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venerdì 3 agosto 2012

PUNTO OLIMPICO N. 7

Immagine tratta da citelighter.com
Come di consueto, vediamo chi sono stati i migliori e i peggiori in questa settima giornata di gare nei Giochi Olimpici di Londra 2012.
I MIGLIORI
Yuri Floriani (atletica): Nella giornata che ha visto l'inizio delle gare di atletica e prestazioni in chiaroscuro dei nostri azzurri, merita una citazione la storia di questo atleta trentino, specializzato nei 3000 siepi. Quasi 31 anni, Yuri è alla sua prima Olimpiade nonostante l'età non più giovanissima, ma oggi ha corso con la voglia e la determinazione di un ragazzino, conquistando il pass per la finale di domenica con buona facilità e sfoderando un grande sorriso a fine gara. E' la gioia di chi sa di avere un'occasione unica nella vita, perché in passato per varie vicissitudini, tra cui il trasferimento a Palermo per stare vicino alla sua donna e mettere su famiglia, sacrificando varie occasioni per mettersi in luce nel suo sport. A Londra c'è arrivato, si è presentato ai nastri di partenza con lo spirito di un ventenne, e almeno per oggi è riuscito a fare egregiamente la sua parte con una prestazione più che buona. Domenica tiferemo per lui, per vedere come finirà la sua splendida storia.
Juan Martin Del Potro (tennis): Per una volta, la copertina non la merita il vincitore Roger Federer, bensì il "vinto" Del Potro, se così si può definire un atleta in grado di tenere testa per oltre quattro ore a uno dei più grandi tennisti di sempre, per di più sulla sua superficie preferita, l'erba di Wimbledon. Dopo la vittoria agli U.S. Open nel 2009, proprio contro Federer, l'argentino si era un po' perso per colpa di alcuni guai fisici, che gli avevano impedito di ripetersi ai suoi massimi livelli. Oggi è sembrato quello di tre anni fa, un lottatore incrollabile in grado di tirare fuori giocate e colpi fantastici, in grado di tenere testa validamente al numero 1 del Mondo e di metterlo in seria difficoltà. Alla fine la classe superiore di Re Roger ha fatto la differenza, ma Del Potro è uscito dal campo tra gli applausi, dopo aver disputato insieme all'avversario quello che è già stato definito "il match dell'anno". Vedremo se nella finale per il bronzo e nel finale di stagione riuscirà a confermare il suo splendido tennis.
Aldo Montano (scherma): Se la sciabola maschile è arrivata al bronzo al termine di questa giornata, lo deve soprattutto alla fantastica prova dello schermidore livornese nei Quarti contro la Bielorussia. Nettamente sotto all'inizio dell'attacco, con l'avversario a una stoccata dalla vittoria, Aldo ha dimenticato gli acciacchi fisici ed è tornato quello di Atene 2004, infilando una serie incredibile di stoccate e ottenendo il pass per le semifinali. In difficoltà contro i veloci coreani, provato per la forma fisica non eccelsa dopo il recente infortunio, Montano è tornato a fare la sua parte insieme ai compagni Luigi Tarantino, Diego Occhiuzzi e Luigi Samele (in pedana al posto di Tarantino nella finalina), conquistando l'oro come quattro anni fa a Pechino. Oggi come allora, nel momento di massima difficoltà il livornese ha tirato fuori tutta la sua grinta ed è tornato il campione che tutti conosciamo.
La squadra americana (nuoto): In una sola serata, vecchie e giovani stelle del nuoto americano hanno fatto vedere tutta la forza del movimento a stelle e strisce. Prima è scesa in vasca Melissa Franklin, diciassettenne da Pasadena, che ha dominato i 200 metri dorso stracciando il record del Mondo, il tutto dopo aver già vinto l'oro nei 100 dorso e nella staffetta 4x200 stile e il bronzo nella 4x100 stile. Poi è toccato a sua maestà Michael Phelps, che si è preso il suo ventunesimo oro nei 100 farfalla, tenendo dietro giovani rivali come il sudafricano Le Clos e entrando ancora di più nella leggenda del nuoto. Infine, la quindicenne Katie Ledecky ha stupito tutti, dominando dall'inizio alla fine gli 800 stile e sfiorando a lungo il record del Mondo. Insomma, un perfetto mix di campioni esperti ma ancora affamati di vittorie e di giovani promesse pronte a imporsi nel panorama mondiale. Qualcuno in Italia prenda esempio...
I PEGGIORI
Simona La Mantia (atletica): Tra le ombre della giornata azzurra c'è sicuramente l'eliminazione dell'atleta palermitana, che nelle qualificazioni del salto triplo fallisce nettamente la misura d'accesso alla finale e viene eliminata con la diciassettesima misura complessiva. Simona soffriva un po' per un piccolo infortunio all'anca patito di recente, e il vento ha sicuramente influito sulla sua prestazione, ma da lei, argento europeo due anni fa a Madrid e a suo dire in grado di competere con le migliori del Mondo nella specialità ci aspettavamo qualcosa di meglio. Un vero peccato per lei, la sua Olimpiade è già arrivata alla conclusione, e a ventinove anni è difficile pensare che per lei possa ripresentarsi una seconda occasione a Rio De Janeiro, anche se nello sport non bisogna mai dire mai.
Il Brasile femminile (calcio): Quando pensi al calcio, il primo Paese che ti viene subito in mente è il Brasile, sia in campo maschile che in campo femminile. Le verdeoro si presentavano a queste Olimpiade dopo due amari secondi posti ad Atene e a Pechino, e speravano di compiere definitivamente il salto di qualità e ottenere il primo oro olimpico per il loro Paese in questa disciplina che dovrebbe essere il loro terreno di caccia. Invece è arrivata un'incredibile sconfitta nei Quarti di Finale, un secco 0-2 contro le giapponesi, che pur essendo campionesse del Mondo in carica non sembravano un avversario insuperabile per le carioca. Per la capitana Marta, Pallone d'Oro femminile nel 2010, e per le sue compagne, il cammino verso la gloria si è interrotto nel più brutto dei modi, e per l'ennesima volta il Brasile deve rimandare l'appuntamento con l'oro nel calcio femminile.
Rebecca Adlington (nuoto): Alla vigilia di questi Giochi era unanimemente considerata la speranza britannica nel nuoto. Oro olimpico nei 400 e negli 800 stile a Pechino 2008, quando si era dimostrata una delle rivali più ostiche per la nostra Pellegrini, era considerata la favorita su queste distanze, e il pubblico di casa si aspettava di vederla cantare l'inno sul gradino più alto del podio. Nei 400 le cose non sono andate benissimo, con un bronzo strappato con qualche difficoltà alla fine di una gara difficile e molto tirata, ma gli 800 sembravano decisamente la sua gara. Invece, l'inglese si è trovata davanti l'incredibile quindicenne Ledecky, che con il suo ritmo forsennato ha dominato la gara, e ha pagato gli sforzi per starle dietro cedendo il secondo posto alla spagnola Belmonte. Altro bronzo per lei quindi, inglesi ammutoliti in piscina per qualche minuto, e sogni di gloria rimandati alla prossima Olimpiadi, avversarie permettendo ovviamente...
Novak Djokovic (tennis): Il 2011 era stato il suo anno d'oro, con una serie impressionante di successi e le vittorie all'Australian Open, a Wimbledon e agli U.S. Open. Il serbo era diventato il numero 1 del Mondo, sembrava in dominio assoluto contro il suo rivale Nadal, come confermava la vittoria nella finale-maratona degli Australian Open 2012. Da allora, però, qualcosa si è inceppato nella testa di Nole, che ha perso la brillantezza dei mesi precedenti e con essa la sua sicurezza. Tre sconfitte consecutive in finale contro Nadal tra Montecarlo, Roma e il Roland Garros, poi l'eliminazione in semifinale a Wimbledon contro Federer, che ha significato l'addio al numero 1 dell'ATP. Oggi è arrivata un'altra sconfitta, in semifinale alle Olimpiadi contro l'idolo di casa Murray, che significa addio sogni di medaglia d'oro, perché anche nel doppio il tennista serbo è stato eliminato. E' un grande tennista, ma deve trovare la forza per confermarsi a questi livelli e dimostrare che l'anno scorso non ha vinto per caso.

lunedì 30 luglio 2012

PUNTO OLIMPICO N. 2

Immagine tratta da news.sportduepuntozero.it
Ecco i nostri giudizi sui migliori e i peggiori della seconda giornata di gare a Londra 2012.
I MIGLIORI
Kimberly Rhode (tiro a volo): La precisione di un cecchino, unita alla freddezza di un robot. La statunitense ha disputato una gara semplicemente perfetta, diventando presto irraggiungibile per tutte le sue rivale. Centrando ben 99 piattelli su 100, la Rhode ha eguagliato il primato del Mondo e stabilito il nuovo record olimpico nella disciplina, conquistando la quinta medaglia in altrettante partecipazioni alla manifestazione a cinque cerchi. Al successo di oggi vanno aggiunti l'argento di quattro anni fa a Pechino, quando fu battuta dalla nostra Chiara Cainero, e i due ori e il bronzo conquistati dal 1996 al 2004 nel Double Trap. Che dire, una vera campionessa.
Marianne Vos (ciclismo): E' considerata da molti come la migliore a livello femminile da tanti anni, eppure all'olandese era sempre mancato qualcosa per confermare la sua forza. Dopo un oro ai Mondiali di ciclismo del 2006, infatti, aveva ottenuto ben 5 secondi posti consecutivi, a dimostrazione che le mancava sempre qualcosa nel momento decisivo. A Pechino, quattro anni fa, era arrivata un'altra delusione cocente, quando si era lasciata anticipare da un gruppo di avversarie in fuga, arrivando solo sesta. Oggi non ha sbagliato, nel diluvio ha scelto il momento giusto per piazzare l'attacco vincente, e in volata non ha dato scampo alle rivali. Un successo meritato per un'atleta che può fare ancora tanto per questo sport.
Rosalba Forciniti (judo): Da autentica carneade alla gloria di una medaglia olimpica. La giovane calabrese è la prima azzurra a conquistare il podio oggi, ottenendo uno storico bronzo nella categoria 52 Kg del Judo e diventando la prima donna di questa regione a vincere una medaglia olimpica. Un successo molto sofferto, ottenuto al termine di un incontro estenuante ed estremamente equilibrato contro la lussemburghese Muller, finito in parità e deciso dal parere dei giudici. Al loro verdetto è seguita l'esplosione di gioia di Rosalba, della famiglia e di tutta la Calabria, che ora aspetta la sua eroina per tributarle i giusti onori.
Diego Occhiuzzi (scherma): Nella sua carriera di schermidore, l'atleta napoletano aveva già vinto una medaglia alle Olimpiadi (bronzo a Pechino 2008) e in altre competizioni importanti, ma sempre nella gara a squadre, mai nel singolo. Oggi invece l'azzurro ha tirato fuori tutta la sua classe e la sua grinta, ha prevalso nel derby con l'amico Montano ed è arrivato a sfiorare il cielo con un dito, conquistandosi con pieno merito la finale della sciabola. Contro l'ungherese Szilagyi, purtroppo, c'è stato poco da fare, ma il suo argento vale di per sé come una vittoria per la tenacia e il coraggio con cui è stato ottenuto. E' il giusto riconoscimento per un atleta forse poco appariscente, ma sempre efficace.
I PEGGIORI
Giorgia Bronzini (ciclismo): Se ieri nella gara maschile le speranze di medaglia erano poche, oggi ci si aspettava molto di più dalle ragazze, e soprattutto dalla Bronzini, bicampionessa mondiale in carica. L'azzurra ha perso il treno giusto, non ha seguito la Vos e le sue compagne di fuga quando doveva, e così ha perso l'occasione per vincere, o quanto meno per salire sul podio. Prestazione negativa dunque per lei e per le sue compagne, Noemi Cantele, Tatiana Guderzo e Monia Baccaille, che non sono state attente a marcare la campionessa olandese, che tutti indicavano come l'avversaria più pericolosa per la medaglia d'oro. Dopo il bronzo di quattro anni fa con la Guderzo, insomma, una brutta bocciatura per il ciclismo femminile.
Tania Cagnotto (tuffi): Un'inezia, una piccolezza, due miseri punti hanno privato lei e la Dellapé di una meritatissima medaglia, d'argento o di bronzo. Si può recriminare per alcune decisioni della giuria, che forse ha aiutato la coppia canadese (alla fine terza) e penalizzato con durezza eccessiva le italiane, ma purtroppo l'errore della Cagnotto nel quarto tuffo è stato evidente e ha condizionato la gara. Era reduce da un piccolo infortunio, lo sappiamo, ma più che punirla per quanto fatto in gara la mettiamo tra i cattivi per le frasi dette subito dopo la gara. Poteva prendersi le sue responsabilità, visto che l'errore appare soprattutto suo, invece ha diviso le colpe al 50% con la Dellapé. Solo che lei avrà un'altra chance per conquistare una medaglia in queste Olimpiadi, la sua compagna probabilmente no...
Spagna Olimpica (calcio): Dopo il titolo di categoria conquistato solo un anno fa, e con la nidiata di giovani campioni che aveva a disposizione, la squadra iberica sembrava destinata a fare una gran figura in questo torneo olimpico. Invece, dopo le prime due partite del girone, è arrivata una clamorosa eliminazione, per mano tra l'altro del Giappone e dell'Honduras, non proprio dei mostri in questa disciplina. Due sconfitte per 1-0 contro asiatici e centroamericani, ma soprattutto poco gioco e nemmeno un gol realizzato, nonostante la rosa fosse di tutto rispetto. Dopo il trionfo negli Europei e nei Mondiali, l'oro sarebbe stato il coronamento di un vero e proprio dominio per il calcio spagnolo, che invece torna a casa in anticipo. Alla faccia di chi diceva che i loro giovani erano molto più forti dei nostri...
Federica Pellegrini (nuoto): Chiariamolo subito, i 400 stile libero non sono mai stati la sua gara, anche se negli ultimi anni aveva vinto due volte l'oro ai Mondiali, facendo segnare anche il record del Mondo. Oggi Federica ha dimostrato per l'ennesima volta di non amare questa distanza, confermando in sostanza il quinto posto di Pechino e lasciando tanti appassionati azzurri con l'amaro in bocca per quella che sembrava una medaglia quasi scontata. Peccato davvero, ma del resto le sue prestazioni quest'anno non erano le stesse degli anni passati, e le avversarie oggi sono state semplicemente più forti di lei. Adesso ci sono i 200 stile, la sua distanza, in cui a Pechino conquistò l'oro subito dopo la delusione dei 400; speriamo che la storia possa ripetersi...