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venerdì 10 agosto 2012

PUNTO OLIMPICO N. 13

Immagine tratta da mkv25.net
Siamo arrivati al tredicesimo appuntamento con la nostra rubrica che vuole premiare i migliori e i peggiori in ogni giornata di questi appassionanti Giochi Olimpici di Londra 2012. Vediamo a chi spettano le nostre citazioni oggi.
I MIGLIORI
Josefa Idem (canoa): Suo marito, Guglielmo Guerrini, ha presentato la finale di stamattina con le parole giuste: "E' come assistere all'ultima direzione d'orchestra del maestro Von Karajan." E' stata un'esecuzione fantastica, degna di una fuoriclasse assoluta, di quelle che nascono una volta ogni cinquant'anni, se non di più: a quasi quarantotto anni Josefa è partita piano e ha sparato tutto quello che aveva nella fase finale, mancando di soli 30 centesimi la medaglia, la sesta della sua meravigliosa carriera. Ma per noi lei ha già vinto, l'abbiamo detto e lo ripetiamo anche oggi: avere voglia dopo tanti successi e dopo una carriera così lunga di mettersi ancora in gioco, di competere in maniera più che onorevole contro ragazze che potrebbero essere sue figlie, sono già di per sé un successo strepitoso. La medaglia sarebbe stato un di più, a cui in fin dei conti si può anche fare a meno dopo quello che ha già dimostrato. Una grande chiusura per una carriera esemplare, per certi versi irripetibile, e per un'atleta e una donna davvero straordinaria.
Martina Grimaldi (nuoto): Dopo tante delusioni più o meno annunciate, accompagnate da un lunghissimo e fastidioso strascico di polemiche, finalmente il nuoto azzurro è riuscito a togliersi una soddisfazione: il terzo posto della nuotatrice bolognese nella 10 chilometri di fondo rappresenta infatti la prima medaglia in queste olimpiadi, e rompe un digiuno che stava diventando preoccupante. Le speranze di un risultato importante c'erano, perché Martina si è presentata a Londra con una serie di risultati importanti negli ultimi anni, come l'oro mondiale del 2010, quello europeo dell'anno seguente e l'argento ai Campionati del Mondo del 2011. E' rimasta tra le prime del gruppo fin dalle prime bracciate, ha controllato la situazione e tenuto il ritmo di tutte le avversarie, cedendo solo un po' nel finale alla grande volata per l'oro e prendendosi un bronzo più che meritato. La sua medaglia, oltre ad essere la prima del nuoto azzurro in queste Olimpiadi, è anche la prima per un atleta italiano nel fondo, un motivo in più per essere soddisfatti di Martina.
Fabrizio Donato (atletica): Dopo la triste squalifica per doping di Schwazer, e con l'assenza per infortunio della Di Martino, le massime speranze dell'atletica italiana per portare a casa una medaglia erano tutte sulle spalle del triplista azzurro. Del resto, le prestazioni in questa stagione erano state molto positive: dopo una lunga serie di piazzamenti, con tante buone gare nei tornei indoor ma alcune difficoltà nell'outdoor, agli Europei era arrivata un'importantissima medaglia d'oro, che lo poneva tra i favoriti per le Olimpiadi. Le buone sensazioni sono state confermate oggi, con una serie di salti molto buoni che gli hanno permesso di entrare senza problemi tra i primi otto al Mondo, e poi di prendersi una prestigiosa medaglia di bronzo. A trentasei anni, per Fabrizio questo è il giusto coronamento di una carriera importante, che gli vede detenere anche il record italiano nel salto triplo. Ed è positiva anche la presenza di Daniele Greco al quarto posto nella stessa gara: potrebbe rappresentare una sorta di passaggio di corsie, con il giovane pronto a prendere il testimone del compagno più esperto? Speriamo proprio di sì.
Usain Bolt (atletica): C'è chi entra nella storia dello sport in silenzio, quasi in punta di piedi; lui ci è entrato a modo suo, vale a dire a tutta velocità e con la sua solita aria da guascone. Tutti i dubbi sulla sua preparazione, sulle sue reali motivazioni, sulla crescita dei suoi avversari sono stati spazzati via in meno di 30 secondi, per la precisione 9.63 nei 100 metri e 19.32 nei 200. Bolt è il signore assoluto della velocità, adesso non ci sono più dubbi, e con questo successo diventa il primo atleta a realizzare la doppietta 100-200 metri in due Olimpiadi consecutive, arrivando così al quinto oro olimpico della sua fantastica carriera. Oggi ha dato un'altra dimostrazione di forza, partendo a mille e tenendo a bada la tentata rimonta del suo amico e connazionale Blake, con gli ultimi venti metri fatti quasi al rallentatore, come a dire che poteva fare ancora di più. Se Carl Lewis era il figlio del vento, Usain potrebbe essere il vento in persona, vista la velocità che riesce a raggiungere. Impressionante, non ci sono altre parole per definirlo.
I PEGGIORI
La Francia femminile (calcio): Arrivare al quarto posto in un'Olimpiade costituisce comunque un grande risultato, soprattutto in uno sport che non ha mai vantato una grande tradizione come il calcio femminile, ma ben difficilmente le francesi andranno a dormire soddisfatte questa notte. Negli ultimi anni la Nazionale transalpina aveva mostrato notevoli progressi, ottenendo prima un quarto posto agli Europei del 2009 e poi un ottimo quarto posto ai Mondiali del 2011, che le era valso la partecipazioni a queste Olimpiadi. Vittoriose a sorpresa contro le quotate svedesi nei quarti, sconfitte in semifinale dalle giapponesi campionesse del Mondo, le francesi si sono giocate il bronzo contro le canadesi, e non hanno demeritato, giocando una bella partita ma mancando di precisione e freddezza sotto porta. E nel calcio, si sa, chi sbaglia paga: a 30 secondi dalla fine della partita, la rete della Matheson ha condannato la Francia alla sconfitta e alla medaglia di legno. Una vera beffa per le transalpine, che avranno sempre il rimpianto per le tante occasioni sbagliate e per aver fatto giocare la loro miglior giocatrice, Camille Abily, solo nel secondo tempo.
Hu Yadan (tuffi): Chi ha assistito oggi ai suoi primi due tuffi avrà certamente dubitato che questa ragazza fosse davvero cinese. Due esecuzioni completamente sbagliate, una più brutta dell'altra, pesantemente penalizzate dai giudici e che le valevano un incredibile ultimo posto nella finale dalla piattaforma 10 metri. Povera Hu, che a soli sedici anni si trova già a gareggiare contro le migliori atlete del Mondo e deve tenere alta la bandiera di una Nazione a cui manca davvero poco per fare en-plain nelle otto specialità olimpiche dei tuffi. Dopo aver ottenuto un argento nei Mondiali di Shangai dello scorso anno, la giovanissima cinese aveva già dimostrato di non essere molto tranquilla nei turni precedenti, chiusi al sesto e nono posto, e oggi in finale non è riuscita a vincere la tensione. Dopo gli errori si è ripresa, e con tre tuffi ottimi è risalita fino al nono posto finale, ma è rimasta comunque l'unica cinese a non aver vinto una medaglia in queste Olimpiadi. Vista l'età, avrà sicuramente modo di rifarsi in futuro
Noemi Batki (tuffi): Per alcuni minuti ci ha fatto sperare, perché in una gara piena di errori e di imperfezioni la tuffatrice ungherese di nascita ma ormai italiana a tutti gli effetti è stata una delle più precise e regolari. Partita senza grandi speranze e ambizioni per arrivare a una medaglia, Noemi ha iniziato la finale 10 metri dalla piattaforma con un primo e un terzo tuffo davvero ottimi, mentre nel secondo, che è sempre stato problematico per lei, ha contenuto i danni con una buona esecuzione. Era terza, con le avversarie che continuavano a sbagliare e la medaglia che sembrava incredibilmente vicina. Poi, il sogno è svanito, complici un quarto tuffo non eseguito come sa, che le è costato almeno 12 punti in meno del previsto, e un quinto ben eseguito ma con un coefficiente troppo basso per farla restare davanti alle rivali, così si è accontentata dell'ottavo posto finale. Questa era per lei probabilmente la gara della vita, visto come si stavano mettendo le cose, purtroppo nel momento decisivo sono riemersi un po' i limiti di questa ragazza, che osando qualcosa di più avrebbe ottenuto sicuramente maggiori soddisfazioni nella sua carriera.
Christophe Lemaitre (atletica): Aveva rinunciato ai 100 metri, in cui avrebbe avuto poche possibilità di successo, per puntare tutto sui 200 e sperare di compiere la grande impresa: vincere una medaglia olimpica e battere il record europeo sulla distanza, ovvero il mitico 19.72 del nostro Pietro Mennea. Le potenzialità ce le aveva tutte, il giovane sprinter francese, visto che è stato il primo atleta bianco a scendere sotto i 10 secondi nei 100 metri e appena un anno fa, nei Mondiali di Daegu, aveva centrato la medaglia di bronzo nei 200 metri con un ottimo 19.80. Purtroppo però, dopo essersi qualificato per la finale olimpica con un buon tempo, Lemaitre non è riuscito a migliorarsi questa sera, chiudendo la sua gara sopra i 20 secondi e con un deludente sesto posto, ben lontano da quel podio che sognava di conquistare. Resiste dunque il tempo del mitico Mennea, che per molti anni è stato record del Mondo e che finora è stato battuto solo da atleti neri. Ma il francese è giovane, e ha tutte le potenzialità per raggiungere il suo obiettivo e togliersi ancora molte soddisfazioni nella velocità.

mercoledì 8 agosto 2012

PUNTO OLIMPICO N. 11

Immagine tratta da rosmarinonews.it
Giornata poco positiva per i colori azzurri in queste Olimpiadi di Londra 2012, che per una volta non hanno portato a casa altre medaglie. Vediamo chi sono stati i migliori e i peggiori di oggi.
I MIGLIORI
Josefa Idem (canoa): Credo che siano finiti gli aggettivi per descrivere questa fantastica atleta: con le gare disputate oggi, ha ufficialmente preso parte a ben 8 edizioni consecutive dei Giochi Olimpici, le prime due con la Germania Ovest, le altre con i colori azzurri. Nel 1984, a Los Angeles, aveva appena vent'anni, oggi va per i quarantotto, e gareggia contro atlete che potrebbero tranquillamente essere sue figlie. Eppure, nonostante l'avanzare degli anni, nel K1 500 metri continua a spiegare a tante avversarie come si fa a vincere: un'eliminatoria in scioltezza, senza forzare troppo, una semifinale a tutta forza, imponendosi con il suo ritmo e strappando l'ennesima finale olimpica della carriera. Giovedì mattina tornerà nuovamente in acqua, per giocarsi ancora una volta una medaglia e riscrivere la storia, dopo aver già vinto un oro, due argenti e due bronzi olimpici. E anche se non dovesse arrivare un podio, nessuno potrebbe rimproverare niente a questa fantastica atleta, perché arrivare così in alto a quest'età è già una strepitosa vittoria. Semplicemente immensa, infinita Josefa, un vero esempio di voglia e di tenacia.
Vanessa Ferrari (ginnastica): Merita di essere tra le note positive di oggi, come meritava decisamente di ottenere una medaglia e di ricevere un rispetto maggiore per quanto fatto in questi anni. Esplosa alla vigilia delle Olimpiadi di Pechino, in cui era stata la più giovane tra le atlete azzurre, aveva incontrato molte difficoltà in seguito ad un infortunio, non riuscendo in quell'edizione dei Giochi a dare il massimo. Era andata avanti, nonostante alcune difficoltà e altri problemi fisici, era tornata alla forma migliore e si era presentata a Londra con serie ambizioni di medaglia. Dopo un'ottima prova nella competizione a squadre, si era guadagnata la finale con il terzo punteggio complessivo, il che legittimava le sue velleità di podio. Purtroppo, in finale è arrivata la crudele beffa del quarto posto, benché sia giunta a pari punti con la russa Mustafina: in questi casi, infatti, prevale il voto dell'esecuzione, che è stato più alto per la russa. Una vera delusione, che la povera Vanessa non meritava.
Chris Hoy (ciclismo): Dalla disciplina che ha regalato più soddisfazioni ai padroni di casa, il ciclismo su pista, è arrivato un altro oro per la squadra britannica, e questo sa veramente di leggenda; perché con questo successo, oltre ad essere arrivata la settima vittoria inglese in dieci competizioni su pista in queste Olimpiadi, un uomo è entrato definitivamente nella storia dello sport. Con il trionfo di oggi, Sir Chris Hoy è diventato l'atleta inglese con il maggior numero di ori olimpici, ben sei, superando il fenomeno del canottaggio Steve Redgrave, che si fermò a cinque successi, e raggiungendo Bradley Wiggins al primo posto tra i britannici più medagliati di sempre. Oggi, nel keirin, ha compiuto molto probabilmente l'ultima impresa della sua strepitosa carriera: in una gara durissima contro il tedesco Levy, è stato in testa fin dall'inizio, ha subito il sorpasso dell'avversario nell'ultimo giro, ma ha avuto la forza di reagire e riportarsi davanti, tagliando per primo il traguardo. Il modo migliore per concludere la sua esperienza da atleta, ed entrare ancora di più nella leggenda dello sport olimpico e mondiale.
Ilya Zakharov (tuffi): Il sogno della Cina, che sperava di vincere per la prima volta la medaglia d'oro in tutte le gare di tuffi di questa Olimpiade, si è infranto davanti alla classe e alla bravura di questo giovane atleta russo. Classe 1991, Zakharov è un atleta emergente nella disciplina, che si è imposto per la prima volta sulla scena agli Europei del 2010 e ai Mondiali del 2011, conquistando complessivamente quattro medaglie, tutte d'argento, come se gli mancasse ancora qualcosa per arrivare al successo. Quest'anno, il salto di qualità è stato compiuto definitivamente: dopo l'argento nella piattaforma 3 metri sincro, infatti, il russo si è presentato con grande sicurezza alla prova individuale, sfidando lo strapotere del campione cinese He e del suo connazionale Qin fin dalle eliminatorie, concluse al primo posto. Dopo il secondo posto in semifinale, Zakharov si è preso la rivincita nella finale, conclusa con punteggi altissimi, tanti 10 nella parte finale della gara, e un ultimo tuffo praticamente fantastico, da oltre 100 punti. La medaglia d'oro oggi è meritatamente sua, con buona pace dei cinesi.
I PEGGIORI
Liu Xiang (atletica): L'uomo che quattro anni fa aveva fatto piangere quasi un miliardo e mezzo di persone oggi è riuscito nell'impresa di fare altrettanto. A Pechino, tutti attendevano con ansia la prestazione dell'ostacolista padrone di casa, già campione olimpico quattro anni prima e serio candidato per il bis. Invece, un infortunio al tendine d'Achille costrinse Liu a dare forfait davanti al suo pubblico, che si trovò davanti ad un vero e proprio dramma nazionale. Quest'anno era arrivato a Londra per rifarsi da quella cocente delusione, per battere tutti i rivali e dimostrare che il più forte è ancora lui. Invece la maledizione olimpica si è ripetuta: nelle qualificazioni, il cinese ha centrato in pieno il primo ostacolo, crollando a terra e dicendo subito addio ai suoi sogni di rivalsa. Una vera beffa per lui, che nella caduta si è anche infortunato seriamente, ed è stato costretto a finire la gara su una gamba sola, ricevendo poi il sostegno di tutti i suoi avversari e l'applauso dell'intero stadio, che ha capito il suo dramma e l'ha comunque incoraggiato. Il suo bacio all'ultimo ostacolo è sembrato un saluto non solo all'Olimpiade, ma alle gare in genere: vedremo se ci ripenserà.
Adam Krikorian (pallanuoto): Per qualche minuto, l'allenatore americano della squadra femminile di pallanuoto deve essersela vista davvero brutta: per un suo errore, infatti, le sue ragazze hanno rischiato seriamente di veder sfuggire i loro sogni di vittoria. Nella semifinale tra Stati Uniti e Australia, a poco più di un minuto dalla fine di una partita dura e tirata, le americane si sono portate in vantaggio, e hanno cercato di resistere a tutti gli attacchi delle australiane. A un secondo dalla fine, con il pallone uscito dal campo, l'allenatore americano chiede time out, convinto che il possesso sia per la sua squadra. Invece gli arbitri assegnano la palla all'Australia, e per regolamento, siccome non si può chiedere una sospensione se non si è in possesso del pallone, concedono un rigore contro le americane, che riporta il punteggio in parità. Una vera e propria ingenuità da parte di Krikorian, allenatore molto esperto, che per una volta è stato tradito dall'emozione e ha rischiato di compromettere tutto. Per fortuna le sue ragazze si sono imposte dopo i supplementari, scacciando i cattivi pensieri dalla testa del loro allenatore.
I giudici (ginnastica): Diciamola tutta: assistere ogni volta a dispute perché i giudici hanno favorito un atleta a danno di un altro ci ha stufati, è qualcosa che stride terribilmente con lo spirito sportivo dei Giochi Olimpici. Oggi si sono verificati due episodi paradossali, al limite del ridicolo, che gettano nuove ombre sul sistema dei punteggi e dei giudizi nella ginnastica. Prima l'americana Raisman, giunta quarta nella trave, ha ottenuto il terzo posto a danno della rumena Podor dopo un ricorso, perché il suo punteggio di partenza era stato calcolato male. Poi proprio la Podor, sfavorita e forse danneggiata in precedenza, ha ricevuto una valutazione forse eccessiva nel corpo libero a danno della nostra Vanessa Ferrari, penalizzata invece più del giusto e costretta ad un amarissimo quarto posto. Bisogna rivedere qualcosa in questo genere di competizioni, lo dicevamo per i tuffi e lo ripetiamo oggi: il giudizio umano è estremamente soggettivo, per questo bisognerebbe forse fare ricorso alla moviola per chiarirsi di più le idee e rivedere alcune scelte magari affrettate. A ciò si aggiungono le regole da cambiare: possibile che se due atlete giungono a pari punti viene premiato il giudizio sull'esecuzione rispetto al punteggio di partenza? E' normale che chi porta un esercizio più semplice ha più possibilità di fare bene. Un ex-aequo in questi casi non potrebbe essere la scelta migliore?
L'Italvolley (pallavolo): La vera delusione della giornata, stavolta senza giustificazioni di sorta, viene dalle nostre pallavoliste, che per l'ennesima volta interrompono ai quarti di finale il loro cammino nelle Olimpiadi. Dopo la vittoria nella Coppa del Mondo dello scorso anno, la squadra di Barbolini sembrava finalmente pronta a dare la caccia all'unico titolo che le mancava, ovvero l'oro olimpico. Le premesse c'erano tutto, il gruppo era forte e molto esperto, con un buon mix di atlete giovani e promettenti e di veterane probabilmente all'ultima competizione in Nazionale. Invece, dopo aver disputato una fase a gironi più che positiva, con tre vittorie e una sola sconfitta al tie-break contro la temibile Russia, l'Italia si è sciolta contro la Corea del Sud, avversaria dura ma di certo non imbattibile. Come ad Atene 2004 e a Pechino 2008, alle azzurre è mancata la tranquillità, la capacità di gestire il momento importante e il peso di una sfida a eliminazione diretta. Poca incisività in attacco, errori talvolta banali e imprecisione in fase di ricezione, cambi dalla panchina che non hanno cambiato la gara: dopo il primo set vinto, le ragazze si sono man mano spente, consegnando alle coreane il pass per le semifinali. Ancora una volta, per l'ennesima volta, la loro avventura olimpica è finita male e decisamente troppo presto.

giovedì 2 agosto 2012

PUNTO OLIMPICO N. 5

Immagine tratta da tafter.it
Eccoci arrivati al quinto appuntamento con la nostra rubrica sui migliori e i peggiori di questa giornata delle Olimpiadi di Londra 2012. Vediamo chi sono i promossi e i bocciati di oggi.
I MIGLIORI
Greg Searle (canottaggio): Più delle sue connazionali Glover e Stanning, che hanno rotto la maledizione dell'oro vincendo la gara del due senza, merita la copertina questo "ragazzino" britannico, che a 40 anni si è tolto la soddisfazione di vincere il bronzo nell'otto. Autentico veterano del canottaggio, Searle ha alle spalle una carriera lunghissima, in cui ha partecipato già a tre Olimpiadi oltre a questa; ha vinto un oro a Barcellona 1992 nell'ultima edizione del due con in coppia con il fratello, battendo i nostri Abbagnale, e un bronzo nel quattro senza ad Atlanta 1996, mentre a Sidney 2000 è arrivato quarto nel due senza. Si era ritirato, subito dopo questa delusione, aggregandosi all'equipaggio britannico dell'America's Cup, salvo fare marcia indietro e tornare alle gare nel 2010, e conquistare questa nuova, incredibile medaglia olimpica, vogando con ragazzi che potrebbero essere tranquillamente suoi figli.
Kristin Armstrong (ciclismo): Parlando di veterani, merita una citazione questa ciclista statunitense, che a quasi trentanove anni ha ottenuto un incredibile bis nella cronometro olimpica, confermando l'oro conquistato  a Pechino. Autentica specialista della disciplina, in cui ha vinto due ori, un argento e un bronzo nei Mondiali, l'americana ha disputato un'altra gara fantastica contro il tempo, mettendosi dietro rivali agguerrite come la Arndt, la Zabelinskaya, la Villumsen e la Vos. Una grande conferma per lei, che vale ancora di più se si considera che la Armstrong, dal 2009 al 2011, aveva lasciato temporaneamente il ciclismo per dare alla luce il suo primo figlio. Spesso confusa con la ex-moglie del grande campione americano Lance Armstrong (anche lei si chiama Kristin), da oggi siamo sicuri che nessuno commetterà più errori del genere.
Daniele Molmenti (canoa): Nel buio di questi ultimi giorni di gare, finalmente per la spedizione azzurra è arrivato un lampo d'oro. A regalarci la nona medaglia di questi giochi è stato questo ragazzone di Pordenone, dal fisico imponente e dal grande sorriso. Specialista nel K1 slalom, Molmenti è arrivato a queste Olimpiadi come uno dei grandi favoriti per la vittoria, avendo già ottenuto un oro mondiale e tre europei, ma si sa che la pressione può giocare brutti scherzi. Lui è rimasto freddo, ha ottenuto la finale con un buon terzo tempo, e poi nel momento decisivo ha tirato fuori una prestazione strepitosa, che gli è valsa una vittoria meritatissima e indiscutibile. Ottenuta tra l'altro nel giorno del suo ventottesimo compleanno, e 20 anni dopo il successo del suo allenatore Pierpaolo Ferrazzi, oro a Barcellona 1992 nella stessa disciplina. Verrebbe quasi da dire, insomma, che quest'oro era già scritto nel destino...
Ruben Limardo (scherma): La scherma continua a regalarci, giorno dopo giorno, storie incredibili da raccontare. Dopo l'argento dell'egiziano Abdouelkassem nel fioretto, ecco a sorpresa l'oro di questo ragazzo venezuelano nella spada maschile. Alla sua seconda Olimpiadi, dopo aver preso parte a quelle di Pechino nel 2008, e senza piazzamenti di rilievo al di fuori dei giochi Panamericani, Ruben ha sorpreso il mondo intero con una serie di prestazioni e di vittorie sempre più convincenti, arrivando fino al gradino più alto del podio con pieno merito. Il suo successo è a dir poco storico: è la prima medaglia del Venezuela nella scherma, la seconda d'oro dopo quella conquistata nel 1968 da Rodriguez nella boxe, e la seconda in assoluto per un sudamericano dopo la vittoria del cubano Fonst nel 1904. Insomma, questa vittoria è già entrata nella storia.
I PEGGIORI
Paolo Pizzo (scherma): Quando ti presenti ad un'Olimpiade da campione del Mondo in carica, anche se senti un po' di emozione perché è il tuo debutto in questa competizione, ci si aspetta sempre tanto da te. Oggi invece il nostro spadista catanese ha deluso notevolmente le aspettative, rischiando l'eliminazione fin dal primo turno contro un atleta di Hong Kong e arrendendosi ai quarti al venezuelano Limardo, poi oro olimpico. Tradito dalla tensione e forse anche dalla pressione per le vittorie recenti, Paolo non ha espresso il meglio della sua scherma, e nello scontro decisivo si è praticamente bloccato, subendo sette stoccate consecutive che lo hanno escluso dalla corsa per le medaglie. Un vero peccato per lui, anche perché nella spada non c'è la prova a squadre, e a ventinove anni è difficile pensare di rivederlo in pedana a Rio de Janeiro nel 2016, anche se nello sport non bisogna mai dire mai.
Le partite truccate (badminton): In un periodo in cui lo sport italiano fa i conti con il caso-scommesse nel calcio, sentir parlare di gare truccate o quanto meno falsate anche nei Giochi Olimpici mette davvero una grande tristezza. Stavolta i protagonisti di questa brutta storia non vengono dal nostro Paese, bensì dall'estremo oriente: otto atlete, due cinesi, quattro sudcoreane e due indonesiane, sono state squalificate per aver cercato di perdere di proposito i loro incontri, tirando il volano fuori o contro la rete. Il perché è presto spiegato: con gli incontri divisi in gironi, una sconfitta avrebbe aiutato le coppie ad evitare avversarie difficili nel turno successivo, per esempio avrebbe permesso alle cinesi di non incontrare le loro fortissime connazionali. Fischiate dal pubblico, richiamate invano dall'arbitro, alla fine le quattro coppie hanno ricevuto la meritata squalifica, con tanto di reprimenda da parte del Comitato Olimpico per la scarsa sportività. Davvero una pessima pagina di sport.
Cesar Cielo Filho (nuoto): Giornata amara per il campione del nuoto brasiliano, arrivato a Londra per tenere alta la bandiera del suo Paese ma uscito dalla gara dei 100 metri stile con un pugno di mosche in mano. Sappiamo che la sua vera specialità sono i 50 metri stile, in cui detiene la medaglia d'oro di Pechino 2008 e che ha vinto due volte nei Mondiali di nuoto, a Roma nel 2009 e a Shangai nel 2011. Bisogna anche dire, però, che Cielo nei 100 stile aveva vinto il bronzo quattro anni fa a Pechino, e a Roma 2009 aveva ottenuto vittoria e record del Mondo sulla stessa distanza, per cui anche in questa gara aveva sempre detto la sua. Questa sera, invece, si è arreso abbastanza presto allo strapotere dell'americano Adrian e dell'australiano Magnussen, subendo l'inesorabile rimonta dei suoi avversari e finendo addirittura al sesto posto, ben lontano dal podio. Da un campione del suo livello ci si aspetta ben altro, adesso lo attendiamo sui 50 stile libero per vedere la sua risposta.
Uruguay giovanile (calcio): Dopo la Spagna, il torneo olimpico di calcio fa un'altra vittima illustre. La squadra sudamericana si era presentata ai Giochi con un organico di tutto rispetto, impreziosito dai giovani talenti Coates, Ramirez e Lodeiro, dai fuoriquota di lusso Cavani, Suarez e Arevalo, e dalla guida tecnica del "maestro" Oscar Tabarez. Dopo una soffertissima vittoria contro gli Emirati Arabi, però, l'Uruguay ha subito una pesante sconfitta contro il sorprendente Senegal, e nella sfida decisiva contro i padroni di casa della Gran Bretagna è stato nuovamente battuto, di misura, senza riuscire a concretizzare mai le numerose occasioni da rete. Con questa sconfitta è arrivata così l'eliminazione per i sudamericani, che erano arrivati qui con ben altre speranze, ovvero contendere una medaglia olimpica e sperare addirittura nell'oro. D'altronde, le Olimpiadi hanno spesso insegnato che non basta avere grandi campioni in squadra per vincere, soprattutto quando ti trovi davanti avversari con maggiori motivazioni.