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sabato 7 dicembre 2013

ARRIVEDERCI, INVINCIBILE MADIBA

 
 Video tratto da youtube.com


A chi di voi è capitato di emozionarsi e di rimanere particolarmente colpito guardando un film sullo sport, o in cui comunque lo sport ricopriva un ruolo importante? A me è successo diverse volte, soprattutto nel recente passato, e c'è un film in particolare che, a primo impatto, mi ha lasciato davvero il segno, mi ha fatto riflettere. Si tratta di Invictus, diretto qualche anno fa da Clint Eastwood, e interpretato in maniera superba da Morgan Freeman e da Matt Damon. La trama è tutta incentrata sul periodo della Coppa del Mondo di rugby del 1995, tenutasi in Sud Africa e fortemente voluta ed auspicata da un uomo che puntava a questo grande evento sportivo per iniziare la sua opera di pacificazione e unificazione di un Paese tremendamente diviso al suo interno.
L'uomo, l'avrete capito tutti, era Nelson Mandela, uno dei personaggi secondo me più importanti e più significativi del secolo scorso, un esempio inimitabile di forza d'animo, amore di patria e desiderio di armonia e pace tra cittadini della stessa nazione. Madiba, come è stato sempre soprannominato dai suoi concittadini, si è distinto in particolare per il suo ruolo politico e sociale, per la lotta convinta e incessante per i diritti civili dei neri e contro il vergognoso regime dell'apartheid, che l'ha portato a trascorrere un lungo periodo della sua vita in carcere, subendo sulla sua pelle tutte le angherie e le sofferenze del suo popolo, sostanzialmente sottomesso dalla minoranza bianca. Il suo più grande merito è stato quello di non cercare il potere per una sorta di rivincita o di vendetta, bensì per promuovere con forza e convinzione il processo di parificazione dei diritti tra le diverse etnie del Paese e di pacificazione tra bianchi e neri, avviando una convivenza pacifica e una netta crescita economica per il Sud Africa. Il "veicolo" scelto da Mandela per trasmettere nel miglior modo possibile il suo messaggio, guarda caso, è stato proprio lo sport. Subito dopo la sua elezione a Presidente del Sud Africa, ha concentrato tutta la sua attenzione nell'organizzazione della Coppa del Mondo di rugby, primo grande evento sportivo a cui la nazione africana era ammessa a partecipare dopo le esclusioni dovute alla politica dell'apartheid.
Immagine tratta da britannica.com
Nel film Invictus tutto ruota intorno al rapporto tra Mandela e François Pienaar, capitano degli Springboks (le gazzelle, il soprannome della squadra di rugby) in occasione di quel torneo, e al di là delle parti romanzate o enfatizzate la trama rispecchia molto fedelmente la realtà di quei giorni. Il legame tra questi due uomini, così diversi in tutto, diventa sempre più stretto e amichevole, superando ben presto la mera realtà sportiva, con il Presidente che convoglia tutte le sue energie per far amare il rugby alla comunità nera, che fino a quel momento lo detestava perché era lo sport preferito dai bianchi, e il giocatore che sprona con l'esempio i compagni e svolge un grandissimo ruolo di propaganda e d'immagine con la popolazione. Pienaar e gli altri membri della squadra saranno così coinvolti dal suo entusiasmo da decidere spontaneamente di visitare le ormai abbandonate prigioni di Robben Island, in cui Mandela e altri dissidenti politici erano detenuti in celle piccolissime, spaccando pietre per tutto il giorno, rimanendo fortemente toccati da quel viaggio e da quell'esperienza. Il risultato di questa collaborazione è strabiliante: il Sud Africa, pur partendo senza i favori del pronostico, sorprende tutti e si aggiudica la Coppa del Mondo, battendo in finale i fortissimi All Blacks della stella nascente Jonah Lomu. Vedere tutto lo stadio in festa, con persone di etnie così diverse unite dalla gioia per questo grande successo sportivo, esemplifica il trionfo dell'idea di Mandela, che per l'evento veste proprio la divisa di Pienaar e a fine partita gli consegna il trofeo della vittoria, in una delle immagini più belle della storia dello sport mondiale.
Un anno dopo, il Sud Africa coronerà anche il sogno di vincere per la prima volta la Coppa d'Africa di calcio, in un altro evento fortemente voluto dal Presidente e ospitato in casa, a coronamento di un biennio che a livello sportivo sarà irripetibile per la Nazione. Lasciata la carica a più di ottant'anni, Mandela rimarrà comunque una figura di rilievo per il Sud Africa e per il Mondo in genere, continuando la sua battaglia contro l'oppressione e in sostegno dei diritti umani e civili da dietro le quinte, con la sua presenza silenziosa ma al tempo stesso possente. Nel 2010, quando il suo Sud Africa è diventato la prima Nazione del Continente Nero ad ospitare una Coppa del Mondo di calcio, tutti gli occhi del Mondo saranno puntati su di lui, che a oltre novant'anni riesce a presenziare alla Finale, con la solita incrollabile forza di volontà che tante volte lo ha trascinato e spinto ad andare avanti nella vita. Sarà proprio quella l'ultima apparizione pubblica di Madiba, che se n'è andato nella notte di mercoledì, a oltre novantacinque anni, padrone del suo destino, capitano della sua anima, proprio come recita la poesia Invictus, che tanto ha apprezzato e a cui si è ispirato nei durissimi anni della prigionia, titolo del film da cui siamo partiti per questo nostro racconto. Arrivederci Madiba, ci mancherai.

domenica 12 agosto 2012

PUNTO OLIMPICO N. 15

Immagine tratta da santabanta.com
Siamo arrivati alla penultima giornata di queste Olimpiadi di Londra 2012. Arrivano le ultime medaglie, le ultime gioie e gli ultimi dolori per tutti gli atleti di questi splendidi Giochi. Vediamo chi merita di entrare tra i buoni ed i cattivi di oggi.
I MIGLIORI
Oribe Peralta (calcio): In quello che doveva essere il pomeriggio di Thiago Silva, Pato, Leandro Damiao, Hulk, Neymar e compagnia, a conquistarsi tutte le copertine è invece quest'attaccante messicano, autore della doppietta che decide la finale del Torneo Olimpico di calcio. Una carriera che si potrebbe definire discreta, che l'ha visto arrivare in Europa appena ventenne e giocare in Inghilterra, Germania e Spagna con risultati abbastanza soddisfacenti. A ventotto anni è arrivata per lui l'occasione della vita, visto che i rifiuti di Luis Hernandez e Carlos Vela gli offrivano la possibilità di partecipare ai Giochi Olimpici come terzo fuori quota della squadra messicana. Peralta non si è fatto pregare, ha risposto presente quando i compagni lo cercavano in area di rigore, segnando complessivamente quattro reti, anche se la doppietta di oggi al Brasile sarà sicuramente un ricordo speciale per lui. Sfruttando le disattenzioni della difesa carioca, ha contribuito a portare la sua squadra sul gradino più alto del podio, coronando un sogno per tutto il movimento giovanile messicano, che continua a sfornare talenti in grande quantità.
Mohammed Farah (atletica): E' sicuramente lui il simbolo dell'atletica britannica in queste Olimpiadi, il personaggio che meglio rappresenta la voglia di vittoria e di affermazione di tutto un Paese. Somalo di nascita, ma inglese di formazione, visto che si è trasferito in Europa ad otto anni, si era già messo in luce negli ultimi anni sulle lunghe distanze, conquistando tre ori europei e un oro e un argento mondiale nei 5000 e nei 10000 metri. Arrivato ai Giochi di casa come uno dei favoriti, ha saputo mantenere le premesse nei 10000, conquistando l'oro senza grandi discussioni, e si è preparato con tranquillità ai 5000, cercando la vittoria che l'avrebbe consegnato alla storia. Stasera ha corso con una grandissima sicurezza, si è portato in testa al gruppo piuttosto presto, e dopo aver studiato le mosse degli avversari ha piazzato lo sprint decisivo verso l'oro, che è puntualmente arrivato. Una soddisfazione speciale per questo ragazzo, perché è stato proprio lui, africano di nascita, a sottrarre al Continente Nero il dominio in questa doppia specialità e a riconsegnarlo all'Europa dopo tantissimi anni. Applausi meritati per un grande atleta e per uno splendido uomo.
Carlo Molfetta (taekwondo): Una medaglia che sa veramente di impresa, conquistata con sudore e punto dopo punto, soffrendo e rimontando più volte contro avversari che sembravano imbattibili e alla fine si sono dovuti arrendere tutti. Dopo due sfortunate esperienze con le Olimpiadi, la prima chiusa al primo turno ad Atene, la seconda non disputata a Pechino per infortunio, Carlo si presentava a Londra a ventotto anni con tanta voglia di rivalsa e dopo una cura "ingrassante": visto che nei -80 chili la federazione aveva scelto Sarmiento, lui per competere nella categoria +80 chili ha aumentato notevolmente il suo peso, basti pensare che nel 2004 gareggiava per i -68. Ha sconfitto nei quarti, in un finale rocambolesco e al Golden Point, il cinese Liu, dopo aver seriamente rischiato di perdere, poi ha superato in semifinale il fortissimo maliano Keita, anche qui con un finale sofferto ma vincente. Nella sfida per l'oro, contro il gabonese Obame, è partito molto male, sotto 6-1, ha rimontato con calma fino al 6-6, e dopo che il tempo supplementare è finito in parità è stato premiato dai giudici per la maggiore combattività e dichiarato campione olimpico. Una grande soddisfazione per lui e per il taekwondo italiano, che così porta a casa il primo oro della sua storia alle Olimpiadi.
Clemente Russo (pugilato): L'abbiamo detto e lo ribadiamo sempre: un secondo posto equivale a un argento vinto, mai ad un oro perso. Sapevamo che il match di oggi sarebbe stato molto difficile per Clemente, perché l'ucraino Usyk è il campione mondiale dei pesi massimi e può contare sul suo gran fisico per mettere in difficoltà chiunque. Dopo la grande rimonta contro l'azero Mammadov speravamo che "Tatanka" ne avesse ancora per fare un'altra impresa, sovvertire il pronostico e vincere l'oro che da tempo stava aspettando. Il sogno è durato lo spazio della prima ripresa, vinta proprio da Russo, poi Usyk ha iniziato a colpire e far male, ha rimontato e ribaltato la situazione fino a vincere con merito. Peccato per Clemente, ma fa piacere sentire le sue dichiarazioni nel dopo gara: a Pechino era deluso, amareggiato per l'argento, quasi lo rifiutava, stavolta invece lo accetta con soddisfazione nonostante la grande rabbia per aver mancato ancora il podio più alto. Cercherà di rifarsi a Rio, e intanto almeno un oro per noi l'ha già vinto: quello per la miglior capigliatura, visto l'improponibile taglio di Usyk (nemmeno da podio...)
I PEGGIORI
Olga Kaniskina (marcia): Arrivare a pochi metri dal traguardo e da uno storico bis olimpico e vederselo sfuggire proprio sul più bello. E' quello che è accaduto questa mattina alla marciatrice russa, che si era presentata a Londra con il titolo di campionessa olimpica in carica nella 20 chilometri di marcia e dopo aver vinto anche due ori mondiali e uno europeo prima di arrivare qui. Fin dall'inizio della gara, la Kaniskina sembrava decisa a far vedere a tutti la sua classe e la sua abilità superiore, visto che si era portata subito in testa ed aveva impresso un gran ritmo alla sfida. Sperava di scrollarsi di dosso le avversarie e di andare a vincere la gara in solitaria, invece si è trovata a fare i conti con una sua connazionale, l'appena ventenne Elena Lashmanova, che le ha tenuto testa e l'ha beffata negli ultimi 300 metri, quando l'ha superata e battuta sul traguardo per soli sette secondi. E' sfumato così il sogno di vincere il secondo oro olimpico consecutivo, ma per Olga ci sarà sicuramente tempo di rifarsi, visto che ha appena ventisette anni e tutta la voglia di combattere le sue giovani concorrenti.
Il Brasile Olimpico (calcio): Probabilmente, la prossima volta che i verdeoro si presenteranno ai Giochi Olimpici, al posto dell'allenatore porteranno con sé uno stregone, per cercare di sfatare quella che è a tutti gli effetti la loro maledizione più grande. Da quando esiste il calcio alle Olimpiadi, infatti, i brasiliani non sono mai riusciti a salire sul gradino più alto del podio, né con gli uomini né con le donne. Quello di oggi è il terzo argento dei carioca, dopo quelli di Los Angeles 1984 e Seul 1988, ma questo fa malissimo, perché ottenuto con una squadra che era decisamente la più competitiva, con un incredibile mix di giovani talenti in fase di maturazione e campioni affermati nel panorama mondiale. Finale giocata malissimo, con due gol regalati ai messicani, il primo dopo nemmeno un minuto di gioco, e un tentativo di rimonta a dir poco sterile, che ha rischiato di concretizzarsi troppo tardi, e in maniera immeritata. Leziosi e imprecisi, lenti e rilassati come se si trattasse di un'amichevole, i brasiliani si sono arresi ad una squadra che doveva essere ampiamente battibile per loro, confermando quella maledizione che, forse, solo i Giochi casalinghi di Rio riusciranno a cancellare.
Le statunitensi (pallavolo): Parlando di incompiute, non si può non citare la squadra americana di volley femminile, da anni abbuonata ad ottenere grandi piazzamenti ma mai in grado di cogliere vittorie significative tra Mondiali ed Olimpiadi. In particolare, nei tornei a cinque cerchi le statunitensi si erano dovute accontentare già due volte dell'argento, in casa nel 1984 e a Pechino quattro anni fa, e si presentavano a Londra forti di tre vittorie consecutive al World Grand Prix e di un ottimo secondo posto alla Coppa del Mondo 2011. In finale, a contendere l'oro alle varie Berg, Tom, Larson e Hooker c'era il Brasile campione uscente, ma già battuto in girone con un secco 3-1, il che faceva ben sperare i tifosi a stelle e strisce. Invece, dopo un primo parziale vinto con facilità, le americane si sono lentamente sciolte, cedendo i successivi tre set alle verdeoro e arrendendosi al terzo argento nei Giochi Olimpici. Un'altra beffa, ma meritata, perché le americane hanno giocato con tante campionesse e puntando sul talento, ma il Brasile ha giocato di squadra e ha vinto con grinta e cuore.
I cinesi (tuffi): Sono anni che sognano qualcosa di importante, per certi versi di storico: vincere la medaglia d'oro in tutte le gare di tuffi di una singola Olimpiade. Gli asiatici a partire dagli anni Novanta hanno fatto di questa disciplina una loro specialità, si sono affermati a livello mondiale, e cercano questo record storico per certificare la loro supremazia. Ai recenti Mondiali casalinghi del 2011 c'erano riusciti, portando a casa 10 medaglie d'oro su 10, a Londra ce n'erano in palio 8, e l'impresa sembrava davvero possibile. Purtroppo per loro, però, hanno trovato sulla loro strada degli avversari formidabili, per niente decisi a lasciarli vincere senza lottare: prima il russo Zakharov nel trampolino 3 metri, oggi l'americano Boudia nella piattaforma 10 metri, hanno costretto i cinesi a fermarsi a quota 6 ori, rimandando ancora l'appuntamento con la storia. Quattro anni fa il mitico en-plain fu solo sfiorato, e perso all'ultimo tuffo quando l'australiano Mitcham nella piattaforma approfittò di un errore dell'avversario Zhou per scavalcarlo in classifica. Stavolta i cinesi non possono rimpiangersi molto, hanno fatto ottime gare, semplicemente hanno trovato rivali che si sono dimostrati alla loro altezza.

venerdì 3 agosto 2012

PUNTO OLIMPICO N. 7

Immagine tratta da citelighter.com
Come di consueto, vediamo chi sono stati i migliori e i peggiori in questa settima giornata di gare nei Giochi Olimpici di Londra 2012.
I MIGLIORI
Yuri Floriani (atletica): Nella giornata che ha visto l'inizio delle gare di atletica e prestazioni in chiaroscuro dei nostri azzurri, merita una citazione la storia di questo atleta trentino, specializzato nei 3000 siepi. Quasi 31 anni, Yuri è alla sua prima Olimpiade nonostante l'età non più giovanissima, ma oggi ha corso con la voglia e la determinazione di un ragazzino, conquistando il pass per la finale di domenica con buona facilità e sfoderando un grande sorriso a fine gara. E' la gioia di chi sa di avere un'occasione unica nella vita, perché in passato per varie vicissitudini, tra cui il trasferimento a Palermo per stare vicino alla sua donna e mettere su famiglia, sacrificando varie occasioni per mettersi in luce nel suo sport. A Londra c'è arrivato, si è presentato ai nastri di partenza con lo spirito di un ventenne, e almeno per oggi è riuscito a fare egregiamente la sua parte con una prestazione più che buona. Domenica tiferemo per lui, per vedere come finirà la sua splendida storia.
Juan Martin Del Potro (tennis): Per una volta, la copertina non la merita il vincitore Roger Federer, bensì il "vinto" Del Potro, se così si può definire un atleta in grado di tenere testa per oltre quattro ore a uno dei più grandi tennisti di sempre, per di più sulla sua superficie preferita, l'erba di Wimbledon. Dopo la vittoria agli U.S. Open nel 2009, proprio contro Federer, l'argentino si era un po' perso per colpa di alcuni guai fisici, che gli avevano impedito di ripetersi ai suoi massimi livelli. Oggi è sembrato quello di tre anni fa, un lottatore incrollabile in grado di tirare fuori giocate e colpi fantastici, in grado di tenere testa validamente al numero 1 del Mondo e di metterlo in seria difficoltà. Alla fine la classe superiore di Re Roger ha fatto la differenza, ma Del Potro è uscito dal campo tra gli applausi, dopo aver disputato insieme all'avversario quello che è già stato definito "il match dell'anno". Vedremo se nella finale per il bronzo e nel finale di stagione riuscirà a confermare il suo splendido tennis.
Aldo Montano (scherma): Se la sciabola maschile è arrivata al bronzo al termine di questa giornata, lo deve soprattutto alla fantastica prova dello schermidore livornese nei Quarti contro la Bielorussia. Nettamente sotto all'inizio dell'attacco, con l'avversario a una stoccata dalla vittoria, Aldo ha dimenticato gli acciacchi fisici ed è tornato quello di Atene 2004, infilando una serie incredibile di stoccate e ottenendo il pass per le semifinali. In difficoltà contro i veloci coreani, provato per la forma fisica non eccelsa dopo il recente infortunio, Montano è tornato a fare la sua parte insieme ai compagni Luigi Tarantino, Diego Occhiuzzi e Luigi Samele (in pedana al posto di Tarantino nella finalina), conquistando l'oro come quattro anni fa a Pechino. Oggi come allora, nel momento di massima difficoltà il livornese ha tirato fuori tutta la sua grinta ed è tornato il campione che tutti conosciamo.
La squadra americana (nuoto): In una sola serata, vecchie e giovani stelle del nuoto americano hanno fatto vedere tutta la forza del movimento a stelle e strisce. Prima è scesa in vasca Melissa Franklin, diciassettenne da Pasadena, che ha dominato i 200 metri dorso stracciando il record del Mondo, il tutto dopo aver già vinto l'oro nei 100 dorso e nella staffetta 4x200 stile e il bronzo nella 4x100 stile. Poi è toccato a sua maestà Michael Phelps, che si è preso il suo ventunesimo oro nei 100 farfalla, tenendo dietro giovani rivali come il sudafricano Le Clos e entrando ancora di più nella leggenda del nuoto. Infine, la quindicenne Katie Ledecky ha stupito tutti, dominando dall'inizio alla fine gli 800 stile e sfiorando a lungo il record del Mondo. Insomma, un perfetto mix di campioni esperti ma ancora affamati di vittorie e di giovani promesse pronte a imporsi nel panorama mondiale. Qualcuno in Italia prenda esempio...
I PEGGIORI
Simona La Mantia (atletica): Tra le ombre della giornata azzurra c'è sicuramente l'eliminazione dell'atleta palermitana, che nelle qualificazioni del salto triplo fallisce nettamente la misura d'accesso alla finale e viene eliminata con la diciassettesima misura complessiva. Simona soffriva un po' per un piccolo infortunio all'anca patito di recente, e il vento ha sicuramente influito sulla sua prestazione, ma da lei, argento europeo due anni fa a Madrid e a suo dire in grado di competere con le migliori del Mondo nella specialità ci aspettavamo qualcosa di meglio. Un vero peccato per lei, la sua Olimpiade è già arrivata alla conclusione, e a ventinove anni è difficile pensare che per lei possa ripresentarsi una seconda occasione a Rio De Janeiro, anche se nello sport non bisogna mai dire mai.
Il Brasile femminile (calcio): Quando pensi al calcio, il primo Paese che ti viene subito in mente è il Brasile, sia in campo maschile che in campo femminile. Le verdeoro si presentavano a queste Olimpiade dopo due amari secondi posti ad Atene e a Pechino, e speravano di compiere definitivamente il salto di qualità e ottenere il primo oro olimpico per il loro Paese in questa disciplina che dovrebbe essere il loro terreno di caccia. Invece è arrivata un'incredibile sconfitta nei Quarti di Finale, un secco 0-2 contro le giapponesi, che pur essendo campionesse del Mondo in carica non sembravano un avversario insuperabile per le carioca. Per la capitana Marta, Pallone d'Oro femminile nel 2010, e per le sue compagne, il cammino verso la gloria si è interrotto nel più brutto dei modi, e per l'ennesima volta il Brasile deve rimandare l'appuntamento con l'oro nel calcio femminile.
Rebecca Adlington (nuoto): Alla vigilia di questi Giochi era unanimemente considerata la speranza britannica nel nuoto. Oro olimpico nei 400 e negli 800 stile a Pechino 2008, quando si era dimostrata una delle rivali più ostiche per la nostra Pellegrini, era considerata la favorita su queste distanze, e il pubblico di casa si aspettava di vederla cantare l'inno sul gradino più alto del podio. Nei 400 le cose non sono andate benissimo, con un bronzo strappato con qualche difficoltà alla fine di una gara difficile e molto tirata, ma gli 800 sembravano decisamente la sua gara. Invece, l'inglese si è trovata davanti l'incredibile quindicenne Ledecky, che con il suo ritmo forsennato ha dominato la gara, e ha pagato gli sforzi per starle dietro cedendo il secondo posto alla spagnola Belmonte. Altro bronzo per lei quindi, inglesi ammutoliti in piscina per qualche minuto, e sogni di gloria rimandati alla prossima Olimpiadi, avversarie permettendo ovviamente...
Novak Djokovic (tennis): Il 2011 era stato il suo anno d'oro, con una serie impressionante di successi e le vittorie all'Australian Open, a Wimbledon e agli U.S. Open. Il serbo era diventato il numero 1 del Mondo, sembrava in dominio assoluto contro il suo rivale Nadal, come confermava la vittoria nella finale-maratona degli Australian Open 2012. Da allora, però, qualcosa si è inceppato nella testa di Nole, che ha perso la brillantezza dei mesi precedenti e con essa la sua sicurezza. Tre sconfitte consecutive in finale contro Nadal tra Montecarlo, Roma e il Roland Garros, poi l'eliminazione in semifinale a Wimbledon contro Federer, che ha significato l'addio al numero 1 dell'ATP. Oggi è arrivata un'altra sconfitta, in semifinale alle Olimpiadi contro l'idolo di casa Murray, che significa addio sogni di medaglia d'oro, perché anche nel doppio il tennista serbo è stato eliminato. E' un grande tennista, ma deve trovare la forza per confermarsi a questi livelli e dimostrare che l'anno scorso non ha vinto per caso.

giovedì 2 agosto 2012

PUNTO OLIMPICO N. 5

Immagine tratta da tafter.it
Eccoci arrivati al quinto appuntamento con la nostra rubrica sui migliori e i peggiori di questa giornata delle Olimpiadi di Londra 2012. Vediamo chi sono i promossi e i bocciati di oggi.
I MIGLIORI
Greg Searle (canottaggio): Più delle sue connazionali Glover e Stanning, che hanno rotto la maledizione dell'oro vincendo la gara del due senza, merita la copertina questo "ragazzino" britannico, che a 40 anni si è tolto la soddisfazione di vincere il bronzo nell'otto. Autentico veterano del canottaggio, Searle ha alle spalle una carriera lunghissima, in cui ha partecipato già a tre Olimpiadi oltre a questa; ha vinto un oro a Barcellona 1992 nell'ultima edizione del due con in coppia con il fratello, battendo i nostri Abbagnale, e un bronzo nel quattro senza ad Atlanta 1996, mentre a Sidney 2000 è arrivato quarto nel due senza. Si era ritirato, subito dopo questa delusione, aggregandosi all'equipaggio britannico dell'America's Cup, salvo fare marcia indietro e tornare alle gare nel 2010, e conquistare questa nuova, incredibile medaglia olimpica, vogando con ragazzi che potrebbero essere tranquillamente suoi figli.
Kristin Armstrong (ciclismo): Parlando di veterani, merita una citazione questa ciclista statunitense, che a quasi trentanove anni ha ottenuto un incredibile bis nella cronometro olimpica, confermando l'oro conquistato  a Pechino. Autentica specialista della disciplina, in cui ha vinto due ori, un argento e un bronzo nei Mondiali, l'americana ha disputato un'altra gara fantastica contro il tempo, mettendosi dietro rivali agguerrite come la Arndt, la Zabelinskaya, la Villumsen e la Vos. Una grande conferma per lei, che vale ancora di più se si considera che la Armstrong, dal 2009 al 2011, aveva lasciato temporaneamente il ciclismo per dare alla luce il suo primo figlio. Spesso confusa con la ex-moglie del grande campione americano Lance Armstrong (anche lei si chiama Kristin), da oggi siamo sicuri che nessuno commetterà più errori del genere.
Daniele Molmenti (canoa): Nel buio di questi ultimi giorni di gare, finalmente per la spedizione azzurra è arrivato un lampo d'oro. A regalarci la nona medaglia di questi giochi è stato questo ragazzone di Pordenone, dal fisico imponente e dal grande sorriso. Specialista nel K1 slalom, Molmenti è arrivato a queste Olimpiadi come uno dei grandi favoriti per la vittoria, avendo già ottenuto un oro mondiale e tre europei, ma si sa che la pressione può giocare brutti scherzi. Lui è rimasto freddo, ha ottenuto la finale con un buon terzo tempo, e poi nel momento decisivo ha tirato fuori una prestazione strepitosa, che gli è valsa una vittoria meritatissima e indiscutibile. Ottenuta tra l'altro nel giorno del suo ventottesimo compleanno, e 20 anni dopo il successo del suo allenatore Pierpaolo Ferrazzi, oro a Barcellona 1992 nella stessa disciplina. Verrebbe quasi da dire, insomma, che quest'oro era già scritto nel destino...
Ruben Limardo (scherma): La scherma continua a regalarci, giorno dopo giorno, storie incredibili da raccontare. Dopo l'argento dell'egiziano Abdouelkassem nel fioretto, ecco a sorpresa l'oro di questo ragazzo venezuelano nella spada maschile. Alla sua seconda Olimpiadi, dopo aver preso parte a quelle di Pechino nel 2008, e senza piazzamenti di rilievo al di fuori dei giochi Panamericani, Ruben ha sorpreso il mondo intero con una serie di prestazioni e di vittorie sempre più convincenti, arrivando fino al gradino più alto del podio con pieno merito. Il suo successo è a dir poco storico: è la prima medaglia del Venezuela nella scherma, la seconda d'oro dopo quella conquistata nel 1968 da Rodriguez nella boxe, e la seconda in assoluto per un sudamericano dopo la vittoria del cubano Fonst nel 1904. Insomma, questa vittoria è già entrata nella storia.
I PEGGIORI
Paolo Pizzo (scherma): Quando ti presenti ad un'Olimpiade da campione del Mondo in carica, anche se senti un po' di emozione perché è il tuo debutto in questa competizione, ci si aspetta sempre tanto da te. Oggi invece il nostro spadista catanese ha deluso notevolmente le aspettative, rischiando l'eliminazione fin dal primo turno contro un atleta di Hong Kong e arrendendosi ai quarti al venezuelano Limardo, poi oro olimpico. Tradito dalla tensione e forse anche dalla pressione per le vittorie recenti, Paolo non ha espresso il meglio della sua scherma, e nello scontro decisivo si è praticamente bloccato, subendo sette stoccate consecutive che lo hanno escluso dalla corsa per le medaglie. Un vero peccato per lui, anche perché nella spada non c'è la prova a squadre, e a ventinove anni è difficile pensare di rivederlo in pedana a Rio de Janeiro nel 2016, anche se nello sport non bisogna mai dire mai.
Le partite truccate (badminton): In un periodo in cui lo sport italiano fa i conti con il caso-scommesse nel calcio, sentir parlare di gare truccate o quanto meno falsate anche nei Giochi Olimpici mette davvero una grande tristezza. Stavolta i protagonisti di questa brutta storia non vengono dal nostro Paese, bensì dall'estremo oriente: otto atlete, due cinesi, quattro sudcoreane e due indonesiane, sono state squalificate per aver cercato di perdere di proposito i loro incontri, tirando il volano fuori o contro la rete. Il perché è presto spiegato: con gli incontri divisi in gironi, una sconfitta avrebbe aiutato le coppie ad evitare avversarie difficili nel turno successivo, per esempio avrebbe permesso alle cinesi di non incontrare le loro fortissime connazionali. Fischiate dal pubblico, richiamate invano dall'arbitro, alla fine le quattro coppie hanno ricevuto la meritata squalifica, con tanto di reprimenda da parte del Comitato Olimpico per la scarsa sportività. Davvero una pessima pagina di sport.
Cesar Cielo Filho (nuoto): Giornata amara per il campione del nuoto brasiliano, arrivato a Londra per tenere alta la bandiera del suo Paese ma uscito dalla gara dei 100 metri stile con un pugno di mosche in mano. Sappiamo che la sua vera specialità sono i 50 metri stile, in cui detiene la medaglia d'oro di Pechino 2008 e che ha vinto due volte nei Mondiali di nuoto, a Roma nel 2009 e a Shangai nel 2011. Bisogna anche dire, però, che Cielo nei 100 stile aveva vinto il bronzo quattro anni fa a Pechino, e a Roma 2009 aveva ottenuto vittoria e record del Mondo sulla stessa distanza, per cui anche in questa gara aveva sempre detto la sua. Questa sera, invece, si è arreso abbastanza presto allo strapotere dell'americano Adrian e dell'australiano Magnussen, subendo l'inesorabile rimonta dei suoi avversari e finendo addirittura al sesto posto, ben lontano dal podio. Da un campione del suo livello ci si aspetta ben altro, adesso lo attendiamo sui 50 stile libero per vedere la sua risposta.
Uruguay giovanile (calcio): Dopo la Spagna, il torneo olimpico di calcio fa un'altra vittima illustre. La squadra sudamericana si era presentata ai Giochi con un organico di tutto rispetto, impreziosito dai giovani talenti Coates, Ramirez e Lodeiro, dai fuoriquota di lusso Cavani, Suarez e Arevalo, e dalla guida tecnica del "maestro" Oscar Tabarez. Dopo una soffertissima vittoria contro gli Emirati Arabi, però, l'Uruguay ha subito una pesante sconfitta contro il sorprendente Senegal, e nella sfida decisiva contro i padroni di casa della Gran Bretagna è stato nuovamente battuto, di misura, senza riuscire a concretizzare mai le numerose occasioni da rete. Con questa sconfitta è arrivata così l'eliminazione per i sudamericani, che erano arrivati qui con ben altre speranze, ovvero contendere una medaglia olimpica e sperare addirittura nell'oro. D'altronde, le Olimpiadi hanno spesso insegnato che non basta avere grandi campioni in squadra per vincere, soprattutto quando ti trovi davanti avversari con maggiori motivazioni.

lunedì 30 luglio 2012

PUNTO OLIMPICO N. 2

Immagine tratta da news.sportduepuntozero.it
Ecco i nostri giudizi sui migliori e i peggiori della seconda giornata di gare a Londra 2012.
I MIGLIORI
Kimberly Rhode (tiro a volo): La precisione di un cecchino, unita alla freddezza di un robot. La statunitense ha disputato una gara semplicemente perfetta, diventando presto irraggiungibile per tutte le sue rivale. Centrando ben 99 piattelli su 100, la Rhode ha eguagliato il primato del Mondo e stabilito il nuovo record olimpico nella disciplina, conquistando la quinta medaglia in altrettante partecipazioni alla manifestazione a cinque cerchi. Al successo di oggi vanno aggiunti l'argento di quattro anni fa a Pechino, quando fu battuta dalla nostra Chiara Cainero, e i due ori e il bronzo conquistati dal 1996 al 2004 nel Double Trap. Che dire, una vera campionessa.
Marianne Vos (ciclismo): E' considerata da molti come la migliore a livello femminile da tanti anni, eppure all'olandese era sempre mancato qualcosa per confermare la sua forza. Dopo un oro ai Mondiali di ciclismo del 2006, infatti, aveva ottenuto ben 5 secondi posti consecutivi, a dimostrazione che le mancava sempre qualcosa nel momento decisivo. A Pechino, quattro anni fa, era arrivata un'altra delusione cocente, quando si era lasciata anticipare da un gruppo di avversarie in fuga, arrivando solo sesta. Oggi non ha sbagliato, nel diluvio ha scelto il momento giusto per piazzare l'attacco vincente, e in volata non ha dato scampo alle rivali. Un successo meritato per un'atleta che può fare ancora tanto per questo sport.
Rosalba Forciniti (judo): Da autentica carneade alla gloria di una medaglia olimpica. La giovane calabrese è la prima azzurra a conquistare il podio oggi, ottenendo uno storico bronzo nella categoria 52 Kg del Judo e diventando la prima donna di questa regione a vincere una medaglia olimpica. Un successo molto sofferto, ottenuto al termine di un incontro estenuante ed estremamente equilibrato contro la lussemburghese Muller, finito in parità e deciso dal parere dei giudici. Al loro verdetto è seguita l'esplosione di gioia di Rosalba, della famiglia e di tutta la Calabria, che ora aspetta la sua eroina per tributarle i giusti onori.
Diego Occhiuzzi (scherma): Nella sua carriera di schermidore, l'atleta napoletano aveva già vinto una medaglia alle Olimpiadi (bronzo a Pechino 2008) e in altre competizioni importanti, ma sempre nella gara a squadre, mai nel singolo. Oggi invece l'azzurro ha tirato fuori tutta la sua classe e la sua grinta, ha prevalso nel derby con l'amico Montano ed è arrivato a sfiorare il cielo con un dito, conquistandosi con pieno merito la finale della sciabola. Contro l'ungherese Szilagyi, purtroppo, c'è stato poco da fare, ma il suo argento vale di per sé come una vittoria per la tenacia e il coraggio con cui è stato ottenuto. E' il giusto riconoscimento per un atleta forse poco appariscente, ma sempre efficace.
I PEGGIORI
Giorgia Bronzini (ciclismo): Se ieri nella gara maschile le speranze di medaglia erano poche, oggi ci si aspettava molto di più dalle ragazze, e soprattutto dalla Bronzini, bicampionessa mondiale in carica. L'azzurra ha perso il treno giusto, non ha seguito la Vos e le sue compagne di fuga quando doveva, e così ha perso l'occasione per vincere, o quanto meno per salire sul podio. Prestazione negativa dunque per lei e per le sue compagne, Noemi Cantele, Tatiana Guderzo e Monia Baccaille, che non sono state attente a marcare la campionessa olandese, che tutti indicavano come l'avversaria più pericolosa per la medaglia d'oro. Dopo il bronzo di quattro anni fa con la Guderzo, insomma, una brutta bocciatura per il ciclismo femminile.
Tania Cagnotto (tuffi): Un'inezia, una piccolezza, due miseri punti hanno privato lei e la Dellapé di una meritatissima medaglia, d'argento o di bronzo. Si può recriminare per alcune decisioni della giuria, che forse ha aiutato la coppia canadese (alla fine terza) e penalizzato con durezza eccessiva le italiane, ma purtroppo l'errore della Cagnotto nel quarto tuffo è stato evidente e ha condizionato la gara. Era reduce da un piccolo infortunio, lo sappiamo, ma più che punirla per quanto fatto in gara la mettiamo tra i cattivi per le frasi dette subito dopo la gara. Poteva prendersi le sue responsabilità, visto che l'errore appare soprattutto suo, invece ha diviso le colpe al 50% con la Dellapé. Solo che lei avrà un'altra chance per conquistare una medaglia in queste Olimpiadi, la sua compagna probabilmente no...
Spagna Olimpica (calcio): Dopo il titolo di categoria conquistato solo un anno fa, e con la nidiata di giovani campioni che aveva a disposizione, la squadra iberica sembrava destinata a fare una gran figura in questo torneo olimpico. Invece, dopo le prime due partite del girone, è arrivata una clamorosa eliminazione, per mano tra l'altro del Giappone e dell'Honduras, non proprio dei mostri in questa disciplina. Due sconfitte per 1-0 contro asiatici e centroamericani, ma soprattutto poco gioco e nemmeno un gol realizzato, nonostante la rosa fosse di tutto rispetto. Dopo il trionfo negli Europei e nei Mondiali, l'oro sarebbe stato il coronamento di un vero e proprio dominio per il calcio spagnolo, che invece torna a casa in anticipo. Alla faccia di chi diceva che i loro giovani erano molto più forti dei nostri...
Federica Pellegrini (nuoto): Chiariamolo subito, i 400 stile libero non sono mai stati la sua gara, anche se negli ultimi anni aveva vinto due volte l'oro ai Mondiali, facendo segnare anche il record del Mondo. Oggi Federica ha dimostrato per l'ennesima volta di non amare questa distanza, confermando in sostanza il quinto posto di Pechino e lasciando tanti appassionati azzurri con l'amaro in bocca per quella che sembrava una medaglia quasi scontata. Peccato davvero, ma del resto le sue prestazioni quest'anno non erano le stesse degli anni passati, e le avversarie oggi sono state semplicemente più forti di lei. Adesso ci sono i 200 stile, la sua distanza, in cui a Pechino conquistò l'oro subito dopo la delusione dei 400; speriamo che la storia possa ripetersi...