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domenica 15 giugno 2014

MONDIARIO DIA 4

Immagine tratta da media.calcioblog.it e modificata su befunky.com
Diario Mondiale. Giorno 4. 
E arrivò il giorno dell'Italia. Si è vinto, e pure bene. Per 70' una gran partita, Prandelli ha avuto le idee chiare nel momento giusto: il 4-1-4-1 era sensato, c'è qualcosina da mettere a punto, ma la prestazione è stata sontuosa.
Sontuosa perchè gli inglesi sono rivali forti, sicuramente più forti dell'Uruguay mestamente crollato sotto i colpi della sorpresa Costa Rica. Anzi, mò esagero: è una delle migliori nazionali inglesi viste negli ultimi anni. 
Il canovaccio del primo tempo è stato il preventivabile tiki-taka dell'Italia a dispetto del contropiede inglese. E così è stato 1-1, con rete sugli sviluppi di un angolo da parte di Marchisio e pareggio con tre passaggi per la ripartenza inglese con marcatura di Sturridge.
La ripresa è stata più a viso aperto, dopo il vantaggio firmato Balotelli, ci si è saputi difendere mostrando oltre al fioretto, anche la sciabola. 
E tutto questo nonostante Paletta, probabilmente sceso in campo da titolare data la facile associazione con i castelli di sabbia delle spiagge brasiliane. Troviamogli un secchiello brasiliano e lasciamolo in panchina. Ora, è assolutamente fuori forma e lontano parente del buon difensore del Parma, ma perchè preferirlo a Bonucci? O comunque anche a Ranocchia e, toh, pure ad Astori. Andiamo a naturalizzare un pericolo pubblico difensivo, come già si era intuito nelle ultime amichevoli. Mah. 
Il trio De Rossi- Pirlo- Verratti è spettacolare, passaggi di qualità e mai banali. Bene. A destra ottima prova di Candreva, sia in fase di cross che a livello difensivo. Marchisio a sinistra è servito più in fase di copertura che come appoggio offensivo. Si è manifestata la difficoltà di accelerare sulla trequarti per arrivare a innescare facilmente Balotelli. Mario ha avuto un giusto atteggiamento: è solo davanti, deve capire che può capitare di restare 15-20 minuti senza toccar palla, senza innervosirsi, e nelle poche occasioni buone non deve perdersi in leziosismi. E ieri ha interpretato bene il ruolo. 
Sulla destra la catena Darmian-Candreva ha sfondato, Rooney e Baines non li hanno mai tenuti. La chiave è stata là. Mentre Chiellini schierato terzino sinistro proprio no, è un centrale, e sicuramente un miglior centrale di Paletta. 
Quindi, tutto bene: eliminiamo il pelato dai capelli lunghi (Paletta) e inseriamo un terzino a sinistra (De Sciglio) o a destra (Abate), mettendo sull'out mancino Darmian, e siamo ok.
Nel girone l'Uruguay si candida come grande flop, d'altronde con nonno Lugano, e con Rios e Gargano centrali di centrocampo a far gioco, anche se hai Cavani e Suarez al 50% non vai da nessuna parte. Se gli inglesi non si perdono per strada, possono andar lontano.
Oggi in campo Svizzera-Ecuador, Francia-Honduras e Argentina-Bosnia. Quest'ultima la gara più interessante, curiosità per la seleccion, con Messi, Aguero, Di Maria e molti giocatori da squadra di metà classifica italiana.

AZZURRO MONDIALE: LE PAGELLE DI ITALIA-INGHILTERRA

Immagine tratta da maidirecalcio.com
Le formazioni: Nel caldo torrido di Manaus scendono in campo Italia e Inghilterra, nella prima sfida di un girone D che si annuncia più equilibrato del previsto dopo il successo della Costa Rica sull'Uruguay. Gli azzurri confermano la squadra annunciata da tempo, con quel modulo 4-1-3-1-1 così brutto da scrivere che si trasforma in 4-5-1 in fase difensiva, e l'unica novità di Sirigu titolare tra i pali per l'infortunio dell'ultima ora di capitan Buffon. Inglesi che confermano anche loro il 4-2-3-1 annunciato con una sola novità, ovvero la rinuncia a Lallana e l'inserimento di Sterling, con di fatto quattro giocatori d'attacco davanti e l'intenzione, almeno a parole, di fare la partita e mettere in costante difficoltà la difesa azzurra.
La chiave tattica: La mossa di Hodgson si rivela un clamoroso autogol, poiché la fascia sinistra inglese è terribilmente sguarnita, con Rooney poco utile in copertura e Darmian che, in spinta, crea un pericoloso 2 contro 1 insieme a Candreva. E' da quella parte, non a caso, che nasce il gol del definitivo vantaggio azzurro.
Italia: Esordio molto più positivo di quanto ipotizzato per il gruppo di Prandelli, che mantiene i suoi piani di gioco ed è brava a leggere i punti deboli dell'avversario per sfruttarli a suo vantaggio. Controllo del palleggio, verticalizzazioni e imbucate improvvise a sorprendere la difesa, raddoppi e spinta continua sulle fasce. Molto positiva la prova di Sirigu, che non fa rimpiangere Buffon e difende la porta azzurra con la sicurezza del veterano, bene anche Darmian a destra, una spina costante nel fianco della formazione britannica. Molto bravo Candreva, che parte da destra ed è ovunque, prende un palo e poi inventa la rete del 2-1, ottimo anche Marchisio che segna e corre per 90 minuti senza pause. Elogi anche per Balotelli, finalmente positivo come centravanti unico, per il gol e per il lavoro che fa in favore dei compagni, anche se a tratti appare troppo solo. Convince in parte la scelta di Pirlo e Verratti insieme, il secondo in particolare sembra un po' soffocato e non esprime al massimo il suo potenziale, discutibile anche la presenza di Chiellini esterno sinistro, vista l'evidente disabitudine dello juventino al ruolo. Meno felice di tutte la scelta di Paletta, in assoluto il vero anello debole della squadra, saltato spesso e con facilità dagli sguscianti attaccanti inglesi. In sintesi, Italia promossa ma con qualche materia da approfondire un po' meglio.
Voti: Sirigu 7; Darmian 7, Barzagli 6,5, Paletta 5, Chiellini 5,5; De Rossi 6; Candreva 7 (Parolo s.v.), Pirlo 7, Verratti 6 (T. Motta 6), Marchisio 7; Balotelli 6,5 (Immobile 6). Prandelli 6,5.
Inghilterra: In potenza, la squadra potrebbe essere una delle più forti in questo Mondiale, ma in campo mostra alcuni limiti preoccupanti, soprattutto in fase difensiva. Buona partenza, grande abilità quando si tratta di ripartire e puntare la difesa, ma grande ingenuità in copertura e troppi spazi concessi agli azzurri, soprattutto dal lato sinistro. Incerto il portiere Hart, gravemente insufficienti Cahill e Baines, sottotono anche Gerrard in mediana. Si salvano i peperini Sterling e Sturridge davanti, Rooney è meno appariscente e lucido del solito. Occorrerà qualche aggiustamento in quella che, contro l'Uruguay, sembra già una sfida da dentro e fuori.
Voti: Hart 5,5; Johnson 6, Jagielka 6, Cahill 5, Baines 5,5; Gerrard 5,5, Henderson 6 (Wilshere s.v.); Wellbeck 5,5 (Barkley 6), Sterling 7, Rooney 6; Sturridge 6,5 (Lallana s.v.). Hodgson 5,5.
Curiosità: Pur essendo due nobili del calcio mondiale, questa è appena la seconda volta che Inghilterra e Italia si incontrano in una Coppa del Mondo. L'unico precedente nel 1990, quando le formazioni si sfidarono per il terzo posto nel torneo: anche allora, vinse l'Italia 2-1, con reti di Roby Baggio, Platt e Totò Schillaci su rigore.

lunedì 28 aprile 2014

NOW, ONLY THE BEST!

Immagine tratta da gazzetta.it
Ora ci siamo davvero. Una sola vittoria, o in alternativa due pareggi, nelle ultime tre sfide di questo campionato 2013-14 e per la Juve lo Scudetto sarà aritmetico. Il giorno della festa potrebbe essere già lunedì 5 maggio, nella sfida interna contro l'Atalanta, o in alternativa domenica 4, nel caso in cui la Roma non uscisse con i 3 punti dal campo di Catania.
Nella sfida del Mapei Stadium, a Reggio Emilia, i bianconeri ci hanno messo un tempo e molta sofferenza per indirizzare la partita nella direzione giusta, ma alla fine sono state ancora una volta le giocate dei campioni ad avere la meglio sulla volontà e la grinta degli avversari. Zaza, una delle tante giovani promesse di proprietà juventina sparse in Italia, fa passare una brutta mezz'ora alla sua società di provenienza (aiutato da un Ogbonna forse alla peggior prestazione con la maglia della Signora). L'inizio è in pratica lo stesso della sfida di Lisbona contro il Benfica: gol incassato presto, squadra poco presente in campo, reazione tardiva e poco convinta. Poi arriva ancora lui, Carlitos Tevez, l'Apache, appena sbloccatosi dal lungo digiuno europeo, e la sua prodezza basta a riequilibrare il risultato e restituire certezze e sicurezze a un gruppo apparso decisamente in affanno. Nel secondo tempo, è ancora Tevez a propiziare il vantaggio, quando sporca un pallone con la sua proverbiale grinta, quindi ci pensa il sublime direttore d'orchestra Pirlo, con uno splendido tocco di prima, a mandare in porta Marchisio. A chiudere la pratica, l'invenzione di Pogba, il cross del subentrante Lichtsteiner e il tacco, inatteso, di Llorente, quasi assente fino a quel momento, ma ancora una volta spietato e decisivo quando si tratta di fare gol. 3-1 finale, con grande esultanza di squadra e staff sotto la curva dei tantissimi supporters bianconeri, e titolo che è praticamente ad un passo, da ratificare solo con l'ausilio della matematica.
Di fronte a tutte queste certezze in positivo, anche una in negativo: la Juve, almeno in questo finale di stagione, ha bisogno di tutti i suoi titolari, in ogni occasione. Isla e Ogbonna, scelti oggi per dare un po' di respiro a Lichtsteiner e Bonucci, sono stati tra i peggiori in campo, tant'è vero che entrambi sono stati richiamati in panchina. Pur giocando bene in diverse occasione quando chiamate in causa, le riserve stanno mancando in questo finale di stagione, avvalorando la tesi di chi considera la rosa bianconera ancora poco qualitativa e incompleta per il definitivo salto di qualità. A parte Marchisio, e un po' Caceres e Giovinco in questa fase dell'anno, tutti gli altri giocatori appaiono troppo distanti dal livello dei titolari per poter concedere a questi un reale riposo. Anche per questo l'ingresso in campo nel finale di Vidal è un'ottima notizia per il ritorno di giovedì contro i lusitani, visto che il centrocampo è stato il reparto che meno ha beneficiato del turnover dall'inizio dell'anno. Contro i portoghesi ci vorrà una gara diversa, perfetta e precisa in tutti gli aspetti, e stavolta non ci sarà spazio per il Vucinic della scorsa settimana o l'Ogbonna di questa sera. Ci vorrà insomma una Juve al suo massimo, pronta a dare tutto per 90 minuti e conquistarsi quella finale europea che manca da 12 anni. In attesa di lunedì prossimo, quando almeno lo Scudetto, forse, sarà in cassaforte.

domenica 19 gennaio 2014

DODICESIMA CON BRIVIDO

Immagine tratta da datasport.it
Il match: Prima di ritorno e la Juve, reduce dalla striscia record di 11 successi consecutivi, se la vede con una Sampdoria tornata tosta e combattiva grazie alla cura Mihajlovic, che ha strapazzato in casa 3-0 l'Udinese nell'ultimo turno. I bianconeri mantengono il solito 3-5-2, unici assenti Pirlo e Bonucci, il primo per turnover (lo sostituisce Marchisio, e direi più che bene), il secondo per un piccolo problema fisico (lo rimpiazza Ogbonna, bene ma non benissimo). Mancano anche De Ceglie e Marco Motta, il primo già al Genoa, il secondo in procinto di raggiungerlo, anche se di queste assenze in pochi si accorgono e si accorgeranno. Samp con il 4-2-3-1, Eder fa l'unica punta, alle sue spalle Gabbiadini come supporto e Bjarnason e Wszolek come disturbo alla manovra avversaria più che supporto alla propria.
La cronaca: Di tutte le sfide casalinghe disputate quest'anno dalla Juve, questa è stata senza dubbio una delle più difficili e impegnative, ben al di là di quanto dica il punteggio. Per 25 minuti i bianconeri sono padroni del campo e impongono i loro ritmi, andando a segno due volte con Vidal (splendida l'azione con assist di Pogba) e Llorente. Poi la Samp reagisce, fa paura e alla fine accorcia con un'autorete di Barzagli su tiro-cross di Gabbiadini. Subito il gol, la Juve rialza il ritmo, Vidal si procura e trasforma il rigore che vale il suo decimo gol in stagione e sembra chiudere la sfida. Nella ripresa invece i blucerchiati mettono in seria difficoltà i padroni di casa, Buffon fa un miracolo su De Silvestri, poi si ripete su Regini ma nulla può su un Gabbiadini abbandonato dalla difesa. Lo stesso Gabbiadini, a proposito di giovani terribili di proprietà bianconera, continua a mettersi in mostra centrando la traversa con un gran tiro da fuori. Ci pensa la solita bordata di Pogba dal limite dell'area a chiudere la sfida e assicurare la dodicesima, sudata vittoria consecutiva alla Juve.
La chiave tattica: Ai fini del risultato è stato decisivo il ritmo che i bianconeri hanno imposto alla gara, e soprattutto la loro capacità di alzarlo subito dopo che la Samp sembrava aver riaperto la sfida. Un'accelerata al momento giusto e arrivano i gol che ricacciano indietro l'avversario, una cosa che solo le grandi sanno fare.
L'uomo partita: Sono in due a contendersi la palma, per ragioni diverse. Vidal la merita per lo splendido primo tempo, con due reti che lo portano a quota 10. Pogba a sua volta va menzionato per la continuità, l'assist con cui permette il primo gol e il destro con cui la chiude. Sta diventando insostituibile, la sua crescita sul mercato è più che motivata.
La sorpresa: Segnaliamo la buona partita di Marchisio come vice Pirlo. Il Principino, soprattutto nel primo tempo, si rende protagonista di una prestazione molto positiva, ed ha il merito di rubare il pallone e servire Vidal in occasione del rigore del 3-1.
La delusione: L'intero blocco difensivo finisce sul banco degli imputati. Barzagli e Chiellini fanno errori non da loro e lasciano spesso libero l'uomo sugli angoli. Dopo Cagliari, altre due reti arrivate su palle inattive, un aspetto su cui occorre lavorare.
La conferma: Fernando Llorente continua a timbrare regolarmente il cartellino, arrivando a quota 8 in campionato. Da inutile a pedina fondamentale nello scacchiere di Conte, com'è strano il calcio...
Classifica: Juve in fuga a 55 punti, con 18 vittorie (10 su 10 in casa), 1 pari e 1 sconfitta. miglior attacco e seconda miglior difesa. Roma a 8 punti, Napoli a 13 con una gara ancora da giocare.
Prossime gare: 21 gennaio Roma-Juventus (Coppa Italia), 25 gennaio Lazio-Juventus, 1° febbraio Juventus-Inter.

lunedì 3 dicembre 2012

PAGELLARIO SERIE A: QUINDICESIMA GIORNATA

Immagine tratta da laprovinciadivarese.it
Torna, dopo una settimana di assenza, la nostra rubrica dedicata ai giocatori che si sono messi in luce in positivo e in negativo in ogni turno di serie A. Vediamo chi sono i migliori e i peggiori di questo quindicesimo turno di campionato.
MIGLIORI
Claudio Marchisio: Aveva detto di sentire questa partita in modo particolare, lui che è nato e cresciuto a Torino ed ha da sempre indossato i colori bianconeri. Un gol nel derby gli mancava, ne aveva segnati nelle giovanili e in primavera ma mai in serie A. Sabato sera si è tolto anche questa soddisfazione, sbloccando la gara di testa con uno dei suoi inserimenti e chiudendola con un perfetto sinistro a incrociare. Dopo alcune prove un po' opache e sottotono, il Principino si riprende d'autorità il palcoscenico, dimostrandosi di gran lunga il migliore nel centrocampo juventino e non facendo pesare la brutta giornata di Pirlo. Fondamentale in mezzo al campo, leader del presente e del futuro bianconero, se torna quello della scorsa stagione tutta la squadra avrà una marcia in più, in campionato e nelle coppe. Voto 8.
Gokhan Inler: Si era presentato lo scorso anno con una maschera da leone e grandi aspettative, ma non sempre le sue prestazioni in campo avevano convinto il pubblico di Napoli e il tecnico Mazzarri. Il regista svizzero di origine turca si è lentamente guadagnato la fiducia di tutti, e soprattutto in questa seconda stagione è diventato un intoccabile nel centrocampo partenopeo. La gara contro il Pescara è stata un esempio delle grandi qualità, tecniche e fisiche, di questo giocatore: corsa e recuperi tutta la partita, ottima gestione dei tempi di gioco, e due gol con altrettante bordate da fuori area, uno più bello dell'altro. Se il suo regista mantiene questo livello di gioco, il Napoli può davvero sognare quello scudetto tanto desiderato e atteso dai tempi di Maradona. Voto 7,5.
Alberto Paloschi: All'esordio in serie A con il Milan nel 2008, ci aveva messo una manciata di secondi a trovare il gol, e tutti avevano previsto un luminoso futuro per questo attaccante, che a molti ricordava per caratteristiche e senso del gol un certo Pippo Inzaghi. Gli infortuni e alcune annate poco positive hanno rallentato notevolmente la sua carriera e non gli hanno permesso di giocare con regolarità ad alti livelli. Con il Chievo sta cercando di ritrovare un posto da titolare in attacco e la continuità sotto porta, e le ultime prestazioni in questo senso sono state incoraggianti. In casa del Genoa ha realizzato la sua prima tripletta in serie A, mettendo in mostra tutto il suo repertorio e regalando tre punti preziosissimi alla sua squadra. A ventidue anni è ancora considerato una promessa, se fisico e fiducia lo sostengono può diventare un bomber interessante nel campionato italiano. Voto 8.
Simone Perrotta: Destro è stato sicuramente decisivo nella vittoria della Roma a Siena con la sua doppietta, ma noi vogliamo premiare un simbolo della squadra, uno dei pochi superstiti del gruppo che con Spalletti e Ranieri ha sfiorato almeno due volte lo scudetto. Non più titolare inamovibile nella squadra giallorossa, in calo di prestazioni negli ultimi anni, Perrotta si è adattato al ruolo di riserva, pronto ad entrare e dare una mano quando viene chiamato in causa. Il gol segnato a Siena è stato decisivo per indirizzare definitivamente la gara, e dare continuità alla serie positiva della squadra di Zeman, lanciata nella sua rincorsa alla Champions League. E in questa rincorsa, due grandi vecchi come lui e Totti possono essere fondamentali per guidare e motivare un gruppo pieno di giovani e nuovi arrivati. Voto 7.
PEGGIORI
Kamil Glik: Questo derby della Mole resterà certamente nella memoria come quello della sua folle espulsione, che ha decisamente indirizzato una gara che sembrava incerta e combattuta. Il robusto difensore polacco si era distinto spesso per essere un marcatore arcigno, talvolta un po' duro e deciso nei suoi interventi, ma comunque corretto. Contro la Juve però, dopo un buon inizio di partita, si è macchiato di un errore gravissimo, con un'entrata killer su Giaccherini, per di più a metà campo, che gli è costata l'espulsione e ha inevitabilmente condizionato la gara del Toro. La foga agonistica e la grinta c'entrano poco con interventi del genere, falli del genere possono anche rovinare una carriera, e meritano di essere sanzionati con punizioni pesanti. Speriamo che impari presto la lezione. Voto 4.
Gli striscioni offensivi: La scorsa settimana erano stati i "tifosi" del Milan a scatenare le polemiche con uno striscione di pessimo gusto su Pessotto, sabato sera i bianconeri non sono stati da meno con un riferimento a dir poco fuori posto e immotivato al Grande Torino, scomparso in un tragico disastro aereo. Questi sono solo gli ultimi due casi in cui lo sfottò e la provocazione sportiva vengono confusi con ignoranza, cattivo gusto e assenza di rispetto per avversari e amanti dello sport. Il rispetto, appunto, una delle componenti fondamentali del calcio e dello sport in genere, un valore che troppe volte viene messo in secondo piano. E' ora che la Lega e le società intervengano in modo deciso contro questa gentaglia, che infliggano punizioni esemplari e applichino maggiori controlli, perché scene del genere sono indegni del mondo sportivo, e un pessimo esempio per tutti. Voto 2.
Mario Sampirisi: In una difesa, quella genoana, che già in altre occasioni ha ricevuto citazioni in negativo nella nostra rubrica, oggi spicca per demeriti questo ragazzo del '92, che nonostante la giovane età sta giocando con grande continuità in questa stagione. Considerato una buona promessa, non solo per la squadra del Grifone ma anche per la Nazionale azzurra del futuro, ha alternato prestazioni molto positive ad altre decisamente meno convincenti, in cui la sua inesperienza è apparsa piuttosto palese. L'ultima gara contro il Chievo rientra proprio in questa categoria: sempre incerto e in ritardo, ha provocato il rigore del vantaggio ospite e sbagliato il fuorigioco sul successivo raddoppio dei veronesi. Bisogna essere pazienti con lui, è giovane e può ancora crescere molto, anche se il momento difficile del Genoa non concede molto tempo e altri errori. Voto 4,5.
Santiago Garcia: Appena sei mesi fa, in quella stessa porta, il difensore argentino che all'epoca giocava nel Novara si era tolto la soddisfazione di segnare il suo primo gol in serie A, tra l'altro contro un avversario di prestigio come il Milan. Ieri, nella sfida del suo Palermo contro l'Inter, Garcia è andato ancora a segno, ma questa volta non ricorderà certo con piacere la rete, visto che l'ha realizzata nella porta sbagliata. E dire che fino a quel momento si era reso protagonista di una buona partita, insieme a tutti i suoi compagni, imbrigliando la manovra della squadra di Stramaccioni e concedendo pochissime occasioni. Poi, su un cross innocuo da destra, ha realizzato il clamoroso autogol che ha deciso la sfida con un intervento goffo e per nulla necessario. Peccato per la squadra e per lui, che dopo un errore simile finisce inevitabilmente tra i cattivi della settimana. Voto 4.

lunedì 1 ottobre 2012

PAGELLARIO SERIE A: SESTA GIORNATA

Immagine tratta da notiziefresche.info
Siamo giunti alla sesta puntata di questo nostro pagellario sui migliori e i peggiori di ogni giornata della serie A 2012-13. Vediamo chi abbiamo scelto oggi.
I MIGLIORI
Claudio Marchisio: A Firenze, nel turno infrasettimanale, lui non era in campo, e possiamo dire che questa assenza si è notevolmente sentita. Non va a segno contro la Roma come un anno fa, ma lo meriterebbe vista la sua prestazione tutta corsa, geometria e qualità. Mette sempre in difficoltà i giallorossi con il suo movimento continuo e i suoi passaggi illuminanti per i compagni, solo la traversa nel primo tempo gli nega la gioia del gol. Pirlo e Vidal sono un po' fuori forma? Tranquilli, il Principino è sempre più in grado di caricarsi il centrocampo sulle spalle e fare la differenza. In tanti dicono che assomiglia sempre di più a quel Marco Tardelli campione del Mondo 1982 e leader del centrocampo bianconero per molti anni: il tempo e le partite ci diranno quanto sia azzardato questo paragone. Voto 7,5.
Alberto Gilardino: Si è detto più volte che Bologna è sempre stata un'ottima piazza per i grandi bomber a caccia di riscatto, come hanno dimostrato in passato Roberto Baggio, Giuseppe Signori e Marco Di Vaio. Le ottime prestazioni del Gila sembrano confermare questa teoria: con la doppietta di ieri al Catania arriva a quota 5 reti in campionato, una in meno di quelle segnate in tutto lo scorso anno. Con alle spalle l'ottima regia e la fantasia del capitano Diamanti, il bomber di Biella sembra aver ritrovato la fiducia dei vecchi tempi e vuole lasciarsi alle spalle le ultime brutte stagioni, con pochi alti e troppi bassi. A trent'anni appena compiuti il Gila sa di poter dare ancora molto al calcio italiano, anche in chiave azzurra: il Mondiale brasiliano è ancora lontano, lui ha tutto il tempo per riconquistarsi un posto in Nazionale. Voto 8.
Fabrizio Miccoli: Poche discussioni: questo Palermo senza il suo leader e capitano non è la stessa squadra. Se n'è accorto presto il nuovo allenatore rosanero, Gasperini, che dopo averlo mandato in panchina nelle prime due gare della sua gestione (perse), ieri gli ha ridato la maglia da titolare e le chiavi del gioco. Fabrizio ha risposto presente con una prestazione fantastica, coronata da una tripletta che ha mostrato tutte le sue doti di attaccante. A segno su punizione, con un'ottima azione personale e con un incredibile tiro da 40 metri, decisivo anche nell'azione che ha portato alla rete di Giorgi. Il Chievo ha provato in tutti i modi ad arginarlo, ma alla fine si è dovuto arrendere allo strapotere del bomber salentino, che è arrivato a 11 reti contro i veronesi, record personale. Se il Palermo vuole salvarsi farà bene a non togliere più Miccoli dall'undici titolare, altrimenti saranno dolori. Voto 9.
Antonio Cassano: Quest'oggi la Top Four del nostro pagellario premia solo giocatori italiani. Ultimo a meritare la citazione è il Pibe de Bari, Fantantonio, l'eterno ragazzino che fuori dal campo fa ancora discutere spesso e volentieri, ma sul prato verde è sempre più indiscutibile. Arrivato a trent'anni in quell'Inter che lui dice di tifare fin da bambino, Antonio si è subito imposto per la personalità e la voglia con cui è sceso in campo, e con la crescita della forma fisica sono sempre più in crescita anche le sue prestazioni. Contro la Fiorentina è arrivato il suo quarto gol in campionato, a coronare un inizio di stagione mai così positivo. L'assenza di Sneijder potrebbe rivelarsi paradossalmente un vantaggio per l'Inter: rispetto a lui, il barese si sta dimostrando molto più utile e concreto per la squadra e per il gioco che vuole Stramaccioni. Ora arriva il derby contro quel Milan che ha lasciato in estate tra mille polemiche, e siamo sicuri che Fantantonio vorrà fare una degna partita da ex. Voto 7,5.
I PEGGIORI
Zdenek Zeman: Nel calcio bastano poche partite per diventare, da idolo indiscusso della folla, capro espiatorio per tutti i mali della propria squadra. Tornato a Roma in estate dopo tredici anni con tante speranze, Zeman non è ancora riuscito a trovare il suo gioco e a trasmettere alla squadra quello che è il suo sistema di gioco. Dopo le prestazioni altalenanti e le rimonte subite contro Bologna e Sampdoria è arrivata la fragorosa batosta contro la Juventus, con tre gol subiti in appena venti minuti e una sensazione di completa impotenza. Dopo il miracolo a Pescara dello scorso anno, tanti cominciano a pensare che sia vero quanto si dice su Zeman: da spettacolo, fa crescere tantissimo i giovani, ma quando si tratta di vincere fallisce. Nelle prossime partite dovrà smentire queste critiche, anche perché pare che a Roma qualcuno abbia iniziato a rivalutare il tanto bistrattato Luis Enrique, il che è tutto dire...Voto 4.
Luca Rossettini: Giornata decisamente sfortunata per il ventisettenne difensore cagliaritano, protagonista in negativo nella sconfitta casalinga contro il Pescara. In pochi minuti ne ha combinata una peggio dell'altra: prima si è preso un giallo per un fallo evitabile al limite dell'area, poi sulla punizione successiva ha deviato in rete il pallone in coppia con un compagno, infine dopo un paio di minuti ha falciato Weiss prendendosi la seconda ammonizione e finendo anzitempo sotto la doccia. Davvero una domenica difficile per Rossettini, che ha inevitabilmente condizionato l'andamento della sfida con la sua sciocca espulsione, rendendo difficilissima la rimonta del Cagliari. E' arrivato in Sardegna per sostituire Canini, ceduto al Genoa in estate, ma finora lo sta facendo decisamente rimpiangere. Voto 4,5.
Carlos Matheu: Da un difensore ad un altro, che curiosamente aveva già giocato in serie A un paio di stagioni fa proprio con la maglia del Cagliari, che l'ha lasciato partire senza eccessivi rimpianti. Tornato nella nostra penisola quest'estate per andare a Bergamo e dare una mano alla squadra atalantina nella rincorsa all'ennesima salvezza, l'argentino finora non aveva mai trovato spazio, nonostante i numerosi infortuni che avevano colpito la retroguardia nerazzurra. Ieri ha avuto finalmente l'occasione di giocare dopo l'ennesimo problema fisico che ha messo fuori causa Manfredini, ma il suo ingresso in campo non ha giovato alla squadra, anzi. Con lui in difesa, i bergamaschi hanno preso quattro gol in pochi minuti, e lui con tutta la difesa è andato letteralmente in bambola, concedendo troppo spazio ai granata. Un ritorno in Italia, insomma, da dimenticare al più presto. Voto 4.
Domenico Di Carlo: Parlando di allenatori in difficoltà, si merita una citazione il tecnico del ChievoVerona, alla quarta stagione sulla panchina gialloblu dopo le tre concluse ottimamente con una tranquilla salvezza. Quest'anno però le cose non stanno andando come si sperava a Verona, visto che il Chievo dopo la vittoria all'esordio con il Bologna ha perso cinque partite consecutive, mostrando soprattutto lacune preoccupanti nel gioco e nella tenuta mentale. Molle e poco grintosa, la squadra di Di Carlo ha subito fino a questo momento tredici reti, con le quattro incassate ieri a Palermo, ed è andato a segno soltanto quattro volte: numeri davvero allarmanti per una formazione che è sempre stata solida in difesa e cinica in attacco. La classifica comincia a diventare preoccupante, ma preoccupano soprattutto la mancanza di un gioco e la pochezza offensiva della squadra veronese. Il tecnico dovrà trovare al più presto una soluzione, perché la sua panchina comincia ad essere piuttosto traballante. Voto 4,5.

sabato 2 giugno 2012

L' ERRORE

Immagine tratta da gazzetta.it e modificata su cartoonize.net
L' Italia esce con le ossa rotte dalla prima ed unica amichevole pre-Europei della gestione Prandelli. A Zurigo la Russia vince inaspettatamente con un largo 3-0.
Nella mezzora finale le tre reti: al 60' Kerzhakov, al 75' Shirokov che sfrutta un erroraccio di De Sanctis e ancora lo stesso Shirokov fissa il punteggio sul tre a zero finale ad un minuto dal termine.
Prandelli subito minimizza il rovescio (il più pesante dopo la sconfitta con l' Olanda della gestione Donadoni), bollando la sconfitta come "una batosta che farà bene", ma c'è dell' altro.
Anche oltre la difesa in bambola. Sembrava di vedere la Roma di Luis Enrique, con i terzini costantemente fuori luogo ed in ritardo nei ripiegamenti, con un Bonucci in stato confusionale.
Ma c'è dell' altro, anche in fase di possesso palla e di costruzione del gioco, la squadra sembrava spaccata in due tronconi: Balotelli e Cassano in avanti e tutti indietro, a verticalizzare da lontanissimo.
Perchè? E' presto detto: il centrocampo titolare dovrebbe essere De Rossi, Pirlo, Marchisio e Montolivo, posizionati a rombo.
Riflettendo sulle posizioni da loro occupate nelle squadre di club, noteremo che 3 su 4 giocano davanti alla difesa, pronti ad impostare il gioco: De Rossi nella Roma, Montolivo nella Fiorentina ed infine Pirlo nella Juventus. E' per questo che il gioco azzurro risulta troppo schiacciato verso il basso, per via delle inclinazioni naturali di posizione assunte dai suddetti calciatori, e le verticalizzazioni partono da lontano per ovvia conseguenza.
I successi della Juve sono nati dalla libertà assoluta di Pirlo, che per essere garantita e sfruttata al massimo, ha necessitato di un cambio di modulo per offrirgli due scudieri, Vidal e Marchisio di quantità e qualità. Nell' Italia, Pirlo non ha tutta la libertà che gode in bianconero, e spesso si pesta i piedi con De Rossi o Montolivo (eterna promessa sempre ancora acerba).
La critica già invoca il 3-5-2 di matrice bianconera, e il ct pare ci stia pensando.
Buffon, Chiellini, Bonucci, Barzagli, Lichtsteiner, Marchisio, Pirlo, Vidal, De Ceglie, Vucinic, Quagliarella sono tanto più forti di Buffon, Chiellini, Bonucci, Barzagli, Maggio, Marchisio, Pirlo, De Rossi, Balzaretti, Cassano, Balotelli? 
Non crediamo, dunque largo allo schema Juve per liberare Andrea Pirlo e largo al gioco simil juventino che quest' anno ha incantato in tutti gli stadi d' Italia.
Prima di rimediare ulteriori batoste, in un periodo che già fuori dal campo, ce ne regala una al giorno. Prandelli che è uomo saggio, saprà seguire questa linea.
Scommettiamo?