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mercoledì 11 luglio 2012

TRENT'ANNI DOPO: 11 LUGLIO 1982

Video tratto da youtube.com

Ci sono immagini, frasi, giorni che rimangono per sempre nella memoria dei tifosi, scolpiti in maniera indelebile, come se il tempo non passasse mai e quello che si è vissuto tornasse ciclicamente a ripetersi. L'urlo di Marco Tardelli, autore del gol che da sempre più all'Italia la certezza della vittoria, la faccia soddisfatta del presidente Sandro Pertini, che si rivolge a chissà chi agitando l'indice e dicendo: "Non ci prendono più!", la voce entusiasta di Nando Martellini che al fischio finale grida: "Campioni del Mondo! Campioni del Mondo! Campioni del Mondo!", la storica fotografia dello scopone a 4 disputato il giorno dopo la partita sull'aereo del ritorno. Testimonianze, frammenti di memoria di una serata che il calcio e lo sport italiano non hanno mai dimenticato: esattamente trent'anni fa, l'11 luglio del 1982, la Nazionale azzurra vinceva i Mondiali di Calcio, 44 anni dopo l'ultima volta, e nella splendida cornice di Madrid scriveva una vera e propria pagina di storia.
Una squadra entrata nell'immaginario di tutti, solida e molto unita, magari non spettacolare ma in grado di unire tutta l'Italia, e di emozionare come mai prima di allora. Tante anime, caratteri forti e talenti puri, ognuno con il suo ruolo preciso in campo, tutti decisivi insieme sul campo. Il capitano, Zoff, una sicurezza tra i pali azzurri, primo italiano a superare 100 presenze in Nazionale, vincitore del Mondiale a 40 anni suonati, leader silenzioso e carismatico del gruppo. Il mastino Gentile, implacabile marcatore dei numeri 10 più forti del torneo, Maradona e Zico, annullati dalla sua grinta e dal suo gioco asfissiante, ruvido, sempre al limite e forse oltre. Il bel Cabrini, terzino con il fiuto del gol, che sbaglia un rigore in finale ma non cancella per questo una serie di grandi prestazioni. Gli altri difensori, Collovati e Bergomi, l'esperto e il ragazzino, insuperabili per i centravanti avversari. Il libero Scirea, esempio di classe e correttezza, che sarebbe entrato nella leggenda pochi anni dopo con la sua tragica scomparsa. I polmoni del gruppo, Marini e Oriali, che corrono per tutti, poco appariscenti ma fondamentali per il centrocampo. Tardelli, l'uomo della finale, un lottatore abile negli inserimenti che ama segnare gol pesanti. Antognoni, la luce azzurra in mezzo al campo con la sua fantasia, sfortunato in semifinale ma importantissimo fino ad allora. Conti, l'imprendibile ala azzurra, tanta classe e un dribbling fantastico che manda in crisi ogni avversario, un talento pari a quello dei fuoriclasse brasiliani. Causio, un fedelissimo del tecnico, che aggiunge esperienza al gruppo nonostante sia in calo rispetto al passato. Graziani, l'uomo di peso dell'attacco azzurro, in campo solo per 7 minuti nella finale, ma sempre prezioso. Altobelli, la punta di riserva, bravo a farsi trovare pronto quando serve e a chiudere definitivamente il discorso nella finale. E poi lui, Paolo Rossi, il Pablito nazionale, discusso e criticato all'inizio, decisivo nel castigare Brasile e Polonia, che rompe l'incantesimo anche in finale e diventa capocannoniere ed eroe. Senza dimenticare ovviamente gli altri azzurri, che pur non mettendo mai piede in campo hanno contribuito in maniera decisiva a creare l'armonia e la collaborazione nello spogliatoio italiano, e possono fregiarsi a buon diritto del titolo di Campioni del Mondo.
Ma più di tutti loro, più di ogni singolo, come detto, vale il gruppo, e vale soprattutto chi è stato il condottiero e il creatore di questa squadra: Enzo Bearzot. Friulano come Zoff, anche lui poco avvezzo alle chiacchiere e molto concentrato sui fatti, un leader all'interno dello spogliatoio ma anche una guida lucida e in grado di capire l'evoluzione del gioco. Al timone della Nazionale da molti anni, dopo il Mondiale bello e sfortunato del 1978 e il deludente Europeo del 1980, fa storcere il naso a molti critici con le sue scelte: richiama in squadra Rossi, reduce dalla squalifica per il calcio-scommesse, scommette su alcuni giovani come Bergomi, appena diciottenne, e preferisce il mite Selvaggi al bomber Pruzzo e all'estroso Beccalossi, che mal si adattano al suo gruppo. Il torneo inizia male, la squadra stenta e sfiora l'eliminazione nel girone, le critiche piovono sulla sua testa e lui impone il silenzio stampa. Quella chiusura sarà decisiva, rafforzerà ancora di più l'unione dei giocatori, darà a tutti la necessaria forza per diventare anche vincenti e completare quel percorso di crescita che molti di loro avevano iniziato in Argentina quattro anni prima, sempre sotto la sua guida. Battendo in successione Argentina, Brasile, Polonia e Germania Ovest, la sua Italia tornerà con merito sul tetto del Mondo, e il "Vecio" sarà portato in trionfo da tutti i suoi ragazzi, grati per ciò che ha loro insegnato. Fallirà in seguito, negli Europei del 1984 e soprattutto nei Mondiali 1986, ma niente potrà mai intaccare il ricordo e il merito per la storica impresa compiuta in Spagna, contro tutto e tutti.
Anche oggi, a trent'anni di distanza, tutto il Paese celebra con gioia quel momento di festa, i più anziani ricordano con nostalgia quel giorno, i giovani guardano con occhi estasiati le immagini di quella vittoria. Il ricordo è sempre più vivo e fresco, anche dopo il successo del 2006, che ha scritto un'altra pagina importante nella storia del calcio e dello sport italiano. Anche i ragazzi di Lippi sono entrati nel cuore dei milioni di tifosi azzurri, e proprio due giorni fa si è celebrato il sesto anniversario del loro trionfo a Parigi. Ma, nonostante questa vittoria recente, il ricordo del successo del 1982 è ancora vivo nel cuore di tutti, limpido e nitido dopo tanti anni. Perché quella vittoria rappresentò una rivincita per tutti, il ritorno alla vittoria per un Paese intero, dopo tanti anni di sconfitte non solo sportive. Un segnale di ripresa e di rinascita per tutta la Nazione, unica come mai prima di allora in quella magica notte di luglio, quando l'Italia intera unì la sua voce a quella del grande cronista Nando Martellini in quel grido storico e liberatorio:"Campioni del Mondo! Campioni del Mondo! Campioni del Mondo!"

domenica 1 luglio 2012

LA CONVERSIONE

Immagine tratta da gazzetta.it e modificata su cartoonize.net


Capitolo moto. Ieri Assen, MotoGp, oggi Aragon, Superbike.
Da una parte trionfo di Casey Stoner, dall' altra doppietta azzurra benaugurante in terra spagnola, il sempreverde Max Biaggi in Gara 1, ed il buon Marco Melandri in Gara 2.
Solo che, a livello di spettacolo, tra le due categorie non c'è paragone: la Superbike è qualcosa di assolutamente mozzafiato, ed entrambe le gare di oggi lo dimostrano alla grande.
Basti ripensare alle diapositive che rimangono impresse del Gp di Assen di ieri: lo strike di Bautista all' incolpevole Jorge Lorenzo, il sorpasso vincente di Stoner su Pedrosa (unico, perchè non c'è stata bagarre, solo un inseguimento molto ravvicinato), poi Dovizioso su Spies e la gomma a pezzi di Valentino. Veramente 4 immagini su una gara di 45 minuti circa.
Pochissimo. Emozioni col bilancino.
La Superbike in Gara 1 è stata fenomenale e memorabile, con la fuga di Melandri e Biaggi con le loro BMW e Aprilia. Una lotta corpo a corpo sensazionale, che rimarrà negli annali, frenate al limite, sorpassi in punta di traiettoria, lunghi per cercare di tenere la posizione all' estremo. Correttissimi. Perfetti. Negli ultimi giri si son visti innumerevoli sorpassi e controsorpassi a gomma finita. Ha la meglio Biaggi, che al penultimo giro piazza la zampata del campione e fa un ultimo giro da Superpole. 
Si rifarà Melandri in Gara2, col dente avvelenato, nella fuga a 4 del gruppetto di testa, che oltre a Melandri e Biaggi, comprendeva Laverty, compagno di marca di Max col numero 58, e Chaz Davies. Anche qui le prime 4 posizioni si sono scambiate numerose volte, e il sorpasso finale di Melandri su Laverty, premia il ravennate. Riuscirà ad arrivare 3° ed al suo primo podio Davies, giovane pilota britannico, Biaggi arriva 4°, e conserva il primato iridato con 48 punti sul connazionale.
La pista di Aragon poi, è stata veramente spettacolare, con una frenata incredibile alla curva 7, che spedisce le derivate di serie ai 330 km/h prima di attaccarsi ai dischi dei freni per una lenta chicane, con la moto che scoda da una parte all' altra prima dell' inserimento in curva.
Non c'è storia, la Superbike presenta sempre lotte al limite e corrette, sorpassi su sorpassi e mai gare soporifere.
La Moto Gp è il massimo della ricerca sui prototipi? Benissimo, ma è da pennichella.
La Superbike invece, ti risveglia la domenica e ti tiene incollato al video per ben due gare.
Quasi quasi mi converto.
Ma che bella è?

lunedì 4 giugno 2012

PAGELLINE DA LORENZO'S LAND

Immagine tratta da motomondiale.it e modificata su cartoonize.net
A Barcelona (9), Gp di Catalunya del Motomondiale, quinta prova del campionato iridato.
Vince in casa, Jorge Lorenzo (10), che dà una prova di forza notevole, gioca al gatto col topo con il connazionale Pedrosa (7), e lo stende lasciandolo a 5 secondi nei giri finali. Tre primi posti e due secondi ne inquadrano bene la forza. Ora è a +20 su Casey Stoner.
Buono pure il terzo gradino del podio conquistato da Andrea Dovizioso (8), che è sempre bravo a non eccedere il limite, forse troppo, risultando sempre una sorta di eterna promessa inespressa del tutto, un Montolivo (5,5) insomma.
Male Stoner (5--), che da quando ha annunciato il ritiro (4) corre con una marcia in meno, un 3° ed un 4° posto per lui. Male, male, Casey, dove sei finito? Annegato nel chattering (5 la metà degli spettatori ignora cosa sia)? Torna! 'Sto mondiale aspetta te! Crutchlow (6,5 anche se non ci prova mai su Stoner) e Bautista(6,5) fan il loro dovere senza sussulti.
Capitolo Ducati (5): Rossi(6,5) il migliore delle Rosse, anche se non riesce a tenere il ritmo dei rivali sino alla fine. L' anno scorso però su questa pista arrivarono a 7 secondi dal battistrada, e quest' anno a 17, passo del gambero (7,5) in piena regola. Hayden, menomato da un infortunio alla mano chiude nono (5+) a 13 secondi da Rossi.
Capitolo Spies, il Massa (5 è ora che si riprenda un podio dopo anni) della MotoGp (entrambi con un regolarissimo e fortissimo compagno di box spagnolo), in crisi totale, dopo un 8°, due 11° posti ed un 16°, piazza un  10° figlio di una scivolata (4) quando era negli scarichi del fuggitivo di inizio gara Pedrosa. Voto 4,5, anche se almeno dà segnali di ripresa.
Citazioni particolari per A.Espargarò e Pirro (13° e 14° e voto 7 per loro), che guidano delle Crt, voto 7 di stima per Petrucci (19°) che in rettilineo pagava 40 kmh dalle moto più veloci. Incredibile coraggio anche solo a presentarsi in queste condizioni di inferiorità tecnica (come Jean Alesi domenica (10) scorsa a Indy, voto 8).
Bravissimo Iannone (10), che con le sue staccate si porta a casa una gara super in Moto2 (8), male Marc Marques (5), protagonista di un botto colossale con Espargarò Pol (9 per la fortuna), che poteva far davvero male a quest' ultimo, finito sotto la propria moto. Ottima la fuga in Moto3 (6,5) di Maverick Vinales (10), un predestinato. Solo 9° Romano Fenati (5,5), che sta pagando l' inesperienza (oggi un mezzo contatto in partenza) e problemini vari di messa a punto.
Guest star, con voto 11, la boutade di Casey Stoner, che dopo aver annunciato il ritiro (4) in lungo e in largo, spalanca un sorrisone inusuale (9) all' idea di disputare nella prossima stagione qualche Gp da wild card (invitato dalla Federazione (4,5 per il pasticciaccio della penalizzazione data e tolta a Marques) cioè). Casey Stoner wild card? Dopo titoloni di prima pagina sul suo ritiro? Senza parole, inimmaginabile. 11 per la fantasia (9,5).

domenica 20 maggio 2012

SECONDO ROSSI

Immagine tratta da blog.panorama.it
Secondo Rossi a Le Mans, Gp bagnato, dopo grandi lotte vinte con Stoner, Dovizioso, Crutchlow. Dietro a Lorenzo.
Secondo Rossi, lui a 33 anni non è ancora un pilota bollito.
Secondo Rossi, avendo la moto giusta ed apposto, lui starebbe là con quei primi tre, sempre.
Secondo Rossi, quel sorpasso all' ultimo giro a Stoner, doveva riuscire per forza.
Secondo Rossi, si farà di tutto per non far naufragare il matrimonio con la rossa.
Secondo Rossi, si può ammettere la sconfitta ed adattare il proprio stile di guida alla moto, e non viceversa.
Secondo Rossi, è necessario intestardirsi sulla Ducati, per tappare definitivamente la bocca a tutti.
Secondo Rossi, è bello vincere in Moto Gp ancora per un pò e non in Superbike.
Secondo Rossi, sarebbe meglio che il pilota contasse almeno quanto la moto, pure una Ducati scorbutica.
Secondo Rossi, la pioggia ha aiutato a scaricare più dolcemente la potenza della rossa a terra.
Secondo Rossi, la nostalgia del podio si è fatta sentire, ma ora la Ducati deve migliorare sull' asciutto. Per forza.

venerdì 11 maggio 2012

JUVENTUS SENZA 9 E SENZA 10?


Immagine tratta da cronachebianconere.blogspot.com
Ebbene si, da Gennaio c'è una maglia pesante libera tra i bianconeri. Quel celebre numero 9 orfano ultimamente di Iaquinta e prima ancora di gente dal calibro di Ibrahimovic, Inzaghi, Vialli, Boksic, Schillaci, Paolo Rossi, Boniperti. Maglia che sembra erediterà finalmente un nuovo grande bomber. Uno da 20 gol a stagione per intenderci. Chi sarà tra i vari Cavani, Van Persie, Benzema, Higuain, Suarez o Torres ancora non si sa ma di sicuro uno di loro erediterà una maglia importante, una maglia tricolore sulla quale "buttare sangue" vista anche la difficile Champions da affrontare in terza fascia. Ed intanto che si cerca il numero 9  i tifosi bianconeri sperano che non si liberi anche il 10, anche se sembra ormai che ci sia poco da fare.
Domenica lo Juventus Stadium festeggerà in lacrime. Lo scambio di maglia Baggio-Del Piero andò di lusso, ora sarà impossibile rimpiazzare la bandiera bianconera. Eppure l'esperienza del Capitano servirebbe come il pane l'anno prossimo.
Agnelli, Conte e Marotta forse lo sanno.

lunedì 7 maggio 2012

SUPERNOIAGP

Immagine tratta da blog.panorama.it e modificato su cartoonize.net
Ieri all' Estoril è andata in scena un' esibizione delle Moto Gp al limite dello sbadiglio.
Anzi. Lo sbadiglio è stato sdoganato sotto forma di zapping sulla Superbike di Monza e su Siena-Parma (addirittura!).
Non è possibile vedere il trenino del podio prendere e andarsene in fila indiana dalla prima curva: Stoner, Lorenzo e Pedrosa. Sì, ok, sono loro i più forti, probabilmente in questo ordine. Ma che palla, e mischiatevi una volta tanto!
Sembra la F1 sino a pochi anni fa, nessun sorpasso, noia pura, i commentatori che devon cercare divertimento nei duelli nelle retrovie. La tecnologia, la lunghezza dei Gp, la differenza tra le Moto (Honda ufficiali e Yamaha di Lorenzo tra tutte, poi Yamaha clienti, poi Honda clienti e tutte le Ducati indistintamente e infine le CRT), e forse tra i piloti stessi, sono tutti ingredienti di questa staticità.
E dobbiamo pure sorbirci a fine gara uno Stoner scontento per i saltellamenti sull' anteriore, Lorenzo col musone per esser arrivato ancora secondo, e Pedrosa per non riuscire a fare meglio di terzo. E chi tutela lo spettatore violentato dalla noia?
Rossi fa gara a sè ed è quasi soddisfatto settimo. Alè, la fiera dell' assurdo. Quei tre son tristi e Rossi quasi sorride?
Poi, in preda alla noia, si gira alla Superbike. Sorpresa: Biaggi, Checa e compagnia, in due gare fanno 11 giri. Colpa della pioggia, anzi dell' asciutto, anzi della pioggia ancora, no, dei piloti che non vogliono rischiare, anzi no, dei primi che pensano che è meglio non rischiare per non perder troppi punti. Un balletto assurdo, spettatori imbufaliti e amen.
Spettatore sportivo medio (il sottoscritto) che si convince che il male minore può essere un inutilissimo Siena-Parma e....ooooh!  Che gol Giovinco!  
Questo sì che è spettacolo e divertimento. Siena-Parma. E chi l' avrebbe mai detto.
Super(bike) Noia (Moto)Gp tiè!

domenica 29 aprile 2012

Profondo rosso

Immagine tratta da gpone.com

“La realtà e la fantasia spesso si confondono come un cocktail di cui non riesci a distinguere i sapori!”.
La realtà, dopo solo due prove del motomondiale, è che la Ducati e Valentino Rossi proprio non vanno. La fantasia, è vedere Rossi vincere il mondiale numero dieci della sua carriera. Oggi per il centauro di Tavullia è fantasia anche salire sul podio.
Prima gara in Qatar, qualifiche grigie da dodicesima posizione e gara passiva conclusa al decimo posto.
Seconda gara in Spagna, pista di Jerez de la Frontera. Qui Vale ha vinto 6 volte ma nel motomondiale la storia su un circuito conta poco quando non hai due ruote, un motore e una voglia di lottare che ti spingono.
La realtà è dura. Possono due gare del motomondiale spegnere le speranze iridate della Ducati e di Valentino Rossi? Si. A malincuore.
“Tu credi di dire la verità e invece dici soltanto la tua versione della verità!”
Il pesarese non si è mai lamentato delle moto che ha guidato come in questi due anni con la Ducati. Continui accorgimenti tecnici, battute sottili hanno caratterizzato questa esperienza Rossi-rossa. Tra i due non è sbocciato l’amore sperato e il feeling non è mai stato a livello Rossi-Yamaha, forse l’unico amore del pilota italiano nella sua gloriosa carriera. È impensabile che un nove volte campione del mondo arrivi ultimo tra i quattro piloti ducati, guidando apparentemente la stessa moto. È impensabile prendere due secondi netti di ritardo nelle ultime qualifiche in Qatar dal tuo compagno di squadra Hayden, di certo non un mostro in velocità. È impensabile sudare per tutta la gara per la nona posizione con l’altro compagno di scuderia Barbera, non certo un mostro di esperienza. I dubbi sulla tenuta psico-fisica di Rossi son legittimi.
La Ducati è dura da guidare ma per Rossi sembra duro guidare.
“Tu hai già ucciso e sento che ucciderai ancora!”
Può essere letto così il Melandri pensiero di giornata. Lo sfogo del ravennate viene da lontano. 4 anni fa anche lui non riusciva a guidare la moto di Borgo Panigale. Criticato da tutti, Ducati compresa, è scappato dalla rossa e ora vive un’altra carriera sportiva in Superbike.  La desmosedici italiana, quindi, è abituata a fare vittime illustri. Una moto, un gioiello di elettronica, difficile da guidare per molti, tranne che per Casey Stoner. L’australiano in sella si trasformava in un razzo per tutti, su tutti i circuiti. Scattava ed era utopia raggiungerlo. L’unico sopravvissuto.
L’ultima dichiarazione, nel post gara del Qatar, proietta al 2013. “Ci sarà una rimescolata di piloti” segna già oggi il divorzio Ducati-Rossi, lasciando il posto ad un’altra vittima.

sabato 28 aprile 2012

GIALLO ROSSI DI SPAGNA

Immagine tratta da gpone.com e modificata su Cartoonize.net

Che duello tutto iberico a Jerez! 
Lorenzo batte Pedrosa sul filo di lana e sarà lui a partire davanti domani nel Gran Premio di Spagna, seconda prova della stagione della MotoGp.
Terzo posto per un fantastico Nicky Hayden, capace finalmente di individuare il setting giusto per la sua Ducati sino ad issarla in un' ottima prima fila. Tre moto diverse nelle prime tre piazze (Yamaha, Honda, Ducati), quinto uno spento Stoner, che becca ben 1 secondo, preceduto da un Crutchlow con la Yamaha clienti in grande forma.
Settimo Dovizioso, troppo staccato da Crutchlow per essere soddisfatto. Sorprendente De Puniet, che porta una CRT nella top ten davanti ad Abraham, Barbera e Rossi.
In terra di Spagna, ecco l' ennesimo giallo-Rossi. Il pesarese è addirittura 13esimo, nuovamente ultimo delle Ducati, nuovamente ad un distacco siderale dalla vetta (3.4 secondi!), nuovamente ad anni luce da Hayden (2.4 secondi!).
Oggi dichiara che il problema principale è la lentezza nel mettere la moto dentro la curva, e non la dolcezza nell' erogazione di potenza del motore.
Come si diceva per il Barcellona, c'è un sottile piacere nel vedere cadere i miti. Ma questa caduta è rovinosa, roba mai vista. Non avviene un attimo prima, siamo nel mezzo del rovescio totale. E' desolante, è da scuotere il capo senza una speranza d' uscita.
Guardiola era stanco e ha lasciato, prima che la sua stanchezza trascinasse tutta la squadra, Valentino sta affondando con il suo Titanic, è stanco e ha pochi stimoli, le prende da chiunque, probabilmente le prenderebbe da Massa se Massa sapesse guidare decentemente perlomeno una MotoGp.
E' un mistero come il pilota più forte di tutti i tempi stia affondando così miseramente nei bassifondi.
A chi serve un Rossi così? Nè a lui, nè alla Ducati, nè agli avversari, nè alla Dorna e nemmeno ai tifosi.
Domani forse pioverà, e magari vedremo un barlume di Rossi, ma questa lenta agonia in condizioni normali di pista, non la merita proprio nessuno.

lunedì 9 aprile 2012

ROSSI D'IMBARAZZO



L' intervista di Rossi a Fuori Giri

Come previsto, nessun animale da gara. Partito 12esimo, Valentino Rossi in Qatar non va oltre il 10mo posto, eguagliando la sua peggior posizione da quando è sulla rossa Ducati.
Parziale scusante un piccolo contatto con Barbera, con la Ducati clienti. Il Dottore è rimasto attardato a centro gruppo, conducendo una gara quasi in solitaria.
Ma ciò che più preoccupa sono le dichiarazioni del dopogara.
Rossi sembra invecchiato, imbarazzato nel non riuscire a spiegare tutto questo ritardo della sua moto e suo, rispetto ai compagni di marca. Dichiara di non avere speranze per la stagione, di non essere motivato a correre per un 6o posto massimo.
Mai visto un Valentino così, svuotato, arrendevole, che non riesce a fare un minimo di differenza, e lo ammette.
Le sue sono risate amare. E' onesto e franco ad ammettere una realtà per lui inspiegabile.
Dichiara la fine, una resa alla prima gara dell' anno.
C'è imbarazzo da parte di tutti nel trattare questa situazione, di chi guarda, di chi lo tifa, di chi gli fornisce la moto, di lui stesso.
Un' altra intera stagione così andrebbe a creare danni irreversibili, in primis nell' amore di Valentino Rossi, 9 titoli mondiali, per la MotoGp.
Rossi non è felice, non ha fiducia, non sorride più.
E l' intera MotoGp non deve permettere al suo attore principale di disinnamorarsi di lei, pena la caduta di interesse globale sull' intero movimento. Il che creerebbe un' effetto domino difficilmente assorbibile senza enormi danni economici.
33 anni sono un bivio: o si dimostra di essere un campione senza età, capace sempre di dimostrare la propria classe, o si decide di smettere di rischiare e di appannare quel 46 dietro Barbera, Bradl, Bautista e Hayden.
In un senso o nell' altro, 9 titoli e 105 Gp vinti parlano chiaro.
E se quello con Ducati è un binomio disastroso, se ne prenda atto senza rancori, e si cerchi una soluzione diversa. Sia per Ducati sia per Rossi.
Si scelga.
Senza imbarazzo. 

domenica 8 aprile 2012

E' NOTTE PER ROSSI


Le qualifiche del primo Gp della stagione del Motomondiale, in Qatar, sentenziano che Rossi sulla Rossa proprio non va.
Ricomincia da una situazione addirittura peggiore di quella dell' anno passato, già ampiamente deficitaria rispetto al palmares del campionissimo di Tavullia.
Difatti il Dottore è 12esimo, ultimo delle non CRT, ultimo delle 4 Ducati in pista.
Il distacco dal poleman Lorenzo è di 2.2 secondi, ma è oltremodo preoccupante se confrontato alle altre Ducati, quella ufficiale di Hayden è 5a, e ha girato 1.2 secondi meglio del 46, le Ducati clienti sono rispettivamente 8a con Barbera e 10ma con Abraham, con lo spagnolo che gli rifila 9 decimi e il ceco 7.
Può essere questo il vero potenziale attuale di Rossi? 
Gli ottimisti sperano nell' "animale da gara", ma la verità è che Rossi non ha nessun feeling con la moto di Borgo Panigale, anzi non l' ha mai avuto. Quel feeling che ti permette di fidarti del tuo mezzo e staccare mezzo metro più in là, di percorrere ad alta velocità le curve, di esser sicuro di poter aprire il gas senza che la moto si imbizzarrisca. Ecco, a Rossi manca tutto questo, la fiducia nel mezzo.
E' come un matrimonio che non va, due caratteri diversi, non malvagi in assoluto, ma solamente diversi, due stili che non si capiscono, la fiducia che man mano viene a mancare sempre più. E nessuno capisce di chi sia la colpa.
Hayden dichiara che questa sia la Ducati migliore che abbia mai guidato dal 2009, mentre Rossi brancola nel buio di modifiche sempre peggiorative alla guidabilità del mezzo, e preannuncia per warm up e gara di affidarsi alle regolazioni dell' americano. 
E questo rende chiaro il quadro.
Guardi nei matrimoni altrui per vedere se sei tu quello sbagliato.
Sta cominciando a mancare la fiducia in te stesso.
Ma quando i matrimoni non vanno, e da 1 anno e mezzo oramai si capisce che non ce n'è, c'è solo una decisione da prendere, per non appannare ulteriormente quel 46 sempre più offuscato a centro griglia.