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martedì 15 aprile 2014

L'UOMO DECISIVO NEL MOMENTO DECISIVO

Immagine tratta da tuttosport.it
Da sempre lo accusano di non segnare gol importanti, di non riuscire mai ad essere decisivo. Magari dopo la partita di ieri a Udine molti dei suoi critici dovranno rimangiarsi quanto detto, o almeno frenare i loro commenti.
Sebastian Giovinco è semplicemente fondamentale nella vittoria bianconera, per il gol che sblocca il match e per tutte le giocate importanti che regala durante la partita, non facendo pesare l'assenza di Tevez. E' solo il secondo gol in campionato per la Formica Atomica, l'altro l'aveva segnato al Milan, ed anche in quel caso aveva sbloccato una situazione di parità. Se la meritava questa soddisfazione personale, anche per quanto fatto vedere contro il Lione, e sarà molto soddisfatto di lui anche mister Conte, che l'ha difeso quando i tifosi lo fischiavano e, pur tenendolo spesso fuori, non ha mai smesso di stimolarlo e di considerarlo importante. Giovinco non è quello che a Parma è stato grande protagonista per un paio di anni, e continua a mancare di quel salto di qualità per meritare il titolo di campione, ma si impegna sempre e in maniera costante, e quando è in fiducia e in condizione può regalare partite come quella di ieri.
L'altra firma sul 2-0 finale la mette un giocatore ugualmente contestato a inizio anno, considerato inutile e inadatto alla squadra, e adesso insostituibile la davanti: Fernando Llorente. In campionato lo spagnolo è arrivato a 14 centri, spesso decisivi, lui e l'Apache insieme hanno superato i 30 gol, una statistica degna dei migliori Del Piero e Trezeguet. A due riferimenti importanti in attacco, si aggiunge una difesa che nonostante il turnover continua a funzionare, con Caceres sempre più importante dietro a non far rimpiangere Barzagli, e una condizione fisica che è ormai in netto miglioramento. Il distacco dalla Roma resta invariato, ma quello che poteva essere il test più pericoloso prima della sfida diretta all'Olimpico è superato a pieni voti.
La Juve espugna d'autorità il Friuli e batte una squadra che, pur lontana anni luce da quella che per due anni di fila ha ottenuto i preliminari di Champions, veniva da una condizione strepitosa, soprattutto tra le mura amiche. Le vittorie in campionato sono 28, una in più dello scorso campionato, i punti conquistati 87, con quel traguardo dei 100 che non è un miraggio, calendario alla mano. La vicinanza al successo si è vista nell'atteggiamento di Conte, nervoso più del solito a inizio partita e letteralmente scatenato al fischio dell'arbitro, come se avesse vinto una finale. Forse perché questa partita gli ha ricordato un'altra vittoria, ugualmente dolce e importante, ottenuta proprio a Udine 12 anni prima. Era il 5 maggio del 2002, e quel giorno la Juventus strappò clamorosamente lo scudetto all'Inter. All'epoca era ancora in campo, ma oggi come allora riesce a distinguere perfettamente i successi che possono essere decisivi all'interno di una stagione. Quello di ieri può decisamente rivelarsi uno di questi.

domenica 26 gennaio 2014

OLIMPICO AMARO

Immagine tratta da tuttomercatonews.com
I match: doppia esibizione juventina all'Olimpico di Roma, la prima in settimana contro i giallorossi per i quarti di finale di Coppa Italia, la seconda ieri in campionato contro i biancocelesti della Lazio. In Coppa, i bianconeri sono reduci dal comodo 3-0 casalingo sull'Avellino, e danno spazio a molte riserve, lasciando in panca portiere, esterni di centrocampo e punte titolari, riproponendo Pirlo in mezzo al campo al posto di Pogba. Gli avversari schierano la formazione tipo, con le uniche varianti di Torosidis per Dodo e il neo arrivato Nainggolan per Pjanic. In campionato, tornano tutti i titolari per la Juve, che rinuncia al solo Chiellini squalificato e ripropone Marchisio come regista, con Pirlo nuovamente in panchina, per dare la caccia alla tredicesima vittoria consecutiva. Lazio con diverse assenze per squalifica (Lulic, Onazi, Mauri) e infortunio (Ederson, Radu), alcuni titolari non ancora al 100%, ma carica dopo i 7 punti in 3 gare della nuova gestione Reja.
Le cronache: fondamentale per entrambi i match è stato probabilmente un singolo episodio, che in un caso ha deciso la sfida, nell'altra l'ha accesa e resa godibile e spettacolare. Andiamo con ordine. In Coppa Italia la Juve non corre grossi rischi, in un match tattico, pieno di errori e poco spettacolare. Si rende pericolosa due volte, una per tempo, prima con Giovinco fermato fallosamente in 1 contro 1 da Benatia (giusto il giallo, la chiara occasione da rete non c'era), e poi con Peluso che segna il gol del vantaggio ma con la palla che esce dal campo sul cross di Isla, giusto fermare tutto. La Roma cerca di approfittare dei tanti errori dei bianconeri, e ci riesce con la mossa giusta di Garcia, ovvero l'innesto di Pjanic in mezzo al campo. Sua la palla rubata che innesca l'azione assistita da Strootman e finalizzata da Gervinho, che brucia sul taglio Bonucci e segna a porta spalancata. Reazione debole e sterile della Juve, vincono i giallorossi e così sfuma anche la Coppa Italia, con l'ennesima sconfitta all'Olimpico (era accaduto anche nel 2012 in Finale contro il Napoli e lo scorso anno in semifinale contro la Lazio). In campionato le cose non vanno molto meglio, anzi dopo 25 minuti sonnacchiosi arriva l'episodio che potrebbe decidere il match. Filtrante di Konko per Klose, che passa indisturbato tra Ogbonna e Asamoah e viene steso da Buffon in disperata uscita. Rigore e rosso per il portiere, Candreva trasforma e la Lazio è avanti. Conte passa al 4-3-2, la Juve inizia ad alzare il ritmo e crea la prima occasione con Llorente (girata debole, facile parata di Berisha). Ripresa con i bianconeri un po' più decisi che riequilibrano il match al quarto d'ora: Tevez inizia l'azione difendendo palla, scarico a Lichtsteiner che dal fondo pesca la testa di Llorente, implacabile di testa. Pochi minuti dopo l'Apache ha l'occasione addirittura del vantaggio, è bravo Berisha a dirgli di no. Poi, la Lazio viene fuori dal guscio e prova a vincere la sfida, forte dell'uomo in più, con Storari che diventa protagonista alzando sulla traversa il colpo di testa ravvicinato di Klose. Quando non arriva lui, è il palo a pochi minuti dalla fine a salvare la sua porta dal destro a giro di Keita. Finisce 1-1, risultato prezioso per come si era messa la sfida.
La chiave tattica: sia Roma che Lazio hanno avuto la stessa idea di gioco contro la Juve, ovvero squadra corta e arretrata pronta a rubar palla a centrocampo e ripartire veloce con i contropiede. In Coppa Italia il gol di Gervinho nasce così, in campionato la Lazio non ha approfittato a sufficienza degli spazi concessi dai bianconeri in cerca del pari.
I man of the match: difficile trovarne uno in Coppa Italia, segnaliamo Vidal per il solito lavoro in mezzo al campo, anche se non brilla come in altre giornate. Ieri invece il riconoscimento va senz'altro a Llorente, al nono gol di 18 partite di campionato, tutti decisivi per il risultato delle partite. Sui palloni alti in area lui c'è sempre, è lui il riferimento offensivo in questo momento della stagione.
Le sorprese: in Coppa segnaliamo quella negativa di Pirlo, che nonostante il riposo in campionato soffre le pene dell'inferno, sempre pressato da Nainggolan e mai in grado di fare una giocata delle sue. In Campionato citiamo Storari, che si fa trovare pronto sulla zuccata ravvicinata di Klose, e in generale si dimostra sempre sicuro e affidabile quando viene chiamato in causa.
Le delusioni: contro la Roma, Bonucci regala il solito svarione a partita, stavolta doppio perché si fa anticipare da Pjanic e non contento lascia tagliare Gervinho restando fermo in mezzo all'area. Ogbonna lo imita contro la Lazio, giocando alle belle statuine con Asamoah mentre Klose passa in mezzo a loro e si procura il rigore che cambia la sfida.
Le conferme: Giovinco e Quagliarella confermano il loro status di riserve, soprattutto il secondo che in tutta la partita non si vede mai. Lichtsteiner invece da continuità alle ultime prove, sforna l'assist per Llorente e corre per 90 minuti su tutta la fascia.
La classifica: Interrotta la striscia di vittorie, la Juve mantiene 9 punti di vantaggio sulla Roma (che ha una gara in meno) e 12 sul Napoli. Secondo pari in campionato, con 17 successi e 1 sola sconfitta, miglior attacco con 51 reti e seconda miglior difesa con 15 gol subiti.
Prossimi impegni: 2 febbraio Juventus-Inter, 9 febbraio Verona-Juventus, 16 febbraio Juventus-Chievo.

giovedì 11 aprile 2013

CHAMPIONS, AUF WIEDERSEHEN!

Immagine tratta da repubblica.it
Si era detto che per ribaltare il pesante 0-2 dell'andata sarebbe servita un'altra Juventus, completamente diversa da quella vista in Germania. Qualcosa di meglio si è oggettivamente visto, ma a conti fatti rimane la sensazione della gara di andata: questo Bayern Monaco era un avversario troppo forte e fuori portata. La grinta, la voglia di fare e la spinta di un meraviglioso Juventus Stadium non sono bastate ad annullare questo gap, a cancellare la differenza di qualità che ad oggi separa di molto le due squadre. 
I tedeschi hanno giocato meglio, non hanno corso quasi nessun rischio, la porta di Neuer rimane inviolata nel doppio confronto, Buffon invece torna a casa con quattro gol di quattro giocatori diversi sul groppone. La foga agonistica tanto voluta da Conte si è spenta lentamente di fronte all'ottimo possesso palla della squadra di Heynckes, che rallentava il ritmo quando la Juve sembrava trovare un po' di abbrivio e lo alzava all'improvviso per cercare di colpirla in contropiede. Robben e Ribery sono signori giocatori, hanno fatto vedere più di una volta che quando cambiano passo sono di un altro livello, i tanto millantati difensori bavaresi hanno retta senza eccessiva fatica ai tentativi di affondo bianconeri, in attacco Gomez e Pizarro fanno panchina, il che è tutto dire sull'ampiezza della rosa a disposizione. Di contro la Juve non è mai riuscita ad imporsi a centrocampo, in attacco ha fatto il solletico ai tedeschi e al netto delle due gare ha tirato sì e no quattro volte in porta, davvero una miseria se si voleva sperare di far breccia nella difesa bavarese. Poco altro da aggiungere, il Bayern è davvero una signora squadra e merita di essere tra le prime quattro d'Europa e di giocarsi la coppa con le grandi orecchie.
La Juventus conclude la sua esperienza europea con un bilancio ugualmente positivo, è tornata ad assaporare il calcio che conta dopo una lunga assenza e ha dimostrato di potersela giocare contro molte avversarie. Ora però bisognerà interrogarsi su molte cose, a partire dal mercato che è stato fatto e che è necessario fare per rinforzare la squadra e portarla davvero a livello delle migliori al Mondo. Non basta essere superiori in Italia per pensare di essere già arrivati in alto, non basta qualche buona riserva per diventare più forti, ci vogliono i campioni veri, e bisogna dire che quest'anno a Torino non se ne sono davvero visti. L'unico che sembra avere le carte in regola per diventare un ottimo giocatore è Pogba, che paga un po' di inesperienza però ha fatto vedere più volte di non temere la pressione e i grandi palcoscenici. Per il resto, poche luci e qualche ombra di troppo dai nuovi arrivati all'ombra della Mole. Asamoah e Isla, arrivati insieme da Udine, non stanno rendendo come ci si aspettava, soprattutto il secondo non si avvicina nemmeno al giocatore ammirato fino alla scorsa stagione in Friuli, mentre il primo era partito bene ma da gennaio a oggi, complice anche la Coppa d'Africa, è notevolmente calato. In attacco, il ritorno di Giovinco non ha sortito gli effetti sperati, la Formica Atomica non riesce proprio ad entrare nel cuore dei tifosi, e soprattutto in Europa paga la differenza di fisico con gli avversari, e in questi casi o hai la tecnica di Messi oppure non vai da nessuna parte. A tutto ciò aggiungiamo il caso Lucio, arrivato quest'estate come grande rinforzo per la difesa e lasciato andare già a dicembre perché non ritenuto utile, e i due desaparecidos Bendtner e Anelka, tuttora dispersi da qualche parte tra le tribune dello Juventus Stadium. Si era parlato per molti mesi di Van Persie, un giocatore che più che mai avrebbe fatto la differenza in Europa e sarebbe stato congeniale al gioco di Conte per le sue caratteristiche. Se ad aprile devi puntare su Padoin, Quagliarella, Matri e Giaccherini vuol dire che obiettivamente c'è bisogno di fare ancora molti aggiustamenti alla rosa. Adesso rimane un campionato da vincere per continuare il nuovo ciclo, e per potersi concentrare davvero sulla Champions League, dopo averla riassaporata quest'anno dopo un lungo digiuno.
Chiudiamo con una panoramica generale su quelle che saranno le semifinali di quest'anno, e che parleranno tedesco e spagnolo. Oltre al Bayern, sono rimaste a contendersi il trofeo il Borussia Dortmund, il Real Madrid e il Barcellona. Possibili tutti gli incroci, con sfide da brivido come i due derby iberico e teutonico o un Real-Bayern rivincita della semifinale dello scorso anno. Delusione per il calcio inglese, che ha perso tutte le sue formazioni già negli ottavi di finale, e non potrà veder rappresentati i suoi colori nella finale di Wembley. Una finale che anche quest'anno, purtroppo, non parlerà italiano.

lunedì 3 settembre 2012

PAGELLARIO SERIE A: SECONDA GIORNATA

Immagine tratta da affarando.it
Eccoci al nostro secondo appuntamento con la rubrica che premia i buoni e i cattivi di ogni giornata di Serie A. Vediamo quali sono i giocatori che hanno meritato una citazione.
I MIGLIORI
Giampaolo Pazzini: Se Allegri può tirare un sospiro di sollievo e godersi due settimane di pace in vista della sosta per le Nazionali lo deve soprattutto al bomber toscano. Fin dai suoi esordi, il Pazzo ha sempre fatto vedere di essere pronto per i grandi debutti, visto che era andato a segno praticamente ogni volta che aveva indossato una nuova maglia: era successo con Atalanta, Sampdoria, Inter, Nazionale Under21 e Nazionale maggiore. Quella di ieri era la sua prima gara da titolare in rossonero, e lui l'ha onorata con una tripletta, in cui ha mostrato tutto il suo repertorio e la sua versatilità sotto porta: un rigore procurato con mestiere e realizzato, una zampata da opportunista sul gentile omaggio di Agliardi, una deviazione fortunata ma voluta sul tiro sbagliato di Nocerino. Non è Ibrahimovic, ma se assistito a dovere ha già dimostrato di poter segnare molto, e può essere l'arma in più di questo nuovo Milan. Voto 8.
Sebastian Giovinco: Parlando di giocatori in cerca di rivincite, eccone un altro che ha intenzione di dimostrare tutto il suo valore. Dopo tutto quello che ha fatto di bene in due stagioni a Parma, la Formica Atomica è tornata alla squadra che l'ha lanciato, la Juventus, con l'importante compito di non far rimpiangere un campione come Del Piero e dimostrare che ha compiuto il definitivo salto di qualità. Rischiava di non essere in campo per il recente infortunio, invece ha recuperato a tempo di record ed è stato decisivo nella sfida di Udine, procurandosi il rigore del vantaggio e realizzando la doppietta che ha chiuso la partita. Gode dei favori di Conte e Carrera, se trova la continuità può diventare davvero l'uomo che fa la differenza, non solo in Italia. Voto 7,5.
Andrea Consigli: Parare un rigore in una partita è sempre una grande soddisfazione per un portiere, neutralizzarne due nella stessa gara è qualcosa di strepitoso. Oggi è toccato all'estremo difensore dell'Atalanta rendersi protagonista di questa impresa, respingendo uno dopo l'altro i rigori di Larrivey e Conti e blindando di fatto la sua porta dagli attacchi del Cagliari. Talento fatto in casa, Consigli è da anni parte del progetto bergamasco, ha attraversato stagioni un po' deludenti ma con Colantuono sembra aver ritrovato la fiducia e le qualità che l'avevano portato a vestire la maglia dell'Under 21, ottenendo anche una chiamata nella Nazionale di Prandelli, anche se non ha giocato. Oltre ai due rigori parati, un'impresa che non accadeva dal 2007 con Sereni che respinse due rigori a Maccarone in Siena-Torino, tante parate importanti che hanno tenuto in gioco la sua squadra. Peccato per il suo infortunio, gli auguriamo di riprendersi presto. Voto 7,5.
Francesco Totti: Chi l'ha visto questa sera a San Siro si è stropicciato gli occhi nel trovarlo spesso a dare una mano ai compagni in difesa, o a pressare gli avversari che tentavano di ripartire. A quasi trentasei anni, il capitano della Roma sfodera una prestazione fantastica, da far vedere e rivedere ai tanti ragazzini che amano il calcio e, perché no, a coloro che lo hanno dato mille volte per finito. Tanta qualità, sempre nel vivo dell'azione, due splendidi assist per Florenzi e Osvaldo che sostanzialmente decidono la gara. Zeman sembra averlo rigenerato, Totti corre con la grinta e la voglia di un ragazzino, si adatta a giocare a tutto campo senza mai una smorfia o un lamento. Dopo oltre 500 partite e 215 reti in Serie A, il Pupone sembra lontano dal ritiro dai campi, e ha tutta l'intenzione di ritornare grande con la sua Roma. Se la voglia e la forma fisica sono queste, nella Capitale possono ricominciare a sognare. Voto 8.
I PEGGIORI
Federico Agliardi: Al suo esordio tra i professionisti, una decina di stagioni fa, era considerato uno dei portieri più promettenti nel panorama italiano. Le aspettative non sono mai state soddisfatte del tutto, visto che il quasi trentenne bresciano ha spesso alternato buone prestazioni a incertezze ed errori grossolani, che gli hanno fatto perdere il ruolo da titolare in quasi tutte le squadre con cui ha giocato. Con la partenza di Gillet da Bologna, per Agliardi si è presentata una nuova chance per dimostrare tutte le sue qualità e ottenere finalmente un ruolo da titolare nella massima serie. Occasione sfruttata abbastanza male finora, vista la leggerezza con cui ha regalato a Pazzini il gol che ha praticamente deciso la sfida contro il Milan. La sua fortuna è che Pioli sembra avere molta fiducia in lui, ma Curci in panchina scalpita, e il Bologna non può perdere altri punti per errori del genere. Voto 4,5.
Il regolamento: L'abbiamo detto mille volte in passato, questa regola dell'espulsione diretta per il portiere che commette fallo da ultimo uomo sull'attaccante non ci piace e non ci piacerà mai. Abbiamo assistito a tante, troppe partite decise spesso da occasioni di questo genere, con squadre ridotte in dieci uomini e sostanzialmente in balia degli avversari di turno. Possiamo capire il cartellino rosso se un portiere stoppa il pallone con le mani o commette fallo da ultimo uomo fuori dalla propria area, ma infliggergli l'espulsione dopo che gli è stato decretato anche il rigore contro è decisamente troppo. Oggi è toccato a Brkic, che si è visto sventolare in faccia il cartellino dall'arbitro per un fallo che tra l'altro non era nemmeno suo, perché Giovinco gli finisce addosso dopo aver subito una spinta dai difensori avversari. Risultato della decisione: portiere fuori, Udinese in 10, rigore realizzato e partita che prende una direzione precisa. Bisogna rivedere qualcosa, su questo non c'è dubbio. Voto 3.
Federico Peluso: Lo scorso anno è stato una delle sorprese positive dell'ottima Atalanta di Colantuono che, pur con la penalizzazione, ha disputato un ottimo campionato e si è guadagnata presto la salvezza. Le prestazioni continue e sempre più positive sono valse a terzino l'interesse di alcuni grandi club, come la Juventus, e l'esordio in Nazionale quest'estate. Normale quindi che da lui ci si aspetti sempre una partita di un certo livello, invece stasera a Cagliari Peluso è stato protagonista in negativo della serata. Due gialli ingenui in meno di mezz'ora ed espulsione inevitabile per lui, che nell'occasione provoca anche il secondo rigore della gara, sventato dal compagno Consigli. Le voci di mercato forse gli hanno tolto un po' di tranquillità, deve ritrovare al più presto il suo smalto perché l'Atalanta ha bisogno di lui per un'altra salvezza. Voto 5.
Il San Paolo: Purtroppo non siamo nuovi ad assistere a queste scene, con giocatori che si contendono il pallone non tra verdi zolle d'erba, ma su un terreno di sabbia e buche, che provoca rimbalzi irregolari, devia la traiettoria dei tiri e spesso causa infortuni seri. I tifosi del Napoli questa sera avranno stentato a riconoscere il loro amato San Paolo, trasformato dal caldo afoso, dalle troppe partite estive e da un fastidioso parassita in una specie di campo di patate, con il marrone a prevalere sul verde. Ne ha risentito la partita, bloccata e poco divertente da vedere, e la vittoria finale dei padroni di casa non ha spento il disappunto di Mazzarri e dei suoi giocatori, per nulla soddisfatti di giocare in una condizione simile. 
A San Siro hanno cercato di risolvere il problema del degrado del terreno di gioco creando un nuovo mix tra erba e sintetico, in altre città come Cesena e Novara hanno optato per un campo completamente in sintetico. Di certo, bisogna trovare una soluzione, perché giocare a calcio su un terreno che sembra buono solo per il beach soccer non è uno spot positivo per lo sport italiano. Voto 4.

sabato 25 agosto 2012

ANCORA UNA VOLTA, JUVENTUS-PARMA...

Immagine tratta da jcmassa.it
Nel corso degli anni è diventata quasi una classica del nostro calcio, una sfida che si è ripetuta decine di volte, spesso con in palio trofei o piazzamenti importanti, negli ultimi anni soprattutto come occasione di svolta, in positivo o in negativo, per un'intera stagione. Proprio come un anno fa, la prima partita di campionato della Juventus vedrà come avversario il Parma, rivale da sempre ostica per i bianconeri, che in passato sono stati protagonisti di sfide epiche con gli emiliani, che sono entrate nella storia del calcio italiano.
Che queste due squadre avessero un particolare feeling si è visto fin dalla prima sfida tra loro, nell'ormai lontano 1990: il 9 settembre di quell'anno, il neopromosso Parma di Scala esordisce in serie A al Tardini contro la nuova Juventus di Maifredi e Roberto Baggio. Dopo la rete del terzino Napoli, è proprio il "divin codino" a mettere la sua firma alla sfida, su rigore, mentre nel finale arriva anche il primo gol nella massima serie per i parmensi, sempre dal dischetto, con il bomber Alessandro Melli. La gara di ritorno è meno combattuta, la Juve si impone con un sonoro 5-0, ma a fine stagione a sorridere è il Parma, che finisce quinto e si qualifica alla Coppa U.E.F.A., una vera impresa per un'esordiente assoluta; i bianconeri invece arrivano settimi, nonostante le grandi premesse di inizio stagione sono fuori dall'Europa, e si avviano all'ennesima rifondazione.
La sfida tra le due squadre si ripete anche negli anni successivi, con il Parma che continua a dimostrarsi un avversario durissimo per i bianconeri, battuti per la prima volta nel 1993 per 2-1, con una doppietta di Osio per i ducali a ribaltare il vantaggio iniziale del solito Roby Baggio. Gli emiliani continuano a crescere come squadra, non sono più una sorpresa, e la loro sfida con la Juventus nella stagione 1994-95 assume un'altra dimensione: in palio ci sono Scudetto, Coppa Italia e Coppa U.E.F.A. I primi due trofei vengono vinti dalla squadra di Lippi, al suo primo anno a Torino, con Ravanelli grande protagonista e a segno 5 volte tra campionato e coppa; in Europa invece il successo arride al Parma di Scala, trascinato da Dino Baggio, un ex dal dente avvelenatissimo, che segna sia nella finale di andata che in quella di ritorno. Passano un paio di anni, ma le due squadre sono ancora protagoniste di grandi incontri con lo Scudetto in palio: nel 1996-97 gli emiliani hanno un nuovo allenatore, Carlo Ancelotti, e una punta emergente, Hernan Crespo, e contendono nuovamente il titolo alla squadra di Lippi. Un gol di Chiesa decide la gara d'andata al Tardini, e rende il Parma la vera rivale della Juve nella corsa al titolo, anche se i torinesi mantengono un buon vantaggio in classifica; al ritorno, un'autorete di Zidane illude il Parma, che con un successo riaprirebbe il campionato, poi un rigore contestato di Amoruso chiude la sfida in parità e consegna di fatto lo Scudetto ai bianconeri. Altri due anni, e nel 1999 la sfida tra Parma e Juve si rivela ancora importante, anche se stavolta non per la corsa-scudetto: già battuti al Tardini per 1-0, i bianconeri subiscono nella gara di ritorno la prima sconfitta casalinga contro gli emiliani, un pesante 2-4 con tripletta di Crespo, che segna l'ultimo gol di tacco. E' la fine del primo ciclo di Lippi, che al termine della gara rassegna le dimissioni.
Nella stagione 2000, lo scontro tra le due squadre è ancora una volta avvincente, e condizionato da grandi polemiche. Nella sfida di andata, la Juve del grande ex Ancelotti va in vantaggio, sfiora più volte il raddoppio ma non chiude la partita, subendo il pari di Crespo all'ultimo minuto e prolungando l'astinenza di vittorie contro i parmensi. L'incantesimo lo rompe Del Piero, a segno nella gara di ritorno a Torino, condizionata anche dall'arbitro, che annulla in maniera misteriosa il pareggio di Fabio Cannavaro; la stagione si chiude male per entrambe, con la Juve che perde il titolo all'ultima giornata nel pantano di Perugia, e il Parma che perde la Champions nello spareggio con l'Inter, deciso ancora una volta da Roberto Baggio. Anche nel 2002 il Parma sembra condizionare i bianconeri nella loro corsa verso il titolo: a poche giornate dalla fine, i bianconeri del rientrante Lippi cedono 1-0 al Tardini e sembrano tagliati fuori dalla vittoria; alla fine, lo scudetto arriverà nel rocambolesco 5 maggio 2002, ma il Parma darà un altro dispiacere ai bianconeri, strappandogli la Coppa Italia con un'altra vittoria casalinga, sempre per 1-0.
Nelle stagioni successive, complice la crisi societaria del Parma e il ridimensionamento della squadra emiliana, le sfide con i bianconeri perdono in parte questo grande fascino, e anzi molti protagonisti del grande Parma passano proprio alla Juventus: su tutti, il portierone Buffon e i difensori Thuram e Cannavaro, che vanno a costituire le colonne della formazione di Lippi prima e di Capello poi. Entrambe le formazioni conoscono la retrocessione in serie B, i bianconeri d'ufficio nel 2006, i gialloblu sul campo nel 2008, e subiscono un notevole ridimensionamento, ma le loro sfide in serie A rimangono comunque accese, soprattutto le ultime. Nel 2010-11, con i bianconeri teoricamente ancora in corsa per il titolo, il Parma si impone con un perentorio 1-4 a Torino, aprendo la prima crisi della squadra di Del Neri; grande protagonista un altro ex, Sebastian Giovinco, che segna una doppietta e deciderà anche la gara di ritorno con un suo gol. Arriviamo così ad un anno fa, all'esordio di campionato, con i bianconeri che inaugurano lo Juventus Stadium proprio contro il Parma. Stavolta il 4-1 è in favore della squadra di Conte, con Pirlo scatenato come uomo-assist, Del Piero in campo come capitano, e Giovinco a segno ancora una volta, stavolta su rigore e a partita già finita. Al ritorno, i bianconeri sono costretti sullo 0-0 al Tardini dalla squadra di Donadoni, in un'altra partita segnata dalle polemiche per alcuni rigori non concessi ad entrambe le squadre.
Oggi dunque si riparte, e ancora una volta si rinnoverà la sfida tra queste due squadre. Rispetto a un anno fa sono cambiate molte cose in casa bianconera: stavolta la Juve si presenta all'esordio stagionale da campione in carica, anche se per la prima volta dopo 19 stagioni non avrà con sé il capitano Del Piero, che ha lasciato la squadra; a sostituirlo ci proverà proprio Giovinco, che dal Parma è tornato a Torino per dimostrare finalmente di essere un grande giocatore e affermarsi anche in Europa. Prepariamoci ad un'altra sfida avvincente, perché anche se in palio non ci sono più scudetti e trofei, Juve-Parma mantiene sempre il suo grande fascino e la sua storia importante.

lunedì 7 maggio 2012

SUPERNOIAGP

Immagine tratta da blog.panorama.it e modificato su cartoonize.net
Ieri all' Estoril è andata in scena un' esibizione delle Moto Gp al limite dello sbadiglio.
Anzi. Lo sbadiglio è stato sdoganato sotto forma di zapping sulla Superbike di Monza e su Siena-Parma (addirittura!).
Non è possibile vedere il trenino del podio prendere e andarsene in fila indiana dalla prima curva: Stoner, Lorenzo e Pedrosa. Sì, ok, sono loro i più forti, probabilmente in questo ordine. Ma che palla, e mischiatevi una volta tanto!
Sembra la F1 sino a pochi anni fa, nessun sorpasso, noia pura, i commentatori che devon cercare divertimento nei duelli nelle retrovie. La tecnologia, la lunghezza dei Gp, la differenza tra le Moto (Honda ufficiali e Yamaha di Lorenzo tra tutte, poi Yamaha clienti, poi Honda clienti e tutte le Ducati indistintamente e infine le CRT), e forse tra i piloti stessi, sono tutti ingredienti di questa staticità.
E dobbiamo pure sorbirci a fine gara uno Stoner scontento per i saltellamenti sull' anteriore, Lorenzo col musone per esser arrivato ancora secondo, e Pedrosa per non riuscire a fare meglio di terzo. E chi tutela lo spettatore violentato dalla noia?
Rossi fa gara a sè ed è quasi soddisfatto settimo. Alè, la fiera dell' assurdo. Quei tre son tristi e Rossi quasi sorride?
Poi, in preda alla noia, si gira alla Superbike. Sorpresa: Biaggi, Checa e compagnia, in due gare fanno 11 giri. Colpa della pioggia, anzi dell' asciutto, anzi della pioggia ancora, no, dei piloti che non vogliono rischiare, anzi no, dei primi che pensano che è meglio non rischiare per non perder troppi punti. Un balletto assurdo, spettatori imbufaliti e amen.
Spettatore sportivo medio (il sottoscritto) che si convince che il male minore può essere un inutilissimo Siena-Parma e....ooooh!  Che gol Giovinco!  
Questo sì che è spettacolo e divertimento. Siena-Parma. E chi l' avrebbe mai detto.
Super(bike) Noia (Moto)Gp tiè!