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lunedì 5 ottobre 2015

FMF PUB - BIRRA NUMERO 7


Un pub, due amici e due birrette. E le immancabili chiacchiere sul campionato. Vietati i non lo so e i buonismi, la regola numero uno del FMF Pub è esporsi, una risposta netta e ben motivata. Oggi rispondono alle mie domande Big_Snoop (BS) e Mancio2 (M2).

1) Scegliamo la birra. Che birra prendi?
BS: Sierra Nevada Pale Ale, ho un debole per i luppoli americani. 
M2: Ovviamente un'Ichnusa, ghiacciata.

2) Milan-Napoli 0-4. In estate il Milan ha preferito prendere Mihajlovic e non Sarri. Ti svegli stamattina e sei Galliani. Un incubo in pratica. Cosa pensi? Che hai sbagliato l'allenatore o la campagna acquisti o è stata solamente una partita storta?
BS: Sono Galliani razionale, e penso: mi dimetto, in quanto il paradosso della coabitazione con la figlia del Pres è assolutamente insostenibile, perché per anni ho perso la faccia raccontando in giro delle esigenze di bilancio comprando cessi calcistici a 0 che - ovviamente - hanno fatto più pena che altro. Ed inoltre, per manifesta inadeguatezza, perché neanche coi soldi riesco a chiudere una trattativa in maniera convincente, perché non posso sbagliare scelta tecnica per 3 stagioni di fila, perché a pagare le clausole rescissorie sono bravi tutti, ma mentre gli altri fanno gli affari a 0 o poco più, io spendo 90 M per avere gli stessi problemi - abbastanza imbarazzanti - dell’anno scorso. Ma sono Galliani irrazionale, quindi mi scuso col Pres, vado a Milanello, striglio la squadra, la metto ancora più sotto pressione, non faccio scudo su Miha dando serenità all’ambiente ed esponendolo alla inutile, ennesima, improduttiva ed estenuante graticola mediatica. Il tutto perché, ovviamente, non mi rendo minimamente conto che tutto questo nasce dai miei errori.
M2: Penserei innanzitutto all'allenatore: io vedo Sarri molto più competente di Miha. Questa è stata una scelta sbagliata a mio avviso. Vado controcorrente dicendo che i soldi spesi per Romagnoli ci stanno tutti, un po' meno quelli per Bertolacci; comunque l'errore maggiore è sul mercato, costellato di trequartisti e punte e senza acquisti di spessore (escluso il sopracitato Romagnoli) in difesa. E a gennaio forse tesserano pure Boateng!

3) Il modo di stare in campo della Fiorentina e del Napoli è sorprendente. Pensi che arriveranno sino in fondo? A me della Viola entusiasma il modo di pressare, ossessivo, del Napoli la difesa alta e il giro palla, mai banale. A te?
BS: A me entusiasma come i tecnici hanno dato lustro a giocatori apparentemente persi, come Borja, Ilicic, Astori, Jorginho, Albiol, Insigne, dati frettolosamente per finiti o eterne promesse. Della Fiorentina apprezzo il sadismo, la fame, la grinta nella prima parte delle partite e la capacità di amministrare nelle seconde. Del Napoli, lo stare in campo compatto, aggressivo, corto ed espressione di una sapiente guida tecnica. Sarri con poco di più di Benitez è riuscito già a far capire quanto è superiore tecnicamente, tatticamente e - soprattutto - umanamente a livello di gestione del gruppo al Cicciobello venuto dalla Spagna. Secondo me entrambe possono arrivare in CL, vediamo poi sul resto.
M2: Della Fiorentina mi sorprende molto la condizione atletica: pressing alto dal 1' al 90' quasi senza pause: si vede la mano di Sousa qui. Del Napoli mi piacciono invece gli schemi offensivi, fatti di inserimenti alle spalle dei difensori che portano spesso al gol, e anche qui si vede la mano di Sarri. Se possono puntare allo scudetto? A mio avviso no, perlomeno allo stato attuale: la Viola ancora deve trovare bene l'amalgama, e soprattutto senza Pepito Rossi in piena forma, la paura di sbagliare è sempre dietro l'angolo; il Napoli non è intervenuto sul mercato in difesa: non si può puntare al tricolore con la coppia Albiol-Koulibaly, ma se a gennaio dovesse esserci qualche acquisto mirato, perché no?

4) Capitolo Juve. Molti la danno già fuori dal giro scudetto, per me resta la favorita. Il livello delle avversarie non pare altissimo, hanno tutte qualche problema, chi di gioco, chi in difesa, chi di personalità. Una vittoria contro il Bologna non fa primavera, ma secondo te la rimonta è possibile?
BS: Non sono d’accordo: il livello delle avversarie è nettamente più alto degli altri anni. Quest’anno oltre alla Roma, alla Lazio in ripresa e comunque terza, hai un'Inter molto più credibile e vincente, una Fiorentina tra le più pericolose in circolazione negli ultimi 20 anni, ed un Napoli che - secondo me - è al momento quella che vedo un passo avanti alle altre. Detto questo, sono di parte sulla Juve, ma tenterò d’essere obiettivo. La rimonta è possibile, ma sarà durissima e potrebbe essere la vera impresa della Juve di Allegri. La squadra c’è, nessuno schiera così tanto talento e gioventù nella metà campo avversaria, e la difesa, eccezion fatta per qualche sbavatura, è sempre la stessa. Tuttavia, perché sarà durissima: perché devi iniziare a vincere in trasferta sui campi delle contendenti. Hai già perso a Roma e Napoli. Con l’Inter a Milano capiremo chi siamo e se è lecito sognare o ridefinire - per questa stagione - gli obiettivi.
M2: La rimonta è possibile, forse non porterà al tricolore, ma al momento attuale vedo difficile che i bianconeri stiano fuori dalla lotta scudetto o dalle coppe europee. Sì, una rondine non fa primavera, ma intanto ieri ha già mangiucchiato due punti all'Inter seconda.

5) Vedere la Roma con quella sorta di 4-4-2 è stata una bella sorpresa. Del Garcia del primo anno cosa è rimasto? Se vedo questa squadra e quella di due anni fa, sinceramente non penso siano guidate dallo stesso allenatore. E' solo un fatto di interpreti cambiati, o l'atteggiamento della squadra è diverso, o Garcia è un po' confuso o semplicemente più accorto tatticamente?
BS: Non lo so, io più guardo questa Roma e più sono convinto che Garcia non sia quello che le serve per vincere. La Roma il primo anno era spavalda, sfrontata, aggressiva e non timorosa. 
Il secondo anno ha messo in evidenza i limiti del tecnico e del gruppo. Il terzo anno sono arrivati grandi nomi dal mercato, e la guida tecnica non è stata cambiata. Qual è il filo conduttore del secondo e terzo anno? Grandi prestazioni accompagnate da grandi e gravi colpi a vuoto. 
Penso che Garcia dopo il primo anno si sia amato troppo, convinto che la propria bravura fosse superiore alle problematiche. Le partite perse male dalla Roma, quelle che hanno aperto le varie crisi degli ultimi anni, sono state tutte propiziate da una formazione drammaticamente sbagliata dal tecnico. Non ultima, la sconfitta in Bielorussa, col tridente leggero nonostante tutto e tutti. Non lo so, non è un grande tecnico per un grande gruppo di talento, come è la Roma quest’anno. Poi magari mi sbaglio, ma non credo ci stupirà diventando quello che non è stato. 
M2: Del Garcia del primo anno resta poco o nulla: le differenze di adesso (o dell'anno scorso) rispetto al primo anno sono molte, ma quella più importante è l' ''effetto sorpresa''. Appena arrivato a Roma, nessun avversario sapeva come giocava Garcia, e infatti il primo anno la squadra, pur arrivando seconda, era esplosiva. Dall'anno scorso invece le altre squadre han preso le misure, e ora non lasciano più molti spazi ai velocisti dei quali Rudi spesso abusa (Gervinho, Ibarbo, Iturbe, Salah se vogliamo prendere ad esame tutto il periodo). Al momento vedo il buon Rudi sia tatticamente accorto che confuso: ha capito che gli avversari hanno inquadrato la sua squadra, ma ancora fatica a comprendere come sorprenderli.

6) Ma l'Inter per cosa può lottare? Tutti quei muscoli, quel gioco farraginoso ma redditizio, alla lunga pagheranno o queste battute d'arresto delle ultime due gare sono il sintomo di altre difficoltà in arrivo?
BS: L’Inter farà bene, perché alla fine contano solo i 3 punti. Con la Fiorentina è stata una notte storta. Con la Samp meritavano la vittoria a mio avviso, anche per gli errori altrui. Un gioco orrendo, ma concreto, è stata già la carta vincente di Mancini al City, per quale motivo non dovrebbe riuscirci in Italia? Ed inoltre, faccio coming out, davanti hai Icardi, mio pupillo assoluto. Trovatemene uno altrettanto forte a quella età, che da solo ti cambia le partite e sta crescendo in maniera sempre più costante, credibile e spaventosa (per maggiori info, l’assist di ieri).
M2: Il nostro obiettivo dichiarato è il 3° posto, e penso che i nostri stiano lottando per quello: ovviamente quello che vien dopo è tutto di guadagnato. Questo gioco farraginoso a me piace: se pagherà, a mio avviso, dipende dall'eventuale contraccolpo psicologico dettato dal punto guadagnato in queste ultime due gare. Il gruppo mi pare molto forte mentalmente (Melo è sicuramente il migliore in questo), però dopo due soli ''stop'' non si può dare un giudizio.

7) Torno su Mihajlovic. Questo Milan, di Mihajlovic cos'ha? Non ha grinta, non ha personalità, tira in porta in pratica mai. Secondo te l'atteggiamento da "sergente di ferro" sta creando qualche casino nello spogliatoio? Li vedo davvero troppo "morti" in campo...
BS: E’ una squadra con un grande potenziale inespresso che deve vincere in poco tempo, non adatta per un progetto di lunga durata, perché l’ambiente logora più di ogni altra cosa. Se mi permetti, faccio un parallelo con la Juve di Conte. il CT per 3 anni è stato un sergente di ferro estremamente pesante. Voci di corridoio riferiscono che - nonostante le vittorie - al momento delle dimissioni, più di un giocatore abbia abbondantemente esultato. Ma con un atteggiamento molto simile ha vinto. Perché? Dov’è la differenza? Perché la Juve del primo Conte era un gruppo di per sè forte ma drammaticamente inespresso, a cui vennero aggiunti - verissimo - alcuni top (Pirlo e Licht) e vinte alcune scommesse di mercato (Vidal e Pogba). Era un gruppo di giocatori con due cojones enormi che poteva reggere una pressione del genere, ovviamente per poco tempo. Il Milan in cui è arrivato Miha è un ambiente depresso, che vive da anni uno stato semicomatoso ai limiti del fallimento, che sogna d’estate e alle idi d’ottobre vuol buttare tutto a mare. A questo sono stati aggiunti alcuni validissimi calciatori, ma non ancora pronti per diverse ragioni al palcoscenico di Milano. Aggiungiamoci una società che da ormai troppo tempo non dà certezze, comprando a metà stagione mezzi giocatori (Boateng? Siamo seri?) destabilizzando i nuovi. Logicamente, questi non sono pronti, non hanno serenità né fiducia, e non credono in loro stessi e nelle potenzialità della squadra. E uno che li bastona ancora di più, che risultati vuoi che possa produrre? Purtroppo, i grandi tecnici sanno anche capire i gruppi e interpretarli. Miha non sembra in grado di farlo, continuando a somministrare medicine inutili ad un paziente sempre più grave. Detto questo lui almeno un’idea ce l’ha, mentre Inzaghi non aveva neanche quella. 
M2: Di Mihajlovic non ha nulla questo Milan: mi pare la squadra anonima di Inzaghi dello scorso anno.

8) Nazionale. Guardo il centrocampo e scuoto la testa. Non mi entusiasmano gli oriundi, ma ieri ad esempio tra Jorginho e Montolivo non c'era partita. E Saponara? Soriano e Bertolacci son davvero più forti di lui? 
BS: Calma. Non facciamo come al solito gli italiani che si innamorano e disinnamorano nell’arco di un mese. Jorginho arriva da due anni di morte, ha fatto bene due mesi. Se si confermerà sarà un grandissimo passo e tornerà utile, ma non abbiamo bisogno di improvvisare convocazioni ora. Montolivo non lo amo, ma è un membro storico del gruppo, e ciò serve a dare stabilità e maturità ad una squadra nella quale - ad esempio - non abbiamo ancora visto il vero Verratti. Un calcio perdente è una costante accozzaglia di talenti senza una spina dorsale solida. Montolivo serve più a quello che ad altro. Saponara lo amo, ma non è semplicemente ancora pronto. Soriano gli è superiore perché più maturo, meno elegante, ma sicuramente con un rendimento molto vicino. Bertolacci è, volente o nolente, uno dei migliori centrocampisti di prospettiva italiani, che deve maturare in gruppo per poter non interrompere la sua crescita (mettici che gioca nel Milan, e non sarà facile quest’anno…). Saponara avrà le sue possibilità, ma non bisogna aver fretta. 
M2: Neanche a me piace la storia degli oriundi, ma li utilizzano tante Nazionali, dunque per non essere svantaggiati dobbiamo farlo pure noi. Il centrocampo non mi convince per niente: mi spiace non vedere un Baselli, un Bonaventura, un Saponara, che lasciano il posto a Pirlo in pre-pensionamento, Soriano che non ha brillato molto in queste ultime uscite e Montolivo che è semplicemente scandaloso.

9) Il conto oggi lo lasciamo alla peggiore squadra vista sinora in Serie A. La mia parte la mollo volentieri a Delio Rossi, ha fatto il suo tempo...e tu?
BS: Il mio personale ballottaggio è tra Milan e Bologna, ma lo vince il Milan. Il Bologna paga una squadra assemblata in fretta, all’ultimo, ma non così male. Non servono tanti “se” perché possa risollevarsi: se Destro si sblocca, se Giaccherini rientra. E attenzione, questi fino al 70' hanno difeso e lottato contro la migliore Juve vista quest’anno in campionato. Diamogli tempo, Rossi non è uno sprovveduto. Il Milan però è molto peggio: penultima difesa del campionato, una montagna di soldi spesi, una guida tecnica sbagliata, una società ai limiti del farsesco, una squadra spompata, priva di idee e di personalità. E attenzione, lo dico da Gobbo vero, a me manca più di ogni altra squadra il vero Milan.
M2: Anche io mollo il conto a Rossi, allenatore che non mi è mai piaciuto. Mi chiedo se la situazione sarebbe potuta essere diversa con Diego Lopez in panchina...

In collaborazione con FMF - Football Manager Forum.

venerdì 13 marzo 2015

UN FUTURO SPUNTATO

Immagine tratta da pianeta-sport.net
Leggevo non più di qualche settimana fa, un interessantissimo libro di Jonathan Wilson ("La Piramide Rovesciata"), dove si raccontava la storia del calcio studiando l'evoluzione delle tattiche di gioco.
Nell'epilogo l'autore si lasciava andare ad una considerazione, che qui riporto "(...) L'allontanamento dagli attaccanti puri, forse, è qualcosa di nuovo, anche se - quantomeno verso la fine della stagione 2007-2008 - rimane comunque un processo sperimentale e non certo definitivo. Forse il 4-6-0, a poco a poco, diventerà un modulo standard (...). Certamente, la sua comparsa fa riferimento alla scomparsa della punta vecchia maniera, soppiantata da un giocatore più versatile, e il passaggio verso l'universalità, si può affermare con una certa sicurezza, è una tendenza sempre più crescente".
Ecco, questa analisi, tenendo presente che lo scritto è stato redatto nel 2008, è sorprendentemente reale e attuale dopo aver visto Fiorentina-Roma di Europa League di ieri sera. Montella e Garcia hanno schierato le rispettive formazioni titolari senza un attaccante di ruolo. Per i Viola son scesi in campo, all'interno di un sistema di gioco molto fluido, tre giocatori offensivi come Joaquin, Ilicic e Salah, due ali e un trequartista in pratica, pronti a creare ed aggredire gli spazi, senza un punto di riferimento centrale. E così la Roma con il suo tridente composto da Florenzi, Ljajic e Iturbe. 
Di fatto è stata una partita imbottita di centrocampisti, e forse ciò che emerge dalle statistiche non è del tutto casuale, con i toscani che tirano 2 volte in porta su 15 tentativi totali, e i capitolini 3 volte nello specchio, su 10 tiri scoccati.
La partita non è stata sgradevole, anzi, molto combattuta e tatticamente accorta, ma l'assenza di una punta si è notata. E' come se si badasse molto ai "barocchismi" tattici e poco alla "sostanza" del buttarla dentro.
Ma anche la squadra più tatticamente barocca d'Europa, il Bayern di Guardiola, non prescinde da un ariete d'area (seppur moderno) come Lewandowski.
Speriamo che l'evoluzione tattica suggerita dal saggio sopra citato non di avveri del tutto, dato che prosegue delineando un futuro con ancor più centrocampisti, la scomparsa quasi totale delle punte, e di conseguenza dei difensori centrali: "(...) Se però le punte si stanno dirigendo sulla stessa strada percorsa in passato dalle ali e dai numeri dieci, la domanda a questo punto è: Chi sarà il prossimo? Forse i difensori centrali? Dopotutto, se non ci sono più centravanti da marcare, la presenza di un secondo centrale difensivo in un 4-4-2 apparentemente potrebbe sembrare superflua, come pure quella di un terzo difensore in un 3-5-2 che debba affrontare un unico attaccante".
Il futuro sarà un'accozzaglia di centrocampisti tecnici e versatili? Un calcio tutto tocchi e tocchetti, con calciatori che tendono ad entrare in porta a forza di passaggi e poca cattiveria sotto rete?
Aiuto, ridateci i vecchi centravanti!

mercoledì 10 dicembre 2014

ITALIETTA NELLE COPPE

Immagine tratta da Ilfattoquotidiano.it
Non siamo tra le Nazioni dominanti in Europa. Lo sapevamo già da tempo, dopo le prestazioni deludenti degli ultimi anni, dopo l'umiliazione del Mondiale brasiliano, dopo la diaspora di campioni attratti da soldi e ambizioni che la nostra serie A non riesce più a proteggere. Questa Champions League sentenzia definitivamente la nostra crisi calcistica, il nostro ufficiale ridimensionamento nel panorama europeo del pallone. E non si può più parlare di sfortuna, di casualità, di campi impraticabili o arbitri contrari: si tratta di scuse, punto e basta.
Roma e Juventus, di gran lunga le migliori formazioni del nostro campionato, escono sconfitte o comunque ridimensionate dopo questi gironi che hanno sancito un'eliminazione amara per i giallorossi e una qualificazione risicata e striminzita per i bianconeri. La squadra di Garcia, più che la qualità, paga la quantità di talento inferiore rispetto ad un Manchester City capace di qualificarsi senza tre elementi come Aguero, Kompany e Yaya Touré, tutti e tre assenti nella sfida di stasera. Ma paga soprattutto il sanguinoso pari di Mosca, molto più doloroso delle sette scoppole prese in casa dal Bayern, che avrebbe sicuramente dato meno pressione ai romanisti. Resta l'impressione positiva di un gruppo in crescita e che, con la giusta esperienza europea, può fare sicuramente progressi e presentarsi alla prossima Champions con maggiori ambizioni.
Gli uomini di Allegri lottano, rischiano e alla fine devono accontentarsi di un punto contro l'Atletico Madrid, strappando all'ultimo il pass per gli ottavi di finale, in un girone in cui secondo molti si poteva quasi ambire al primo posto. L'impressione, in casa o in trasferta, è sempre quella di una squadra che fatica terribilmente, non riesce a imporre il suo gioco o a gestire con serenità un vantaggio acquisito. Contro teste di serie quali Real Madrid, Bayern, Chelsea e Barcellona non si va da nessuna parte, questo è sicuro.
La realtà evidente e lampante è sempre la stessa, senza i mezzi giusti non si va da nessuna parte. Non è solo una questione di soldi o stadi, l'Italia sembra proprio mancare di programmazione e idee per sopperire alle varie mancanze trovando le risorse necessarie in altri modi. In Inghilterra e in Francia si punta molto sul marketing e sui grandi investitori stranieri, in Germania stadi e vivai hanno fatto da traino per la vittoria di un Mondiale, in Spagna le big continuano a rimanere tali senza mai conoscere crisi, e una "piccola" come l'Atletico ha rischiato il clamoroso double Champions-Liga senza avere capitali ingenti o campioni acclamati. Noi non abbiamo nulla di tutto ciò, siamo indietro anni luce con gli stadi, ci stiamo aprendo da pochissimo ad acquirenti stranieri, in quanto a marketing e vivai poi sembriamo letteralmente preistorici.
Se dodici delle sedici ammesse agli ottavi provengono dai quattro Paesi appena citati non possiamo più appellarci al caso. Smettiamola di fingerci grandi, abbandoniamo definitivamente i sogni di grandi risultati internazionali, chiniamo la testa con umiltà e mettiamoci al lavoro per cambiare le cose. Meno chiacchiere e più fatti, per una volta.

martedì 21 ottobre 2014

PERDERE PER CRESCERE

Immagine tratta da lettera43.it
Dal sogno all'incubo, il passaggio è stato davvero breve, lo spazio di una trentina di minuti al fischio d'inizio. Di sicuro questa rimarrà una pagina amara nella storia europea della Roma e del calcio italiano, come accaduto del resto con tutti i tonfi pesanti delle nostre portabandiere in passato. Da qui, però, a iniziare con i soliti disfattismi e con i titoloni catastrofici tipici dei giornalisti nostrani, mi sembra che sia decisamente eccessivo.
E' vero, i giallorossi oggi sono usciti tremendamente ridimensionati e bastonati dal confronto con una delle migliori formazioni europee, il Bayern Monaco di Guardiola. E' vero, la stessa serie A con i suoi massimi dirigenti e organismi deve farsi qualche domanda se la formazione che ha espresso, a mio modo di vedere, il miglior calcio nella penisola dall'inizio della stagione è sembrata una provinciale al cospetto dei potenti del Continente. Tutto vero, ma come da tutte le sconfitte non bisogna abbattersi o andar giù pesante con le critiche, al contrario è molto più costruttivo incassare il colpo e trarre nuova energia per migliorare e andare avanti nel calcio che conta. Mi sembra piuttosto evidente stasera i tedeschi abbiano giocato la partita perfetta o quasi, mentre al contrario la Roma è sprofondata in un vortice negativo che l'ha trascinata sempre più in basso. I veri valori non sono certamente questi, non ci stanno sei gol tra le due squadre, devono esserne consapevoli tutti, in primis Garcia e i suoi ragazzi, che stanno portando avanti un processo importante di crescita e qualità. Non dimentichiamo poi che solo qualche settimana fa tutti incensavano i giallorossi per l'ottimo pareggio conquistato a Manchester contro il City, che teoricamente è un'altra potenza del calcio europeo, per di più con il vantaggio del fattore campo. Totti e compagni hanno cercato di riproporre lo stesso spirito questa sera, non hanno fatto barricate davanti ad una corazzata ma hanno cercato comunque di giocare il loro calcio. E' andata male, e dieci minuti di completo blackout hanno aumentato le dimensioni della sconfitta, ma l'idea era ed è giusta.
Non è snaturando il proprio gioco che si fa strada in Europa, le italiane vincenti hanno sempre avuto un'idea di calcio che hanno portato avanti fino alla fine, magari passando per sconfitte dolorose prima di centrare grandi obiettivi. I margini di miglioramento ci sono e sono evidenti, ma la base è altrettanto solida, ed è quindi giusto imparare la lezione, chinare il capo e andare avanti per questa strada.  E' da queste considerazioni che la Roma dovrà ripartire in Europa, ed è quella la mentalità che deve avere anche la Juventus, uscita anche lei sconfitta nel confronto con quella che è in teoria la più forte del suo gruppo, e chiamata domani ad un'importante risposta in Grecia. Anche i bianconeri devono dare un segnale forte, dimostrare all'Europa che non sono forti solo in Italia, che sono degni di tornare davvero tra le big del continente. C'è bisogno di questo, perché è vero che il nostro campionato non è più quello ricco, spettacolare e vincente di una volta, ma forse è proprio da esempi di gioco e programmazione che si può tornare ad ottenere risultati.
Tra l'altro, c'è un precedente che potrebbe essere esemplare più di tante altre parole: nel 2007, la Roma subì un altro pesante 7-1, in casa del Manchester United di Rooney e Cristiano Ronaldo, anche in quel caso esagerato e bugiardo per il reale valore delle due squadre. I ragazzi di Ferguson sebravano destinati a spazzar via chiunque, ma al turno seguente si trovarono di fronte il Milan, e tutti si ricordano chi fu a vincere e, a fine anno, ad alzare al cielo la Coppa dalle grandi orecchie...

venerdì 17 ottobre 2014

SOMMERSI DALLE CHIACCHIERE

Immagine tratta da educalcio.it e modificata su befunky.com
Help.
Sommersi dalle chiacchiere. Dalle parole, dalle dichiarazioni. E' un'ondata inarrestabile. 
Balotelli che accusa Prandelli di non essere un vero uomo, e dà ragione a Conte sulla sua non convocazione, poi De Sanctis che indica come il "Sistema Juve" sia imbattibile, appoggiandosi alle dichiarazioni di Totti, che aveva suggerito ai bianconeri di giocare un torneo a parte, dato lo smaccato favoritismo arbitrale. E ancora la moglie di Andrea Agnelli, che a sua volta invitava Totti a emigrare, con Buffon che indicava la strada del "non inveire contro il direttore di gara", mentre su Twitter Bonucci invitava i romanisti a "sciacquarsi la bocca". E Garcia che si accorgeva che l'area di rigore della Juve è di 17 metri, mentre Allegri scopriva come la Juve avesse tutti contro.
Basta!
E' una gara a chi la spara più grossa, a chi riesce a ottenere il titolone in prima pagina. Tutti fomentati da televisioni e giornali che altro non aspettano che sbattere a otto colonne polemiche, liti a distanza e frasi ad effetto.
Tutto è distruttivo, bianco o nero (senza riferimenti alla Juventus), di qua o di là. L'obiettività è da tempo accantonata a favore di una continua "guerra tra poveri", che al solito fa sempre il gioco dei ricchi.
Come al tempo dei romani (senza riferimento ai romanisti), con l'Imperatore bello tronfio in tribuna che si divertiva a veder scannare tra di loro i gladiatori.
Insomma, quello che succede la domenica sul terreno di gioco oramai è diventato solo un pretesto per poi parlare, polemizzare e avere altro materiale su cui scontrarsi e fomentare odi e rivalità per i successivi giorni della settimana.
Ogni evento in campo è finalizzato allo scoop. Un infortunio fa già partire il toto sostituto sul mercato, una larga sconfitta reca sempre in fondo all'articolo l'insinuazione del prossimo esonero e i nomi dei sostituti (anche senza avere avuto imbeccate certe). Un'espulsione o un'ammonizione in più per un giocatore in diffida, manda già all'erta i complottisti.
E i gesti tecnici sono usa e getta. Sono belli da rivedere e da consumare entro 4-5 ore da quando accadono, poi stop, e via al più redditizio vociare indistinto di giocatori, ex giocatori, espertoni e dirigenti fomentati da giornalisti con la bava alla bocca.
E l'amore verso il calcio si trasforma in una tensione continua, in un contrapporsi esasperato e nauseante. 
Così è troppo. Siamo sommersi dalle chiacchiere. 
Più campo, meno polemiche. Più gesti tecnici, meno interviste.
Magari si venderà qualche copia in meno, ma si crescerà una generazione più interessata al divertimento in campo, che all'odio, alle polemiche e alle contrapposizioni fuori dal rettangolo di gioco.

venerdì 1 novembre 2013

"MAGICA" COME NON MAI

Immagine tratta da laguidadelcalcio.it
Dieci vittorie su dieci partite disputate, record assoluto per la serie A a girone unico, 24 reti realizzate ed appena una subita, porta di casa ancora inviolata e ben 11 giocatori diversi a segno. Basterebbero solo questi pochi numeri per dare un'idea di quanto sia impressionante quello che sta facendo la Roma in questa nuova stagione di serie A. Un inizio spaventoso, imprevedibile alla vigilia e ancor più strabiliante se si pensa al gioco espresso e all'autorità mostrata in campo. Un exploit che ha sorpreso un po' tutti e sta scaldando sempre di più una piazza e una città in cerca di rivincite e risultati dopo una serie di annate deludenti, e che ha radici proprio nel recente passato, tutt'altro che positivo.
La scorsa stagione era stata altalenante e troppo discontinua, con un cambio di allenatore (da Zeman ad Andreazzoli) a campionato in corso, la seconda esclusione consecutiva dalle Coppe Europee e, ciliegina sulla torta amara, la sconfitta nella Finale di Coppa Italia ad opera degli acerrimi rivali della Lazio, che ha ulteriormente inasprito gli animi e incendiato la piazza. Così, per la terza estate consecutiva in casa Roma si è resa necessaria una rivoluzione, in primis nella dirigenza e in panchina, e poi nella rosa di giocatori. Salutato Franco Baldini, con conseguente cessione dei pieni poteri a Walter Sabatini, e dopo qualche no da parte di nomi eccellenti (Mazzarri, Allegri, Blanc), alla fine si è scelto di puntare su un allenatore semisconosciuto in Italia, ma decisamente apprezzato nel suo paese: Rudi Garcia. Francese di chiare origini spagnole, 49 anni, questo tecnico ha al suo attivo un double Scudetto-Coppa nazionale realizzato con il Lilla nel 2011, e come marchio di fabbrica un gioco offensivo e veloce, con tocchi rapidi e di prima e tanto pressing per interrompere sul nascere le manovre avversarie. Carattere forte e idee molto chiare nella testa, Garcia si è subito presentato ai nuovi tifosi come un allenatore sicuro di sé e in grado di fronteggiare un ambiente ostile e ancora scottato per le ultime delusioni. Le sue indicazioni sono state molto utili per ricostruire e sistemare la squadra, con operazioni di mercato chiaramente ispirate alle sue idee tattiche e tecniche. Così è partita la seconda fase della rivoluzione romana, con tante cessioni, qualcuna anche un po' dolorosa, e acquisti in grado di sostituire e possibilmente non far rimpiangere i partenti.
Gli effetti di questo cambiamento, tecnico e di uomini, sono adesso visibili agli occhi. La difesa, l'anello debole degli anni passati, adesso è uno dei fiori all'occhiello del lavoro di Garcia, con un solo gol incassato, peraltro in trasferta. Merito di alcuni acquisti praticamente a costo zero, come il portiere De Sanctis e il terzino Maicon, e un solo investimento oneroso ma ben giustificato come Benatia. Anche centrocampo e attacco sono stati rinforzati secondo il suo credo calcistico, con la geometria di Strootman e la verve e pericolosità di Ljajic e Gervinho, quest'ultimo considerato una punta di livello modesto in Premier e letteralmente rifiorito in Italia. I gol non sono più a carico dei soli attaccanti, sono andati a segno undici marcatori diversi, e soprattutto nessuno è esonerato dal sacrificarsi e dal lavorare per il gruppo. La vera abilità del tecnico francese però è stata quella di rigenerare e ridare fiducia a giocatori che erano in crisi, criticati dalla piazza o addirittura invitati espressamente ad andarsene. Balzaretti è tornato quello di Palermo dopo un anno in cui è stato praticamente assente, De Rossi è di nuovo Capitan Futuro, il leader e l'esempio in mezzo al campo, Pjanic da nemico per la sua (presunta) cena con il laziale Lulic è il regista e l'uomo in più nella costruzione del gioco, Borriello ha ritrovato continuità, si sacrifica e lotta come mai per la squadra, ed è stato decisivo nella decima vittoria, quella di ieri contro il Chievo. Il resto l'ha fatto l'abile regia di Sabatini, che ha sì sacrificato pedine giovani e importanti come Marquinhos e Lamela, oltre agli odiati e ormai indesiderati Stekelemburg e Osvaldo, ma così facendo ha potuto operare meglio sul mercato, chiudendo per la prima volta con un attivo nonostante i tanti cambiamenti in rosa.
Da tutti questi movimenti e cambiamenti, e non solo, sono scaturite queste dieci vittorie consecutive, un record assoluto per la serie A, e soprattutto una mentalità vincente e una convinzione sempre più grande, che candida questa Roma ad essere una seria pretendente per lo Scudetto. L'assenza dalle coppe potrebbe essere un ulteriore vantaggio nel periodo caldo della stagione, quando le rivali saranno ancora in corsa in Europa e potrebbero perdere energie e uomini preziosi. Il futuro è ancora tutto da scrivere, ma di certo con la guida sicura di Garcia e la leadership di simboli come l'eterno, inimitabile Francesco Totti possono mantenere la squadra con i piedi per terra e far sognare ancora a lungo i tifosi, per rendere questa Roma più "magica" che mai.

lunedì 3 dicembre 2012

PAGELLARIO SERIE A: QUINDICESIMA GIORNATA

Immagine tratta da laprovinciadivarese.it
Torna, dopo una settimana di assenza, la nostra rubrica dedicata ai giocatori che si sono messi in luce in positivo e in negativo in ogni turno di serie A. Vediamo chi sono i migliori e i peggiori di questo quindicesimo turno di campionato.
MIGLIORI
Claudio Marchisio: Aveva detto di sentire questa partita in modo particolare, lui che è nato e cresciuto a Torino ed ha da sempre indossato i colori bianconeri. Un gol nel derby gli mancava, ne aveva segnati nelle giovanili e in primavera ma mai in serie A. Sabato sera si è tolto anche questa soddisfazione, sbloccando la gara di testa con uno dei suoi inserimenti e chiudendola con un perfetto sinistro a incrociare. Dopo alcune prove un po' opache e sottotono, il Principino si riprende d'autorità il palcoscenico, dimostrandosi di gran lunga il migliore nel centrocampo juventino e non facendo pesare la brutta giornata di Pirlo. Fondamentale in mezzo al campo, leader del presente e del futuro bianconero, se torna quello della scorsa stagione tutta la squadra avrà una marcia in più, in campionato e nelle coppe. Voto 8.
Gokhan Inler: Si era presentato lo scorso anno con una maschera da leone e grandi aspettative, ma non sempre le sue prestazioni in campo avevano convinto il pubblico di Napoli e il tecnico Mazzarri. Il regista svizzero di origine turca si è lentamente guadagnato la fiducia di tutti, e soprattutto in questa seconda stagione è diventato un intoccabile nel centrocampo partenopeo. La gara contro il Pescara è stata un esempio delle grandi qualità, tecniche e fisiche, di questo giocatore: corsa e recuperi tutta la partita, ottima gestione dei tempi di gioco, e due gol con altrettante bordate da fuori area, uno più bello dell'altro. Se il suo regista mantiene questo livello di gioco, il Napoli può davvero sognare quello scudetto tanto desiderato e atteso dai tempi di Maradona. Voto 7,5.
Alberto Paloschi: All'esordio in serie A con il Milan nel 2008, ci aveva messo una manciata di secondi a trovare il gol, e tutti avevano previsto un luminoso futuro per questo attaccante, che a molti ricordava per caratteristiche e senso del gol un certo Pippo Inzaghi. Gli infortuni e alcune annate poco positive hanno rallentato notevolmente la sua carriera e non gli hanno permesso di giocare con regolarità ad alti livelli. Con il Chievo sta cercando di ritrovare un posto da titolare in attacco e la continuità sotto porta, e le ultime prestazioni in questo senso sono state incoraggianti. In casa del Genoa ha realizzato la sua prima tripletta in serie A, mettendo in mostra tutto il suo repertorio e regalando tre punti preziosissimi alla sua squadra. A ventidue anni è ancora considerato una promessa, se fisico e fiducia lo sostengono può diventare un bomber interessante nel campionato italiano. Voto 8.
Simone Perrotta: Destro è stato sicuramente decisivo nella vittoria della Roma a Siena con la sua doppietta, ma noi vogliamo premiare un simbolo della squadra, uno dei pochi superstiti del gruppo che con Spalletti e Ranieri ha sfiorato almeno due volte lo scudetto. Non più titolare inamovibile nella squadra giallorossa, in calo di prestazioni negli ultimi anni, Perrotta si è adattato al ruolo di riserva, pronto ad entrare e dare una mano quando viene chiamato in causa. Il gol segnato a Siena è stato decisivo per indirizzare definitivamente la gara, e dare continuità alla serie positiva della squadra di Zeman, lanciata nella sua rincorsa alla Champions League. E in questa rincorsa, due grandi vecchi come lui e Totti possono essere fondamentali per guidare e motivare un gruppo pieno di giovani e nuovi arrivati. Voto 7.
PEGGIORI
Kamil Glik: Questo derby della Mole resterà certamente nella memoria come quello della sua folle espulsione, che ha decisamente indirizzato una gara che sembrava incerta e combattuta. Il robusto difensore polacco si era distinto spesso per essere un marcatore arcigno, talvolta un po' duro e deciso nei suoi interventi, ma comunque corretto. Contro la Juve però, dopo un buon inizio di partita, si è macchiato di un errore gravissimo, con un'entrata killer su Giaccherini, per di più a metà campo, che gli è costata l'espulsione e ha inevitabilmente condizionato la gara del Toro. La foga agonistica e la grinta c'entrano poco con interventi del genere, falli del genere possono anche rovinare una carriera, e meritano di essere sanzionati con punizioni pesanti. Speriamo che impari presto la lezione. Voto 4.
Gli striscioni offensivi: La scorsa settimana erano stati i "tifosi" del Milan a scatenare le polemiche con uno striscione di pessimo gusto su Pessotto, sabato sera i bianconeri non sono stati da meno con un riferimento a dir poco fuori posto e immotivato al Grande Torino, scomparso in un tragico disastro aereo. Questi sono solo gli ultimi due casi in cui lo sfottò e la provocazione sportiva vengono confusi con ignoranza, cattivo gusto e assenza di rispetto per avversari e amanti dello sport. Il rispetto, appunto, una delle componenti fondamentali del calcio e dello sport in genere, un valore che troppe volte viene messo in secondo piano. E' ora che la Lega e le società intervengano in modo deciso contro questa gentaglia, che infliggano punizioni esemplari e applichino maggiori controlli, perché scene del genere sono indegni del mondo sportivo, e un pessimo esempio per tutti. Voto 2.
Mario Sampirisi: In una difesa, quella genoana, che già in altre occasioni ha ricevuto citazioni in negativo nella nostra rubrica, oggi spicca per demeriti questo ragazzo del '92, che nonostante la giovane età sta giocando con grande continuità in questa stagione. Considerato una buona promessa, non solo per la squadra del Grifone ma anche per la Nazionale azzurra del futuro, ha alternato prestazioni molto positive ad altre decisamente meno convincenti, in cui la sua inesperienza è apparsa piuttosto palese. L'ultima gara contro il Chievo rientra proprio in questa categoria: sempre incerto e in ritardo, ha provocato il rigore del vantaggio ospite e sbagliato il fuorigioco sul successivo raddoppio dei veronesi. Bisogna essere pazienti con lui, è giovane e può ancora crescere molto, anche se il momento difficile del Genoa non concede molto tempo e altri errori. Voto 4,5.
Santiago Garcia: Appena sei mesi fa, in quella stessa porta, il difensore argentino che all'epoca giocava nel Novara si era tolto la soddisfazione di segnare il suo primo gol in serie A, tra l'altro contro un avversario di prestigio come il Milan. Ieri, nella sfida del suo Palermo contro l'Inter, Garcia è andato ancora a segno, ma questa volta non ricorderà certo con piacere la rete, visto che l'ha realizzata nella porta sbagliata. E dire che fino a quel momento si era reso protagonista di una buona partita, insieme a tutti i suoi compagni, imbrigliando la manovra della squadra di Stramaccioni e concedendo pochissime occasioni. Poi, su un cross innocuo da destra, ha realizzato il clamoroso autogol che ha deciso la sfida con un intervento goffo e per nulla necessario. Peccato per la squadra e per lui, che dopo un errore simile finisce inevitabilmente tra i cattivi della settimana. Voto 4.