Visualizzazione post con etichetta inghilterra. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta inghilterra. Mostra tutti i post

martedì 12 maggio 2015

JONAH LOMU, QUARANT'ANNI NELLA LEGGENDA

Immagine tratta da vogliosapere.org
Esiste da sempre, in tutti gli sport professionistici, un evento speciale, un momento inatteso, una data che viene ricordata come una sorta di spartiacque, un punto di svolta tra passato e futuro. Nel rugby, senza alcuna ombra di dubbio, la data che tutti ricordano da sempre è il 27 giugno del 1995. Coppa del Mondo in Sud Africa, semifinali, Nuova Zelanda contro Inghilterra. E' la partita che segna l'esplosione mediatica di un ragazzino, appena ventenne, che rompe tutti gli schemi di uno degli sport più antichi di sempre, e fa qualcosa che resterà per sempre nella leggenda: il suo nome è Jonah Lomu.
La storia di questo ragazzo è qualcosa di davvero speciale, un continuo mix di dolore e coraggio, un'eterna lotta contro un destino che non gli ha mai sorriso completamente, ponendolo sempre davanti a prove ardue e difficili da superare. Nato in Nuova Zelanda da una famiglia di origine tongana, Siona (questo il suo vero nome) non vive certamente una giovinezza facile, tra il quartiere pericoloso e pieno di isolani emarginati in cui cresce ed un padre alcolizzato e violento. A salvarlo dalla strada e da una vita pericolosa è l'ingresso, a quattordici anni, in un collegio di rigida disciplina anglicana, in cui il giovane si mette in mostra per il suo fisico davvero fuori dal comune: è alto quasi due metri e pesa oltre cento chili, eppure eccelle nel salto in alto ed è imbattibile sui 100 e 200 metri.
L'atletica sembra il suo futuro, ma un allenatore di rugby lo convince ad entrare nella sua squadra, e Lomu si distingue subito come uno dei migliori talenti emergenti, prima nei tornei a sette, e poi anche in quelli a quindici.
Le sue particolari doti fisiche gli permettono di cambiare ruolo, spostandosi dalla terza linea all'ala, posizione in cui la sua combinazione di potenza e rapidità si rivela strabiliante, rivoluzionando completamente il gioco. Esordiente in Nazionale ad appena diciannove anni, l'estate successiva è protagonista della Coppa del Mondo in Sud Africa. La Nuova Zelanda, in un torneo del genere, è ovviamente la grande favorita, dispone di campioni straordinari come Fitzpatrick, Zinzan Brooke, Mehrtens, Jeff Wilson, ma Lomu conquista presto l'attenzione di tutti a suon di mete. Contro l'Inghilterra, nella già citata semifinale, lascia definitivamente il segno nella storia del rugby, andando a segno quattro volte, la prima dopo aver "scavalcato" di prepotenza ben tre avversari. E' il suo momento di gloria, al quale però non seguirà la vittoria: di fronte al Sud Africa trascinato in campo da Ruan Pienaar e spiritualmente da un immenso Nelson Mandela, gli All Blacks cedono al termine di una durissima battaglia, nella quale neanche il talento di Jonah riesce a lasciare il segno.
Sembra l'inizio di una carriera lunga e strabiliante, paradossalmente rimane ad oggi il suo punto più alto, prima di un lento, sfortunato e impronosticabile declino. A fermare Lomu non è un avversario sul campo, ma un nemico subdolo, che si nasconde proprio in quel corpo che sembra fatto di un'altra materia. Già nel 1996 comincia a soffrire di problemi renali, i primi sintomi di una grave sindrome nefrosica che lentamente comincia ad indebolire e a minare il fisico del ragazzo. Riesce a giocare un'altra Coppa del Mondo, quella del 1999, in cui da ancora una volta spettacolo ma senza ottenere la sperata vittoria, poi all'inizio del 2003 la sua salute peggiora, e deve ricorrere prima alle dialisi e poi ad un trapianto. Torna in campo dopo oltre due anni, con risultati molto inferiori al periodo precedente, e alla fine annuncia per due volte il ritiro, l'ultima e definitiva nel 2010.
Da allora ad oggi, la sua lotta contro la malattia non si è mai fermata, ed è senza dubbio la sfida più difficile che un lottatore come lui potesse affrontare. Nonostante le sofferenze, però, Lomu continua ancora oggi a dimostrare grande dignità e voglia di combattere, e a quarant'anni resta una delle icone della storia del rugby e dello sport mondiale. Trentasette mete con la maglia degli All Blacks, di cui ben quindici in undici partite alla Coppa del Mondo, un record tuttora imbattuto, numeri che dicono tanto ma non raccontano abbastanza della carriera e dell'impatto di Jonah Lomu nel mondo della palla ovale. Ha portato una fisicità ed una potenza mai viste prima, è stato il mito e l'esempio di molti ragazzini che si sono avvicinati a questo sport, e ogni campione di origine isolana che nasce in Nuova Zelanda è inevitabilmente etichettato come "il nuovo Lomu". E anche oggi, quarantenne e lontano dalla gloria del campo, quasi vent'anni dopo aver sconvolto per sempre il modo di giocare a rugby, il gigante dai reni di cristallo ha ancora tanti, tantissimi tifosi che fanno il tifo per lui nella sua ultima, difficilissima battaglia.

mercoledì 23 luglio 2014

L'INGHILTERRA DEGLI ALTRI

Immagine tratta da liquida.it e modificata su befunky.com
L'addio alla propria Nazionale di un monumento come Steven Gerrard senza aver mai raggiunto neppure una semifinale di Europei o Mondiali, fornisce l'occasione di una riflessione sul calcio inglese.
La generazione dei Rio Ferdinand, Frank Lampard, David Beckham, Michael Owen e Wayne Rooney non è mai riuscita ad arrivare in fondo a nessuna competizione per nazionali.
Eppure il talento c'era, e a livello di guida tecnica ci si è aperti anche a mister stranieri, mai superando però la tagliola dei quarti di finale. Dalle semifinali dell'Europeo di casa del '96 raggiunte con Terry Vernables, ci si è affidati a icone inglesi come Glen Hoddle, Kevin Keegan, McClaren e Roy Hodgson e a santoni stranieri come Eriksson e Capello, ma nulla. Non si è usciti dalla mediocrità.
E paradossalmente, mentre la Nazionale colava a picco, la Premier League è cresciuta in maniera esponenziale a livello di attrattività, competitività, investimenti stranieri, marketing e quant'altro.
Stadi all'avanguardia, proprietà estere e squadre di seconda o terza fascia con una potenza economica che le nostre big si sognano.
Allora, perchè la nazionale dei Tre Leoni non funziona?
In Inghilterra il mercato dei calciatori extracomunitari deve sottostare alla concessione del "permesso di lavoro", ossia il giocatore che si trasferisce deve aver disputato almeno il 75% delle ultime gare della propria Nazionale. Tale escamotage ha il fine di portare in Premier solamente atleti definiti "indispensabili", e quindi, si presume, di alto profilo tecnico.
Ma questa forma di "protezionismo" si scontra con un altro dato: solo il 32% dei calciatori della massima divisione inglese è convocabile in Nazionale, percentuale che crolla al 28% considerando le big del campionato. 
Insomma, nel campionato inglese giocano pochi inglesi. In questi anni spesso ci siamo trovati nell'Inghilterra ruoli ultra coperti e ruoli scopertissimi, senza nessun interprete degno (basti pensare al ruolo del portiere). E in più allenano pochi britannici: Wenger, Mourinho, Martinez, Pellegrini, VanGaal, Koeman, Poyet, Pochettino sono stranieri. E sono il 40%.
Gli inglesi hanno inventato il calcio, ma ora soffrono di troppa esterofilia. I dati sono chiari, pochi giocatori e pochi allenatori propri nel proprio campionato. E questo genera poco talento e difficoltà di maturare un chiaro "gioco all'inglese". 
Pep Guardiola ieri ha dichiarato: "Bisogna avere idee proprie, crederci e portarle avanti". Ecco, la Premier League si è farcita di idee di altri, giocatori di altri e mister di altri. E le magrissime figure della Nazionale ne sono solo una naturale conseguenza.

domenica 15 giugno 2014

AZZURRO MONDIALE: LE PAGELLE DI ITALIA-INGHILTERRA

Immagine tratta da maidirecalcio.com
Le formazioni: Nel caldo torrido di Manaus scendono in campo Italia e Inghilterra, nella prima sfida di un girone D che si annuncia più equilibrato del previsto dopo il successo della Costa Rica sull'Uruguay. Gli azzurri confermano la squadra annunciata da tempo, con quel modulo 4-1-3-1-1 così brutto da scrivere che si trasforma in 4-5-1 in fase difensiva, e l'unica novità di Sirigu titolare tra i pali per l'infortunio dell'ultima ora di capitan Buffon. Inglesi che confermano anche loro il 4-2-3-1 annunciato con una sola novità, ovvero la rinuncia a Lallana e l'inserimento di Sterling, con di fatto quattro giocatori d'attacco davanti e l'intenzione, almeno a parole, di fare la partita e mettere in costante difficoltà la difesa azzurra.
La chiave tattica: La mossa di Hodgson si rivela un clamoroso autogol, poiché la fascia sinistra inglese è terribilmente sguarnita, con Rooney poco utile in copertura e Darmian che, in spinta, crea un pericoloso 2 contro 1 insieme a Candreva. E' da quella parte, non a caso, che nasce il gol del definitivo vantaggio azzurro.
Italia: Esordio molto più positivo di quanto ipotizzato per il gruppo di Prandelli, che mantiene i suoi piani di gioco ed è brava a leggere i punti deboli dell'avversario per sfruttarli a suo vantaggio. Controllo del palleggio, verticalizzazioni e imbucate improvvise a sorprendere la difesa, raddoppi e spinta continua sulle fasce. Molto positiva la prova di Sirigu, che non fa rimpiangere Buffon e difende la porta azzurra con la sicurezza del veterano, bene anche Darmian a destra, una spina costante nel fianco della formazione britannica. Molto bravo Candreva, che parte da destra ed è ovunque, prende un palo e poi inventa la rete del 2-1, ottimo anche Marchisio che segna e corre per 90 minuti senza pause. Elogi anche per Balotelli, finalmente positivo come centravanti unico, per il gol e per il lavoro che fa in favore dei compagni, anche se a tratti appare troppo solo. Convince in parte la scelta di Pirlo e Verratti insieme, il secondo in particolare sembra un po' soffocato e non esprime al massimo il suo potenziale, discutibile anche la presenza di Chiellini esterno sinistro, vista l'evidente disabitudine dello juventino al ruolo. Meno felice di tutte la scelta di Paletta, in assoluto il vero anello debole della squadra, saltato spesso e con facilità dagli sguscianti attaccanti inglesi. In sintesi, Italia promossa ma con qualche materia da approfondire un po' meglio.
Voti: Sirigu 7; Darmian 7, Barzagli 6,5, Paletta 5, Chiellini 5,5; De Rossi 6; Candreva 7 (Parolo s.v.), Pirlo 7, Verratti 6 (T. Motta 6), Marchisio 7; Balotelli 6,5 (Immobile 6). Prandelli 6,5.
Inghilterra: In potenza, la squadra potrebbe essere una delle più forti in questo Mondiale, ma in campo mostra alcuni limiti preoccupanti, soprattutto in fase difensiva. Buona partenza, grande abilità quando si tratta di ripartire e puntare la difesa, ma grande ingenuità in copertura e troppi spazi concessi agli azzurri, soprattutto dal lato sinistro. Incerto il portiere Hart, gravemente insufficienti Cahill e Baines, sottotono anche Gerrard in mediana. Si salvano i peperini Sterling e Sturridge davanti, Rooney è meno appariscente e lucido del solito. Occorrerà qualche aggiustamento in quella che, contro l'Uruguay, sembra già una sfida da dentro e fuori.
Voti: Hart 5,5; Johnson 6, Jagielka 6, Cahill 5, Baines 5,5; Gerrard 5,5, Henderson 6 (Wilshere s.v.); Wellbeck 5,5 (Barkley 6), Sterling 7, Rooney 6; Sturridge 6,5 (Lallana s.v.). Hodgson 5,5.
Curiosità: Pur essendo due nobili del calcio mondiale, questa è appena la seconda volta che Inghilterra e Italia si incontrano in una Coppa del Mondo. L'unico precedente nel 1990, quando le formazioni si sfidarono per il terzo posto nel torneo: anche allora, vinse l'Italia 2-1, con reti di Roby Baggio, Platt e Totò Schillaci su rigore.

domenica 5 gennaio 2014

ADDIO EUSEBIO, PANTERA NERA DEL GOL

Immagine tratta da ilpuliciclone.wordpress.com
Il suo nome ispirava terrore ai portieri e ai difensori degli anni Sessanta. I tifosi del Milan, soprattutto quelli meno giovani, ricordano ancora la rete che poteva rovinare loro la festa nella storica partita di Wembley del 1963, in quell'Inghilterra e contro quegli italiani che gli avrebbero riservato più di un'amarezza. Per gli esperti di calcio era "la Pantera Nera" per via delle sue movenze feline e per la sua ferocia sotto porta, oltre che per il colore della sua pelle. Nel suo Paese, il Portogallo, era considerato un eroe nazionale, un simbolo dello sport e non solo. Per tutti era, semplicemente, Eusebio, uno dei più forti attaccanti nella storia del calcio, uno di quei giocatori che davvero nascono una volta ogni tanto.
La sua storia comincia lontano dalle terre lusitane, nella colonia africana del Mozambico, dove nasce nel 1942. Quasi per uno scherzo del destino, la sua carriera si incrocia presto con il calcio italiano, perché il primo allenatore a scoprire il suo talento è Ugo Amoretti, ex portiere di Juventus, Genoa e della Nazionale, che è andato ad allenare in Africa. Segnala il giovane talento a diversi club della penisola, ma nessuno si convince ad investire su questo ragazzino, protetto per di più da una madre che non vuole lasciarlo andar via così giovane. Ha più fortuna il brasiliano Bauer, anche lui ex calciatore, che lo vede durante una tournée della sua squadra in Mozambico e lo raccomanda caldamente al suo vecchio allenatore al San Paolo, l'ungherese Bela Guttman, che adesso siede sulla panchina del Benfica. L'affare si fa, il ragazzo si trasferisce diciottenne in Portogallo, e molto presto entra nei ranghi della prima squadra, perché un simile talento ha bisogno davvero di poco per esplodere. Assiste alla conquista della prima Coppa dei Campioni del Benfica nel 1961, ai danni del Barcellona, l'anno dopo è invece in campo nella finale contro il Real Madrid di Puskas, Gento e Di Stefano, una delle squadre più forti e temute di sempre. Con il punteggio in parità, firma una doppietta con un rigore e una punizione, regalando ai portoghesi la seconda Coppa consecutiva. Ad appena vent'anni è già uno dei giocatori più famosi e importanti del calcio europeo e mondiale.
La sua carriera prosegue con la maglia delle Aquile di Lisbona per quindici anni, scanditi dal numero impressionante di reti che mette a segno in tutti i modi, fino ad arrivare all'incredibile numero di 473 centri in 440 match complessivi con la maglia biancorossa. In Portogallo vince tutto quello che c'è da vincere, il titolo è suo per 11 volte, in 5 occasioni si prende anche la Coppa Nazionale, tutta la Nazione è ai piedi della Pantera Nera, il killer dell'area di rigore, tecnico e acrobatico, nato per segnare, il Mondo stesso lo paragona a Pelé, ritenendolo quasi alla pari con l'asso brasiliano. L'Europa però non gli riserva altre soddisfazioni, di fatto la Coppa Campioni del '62 è il suo primo e unico trofeo continentale. Nel 1963, a Wembley, ha l'occasione di portare la sua squadra ad uno storico tris, ma si trova di fronte il Milan di Rocco, Altafini, Trapattoni e di un altro giovanissimo talento, Gianni Rivera. Segna lui per primo, ma nel secondo tempo la doppietta di Altafini ribalta la partita, e per i portoghesi arriva la sconfitta, per certi versi inattesa. E' la prima volta che l'Italia lo fa piangere, ma non sarà l'ultima, perché due anni dopo è l'altra squadra di Milano, la grande Inter di Herrera, a infrangere nuovamente i suoi sogni di gloria. Nel 1968 disputa la quarta e ultima Finale di Coppa dei Campioni della sua storia, e ancora una volta esce sconfitto dal campo, battuto ai supplementari dal forte Manchester United di George Best, Bobby Charlton e Stiles. 
Proprio contro questi ultimi, due anni prima, era uscito in lacrime dal campo di Wembley. E' il 1966, e per la prima volta il Portogallo partecipa ad una Coppa del Mondo, ospitata in quell'occasione dall'Inghilterra. Eusebio è già famoso, ma dopo questo torneo entra nella leggenda, perché porta i suoi ad un incredibile terzo posto, miglior risultato di sempre ai Mondiali per i lusitani. In girone sconfigge con una doppietta il Brasile di Pelé, ai quarti ribalta con quattro reti l'iniziale 0-3 contro la sorprendente Corea del Nord, che ha fatto fuori l'Italia in girone. In semifinale l'Inghilterra padrone di casa interrompe i suoi sogni di gloria, l'implacabile Stiles lo marca per tutta la partita, lui riesce a procurarsi e segnare il rigore dell'inutile 2-1, ma non basta a vincere la partita, e ancora una volta deve lasciare il campo in lacrime. Quella Coppa del Mondo è l'unico trofeo internazionale disputato con il suo Portogallo, che non riesce più a ripetersi nonostante i suoi gol ed il suo impegno. Eusebio lascia la Nazionale nel 1973 con 41 centri realizzati, un record battuto in tempi recenti solo dal Carneade Pauleta e dal ben più illustre Cristiano Ronaldo. Prima di lui, i lusitani non esistevano nella geografia del calcio, con lui hanno iniziato la crescita che li ha portati ad essere tra le più forti Nazioni d'Europa. 
Ormai a fine carriera, la Pantera Nera ha vinto tutto in Europa, compreso il Pallone d'Oro nel '65 (primo giocatore di colore fino a Gullit nel 1987) e due Scarpe d'Oro come miglior bomber continentale nel '68 e '73. Così decide di girare le Americhe per qualche anno, giocando e segnando per diversi club tra Stati Uniti, Messico e Canada, prima di appendere definitivamente le scarpette al chiodo. Dopo il ritiro sarà il mentore e il punto di riferimento per tanti giovani calciatori portoghesi, la chioccia della Generazione d'Oro dei Figo, Couto, Futre e Rui Costa, e poi di quel Cristiano Ronaldo che è a tutti gli effetti il suo miglior erede. Ha pianto con la Nazionale per la finale persa in casa contro la sorprendente Grecia ad Euro 2004, era sempre con la squadra nell'estate 2012 in Polonia, quando è stato colpito da un ictus che lo ha duramente minato nel fisico. Stamattina si è spento a causa di un arresto cardiaco, a quasi 72 anni, lasciando un enorme vuoto e tanto dolore nel suo amato Portogallo e nel cuore di tutti gli appassionati di calcio, perché una leggenda come lui difficilmente tornerà a calcare un campo di calcio. Addio Pantera Nera, ci mancherai.

mercoledì 16 ottobre 2013

WORLD CUP 2014: CHI C'E' E CHI NON C'E?

Immagine tratta da wikipedia.com
Le qualificazioni alla Coppa del Mondo 2014 sono quasi giunte alla loro conclusione, se si escludono gli spareggi che a novembre definiranno le ultime partecipanti al torneo. Dati alla mano, analizziamo un po' questi risultati e vediamo chi ce l'ha fatta, chi è ancora in corsa e chi invece non parteciperà alla manifestazione.
FAVORITE: Brasile su tutti, perché gioca in casa e perché è in crescita con il ritorno di Scolari. Con lui la Spagna campione uscente e dominatrice in Europa, le promettenti Germania e Olanda e l'Argentina di Messi, in cerca del passo che lo metta definitivamente alla pari con Maradona. L'Italia, come detto da Buffon e Prandelli, parte in terza fila ma può stupire tutti. Più defilata l'Inghilterra, che al di là del nome sembra inferiore alle altre serie pretendenti alla vittoria.
CONFERME: Stati Uniti, Giappone e Corea del Sud, che una volta erano le cenerentole del torneo, e adesso non fanno notizia con la loro presenza nei Mondiali. Conferme anche per Australia e Svizzera, entrambe al terzo torneo consecutivo, e per Honduras e Cile, qualificate anche a Sud Africa 2010. Con un piede in Brasile anche il Ghana, dopo il 6-1 rifilato all'Egitto nell'andata degli spareggi africani.
NOVITA' E RITORNI: Come da tradizione, anche questo Mondiale avrà almeno una prima volta: quello della Bosnia Herzegovina di Dzeko e Pjanic, che dopo due spareggi consecutivi persi tra Mondiali ed Europei agguanta finalmente la qualificazione ad un torneo importante. Tante anche le formazioni che dopo molto tempo tornano ad assaporare il gusto di questa competizione: Iran, Costa Rica ed Ecuador mancavano dal 2006, Russia e Belgio dal 2002, la Colombia addirittura dal 1998. Attenzione proprio a queste ultime tre squadre, la prima perché ospiterà la prossima Coppa del Mondo e ci tiene a fare bene, le altre perché hanno gruppi giovani e talentuosi e possono lasciare il segno.
INCERTE: Appesi agli spareggi i destini di molte formazioni, illustri e non, che dovranno aspettare novembre per conoscere il loro destino. In Europa, tra le otto squadre ammesse Portogallo, Francia e Svezia sono le favorite, ma occhio agli incroci pericolosi, in cui spera soprattutto la sorprendente Islanda per ottenere una storica prima volta. In Africa, detto del Ghana, sono alte le quotazioni di Costa d'Avorio (gioca in campo neutro contro il Senegal, 3-1 l'andata), Nigeria (2-1 in Etiopia, ritorno in casa) e Camerun (0-0 in Tunisia), sogna il Burkina Faso che dovrà difendere in Algeria il 3-2 della prima sfida. Nei playoff misti tra Asia, Oceania e Americhe, favoritissimi il Messico e l'Uruguay, che se la vedranno rispettivamente con Nuova Zelanda e Giordania, avversarie sulla carta non proibitive per loro.
ASSENTI: Nessuno scalpo illustre finora, ma qualche campione rimarrà tristemente a casa quest'estate. In Europa, sono fuori tra le altre la Slovacchia di Hamsik, fatale proprio all'Italia nel 2010, il Galles di Bale, e inoltre Turchia, Serbia, Danimarca, Polonia, Repubblica Ceca e Irlanda, che pure negli ultimi anni erano salite alla ribalta. In Africa, spiccano l'eliminazione del Marocco, dell'eterno incompiuto Mali e del Sud Africa, che aveva ospitato l'ultimo Mondiale. In Asia è ufficiale il ridimensionamento dell'Arabia Saudita, presenza fissa ai Mondiali fino a qualche anno fa, e ancora incompleta la Cina, presente solo nel 2002. Poche sorprese nella Concacaf, in Sud America rimane fuori su tutte il Paraguay dopo quattro Mondiali consecutivi. Svanita già da tempo la favola di Tahiti, che ha giocato la Confederations ma è stata eliminata nelle qualificazioni.
Appuntamento a novembre e, soprattutto, a dicembre, quando il sorteggio dei gironi e gli spareggi ci diranno qualcosa in più su quella che sarà una lunga, bollente estate calcistica.

domenica 30 dicembre 2012

GORDON BANKS, 75 ANNI NELLA LEGGENDA

Immagine tratta da linkiesta.it
7 giugno 1970, Guadalajara, Messico. Si sta disputando la seconda partita del terzo gruppo della Coppa "Jules Rimet" (dall'anno seguente Coppa del Mondo), che vede di fronte l'Inghilterra di Moore e Bobby Charlton, campione uscente, e il Brasile dei fenomeni Pelé, Jairzinho, Rivelino e Tostao. Sono passati appena dieci minuti dal fischio d'inizio, i Sudamericani stanno attaccando senza sosta, il capitano Carlos Alberto imposta un'azione sulla destra, serve l'ala Jairzinho che salta il marcatore Cooper e dal fondo crossa al centro per Pelé, che brucia sul tempo il marcatore Wright e schiaccia la palla nell'angolo di testa. Lo stadio grida "Goal!", il centravanti è già pronto a esultare, ma all'ultimo istante una mano respinge il pallone proprio sulla linea di porta, alzandolo oltre la traversa. L'autore di quella prodezza si chiama Gordon Banks, uno dei più grandi portieri nella storia del calcio, di certo il più amato dagli inglesi, e oggi festeggia 75 anni.
Come per molti ragazzi della sua epoca, anche per Banks il calcio all'inizio è una semplice passione da alternare con le dure ore di lavoro: portiere fin da giovane, gioca in una squadra di minatori quando lascia la scuola e inizia a lavorare, come portatore di carbone prima, e muratore poi. Per caso, viene notato da un osservatore del Chesterfield, squadra di seconda categoria inglese, che gli offre uno stage di tirocinio e, a seguito delle sue buone prestazioni, lo inserisce prima nella squadra giovanile, e poi in quella delle riserve. Dopo il servizio militare in Germania, durante il quale vince un torneo amatoriale con il suo reggimento, Banks riceve il primo contratto da professionista nel Chesterfield, con cui arriva in finale di Coppa d'Inghilterra giovanile, persa contro il fortissimo Manchester United, e debutta in prima squadra nel 1958, nella Terza Divisione del calcio inglese.
Nell'estate del 1959, il Leicester decide di puntare su di lui e lo porta in Prima Divisione, facendolo esordire in campionato quasi subito e consegnandogli la maglia da titolare già nella seconda parte della stagione. Con il suo nuovo club, Banks disputa due finali di Coppa d'Inghilterra (1961 e 1963), entrambe perse, e altre due di Coppa di Lega, con una vittoria nel 1964 e una sconfitta l'anno seguente, e si afferma lentamente come uno dei portieri più forti d'Inghilterra. Già nel giro della Nazionale dal 1962, quando viene convocato per i Mondiali in Cile come terzo portiere, ottiene la fiducia del nuovo tecnico Alf Ramsey, che vuole puntare su di lui per costruire una squadra vincente in vista del Mondiale casalingo. Banks esordisce in Nazionale nel 1963, in una sconfitta casalinga contro la Scozia, e da allora è sempre considerato il titolare nel ruolo del portiere, scelta confermata dalle sue prestazioni in continua crescita. Nel 1966, durante il Mondiale disputato in casa, l'Inghilterra riesce nell'impresa di laurearsi per la prima, e finora unica volta nella storia, Campione del Mondo. Banks si distingue soprattutto nella seconda parte del torneo, disputando due buone partite in semifinale contro il Portogallo di Eusebio e nella finalissima contro la Germania Ovest di Haller, Seeler e Beckenbauer. In tutto il torneo, gli inglesi subiscono appena tre reti, e Banks è uno degli eroi di questo grande trionfo sportivo, che quattro anni più tardi gli varrà il titolo di baronetto.
Dopo il Mondiale, il portiere è tuttavia costretto a cambiare club, perché nelle giovanili del Leicester si mette in mostra un ragazzo, Peter Shilton, su cui il club intende investire molto per il futuro. Banks passa allo Stoke, con cui vince un'altra Coppa di Lega, e intanto continua a difendere egregiamente i pali della sua Nazionale. Negli Europei del 1968, l'Inghilterra si deve accontentare del terzo posto, sconfitta in semifinale dalla sorprendente Jugoslavia, e due anni dopo arriva in Messico per difendere il titolo conquistato in casa quattro anni prima. Durante il girone, è protagonista dello straordinario intervento che abbiamo descritto all'inizio, quando manda il pallone in angolo con un colpo di reni incredibile, tanto da meritarsi i complimenti di Bobby Moore e, dopo la rabbia iniziale, dello stesso Pelé, che dirà in seguito: "In quel momento ho odiato Banks più di ogni altro calciatore, non potevo crederci. Ma quando è passata l'ira, ho dovuto applaudirlo con tutto il cuore. Era la più grande parata che io avessi mai visto." Per la cronaca, il Brasile vincerà comunque la partita con un gol di Jairzinho, ma sarà l'unica rete subita da Banks, imbattuto nelle altre due gare del gruppo. Prima dell'attesa sfida dei quarti di finale, la rivincita della finale del 1966 tra Germania Ovest e Inghilterra, un problema intestinale blocca Banks e lo costringe ad assistere alla partita dall'albergo. Gli inglesi vanno in vantaggio per 2-0, ma un errore del portiere di riserva Bonetti ridà speranza ai tedeschi, che pareggiano e vincono nei supplementari. Il tecnico Ramsey commenterà con rammarico: "Di tutti i giocatori che potevamo perdere, abbiamo perso proprio lui."
La carriera di Banks dura solo un altro paio di anni dopo i Mondiali messicani: nell'ottobre del 1972, mentre torna a casa dopo un allenamento, ha un piccolo incidente con la sua auto. All'inizio non sembra niente di grave, invece il colpo subito danneggia il suo occhio destro, compromettendo così la sua visione bioculare e rivelandosi un ostacolo insormontabile per permettergli di giocare ancora ad alti livelli. Il portiere è costretto a lasciare il club e la Nazionale, con cui ha giocato 73 partite, l'ultima disputata in Scozia, contro la stessa avversaria con cui aveva debuttato, e lo sostituisce proprio quel Peter Shilton che aveva preso il suo posto nel Leicester. Dopo il ritiro forzato, Banks si dedica al ruolo di talent scout e di allenatore per club minori, ritorna anche in porta in alcune occasioni, in Inghilterra e negli Stati Uniti, ma ormai si tratta di prestazioni sporadiche, ben lontane dai suoi anni d'oro.
La sua fama è rimasta inalterata in tutti questi anni, i britannici ancora lo considerano il miglior portiere inglese  di tutti i tempi, e di recente l'IFFHS (Istituto Internazionale di Storia e Statistica del Calcio) l'ha nominato secondo miglior portiere della storia, dietro solo al mitico Lev Jasin e davanti ad un altro mostro sacro come Dino Zoff. Al di là delle statistiche e delle classifiche di esperti e tifosi, rimarrà sempre famoso per la sua straordinaria agilità, per i riflessi e per la concentrazione con cui riusciva a compiere interventi che molti ritenevano impossibili. Proprio come in quel pomeriggio a Guadalajara, quando si superò davanti agli occhi del mondo intero, in quella che è forse la parata più bella nella storia del calcio.

martedì 5 giugno 2012

PrOnOsTiCaNdO "UEFA EU 2012 Poland-Ukraine"




Immagine tratta da passioneinter.com

Il tormentone del calcioscommesse sarà presto sostituito dal calcio giocato.
Partono infatti gli Europei di Polonia ed Ucraina, e noi poveri scommettitori ci diletteremo nuovamente a pronosticare tutto quello che si può come semplice passatempo.

Iniziamo con le  prime vittorie che sembrano più agevoli nei gironi eliminatori:
POLONIA - GRECIA 1
I padroni di casa non falliranno la partita inaugurale. Ottimi elementi nel team e un ottimo bomber.

OLANDA - DANIMARCA 1
L'Olanda partirà e arriverà a mille, azzardiamola, anzi, già finalista.

ITALIA - CROAZIA 1
Tra le polemiche gli azzurri si troveranno già a dover ottenere 3 punti per forza e non sbaglieranno.

SPAGNA - REP.IRLANDA 1 
Magari la prima sarà prima un pareggio e anche la Spagna dovrà far bottino pieno alla seconda.

DANIMARCA - GERMANIA 2
Pronostico sicuro sarebbe il gol o l'over, ma i tedeschi in un girone di ferro hanno i 3 punti + agevoli.

INGHILTERRA - UCRAINA 1 
Della top six è il risultato meno sicuro, però l'Ucraina grandi cose non ha mai fatto. 1a0?


Proseguiamo con scommesse "simpatiche" lanciate dai bookmakers, come pronosticare chi segna di più fra due giocatori di selezioni differenti:
SCHWEINSTEIGER - GERRARD 1. 
Il tedesco ha il vizio del gol e un ottimo tiro, prenderà lo specchio almeno un paio di volte nell'Europeo.
GOMEZ - VAN PERSIE 2
Da questi due nomi forse uscirà anche il capocannoniere. Favorito l'olandese.
MUELLER THOMAS - SNEIJDER 1
Una  punta contro un classico numero 10. La sfida è bella ma Mueller se titolare promette almeno 2 gol.
OLIC - LEWANDOWSKI 2
Trascinato dal giocare in patria contro tanti compagni e avversari tedeschi, il polacco non fallirà.
IBRAHIMOVIC -CRISTIANO RONALDO 2
Il portoghese avrà a disposizione un paio di rigori, Ibra invece non indosserà la maglia del Milan.

Infine analizziamo le due favorite di ogni girone:
GRUPPO A : POLONIA e RUSSIA 
GRUPPO B : GERMANIA e OLANDA
GRUPPO C : SPAGNA e ITALIA
GRUPPO D : INGHILTERRA e SVEZIA (facciamo fuori la Francia nostra eterna rivale).

Divertiamoci con primi marcatori, risultati esatti e chi più ne ha più ne metta, ma non dimentichiamo che per noi è solo un puro divertimento.
Giocate responsabilmente.