa azzurra.
La chiave tattica: La mossa di Hodgson si rivela un clamoroso autogol, poiché la fascia sinistra inglese è terribilmente sguarnita, con Rooney poco utile in copertura e Darmian che, in spinta, crea un pericoloso 2 contro 1 insieme a Candreva. E' da quella parte, non a caso, che nasce il gol del definitivo vantaggio azzurro.
Italia: Esordio molto più positivo di quanto ipotizzato per il gruppo di Prandelli, che mantiene i suoi piani di gioco ed è brava a leggere i punti deboli dell'avversario per sfruttarli a suo vantaggio. Controllo del palleggio, verticalizzazioni e imbucate improvvise a sorprendere la difesa, raddoppi e spinta continua sulle fasce. Molto positiva la prova di Sirigu, che non fa rimpiangere Buffon e difende la porta azzurra con la sicurezza del veterano, bene anche Darmian a destra, una spina costante nel fianco della formazione britannica. Molto bravo Candreva, che parte da destra ed è ovunque, prende un palo e poi inventa la rete del 2-1, ottimo anche Marchisio che segna e corre per 90 minuti senza pause. Elogi anche per Balotelli, finalmente positivo come centravanti unico, per il gol e per il lavoro che fa in favore dei compagni, anche se a tratti appare troppo solo. Convince in parte la scelta di Pirlo e Verratti insieme, il secondo in particolare sembra un po' soffocato e non esprime al massimo il suo potenziale, discutibile anche la presenza di Chiellini esterno sinistro, vista l'evidente disabitudine dello juventino al ruolo. Meno felice di tutte la scelta di Paletta, in assoluto il vero anello debole della squadra, saltato spesso e con facilità dagli sguscianti attaccanti inglesi. In sintesi, Italia promossa ma con qualche materia da approfondire un po' meglio.
Voti: Sirigu 7; Darmian 7, Barzagli 6,5, Paletta 5, Chiellini 5,5; De Rossi 6; Candreva 7 (Parolo s.v.), Pirlo 7, Verratti 6 (T. Motta 6), Marchisio 7; Balotelli 6,5 (Immobile 6). Prandelli 6,5.
Inghilterra: In potenza, la squadra potrebbe essere una delle più forti in questo Mondiale, ma in campo mostra alcuni limiti preoccupanti, soprattutto in fase difensiva. Buona partenza, grande abilità quando si tratta di ripartire e puntare la difesa, ma grande ingenuità in copertura e troppi spazi concessi agli azzurri, soprattutto dal lato sinistro. Incerto il portiere Hart, gravemente insufficienti Cahill e Baines, sottotono anche Gerrard in mediana. Si salvano i peperini Sterling e Sturridge davanti, Rooney è meno appariscente e lucido del solito. Occorrerà qualche aggiustamento in quella che, contro l'Uruguay, sembra già una sfida da dentro e fuori.
Voti: Hart 5,5; Johnson 6, Jagielka 6, Cahill 5, Baines 5,5; Gerrard 5,5, Henderson 6 (Wilshere s.v.); Wellbeck 5,5 (Barkley 6), Sterling 7, Rooney 6; Sturridge 6,5 (Lallana s.v.). Hodgson 5,5.
Curiosità: Pur essendo due nobili del calcio mondiale, questa è appena la seconda volta che Inghilterra e Italia si incontrano in una Coppa del Mondo. L'unico precedente nel 1990, quando le formazioni si sfidarono per il terzo posto nel torneo: anche allora, vinse l'Italia 2-1, con reti di Roby Baggio, Platt e Totò Schillaci su rigore.

domenica 1 giugno 2014

#CRITICHEAZZURRE

Immagine tratta da vivoazzurro.it e modificata su befunky.com

Sono sei le partite della Nazionale senza una vittoria della squadra azzurra: pareggi con Danimarca, Armenia, Germania, Nigeria e Irlanda e sconfitta contro la Spagna. Che qualcosa non giri per il verso giusto è evidente. E l'alibi dello shock per l'infortunio di Montolivo (a dirla tutta un giocatore ancora non inquadrato in un ruolo preciso, nè carne nè pesce, da anni) non regge. Si è cambiato uomini, schemi, coppie di difesa, d'attacco, ma la squadra non va.
I commentatori si consolano ridacchiando sulla rosa dell'Inghilterra e su mister Hodgson, pregustando già la qualificazione nel gruppo che comprende Uruguay e Costa Rica. Siamo sicuri di esser tanto meglio?
Come abbiamo visto nelle competizioni europee, le strade da seguire nel modo di giocare sono due: il possesso palla (il tiki-taka) o il buon vecchio catenaccio.
Chi ha buoni palleggiatori privilegia la prima opzione, chi ha a disposizione calciatori aggressivi, che pressano e di buona attitudine difensiva, opta per il modo di giocare "all'italiana". 
La tragedia è che l'Italia attuale non ha nè i calciatori per attuare il paziente possesso palla e nè quelli per una difesa granitica stile Nesta-Cannavaro-Gattuso dei tempi andati.
I piedi buoni a centrocampo ci sono, ma per la maggioranza giocano tutti nello stesso ruolo, quello di regista davanti alla difesa. Pirlo, Verratti, De Rossi, ma anche Thiago Motta. La palla infatti stagna malinconicamente sulla trequarti, senza lo spunto di un'accelerazione decisiva, di una velocizzazione dell'azione. E così il buon vecchio catenaccio è inattuabile: ieri Paletta e Bonucci hanno disputato una pessima partita. Si gioca a quattro dietro, ma tre convocati sicuri nei 23 (Barzagli, Chiellini e lo stesso Bonucci) giocano da oramai tre stagioni in una difesa a tre. Non si ha la solidità difensiva dei tempi andati. 
E il tourbillon di schemi degli ultimi tempi, non aiuta. Prima era un 4-4-2 a rombo, poi un 4-3-3, ancora un 4-5-1, ieri una sorta di 4-1-3-2. Uno dei migliori calciatori espressi nell'ultimo biennio dal calcio italiano, Alessio Cerci, sacrificato in ruoli non suoi. Anche nel Torino, dove nominalmente fa coppia d'attacco con Immobile in un attacco a due, sta largo sulla destra. Ieri da Prandelli è stato mandato allo sbaraglio a fare la punta pura. Sbagliato.
E così il ballottaggio Balotelli-Immobile ha un senso? Si deve guardare quello che si fa in campo, non le (presunte) potenzialità. Immobile merita la maglia da titolare.
In Italia poi, sino a ieri si discuteva sull'opportunità di inserire Verratti nei 23. Ma scherziamo? Ha una visione di gioco e una facilità di passaggio troppo superiore alla media per essere in dubbio. La storiella della mancanza di esperienza non regge, è un perno del Paris SG. Come si può metterlo in ballottaggio con un Aquilani (eterna promessa che non sboccia stile Montolivo) o addirittura un Romulo? 
Non possiamo far possesso, non possiamo difenderci, che almeno Prandelli si metta a tavolino e decida di schierare i giocatori più in forma e talentuosi: Cassano Immobile e Cerci assieme, Pirlo e Verratti assieme, De Rossi a fare da diga e difensore aggiunto, terzini che sappiano difendere più che attaccare e i difensori centrali più affidabili e in forma possibile.
Sennò, ad aspettare che Balotelli esploda o che Rossi torni in forma, si rischia un'altra brutta figura stile Sudafrica 2010.

lunedì 12 maggio 2014

MILAN CRISIS

Immagine tratta da goal.com
La rete della domenica di Brienza, a tempo bell'e scaduto, è forse la fotografia migliore della stagione tutt'altro che fortunata vissuta dal Milan, che si avvia a concludersi in modo molto deludente. La sconfitta di Bergamo è lo specchio fedele di un'annata nata male e mai raddrizzata completamente, neanche con il cambio di allenatore e i rinforzi di gennaio. Del resto, già la rimonta Champions dello scorso campionato era sembrata un miracolo, sperare di bissarla ancora era pura utopia.
I problemi dei rossoneri, l'avevamo già detto in passato, erano nati in estate, con un mercato poco convincente, e soprattutto un'intesa sempre meno salda tra allenatore e società, che in alcuni momenti sembravano davvero andare in direzioni opposte. Hanno pesato due addii illustri, uno per la parte tattica, l'altro per quella emotiva, non meno trascurabile: parliamo della cessione di Boateng e della rinuncia al rinnovo di Ambrosini. Il primo, ancora giovane e molto dotato tecnicamente, resta uno dei migliori centrocampisti milanisti degli ultimi anni, è stato fondamentale per lo scudetto e ha rappresentato più di ogni altro l'idea del giocatore voluto da Allegri, un mix di estro, tecnica e incisività. Il vecchio Ambro, seppur in calo evidente e bersagliato ancora dagli infortuni che hanno fatto sempre parte della sua carriera, era l'ultimo vero simbolo del glorioso spogliatoio del passato, di quel nucleo storico e indomabile che riusciva a superare anche i momenti più difficili e rinascere dalle sue ceneri; la sua assenza in gruppo ha pesato più di quanto si possa pensare, perché nei momenti decisivi la presenza di un leader come lui sarebbe stata necessaria per tenere unita la squadra e guidarla nella stessa direzione. Al contempo, la campagna acquisti ha lasciato molti dubbi, con la difesa rimasta praticamente inalterata, il centrocampo rimpolpato dal solo Poli (una delle note più liete, a conti fatti), e un attacco che con il ritorno di Kakà e l'acquisto di Matri, forse l'unico vero giocatore voluto da Allegri nonostante il pessimo rendimento, ha avuto problemi di sovrabbondanza senza per questo dare garanzie di affidabilità.
Nella bufera scatenata dal pessimo inizio di campionato, l'anno scorso era emersa con prepotenza la cresta di El Shaarawy a indicare una possibile soluzione, anche tattica, ad un Allegri in difficoltà e a dare in qualche modo il via alla risalita in campionato. Stavolta, anche complici i continui infortuni del giovane Faraone, nessun eroe a sorpresa si è offerto come scudo e sostegno all'allenatore, con Balotelli molto al di sotto delle attese e il solo Kakà, pure impeccabile per impegno e amore della maglia, insufficiente al suo attuale livello per cambiare le cose. Con la crescita esponenziale delle dirette concorrenti, Roma e Napoli su tutte, per questo Milan non c'è stata davvero speranza. Il mercato di gennaio ha messo qualche pezza ai tanti buchi del gruppo, in particolare Rami e Taarabt hanno dato qualcosa in più alla squadra, ma al contempo sono arrivati oggetti misteriosi come Honda e Essien, fantasmi abulici e fuori luogo rispetto ai campioni che erano apparsi in passato. La soluzione logica ed estrema per uscire dalla crisi, ad un certo punto, è stato l'addio ad Allegri, con il ricorso ad una vecchia gloria come Seedorf, che dalla sua non ha però l'esperienza (e sicuramente non ha avuto il giusto sostegno) per rimettere insieme i cocci di un vaso andato in troppi frantumi. Lui ci ha sicuramente messo del suo, ma la verità è un'altra: al Milan mancano le certezze a partire dalla società, che mai come adesso appare con pochissime idee per il futuro. Il dualismo Galliani-Barbara Berlusconi, l'addio ad Ariedo Braida, le troppe esternazioni negative del patron Berlusconi e dello stesso Galliani, sono tutte cose mai viste fino ad ora in casa rossonera.
Ora che l'Europa è appesa ad un filo più che sottile, con un sesto posto che porterebbe soldi ma costringerebbe il Milan a iniziare l'anno prestissimo e a partecipare ad un'Europa League che, in realtà, quasi nessuno vuole, bisogna davvero ripartire da 0 e cercare di ricostruire il più possibile dalle macerie di questo disastro. Kakà può essere il nuovo leader emotivo, più di un Montolivo che non convince come capitano, gente come i Constant o i Robinho devono essere mandati a casa, forse anche il sacrificio di un Balotelli mai davvero amato può essere necessario per ricostruire la rosa e portare in casa gli uomini giusti per ripartire. Ma la prima mossa dev'essere quella relativa al tecnico: si tratti di Montella, Spalletti, Inzaghi o dello stesso Seedorf, conterà soprattutto l'appoggio incondizionato della società, nelle scelte di mercato come in quelle tattiche. I cicli possono terminare e ricominciare in pochissimo tempo, il calcio italiano è pieno di esempi in questo senso, non ultimo la Juve tricampione d'Italia e sonoramente sbeffeggiata appena tre estati fa. Ci vorranno pazienza e idee chiare, ma soprattutto ci vorrano lo spirito di sacrificio, la pazienza e la volontà che hanno reso il Milan una delle squadre più importanti d'Italia e del Mondo.

domenica 22 dicembre 2013

17°T. / BALOTELLI DOVREBBE IMPARARE DA LUCA TONI

Immagine tratta da goal.com e modificata su befunky.com
I match: Livorno-Udinese 1-2, Cagliari-Napoli 1-1, Bologna-Genoa 1-0, Atalanta-Juventus 1-4, Roma-Catania 4-0, Sampdoria-Parma 1-1, Sassuolo-Fiorentina 0-1, Torino-Chievo 4-1, Verona-Lazio 4-1, Inter-Milan 1-0.
Il commento: alla pausa natalizia la Juve è già imprendibile. 15 vittorie su 17 match, +5 su una Roma dal rendimento clamoroso e +10 su un Napoli che doveva lottare per lo Scudetto dopo la sontuosa campagna acquisti estiva e che sta raccogliendo solo briciole, a dispetto dei sorrisi di facciata. Solo la Fiorentina resta in scia per la zona Champions, a 3 punti dai partenopei. L'Inter con sole due sconfitte in 17 gare è comunque solo 5a, a -15 dalla vetta. Splendide sorprese il Verona di un Luca Toni sontuoso (36 anni e 7 reti in 15 presenze), che mangia il pandoro a quota 28 e il Toro di Ventura e Cerci a quota 25. Delude il Milan, che ne ha vinte solo 4 su 17 ed è 12°, a -27 dalla Juventus. E siamo solo a Natale. In coda meritato ultimo posto per un confuso e depresso Catania a -5 dalla salvezza. Penultimo troviamo il Livorno, francamente con una rosa inadeguata per la massima serie, comunque ancora a -2, e il Sassuolo, che paga il pessimo avvio. Chievo e Bologna attualmente paiono le altre due compagini che lotteranno per la permanenza in A sino all'ultima gara. Campionato tranquillo in vista per tutte le altre.
La mossa tattica: la mossa tattica di giornata non paga. Allegri sfodera per il derby e forse contagiato dal periodo, un albero di Natale di stampo ancelottiano, con Kakà e Saponara a sostegno di Balotelli. Il 22enne Saponara ha qualche buon numero, ma pare acerbo per esordire da titolare in A in un match così sentito. Il Milan inizia benino, ma crea poco e male, senza un chiaro costrutto di gioco. Da quando c'è Balotelli i rossoneri hanno subito un'involuzione di gioco evidente. Ricordate il bel Milan giovane e sperimentale del tridente con El-Shaarawy largo che dava spettacolo? Era senza Balotelli. Sarà stato solo un caso?
L'uomo del giorno: Luca Toni. Ecco, uno da cui SuperMario Balotelli dovrebbe imparare. Oltre alle 7 reti è costantemente determinante in ogni azione offensiva del suo Verona. Oggi sigla una sontuosa doppietta a Marchetti. A 36 anni suonati è da Nazionale. Molto più di Balotelli a 23. 
La sorpresa: il Bologna è la sorpresa di giornata. Pioli era un dead man walking. Le ombre pesantissime di Baggio e Zola si allungavano sulla sua panchina. Ma la squadra dà tutto quel che ha in campo, e grazie a Capitan Diamanti coglie i 3 punti contro un Genoa troppo rinunciatario. In pochi avrebbero scommesso su questo successo.
La delusione: la Lazio è allo sbando. Petkovic vive di rendita per un inizio di stagione scorso brillantissimo e per la conquista della Coppa Italia. Ma il suo 2013 è stato da incubo. 12 vittorie, 9 pari e ben 16 sconfitte nell'anno solare. E un gioco che non convince. Oggi soccombe 4-1 a Verona contro l'Hellas. Capolinea per Petkovic?
La conferma: vincere a Bergamo non è mai semplice, ma la Juventus alla lunga asfalta anche l'Atalanta. 1-4 anche senza Pirlo. La Juve gioca a memoria, in Italia non ha rivali. Il tris tricolore è prenotato. 
La classifica: 46 Juventus; 41 Roma; 36 Napoli; 33 Fiorentina; 31 Inter; 29 Verona; 25 Torino; 20 Parma, Genoa, Lazio, Udinese, Cagliari; 19 Milan; 18 Sampdoria, Atalanta; 15 Chievo, Bologna; 14 Sassuolo; 13 Livorno; 10 Catania.
Prossimo turno: Chievo-Cagliari, Fiorentina-Livorno, Juventus-Roma, Napoli-Sampdoria, Catania-Bologna, Genoa-Sassuolo, Milan-Atalanta, Parma-Torino, Udinese-Verona, Lazio-Inter.

martedì 13 agosto 2013

ITALIA - ARGENTINA: TANTI RICORDI E UNO SGUARDO AL FUTURO

Immagine tratta da calcio.fanpage.it
La sfida di domani sera tra Italia e Argentina non può essere un'amichevole come tutte le altre, e non solo perché organizzata in onore di Papa Francesco. Quando scendono in campo due squadre che da sempre si considerano profondamente legate, soprattutto per la notevole emigrazione di italiani nella nazione sudamericana nel corso degli anni passati, si ha sempre la sensazione che si tratti di una specie di scontro in famiglia, tra due anime molto simili l'una all'altra. E ad alimentare l'atmosfera e il prestigio di questo confronto, si inseriscono le tante sfide che nel passato hanno messo di fronte le due formazioni, e i numerosi campioni che dall'Argentina sono giunti in Italia a impreziosire il nostro campionato, su tutti Diego Armando Maradona.
La prima sfida tra gli azzurri e i loro "cugini" sudamericani risale al secondo dopoguerra, quando nel dicembre del 1954 le due squadre si affrontano in amichevole. L'Italia viene da un deludente Mondianle disputato in Svizzera, gli argentini stanno anche peggio, perché non disputano la rassegna più importante da vent'anni, la loro ultima presenza risale al 1934. La sfida la vincono i padroni di casa per 2-0, con una rete per tempo di Frignani e Carlo Galli, ma l'Argentina si prende la rivincita un anno e mezzo dopo, quando restituisce ospitalità e risultato agli azzurri, vincendo a Buenos Aires per 1-0. Interessante la successiva sfida del giugno 1961, vinta 4-1 a Firenze dall'Italia, perché a segnare tre dei gol azzurri sono Ramon Lojacono e Omar Sivori, due argentini che ora vestono la maglia del Paese in cui giocano. Un altro netto successo arriva nel giugno del 1966, poco prima del Mondiale inglese, con un 3-0 secco firmato dalla doppietta di Pascutti e dal gol del compianto Gigi Meroni. Dopo questi primi incontri amichevoli, la sfida tra le due Nazionali diventa una sorta di abitudine anche a livello internazionale: per cinque Mondiali consecutivi, dal 1974 al 1990, Italia e Argentina si trovano sempre di fronte. La prima sfida si gioca in Germania, nel primo turno, e fa registrare il primo pareggio tra le due formazioni. I sudamericani passano in vantaggio con Houseman, poi vengono raggiunti da un'autorete del capitano Perfumo, ma alla fine saranno loro a festeggiare, perché la successiva sconfitta azzurra contro la Polonia gli permetterà di accedere alla seconda fase del torneo, proprio a spese di Rivera, Mazzola e compagni. Nel 1978, durante il Mondiale che si disputa proprio in Argentina, gli organizzatori fanno in modo che entrambe le squadre finiscano nello stesso girone per un preciso scopo: vogliono far confrontare le due anime del Paese, e in caso farle rincontrare solo in finale. Le due formazioni sono a punteggio pieno, ma non fanno turnover e si affrontano a viso aperto, in un match bellissimo. Vince l'Italia di Bearzot, con un guizzo di Bettega, ma ancora una volta è l'Argentina a ridere per ultima, perché per la prima volta si laureerà Campione del Mondo, mentre gli azzurri saranno quarti nonostante l'ottimo gioco espresso.
Nell'estate del 1979 le due squadre si ritrovano in amichevole a Roma, e più del 2-2 finale ciò che interessa è l'esordio su un palcoscenico italiano di un diciottenne argentino, non molto alto, con la maglia numero 10 dietro le spalle e talento che sprizza da ogni suo tocco di palla. E' in quell'occasione che Diego Armando Maradona si presenta per la prima volta in Italia, avversario che affronterà molte altre volte in futuro, la prima nel 1982 durante il Mondiale spagnolo. Gli azzurri hanno stentato fino a quel momento, l'Argentina del Pibe non ha brillato ma sembra più forte, almeno sulla carta. Bearzot fa la mossa giusta, attacca un mastino come Gentile alle caviglie di Maradona, e l'Italia vince per 2-1, iniziando così la cavalcata che si concluderà a Madrid con la terza Coppa del Mondo nella storia azzurra. Quattro anni dopo, in Messico, le due squadre sono di nuovo di fronte, stavolta in girone. Diego è cresciuto e maturato negli anni, è già un idolo a Napoli, e ha la missione di portare al titolo la sua squadra. L'Italia va in vantaggio con Altobelli su rigore, Maradona con un tocco dei suoi ottiene il pareggio, risultato che va bene a entrambi. Il percorso degli azzurri sarà breve, stroncato dalla Francia di Platini, mentre l'Argentina arriverà al successo finale, trascinata ovviamente dalle prodezze e dai gol del suo numero 10. Maradona segnerà ancora contro l'Italia, l'anno dopo durante un'amichevole, ma stavolta uscirà sconfitto 3-1 dal contronto con il gruppo giovane e rinnovato di Vicini, che vuole inaugurare un nuovo ciclo vincente. E ancora una volta, nel Mondiale ospitato in casa nel 1990, l'Argentina si frapporrà sulla strada degli azzurri, in una semifinale memorabile giocata al San Paolo di Napoli, in quella che è la casa di Diego, con il pubblico che non sa per chi tifare. Schillaci, eroe di quel torneo, illude gli azzurri, Caniggia e un errore di Zenga mandano la partita fino ai rigori, dove il portiere Goycoechea è l'eroe e porta i sudamericani alla finale. L'Italia chiuderà terza vincendo la "finalina" con l'Inghilterra, Maradona subirà i fischi degli italiani a Roma e uscirà sconfitto dal confronto decisivo con la Germania Ovest, tra mille recriminazioni e polemiche. Dopo questo lungo ciclo di sfide, incredibilmente, Argentina e Italia si sono affrontate solo un'altra volta, nel febbraio del 2001, quando gli azzurri di Trapattoni furono sconfitti in casa 2-1 dagli uomini di Bielsa. Entrambe le formazioni, considerate due delle più serie pretendenti al Mondiale 2002, usciranno invece con le ossa rotte dal torneo, deludendo molto le aspettative.
Quella di domani sera, dunque, sarà la quattordicesima sfida tra Italia e Argentina, la prima da 12 anni a questa parte. La partita purtroppo ha già perso due grandi stelle prima ancora del calcio d'inizio, visto che Messi e Balotelli si sono infortunati e non scenderanno in campo, ma lo spettacolo non mancherà. Sarà un test che probabilmente dirà poco, come spesso accade nelle amichevoli di ferragosto, ma senza dubbio avrà già un sapore di Mondiale, quel torneo a cui entrambe le squadre guardano con fiducia per la prossima estate. Gli azzurri sognano di tornare grandi otto anni dopo la strepitosa vittoria di Berlino, gli argentini vogliono ritornare ai fasti del periodo di Maradona, con Messi che avrà la grande chance di mettere a tacere chi dice che è un fenomeno nel Barcellona e un giocatore normale in Nazionale. Prepariamoci dunque ad un'altra sfida accesa e interessante, come è sempre stato e sempre sarà tra Italia e Argentina, due Paesi molto diversi ma con un'anima e un cuore che continuano a battere molto, molto vicini.

giovedì 15 novembre 2012

CONSIDERAZIONI AZZURRE

Immagine tratta da calcio.excite.it
A voler guardare il bicchiere mezzo vuoto, è sufficiente dare un'occhiata ai numeri: quinta sconfitta consecutiva in partite amichevoli per l'Italia di Prandelli (terza consecutiva in casa), ed ennesima sfida casalinga senza vittorie contro la Francia, l'acerrima rivale che non battiamo tra le mura amiche da 50 anni (2-1 nel 1962, doppietta di Altafini). Difesa azzurra non perfetta, che ha subito gol in 11 delle 14 partite disputate in questo 2012, compresi gli Europei di giugno, segno che forse qualcosa va rivisto. Mancavano pedine importanti come Ogbonna e il ritrovato Ranocchia, il trio juventino Barzagli-Bonucci-Chiellini convince a tratti, i terzini sembrano il vero punto debole di questa retroguardia a 4 (forse si potrebbe ritentare la carta della difesa a 3 che tanto va di moda in questa serie A). L'attacco ha l'unica pecca di non riuscire a concretizzare al massimo le tante occasioni create, l'ultima amichevole con più di un gol segnato risale a un anno fa (Polonia-Italia del 2011, 0-2).
Detto questo, non possiamo fare a meno di ricordare che si tratta sempre di amichevoli, anche se di prestigio, e che nelle partite "importanti" l'Italia di Prandelli ha perso una sola volta, nella disgraziata finale degli Europei contro la Spagna, ottenendo 14 vittorie e 6 pareggi tra Qualificazioni agli Europei 2012, Europei e Qualificazioni ai Mondiali 2014. Il gioco tanto voluto dal c.t. continua a vedersi, la squadra azzurra è uscita battuta ma non ridimensionata da questa sfida, e anzi avrebbe meritato di ottenere almeno un pari viste le due traverse colpite e le occasioni create durante la partita. Soprattutto, questa squadra sta mettendo in mostra tanti giocatori giovani e di grande prospettiva, che fino a qualche anno fa avrebbero trovato spazio solo nell'Under 21. Verratti, alla prima da titolare in azzurro, ha fatto vedere buone cose nel primo tempo e ha denotato una grande personalità; deve migliorare ancora, è innegabile, ma ad appena vent'anni ha già i numeri per diventare un degno sostituto di Pirlo. Balotelli ed El Shaarawy si sono mossi bene insieme, il primo ha dimostrato di essere una punta completa che merita forse più spazio da titolare, il secondo ha timbrato la prima rete in maglia azzurra, brillando forse meno delle recenti gare con il Milan ma confermando i suoi numeri. In porta, Sirigu sta maturando in una squadra importante come il Paris Saint Germain, e un palcoscenico illustre come la Champions League servirà molto al ragazzo per confermarsi il primo sostituto del capitano Buffon, e il futuro titolare tra i pali azzurri.
In sintesi: basta con questi commenti da disfattisti, perdere una partita non fa mai piacere, figurarsi contro la Francia, ma non c'era nessuna posta in palio, e tutti sanno che l'Italia è una squadra che in amichevole si concede delle pause, ma quando inizia una competizione gioca sempre e solo per vincere. Lasciamo lavorare Prandelli, che in due anni ha già costruito un'identità di gioco e cerca sempre di ottenere il meglio dai ragazzi pur avendoli a disposizione solo per pochi giorni, visti i tantissimi impegni nei club. Se riesce a formare un gruppo completo, con la sua stessa visione del calcio e con la giusta convinzione tecnica e mentale, moduli e uomini diventeranno un problema secondario.
P.S. Tra le note negative ho dimenticato di segnalare i fischi contro l'inno francese, cancellati per fortuna dai numerosi applausi del resto del pubblico. Vogliamo smetterla una volta per tutte con questi comportamenti antisportivi e odiosi, che non hanno nulla a che fare con lo sport serio e con la vera rivalità?

venerdì 29 giugno 2012

EURO 2012: PAGELLE SEMIFINALI/2

Immagine tratta da europei-di-calcio-2012.com

Ecco le pagelle della semifinale di ieri sera, con l'ennesimo capitolo della sfida infinita tra Italia e Germania.
ITALIA
Tattica: Contro una squadra che macina gioco e in attacco fa paura, l'Italia bada al sodo, riduce il possesso palla ma in compenso è pronta a sfruttare la velocità dei suoi attaccanti contro i centrali tedeschi e a ripartire con veloci contropiedi. Con il doppio vantaggio controlla bene la gara, sfiora più volte il gol della sicurezza, soffre solo nel recupero dopo il rigore di Ozil. Un'altra impresa contro la Germania, e il sogno continua.
Buffon: Qualche incertezza di troppo nei primi minuti, quando rischia l'autorete con Barzagli, poi interventi importanti per salvare il risultato. Incolpevole sul rigore. Voto 6.
Balzaretti: Spostato a destra per necessità, non si tira indietro e fa il suo. Meno spinta, ma in copertura gioca alla grande, con alcune ottime diagonali, e nel finale attacca con più convinzione. Voto 6,5.
Barzagli: Il suo recupero è stato fondamentale, con lui la difesa è di un'altra pasta. Gomez prima e Klose poi non trovano spazi, chiude su tutti con sicurezza mostruosa, un baluardo. Voto 6,5.
Bonucci: Criticato alla vigilia del torneo, sta smentendo tutti a suon di grandi prestazioni. Alcuni salvataggi incredibili, una sicurezza mai vista, merita la maglia da titolare. Voto 6,5.
Chiellini: Schierato a sinistra, è un po' impacciato in alcune occasioni e fisicamente non al top, ma si sapeva. Gara diligente, chiude bene e sulle palle alte è sempre prezioso. Voto 6.
De Rossi: Anche lui non al meglio, ma la sua classe va oltre ogni difficoltà. Chiude bene a centrocampo, riparte sempre con classe, guida tutti con esempio e autorità. Voto 6,5.
Pirlo: Dopo il cucchiaio agli inglesi, una grande prestazione anche contro i tedeschi. Inventa gioco, smarca i compagni con facilità irrisoria, e fa anche un gran lavoro nel recuperare palloni. Da Pallone d'Oro. Voto 7.
Marchisio: I due gol sbagliati nel finale, soprattutto il secondo con il compagno libero, valgono un voto in meno. Per il resto, corre per tre ed è una spina nel fianco della difesa tedesca con i suoi movimenti. Voto 6.
Montolivo: Meglio della precedente partita, sembra essersi adattato al ruolo. Gioca con personalità, e inventa il lancio per il raddoppio di Balotelli. In crescita, ottima notizia. Voto 6,5.
Thiago Motta: Subentra per coprire e dare una mano dietro, lo fa con impegno e dedizione. Prezioso per reggere gli assalti finali dei tedeschi. Voto 6.
Cassano: Irride Hummels e consegna a Balotelli la palla del vantaggio, distribuisce assist per i compagni e con le sue giocate manda in crisi i difensori tedeschi. Una partita all'altezza della sua fama. Voto 7.
Diamanti: Non lascia il segno come nella precedente partita, anche perché stavolta deve soprattutto aiutare i compagni in copertura. Accetta il sacrificio, e in generale merita la sufficienza. Voto 6.
Balotelli (il migliore): Tutto il suo repertorio nei due gol segnati. Opportunista e scaltro sul primo, potente e letale sul secondo. Solo applausi per lui, nuovo eroe di una squadra che sta diventando grande. Voto 8.
Di Natale (il peggiore): Spiace dare un'insufficienza in una serata così, ma il gol che si mangia da solo davanti al portiere grida vendetta. Da uno come lui errori simili non sono accettabili. Voto 5,5.
Prandelli: Non abbandona il suo credo e soprattutto da sempre fiducia ai suoi ragazzi. La scelta è vincente, sono proprio i più criticati a dargli le risposte che cerca. Una vittoria strameritata, soprattutto per lui. Voto 7.
GERMANIA
Tattica: Rispetto alla sfida precedente, Low sorprende tutti preferendo Kroos, più difensivo, agli offensivi Schurrle, Reus e Muller, e riproponendo Podolski e Gomez. Le scelte non pagano, la sua difesa è troppo fragile contro i veloci e tecnici attaccanti azzurri, e in attacco la Germania non decolla. Cambia qualcosa nella ripresa, ma non abbastanza per meritare il pareggio e l'accesso alla finale.
I Migliori:
-Il rigore finale è un premio all'impegno e alla costanza. Ozil è stato il migliore in campo per i suoi, un lottatore instancabile per tutta la partita. Dai suoi piedi nascono i pericoli più grandi per la difesa azzurra, i compagni non lo supportano a dovere. Voto 6,5.
-Il lottatore del centrocampo tedesco è sempre lui, Khedira. Molto movimento, copre e riparte dovunque è necessario, e sfiora il gol con una bordata da fuori. Uno degli ultimi a mollare tra i teutonici, anche se il centrocampo azzurro lo mette talvolta in difficoltà. Voto 6.
-Vedendolo in campo nei primi minuti della ripresa, ci si chiede perché sia entrato così tardi. Reus crea subito alcuni pericoli con i suoi movimenti, è decisamente più incisivo di Podolski, nonostante la giovane età gioca con sicurezza da veterano. Si spegne un po' col passare dei minuti. Voto 6.
I Peggiori:
-L'attacco è sicuramente il reparto peggiore dei tedeschi, lo dimostra la pessima prova di Podolski. Timido, impreciso, si lascia anticipare da Balzaretti in più occasioni, e dopo appena un tempo viene sostituito. La bruttissima copia del talento acquistato dall'Arsenal. Voto 4,5.
-Insieme al collega di reparto, Gomez è un altro giocatore decisamente sottotono. Cercato poco e male dai compagni, ci mette del suo non riuscendo a tenere su la palla e finendo stritolato nella morsa dei centrali italiani per la sua estrema staticità. Anche lui dura appena un tempo. Voto 5.
-Tutta la difesa tedesca è censurabile, ma il peggiore in assoluto si dimostra Badstuber. Sbaglia nettamente posizione sul primo gol, quando Balotelli lo anticipa con estrema facilità, non è mai sicuro nei disimpegni e quando viene attaccato va sempre in difficoltà. Rimandato alla prossima occasione. Voto 5.
Curiosità: Pur essendo alla terza finale, quelli di Balotelli sono solo i primi due gol dell'Italia in una semifinale degli Europei. Nelle precedenti occasioni, gli Azzurri superarono infatti l'Urss grazie al sorteggio nel 1968 e l'Olanda ai rigori nel 2000, in entrambi i casi dopo lo 0-0 dei tempi regolamentari.

martedì 19 giugno 2012

EURO 2012: PAGELLE UNDICESIMA GIORNATA

Immagine tratta da europei-di-calcio-2012.com

Ecco le tanto attese pagelle degli azzurri e i giudizi sull'altra partita che si è giocata ieri sera, la tanto temuta Croazia-Spagna.
ITALIA
Buffon: Si sporca i guantoni un paio di volte, ma in generale non deve compiere interventi straordinari. Ha la sicurezza e la voglia di un leader. Voto 6.
Abate: Esordiente nel torneo, copre la fascia destra con attenzione, limitando un po' la fase offensiva. Diligente, concede poco agli esterni irlandesi. Voto 6.
Barzagli: Al rientro dopo un infortunio, fa vedere che c'è. Preciso e attento nelle chiusure, dimostra chi è il miglior difensore italiano in circolazione. Voto 6,5.
Chiellini: Con il ritorno alla difesa a 4 ritrova sicurezza, e accanto a Barzagli soffre meno di amnesie. Fa il suo, poi un infortunio lo toglie dalla contesa. Speriamo si riprenda. Voto 6.
Bonucci: Entrato a freddo per Chiellini, si fa trovare pronto e non concede nulla alle punte irlandesi. Avrà la responsabilità di non far sentire la mancanza del compagno. Voto 6.
Balzaretti: Viene da chiedersi come abbia fatto Prandelli a dimenticarlo in panchina per due gare. Spinge e difende, fa impazzire O'Shea e mette lo zampino in tante azioni pericolose. Voto 6,5.
Marchisio: Capitan Futuro si conferma in gran forma. Corre per tutti, imposta e cerca gli inserimenti per creare pericoli all'avversario. Definitivamente maturato. Voto 6,5.
Pirlo: Una guida meno lucida rispetto alle altre partite, si prende delle licenze eccessive. Gira palla con maggiore lentezza, ma resta il punto centrale del centrocampo azzurro. Voto 6.
De Rossi: In difesa o a centrocampo, fa poca differenza. E' in condizioni ottime, e ha una sicurezza incredibile. Sempre presente in copertura o in fase di attacco. Voto 6,5.
Thiago Motta (il peggiore): Forse non è tutta colpa sua, perché quella del trequartista non è certo la sua posizione. Lui però ci mette del suo con la lentezza e la scarsa lucidità. Voto 5.
Cassano: Lascia i panni dell'assist-man e sblocca la partita nel modo meno atteso, di testa. Va ancora un po' a sprazzi, ma se la forma fisica migliora può fare davvero la differenza. Voto 6.
Diamanti: Subentrato per gestire il risultato, cerca di farsi vedere con qualche giocata delle sue, anche su punizione. Trequartista naturale, potrebbe meritare una chance da titolare. Voto 6.
Di Natale: Fa il bello e il cattivo tempo, diventa una spina nel fianco nella difesa irlandese, si trova bene con Cassano. Unica pecca, non riesce a piazzare la zampata sotto porta, ma non demerita. Voto 6,5.
Balotelli (il migliore): Attenti, a farlo arrabbiare si corre un brutto rischio. Si scrolla di dosso le critiche con un grande gol, cattivo e deciso sotto porta. Finalmente il vero Supermario. Voto 7.
Prandelli: Cambia modulo e uomini, e finalmente vince una partita. Motta trequartista non convince, e contro la modesta Irlanda soffriamo troppo nel finale. Per ora è andata bene, vedremo in futuro. Voto 6.
IRLANDA
Il Migliore: Nel giorno della sua centesima con l'Irlanda, Duff decide di ritornare per un po' il giocatore fantastico che incantava nel Chelsea. Dribbling, corsa e tante giocate di alto livello. Si spegne a lungo andare, ma dimostra che la classe non è acqua. Voto 6,5.
Il Peggiore: La sua folle espulsione rovina del tutto una partita già negativa. Andrews soffre tantissimo in mezzo al campo, e nel finale perde completamente la testa facendosi cacciare per insulti all'arbitro. Nervoso e poco lucido, l'uomo in meno per i suoi. Voto 4,5.
Curiosità: Con la vittoria ieri, l'Italia sfata una ricorrenza a dir poco infausta. Il 18 giugno non portava bene alla Nazionale azzurra, che in quell'occasione ha perso due volte ai Mondiali 1994 (0-1 proprio contro l'Irlanda) e nei quarti del Mondiale 2002, contro la Corea e l'ineffabile arbitro Moreno.
CROAZIA
Il Migliore: Il suo allenatore ha detto che è meglio di Pirlo. Forse è un'esagerazione, ma di certo Modric ha le qualità per essere uno dei migliori centrocampisti d'Europa. Dirige con ordine i compagni, gestisce i ritmi, inventa assist che purtroppo non vengono sfruttati. Il futuro è suo. Voto 6,5.
Il Peggiore: Partito bene con la rete all'Irlanda, Jelavic si è spento nelle successive partite. Già sotto tono contro l'Italia, ieri è partito in panchina ma quando è entrato non ha minimamente lasciato il segno. Un'assenza pesante e ingiustificata nel momento di difficoltà. Voto 5.
SPAGNA
Il Migliore: Come contro l'Italia, anche ieri nei momenti di difficoltà la palla passava sempre e solo dai suoi piedi. Iniesta è il più lucido in mezzo al campo, sfugge ai raddoppi di marcatura e crea gioco, consegnando anche a Navas l'assist per il gol partita. E' l'uomo che fa la differenza. Voto 6,5.
Il Peggiore: In un centrocampo tutto tecnica e fantasia, l'utilità di Busquets sarebbe quella di coprire e correre al posto dei compagni. Non svolge benissimo il suo compito, e continua ad esagerare nei falli subiti. Forse meriterebbe una squalifica, almeno una volta. Voto 5,5.
Curiosità: Quello contro la Croazia è il nono risultato utile consecutivo per la Spagna agli Europei. Dopo la sconfitta contro il Portogallo nel 2004, sette vittorie e due pareggi per gli iberici. La bestia nera è stata l'Italia, che l'ha costretta allo 0-0 nel 2008 (poi la Spagna vinse ai rigori) e all'1-1 in questo torneo.
A domani, con le ultime partite della fase a girone di questi Europei!

domenica 10 giugno 2012

EURO 2012: PAGELLE TERZA GIORNATA

Immagine tratta da sporteconomy.it

Ecco le pagelle della terza giornata di questi Europei 2012. Vista la presenza dell'Italia, mi permetto di dare i voti a ciascuno degli azzurri e all'allenatore, oltre ai soliti migliori e peggiori e alle curiosità.
ITALIA
Buffon: Sicuro in uscita e nelle prese, fa alcuni interventi importanti per mantenere il risultato. Incolpevole sul gol. Voto 6,5.
Bonucci: Prova discreta, con l'aiuto di Maggio riesce a tenere bene la posizione. Prende un giallo stupido, deve essere più attento. Voto 6.
De Rossi (il migliore): Arretrato al centro della difesa, chiude bene e imposta il gioco. Senza dubbio il più positivo degli azzurri. Voto 7.
Chiellini: Regge abbastanza bene, anche se l'ingresso di Navas e Torres gli crea qualche grattacapo in più. Se la cava con grinta e atletismo. Voto 6.
Maggio: Meglio come esterno che come terzino, si riscatta in parte dagli errori contro la Russia. Spinge poco, può ancora migliorarsi. Voto 6.
Thiago Motta: Mette ordine in mezzo al campo, ha una grande occasione di testa, ma gioca con lentezza eccessiva, e a volte corre rischi che andrebbero evitati. Voto 5,5. 
Nocerino: gioca solo il recupero. Sv.
Pirlo: Il faro del centrocampo, dai suoi piedi passano le azioni importanti degli azzurri. Innesca Di Natale in occasione del gol. Voto 6,5.
Marchisio: Tanto atletismo, ha meno spazio che nella Juve ma tiene bene. Nel finale ha una buona occasione ma arriva stanco al momento del tiro. Voto 6.
Giaccherini: Un po' timido in fase offensiva, cerca di dare una mano dietro, ma sul gol tiene in gioco Fabregas. Da rivedere in questo ruolo. Voto 5,5.
Cassano: Alcuni sprazzi dei suoi, si vede che atleticamente non è al top. Impegna un paio di volte Casillas, deve essere più concreto. Voto 6. 
Giovinco: Entra quando la pressione spagnola aumenta. Un bel pallone per Di Natale, per il resto si vede poco. Voto 5,5.
Balotelli (il peggiore): Nervoso nel primo tempo, si addormenta davanti a Casillas sprecando una grande occasione. Sostituito, ci aspettiamo una reazione già dalla prossima gara. Voto 5.
Di Natale: Entra e subito sblocca la gara con freddezza e precisione. Si rende ancora pericoloso, può essere una valida alternativa in attacco. Voto 6,5.
Prandelli: I suoi ragazzi reagiscono alle critiche con una buona prestazione. De Rossi difensore alla fine convince, meno la gestione dei cambi e del vantaggio. Esordio positivo, su cui si può costruire qualcosa d'importante. Voto 6,5.
SPAGNA
Il Migliore: Tra i tanti piedi buoni del centrocampo, spiccano quelli di Iniesta. Decisivo nel Mondiale 2010, Don Andres si  conferma di una tecnica superiore, ha un tocco di palla che incanta, crea pericoli a ogni azione. Non fa rimpiangere gli oltre 60 minuti senza una punta di ruolo. Voto 7.
Il Peggiore: La parte vulnerabile della Spagna è la difesa, e in particolare Arbeloa a destra non convince. Soffre gli attacchi degli azzurri, si fa puntare troppo spesso e in attacco non appoggia granché i compagni. Se al Real pensano ancora a Maicon forse un motivo c'è...Voto 5,5.
Curiosità: Niente punte di ruolo in campo, tre trequartisti ad alternarsi in fase offensiva. La Spagna emula il modulo del Barcellona e lo esaspera rinunciando per 60' e più agli attaccanti. Torres non è quello dei bei tempi, ma con il suo movimento crea comunque pericoli per gli avversari. Esperimento da rivedere...
IRLANDA
Il Migliore: Nella mediocrità dell'esordio irlandese, si salva solo il centrale difensivo St.Ledger. Il suo unico merito, in realtà, è quello di mettere in rete il pallone del momentaneo pareggio. Per il resto, soffre insieme ai compagni ad ogni accelerazione dei Croati. Bravo, ma non certo una roccia. Voto 6.
Il Peggiore: Tra i tanti a steccare, sicuramente possiamo citare McGeady. L'esterno offensivo non si vede praticamente mai, e senza le sue accelerazioni la squadra del Trap perde tantissimo in fase di attacco. Anonimo, molto meglio il suo sostituto Cox. Voto 5.
CROAZIA
Il Migliore: L'infortunio di Olic è un problema? Sembra proprio di no, vista l'ottima forma di Mandzukic. In coppia con Jelavic, l'attaccante del Wolfsburg dimostra di essere in ottima forma, segnando in pratica un gol e mezzo. Occhio Italia, davanti la Croazia ha un'arma in più. Voto 7.
Il Peggiore: Titolare fisso nella squadra di Bilic, oggi Corluka ha tradito un po' la fiducia del suo mister. Sul gol dell'Irlanda, si fa superare come un principiante da St.Ledger, e anche in seguito si mostra nervoso e non perfetto in difesa. Può essere un punto debole da sfruttare. Voto 5,5.
Curiosità: Gli esordi all'Europeo si confermano sfortunati per Trapattoni. Nel 2004, la sua Italia fece 0-0 contro la Danimarca, nel match ormai noto per lo sputo di Totti a Poulsen. Sappiamo bene come finì quel torneo per gli azzurri, il Trap può cominciare a fare gli scongiuri...
A domani con le nuove pagelle!

domenica 8 aprile 2012

PETROLDOLLARI AMARI


Nel calcio, e nello sport in genere, esiste da sempre una regola non scritta: non sempre i soldi e i grandi giocatori sono sinonimo di successo. Se ne sta accorgendo a sue spese (è proprio il caso di dirlo) lo sceicco Mansur, che ha acquistato il Manchester City nell'estate del 2008 con l'intento di trasformarlo in una squadra vincente e si ritrova, dopo quasi quattro anni di gestione e tantissimi milioni spesi ogni estate, con un solo trofeo in bacheca, la FA Cup conquistata la scorsa stagione.
Negli anni, alla corte dello sceicco sono arrivati tantissimi calciatori di grande livello, convinti dai suoi petroldollari a vestire la casacca, ben poco ambita fino ad allora, della seconda squadra di Manchester: da Robinho, Kompany e Barry, a Tevez, Adebayor e i fratelli Touré, fino ai più recenti Balotelli, Silva, Kolarov, Dzeko, Nasri e Aguero. Un altro importante acquisto però è stato il cambio di panchina, che ha portato all'esonero di Mark Hughes e all'assunzione, a inizio 2010, dell'italiano Roberto Mancini, reduce da stagioni importanti all'Inter e da molti ritenuto l'uomo giusto per mettere ordine in una squadra di grandi campioni e per ottenere finalmente i trofei che da tanti, troppi anni mancavano nella bacheca dei Citizens. Dopo alcune stagioni di "rodaggio", con risultati in costante miglioramento e un gioco di squadra sempre più efficace, culminate con la conquista dell'FA Cup e della qualificazione in Champions League dopo 46 anni nel 2011, il 2012 sembrava l'anno giusto per puntare ad un'affermazione in Premier League e per togliersi importanti soddisfazioni in Europa.
L'inizio di stagione è stato ottimo, con prestazioni convincenti, tanti gol e la storica vittoria nel derby contro i rivali dello United, asfaltati 6-1 sul proprio campo e umiliati sul piano del gioco. Come logica conseguenza di questa serie di risultati utili, il City è arrivato presto in vetta al campionato, e ha mantenuto la sua posizione di leader con grande autorità per molti mesi, conquistando un buon vantaggio sul team di Ferguson, l'unico avversario in grado di restargli in scia; unico neo, l'eliminazione dalla Champions League ad opera del Napoli, che ha costretto Mancini ad abbandonare troppo presto l'elite del calcio europeo e a puntare sulla meno appetibile Europa League. Dopo la pausa invernale, però, per il City sono cominciati i primi problemi, con l'eliminazione dalla FA Cup e dalla Coppa di Lega e, soprattutto, con il sorpasso in classifica ad opera dei "cugini" dello United e la sconfitta nei quarti di Europa League per mano dello Sporting Lisbona. Dopo due pareggi consecutivi, oggi è arrivata una pesante sconfitta in casa dell'Arsenal, che ha fatto precipitare gli uomini di Mancini a -8 dalla capolista United, con sole 6 partite da giocare. Una rimonta non è impossibile, visto che i Citizens affronteranno gli avversari in casa nel derby di ritorno, ma la sensazione è che la squadra abbia perso la sicurezza e il bel gioco di inizio stagione, e che un recupero in classifica sia molto difficile.
Il rischio è che anche quest'anno, dopo una partenza con grandi aspettative e spese importanti, si concluderà senza trofei importanti in bacheca, il che rappresenterebbe un vero e proprio fallimento per Mancini e per la sua squadra. Con l'ultima campagna acquisti, lo sceicco Mansur è arrivato ad una spesa di oltre 550 milioni di euro, un fiume di denaro che ha portato tanti campioni o presunti tali alla sua corte ma, finora, non ha fruttato le vittorie che i potenti arabi si aspettavano. A tutto questo si aggiungono i tanti, troppi problemi all'interno dello spogliatoio, come hanno dimostrato le ripetute richieste di cessione di Tevez e i continui gossip su Balotelli; in generale, è sempre mancata l'armonia in un gruppo costituito da tanti giocatori importanti e da troppi caratteri forti, forse è mancata la figura di un vero leader, capace di mettere tutti d'accordo. Un eventuale fallimento comunque potrebbe portare ad importanti novità, soprattutto nella conduzione tecnica del club: molti parlano di un arrivo di José Mourinho, stanco di Madrid e desideroso di tornare in Premier e portare alla vittoria un'altra squadra, ma per ora si tratta solo di voci.
Ci auguriamo che il Mancio riesca a invertire in qualche modo la rotta, e che sappia ottenere il successo in Premier, che costituirebbe un successo importante e una notevole iniezione di fiducia per lui e per la squadra. Anche perché poi, in estate, si potrà sempre pensare a nuovi importanti acquisti, grazie ai petroldollari dello sceicco Mansur; dopotutto, i soldi fanno la felicità, o forse no?