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domenica 15 giugno 2014

AZZURRO MONDIALE: LE PAGELLE DI ITALIA-INGHILTERRA

Immagine tratta da maidirecalcio.com
Le formazioni: Nel caldo torrido di Manaus scendono in campo Italia e Inghilterra, nella prima sfida di un girone D che si annuncia più equilibrato del previsto dopo il successo della Costa Rica sull'Uruguay. Gli azzurri confermano la squadra annunciata da tempo, con quel modulo 4-1-3-1-1 così brutto da scrivere che si trasforma in 4-5-1 in fase difensiva, e l'unica novità di Sirigu titolare tra i pali per l'infortunio dell'ultima ora di capitan Buffon. Inglesi che confermano anche loro il 4-2-3-1 annunciato con una sola novità, ovvero la rinuncia a Lallana e l'inserimento di Sterling, con di fatto quattro giocatori d'attacco davanti e l'intenzione, almeno a parole, di fare la partita e mettere in costante difficoltà la difesa azzurra.
La chiave tattica: La mossa di Hodgson si rivela un clamoroso autogol, poiché la fascia sinistra inglese è terribilmente sguarnita, con Rooney poco utile in copertura e Darmian che, in spinta, crea un pericoloso 2 contro 1 insieme a Candreva. E' da quella parte, non a caso, che nasce il gol del definitivo vantaggio azzurro.
Italia: Esordio molto più positivo di quanto ipotizzato per il gruppo di Prandelli, che mantiene i suoi piani di gioco ed è brava a leggere i punti deboli dell'avversario per sfruttarli a suo vantaggio. Controllo del palleggio, verticalizzazioni e imbucate improvvise a sorprendere la difesa, raddoppi e spinta continua sulle fasce. Molto positiva la prova di Sirigu, che non fa rimpiangere Buffon e difende la porta azzurra con la sicurezza del veterano, bene anche Darmian a destra, una spina costante nel fianco della formazione britannica. Molto bravo Candreva, che parte da destra ed è ovunque, prende un palo e poi inventa la rete del 2-1, ottimo anche Marchisio che segna e corre per 90 minuti senza pause. Elogi anche per Balotelli, finalmente positivo come centravanti unico, per il gol e per il lavoro che fa in favore dei compagni, anche se a tratti appare troppo solo. Convince in parte la scelta di Pirlo e Verratti insieme, il secondo in particolare sembra un po' soffocato e non esprime al massimo il suo potenziale, discutibile anche la presenza di Chiellini esterno sinistro, vista l'evidente disabitudine dello juventino al ruolo. Meno felice di tutte la scelta di Paletta, in assoluto il vero anello debole della squadra, saltato spesso e con facilità dagli sguscianti attaccanti inglesi. In sintesi, Italia promossa ma con qualche materia da approfondire un po' meglio.
Voti: Sirigu 7; Darmian 7, Barzagli 6,5, Paletta 5, Chiellini 5,5; De Rossi 6; Candreva 7 (Parolo s.v.), Pirlo 7, Verratti 6 (T. Motta 6), Marchisio 7; Balotelli 6,5 (Immobile 6). Prandelli 6,5.
Inghilterra: In potenza, la squadra potrebbe essere una delle più forti in questo Mondiale, ma in campo mostra alcuni limiti preoccupanti, soprattutto in fase difensiva. Buona partenza, grande abilità quando si tratta di ripartire e puntare la difesa, ma grande ingenuità in copertura e troppi spazi concessi agli azzurri, soprattutto dal lato sinistro. Incerto il portiere Hart, gravemente insufficienti Cahill e Baines, sottotono anche Gerrard in mediana. Si salvano i peperini Sterling e Sturridge davanti, Rooney è meno appariscente e lucido del solito. Occorrerà qualche aggiustamento in quella che, contro l'Uruguay, sembra già una sfida da dentro e fuori.
Voti: Hart 5,5; Johnson 6, Jagielka 6, Cahill 5, Baines 5,5; Gerrard 5,5, Henderson 6 (Wilshere s.v.); Wellbeck 5,5 (Barkley 6), Sterling 7, Rooney 6; Sturridge 6,5 (Lallana s.v.). Hodgson 5,5.
Curiosità: Pur essendo due nobili del calcio mondiale, questa è appena la seconda volta che Inghilterra e Italia si incontrano in una Coppa del Mondo. L'unico precedente nel 1990, quando le formazioni si sfidarono per il terzo posto nel torneo: anche allora, vinse l'Italia 2-1, con reti di Roby Baggio, Platt e Totò Schillaci su rigore.

domenica 9 febbraio 2014

MAI DIRE GATTO...

Immagine tratta da calcioblog.it
Il match: La Juventus va a far visita a un Verona in gran forma, che ha interrotto contro il Sassuolo una piccola striscia di risultati negativi e intende confermarsi tra le prime di questa serie A. I padroni di casa risistemano un po' la difesa, in cui manca il capitano Maietta, con in neoarrivato Pillud e il recuperato Agostini in panchina, e schierano il collaudato 4-3-3 con l'ex juventino Toni al centro dell'attacco. I piemontesi devono rinunciare a Barzagli, uscito affaticato dalla sfida contro l'Inter, e lo rimpiazzano con Caceres, mantenendo il rodato 3-5-2 con lo scalpitante Marchisio e il nuovo acquisto Osvaldo in panchina. Non convocato Quagliarella, che già in settimana era apparso (smentite a parte) come un separato in casa.
La cronaca: Si può a ragione parlare di due partite, completamente diverse l'una dall'altra, a cui assistono i prima increduli e poi entusiasti spettatori del Bentegodi. Nel primo tempo non c'è partita, la Juve come contro l'Inter parte a mille e mette subito in chiaro la sua voglia di vincere. Tevez è alla matta ricerca di un gol, Rafael glielo nega prima, poi glielo "concede" buttandogli addosso un pallone calciato da Asamoah, quindi l'Apache raddoppia sfruttando il gran pallone di Pogba e la svista del guardalinee che non pesca il suo leggero fuorigioco. Venti minuti e la sfida sembra già finita, visto che il Verona non abbozza neanche una timida reazione. Ma bastano cinque minuti dopo l'intervallo per cambiare tutto, grazie alla difesa juventina che su una posizione decide di lasciar libero l'uomo sbagliato, Luca Toni, che di testa riapre la sfida. La Juve sembra controllare il match, ma sulla pressione dei veronesi si scopre, concede spazi sulle ripartenze e pian piano sembra perdere sicurezza. Un Buffon in versione extralusso salva ancora su Toni, un mani di Lichtsteiner molto sospetto non viene giudicato da rigore, ma all'ultimo secondo Juanito Gomez brucia sul tempo Ogbonna e di testa firma il 2-2 definitivo, impensabile a fine primo tempo. Come direbbe il buon vecchio Trap: "Mai dire gatto se non l'hai nel sacco"...
La chiave tattica: Come già notato nelle precedenti partite, finché la Juve mantiene alto il ritmo ed è concentrata non ce n'è, l'incontro è nelle sue mani. A cambiare tutto è ancora un errore di marcature sulle palle da fermo, che unito all'incapacità di riprendere in mano la situazione e segnare il terzo gol permette al Verona di recuperare il pareggio.
Il migliore: Proprio la scorsa settimana avevamo definito preoccupante l'astinenza di Carlos Tevez, a secco dall'ultima sfida del 2013. L'Apache deve averci ascoltati, perché ha risposto con ben due centri, oltre alla proverbiale grinta e al solito sacrificio al servizio della squadra.
La sorpresa: Accolto con un po' di scetticismo, Pablo Daniel Osvaldo si è presentato con la sua nuova maglia colpendo un palo e rendendosi subito pericoloso. Presto per giudicarlo, ma se si riesce a limitare il suo carattere "esuberante", può essere un acquisto molto utile a questa squadra.
La delusione: Sul gol di Toni pesa certamente l'errore della difesa bianconera, in particolare di Chiellini, che in coppia con Bonucci lascia troppo spazio al centravanti. Una leggerezza che costa cara, e di fatto cambia la storia della partita.
La conferma: Nelle ultime partite, Asamoah sembra aver ritrovato la continuità e la gamba dei momenti migliori, confermandosi a buon diritto titolare sulla fascia sinistra.
La classifica: Secondo pareggio esterno di fila per la Juve, che resta comunque leader in classifica con 19 vittorie, 3 pari e una sola sconfitta. Il vantaggio sulla Roma, che ha una sfida in meno, resta di 9 punti, si riduce a 13 quello sul Napoli.
Prossime partite: 16 febbraio, Juventus-Chievo; 20 febbraio, Juventus-Trabzonspor (Europa League); 23 febbraio, Juventus-Torino.

lunedì 3 febbraio 2014

IL FIORETTO E LA SPADA

Immagine tratta da gazzetta.it
Il match: allo Juventus Stadium va in scena il Derby d'Italia contro l'Inter, una delle sfide più sentite per i tifosi bianconeri, soprattutto dopo le recenti polemiche e dichiarazioni in seguito allo scambio Vucinic-Guarin saltato all'ultimo. I padroni di casa non possono disporre di Buffon, squalificato, e dell'influenzato Quagliarella, ma ripropongono Pirlo in regia e Chiellini a sinistra nella difesa a tre, con il solito 3-5-2 e il duo terribile Tevez-Llorente davanti. Inter senza l'infortunato Cambiasso, una grave perdita in mezzo al campo, e con Guarin non convocato, Mazzarri propone anche lui il 3-5-2, anche se è più un 3-5-1-1 con Alvarez a sostegno dell'unica punta Palacio. In tribuna i rispettivi colpi del mercato di gennaio, Osvaldo per la Juve, Hernanes per l'Inter.
La partita: ritmo e partita in mano alla Juve, che lascia gestire il pallone all'Inter solo per attaccarla quando si scopre e sfruttare al massimo il suo potenziale offensivo. Dopo un doppio miracolo di Handanovic su Tevez, al quarto d'ora Pirlo sfodera il fioretto e traccia l'assist per il taglio vincente di Lichtsteiner, che sblocca la sfida. I bianconeri gestiscono abbastanza serenamente per tutto il primo tempo, anche se rischiano sul solito errore di Bonucci a metà campo che da inizio ad un tre contro due sprecato malamente da Palacio. A inizio ripresa, deposte le armi di fino la Juve attacca a spada tratta e piazza l'uno-due che chiude i conti: colpiscono due gladiatori della squadra, prima Chiellini su una carambola in area dopo un angolo, poi Vidal che risolve un'altra mischia con la difesa avversaria che gioca alle belle statuine. Chiuso il match, i bianconeri rallentano il ritmo per gestire la gara, forse troppo perché l'Inter trova il gol sugli sviluppi di un corner con Rolando e spreca il possibile 2-3 con Palacio, davvero in serata no. Nel finale, manca solo il lieto fine per il figliol prodigo Vucinic, promesso sposo poi rifiutato proprio dall'Inter, che vede l'urlo del gol fermarsi sul palo.
La chiave tattica: ciò che colpisce è la tanta, troppa libertà concessa a Pirlo, che inventa il gol del vantaggio senza neanche un minimo di pressione addosso e per tutto il primo tempo distribuisce palloni a destra e a manca. La precisione e il cinismo sottoporta di inizio ripresa chiudono poi una sfida mai seriamente in discussione.
Il migliore: stasera merita il premio l'intero centrocampo bianconero, che sotto la guida del suo barbuto direttore d'orchestra mette in scena una sinfonia perfetta. Nota di merito in particolare a Lichtsteiner, il più in forma di tutti nell'ultimo mese.
La conferma: ciò che si è visto nell'ultima mezz'ora di gioco ribadisce ancora una volta che la Juve ultimamente fatica a gestire il ritmo una volta acquisito il risultato. Contro Samp e Inter è andata bene, ma in futuro non sarà sempre così.
La delusione: nell'anno nuovo Carlitos Tevez sembra aver smarrito la via del gol. Intendiamoci, il suo lavoro per la squadra e l'impegno sono encomiabili, e stasera ha trovato di fronte un Handanovic in gran fornma ma a una punta si chiede comunque, e principalmente, di buttarla dentro...
La sorpresa: in negativo, stupisce la pessima serata di Palacio, che si mangia almeno due grandi occasioni da rete, la prima sull'1-0. L'anno scorso aveva fatto centro sia all'andata che al ritorno contro i bianconeri, stavolta il Trenza ha clamorosamente steccato la partita.
La classifica: 59 punti e vetta solitaria per la Juve, che in casa mantiene il 100% di vittorie e continua a viaggiare ad un ritmo incredibile, con 9 lunghezze sulla Roma che deve recuperare la sfida contro il Parma e ben 15 sul Napoli.
Prossime partire: 9 febbraio, Verona-Juventus; 16 febbraio, Juventus-Chievo; 20 febbraio, Juventus-Trabzonspor (Europa League).

domenica 19 gennaio 2014

DODICESIMA CON BRIVIDO

Immagine tratta da datasport.it
Il match: Prima di ritorno e la Juve, reduce dalla striscia record di 11 successi consecutivi, se la vede con una Sampdoria tornata tosta e combattiva grazie alla cura Mihajlovic, che ha strapazzato in casa 3-0 l'Udinese nell'ultimo turno. I bianconeri mantengono il solito 3-5-2, unici assenti Pirlo e Bonucci, il primo per turnover (lo sostituisce Marchisio, e direi più che bene), il secondo per un piccolo problema fisico (lo rimpiazza Ogbonna, bene ma non benissimo). Mancano anche De Ceglie e Marco Motta, il primo già al Genoa, il secondo in procinto di raggiungerlo, anche se di queste assenze in pochi si accorgono e si accorgeranno. Samp con il 4-2-3-1, Eder fa l'unica punta, alle sue spalle Gabbiadini come supporto e Bjarnason e Wszolek come disturbo alla manovra avversaria più che supporto alla propria.
La cronaca: Di tutte le sfide casalinghe disputate quest'anno dalla Juve, questa è stata senza dubbio una delle più difficili e impegnative, ben al di là di quanto dica il punteggio. Per 25 minuti i bianconeri sono padroni del campo e impongono i loro ritmi, andando a segno due volte con Vidal (splendida l'azione con assist di Pogba) e Llorente. Poi la Samp reagisce, fa paura e alla fine accorcia con un'autorete di Barzagli su tiro-cross di Gabbiadini. Subito il gol, la Juve rialza il ritmo, Vidal si procura e trasforma il rigore che vale il suo decimo gol in stagione e sembra chiudere la sfida. Nella ripresa invece i blucerchiati mettono in seria difficoltà i padroni di casa, Buffon fa un miracolo su De Silvestri, poi si ripete su Regini ma nulla può su un Gabbiadini abbandonato dalla difesa. Lo stesso Gabbiadini, a proposito di giovani terribili di proprietà bianconera, continua a mettersi in mostra centrando la traversa con un gran tiro da fuori. Ci pensa la solita bordata di Pogba dal limite dell'area a chiudere la sfida e assicurare la dodicesima, sudata vittoria consecutiva alla Juve.
La chiave tattica: Ai fini del risultato è stato decisivo il ritmo che i bianconeri hanno imposto alla gara, e soprattutto la loro capacità di alzarlo subito dopo che la Samp sembrava aver riaperto la sfida. Un'accelerata al momento giusto e arrivano i gol che ricacciano indietro l'avversario, una cosa che solo le grandi sanno fare.
L'uomo partita: Sono in due a contendersi la palma, per ragioni diverse. Vidal la merita per lo splendido primo tempo, con due reti che lo portano a quota 10. Pogba a sua volta va menzionato per la continuità, l'assist con cui permette il primo gol e il destro con cui la chiude. Sta diventando insostituibile, la sua crescita sul mercato è più che motivata.
La sorpresa: Segnaliamo la buona partita di Marchisio come vice Pirlo. Il Principino, soprattutto nel primo tempo, si rende protagonista di una prestazione molto positiva, ed ha il merito di rubare il pallone e servire Vidal in occasione del rigore del 3-1.
La delusione: L'intero blocco difensivo finisce sul banco degli imputati. Barzagli e Chiellini fanno errori non da loro e lasciano spesso libero l'uomo sugli angoli. Dopo Cagliari, altre due reti arrivate su palle inattive, un aspetto su cui occorre lavorare.
La conferma: Fernando Llorente continua a timbrare regolarmente il cartellino, arrivando a quota 8 in campionato. Da inutile a pedina fondamentale nello scacchiere di Conte, com'è strano il calcio...
Classifica: Juve in fuga a 55 punti, con 18 vittorie (10 su 10 in casa), 1 pari e 1 sconfitta. miglior attacco e seconda miglior difesa. Roma a 8 punti, Napoli a 13 con una gara ancora da giocare.
Prossime gare: 21 gennaio Roma-Juventus (Coppa Italia), 25 gennaio Lazio-Juventus, 1° febbraio Juventus-Inter.

giovedì 15 novembre 2012

CONSIDERAZIONI AZZURRE

Immagine tratta da calcio.excite.it
A voler guardare il bicchiere mezzo vuoto, è sufficiente dare un'occhiata ai numeri: quinta sconfitta consecutiva in partite amichevoli per l'Italia di Prandelli (terza consecutiva in casa), ed ennesima sfida casalinga senza vittorie contro la Francia, l'acerrima rivale che non battiamo tra le mura amiche da 50 anni (2-1 nel 1962, doppietta di Altafini). Difesa azzurra non perfetta, che ha subito gol in 11 delle 14 partite disputate in questo 2012, compresi gli Europei di giugno, segno che forse qualcosa va rivisto. Mancavano pedine importanti come Ogbonna e il ritrovato Ranocchia, il trio juventino Barzagli-Bonucci-Chiellini convince a tratti, i terzini sembrano il vero punto debole di questa retroguardia a 4 (forse si potrebbe ritentare la carta della difesa a 3 che tanto va di moda in questa serie A). L'attacco ha l'unica pecca di non riuscire a concretizzare al massimo le tante occasioni create, l'ultima amichevole con più di un gol segnato risale a un anno fa (Polonia-Italia del 2011, 0-2).
Detto questo, non possiamo fare a meno di ricordare che si tratta sempre di amichevoli, anche se di prestigio, e che nelle partite "importanti" l'Italia di Prandelli ha perso una sola volta, nella disgraziata finale degli Europei contro la Spagna, ottenendo 14 vittorie e 6 pareggi tra Qualificazioni agli Europei 2012, Europei e Qualificazioni ai Mondiali 2014. Il gioco tanto voluto dal c.t. continua a vedersi, la squadra azzurra è uscita battuta ma non ridimensionata da questa sfida, e anzi avrebbe meritato di ottenere almeno un pari viste le due traverse colpite e le occasioni create durante la partita. Soprattutto, questa squadra sta mettendo in mostra tanti giocatori giovani e di grande prospettiva, che fino a qualche anno fa avrebbero trovato spazio solo nell'Under 21. Verratti, alla prima da titolare in azzurro, ha fatto vedere buone cose nel primo tempo e ha denotato una grande personalità; deve migliorare ancora, è innegabile, ma ad appena vent'anni ha già i numeri per diventare un degno sostituto di Pirlo. Balotelli ed El Shaarawy si sono mossi bene insieme, il primo ha dimostrato di essere una punta completa che merita forse più spazio da titolare, il secondo ha timbrato la prima rete in maglia azzurra, brillando forse meno delle recenti gare con il Milan ma confermando i suoi numeri. In porta, Sirigu sta maturando in una squadra importante come il Paris Saint Germain, e un palcoscenico illustre come la Champions League servirà molto al ragazzo per confermarsi il primo sostituto del capitano Buffon, e il futuro titolare tra i pali azzurri.
In sintesi: basta con questi commenti da disfattisti, perdere una partita non fa mai piacere, figurarsi contro la Francia, ma non c'era nessuna posta in palio, e tutti sanno che l'Italia è una squadra che in amichevole si concede delle pause, ma quando inizia una competizione gioca sempre e solo per vincere. Lasciamo lavorare Prandelli, che in due anni ha già costruito un'identità di gioco e cerca sempre di ottenere il meglio dai ragazzi pur avendoli a disposizione solo per pochi giorni, visti i tantissimi impegni nei club. Se riesce a formare un gruppo completo, con la sua stessa visione del calcio e con la giusta convinzione tecnica e mentale, moduli e uomini diventeranno un problema secondario.
P.S. Tra le note negative ho dimenticato di segnalare i fischi contro l'inno francese, cancellati per fortuna dai numerosi applausi del resto del pubblico. Vogliamo smetterla una volta per tutte con questi comportamenti antisportivi e odiosi, che non hanno nulla a che fare con lo sport serio e con la vera rivalità?

venerdì 15 giugno 2012

EURO 2012: PAGELLE SETTIMA GIORNATA

Immagine tratta da europei-di-calcio-2012.com

Ecco le pagelle degli Azzurri e i giudizi sulle partite della settima giornata di questo Europeo 2012.
ITALIA
Buffon: Pochi interventi di rilievo, sul gol non ha colpe. Voto 6.
Bonucci: Non ha vita facile contro le punte croate, riesce a difendersi come può. Meglio del passato in fase di impostazione. Voto 6.
De Rossi: Ancora una buona prestazione. Meno brillante della sfida alla Spagna, ma da sempre la sensazione di essere il più sicuro lì dietro. Voto 6,5.
Chiellini (il peggiore): Lotta e si danna l'anima, gioca bene per oltre 70 minuti, ma sul gol croato sbaglia completamente posizione. Un difensore di livello come lui non può concedersi queste pause. Voto 5.
Maggio: Più sicuro della precedente sfida, difende bene e si propone con continuità. Nel secondo tempo cala fisicamente, e sul gol del pareggio non esce a contrastare il cross. Voto 5,5.
Marchisio: Ha una grande palla-gol, Pletikosa lo stoppa due volte. Corre per tre, è ovunque ci sia bisogno ed esce sempre con qualità dalle situazioni difficili. Voto 6,5.
Pirlo (il migliore): Risponde alle parole di Bilic con una punizione delle sue, e in generale rimane la luce del centrocampo azzurro. Insostituibile, tutti i palloni importanti li gestisce lui, alla grande. Voto 7.
Thiago Motta: Non è un giocatore che si fa notare, ma la sua presenza in campo si sente eccome. Copre e prova a ripartire, anche se con una lentezza a volte eccessiva. Voto 6.
Montolivo: Entrato per gestire palla, non riesce ad incidere sulla partita. Spaventa Pletikosa, ma in generale si vede troppo poco. Rischia di rimanere un eterno incompiuto. Voto 5,5.
Giaccherini: Fa un po' l'ala e un po' il terzino, ma non eccelle in nessuna delle due occasioni. Copre come può a sinistra, soffre la posizione più avanzata di Srna e in attacco non incide. Voto 5,5.
Balotelli: Decisamente più vivo rispetto alla gara con la Spagna, crea più di un pericolo e si procura la punizione del vantaggio. Sostituito troppo presto, poteva dare ancora molto. Voto 6,5.
Di Natale: Stavolta il suo ingresso non porta la svolta attesa. Poco innescato da una squadra in affanno, toglie a un compagno la chance di tirare verso la porta. Voto 5,5.
Cassano: E' l'uomo da cui tutti aspettano molto, ma la sua tenuta lascia a desiderare. Qualche buona giocata, si spegne nella ripresa e viene sostituito con colpevole ritardo. Voto 5,5.
Giovinco: Non ha occasione di mettersi in mostra. Sv.
Prandelli: Era la prova del nove, non la passa a pieni voti. Messo in difficoltà dal cambio di modulo di Bilic, non trova le contromisure. Era davvero necessario sostituire Balotelli e mettere dentro Montolivo? Voto 5.
CROAZIA
Il Migliore: Credevamo di averlo solo noi, Supermario, invece ce l'hanno anche i croati. Mandzukic ripete la bella prova dell'esordio e segna un altro gol importante. Fisicamente è un leone, di testa le prende tutte, e fa anche un gran lavoro in pressing sui portatori di palla avversari. Voto 7. 
Il Peggiore: Non convince la scelta di schierare Perisic sulla fascia sinistra. Non è il suo ruolo, si vede ogni volta che Maggio prova ad attaccarlo. Nullo in fase offensiva, offre il fianco più volte alle avanzate azzurre, per fortuna ha un compagno come Strinic che gli da una gran mano. Voto 5,5.
Curiosità: Con il pareggio di oggi, la Croazia diventa di diritto la bestia nera dell'Italia. Un solo successo azzurro 70 anni fa, un 4-0 del 1942 firmato da Gabetto, Ferraris II, Biavati e Grezar. Poi, 3 pareggi e 3 sconfitte negli scontri disputati dopo la ritrovata indipendenza dei croati.
SPAGNA
Il Migliore: Criticato nella partita con l'Italia dopo le occasioni sprecate, oggi Torres è tornato il Nino che piaceva a tutti ai tempi di Liverpool e Madrid. Due gol realizzati, tanto movimento e un pericolo costante in area irlandese. Una bella risposta a chi chiedeva Llorente o Negredo titolari. Voto 7,5.
Il Peggiore: Trovare un volto negativo in questa Spagna che si impone 4-0 è impresa, se non impossibile, davvero molto difficile. Forse il subentrante Javi Martinez, giovane interessante che però non entra in partita e prende un giallo rivedibile. Ma si tratta davvero di cercare il pelo nell'uovo. Voto 6.
IRLANDA
Il Migliore: Qui vale il discorso opposto: chi salvare di una squadra inguardabile? Nella mediocrità generale, almeno il portiere Given riesce a farsi notare per alcune belle parate. Ha alcune colpe sul primo gol, per il resto salva il salvabile nel tiro a bersaglio finale degli spagnoli. Voto 6.
Il Peggiore: Tra i più disastrosi c'è senza dubbio Ward, il terzino sinistro. Dal suo lato arrivano quasi tutti i pericoli, fa sembrare Arbeloa un fenomeno, si fa bruciare da Torres sul primo gol e da Fabregas alla fine. Una prestazione davvero da dimenticare. Voto 4.
Curiosità: Con la doppietta all'Irlanda, Torres diventa il miglior marcatore spagnolo agli Europei, agganciando David Villa a quota 4 reti. Nello scorso torneo fu decisivo, in assenza del compagno di reparto, segnando il gol-vittoria in finale contro la Germania. Occhio a darlo per morto...
A domani, con nuovi voti e nuove curiosità!

OCCHI ITALIANI


Immagine tratta da sportmediaset.it e modificata su cartoonize.net

Mi scorrono davanti le immagini del Mondiale 2006: gli occhi della gara della vita di Grosso che tira il rigore decisivo, lo sguardo sereno e rassicurante del Capitano Cannavarogli occhi della tigre affamati di successo di Materazzi.
Bastano questi 3 fermo immagine per capire che non ci siamo.
Con quegli occhi, quella grinta, quella determinazione si vince, si è uniti, si fa venire la pelle d' oca a chi aspetta in trepidazione davanti al televisore.
Ancor prima di moduli, età, esperienza. E' la grinta, la gestione mentale delle situazioni in campo, la preparazione e l' entusiasmo di vivere l'esperienza di un Campionato Europeo.
Il viso a fine partita di Chiellini era terrorizzato, i suoi occhi sbarrati di imbarazzo. E' stato un errore, ci può stare, ma non possiamo abbatterci. Bisogna aver fame, voglia di stupire, di lottare, di pressare alti. Nessuna paura.
2 punti in 2 partite. Ora a cosa serve la paura, bisogna mangiarsi il campo, gli avversari, le avversità. Serve schierarsi timidini con 5 difensori? 
Chi ha paura stia in panca. Solo Buffon e Pirlo hanno gli occhi giusti, gli altri hanno paura di sbagliare, si sentono inferiori. Ma non lo sono, il Mondiale 2006 è stato il Mondiale di Zaccardo e Perrotta titolari, sguardi seri, visi sereni e determinati. Zaccardo fa autogol, ma poi non ha paura. Bisogna ripartire da giocatori spensierati, volenterosi di dimostrare tutto. Dai Diamanti, Giovinco, ma anche Borini o Nocerino, o persino Abate. Devono giocare ogni match come la partita della vita. E allora via: 4 difensori 3 centrocampisti, un uomo di raccordo tra centrocampo e attacco, una seconda punta ed una prima punta. Non serve andare ad affrontare gli irlandesi timorosi, con il 5-3-2 e la paura del biscottone 2-2 tra Spagna e Croazia.
O magari giocarsela ripresentando pure giocatori fuori ruolo: De Rossi al centro della difesa, Giaccherini terzino sinistro, Maggio timido e castrato nelle discese, un Thiago Motta nè carne nè pesce.
Basta. E basta questo Balotelli. E' bravino, ma è di un' indolenza unica, occhi da arrogante che ancora non può permettersi, delle volte si ferma o tira da fermo aspettando troppo, come se non dovesse dimostrare nulla. E' una riserva del Manchester City, si svegli, non può cullarsi nell' essere potenzialmente fortissimo. Che si guardi una videocassetta di Bobo Vieri. Brutto, grezzo, ingobbito, ma terribilmente efficace. Con gli occhi di un 18enne che deve marcare ancora la prima segnatura in carriera. Sempre.
Bastano delle videocassette, bastano le immagini. Immagini di ragazzi senza paura che han fatto la storia di vittorie, finali e cocenti delusioni della Nazionale degli ultimi anni. Perchè quando Baggio o Di Biagio sbagliavano i rigori, o Delvecchio bucava Barthez agli Europei, eravamo tutti orgogliosi di loro, perchè avevano dato il massimo, e lo leggevamo dalla disperazione nei loro occhi.
Si chiudano gli occhi, si lascino scorrere nella mente quelle immagini, e si vada in campo con l' Irlanda, con coraggio e senza preoccuparsi di Spagna-Croazia, giocando con il coltello tra i denti senza fermarsi un secondo.
Per renderci tutti orgogliosi, biscotti o non biscotti, con gli occhi fieri su quell' azzurro vivo, ancora una volta.