Visualizzazione post con etichetta Francia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Francia. Mostra tutti i post

martedì 1 luglio 2014

MONDIARIO DIA 20

Immagine tratta da dailymail.co.uk e modificata su befunky.com
Diario Mondiale. Giorno 20.
La Germania va ai quarti. Scontato. Meno scontata la partita. Ancor meno scontata la tattica usata per arrivarci: la confusione. 
Il portiere Neuer schierato come Becken-Neuer, a fare il libero, a spazzare al limite dell'area, come solo il mitico Franco Mancini nel Foggia di Zeman.
I difensori centrali Howedes e Mustafi messi a fare i terzini di spinta che non sapevano spingere. Con il risultato di imbottigliare il gioco senza sbocchi.
Il capitano Lahm che è un terzino destro, piazzato a fare il mediano davanti alla difesa.
Ozil, Gotze e Muller a fare le punte, poi anche Schurrle, anche se attaccanti puri non sono.
Per tacere dell'epic fail della punizione di Muller (foto in alto) che cade goffamente (apposta?) nel batterla, che lascia inorriditi spettatori, avversari e forse pure compagni di squadra.
E in questa confusione l'Algeria ci è andata a nozze, mostrando la fame di cui parlavamo ieri (anche forse per la storia del Ramadan). La sensazione era che con un contropiede ben fatto i tedeschi oggi sarebbero tornati a casa, e pure con merito.
Probabilmente sono la squadra più forte, se schierati nel giusto modo, senza incaponirsi con il tiki-taken e mettendo ogni panzer nel suo ruolo naturale. Così scoprono il fianco al contropiede. Alla grandissima proprio. Essere arrivati ai supplementari con gli algerini dev'essere un campanellone d'allarme in questo senso.
Incontreranno la Francia, che ha eliminato la Nigeria. La Nigeria ha corso, è stata volenterosa, ma quando era il momento di concludere, niente, non era cosa loro. E il fallaccio killer di Matuidi che ha rotto tibia e perone a Onazi (foto in basso, solo giallo per lui!) ha cambiato la partita. Il mediano laziale era fondamentale nel reggere gli attacchi dei blu transalpini. Che difatti hanno sfondato, con Pogba e un autogol. 2-0. E' il Mondiale delle squadre che escono agli ottavi a testa alta.
Oggi è la giornata di Messi. Per me ne mette tre, tanto per far capire chi è il più forte. Argentina-Svizzera 4-2 (Messi, Messi, Drmic, Messi, Higuain, Drmic). In serata si preannunciano altri supplementari, tra Belgio e Stati Uniti. Il Belgio è forte, ma non convince nel gioco. Gli Usa sono organizzati e attenderanno difendendosi in ventitrè. 1-1 (Mertens, Jones) e ai rigori la spunteranno gli americani. Ecco il risultato a sorpresa degli ottavi.
Immagine tratta dal profilo Twitter di Sky.

mercoledì 16 ottobre 2013

WORLD CUP 2014: CHI C'E' E CHI NON C'E?

Immagine tratta da wikipedia.com
Le qualificazioni alla Coppa del Mondo 2014 sono quasi giunte alla loro conclusione, se si escludono gli spareggi che a novembre definiranno le ultime partecipanti al torneo. Dati alla mano, analizziamo un po' questi risultati e vediamo chi ce l'ha fatta, chi è ancora in corsa e chi invece non parteciperà alla manifestazione.
FAVORITE: Brasile su tutti, perché gioca in casa e perché è in crescita con il ritorno di Scolari. Con lui la Spagna campione uscente e dominatrice in Europa, le promettenti Germania e Olanda e l'Argentina di Messi, in cerca del passo che lo metta definitivamente alla pari con Maradona. L'Italia, come detto da Buffon e Prandelli, parte in terza fila ma può stupire tutti. Più defilata l'Inghilterra, che al di là del nome sembra inferiore alle altre serie pretendenti alla vittoria.
CONFERME: Stati Uniti, Giappone e Corea del Sud, che una volta erano le cenerentole del torneo, e adesso non fanno notizia con la loro presenza nei Mondiali. Conferme anche per Australia e Svizzera, entrambe al terzo torneo consecutivo, e per Honduras e Cile, qualificate anche a Sud Africa 2010. Con un piede in Brasile anche il Ghana, dopo il 6-1 rifilato all'Egitto nell'andata degli spareggi africani.
NOVITA' E RITORNI: Come da tradizione, anche questo Mondiale avrà almeno una prima volta: quello della Bosnia Herzegovina di Dzeko e Pjanic, che dopo due spareggi consecutivi persi tra Mondiali ed Europei agguanta finalmente la qualificazione ad un torneo importante. Tante anche le formazioni che dopo molto tempo tornano ad assaporare il gusto di questa competizione: Iran, Costa Rica ed Ecuador mancavano dal 2006, Russia e Belgio dal 2002, la Colombia addirittura dal 1998. Attenzione proprio a queste ultime tre squadre, la prima perché ospiterà la prossima Coppa del Mondo e ci tiene a fare bene, le altre perché hanno gruppi giovani e talentuosi e possono lasciare il segno.
INCERTE: Appesi agli spareggi i destini di molte formazioni, illustri e non, che dovranno aspettare novembre per conoscere il loro destino. In Europa, tra le otto squadre ammesse Portogallo, Francia e Svezia sono le favorite, ma occhio agli incroci pericolosi, in cui spera soprattutto la sorprendente Islanda per ottenere una storica prima volta. In Africa, detto del Ghana, sono alte le quotazioni di Costa d'Avorio (gioca in campo neutro contro il Senegal, 3-1 l'andata), Nigeria (2-1 in Etiopia, ritorno in casa) e Camerun (0-0 in Tunisia), sogna il Burkina Faso che dovrà difendere in Algeria il 3-2 della prima sfida. Nei playoff misti tra Asia, Oceania e Americhe, favoritissimi il Messico e l'Uruguay, che se la vedranno rispettivamente con Nuova Zelanda e Giordania, avversarie sulla carta non proibitive per loro.
ASSENTI: Nessuno scalpo illustre finora, ma qualche campione rimarrà tristemente a casa quest'estate. In Europa, sono fuori tra le altre la Slovacchia di Hamsik, fatale proprio all'Italia nel 2010, il Galles di Bale, e inoltre Turchia, Serbia, Danimarca, Polonia, Repubblica Ceca e Irlanda, che pure negli ultimi anni erano salite alla ribalta. In Africa, spiccano l'eliminazione del Marocco, dell'eterno incompiuto Mali e del Sud Africa, che aveva ospitato l'ultimo Mondiale. In Asia è ufficiale il ridimensionamento dell'Arabia Saudita, presenza fissa ai Mondiali fino a qualche anno fa, e ancora incompleta la Cina, presente solo nel 2002. Poche sorprese nella Concacaf, in Sud America rimane fuori su tutte il Paraguay dopo quattro Mondiali consecutivi. Svanita già da tempo la favola di Tahiti, che ha giocato la Confederations ma è stata eliminata nelle qualificazioni.
Appuntamento a novembre e, soprattutto, a dicembre, quando il sorteggio dei gironi e gli spareggi ci diranno qualcosa in più su quella che sarà una lunga, bollente estate calcistica.

lunedì 4 febbraio 2013

GLI EROI DELL'OLIMPICO

Immagine tratta da blitzquotidiano.it
Fino a qualche anno fa, immaginare soltanto un esordio del genere sarebbe sembrata pura utopia, un sogno irrealizzabile per chiunque. Affrontare e battere un'avversaria fortissima, vice-campione del Mondo in carica, in una cornice di pubblico degna dei più grandi eventi sportivi e con una prestazione straordinaria per cuore e determinazione, ma anche per organizzazione e tattica. Il Sei Nazioni 2013 dell'Italia di rugby inizia come meglio non si potrebbe, con una vittoria contro gli arcirivali della Francia, una delle formazioni più forti del panorama mondiale, in uno stadio Olimpico vestito a festa ed estasiato dalle prodezze dei suoi nuovi eroi. Davvero, come inizio non si poteva proprio chiedere di meglio.
Già due anni fa, ma nella loro vecchia casa, il Flaminio, gli Azzurri erano riusciti nell'impresa di piegare i transalpini, per un solo punto, con una rimonta incredibile e al termine di una sfida che sembrava più volte persa. Allora, però, si disse che era soprattutto demerito della Francia, scesa in campo con troppa sicurezza e incapace di fronteggiare l'improvvisa piega che aveva preso la partita. Stavolta, si può solo parlare di merito dell'Italia, scesa in campo con la determinazione di chi è stanco di ricevere tanti complimenti per l'impegno e la voglia, ma di tornare sempre a casa con una sconfitta e tanti punti subiti. La squadra, guidata proprio da un francese, Jacques Brunel, ha fatto capire subito che non era scesa in campo per fare da sparring partner: pochi minuti, e il capitano Parisse va in meta dopo una splendida azione di Orquera, che buca la difesa avversaria e serve il compagno libero. La Francia prova a reagire, va in meta a sua volta, ma un drop e un calcio di punizione ancora di Orquera mantengono avanti gli Azzurri, che stanno bene in campo e sembrano estremamente concentrati. Nel finale del primo tempo, però, gli avversari sembrano riorganizzarsi, giocano con maggiore pazienza, e trovano un'altra meta che li riporta in vantaggio. Nel secondo tempo, l'Italia torna a premere, ma non sembra in grado di sfondare, ed è anzi la Francia ad allungare a più cinque con un calcio di punizione.
E' a quel punto che, in pochi minuti, la partita trova la sua svolta decisiva, attraverso due episodi chiave. Prima, Michalak sbaglia l'unico calcio della sua partita, che avrebbe allungato ancora di più le distanze tra le due squadre e avrebbe potuto demoralizzare gli Azzurri. Subito dopo, l'Italia fa vedere tutti i suoi progressi con una grande azione di ripartenza dopo l'ennesimo affondo francese, conclusa da un altro passaggio vincente dell'ottimo Orquera (alla fine Man of the Match), che manda in meta Castrogiovanni e trasforma per il sorpasso. I transalpini accusano il colpo, provano a reagire ma trovano di fronte il muro azzurro che non vuole cedere, anzi a una decina di minuti dal termine subiscono un altro drop, stavolta di Burton, e sono quindi obbligati a cercare la meta per pareggiare o vincere la sfida. Gli ultimi minuti sono di apnea pura, ma alla fine la trincea italiana non cede, e al fischio dell'arbitro esplode la gioia di tutti, giocatori e spettatori, consapevoli della grande impresa appena compiuta. E' solo la seconda volta che l'Italia inaugura un Sei Nazioni con un successo: l'unico precedente risaliva al 2000, anno di esordio degli Azzurri nella competizione, e allora la vittima fu la Scozia, campione uscente del torneo ma già in chiaro declino, come confermano questi ultimi anni.
Le similitudini tra quella vittoria e questa, però, sono estremamente poche, visti gli enormi progressi compiuti dall'Italia in questi tredici anni di Sei Nazioni e di grandi sfide contro le potenze del rugby mondiale. Lentamente, la nostra Nazionale è cresciuta sempre di più, fortificandosi e superando momenti duri, sconfitte pesanti e umiliazioni continue. Negli ultimi anni, poi, lo sforzo della Federazione e degli allenatori è diventato sempre maggiore, prima con l'iscrizione di due squadre nella Celtic League, dove potessero confrontarsi con avversarie di livello più alto, poi con la scelta di un allenatore in grado di sviluppare un gioco offensivo e propositivo, che non si affidasse solo alla forza della mischia. I progressi sono sempre più evidenti, soprattutto a livello mentale, visto che la squadra sembra gestire meglio i momenti di difficoltà e il calo fisico che spesso avevano portato a pesanti debacle negli ultimi minuti delle partite. Certo, se qualcuno inizia a pensare che dopo questa vittoria si può puntare al successo nel Sei Nazioni è fuori strada. C'è ancora tanto lavoro da fare, anche in una vittoria come quella di ieri si possono sempre trovare imperfezioni ed enormi margini di miglioramento, come le rimesse laterali, solo per fare un esempio. Le avversarie sono ancora un gradino più in alto di noi, hanno organici superiori da cui attingere giocatori e sono abituate a giocare sempre sotto pressione e alla vittoria. Ottenere un'altra vittoria e non chiudere il torneo all'ultimo posto sarebbe già un grandissimo successo, oltre ad una conferma della crescita che sta avendo il movimento.
Conferma che potrebbe arrivare già sabato, quando gli Azzurri saranno nuovamente in campo, stavolta lontano dalle mura amiche. Si giocherà a Murrayfield, tempio del rugby scozzese, in cui la nostra squadra ha già ottenuto una prestigiosa vittoria nel 2007, l'unica fuori casa nella storia del Sei Nazioni. Contro di noi, scenderà in campo una Scozia in cerca di risultati e di riscossa dopo un periodo difficile, e consapevole che una sconfitta contro di noi non sarebbe accettabile. Quindi, smaltita l'euforia per la grande vittoria di ieri, già da oggi l'Italia è pronta a tornare al lavoro e a preparare la prossima sfida, consapevole che solo con questa mentalità si può arrivare ad aspirare davvero a grandi successi.

giovedì 15 novembre 2012

CONSIDERAZIONI AZZURRE

Immagine tratta da calcio.excite.it
A voler guardare il bicchiere mezzo vuoto, è sufficiente dare un'occhiata ai numeri: quinta sconfitta consecutiva in partite amichevoli per l'Italia di Prandelli (terza consecutiva in casa), ed ennesima sfida casalinga senza vittorie contro la Francia, l'acerrima rivale che non battiamo tra le mura amiche da 50 anni (2-1 nel 1962, doppietta di Altafini). Difesa azzurra non perfetta, che ha subito gol in 11 delle 14 partite disputate in questo 2012, compresi gli Europei di giugno, segno che forse qualcosa va rivisto. Mancavano pedine importanti come Ogbonna e il ritrovato Ranocchia, il trio juventino Barzagli-Bonucci-Chiellini convince a tratti, i terzini sembrano il vero punto debole di questa retroguardia a 4 (forse si potrebbe ritentare la carta della difesa a 3 che tanto va di moda in questa serie A). L'attacco ha l'unica pecca di non riuscire a concretizzare al massimo le tante occasioni create, l'ultima amichevole con più di un gol segnato risale a un anno fa (Polonia-Italia del 2011, 0-2).
Detto questo, non possiamo fare a meno di ricordare che si tratta sempre di amichevoli, anche se di prestigio, e che nelle partite "importanti" l'Italia di Prandelli ha perso una sola volta, nella disgraziata finale degli Europei contro la Spagna, ottenendo 14 vittorie e 6 pareggi tra Qualificazioni agli Europei 2012, Europei e Qualificazioni ai Mondiali 2014. Il gioco tanto voluto dal c.t. continua a vedersi, la squadra azzurra è uscita battuta ma non ridimensionata da questa sfida, e anzi avrebbe meritato di ottenere almeno un pari viste le due traverse colpite e le occasioni create durante la partita. Soprattutto, questa squadra sta mettendo in mostra tanti giocatori giovani e di grande prospettiva, che fino a qualche anno fa avrebbero trovato spazio solo nell'Under 21. Verratti, alla prima da titolare in azzurro, ha fatto vedere buone cose nel primo tempo e ha denotato una grande personalità; deve migliorare ancora, è innegabile, ma ad appena vent'anni ha già i numeri per diventare un degno sostituto di Pirlo. Balotelli ed El Shaarawy si sono mossi bene insieme, il primo ha dimostrato di essere una punta completa che merita forse più spazio da titolare, il secondo ha timbrato la prima rete in maglia azzurra, brillando forse meno delle recenti gare con il Milan ma confermando i suoi numeri. In porta, Sirigu sta maturando in una squadra importante come il Paris Saint Germain, e un palcoscenico illustre come la Champions League servirà molto al ragazzo per confermarsi il primo sostituto del capitano Buffon, e il futuro titolare tra i pali azzurri.
In sintesi: basta con questi commenti da disfattisti, perdere una partita non fa mai piacere, figurarsi contro la Francia, ma non c'era nessuna posta in palio, e tutti sanno che l'Italia è una squadra che in amichevole si concede delle pause, ma quando inizia una competizione gioca sempre e solo per vincere. Lasciamo lavorare Prandelli, che in due anni ha già costruito un'identità di gioco e cerca sempre di ottenere il meglio dai ragazzi pur avendoli a disposizione solo per pochi giorni, visti i tantissimi impegni nei club. Se riesce a formare un gruppo completo, con la sua stessa visione del calcio e con la giusta convinzione tecnica e mentale, moduli e uomini diventeranno un problema secondario.
P.S. Tra le note negative ho dimenticato di segnalare i fischi contro l'inno francese, cancellati per fortuna dai numerosi applausi del resto del pubblico. Vogliamo smetterla una volta per tutte con questi comportamenti antisportivi e odiosi, che non hanno nulla a che fare con lo sport serio e con la vera rivalità?

venerdì 10 agosto 2012

PUNTO OLIMPICO N. 13

Immagine tratta da mkv25.net
Siamo arrivati al tredicesimo appuntamento con la nostra rubrica che vuole premiare i migliori e i peggiori in ogni giornata di questi appassionanti Giochi Olimpici di Londra 2012. Vediamo a chi spettano le nostre citazioni oggi.
I MIGLIORI
Josefa Idem (canoa): Suo marito, Guglielmo Guerrini, ha presentato la finale di stamattina con le parole giuste: "E' come assistere all'ultima direzione d'orchestra del maestro Von Karajan." E' stata un'esecuzione fantastica, degna di una fuoriclasse assoluta, di quelle che nascono una volta ogni cinquant'anni, se non di più: a quasi quarantotto anni Josefa è partita piano e ha sparato tutto quello che aveva nella fase finale, mancando di soli 30 centesimi la medaglia, la sesta della sua meravigliosa carriera. Ma per noi lei ha già vinto, l'abbiamo detto e lo ripetiamo anche oggi: avere voglia dopo tanti successi e dopo una carriera così lunga di mettersi ancora in gioco, di competere in maniera più che onorevole contro ragazze che potrebbero essere sue figlie, sono già di per sé un successo strepitoso. La medaglia sarebbe stato un di più, a cui in fin dei conti si può anche fare a meno dopo quello che ha già dimostrato. Una grande chiusura per una carriera esemplare, per certi versi irripetibile, e per un'atleta e una donna davvero straordinaria.
Martina Grimaldi (nuoto): Dopo tante delusioni più o meno annunciate, accompagnate da un lunghissimo e fastidioso strascico di polemiche, finalmente il nuoto azzurro è riuscito a togliersi una soddisfazione: il terzo posto della nuotatrice bolognese nella 10 chilometri di fondo rappresenta infatti la prima medaglia in queste olimpiadi, e rompe un digiuno che stava diventando preoccupante. Le speranze di un risultato importante c'erano, perché Martina si è presentata a Londra con una serie di risultati importanti negli ultimi anni, come l'oro mondiale del 2010, quello europeo dell'anno seguente e l'argento ai Campionati del Mondo del 2011. E' rimasta tra le prime del gruppo fin dalle prime bracciate, ha controllato la situazione e tenuto il ritmo di tutte le avversarie, cedendo solo un po' nel finale alla grande volata per l'oro e prendendosi un bronzo più che meritato. La sua medaglia, oltre ad essere la prima del nuoto azzurro in queste Olimpiadi, è anche la prima per un atleta italiano nel fondo, un motivo in più per essere soddisfatti di Martina.
Fabrizio Donato (atletica): Dopo la triste squalifica per doping di Schwazer, e con l'assenza per infortunio della Di Martino, le massime speranze dell'atletica italiana per portare a casa una medaglia erano tutte sulle spalle del triplista azzurro. Del resto, le prestazioni in questa stagione erano state molto positive: dopo una lunga serie di piazzamenti, con tante buone gare nei tornei indoor ma alcune difficoltà nell'outdoor, agli Europei era arrivata un'importantissima medaglia d'oro, che lo poneva tra i favoriti per le Olimpiadi. Le buone sensazioni sono state confermate oggi, con una serie di salti molto buoni che gli hanno permesso di entrare senza problemi tra i primi otto al Mondo, e poi di prendersi una prestigiosa medaglia di bronzo. A trentasei anni, per Fabrizio questo è il giusto coronamento di una carriera importante, che gli vede detenere anche il record italiano nel salto triplo. Ed è positiva anche la presenza di Daniele Greco al quarto posto nella stessa gara: potrebbe rappresentare una sorta di passaggio di corsie, con il giovane pronto a prendere il testimone del compagno più esperto? Speriamo proprio di sì.
Usain Bolt (atletica): C'è chi entra nella storia dello sport in silenzio, quasi in punta di piedi; lui ci è entrato a modo suo, vale a dire a tutta velocità e con la sua solita aria da guascone. Tutti i dubbi sulla sua preparazione, sulle sue reali motivazioni, sulla crescita dei suoi avversari sono stati spazzati via in meno di 30 secondi, per la precisione 9.63 nei 100 metri e 19.32 nei 200. Bolt è il signore assoluto della velocità, adesso non ci sono più dubbi, e con questo successo diventa il primo atleta a realizzare la doppietta 100-200 metri in due Olimpiadi consecutive, arrivando così al quinto oro olimpico della sua fantastica carriera. Oggi ha dato un'altra dimostrazione di forza, partendo a mille e tenendo a bada la tentata rimonta del suo amico e connazionale Blake, con gli ultimi venti metri fatti quasi al rallentatore, come a dire che poteva fare ancora di più. Se Carl Lewis era il figlio del vento, Usain potrebbe essere il vento in persona, vista la velocità che riesce a raggiungere. Impressionante, non ci sono altre parole per definirlo.
I PEGGIORI
La Francia femminile (calcio): Arrivare al quarto posto in un'Olimpiade costituisce comunque un grande risultato, soprattutto in uno sport che non ha mai vantato una grande tradizione come il calcio femminile, ma ben difficilmente le francesi andranno a dormire soddisfatte questa notte. Negli ultimi anni la Nazionale transalpina aveva mostrato notevoli progressi, ottenendo prima un quarto posto agli Europei del 2009 e poi un ottimo quarto posto ai Mondiali del 2011, che le era valso la partecipazioni a queste Olimpiadi. Vittoriose a sorpresa contro le quotate svedesi nei quarti, sconfitte in semifinale dalle giapponesi campionesse del Mondo, le francesi si sono giocate il bronzo contro le canadesi, e non hanno demeritato, giocando una bella partita ma mancando di precisione e freddezza sotto porta. E nel calcio, si sa, chi sbaglia paga: a 30 secondi dalla fine della partita, la rete della Matheson ha condannato la Francia alla sconfitta e alla medaglia di legno. Una vera beffa per le transalpine, che avranno sempre il rimpianto per le tante occasioni sbagliate e per aver fatto giocare la loro miglior giocatrice, Camille Abily, solo nel secondo tempo.
Hu Yadan (tuffi): Chi ha assistito oggi ai suoi primi due tuffi avrà certamente dubitato che questa ragazza fosse davvero cinese. Due esecuzioni completamente sbagliate, una più brutta dell'altra, pesantemente penalizzate dai giudici e che le valevano un incredibile ultimo posto nella finale dalla piattaforma 10 metri. Povera Hu, che a soli sedici anni si trova già a gareggiare contro le migliori atlete del Mondo e deve tenere alta la bandiera di una Nazione a cui manca davvero poco per fare en-plain nelle otto specialità olimpiche dei tuffi. Dopo aver ottenuto un argento nei Mondiali di Shangai dello scorso anno, la giovanissima cinese aveva già dimostrato di non essere molto tranquilla nei turni precedenti, chiusi al sesto e nono posto, e oggi in finale non è riuscita a vincere la tensione. Dopo gli errori si è ripresa, e con tre tuffi ottimi è risalita fino al nono posto finale, ma è rimasta comunque l'unica cinese a non aver vinto una medaglia in queste Olimpiadi. Vista l'età, avrà sicuramente modo di rifarsi in futuro
Noemi Batki (tuffi): Per alcuni minuti ci ha fatto sperare, perché in una gara piena di errori e di imperfezioni la tuffatrice ungherese di nascita ma ormai italiana a tutti gli effetti è stata una delle più precise e regolari. Partita senza grandi speranze e ambizioni per arrivare a una medaglia, Noemi ha iniziato la finale 10 metri dalla piattaforma con un primo e un terzo tuffo davvero ottimi, mentre nel secondo, che è sempre stato problematico per lei, ha contenuto i danni con una buona esecuzione. Era terza, con le avversarie che continuavano a sbagliare e la medaglia che sembrava incredibilmente vicina. Poi, il sogno è svanito, complici un quarto tuffo non eseguito come sa, che le è costato almeno 12 punti in meno del previsto, e un quinto ben eseguito ma con un coefficiente troppo basso per farla restare davanti alle rivali, così si è accontentata dell'ottavo posto finale. Questa era per lei probabilmente la gara della vita, visto come si stavano mettendo le cose, purtroppo nel momento decisivo sono riemersi un po' i limiti di questa ragazza, che osando qualcosa di più avrebbe ottenuto sicuramente maggiori soddisfazioni nella sua carriera.
Christophe Lemaitre (atletica): Aveva rinunciato ai 100 metri, in cui avrebbe avuto poche possibilità di successo, per puntare tutto sui 200 e sperare di compiere la grande impresa: vincere una medaglia olimpica e battere il record europeo sulla distanza, ovvero il mitico 19.72 del nostro Pietro Mennea. Le potenzialità ce le aveva tutte, il giovane sprinter francese, visto che è stato il primo atleta bianco a scendere sotto i 10 secondi nei 100 metri e appena un anno fa, nei Mondiali di Daegu, aveva centrato la medaglia di bronzo nei 200 metri con un ottimo 19.80. Purtroppo però, dopo essersi qualificato per la finale olimpica con un buon tempo, Lemaitre non è riuscito a migliorarsi questa sera, chiudendo la sua gara sopra i 20 secondi e con un deludente sesto posto, ben lontano da quel podio che sognava di conquistare. Resiste dunque il tempo del mitico Mennea, che per molti anni è stato record del Mondo e che finora è stato battuto solo da atleti neri. Ma il francese è giovane, e ha tutte le potenzialità per raggiungere il suo obiettivo e togliersi ancora molte soddisfazioni nella velocità.

lunedì 11 giugno 2012

Adieu gran Milàn


Adieu Thiago Silva.
Il difensore brasiliano ad un passo dal PSG. Al Milan 50 milioni di euro. Al giocatore 9.
È la notizia del giorno.
foto tratta da sportemotori.blogosfere.it
Il condizionale è però d’obbligo, dopo l’affaire Pato, saltato all’ultimo secondo a Gennaio, sempre sull’asse Parigi-Milano.
Si concluderebbe l’affare del terzo millennio, perché la squadra più titolata al mondo andrebbe a vendere il difensore più forte del mondo alla squadra che vorrebbe diventare la più forte, per una cifra astronomica, soprattutto per un difensore.
Adieu al Milan che non vendeva i suoi campioni.
Nel giro di pochi anni vende prima Kakà al Real Madrid, regala Pirlo alla Juve e poi quasi vende Pato al Manchester degli sceicchi.
Adieu al Milan degli invincibili, alla conquista dell’Italia, dell’Europa e del mondo. Dei campioni che rincorrevano il sogno di vestire la maglia rossonera.
Adieu al Dio denaro della famiglia Berlusconi.
Il modo di accaparrarsi giocatori negli anni 80 e 90 sperperando miliardi, come un boomerang, ora, li costringe a cedere ai petroldollari.
Gran Milàn, frase del milanese doc, ad indicare la grandezza della capitale economica dell’Italia, nonostante la nebbia.
Nebbia che ora scende fitta su Milanello, prossimo orfano del vero fenomeno della squadra, dopo gli addii illustri di fine campionato. Sulla testa di Galliani, costretto a parare i malumori del tifo milanista, degli altri big delle squadra ed ad inventarsi un mercato che nonostante questa copiosa entrata, sarà povero di euro.
Alla fine vincono i soldi, quelli illimitati degli sceicchi contro quelli che il Milan di Berlusconi non vuole più spendere-perdere.