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giovedì 25 settembre 2014

LA CRITICA DEL VENERDI' /4

Immagine tratta da football365.com e modificata su befunky.com
- E ci eravamo dimenticati di Vidal, arrivato a 30 gol in Serie A in 99 presenze. La sua doppietta stende il Cesena e si riprende la scena. Ancora immacolata la voce reti subite, la Juventus viaggia spedita in testa, affiancata dalla Roma, corsara a Parma. Le terze (Inter, Samp e Verona) hanno già 4 punti di ritardo in 4 partite. Sembra già evidente la direzione che sta prendendo il Campionato per quanto riguarda la testa.
- Affoga il Napoli, incapace di condurre in porto una vittoria per 2-0 in casa contro il Palermo dopo 11 minuti. Benitez ha solo 4 punti, e in casa non ha ancora vinto. Il futuro si fa nebbioso, e i chiacchiericci su Mancini cominciano a farsi sempre più insistenti. Come il silenzio di DeLaurentiis un flop dopo l'altro.
- Che bello l'Empoli del primo tempo contro il Milan. Un calcio verticale, con difesa alta, coraggioso e propositivo. Due reti al Diavolo, originate da calcio piazzato, ma almeno altre 2-3 chiare occasioni da rete. Nel secondo tempo ha pagato inesperienza e tenuta atletica, ma il laboratorio Sarri, nonostante i 2 punti in graduatoria, ha buone chance di diventare una bella realtà di questa Serie A. Gioca bene anche il Palermo, che come l'Empoli ancora non vince una gara. Giocano bene e non vincono, bel problema.
- Mihajlovic e Mandorlini stanno ricalcando l'ottima stagione passata. Nonostante un ampio turnover la Samp affonda il Chievo giocando pure bene, segno che il mister tiene tutti sulla corda. E l'Hellas rimonta 2 gol al Genoa, restando imbattuta e recuperando una gara che si era fatta difficile.
- Chapeau per l'Udinese di Strama. Che sbanca l'Olimpico sponda laziale e fa 3 vittorie e 3 gare a porta imbattuta su 4 (l'unico match perso contro la Juve). Il tecnico non ha una rosa di primissimo piano e non è nuovo a partenze sprint. Resta da vedere la tenuta. Piccola nota di biasimo i 65' con undici stranieri in campo.
- La Fiorentina si sta afflosciando sui propri difetti. Ok le assenza di Rossi e Gomez (ormai croniche), ma il 73% di possesso palla contro il Sassuolo si traduce in 18 tiri, di cui però solo 2 nello specchio della porta. Forse un calcio più frizzante e verticale, a dispetto di uno compassato e di possesso, potrebbe rivitalizzare i Viola nel loro lento avvio di stagione (1 rete realizzata su 4 match).
- Zeman è ultimo. Meritatamente. Due dati: il Cagliari ha segnato solo una volta su azione (Sau a Sassuolo, perchè quello di ieri è un gol regalato da Padelli), mentre Sassuolo, Atalanta e Torino in 4 gare di campionato, hanno segnato solamente contro i sardi. Sintomo evidente che sta girando male. La mentalità e il calcio del boemo, veloce e di aggressione degli spazi, mal si adatta agli imborghesiti reduci rossoblu delle passate stagioni. Che si ostinano a toccare la palla mille volte, senza verticalizzare e lanciare negli spazi. Se la squadra e il boemo non si capiscono per nulla, sarà ancora più difficile capirsi dopo una lunga serie di sconfitte. Che continuerà.

lunedì 31 marzo 2014

POCHE GAMBE, ZERO GRINTA

Immagine tratta da gazzetta.it
Alla fine, la sconfitta è arrivata. Oltre un girone dopo, su un campo ostico e ostile, e con un vantaggio in classifica che permette di non preoccuparsi più di tanto. Ma è arrivata, ed è stata alla fine dei conti meritata e ineccepibile.
Al San Paolo di Napoli, la Juventus ha ufficialmente confermato il suo netto calo di rendimento e di tenuta atletica, mostrando limiti che qualche piccola preoccupazione devono destare in vista di questo finale di stagione. La squadra ha sofferto tremendamente contro un avversario che correva il doppio, pressava sempre e dovunque e in generale è apparso più affamato e più desideroso di vincere. L'assenza di Tevez è stata molto più pesante del previsto per l'attacco bianconero, con Llorente che ha evidente bisogno di tirare il fiato e Osvaldo vivace ma poco concreto. I veri segnali di debolezza sono arrivati però a centrocampo, con i tre interni incapaci di fare la differenza e di inventare una singola giocata importante e gli esterni, in particolare Asamoah, in sofferenza sui tagli e le accelerazioni improvvise degli avversari. Bisogna anche dire grazie a Gigi Buffon, più che mai in stato di grazia in questo periodo, autore di un paio di interventi davvero da applausi, decisivi per mantenere in equilibrio il punteggio più di quanto non abbia detto il campo.
Si era capito dall'inizio della partita che le premesse non erano buone, la rilassatezza e le sofferenze di fronte al pressing e alle ripartenze immediate dell'avversario ricordavano sinistramente il Quarto di Coppa Italia a Roma. Nell'ultimo mese, la Juve aveva già mostrato qualche segnale di calo, almeno per quanto riguarda la forma fisica ed il rendimento in campo. Sono arrivate vittorie importanti, seppur di misura, ma sempre soffrendo tremendamente e riuscendo ad avere la meglio grazie alla giocata del campione o con un po' di fortuna, o con entrambe le due cose. Contro Milan, Fiorentina, Genoa e Parma è andata bene, contro questo Napoli in versione monstre decisamente no. I partenopei, va detto, hanno fatto la gara della vita, una delle migliori da molti mesi a questa parte, e se anche si può discutere sul millimetrico fuorigioco di Callejon sul gol del vantaggio non si può negare che il loro successo è stato meritatissimo. Va anche aggiunto che un calo ci sta e che il ritmo imposto dai bianconeri a questo campionato (solo 9 punti persi in tutto il campionato per stasera) porta inevitabilmente a periodi in cui è necessario tirare maggiormente il fiato. Ciò detto, è difficile ricordare una Juve così molle ed incapace di mostrare una vera reazione in tutta la partita, se si eccettuano un maggior possesso palla e il baricentro più alto nel secondo tempo. Anche Conte ha lasciato un po' perplessi con i suoi cambi, visto che Pogba e Osvaldo non avevano certo giocato la loro miglior partita, ma Vidal e Llorente sembravano molto più meritevoli di una sostituzione.
Forse è il caso per un po' di dimenticare i tanti elogi ricevuti, i record possibili o già ottenuti e questi famosi 100 punti da conquistare, e tornare a concentrarsi seriamente su questi ultimi due mesi che concluderanno la stagione. Non c'è molto tempo per rifiatare e riordinare le idee, giovedì si va a Lione a giocarsi un importantissimo Quarto di Finale di Europa League. La Juve ha sempre tirato fuori il carattere dopo una brutta sconfitta, dimostrando che si trattava solo di un incidente di percorso e riprendendo la sua marcia verso il successo. Vedremo se anche in questo caso sarà così.

domenica 23 febbraio 2014

UN LAMPO TRA MILLE POLEMICHE

Immagine tratta da attual.it
Il match: Sotto la Mole si disputa l'attesissimo derby tra Juventus e Torino, una sfida da sempre carica di tanti significati e ricca di sorprese nella storia della serie A. I granata, che non segnano in una stracittadina dal 2002 e non vincono addirittura dal 1995, propongono l'ormai consueto 3-5-2, con Bovo preferito in difesa a Maksimovic e Masiello fuori all'ultimo per un problema fisico, sostituito da Pasquale. Davanti agisce la coppia Cerci-Immobile, osservata speciale oggi del c.t. azzurro Cesare Prandelli. Nella Juve torna Barzagli in difesa, mentre sono ancora fuori per infortunio Chiellini, Vucinic e Pepe. Bianconeri che mantengono anche loro il 3-5-2, con la coppia d'attacco titolare che è ancora Tevez-Llorente, Caceres preferito all'ex Ogbonna come terzo di difesa e Marchisio, a segno nei due derby dello scorso anno, ancora in panchina.
La cronaca: Partita equilibrata e giocata a viso aperto, come forse non accadeva da molti anni. La Juve fa al solito il match, ma una volta nella metà campo avversaria trova tutti gli spazi intasati da un Toro corto e pronto a sfruttare ogni occasione per far scattare qualche micidiale ripartenza. El Kaddouri, il migliore tra i granata alla fine, spaventa Buffon con un pallonetto alto, Tevez replica impegnando Padelli con un gran tiro, per il resto regnano equilibrio e tensione. Almeno fino alla mezz'ora, quando Tevez riceve palla da Asamoah al limite, controlla e gira di destro nell'angolo, imparabilmente per il portiere avversario. Gara sbloccata, ora la Juve controlla, anche perché il Toro continua a restare coperto e così facendo favorisce il possesso palla e il ritmo lento imposto dai bianconeri. Unico brivido un fallo di mano di Vidal, già ammonito, che Rizzoli non se la sente di sanzionare con un secondo giallo che ci poteva stare. Nella ripresa, dopo un inizio lento e un po' sonnacchioso, i granata finalmente si scuotono per cercare il pari. Non arrivano veri tiri in porta, ma su un pallone in area Pirlo interviene sul solito El Kaddouri; il tocco ci sta tutto, anche se il marocchino accentua la caduta, ma Rizzoli ancora una volta lascia proseguire, tra le proteste del popolo torinista. Finisce 1-0, il proverbiale cuore Toro non è bastato per sfondare, la Juve resiste soffrendo terribilmente, ma di certo non mancheranno le polemiche sull'arbitro.
La chiave tattica: Il piano tattico di Ventura era giusto finché si è rimasti in parità, una volta sotto il Toro avrebbe forse dovuto osare prima, senza aspettare l'ultima mezz'ora.
Il migliore: Dopo la traversa dell'andata, Carlos Tevez aveva una voglia matta di lasciare il segno nel derby. C'è riuscito con una gran giocata, che dimostra ancora una volta cosa voglia dire essere un top player.
La delusione: Da qualche partita Vidal sembra in flessione nel gioco e nella condizione fisica. Oggi ha rischiato di lasciare la squadra in 10 e non ha mai lasciato il segno in positivo nel derby. Diffidato, dovrà assistere a Milan-Juve dalla tribuna.
La classifica: Bianconeri micidiali in casa, 13 vittorie in altrettante sfide, e vetta della classifica che resta solida con 66 punti, 9 in più della Roma e 16 più del Napoli, entrambe con una partita in meno.
Prossimi incontri: 27 febbraio, Trabzonspor-Juventus (Europa League); 2 marzo, Milan-Juventus; 9 marzo, Juventus-Fiorentina.

lunedì 3 febbraio 2014

IL FIORETTO E LA SPADA

Immagine tratta da gazzetta.it
Il match: allo Juventus Stadium va in scena il Derby d'Italia contro l'Inter, una delle sfide più sentite per i tifosi bianconeri, soprattutto dopo le recenti polemiche e dichiarazioni in seguito allo scambio Vucinic-Guarin saltato all'ultimo. I padroni di casa non possono disporre di Buffon, squalificato, e dell'influenzato Quagliarella, ma ripropongono Pirlo in regia e Chiellini a sinistra nella difesa a tre, con il solito 3-5-2 e il duo terribile Tevez-Llorente davanti. Inter senza l'infortunato Cambiasso, una grave perdita in mezzo al campo, e con Guarin non convocato, Mazzarri propone anche lui il 3-5-2, anche se è più un 3-5-1-1 con Alvarez a sostegno dell'unica punta Palacio. In tribuna i rispettivi colpi del mercato di gennaio, Osvaldo per la Juve, Hernanes per l'Inter.
La partita: ritmo e partita in mano alla Juve, che lascia gestire il pallone all'Inter solo per attaccarla quando si scopre e sfruttare al massimo il suo potenziale offensivo. Dopo un doppio miracolo di Handanovic su Tevez, al quarto d'ora Pirlo sfodera il fioretto e traccia l'assist per il taglio vincente di Lichtsteiner, che sblocca la sfida. I bianconeri gestiscono abbastanza serenamente per tutto il primo tempo, anche se rischiano sul solito errore di Bonucci a metà campo che da inizio ad un tre contro due sprecato malamente da Palacio. A inizio ripresa, deposte le armi di fino la Juve attacca a spada tratta e piazza l'uno-due che chiude i conti: colpiscono due gladiatori della squadra, prima Chiellini su una carambola in area dopo un angolo, poi Vidal che risolve un'altra mischia con la difesa avversaria che gioca alle belle statuine. Chiuso il match, i bianconeri rallentano il ritmo per gestire la gara, forse troppo perché l'Inter trova il gol sugli sviluppi di un corner con Rolando e spreca il possibile 2-3 con Palacio, davvero in serata no. Nel finale, manca solo il lieto fine per il figliol prodigo Vucinic, promesso sposo poi rifiutato proprio dall'Inter, che vede l'urlo del gol fermarsi sul palo.
La chiave tattica: ciò che colpisce è la tanta, troppa libertà concessa a Pirlo, che inventa il gol del vantaggio senza neanche un minimo di pressione addosso e per tutto il primo tempo distribuisce palloni a destra e a manca. La precisione e il cinismo sottoporta di inizio ripresa chiudono poi una sfida mai seriamente in discussione.
Il migliore: stasera merita il premio l'intero centrocampo bianconero, che sotto la guida del suo barbuto direttore d'orchestra mette in scena una sinfonia perfetta. Nota di merito in particolare a Lichtsteiner, il più in forma di tutti nell'ultimo mese.
La conferma: ciò che si è visto nell'ultima mezz'ora di gioco ribadisce ancora una volta che la Juve ultimamente fatica a gestire il ritmo una volta acquisito il risultato. Contro Samp e Inter è andata bene, ma in futuro non sarà sempre così.
La delusione: nell'anno nuovo Carlitos Tevez sembra aver smarrito la via del gol. Intendiamoci, il suo lavoro per la squadra e l'impegno sono encomiabili, e stasera ha trovato di fronte un Handanovic in gran fornma ma a una punta si chiede comunque, e principalmente, di buttarla dentro...
La sorpresa: in negativo, stupisce la pessima serata di Palacio, che si mangia almeno due grandi occasioni da rete, la prima sull'1-0. L'anno scorso aveva fatto centro sia all'andata che al ritorno contro i bianconeri, stavolta il Trenza ha clamorosamente steccato la partita.
La classifica: 59 punti e vetta solitaria per la Juve, che in casa mantiene il 100% di vittorie e continua a viaggiare ad un ritmo incredibile, con 9 lunghezze sulla Roma che deve recuperare la sfida contro il Parma e ben 15 sul Napoli.
Prossime partire: 9 febbraio, Verona-Juventus; 16 febbraio, Juventus-Chievo; 20 febbraio, Juventus-Trabzonspor (Europa League).

domenica 26 gennaio 2014

OLIMPICO AMARO

Immagine tratta da tuttomercatonews.com
I match: doppia esibizione juventina all'Olimpico di Roma, la prima in settimana contro i giallorossi per i quarti di finale di Coppa Italia, la seconda ieri in campionato contro i biancocelesti della Lazio. In Coppa, i bianconeri sono reduci dal comodo 3-0 casalingo sull'Avellino, e danno spazio a molte riserve, lasciando in panca portiere, esterni di centrocampo e punte titolari, riproponendo Pirlo in mezzo al campo al posto di Pogba. Gli avversari schierano la formazione tipo, con le uniche varianti di Torosidis per Dodo e il neo arrivato Nainggolan per Pjanic. In campionato, tornano tutti i titolari per la Juve, che rinuncia al solo Chiellini squalificato e ripropone Marchisio come regista, con Pirlo nuovamente in panchina, per dare la caccia alla tredicesima vittoria consecutiva. Lazio con diverse assenze per squalifica (Lulic, Onazi, Mauri) e infortunio (Ederson, Radu), alcuni titolari non ancora al 100%, ma carica dopo i 7 punti in 3 gare della nuova gestione Reja.
Le cronache: fondamentale per entrambi i match è stato probabilmente un singolo episodio, che in un caso ha deciso la sfida, nell'altra l'ha accesa e resa godibile e spettacolare. Andiamo con ordine. In Coppa Italia la Juve non corre grossi rischi, in un match tattico, pieno di errori e poco spettacolare. Si rende pericolosa due volte, una per tempo, prima con Giovinco fermato fallosamente in 1 contro 1 da Benatia (giusto il giallo, la chiara occasione da rete non c'era), e poi con Peluso che segna il gol del vantaggio ma con la palla che esce dal campo sul cross di Isla, giusto fermare tutto. La Roma cerca di approfittare dei tanti errori dei bianconeri, e ci riesce con la mossa giusta di Garcia, ovvero l'innesto di Pjanic in mezzo al campo. Sua la palla rubata che innesca l'azione assistita da Strootman e finalizzata da Gervinho, che brucia sul taglio Bonucci e segna a porta spalancata. Reazione debole e sterile della Juve, vincono i giallorossi e così sfuma anche la Coppa Italia, con l'ennesima sconfitta all'Olimpico (era accaduto anche nel 2012 in Finale contro il Napoli e lo scorso anno in semifinale contro la Lazio). In campionato le cose non vanno molto meglio, anzi dopo 25 minuti sonnacchiosi arriva l'episodio che potrebbe decidere il match. Filtrante di Konko per Klose, che passa indisturbato tra Ogbonna e Asamoah e viene steso da Buffon in disperata uscita. Rigore e rosso per il portiere, Candreva trasforma e la Lazio è avanti. Conte passa al 4-3-2, la Juve inizia ad alzare il ritmo e crea la prima occasione con Llorente (girata debole, facile parata di Berisha). Ripresa con i bianconeri un po' più decisi che riequilibrano il match al quarto d'ora: Tevez inizia l'azione difendendo palla, scarico a Lichtsteiner che dal fondo pesca la testa di Llorente, implacabile di testa. Pochi minuti dopo l'Apache ha l'occasione addirittura del vantaggio, è bravo Berisha a dirgli di no. Poi, la Lazio viene fuori dal guscio e prova a vincere la sfida, forte dell'uomo in più, con Storari che diventa protagonista alzando sulla traversa il colpo di testa ravvicinato di Klose. Quando non arriva lui, è il palo a pochi minuti dalla fine a salvare la sua porta dal destro a giro di Keita. Finisce 1-1, risultato prezioso per come si era messa la sfida.
La chiave tattica: sia Roma che Lazio hanno avuto la stessa idea di gioco contro la Juve, ovvero squadra corta e arretrata pronta a rubar palla a centrocampo e ripartire veloce con i contropiede. In Coppa Italia il gol di Gervinho nasce così, in campionato la Lazio non ha approfittato a sufficienza degli spazi concessi dai bianconeri in cerca del pari.
I man of the match: difficile trovarne uno in Coppa Italia, segnaliamo Vidal per il solito lavoro in mezzo al campo, anche se non brilla come in altre giornate. Ieri invece il riconoscimento va senz'altro a Llorente, al nono gol di 18 partite di campionato, tutti decisivi per il risultato delle partite. Sui palloni alti in area lui c'è sempre, è lui il riferimento offensivo in questo momento della stagione.
Le sorprese: in Coppa segnaliamo quella negativa di Pirlo, che nonostante il riposo in campionato soffre le pene dell'inferno, sempre pressato da Nainggolan e mai in grado di fare una giocata delle sue. In Campionato citiamo Storari, che si fa trovare pronto sulla zuccata ravvicinata di Klose, e in generale si dimostra sempre sicuro e affidabile quando viene chiamato in causa.
Le delusioni: contro la Roma, Bonucci regala il solito svarione a partita, stavolta doppio perché si fa anticipare da Pjanic e non contento lascia tagliare Gervinho restando fermo in mezzo all'area. Ogbonna lo imita contro la Lazio, giocando alle belle statuine con Asamoah mentre Klose passa in mezzo a loro e si procura il rigore che cambia la sfida.
Le conferme: Giovinco e Quagliarella confermano il loro status di riserve, soprattutto il secondo che in tutta la partita non si vede mai. Lichtsteiner invece da continuità alle ultime prove, sforna l'assist per Llorente e corre per 90 minuti su tutta la fascia.
La classifica: Interrotta la striscia di vittorie, la Juve mantiene 9 punti di vantaggio sulla Roma (che ha una gara in meno) e 12 sul Napoli. Secondo pari in campionato, con 17 successi e 1 sola sconfitta, miglior attacco con 51 reti e seconda miglior difesa con 15 gol subiti.
Prossimi impegni: 2 febbraio Juventus-Inter, 9 febbraio Verona-Juventus, 16 febbraio Juventus-Chievo.

domenica 19 gennaio 2014

DODICESIMA CON BRIVIDO

Immagine tratta da datasport.it
Il match: Prima di ritorno e la Juve, reduce dalla striscia record di 11 successi consecutivi, se la vede con una Sampdoria tornata tosta e combattiva grazie alla cura Mihajlovic, che ha strapazzato in casa 3-0 l'Udinese nell'ultimo turno. I bianconeri mantengono il solito 3-5-2, unici assenti Pirlo e Bonucci, il primo per turnover (lo sostituisce Marchisio, e direi più che bene), il secondo per un piccolo problema fisico (lo rimpiazza Ogbonna, bene ma non benissimo). Mancano anche De Ceglie e Marco Motta, il primo già al Genoa, il secondo in procinto di raggiungerlo, anche se di queste assenze in pochi si accorgono e si accorgeranno. Samp con il 4-2-3-1, Eder fa l'unica punta, alle sue spalle Gabbiadini come supporto e Bjarnason e Wszolek come disturbo alla manovra avversaria più che supporto alla propria.
La cronaca: Di tutte le sfide casalinghe disputate quest'anno dalla Juve, questa è stata senza dubbio una delle più difficili e impegnative, ben al di là di quanto dica il punteggio. Per 25 minuti i bianconeri sono padroni del campo e impongono i loro ritmi, andando a segno due volte con Vidal (splendida l'azione con assist di Pogba) e Llorente. Poi la Samp reagisce, fa paura e alla fine accorcia con un'autorete di Barzagli su tiro-cross di Gabbiadini. Subito il gol, la Juve rialza il ritmo, Vidal si procura e trasforma il rigore che vale il suo decimo gol in stagione e sembra chiudere la sfida. Nella ripresa invece i blucerchiati mettono in seria difficoltà i padroni di casa, Buffon fa un miracolo su De Silvestri, poi si ripete su Regini ma nulla può su un Gabbiadini abbandonato dalla difesa. Lo stesso Gabbiadini, a proposito di giovani terribili di proprietà bianconera, continua a mettersi in mostra centrando la traversa con un gran tiro da fuori. Ci pensa la solita bordata di Pogba dal limite dell'area a chiudere la sfida e assicurare la dodicesima, sudata vittoria consecutiva alla Juve.
La chiave tattica: Ai fini del risultato è stato decisivo il ritmo che i bianconeri hanno imposto alla gara, e soprattutto la loro capacità di alzarlo subito dopo che la Samp sembrava aver riaperto la sfida. Un'accelerata al momento giusto e arrivano i gol che ricacciano indietro l'avversario, una cosa che solo le grandi sanno fare.
L'uomo partita: Sono in due a contendersi la palma, per ragioni diverse. Vidal la merita per lo splendido primo tempo, con due reti che lo portano a quota 10. Pogba a sua volta va menzionato per la continuità, l'assist con cui permette il primo gol e il destro con cui la chiude. Sta diventando insostituibile, la sua crescita sul mercato è più che motivata.
La sorpresa: Segnaliamo la buona partita di Marchisio come vice Pirlo. Il Principino, soprattutto nel primo tempo, si rende protagonista di una prestazione molto positiva, ed ha il merito di rubare il pallone e servire Vidal in occasione del rigore del 3-1.
La delusione: L'intero blocco difensivo finisce sul banco degli imputati. Barzagli e Chiellini fanno errori non da loro e lasciano spesso libero l'uomo sugli angoli. Dopo Cagliari, altre due reti arrivate su palle inattive, un aspetto su cui occorre lavorare.
La conferma: Fernando Llorente continua a timbrare regolarmente il cartellino, arrivando a quota 8 in campionato. Da inutile a pedina fondamentale nello scacchiere di Conte, com'è strano il calcio...
Classifica: Juve in fuga a 55 punti, con 18 vittorie (10 su 10 in casa), 1 pari e 1 sconfitta. miglior attacco e seconda miglior difesa. Roma a 8 punti, Napoli a 13 con una gara ancora da giocare.
Prossime gare: 21 gennaio Roma-Juventus (Coppa Italia), 25 gennaio Lazio-Juventus, 1° febbraio Juventus-Inter.

mercoledì 3 aprile 2013

A LEZIONE DI TEDESCO

Immagine tratta da gqitalia.it
Doveva essere la prova del nove, la sfida che chiariva una volta per tutte fino a dove si potesse spingere questa Juventus. La sfida tra i Campioni d'Italia uscenti e candidati al bis e gli ormai prossimi Campioni di Germania e vicecampioni d'Europa in carica ha chiarito in modo piuttosto eloquente come stanno le cose. Ci ha ricordato una volta di più che la nostra serie A, nonostante le belle parole e il nostro amore patriottico, non è più il campionato di vertice che era una volta.
I bianconeri, al cospetto di un Bayern carico a mille e deciso finalmente ad alzare la coppa dalle grandi orecchie, dopo due finali perse in tre anni, sono sembrati una squadretta di provincia, una di quelle piccole formazioni che quando affrontano una grande pensano prima di tutto a limitare i danni, a non prenderle. Anzi non riescono nemmeno a pensare a questo, perché la pressione degli avversari è tale che manca il tempo per ogni genere di ragionamento, e ci si può solo difendere e sperare che la tempesta passi. La Juve ieri non ha praticamente giocato, la squadra che più di tutte cerca di imporre il suo gioco nel campionato italiano ieri ha assistito per lunghi minuti al monologo dei tedeschi, ad un possesso palla semplice e piuttosto concreto, con accelerazioni improvvise degli uomini di maggior fantasia e un pressing asfissiante che soffocava ogni tentativo di creare gioco. Certo, il gol segnato da Alaba dopo appena 25 secondi di gioco ci ha ovviamente regalato un'altra partita, perché andare sotto subito dopo aver battuto il calcio d'inizio è chiaramente un colpo duro per qualsiasi squadra. Rimane la sensazione, però, che questo Bayern sia di un livello troppo alto per questa Juventus, e che tra i Campioni d'Italia e le grandi d'Europa ci sia ancora un certo gap da colmare.
Deludente la prova dei bianconeri, pericolosi con il contagocce e costretti per lunghi tratti di partita a rintanarsi nella propria metà campo, alzando le barricate in difesa e cercando di resistere nel miglior modo possibile alle folate offensive dei bavaresi. Hanno tradito soprattutto i due uomini di maggior esperienza, quelli che dovrebbero essere due colonne portanti della Vecchia Signora e della nostra Nazionale: Buffon e Pirlo. Il primo è stato poco reattivo sulla rete iniziale, nonostante la minima deviazione di Vidal, e sul secondo gol poteva fare decisamente meglio, e anche se con alcuni interventi ha limitato il passivo rimane comunque il peso di questi errori; il secondo è stato praticamente annullato dai tedeschi, che gli hanno messo addosso prima Kroos e poi Muller, seguendolo a uomo per tutta la partita e impedendogli di illuminare il gioco, con un'infinità di passaggi sbagliati. Non che il resto della squadra sia andato meglio: male il trio di difesa, su tutti Barzagli che finora era stato una sicurezza, sottotono Marchisio e i due esterni, inesistenti le punte, poco servite e incapaci di tener palla e far uscire un po' la squadra dal pressing; il migliore, a conti fatti, è stato il cileno Vidal, guerriero del centrocampo e unico a rendersi davvero pericoloso, ma il cartellino giallo che ha preso gli farà saltare il ritorno, e la sua assenza peserà molto, insieme a quella dello svizzero Lichtsteiner per lo stesso motivo.
Non saranno le squalifiche però il problema principale in vista della rivincita di Torino di mercoledì prossimo: occorrerà un atteggiamento diverso, meno paura e molta più grinta e durezza in mezzo al campo e in attacco. Conte ha scelto di giocarsi la sfida di andata senza timori e la scelta non ha pagato, forse avrebbe fatto meglio a coprirsi di più a centrocampo con un Pogba in campo e una punta in panchina, ma sono discorsi che con il senno di poi non servono a nulla. Si sapeva che il Bayern non è il Celtic di Glasgow, con tutto il rispetto per gli scozzesi, ma la differenza tra le due squadre è stata decisamente spropositata, e adesso i bianconeri devono dimostrare a tutti che la loro presenza tra le migliori 8 d'Europa non è dovuta solo al sorteggio o alla fortuna. Lo Juventus Stadium dovrà essere pieno e caldo per spingere i giocatori verso questa rimonta che appare molto difficile ma non impossibile, se la gara viene giocata nel modo giusto. Il 3-0 rifilato ai Campioni d'Europa uscenti del Chelsea deve essere il punto di partenza, il ricordo da cui partire per disputare la partita perfetta, per non sbagliare nulla. O almeno, se le cose non dovessero andare bene, per concludere in modo degno questo ritorno in Champions, onorando fino in fondo la competizione e ripresentandosi ai nastri di partenza il prossimo anno con maggiore fiducia e convinzione; e magari con un top player serio in attacco, perché a quanto si è visto un giocatore che faccia la differenza in Europa serve eccome.