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lunedì 19 maggio 2014

TIRIAMO LE SOMME - PUNTATA FINALE

Immagine tratta da nerazzurriworld.com
Ora che anche l'ultimo verdetto, ovvero l'assegnazione del sesto posto con conseguente ultimo pass per l'Europa, è stato emesso, possiamo cimentarci nel dare il voto finale a questa Serie A 2013-14 e a tutte le sue protagoniste.
LA STAGIONE: Oltre che per i record della Juve e la grande annata di Roma e Napoli, questa Serie A 2013-14 sarà ricordata come la prima che non porta squadre di Milano in Champions dopo 13 anni. Livello medio migliore dello scorso anno, ma resta il problema degli stadi e l'impressione che le altre leghe europee siano ancora troppo distanti da noi. Voto finale 7.

ATALANTA: Dopo l'inizio altalenante, un girone di ritorno alla grande, sfiorando perfino il sogno Europa. Terza salvezza consecutiva mai in discussione per Colantuono e i suoi, a modo suo anche la Dea ha vinto per tre volte di fila il suo personalissimo scudetto. Voto 6,5.
BOLOGNA: La cessione di Diamanti è stata la cessione definitiva per un organico debole e addirittura peggiorato dopo gennaio. Solo 8 gol dalla partenza di Alino, la retrocessione è più che meritata, ora toccherà raccogliere i cocci per cercare di ricostruire qualcosa di buono. Voto 4,5.
CAGLIARI: Stagione senza infamia e senza lode, nonostante l'addio ad Agazzi e Nainggolan e la solita querelle stadio i sardi si guadagnano la permanenza in A con un torneo tutto sommato regolare. L'anno prossimo, senza il presidentissimo Cellino, è ancora tutto da pianificare. Voto 6.
CATANIA: Dal sogno europeo sfiorato ad una retrocessione meritata. La squadra etnea ha reagito tardi per sperare di recuperare una classifica difficile, con un ruolino esterno da brividi (appena 5 punti su 57). La speranza è di tenere i migliori e ripartire subito alla grande, seguendo l'esempio dei "cugini" palermitani. Voto 5.
CHIEVOVERONA: Pur tra mille difficoltà, i clivensi anche quest'anno strappano il pass per restare tra i migliori, soffrendo più del passato e rischiando fino alla fine. Occorreranno un po' di qualità e gioventù per migliorare un gruppo che sembra ormai aver dato tutto. Voto 5,5.
FIORENTINA: Esistesse un premio alla sfortuna, i viola lo meriterebbero a pieni voti. Se i tuoi attaccanti di punta, Rossi e Gomez, passano più tempo infortunati che in campo, arrivare quarti è già un ottimo risultato. Occorrerà tenere Cuadrado, vero fiore all'occhiello di quest'annata. Voto 7.
GENOA: Il cavallo di ritorno Gasperini e i gol di Gilardino hanno regalato una stagione finalmente tranquilla ai genoani dopo i patemi dello scorso anno. Se Preziosi non farà la sua solita rivoluzione estiva, ci saranno buone basi da cui ripartire a settembre. Voto 6,5.
INTER: Partenza sprint, rallentamento a metà anno e conclusione incerta di stagione, almeno l'obiettivo europeo per Mazzarri è stato centrato. Con il saluto agli ultimi eroi del "triplete" si riparte quasi da 0, ci vorrà un mercato all'altezza per migliorarsi il prossimo anno. Voto 6,5.
JUVENTUS: 102 punti in classifica, 19 vittorie su 19 in casa, miglior attacco e miglior difesa, 17 punti di vantaggio sulla seconda. Possono bastare i numeri per far capire che stagione è stata per Conte e i suoi. L'estate porterà chiarezza sulla permanenza del tecnico e i cambiamenti in rosa, ma quest'annata resterà per sempre nei libri di storia del calcio italiano. Voto 9,5.
LAZIO: Neanche il passaggio di consegna da Petkovic a Reja ha salvato i biancolesti da una stagione brutta e incolore. Candreva è la nota lieta dopo l'addio ad Hernanes, il giovane Keita può essere l'investimento futuro visto il calo di Klose, ma ci vorrà un mercato di livello. Voto 5,5.
LIVORNO: Dopo qualche illusione iniziale, il mesto ritorno alla realtà, con un ultimo posto che rispecchia il livello di una rosa inadatta alla categoria. Paulinho è stata l'unica vera nota lieta, la sua cessione può essere fondamentale per ricostruire il gruppo e cercare una pronta risalita. Voto 5.
MILAN: Dopo 15 anni, i rossoneri saranno costretti a guardare l'Europa dalla TV. Risultato inevitabile alla luce di una stagione contraddittoria e difficile di cui si è già detto e scritto tanto, anche troppo. La palla adesso passa alla società, che deve dare un segnale per avviare la rinascita e cancellare presto questo torneo dalla memoria. Voto 4,5.
NAPOLI: Contro questa Juve il sogno scudetto è apparso presto un miraggio, tuttavia qualcosa in più ci si poteva aspettare da una rosa migliorata molto e decisamente qualitativa. La Coppa Italia corona una stagione comunque importante e positiva, ora a Benitez si chiede di coronare quel sogno scudetto a lungo inseguito. Voto 7,5.
PARMA: Dopo otto anni, i ducali riassaporeranno il gusto dell'Europa, seppur partendo prestissimo con i preliminari. Cassano, Parolo e Paletta sono stati i migliori nei vari ruoli in campo, ma il merito di questo risultato va soprattutto a un tecnico come Donadoni, rivalutato dopo qualche insuccesso di troppo. Voto 7.
ROMA: Tenere vivo un campionato così è il merito maggiore dei giallorossi, che hanno giocato un gran calcio risorgendo dalle ceneri di due stagioni disgraziate. Garcia ha portato idee, convinzione e un mercato mirato e preciso nelle scelte. La Champions costringerà a rinforzare la rosa, ma le premesse per migliorare ancora e arrivare al successo ci sono tutte. Voto 8,5.
SAMPDORIA: Il condottiero Mihajlovic ha dato una scossa ad un gruppo abulico e poco sereno, ottenendo un piazzamento tranquillo in classifica. La permanenza del serbo sarà la chiave per un gruppo con giovani interessanti ma che necessita di rinforzi per ambire a traguardi migliori. Voto 6.
SASSUOLO: Non è sbagliato dire che, senza la sciagurata parentesi Malesani, la salvezze sarebbe potuta arrivare prima. Dopo il disastroso avvio di campionato, la squadra ha reagito benissimo e si è meritata la permanenza nella massima serie, con i giovani Berardi, Zaza e Sansone sugli scudi. Voto 6.
TORINO: La beffa del rigore fallito da Cerci nel recupero dell'ultima giornata non cancella una grande stagione, con i granata splendidi protagonisti. Immobile, capocannoniere, e lo stesso Cerci hanno esaltato al massimo il modulo di Ventura, se resteranno entrambi il sogno Europa potrà continuare anche l'anno prossimo. Voto 7.
UDINESE: Niente Europa stavolta per i ragazzi di Guidolin, che per una volta disputano un campionato normale senza particolari talenti messi in mostra. A parte uno forse, quel Di Natale che a 37 anni sa ancora regalare magie. Voto 6.
VERONA: Una neopromossa che sfiora l'Europa non si vede tutti i giorni. Onore ai ragazzi di Mandorlini, calati nel girone di ritorno ma che meritano solo applausi per quanto mostrato. Toni a Verona ha vissuto una seconda giovinezza, è lui il punto fermo da cui ripartire. Voto 7.

domenica 23 febbraio 2014

UN LAMPO TRA MILLE POLEMICHE

Immagine tratta da attual.it
Il match: Sotto la Mole si disputa l'attesissimo derby tra Juventus e Torino, una sfida da sempre carica di tanti significati e ricca di sorprese nella storia della serie A. I granata, che non segnano in una stracittadina dal 2002 e non vincono addirittura dal 1995, propongono l'ormai consueto 3-5-2, con Bovo preferito in difesa a Maksimovic e Masiello fuori all'ultimo per un problema fisico, sostituito da Pasquale. Davanti agisce la coppia Cerci-Immobile, osservata speciale oggi del c.t. azzurro Cesare Prandelli. Nella Juve torna Barzagli in difesa, mentre sono ancora fuori per infortunio Chiellini, Vucinic e Pepe. Bianconeri che mantengono anche loro il 3-5-2, con la coppia d'attacco titolare che è ancora Tevez-Llorente, Caceres preferito all'ex Ogbonna come terzo di difesa e Marchisio, a segno nei due derby dello scorso anno, ancora in panchina.
La cronaca: Partita equilibrata e giocata a viso aperto, come forse non accadeva da molti anni. La Juve fa al solito il match, ma una volta nella metà campo avversaria trova tutti gli spazi intasati da un Toro corto e pronto a sfruttare ogni occasione per far scattare qualche micidiale ripartenza. El Kaddouri, il migliore tra i granata alla fine, spaventa Buffon con un pallonetto alto, Tevez replica impegnando Padelli con un gran tiro, per il resto regnano equilibrio e tensione. Almeno fino alla mezz'ora, quando Tevez riceve palla da Asamoah al limite, controlla e gira di destro nell'angolo, imparabilmente per il portiere avversario. Gara sbloccata, ora la Juve controlla, anche perché il Toro continua a restare coperto e così facendo favorisce il possesso palla e il ritmo lento imposto dai bianconeri. Unico brivido un fallo di mano di Vidal, già ammonito, che Rizzoli non se la sente di sanzionare con un secondo giallo che ci poteva stare. Nella ripresa, dopo un inizio lento e un po' sonnacchioso, i granata finalmente si scuotono per cercare il pari. Non arrivano veri tiri in porta, ma su un pallone in area Pirlo interviene sul solito El Kaddouri; il tocco ci sta tutto, anche se il marocchino accentua la caduta, ma Rizzoli ancora una volta lascia proseguire, tra le proteste del popolo torinista. Finisce 1-0, il proverbiale cuore Toro non è bastato per sfondare, la Juve resiste soffrendo terribilmente, ma di certo non mancheranno le polemiche sull'arbitro.
La chiave tattica: Il piano tattico di Ventura era giusto finché si è rimasti in parità, una volta sotto il Toro avrebbe forse dovuto osare prima, senza aspettare l'ultima mezz'ora.
Il migliore: Dopo la traversa dell'andata, Carlos Tevez aveva una voglia matta di lasciare il segno nel derby. C'è riuscito con una gran giocata, che dimostra ancora una volta cosa voglia dire essere un top player.
La delusione: Da qualche partita Vidal sembra in flessione nel gioco e nella condizione fisica. Oggi ha rischiato di lasciare la squadra in 10 e non ha mai lasciato il segno in positivo nel derby. Diffidato, dovrà assistere a Milan-Juve dalla tribuna.
La classifica: Bianconeri micidiali in casa, 13 vittorie in altrettante sfide, e vetta della classifica che resta solida con 66 punti, 9 in più della Roma e 16 più del Napoli, entrambe con una partita in meno.
Prossimi incontri: 27 febbraio, Trabzonspor-Juventus (Europa League); 2 marzo, Milan-Juventus; 9 marzo, Juventus-Fiorentina.

lunedì 13 gennaio 2014

+/- 5

Immagine tratta da it.eurosport.yahoo.com

Grande intensità. Si può riassumere così l'anticipo della mattinata di ieri allo Stadio Olimpico di Torino. Fiorentina e Toro hanno dato spettacolo, praticando un gioco simile con intenti però diversi: i Viola infatti premevano col consueto possesso palla, mentre gli uomini di Ventura preferivano difendersi lanciando poi Cerci in velocità. Risultato? 0-0, in un match giocato soprattutto da metà campo alla trequarti granata. E' la prova che non si può stare senza un vero punto di riferimento in avanti, cosa che di sicuro non è nelle corde di Ilicic, e che bisogna muoversi rapidamente sul mercato; chi può arrivare? I nomi sono tanti: da Cassano ad Hernandez del Palermo, passando per un Di Natale in rotta con la società. L'importante però adesso è non buttare via tutto il lavoro fatto finora. +5 sul Verona e -5 dal Napoli, esattamente a metà strada. Starà alla squadra far vedere qual'è realmente il suo valore! 


|| Pagellino ||


Difesa Granata: indistruttibile. Cuadrado sempre fermato, anche nel primo dribbling in cui è spesso letale; Glik si prende tutti i tiri da fuori (4 pallonate ndr) e le palle alte; Darmian non concede nulla. Qualche brivido di troppo su Borja Valero non concede loro un 8 pieno. Voto: 7.5

Borja Valero: e dello spagnolo parliamo. Aveva voglia di riscatto e l'ha ottenuto, seppur non segnando: dirige bene il reparto avanzato, lamentandosi spesso per i mancati movimenti dei compagni ed in mancanza della punta su cui appoggiarsi, spesso tenta l'azione personale; vicino al goal in diverse occasioni. Voto: 7.5

Cerci: l'unico vero problema per la difesa Viola. Tutte le azioni granata partono da lui; stesso discorso di Borja Valero, gli è mancato solamente il goal. Voto: 7.5

Montella: incredibile vederlo tra i flop, ma le sue decisioni hanno influito pesantemente in negativo sul match: la scelta di inserire Iakovenko, demotivato e non pronto, come punta in un momento difficile della gara, in particolare, è stata sbagliata. Voto: 5

Maksimovicnon brutta la sua prestazione, se non fosse per i numerosi errori causati dal terreno in brutte condizioni, che hanno consegnato alla Fiorentina diverse occasioni da goal. Voto: 5

Iakovenko: come citato sopra, l'ucraino entra a partita in corso senza cambiare le sorti della gara; si mangia anche un goal. Voto: 4

lunedì 23 dicembre 2013

SERIE A 2014: TIRIAMO LE SOMME - SECONDA PUNTATA

Immagine tratta da hdtimes.it
Il derby della Madonnina ha chiuso ufficialmente il 2013 calcistico, con appena due partite per sancire il titolo di campione d'Inverno e il giro di boa ufficiale del campionato. Noi approfittiamo di questa sosta per fare un primo bilancio della situazione e dare i nostri voti alle squadre.
ATALANTA: Stagione fino a questo momento altalenante per i nerazzurri di Bergamo, in calo soprattutto nelle ultime partite. Denis è sempre il punto di riferimento, l'impressione è che qualche rinforzo sia più che necessario per gennaio. Voto 6.
BOLOGNA: Resta l'impressione di inizio anno, Diamanti è l'unica luce in una squadra con pochissima qualità e ancor meno idee. Pioli è in bilico, il nome di Baggio è sempre più insistente, ma la vera svolta deve arrivare anche dal mercato. Voto 5.
CAGLIARI: Dopo le peregrinazioni di inizio anno, il ritorno sofferto al Sant'Elia ha portato qualche punto e un po' di morale in più. Il gioco è un po' alterno, il mercato rischia di portar via qualche pezzo pregiato, la forza in più può venire da un vivaio sempre produttivo. Voto 6,5.
CATANIA: La vera delusione di inizio campionato. Delle due ottime annate precedenti non è rimasto quasi nulla, il cambio Maran-De Canio non ha portato miglioramenti, mancano geometria a centrocampo e solidità in difesa. Urgono rinforzi per ribaltare la difficile situazione. Voto 4,5.
CHIEVOVERONA: Il ritorno di Corini ha dato un po' di respiro dopo la deludente gestione Sannino, ma la strada verso la salvezza è lunghissima. Attacco arido, solo quello del Catania segna meno, e centrocampo poco solido, tutte cose su cui lavorare a gennaio. Voto 5.
FIORENTINA: L'acquisto di Gomez non ha avuto impatto, ma Giuseppe Rossi ci ha messo poco a diventare il nuovo idolo della Fiesole. Gioco e qualità non mancano, la corsa a quella Champions sfuggita lo scorso anno stavolta potrebbe concretizzarsi. Voto 7.
GENOA: Il ritorno di Gasperini ha rivitalizzato la squadra, portando punti e un po' di gioco al gruppo, oltre ad un'importante risalita in classifica. Con degli adeguamenti in rosa a gennaio la salvezza può essere meno sofferta delle ultime stagioni. Voto 6.
INTER: Il derby vinto ha rilanciato il gruppo di Mazzarri, un po' in calo nelle ultime uscite. Difesa da perfezionare visti i troppi gol subiti di recente, Thoir porterà soldi e idee per crescere, in attesa di Milito la vera arma in più in attacco è Palacio. Basterà per agguantare la Champions? Voto 6,5.
JUVENTUS: Capolista non per caso, i numeri parlano per lei. 15 vittorie su 17 partite, dalla sconfitta a Firenze nove successi di fila e un solo gol subito. Tevez-Llorente è una coppia d'attacco micidiale, che innestata in un gruppo solido e rodato può guidare i bianconeri al terzo scudetto di fila. Voto 8.
LAZIO: Se si guarda la sua classifica dello scorso anno non si può che rimanere delusi. L'effetto Petkovic sembra essersi esaurito, il gioco latita, Hernanes sembra un fantasma e Klose da solo non può bastare. Urgono rinforzi e immediati cambi di rotta, anche al timone se necessario. Voto 5.
LIVORNO: Dopo un buon inizio, i toscani stanno vivendo un periodo di calo preoccupante, che li ha riportati pericolosamente in zona retrocessione. La rosa va migliorata soprattutto in difesa e nel gioco, perché Paulinho e Siligardi non possono bastare per la salvezza. Voto 5,5.
MILAN: Il derby perso è la ciliegina sulla torta amara di questo inizio stagione. Gioco deficitario, difesa troppo leggera e centrocampo senza qualità che non supporta bene l'attacco. Rami e Honda daranno una mano in questi settori, ma per ripetere il miracolo dello scorso anno servirà molto di più. Voto 5,5.
NAPOLI: Per la rosa e il gioco espresso è ancora una pretendente allo scudetto, ma deve migliorare contro le piccole e magari adattare di più il modulo alle esigenze delle partite. Per gennaio sono annunciati rinforzi in difesa e a centrocampo, basteranno per cercare la rimonta-scudetto? Voto 7.
PARMA: Avvio stentato e lenta ripresa per i ragazzi di Donadoni, con un ottimo Parolo e un Cassano in forma per centrare finalmente un Mondiale. Il potenziale per salvarsi subito c'è, bisogna dare continuità al gioco e ritrovare i veri Amauri e Biabiany. Voto 6,5.
ROMA: Dopo i pareggi sono tornate le vittorie pesanti, il ritorno di Totti e Destro può aiutare una squadra che continua a far bene e resta l'unica imbattuta del campionato. A gennaio si aprirà con la sfida alla Juve a Torino, un risultato positivo riaprirebbe tutto in chiave scudetto. Voto 7,5.
SAMPDORIA: La cura Mihajlovic sta funzionando, sono tornate grinta e voglia di lottare, anche se si ha ancora l'impressione che manchi un vero bomber in squadra. Natale potrebbe portare una punta in regalo sotto l'albero, e magari qualche rinforzo di qualità a centrocampo. Voto 5,5.
SASSUOLO: L'inizio disastroso sembra un ricordo lontano, ma la strada per la salvezza è ancora molto lunga per la squadra emiliana. La fase difensiva va ancora registrata, contro le grandi si soffre sempre tanto, ma con le vittorie negli scontri diretti si può centrare l'obiettivo. Voto 6.
TORINO: La vera sorpresa del torneo insieme al Verona. I granata giocano bene e rendono soprattutto in casa, dopo Cerci anche Immobile sta esplodendo e convincendo sempre di più. Il gruppo c'è, e sembra lecito puntare a qualcosa di più della semplice salvezza. Voto 6,5.
UDINESE: L'impressione è che rispetto agli anni passati manchi qualcosa, e che il miracolo Europa questa volta non si possa ripetere. Di Natale non è eterno, la rosa sembra inferiore a quelle precedenti, sembra più realistico puntare alla salvezza che ad altro. Voto 5,5.
VERONA: Essere al sesto posto da neopromossa è un risultato strepitoso. Mandorlini sta rivitalizzando Toni e ha scoperto giocatori interessanti come Iturbe e Jorginho. Forse calerà nell'anno nuovo, ma finora è la rivelazione di questo campionato. Voto 7.

martedì 8 ottobre 2013

SERIE A 2014: TIRIAMO LE SOMME - PRIMA PUNTATA

Immagine tratta da juventiknows.com
Con la pausa dovuta agli impegni delle Nazionali ci concediamo di dare un primo voto alle squadre di questa serie A 2013-14. E' vero, siamo a mala pena al secondo mese di questa stagione, ma si può già dare qualche giudizio per quanto visto finora.
ATALANTA: Malino all'inizio, in risalita nelle ultime partite. Squadra praticamente identica allo scorso anno, se anche i suoi leader (Denis, Cigarini, Bonaventura) si confermano la salvezza è più che alla portata. Voto 6,5.
BOLOGNA: Il genio di Diamanti e la barba del nuovo idolo del web Moscardelli non sembrano sufficienti a questa squadra, colabrodo in difesa e alla disperata ricerca di un vero bomber. Gilardino aveva lasciato il segno lo scorso anno, Bianchi lo sta facendo molto di meno. Voto 4,5.
CAGLIARI: Meriterebbe 10 di stima per quello che sta passando da un anno e mezzo per la querelle sullo stadio, in campo la squadra è un po' altalenante (una sola vittoria alla prima di campionato) ma ha i margini per migliorare. Voto 6.
CATANIA: Ripetersi per tre anni di fila avrebbe del miracoloso, gli addii di Lodi e Gomez hanno inciso in questo avvio poco convincente, anche se le ultime partite fanno vedere una reazione. Voto 5,5.
CHIEVOVERONA: Il successo contro l'Udinese è l'unico lampo di un inizio di stagione pessimo, con un attacco stitico e una difesa poco attenta, due cose assolutamente inconciliabili per una squadra sempre votata alla solidità e alla concretezza. Voto 4,5.
FIORENTINA: Discreto inizio per i viola, colpiti dagli infortuni nel reparto offensivo e in cerca del salto di qualità dopo la Champions sfiorata, con il rientro di Gomez e un Rossi così le premesse per fare bene ci sono tutte. Voto 6,5.
GENOA: L'avventura di Liverani è durata poco e ha portato solo alla gioia del derby vinto, il ritorno di Gasperini è una scommessa ma la squadra deve ancora ritrovarsi dopo l'ennesima rivoluzione estiva, e prepararsi ad un'altra stagione di passione. Voto 5.
INTER: La batosta appena subita contro la Roma non cancella i netti progressi rispetto allo scorso anno, Mazzarri sta rigenerando giocatori come Jonathan e Alvarez e l'assenza dalle Coppe può far bene a questa squadra in cerca di riscatto. Voto 7.
JUVENTUS: Confermarsi in vetta non è mai facile, in casa bianconera qualche partenza non è stata ben gradita e la grinta dei due anni passati a volte sembra mancare, ma la voglia di vincere è intatta, e Tevez e Pogba possono essere i valori aggiunti per il tris. Voto 7,5.
LAZIO: Un anno fa Petkovic era la sorpresa, ora la squadra sembra decisamente più in difficoltà, con Klose ancora a secco e il peso di un derby perso sulle spalle, forse il mercato non ha portato i rinforzi che ci si aspettava. Voto 5,5.
LIVORNO: Per essere una neopromossa non se la passa male, squadra solida che non gioca male e porta a casa punti pesanti, magari subisce troppo contro le grandi ma se vince le partite giuste salvarsi non è un'utopia. Voto 6.
MILAN: Va bene i tanti infortuni, ma il gioco non può dipendere solo dalla vena di Balotelli e da qualche episodio, squadra con limiti evidenti in difesa e anche a centrocampo, si spera nella sosta per recuperare idee e uomini. Voto 5.
NAPOLI: Via Cavani, dentro Mertens, Albiol, Reina, Callejon e soprattutto Higuain, un affare che può garantire il definitivo salto di qualità, Benitez punta sulla serenità e sulle idee per vincere, l'Europa può essere croce e delizia, staremo a vedere. Voto 7,5.
PARMA: Inizio poco positivo, poi la netta ripresa nelle ultime giornate anche se i margini per migliorare ancora ci sono, Cassano in provincia si è spesso esaltato e di certo farà di tutto per conquistarsi il suo primo Mondiale. Voto 6.
ROMA: Dopo due anni di passione, Garcia sembra aver cambiato finalmente qualcosa nella Capitale, Totti sembra tornato un ragazzino, i nuovi acquisti funzionano e la squadra gioca bene e diverte, in più dopo 7 vittorie su 7 sognare è più che lecito. Voto 8.
SAMPDORIA: Il progetto di Rossi sembra già arrivato al capolinea, squadra con poche idee ed evidenti limiti nella costruzione del gioco, con un centrocampo senza fantasia e un attacco che ancora rimpiange il pupillo Icardi. Voto 4,5.
SASSUOLO: Dopo le goleade subite nelle prime partite c'è stato qualche passo avanti, il duo di giovani punte Zaza-Berardi è promettente, ma la difesa e il centrocampo devono migliorare parecchio per sperare in una salvezza. Voto 5.
TORINO: Buon inizio per la squadra di Ventura, che però ancora rimpiange le due vittorie sfumate negli ultimi secondi di partita, Cerci si sta confermando il faro della squadra, Ogbonna e Bianchi sono un ricordo, le premesse per far bene ci sono tutte. Voto 6,5.
UDINESE: Partenza così così per i friulani, che finora mettono fieno in cascina in casa e vanno in bianco in trasferta, Di Natale è l'eterna luce la davanti, Muriel e gli altri giovani le speranze per continuare questo incredibile progetto vincente. Voto 6.
VERONA: Se la parte di città clivense piange, quella di sponda Hellas gongola per l'incredibile inizio di stagione, belle prestazioni e punti importanti portati a casa, Toni e Iturbe sono il mix di esperienza e novità che ben rappresentano questa squadra. Voto 7.

domenica 29 settembre 2013

SILVIO PIOLA, I 100 ANNI DI UN MITO

Immagine tratta da wikipedia.org
Se fosse ancora con noi, oggi festeggerebbe i 100 anni di vita. E in un'occasione come questa, sarebbe bello poterlo intervistare e farsi raccontare qualche aneddoto sulla sua lunga carriera sportiva, iniziata e conclusa nella provincia piemontese, con in mezzo gli anni romani e pochi, brevi anni tra le grandi di Torino, in cerca di uno scudetto mai arrivato. Soprattutto, sarebbe bello chiedergli quali sono stati i suoi gol più importanti, tra i 274 realizzati in 21 stagioni di serie A (290 se si considerano quelli messi a segno nel campionato 1946, il primo del dopoguerra). Sarebbe davvero bello, insomma, avere ancora con noi Silvio Piola, uno dei più grandi centravanti nella storia del calcio, ma non potendolo fare ci "accontentiamo" di raccontare la sua storia.
Figlio della provincia vercellese, terra che tanto ha dato alla nascita del nostro campionato di calcio, il giovane Silvio è uno degli ultimi grandi prodotti di un vivaio ormai in fase calante, ma ancora capace di sfornare campioni. Calciatore fin dalla tenera età di 12 anni, assapora i campi della serie A con la maglia della Pro Vercelli già nel primo campionato a girone unico, nel 1930, quando è appena sedicenne. L'anno successivo, al suo primo campionato da titolare, ci mette poco a mettere a segno la sua prima rete ufficiale, tra l'altro contro quella Lazio che sarà a lungo la sua squadra. E' la prima di 51 marcature con i bianchi piemontesi, che ripongono in questo ragazzo tutte le speranze per una lunga permanenza nel massimo campionato. Purtroppo per Vercelli, però, sul calciatore mettono gli occhi il generale Vaccaro e Giovanni Marinelli, importanti esponenti del Partito Fascista, che lo vogliono a Roma per rinforzare la Lazio, squadra da loro sostenuta. I primi anni nella nuova realtà sono poco promettenti, i gol arrivano ma la formazione biancoceleste è poco competitiva, e Piola non riesce a cambiare la situazione nonostante l'impegno. Con alcuni importanti rinforzi, il gioco della Lazio migliora e per un po' le speranze di ottenere l'ambito scudetto emergono, ma è un fuoco di paglia. A parte un secondo posto nel 1937 alle spalle del Bologna, con Piola capocannoniere del torneo, i laziali non riescono a diventare la formazione in grado di spezzare il dominio delle squadre del Nord. L'inizio della Seconda Guerra Mondiale interrompe definitivamente questo sogno, e Silvio Piola ne approfitta per riavvicinarsi a casa, giocando il campionato del 1944 con il Torino Fiat in un torneo riservato all'Alta Italia e i due successivi nella Juventus. Sono gli ultimi anni in cui l'ormai esperto centravanti prova a coronare il sogno di vincere un campionato, sogno che resterà tale perché prima sono i sorprendenti Vigili del Fuoco di La Spezia e poi il Grande Torino a conquistare i titoli, lasciando a Piola l'amarezza di tanti piazzamenti. Con il giovane e scalpitante Giampiero Boniperti in fase di lancio, Silvio capisce che alla Juve non c'è più posto per lui, e cambia ancora aria, accettando l'offerta del Novara, che con lui punta a tornare grande. A 35 anni guida gli azzurri alla promozione in A, e con loro conquista la salvezza nelle stagioni successive, continuando a segnare su buoni ritmi nonostante l'età non più verde. L'ultima rete arriva nel febbraio del 1954, a 40 anni suonati, contro il Milan di Nordahl e Liedholm, l'ultima presenza un mese dopo contro l'Atalanta, poi arriva l'inevitabile e meritata pensione.
Se la carriera in serie A è ricca di gol ma avara di vittorie, ci pensa la maglia azzurra della Nazionale a consegnare a Piola i riconoscimenti che merita. Escluso dai convocati del vittorioso Mondiale 1934 a causa dell'agguerrita concorrenza tra gli attaccanti, esordisce l'anno successivo quasi per caso, chiamato a sostituire l'indisponibile Peppino Meazza. Titolare nella tana della temibile Austria, Silvio risponde con una strepitosa doppietta, che vale un successo importante e gli consegna ufficialmente la maglia numero 9, erede di un altro grande centravanti come il bolognese Angelo Schiavio. Onorato di vestire la divisa della Nazionale, Piola segna a raffica ed è uno dei grandi protagonisti del nostro bis Mondiale del 1938, in cui realizza 5 reti, di cui due nella vittoriosa finale contro l'Ungheria. Un altro momento di rilievo nella sua carriera azzurra fu la rete segnata nel pareggio 2-2 contro l'Inghilterra, in cui si aiutò con una mano, un gesto irriverente esaltato dal regime e divenuto celebre come la "manina di Piola." L'ultimo gol in Nazionale lo mette a segno nel 1946, l'ultima presenza arriva addirittura a oltre 38 anni, nel maggio del 1952, chiamato a sostenere il giovane gruppo azzurro dal suo vecchio compagno Meazza. Rimane a lungo il giocatore più anziano ad aver indossato la maglia dell'Italia (record superato da Dino Zoff nel 1980) ed è ancora oggi il terzo marcatore della Nazionale, con 30 centri in 34 partite, con una media di 0,88 che è la migliore in assoluto. Ancora più impressionanti sono i suoi record in serie A: 274 reti in 537 partite, 290 in 566 contando il torneo del 1946, miglior marcatore nella storia di Pro Vercelli, Novara e Lazio, primo realizzatore in assoluto nella storia del nostro campionato, con un record di sei centri in una singola partita nel 1933.
Per lunghi anni, Piola è rimasto un mito per molte generazioni di tifosi italiani, affascinati da questo personaggio a tratti leggendario, praticamente perfetto e in grado di segnare in ogni modo, di destro, di sinistro, di testa, da fuori area, sotto porta, su calcio di rigore. Fisicamente possente e robusto, veloce e furbo in area di rigore, Silvio è stato uno degli inventori del gioco spalle alla porta, con cui spesso disorientava i difensori avversari e si rendeva imprevedibile. Aiutato da una forma spesso ottimale, che lo ha preservato da infortuni seri e gli ha consentito di giocare a lungo, Piola si è dimostrato un centravanti temibile ed efficace anche con l'avanzare degli anni. Ulteriore sostegno gli derivava da una vita sempre sobria e morigerata, da perfetto antidivo, senza mai un eccesso con donne, fumo o alcol, in netto contrasto con tantissimi suoi colleghi, in primis il mondano Peppino Meazza, che con lui ha avuto un rapporto definito difficile da alcuni giornalisti (Brera in primis) e molto amichevole da altri. Il mondo del calcio non era la sua unica passione, soprattutto il lavoro di allenatore non lo attirò mai troppo, visto che le sue esperienze si riducono a quella di aiutante in campo del tecnico Czeizler nel disastroso Mondiale del 1954 e per due brevi parentesi di qualche anno in B con l'ambizioso Cagliari, coronate da scarsi risultati. Poco avvezzo alla tattica e alle parole e più avvezzo all'esperienza sul campo, Silvio Piola rimase per molto tempo nei ranghi della FIGC come osservatore e istruttore, ma lavorò sempre dietro le quinte, senza mai apparire troppo. Legato profondamente alla provincia piemontese da cui proveniva, si è spento nella sua casa di Gattinara nel 1996, poco dopo aver compiuto 83 anni, malato dall'Alzheimer. Oggi ricorre ufficialmente l'anniversario dei 100 anni della sua nascita, la FIGC ha onorato il suo ricordo già da qualche giorno, e Vercelli e Novara hanno intitolato a lui gli stadi delle rispettive squadre, con le cui maglie si è più volte fatto onore sul campo. Il nome di Silvio Piola è da sempre nell'Olimpo dei calciatori italiani, come uno dei più grandi miti della nostra passata gloria sportiva, come uno dei migliori attaccanti di sempre nella nostra storia, e come l'uomo che vinse un Mondiale ma non riuscì mai a vincere uno Scudetto. I miti, in fondo, nascono anche così.