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domenica 9 marzo 2014

TANTO C'HA RAGIONE CHI FA GOL...

Immagine tratta da calciomercato.com
A voler sintetizzare quello che si è visto questa mattina tra Juventus e Fiorentina, si potrebbe semplicemente ricordare questo motivetto simbolo di un programma sportivo di fine anni '90: alla fine, è sempre chi fa gol ad aver ragione. Il gol (e che gol) l'ha segnato Asamoah, pur con l'aiuto di una deviazione, a coronamento di una grande azione personale e di un primo tempo che ha visto prevalere nettamente i bianconeri. Non altrettanto hanno fatto, dall'altra parte, Mario Gomez e soprattutto Ryder Matos, entrambi imprecisi di testa nelle due occasioni da rete più nitide per la formazione viola. Il tedesco ha mandato clamorosamente fuori da buona posizione e senza marcatura, il brasiliano ha fatto anche peggio colpendo la traversa a pochi centimetri dalla porta, ad una manciata di minuti dalla fine.
Va detto che tutto sommato un pareggio sarebbe stato forse il risultato più giusto per questa che è stata la prima di tre sfide tra torinesi e toscani, visto anche il doppio impegno negli Ottavi di Europa League. La Fiorentina ha riscattato un primo tempo brutto e poco incisivo con un forcing finale da squadra matura e tenace, come vuole il suo allenatore, costringendo la Juve a coprirsi e rinunciare ad una punta pur di mantenere il risultato. Gli eroi dell'incredibile rimonta dell'andata (da 0-2 a 4-2 in un quarto d'ora) non sono in campo, Joaquin è malinconicamente in panchina, Pepito Rossi è ko da un paio di mesi, alla loro assenza si aggiunge anche quella pesante di Borja Valero, squalificato. A fare la differenza in negativo però è la giornata storta della linea mediana, con Pizarro che soffre terribilmente il pressing delle punte avversarie e perde palloni sanguinosi, Aquilani altrettanto impreciso e Anderson in ritardo di condizione e in debito di ossigeno già a fine primo tempo. La sfortuna ci ha sicuramente messo lo zampino, ma la reazione rimane troppo tardiva, perché regalare un tempo ad un'avversaria come la Juve è un lusso che a questi livelli non ci si può permettere.
I bianconeri centrano il quattordicesimo successo consecutivo in casa, un record che eguaglia quello del Torino del '76, che pareggiò solo l'ultima gara interna. In una giornata in cui Tevez e Llorente brillano poco, Pogba gioca una sfida "normale" e Vidal risulta troppo impreciso, basta la giocata di Asamoah, il migliore dei suoi con Marchisio (sempre più a suo agio nel ruolo "alla Pirlo"), a regalare tre punti preziosissimi alla capolista, sempre più in fuga verso il terzo scudetto consecutivo. Come domenica scorsa contro il Milan, la Juve si dimostra una volta di più pratica e spietata nello sfruttare le occasioni che le vengono concesse e a trasformarle in oro. Lo Scudetto, per ammissione dello stesso Conte, è al 50% cucito sul petto dei bianconeri, ora la vera sfida è la scalata all'Europa, a cominciare proprio dal doppio confronto con i viola. Perché vincere e scrivere nuovi record in Italia è una gran cosa, ma tornare ad alzare un trofeo internazionale può valere molto di più.

domenica 16 febbraio 2014

NUOVI PREGI, SOLITI DIFETTI

Immagine tratta da leggo.it
Il match: Subito dopo la rimonta subita a Verona, la Juve deve vedersela con l'altra formazione veronese, il Chievo, a secco di vittorie dai primi di dicembre e reduce da due sconfitte consecutive. Assenze importanti da entrambe le parti, ma di peso specifico differente viste le rose a disposizione. Juve con Barzagli, Chiellini, Vucinic e lo sfortunatissimo Pepe infortunati, e Pogba e Tevez in panchina per scelta tecnica. Titolari Caceres e Ogbonna in difesa, Marchisio in mezzo al campo e Giovinco, che solo poco tempo fa sembrava un desaparecido, in avanti al fianco di Llorente. Anche il Chievo ha problemi di formazione, in particolare dietro, dove mancano l'infortunato Dainelli e lo squalificato Cesar, mentre in mezzo al campo pesa l'assenza di Rigoni, influenzato. In porta debutta Agazzi, preso a gennaio dal Cagliari dove era finito fuori rosa, il modulo è il 3-5-2 con Stoian preferito davanti come spalla di Thereau a Paloschi e Pellissier.
La cronaca: Partita sempre in mano alla Juve, che nel primo tempo non viene praticamente impensierita e padroneggia campo e ritmo a proprio piacimento. La partita la sblocca Asamoah intorno alla mezz'ora, con un gran tiro dal limite dell'area dopo essersi accentrato, poi Marchisio sembra chiuderla con un tap-in da corta distanza su una punizione di Pirlo ribattuta centralmente da Agazzi. Ma come ormai capita da troppe domeniche a questa parte, si ripropone il solito difetto dei bianconeri, che si rilassano troppo e lasciano prendere campo e fiducia a un avversario più deciso nella ripresa. A riaprire il match ci pensa un comico autogol di Caceres, che si vede schizzare sulla gamba un rinvio forte ma troppo frettoloso, e da quel momento per alcuni minuti lo Juventus Stadium tace, temendo un nuovo 2-2 dopo quello di domenica scorsa. A scacciare le paure ci pensano Llorente e soprattutto Agazzi, che manda in angolo una punizione che andava abbondantemente fuori di Pirlo, e sul successivo corner esce maluccio sullo spagnolo, che senza saltare mette dentro il 3-1. Gara finita, c'è tempo per assistere agli ormai soliti, ingenerosi fischi per un Giovinco volenteroso ma poco concreto, che provocano la giusta e rabbiosa reazione di Conte.
La chiave tattica: Pur giocando una gara poco brillante, la Juve mantiene l'ormai solita concretezza, sfruttando le occasioni che le vengono concesse per segnare e indirizzare la sfida. Se in passato molte sfide rimanevano bloccate per le troppe occasioni sprecate, ora sembra che la Juve abbia imparato ad essere, all'occorrenza, cinica e spietata nelle gare tatticamente complicate.
Il migliore in campo: Che la sua forma fisica fosse in crescita era evidente, oggi Asamoah ha suggellato un'ottima partita con la prima rete del campionato. La fascia sinistra sarà al sicuro finché lui manterrà questo livello di gioco.
La conferma: Con quella al Chievo diventano 10 le sue marcature in campionato. Fernando Llorente ormai è una sicurezza davanti, neanche la concorrenza di Osvaldo sembra averlo distratto dalla sua impressionante regolarità.
La delusione: La rete del Chievo è in buona parte colpa di Lichtsteiner, che non legge una situazione abbastanza tranquilla e si affretta nel rinvio, colpendo però Caceres e causando un'autogol da "Mai dire..." Una macchia in una partita poco brillante rispetto a quelle più recenti.
La sorpresa: Unico titolare superstite dietro, Bonucci da sicurezza al reparto e in un paio di occasioni è decisivo nel respingere conclusioni che potrebbero mantenere in bilico la partita.
La classifica: Dodicesimo successo in altrettante sfide casalinghe per la Juve, che resta in testa con 63 punti, con 12 lunghezze sulla Roma (in ritardo di 2 gare) e 13 sul Napoli.
Prossime partite: 20 febbraio, Juventus-Trabzonspor (Europa League); 23 febbraio, Juventus-Torino; 27 febbraio, Trabzonspor-Juventus (Europa League).

domenica 9 febbraio 2014

MAI DIRE GATTO...

Immagine tratta da calcioblog.it
Il match: La Juventus va a far visita a un Verona in gran forma, che ha interrotto contro il Sassuolo una piccola striscia di risultati negativi e intende confermarsi tra le prime di questa serie A. I padroni di casa risistemano un po' la difesa, in cui manca il capitano Maietta, con in neoarrivato Pillud e il recuperato Agostini in panchina, e schierano il collaudato 4-3-3 con l'ex juventino Toni al centro dell'attacco. I piemontesi devono rinunciare a Barzagli, uscito affaticato dalla sfida contro l'Inter, e lo rimpiazzano con Caceres, mantenendo il rodato 3-5-2 con lo scalpitante Marchisio e il nuovo acquisto Osvaldo in panchina. Non convocato Quagliarella, che già in settimana era apparso (smentite a parte) come un separato in casa.
La cronaca: Si può a ragione parlare di due partite, completamente diverse l'una dall'altra, a cui assistono i prima increduli e poi entusiasti spettatori del Bentegodi. Nel primo tempo non c'è partita, la Juve come contro l'Inter parte a mille e mette subito in chiaro la sua voglia di vincere. Tevez è alla matta ricerca di un gol, Rafael glielo nega prima, poi glielo "concede" buttandogli addosso un pallone calciato da Asamoah, quindi l'Apache raddoppia sfruttando il gran pallone di Pogba e la svista del guardalinee che non pesca il suo leggero fuorigioco. Venti minuti e la sfida sembra già finita, visto che il Verona non abbozza neanche una timida reazione. Ma bastano cinque minuti dopo l'intervallo per cambiare tutto, grazie alla difesa juventina che su una posizione decide di lasciar libero l'uomo sbagliato, Luca Toni, che di testa riapre la sfida. La Juve sembra controllare il match, ma sulla pressione dei veronesi si scopre, concede spazi sulle ripartenze e pian piano sembra perdere sicurezza. Un Buffon in versione extralusso salva ancora su Toni, un mani di Lichtsteiner molto sospetto non viene giudicato da rigore, ma all'ultimo secondo Juanito Gomez brucia sul tempo Ogbonna e di testa firma il 2-2 definitivo, impensabile a fine primo tempo. Come direbbe il buon vecchio Trap: "Mai dire gatto se non l'hai nel sacco"...
La chiave tattica: Come già notato nelle precedenti partite, finché la Juve mantiene alto il ritmo ed è concentrata non ce n'è, l'incontro è nelle sue mani. A cambiare tutto è ancora un errore di marcature sulle palle da fermo, che unito all'incapacità di riprendere in mano la situazione e segnare il terzo gol permette al Verona di recuperare il pareggio.
Il migliore: Proprio la scorsa settimana avevamo definito preoccupante l'astinenza di Carlos Tevez, a secco dall'ultima sfida del 2013. L'Apache deve averci ascoltati, perché ha risposto con ben due centri, oltre alla proverbiale grinta e al solito sacrificio al servizio della squadra.
La sorpresa: Accolto con un po' di scetticismo, Pablo Daniel Osvaldo si è presentato con la sua nuova maglia colpendo un palo e rendendosi subito pericoloso. Presto per giudicarlo, ma se si riesce a limitare il suo carattere "esuberante", può essere un acquisto molto utile a questa squadra.
La delusione: Sul gol di Toni pesa certamente l'errore della difesa bianconera, in particolare di Chiellini, che in coppia con Bonucci lascia troppo spazio al centravanti. Una leggerezza che costa cara, e di fatto cambia la storia della partita.
La conferma: Nelle ultime partite, Asamoah sembra aver ritrovato la continuità e la gamba dei momenti migliori, confermandosi a buon diritto titolare sulla fascia sinistra.
La classifica: Secondo pareggio esterno di fila per la Juve, che resta comunque leader in classifica con 19 vittorie, 3 pari e una sola sconfitta. Il vantaggio sulla Roma, che ha una sfida in meno, resta di 9 punti, si riduce a 13 quello sul Napoli.
Prossime partite: 16 febbraio, Juventus-Chievo; 20 febbraio, Juventus-Trabzonspor (Europa League); 23 febbraio, Juventus-Torino.

giovedì 11 aprile 2013

CHAMPIONS, AUF WIEDERSEHEN!

Immagine tratta da repubblica.it
Si era detto che per ribaltare il pesante 0-2 dell'andata sarebbe servita un'altra Juventus, completamente diversa da quella vista in Germania. Qualcosa di meglio si è oggettivamente visto, ma a conti fatti rimane la sensazione della gara di andata: questo Bayern Monaco era un avversario troppo forte e fuori portata. La grinta, la voglia di fare e la spinta di un meraviglioso Juventus Stadium non sono bastate ad annullare questo gap, a cancellare la differenza di qualità che ad oggi separa di molto le due squadre. 
I tedeschi hanno giocato meglio, non hanno corso quasi nessun rischio, la porta di Neuer rimane inviolata nel doppio confronto, Buffon invece torna a casa con quattro gol di quattro giocatori diversi sul groppone. La foga agonistica tanto voluta da Conte si è spenta lentamente di fronte all'ottimo possesso palla della squadra di Heynckes, che rallentava il ritmo quando la Juve sembrava trovare un po' di abbrivio e lo alzava all'improvviso per cercare di colpirla in contropiede. Robben e Ribery sono signori giocatori, hanno fatto vedere più di una volta che quando cambiano passo sono di un altro livello, i tanto millantati difensori bavaresi hanno retta senza eccessiva fatica ai tentativi di affondo bianconeri, in attacco Gomez e Pizarro fanno panchina, il che è tutto dire sull'ampiezza della rosa a disposizione. Di contro la Juve non è mai riuscita ad imporsi a centrocampo, in attacco ha fatto il solletico ai tedeschi e al netto delle due gare ha tirato sì e no quattro volte in porta, davvero una miseria se si voleva sperare di far breccia nella difesa bavarese. Poco altro da aggiungere, il Bayern è davvero una signora squadra e merita di essere tra le prime quattro d'Europa e di giocarsi la coppa con le grandi orecchie.
La Juventus conclude la sua esperienza europea con un bilancio ugualmente positivo, è tornata ad assaporare il calcio che conta dopo una lunga assenza e ha dimostrato di potersela giocare contro molte avversarie. Ora però bisognerà interrogarsi su molte cose, a partire dal mercato che è stato fatto e che è necessario fare per rinforzare la squadra e portarla davvero a livello delle migliori al Mondo. Non basta essere superiori in Italia per pensare di essere già arrivati in alto, non basta qualche buona riserva per diventare più forti, ci vogliono i campioni veri, e bisogna dire che quest'anno a Torino non se ne sono davvero visti. L'unico che sembra avere le carte in regola per diventare un ottimo giocatore è Pogba, che paga un po' di inesperienza però ha fatto vedere più volte di non temere la pressione e i grandi palcoscenici. Per il resto, poche luci e qualche ombra di troppo dai nuovi arrivati all'ombra della Mole. Asamoah e Isla, arrivati insieme da Udine, non stanno rendendo come ci si aspettava, soprattutto il secondo non si avvicina nemmeno al giocatore ammirato fino alla scorsa stagione in Friuli, mentre il primo era partito bene ma da gennaio a oggi, complice anche la Coppa d'Africa, è notevolmente calato. In attacco, il ritorno di Giovinco non ha sortito gli effetti sperati, la Formica Atomica non riesce proprio ad entrare nel cuore dei tifosi, e soprattutto in Europa paga la differenza di fisico con gli avversari, e in questi casi o hai la tecnica di Messi oppure non vai da nessuna parte. A tutto ciò aggiungiamo il caso Lucio, arrivato quest'estate come grande rinforzo per la difesa e lasciato andare già a dicembre perché non ritenuto utile, e i due desaparecidos Bendtner e Anelka, tuttora dispersi da qualche parte tra le tribune dello Juventus Stadium. Si era parlato per molti mesi di Van Persie, un giocatore che più che mai avrebbe fatto la differenza in Europa e sarebbe stato congeniale al gioco di Conte per le sue caratteristiche. Se ad aprile devi puntare su Padoin, Quagliarella, Matri e Giaccherini vuol dire che obiettivamente c'è bisogno di fare ancora molti aggiustamenti alla rosa. Adesso rimane un campionato da vincere per continuare il nuovo ciclo, e per potersi concentrare davvero sulla Champions League, dopo averla riassaporata quest'anno dopo un lungo digiuno.
Chiudiamo con una panoramica generale su quelle che saranno le semifinali di quest'anno, e che parleranno tedesco e spagnolo. Oltre al Bayern, sono rimaste a contendersi il trofeo il Borussia Dortmund, il Real Madrid e il Barcellona. Possibili tutti gli incroci, con sfide da brivido come i due derby iberico e teutonico o un Real-Bayern rivincita della semifinale dello scorso anno. Delusione per il calcio inglese, che ha perso tutte le sue formazioni già negli ottavi di finale, e non potrà veder rappresentati i suoi colori nella finale di Wembley. Una finale che anche quest'anno, purtroppo, non parlerà italiano.