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lunedì 8 luglio 2013

WIMBLEDON 2013: LA FINE DI UNA MALEDIZIONE

Immagine tratta da dailymail.co.uk
Chissà cosa avrà pensato ieri pomeriggio da lassù Fred Perry, quando finalmente ha capito che dopo 77 anni non sarà più il britannico più nominato dai suoi conterranei durante la prima settimana di luglio. Dal suo successo contro il tedesco Von Cramm, nell'ormai lontano 1936, nessun suddito di Sua Maestà era più riuscito a imporsi sull'erba di Wimbledon. Ci avevano provato in molti, ma nessuno si era neanche avvicinato al successo, mentre giocatori di tutto il Mondo arrivavano al successo e ricevevano i meritati applausi del popolo di casa. Per i britannici l'attesa è stata lunga e snervante, per oltre 70 anni nessuno di loro è mai andato oltre le semifinali del torneo, e il centrale di Wimbledon a tratti sembrava davvero stregato.
Almeno fino a ieri pomeriggio, quando Andy Murray ha finalmente spezzato la maledizione. Il tennista, scozzese di nascita (e ogni volta che perdeva) ma britannico di formazione, si è imposto con merito in tre set contro il numero 1 del mondo Novak Djokovic, concludendo un torneo che lo ha visto grande protagonista e lo porta finalmente tra i grandi di questo sport. Da tempo accusato di non saper reggere la pressione dei momenti importanti, Murray ha invece mostrato una clamorosa solidità mentale, riuscendo spesso ad uscire da situazioni difficili con freddezza e senza mai perdere il controllo del match. Emblematico il game decisivo della finale, con lo scozzese avanti 40-0 con tre match point, rimontato e quattro volte sul punto di subire il break da Djokovic, ma sempre in grado di non disunirsi e alla fine vittorioso. E' stata anche la grande rivincita di Andy, che solo un anno fa era stato dolorosamente sconfitto in finale a Wimbledon da Federer, ma paradossalmente è stato proprio quello il momento della svolta. Il britannico ha reagito subito dopo, prendendosi l'oro olimpico, sempre sull'erba inglese e proprio contro Federer, poi ha ottenuto il primo successo negli Slam vincendo gli U.S. Open contro Djokovic. Da lì il suo pensiero è andato solo e soprattutto a Wimbledon, saltando il Roland Garros per infortunio ha potuto concentrare allenamento e forze sul torneo di casa, e così si è realizzata la sua impresa. Merito anche del suo allenatore, l'ex campione ceco Ivan Lendl, che pure ha vissuto Wimbledon come un'autentica maledizione, visto che è l'unico torneo dello Slam che non ha mai vinto, perdendo due volte in finale. In qualche modo, Murray ha vinto il titolo anche per lui, come ha dichiarato lui stesso con le lacrime agli occhi a fine match, rendendo merito al suo maestro.
Anche in campo femminile si è assistito alla trasformazione di un brutto anatroccolo in un bel cigno, anche se in questo caso il risultato è stato molto meno atteso. A spuntarla è stata Marion Bartoli, francese di quasi ventinove anni, che si è aggiudicata lo Slam senza perdere nemmeno un set e superando in finale la tedesca Lisicki, rivelatasi troppo acerba ed emotiva per questo grande appuntamento. Quella della transalpina è la vittoria della più classica delle antidive: non appariscente né bella come la Sharapova, sovrappeso anche per scelta del padre-allenatore (diceva che era meglio per lei così non sarebbe stata distratta dai ragazzi...), quasi sgraziata e macchinosa con il suo servizio elaborato e la sua presa bimane sulla racchetta. Eppure la Bartoli, già finalista perdente nel 2007 contro Venus Williams, ha preparato alla perfezione l'appuntamento e si è presa la vittoria finale con merito, mostrandosi sempre solida nelle risposte e nel suo gioco. Anche dietro questo successo c'è la mano di una campionessa, ovvero Amelie Mauresmo, vincitrice in Inghilterra nel 2006 e consulente della connazionale dopo il Roland Garros per permetterle di fare quel salto di qualità che è finalmente arrivato. Curiosamente, la Bartoli ha vinto senza mai affrontare una top ten né un'atleta a lei superiore nel ranking. 
Questa è stata un'altra curiosità di questa edizione di Wimbledon: l'ecatombe delle teste di serie, in campo maschile e soprattutto femminile. Tra gli uomini, due campioni come Federer e Nadal sono stati eliminati già nella prima settimana, rispettivamente al secondo e al primo turno, dall'ucraino Stakhovsky e dal belga Darcis, non proprio due fenomeni della racchetta. Ancora più incredibile quello che è successo tra le donne, con la caduta in serie di Sharapova, Azarenka (entrambe al secondo turno) e soprattutto Serena Williams, numero 1 femminile e vincitrice quest'anno a Parigi ma sconfitta al quarto turno dalla Lisicki. Male purtroppo anche la nostra Sara Errani, che è stata eliminata già al primo turno, ma in generale la spedizione azzurra può dirsi soddisfatta. Per la prima volta nella storia, quattro italiani (Seppi tra gli uomini, Pennetta, Knapp e Vinci tra le donne) hanno raggiunto il quarto turno di Wimbledon, anche se poi hanno perso tutti senza ottenere neppure un set. Il doppio non ha portato grandi risultati, con il duo Errani-Vinci che si è confermato allergico all'erba, uscendo sconfitto già al terzo turno. La più grande soddisfazione per l'Italia però è arrivata dal torneo juniores, dove il diciassettenne Gianluigi Quinzi ha vinto il titolo, confermandosi uno dei migliori prospetti a livello giovanile. Prima di lui, solo Diego Nargiso nel 1987 aveva ottenuto un simile riconoscimento, anche se poi la sua carriera non aveva rispettato le attese. Ci auguriamo che per il giovane Quinzi le cose vadano meglio, e che dopo tanti anni di attesa torni finalmente a brillare una stella azzurra nel tennis maschile. Del resto, come i britannici hanno insegnato, l'attesa può essere lunga e difficile, ma quando poi la vittoria arriva, il suo sapore è ancora più dolce.

lunedì 28 gennaio 2013

TENNIS: CONFERME E NOVITA' DALL'AUSTRALIA

Immagine tratta da reportweb.it
Il 2013 del grande tennis comincia come sempre dall'Australia, e regala agli appassionati di tutto il mondo molte certezze e qualche interessante novità per questa stagione. La sicurezza più grande di tutte nel panorama maschile di questo momento viene dalla Serbia, e si chiama Novak Djokovic. Il numero 1 del Mondo si conferma tale sul cemento australiano, tornando al successo in un torneo dello Slam dopo un anno esatto e cominciando al meglio l'anno dopo le delusioni della scorsa stagione (sconfitto in finale al Roland Garros da Nadal e agli U.S. Open da Murray, fuori in semifinale a Wimbledon e medaglia di legno alle Olimpiadi). Per il serbo l'Australian Open è un torneo fortunato, visto che per lui è la sua quarta vittoria qui, terza consecutiva, e la sesta in assoluto nei tornei del Grande Slam. Il suo successo è stato autoritario, netto, a conclusione di una competizione che l'ha visto davvero in difficoltà solo nel quarto turno, quando ha piegato la resistenza di Wawrinka solo al quinto set, poi ha sempre dominato ogni incontri, su tutti la semifinale con Ferrer, a cui ha lasciato solo cinque games in totale. In finale, Nole si è trovato ad affrontare colui che è il suo rivale principale, in questo momento e forse anche in futuro visti gli infortuni di Nadal e il calo di Federer: Andy Murray. Lo scozzese dimostra di essere molto cresciuto nella scorsa stagione, beneficiando dei successi alle Olimpiadi e allo U.S. Open (proprio contro Djokovic) e della guida di Ivan Lendl, ma ha ancora qualcosa da migliorare, soprattutto a livello caratteriale. Dopo aver superato Federer in una durissima semifinale, Murray aveva dato l'impressione di poter vincere anche contro il serbo, mettendolo in difficoltà soprattutto nei primi due set, che si sono divisi al tie-break. Poi però, il calo fisico del britannico e la maggiore solidità mentale di Nole, che riesce a non perdere la concentrazione neanche quando un match sembra ormai andato, hanno deciso la sfida e consegnato a Djokovic il successo finale.
Se in campo maschile sembra chiaro quali saranno i protagonisti degli Slam del futuro, tra le donne regna una sempre maggiore incertezza, e anche il livello tecnico sembra risentire della mancanza di una vera dominatrice. Il torneo se l'è aggiudicato colei che è formalmente al vertice della classifica WTA, ovvero la bielorussa Viktoria Azarenka, al secondo successo in un torneo dello Slam (l'altro proprio in Australia la scorsa stagione), che così consolida il suo ruolo di numero 1 al Mondo, anche se sembra ancora lontana dal diventare una vera campionessa. In finale, ha sudato sette camicie per piegare la coriacea cinese Li Na, alla seconda sconfitta in finale in Australia ma capace di disputare un grandissimo torneo, con un paio di infortuni durante la finale che forse hanno condizionato l'esito della sfida. Deludono due grandi favorite della vigilia, l'americana Serena Williams, piegata nei quarti dalla giovane connazionale Sloane Stephens, e la russa Maria Sharapova, che sembrava in grado di dominare il torneo ma in semifinale ha ceduto di schianto proprio contro la Li. La sensazione, già nell'aria prima di questa finale e ancora più evidente ora, è che nel mondo femminile manchi un'atleta in grado di fare la differenza su qualunque tipo di superficie o senza la giusta forma fisica. Serena Williams sembra l'unica eccezione, visto che l'americana quando sta bene è praticamente imbattibile per tutte le avversarie, ma anche per lei come per Federer l'età comincia a chiedere il suo pegno. A parte lei, solo la Sharapova sembra spiccare un po' sulle altre in quanto a classe, ma paga una discontinuità piuttosto evidente, visto che ha trionfato in quattro Slam in 10 anni, e non ne ha mai vinti due nella stessa stagione.
Detto dei principali protagonisti del torneo, non possiamo dimenticare di soffermarci sui nostri rappresentanti italiani, che oltre alle solite ombre hanno fatto vedere qualcosa di molto interessante. Il titolo principale è ovviamente per la fantastica coppia Sara Errani - Roberta Vinci, che conferma quanto di buono aveva fatto vedere l'anno scorso vincendo il torneo femminile di doppio, il terzo per loro in uno Slam dopo Roland Garros e U.S. Open della scorsa stagione. Per le due azzurre è una grandissima soddisfazione, ottenuta dopo aver eliminato avversarie durissime come le sorelle Williams nei quarti di finale, e sconfiggendo poi le padrone di casa Bardy-Dallacqua nell'atto conclusivo. Le ragazze vivono il momento migliore della loro carriera, sono ormai al numero 1 del mondo nelle classifiche di doppio, e adesso puntano gli occhi verso Wimbledon, il torneo più prestigioso, l'unico che ormai manca nella loro bacheca. Sempre nel doppio, ottima prova anche da parte degli azzurri Simone Bolelli e Fabio Fognini, che si sono arresi solo in semifinale ai temibili gemelli americani Bryan, concludendo alla grande un torneo al di sopra di ogni più rosea aspettativa, visto che non erano nemmeno teste di serie. Nei singolari, le cose sono andate meno bene, visto che quasi tutti gli atleti italiani si sono fermati già al primo turno, sia in campo maschile che femminile. Il migliore è stato Andreas Seppi, in grado di arrivare fino al quarto turno prima di cedere contro il francese Chardy, che con questo risultato è entrato per la prima volta nei top 20 del circuito maschile. Tra le donne, Roberta Vinci è stata l'unica a fare un po' di strada, prima di cedere al terzo turno contro la russa Vesnina e di concentrarsi vittoriosamente sul doppio.
Ora il circuito mondiale di tennis si prepara a cambiare superfici, con l'arrivo della primavera il cemento lascerà spazio alla terra rossa, e gli appuntamenti più importanti saranno Roma e, soprattutto, il Roland Garros di Parigi. L'attesa maggiore però è rivolta al ritorno in campo di Rafa Nadal, assente ormai da Wimbledon dello scorso anno, e in forse per il prosieguo della carriera dopo i continui problemi alle ginocchia. Se ha davvero recuperato al 100%, lo spagnolo rimane il numero 1 sulla terra e in Francia, dove ha trionfato sette volte negli ultimi otto anni, ma in caso contrario la lotta al titolo sarà apertissima. Prepariamoci dunque ad una grande stagione di tennis, perché quello che è accaduto in Australia è stato solo un assaggio.

lunedì 19 novembre 2012

LA GIORNATA NERA DELLE FURIE ROSSE

Ci sono giorni in cui sembra che tutto giri decisamente al contrario, che la fortuna abbia deciso di voltare nettamente le spalle e che non ci sia verso per rimettere le cose a posto. Ieri in Spagna molti devono essersi chiesti se fosse venerdì 17, visto che nel giro di poche ore sono arrivate due cocenti sconfitte in due finali su cui le Furie Rosse puntavano tantissimo: quelle di Coppa del Mondo di Calcio a 5 e di Coppa Davis.
Si inizia intorno alle 13 e 30, quando a Bangkok la Nazionale spagnola di Futsal scende in campo contro gli storici avversari del Brasile per giocarsi il titolo mondiale e vendicare la sconfitta subita 4 anni prima, proprio contro i carioca, ai calci di rigore. La Spagna è una delle migliori squadre al mondo in questa disciplina, è Campione d'Europa in carica da quattro edizioni consecutive, ed è alla quinta finale di seguito in un Mondiale, con due vittorie all'attivo nel 2000 e 2004; in tre finali contro i brasiliani, le Furie Rosse hanno vinto una sola volta, ma il gruppo iberico sembra più completo e solido dei fuoriclasse carioca, meno uniti e con un campione come Falcao a mezzo servizio per un infortunio. Nel primo tempo, la Spagna gioca meglio e meriterebbe anche il gol, ma il Brasile si salva e mantiene il punteggio sullo 0-0, ma nella ripresa la partita si vivacizza. Falcao, non al meglio, entra in campo e da la scossa ai suoi, almeno a livello mentale, tanto che i verdeoro sbloccano la gara con Neto su schema da angolo. La Spagna accusa il colpo, soffre un po' ma reagisce, a metà tempo arriva il pareggio con Torras su una respinta corta del portiere, e un minuto dopo Aicardo sorprende l'estremo difensore brasiliano e porta i suoi addirittura in vantaggio. 
Immagine tratta da sportvideoplanet.com
Qui, la Spagna commette l'errore di non chiudere il match, con Torras che colpisce la traversa, e viene punita dalla classe di Falcao, che approfitta dell'uomo in più grazie al portiere di movimento per segnare con un sinistro imparabile il gol del pareggio. I tempi regolamentari finiscono, si va ai supplementari e la partita prosegue sempre sul filo dell'equilibrio, anche se i brasiliani hanno una clamorosa occasione con Rodrigo, che si fa parare un tiro libero dal portiere spagnolo Juanjo. Sembrano prossimi i rigori, proprio come 4 anni fa, invece a venti secondi dalla fine Neto con un guizzo scappa sull'esterno e incrocia di sinistro, realizzando il gol che decide la sfida. Spagna ancora seconda nei Mondiali di Calcio a 5, sconfitta per la terza volta dai brasiliani nell'atto conclusivo del torneo, a fronte di una sola vittoria nel lontano 2000: se non è una maledizione, poco ci manca.
Quasi in contemporanea, però, giungono buone notizie da Praga, dove è in corso la finale di Coppa Davis di tennis che vede gli spagnoli opposti ai padroni di casa della Repubblica Ceca. Dopo le prime due giornate gli iberici sono sotto 2 punti a 1, e devono vincere i due incontri di singolo in programma per riportare a casa il trofeo, già vinto un anno prima e per ben tre volte negli ultimi quattro anni. Manca l'indiscusso numero 1 delle Furie Rosse, Rafael Nadal, ma il gruppo è composto comunque da atleti di grandissimo livello, su tutti David Ferrer, che è nel suo anno migliore ed è numero 5 al Mondo. Contro un avversario sulla carta ostico come Tomas Berdych, lo spagnolo mette in mostra il suo miglior tennis, vince 3 set a 0 come aveva fatto venerdì contro Stepanek e consegna ai suoi il punto del pareggio, che rimanda il titolo al quinto e decisivo match. Qui scende in campo Nicolas Almagro, meno tecnico e più inesperto del compagno di squadra ma comunque tra i primi 15 al Mondo, che se la vede con il quasi trentaquattrenne Radek Stepanek, che è sceso in campo sia venerdì che sabato con alterne fortune.
Immagine tratta da globalnews.ca
Il match sembra ampiamente alla portata degli iberici, ma Stepanek non è per nulla intimorito dall'avversario, e lo mette subito in difficoltà con un tennis aggressivo e veloce. Almagro perde il primo set, nel secondo va in vantaggio di un break ma viene rimontato e, nel tiebreak, cede nettamente al ceco senza fare nemmeno un punto. Nel terzo set, lo spagnolo reagisce con orgoglio, come già aveva fatto venerdì contro Berdych, e ottiene il punto del 2-1 che sembra riaprire la partita. E' solo un'illusione, perché Stepanek si porta subito in vantaggio all'inizio del quarto set, e questa volta non concede più nulla al suo avversario. Finisce 3 set a 1, la Coppa Davis torna in Repubblica Ceca, 32 anni dopo la prima e unica volta quando c'era in campo un certo Ivan Lendl, e per la Spagna resta il rammarico per non aver ottenuto un titolo che sembrava ampiamente alla portata.
Così, nel pomeriggio di questo 18 novembre, i tifosi iberici sono passati dall'entusiasmo per una possibile, grande doppietta alla delusione per due secondi posti che, per quanto importanti, non soddisfano affatto. E gli è andata anche bene, perché viste le premesse sembrava potesse arrivare una terza, cocente sconfitta, con Alonso in difficoltà nel Gran Premio di Austin in Formula 1. Ma di questo vi parlerà, come sempre, il nostro Zoolander.

lunedì 6 agosto 2012

PUNTO OLIMPICO N. 9

Immagine tratta da ibtimes.co.uk
Siamo arrivati alla nona giornata di questi Giochi Olimpici di Londra 2012, tante competizioni si sono concluse oggi e oltre metà del programma olimpico è stato svolto. Vediamo quali sono i personaggi che oggi si sono messi in evidenza in positivo e in negativo.
I MIGLIORI
Valeria Straneo (atletica): Un ottavo posto in una gara non vale sicuramente una medaglia, ma quando viene ottenuto a trentasei anni dopo una carriera da perfetta sconosciuta merita sicuramente una citazione. Madre di due bambini, laureata in lingue, la maratoneta di Alessandria ha vissuto un periodo non felicissimo nel 2010, quando ha subito l'asportazione della milza per una sferocistosi. Da allora però Valeria ha iniziato la sua incredibile storia, ha realizzato il primato italiano ad aprile 2012 nella maratona di Rotterdam e si è guadagnata un posto in queste Olimpiadi. Oggi contro le africane non c'era nulla da fare, lei ha disputato una gara giudiziosa e grintosa, prendendosi un meritato ottavo posto, prima delle azzurre. Le sue "compagne" hanno storto il naso alla sua presenza, accusandola di doping per le sostanze che assume come terapia post operatoria, lei non ha battuto ciglio ed è andata avanti per la sua strada, come sempre.
Andy Murray (tennis): Quella di oggi doveva essere la giornata della consacrazione di Roger Federer, è stato invece il momento di gloria per il tennista britannico, che quando perde è scozzese di nascita e quando vince è inglese di formazione. Un mese dopo la dura sconfitta contro il campione svizzero a Wimbledon, si è preso una grande rivincita sulla stessa superficie, dominando questa finale dall'inizio alla fine, non concedendo nemmeno un set all'avversario e prendendosi un oro che sa di storia. Accusato tante volte di essere un giocatore incompleto, incapace di gestire la pressione nei momenti che contano davvero, oggi ha fatto vedere a tutti che la sua definitiva maturazione, se non è ancora arrivata, è quanto meno molto prossima. Ora lo attendono gli U.S. Open per dimostrare che il brutto anatroccolo si è trasformato finalmente in un bel cigno.
La squadra maschile (scherma): Dopo le ragazze, applausi a scena aperta anche per la squadra maschile di fioretto, che era chiamata a dimostrare qualcosa dopo aver fallito nell'individuale e non si è fatta trovare impreparata. Un oro vinto con merito da Andrea Baldini, che riscatta l'Olimpiadi persa 4 anni fa per un presunto caso di doping, Andrea Cassarà, numero 1 del ranking mondiale di specialità non per caso, Giorgio Avola, chiamato in causa dopo essere partito riserva e dimostratosi prontissimo, e Valerio Aspromonte, che forse ha sentito un po' troppo la pressione nella gara d'esordio e ha assistito al trionfo da spettatore. Un successo importante per Stefano Cerioni, allenatore del fioretto maschile e femminile, che è stato la mente di questa grande spedizione, che ha fruttato all'Italia tre ori, un argento e un bronzo, più di un terzo delle medaglie vinte finora. Chapeau.
Usain Bolt (atletica): Il campione è in crisi, si diceva prima di questa finale. Il successo lo ha appagato, non è in forma, non sarà più l'atleta di Pechino. La squalifica ai Mondiali 2011 sembrava un segnale ulteriore che qualcosa si era rotto, che l'uomo più veloce del Mondo non era più imbattibile. Poi è partito lo sparo, e Usain Bolt è tornato quello di sempre, una freccia nera che vola più veloce del vento e nessuno riesce a raggiungere e tanto meno superare; 9.36, record olimpico e seconda prestazione mondiale di tutti i tempi con una temperatura bassa e poco favorevole, concorrenza spazzata via e secondo oro consecutivo nei 100 metri, unico a riuscirci insieme a Carl Lewis. L'americano però ci riuscì dopo la squalifica per doping di Ben Johnson, Bolt invece non ha avuto bisogno di alcun aiuto, ha fatto tutto da solo, e oggi come quattro anni fa le prime pagine mondiali sono tutte per lui.
I PEGGIORI
Roger Federer (tennis): Oggi sull'erba di Wimbledon tutti erano pronti a sentire la frase: "Game, set, match, history!" Il campione svizzero, sette volte vincitore sull'erba londinese, l'ultima proprio un mese fa, partiva con i favori del pronostico per vincere l'oro olimpico ed entrare nella leggenda. L'assenza del suo grande rivale Rafa Nadal e l'eliminazione in semifinale di Nole Djokovic sembravano averlo favorito, e tutti già parlavano del suo ennesimo successo. Invece Re Roger per una volta ha dovuto cedere lo scettro, complice una partita non all'altezza contro un avversario che, al contrario, si è esaltato e ha dato davvero il meglio di sé. Il match-maratona in semifinale contro Del Potro ha sicuramente influito, ma la sensazione è che oggi per Federer non ci fosse proprio nulla da fare. Peccato, questa era l'ultima occasione per lo svizzero per assicurarsi la medaglia d'oro olimpica, vista l'età non più verde e la concorrenza sempre più spietata dei giovani campioni emergenti.
Il Setterosa (pallanuoto): Otto anni fa la gioia per l'oro olimpico, oggi l'amarezza per un'eliminazione netta, senza grandi discussioni, anche se contro delle avversarie sicuramente molto forti e tra le candidate alla vittoria. Le azzurre ce l'hanno messa tutta, hanno provato a gettare il cuore oltre l'ostacolo e a regalare a tutti ancora una volta un sogno olimpico. Non c'è stato niente da fare, dopo una grande partenza le nostre hanno subito il ritorno delle americane e alla fine si sono arrese alla loro netta superiorità, dicendo addio ai sogni di medaglia. Oggi si poteva fare poco meglio, gli errori sono stati commessi in girone, con una sola vittoria contro le britanniche e due nette sconfitte contro russe e australiane che hanno compromesso il cammino del Setterosa. Dopo la vittoria agli Europei di quest'anno ci aspettavamo di più, urge continuare il rinnovamento e ripartire con maggiori certezze e più determinazione.
I giudici (tuffi): Chiariamolo subito, oggi la nostra Cagnotto non ha disputato la sua miglior gara di sempre, ha commesso alcuni piccoli errori che le hanno tolto punti preziosi per la corsa verso una medaglia. Detto questo, abbiamo delle enormi perplessità per quello che stanno facendo i giudici dei tuffi in queste Olimpiadi. Nella finale del trampolino 3 metri sincro, in tanti hanno criticato i punteggi assegnati alle atlete canadesi, non penalizzate a sufficienza nel loro ultimo tuffo nonostante un errore evidente, e alla fine terze davanti alle nostre Cagnotto e Dallapé per soli due punti. Oggi la storia si è tristemente ripetuta, con una beffa ancora più crudele: la nostra Tania ha perso il bronzo per appena venti centesimi di punto, con un ultimo tuffo semi perfetto che a detta di molti non ha ricevuto la giusta valutazione. Quattro anni di duro lavoro non possono essere decisi in modo tanto crudele per una decisione così arbitraria e personale, occorre cambiare qualcosa perché così, francamente, si rischia solo di far perdere credibilità ad una disciplina fantastica, che merita i migliori palcoscenici del Mondo.
Asafa Powell (atletica): Sicuramente non era lui l'uomo più atteso questa sera, e vista la concorrenza sempre più agguerrita degli ultimi anni era difficile pensare che il giamaicano avrebbe potuto competere per la vittoria finale. Detto questo, vedere il velocista quasi trentenne ancora una volta a terra dopo l'arrivo, con le lacrime agli occhi per la delusione, mette una certa tristezza. La sua carriera sembra quella di un eterno incompiuto: primatista del Mondo dei 100 metri dal 2005 al 2007, spesso ritenuto il favorito per la vittoria, ma mai in grado di piazzare la zampata giusta nel momento decisivo. Quinto ad Atene 2004 e Pechino 2008, due bronzi ai Mondiali 2007 e 2009, ha conquistato l'oro olimpico e mondiale solo nella staffetta 4x100, troppo poco per un atleta con il suo potenziale.Oggi è finito amaramente all'ultimo posto, penalizzato da un infortunio, ma era già abbondantemente fuori dalla lotta per le medaglie. Un modo davvero triste di concludere quella che molto probabilmente è stata la sua ultima Olimpiade.

domenica 5 agosto 2012

PUNTO OLIMPICO N. 8

Immagine tratta da pocket-lint.com
Siamo arrivati all'ottava giornata di questi bellissimi Giochi Olimpici di Londra 2012. Vediamo chi sono stati  migliori e i peggiori di oggi.
I MIGLIORI
Jessica Rossi (tiro a volo): Un cognome che in Italia è assolutamente comune per una ragazza che di normale non ha niente. Vent'anni appena, ma una freddezza da assoluta veterana e la sicurezza di chi conosce i propri mezzi e le proprie possibilità. Una gara a dir poco perfetta nel trap per Jessica, che straccia un record dopo l'altro, chiude con 99 piattelli rotti su 100 e si prende un oro strameritato. Una predestinata del tiro, visto che fin da quando aveva diciassette anni ha incominciato a vincere e a far vedere a tutti le sue qualità: prima campionessa italiana, poi europea e mondiale, una vera e propria scalata al successo. Questo oro olimpico è la definitiva consacrazione, la dimostrazione del suo talento cristallino, e la dedica ai terremotati dell'Emilia dimostra che questa ragazza, nonostante la fama improvvisa, ha ancora i piedi ben saldi per terra.
Serena Williams (tennis): L'avevamo detto: in bocca al lupo a chi se la troverà di fronte, perché ne avrà veramente bisogno. Non c'è stato niente da fare, lo stato di grazia dell'americana è davvero incredibile: finale dominata contro la Sharapova, l'unica che sembrava in grado di poterla impensierire, un 6-0 6-1 che non ammette repliche. In totale, sono 17 i game persi in tutto il torneo dalla Williams, che è tornata ai livelli di qualche anno fa, quando insieme alla sorella Venus monopolizzava le finali degli Slam di tennis, trasformandole in sfide tutte in famiglia. Con l'oro conquistato oggi, Serena centra l'ultimo successo che le mancava ed entra ufficialmente nella leggenda del tennis mondiale, visto che l'unica tennista in grado di realizzare un simile en-plain di successi è stata Steffi Graf negli anni Ottanta. Una vera leggenda, complimenti davvero.
Oscar Pistorius (atletica): Si può entrare nella storia in mille modi, talvolta bisogna vincere titoli e gare e fare record su record, in altri casi invece basta solo partecipare. Questa mattina, a Pistorius è bastato essere al via delle batterie dei 400 metri per scrivere un nuovo, importante capitolo di sport. Privo di entrambe le gambe, che gli sono state amputate dal ginocchio in giù a nemmeno un anno per una malformazione, il sudafricano ha iniziato da tempo una lunga battaglia contro la IAAF per partecipare alle gare insieme ai normodotati. A Pechino 2008 non ci arrivò per non aver ottenuto i tempi minimi di qualificazione, stavolta invece il suo sogno è diventato realtà. Alla sua prima gara ha ottenuto un brillante secondo posto, che gli vale l'accesso in semifinale, ma soprattutto ha ricevuto l'ovazione e i complimenti di tutto lo stadio, per il coraggio e la tenacia dimostrata nell'inseguire il suo sogno. Comunque vada a finire, lui la sua Olimpiade l'ha già vinta.
Gregorio Paltrinieri (nuoto): Citazione di merito per questo ragazzo che a breve compirà 18 anni. Esploso nei recenti Europei di nuoto in Ungheria, dove ha conquistato l'argento negli 800 stile e l'oro nei 1500 stile, aveva ottenuto il pass olimpico, e già per questo aveva fatto molto. Poi, quanto tutti i suoi colleghi in vasca hanno inesorabilmente fallito, tutte le speranze azzurre di ottenere una medaglia ed evitare un clamoroso "zero" sono rimaste sulle sue giovani spalle. Ha concluso la finale dei 1500 metri al quinto posto, un po' condizionato da un problema alla spalla accusato in mattinata, ma non ha cercato alibi, si è preso le sue responsabilità e ha dato appuntamenti a tutti alle prossime occasioni, perché il futuro dovrà appartenere a lui e alla sua generazione. In una spedizione condizionata da polemiche, tante chiacchiere e pochissimi risultati, il suo sorriso e la sua voglia di divertirsi e competere nonostante tutto sono forse la fotografia più bella.
I PEGGIORI
Pau Gasol (basket): E' da anni il simbolo della Spagna vincente, uno dei cestisti europei più forti di tutti i tempi, due volte campione NBA con i Los Angeles Lakers e d'Europa con i suoi compagni iberici, e ha vinto anche i Mondiali del 2006 e un argento olimpico nel 2008. Su di lui sono riposte molte delle speranze di una squadra che, per il potenziale atletico a disposizione, sembra l'unica in grado di competere con Team USA per la medaglia d'oro. Purtroppo oggi il centro spagnolo si è reso protagonista in negativo nella sconfitta della sua Spagna contro la Russia: nell'ultimo minuto di gioco, con il punteggio in parità, prima ha lasciato solo Mozgov che è andato a schiacciare, poi ha mancato uno dei due liberi che probabilmente avrebbero mandato la gara al supplementare. Niente è perduto ovviamente, siamo solo al girone, ma così gli spagnoli rischiano seriamente di dover affrontare gli USA già nelle semifinali, compromettendo le speranze di ottenere l'oro. Pau e compagni sono chiamati ad una pronta reazione e a non commettere più errori, se vogliono tenere vivi i loro sogni di vittoria.
La squadra femminile (scherma): Nello sport che ci sta riservando le maggiori soddisfazioni, vale a dire la scherma, oggi è arrivata la prima vera delusione: le ragazze della spada, che già non avevano brillato molto nel singolare, sono state eliminate subito nella prova a squadra, abbandonando i sogni di ottenere una medaglia. Contro gli Stati Uniti, non proprio le avversarie più dure da affrontare, le nostre hanno iniziato abbastanza bene, poi hanno preso un parziale importante nella seconda parte dell'incontro, che non sono più riuscite a recuperare. Negativa soprattutto la prova di Nadia Del Carretto e Rossella Fiamingo, dominate dalle rispettive avversarie, con la sola Mara Navarria a cercare di tenere in piedi la sfida. Giornata conclusa con un deludente settimo posto, e con la sensazione che bisognerà lavorare parecchio per creare una squadra vincente e affiatata.
Francesca Dallapé (tuffi): Dopo la delusione per la medaglia persa di un soffio nei 3 metri sincro, la tuffatrice azzurra sperava di rifarsi nella gara individuale, anche se era la prima volta che vi prendeva parte in un'Olimpiade. Le eliminatorie sono state superate con discreta tranquillità, ma purtroppo nelle semifinali Francesca non è riuscita a migliorare le sue prestazioni, e ha concluso la gara con un amaro quindicesimo posto che le è valso l'eliminazione. Un vero peccato per lei, condizionata da un paio di tuffi non perfetti, soprattutto il secondo e il quarto, che le hanno impedito di ottenere i punti che sperava e l'hanno costretta a gareggiare sempre al limite per sperare di ottenere il dodicesimo posto, che invece non è arrivato. Mentre la sua compagna e amica Tania Cagnotto si presenterà in finale con il secondo posto parziale, a lei rimarrà solo l'opportunità di assistere e tifare dalle tribune, con la consapevolezza di aver perso definitivamente le speranze di una medaglia olimpica.
La squadra maschile (pallavolo): Non ci si lasci ingannare dal risultato finale e dalla grande rimonta italiana: andare sotto di due set contro l'Australia è una notizia tutt'altro che positiva per la formazione azzurra, perché la formazione avversaria era una delle più deboli del girone, e perdere punti contro squadre di basso livello non aiuta ad avere fiducia in vista delle partite a eliminazione diretta. I ragazzi di Berruto sono sembrati deconcentrati, troppo molli a inizio gara, poco incisivi in ricezione e imprecisi in attacco, mentre gli australiani si caricavano a ogni punto e strappavano i primi set con grinta e determinazione. Con le spalle al muro, gli italiani hanno iniziato finalmente a giocare e hanno ribaltato il risultato, vincendo un tie-break sofferto e tirando un gran sospiro di sollievo. La qualificazione al turno successivo non è in discussione, ma serve qualcosa di meglio per sperare di arrivare in zona medaglie, e i nostri avversari negli scontri a eliminazione diretta di sicuro non ci faranno regali.

venerdì 3 agosto 2012

PUNTO OLIMPICO N. 7

Immagine tratta da citelighter.com
Come di consueto, vediamo chi sono stati i migliori e i peggiori in questa settima giornata di gare nei Giochi Olimpici di Londra 2012.
I MIGLIORI
Yuri Floriani (atletica): Nella giornata che ha visto l'inizio delle gare di atletica e prestazioni in chiaroscuro dei nostri azzurri, merita una citazione la storia di questo atleta trentino, specializzato nei 3000 siepi. Quasi 31 anni, Yuri è alla sua prima Olimpiade nonostante l'età non più giovanissima, ma oggi ha corso con la voglia e la determinazione di un ragazzino, conquistando il pass per la finale di domenica con buona facilità e sfoderando un grande sorriso a fine gara. E' la gioia di chi sa di avere un'occasione unica nella vita, perché in passato per varie vicissitudini, tra cui il trasferimento a Palermo per stare vicino alla sua donna e mettere su famiglia, sacrificando varie occasioni per mettersi in luce nel suo sport. A Londra c'è arrivato, si è presentato ai nastri di partenza con lo spirito di un ventenne, e almeno per oggi è riuscito a fare egregiamente la sua parte con una prestazione più che buona. Domenica tiferemo per lui, per vedere come finirà la sua splendida storia.
Juan Martin Del Potro (tennis): Per una volta, la copertina non la merita il vincitore Roger Federer, bensì il "vinto" Del Potro, se così si può definire un atleta in grado di tenere testa per oltre quattro ore a uno dei più grandi tennisti di sempre, per di più sulla sua superficie preferita, l'erba di Wimbledon. Dopo la vittoria agli U.S. Open nel 2009, proprio contro Federer, l'argentino si era un po' perso per colpa di alcuni guai fisici, che gli avevano impedito di ripetersi ai suoi massimi livelli. Oggi è sembrato quello di tre anni fa, un lottatore incrollabile in grado di tirare fuori giocate e colpi fantastici, in grado di tenere testa validamente al numero 1 del Mondo e di metterlo in seria difficoltà. Alla fine la classe superiore di Re Roger ha fatto la differenza, ma Del Potro è uscito dal campo tra gli applausi, dopo aver disputato insieme all'avversario quello che è già stato definito "il match dell'anno". Vedremo se nella finale per il bronzo e nel finale di stagione riuscirà a confermare il suo splendido tennis.
Aldo Montano (scherma): Se la sciabola maschile è arrivata al bronzo al termine di questa giornata, lo deve soprattutto alla fantastica prova dello schermidore livornese nei Quarti contro la Bielorussia. Nettamente sotto all'inizio dell'attacco, con l'avversario a una stoccata dalla vittoria, Aldo ha dimenticato gli acciacchi fisici ed è tornato quello di Atene 2004, infilando una serie incredibile di stoccate e ottenendo il pass per le semifinali. In difficoltà contro i veloci coreani, provato per la forma fisica non eccelsa dopo il recente infortunio, Montano è tornato a fare la sua parte insieme ai compagni Luigi Tarantino, Diego Occhiuzzi e Luigi Samele (in pedana al posto di Tarantino nella finalina), conquistando l'oro come quattro anni fa a Pechino. Oggi come allora, nel momento di massima difficoltà il livornese ha tirato fuori tutta la sua grinta ed è tornato il campione che tutti conosciamo.
La squadra americana (nuoto): In una sola serata, vecchie e giovani stelle del nuoto americano hanno fatto vedere tutta la forza del movimento a stelle e strisce. Prima è scesa in vasca Melissa Franklin, diciassettenne da Pasadena, che ha dominato i 200 metri dorso stracciando il record del Mondo, il tutto dopo aver già vinto l'oro nei 100 dorso e nella staffetta 4x200 stile e il bronzo nella 4x100 stile. Poi è toccato a sua maestà Michael Phelps, che si è preso il suo ventunesimo oro nei 100 farfalla, tenendo dietro giovani rivali come il sudafricano Le Clos e entrando ancora di più nella leggenda del nuoto. Infine, la quindicenne Katie Ledecky ha stupito tutti, dominando dall'inizio alla fine gli 800 stile e sfiorando a lungo il record del Mondo. Insomma, un perfetto mix di campioni esperti ma ancora affamati di vittorie e di giovani promesse pronte a imporsi nel panorama mondiale. Qualcuno in Italia prenda esempio...
I PEGGIORI
Simona La Mantia (atletica): Tra le ombre della giornata azzurra c'è sicuramente l'eliminazione dell'atleta palermitana, che nelle qualificazioni del salto triplo fallisce nettamente la misura d'accesso alla finale e viene eliminata con la diciassettesima misura complessiva. Simona soffriva un po' per un piccolo infortunio all'anca patito di recente, e il vento ha sicuramente influito sulla sua prestazione, ma da lei, argento europeo due anni fa a Madrid e a suo dire in grado di competere con le migliori del Mondo nella specialità ci aspettavamo qualcosa di meglio. Un vero peccato per lei, la sua Olimpiade è già arrivata alla conclusione, e a ventinove anni è difficile pensare che per lei possa ripresentarsi una seconda occasione a Rio De Janeiro, anche se nello sport non bisogna mai dire mai.
Il Brasile femminile (calcio): Quando pensi al calcio, il primo Paese che ti viene subito in mente è il Brasile, sia in campo maschile che in campo femminile. Le verdeoro si presentavano a queste Olimpiade dopo due amari secondi posti ad Atene e a Pechino, e speravano di compiere definitivamente il salto di qualità e ottenere il primo oro olimpico per il loro Paese in questa disciplina che dovrebbe essere il loro terreno di caccia. Invece è arrivata un'incredibile sconfitta nei Quarti di Finale, un secco 0-2 contro le giapponesi, che pur essendo campionesse del Mondo in carica non sembravano un avversario insuperabile per le carioca. Per la capitana Marta, Pallone d'Oro femminile nel 2010, e per le sue compagne, il cammino verso la gloria si è interrotto nel più brutto dei modi, e per l'ennesima volta il Brasile deve rimandare l'appuntamento con l'oro nel calcio femminile.
Rebecca Adlington (nuoto): Alla vigilia di questi Giochi era unanimemente considerata la speranza britannica nel nuoto. Oro olimpico nei 400 e negli 800 stile a Pechino 2008, quando si era dimostrata una delle rivali più ostiche per la nostra Pellegrini, era considerata la favorita su queste distanze, e il pubblico di casa si aspettava di vederla cantare l'inno sul gradino più alto del podio. Nei 400 le cose non sono andate benissimo, con un bronzo strappato con qualche difficoltà alla fine di una gara difficile e molto tirata, ma gli 800 sembravano decisamente la sua gara. Invece, l'inglese si è trovata davanti l'incredibile quindicenne Ledecky, che con il suo ritmo forsennato ha dominato la gara, e ha pagato gli sforzi per starle dietro cedendo il secondo posto alla spagnola Belmonte. Altro bronzo per lei quindi, inglesi ammutoliti in piscina per qualche minuto, e sogni di gloria rimandati alla prossima Olimpiadi, avversarie permettendo ovviamente...
Novak Djokovic (tennis): Il 2011 era stato il suo anno d'oro, con una serie impressionante di successi e le vittorie all'Australian Open, a Wimbledon e agli U.S. Open. Il serbo era diventato il numero 1 del Mondo, sembrava in dominio assoluto contro il suo rivale Nadal, come confermava la vittoria nella finale-maratona degli Australian Open 2012. Da allora, però, qualcosa si è inceppato nella testa di Nole, che ha perso la brillantezza dei mesi precedenti e con essa la sua sicurezza. Tre sconfitte consecutive in finale contro Nadal tra Montecarlo, Roma e il Roland Garros, poi l'eliminazione in semifinale a Wimbledon contro Federer, che ha significato l'addio al numero 1 dell'ATP. Oggi è arrivata un'altra sconfitta, in semifinale alle Olimpiadi contro l'idolo di casa Murray, che significa addio sogni di medaglia d'oro, perché anche nel doppio il tennista serbo è stato eliminato. E' un grande tennista, ma deve trovare la forza per confermarsi a questi livelli e dimostrare che l'anno scorso non ha vinto per caso.

PUNTO OLIMPICO N.6

Immagine tratta da csmonitor.com
Siamo arrivati al sesto appuntamento con la rubrica che designa i migliori e i peggiori in ciascuna giornata di queste Olimpiadi del 2012. Vediamo chi sono i personaggi che abbiamo scelto oggi.
I MIGLIORI
Romano Battisti-Alessio Sartori (canottaggio): Dopo alcune difficoltà e qualche polemica di troppo (da parte del veterano Galtarossa, ne parleremo dopo), finalmente arriva una soddisfazione dal canottaggio italiano. I ragazzi del due di coppia hanno disputato una finale intelligentissima, perfetta a livello tattico: una prima metà di gara di attesa, controllando tutti gli avversari più pericolosi e lasciando sfogare gli sloveni, una seconda a tutta e con un finale in assoluto controllo della situazione. Solo la coppia neozelandese, esperta e davvero imbattibile, è riuscita a mettere la sua prua davanti a quella dei due italiani, che hanno festeggiato questo argento come e più di un oro. E dire che hanno iniziato a remare insieme da nemmeno un anno, e che fino ad aprile non erano nemmeno nel gruppo dei convocati...un ripensamento più che provvidenziale, non c'è dubbio!
Chris Hoy (ciclismo): Il ciclismo è diventato una vera fonte di medaglie per i britannici, che dopo la vittoria di ieri di Wiggins nella cronometro (settima medaglia olimpica per lui, record nazionale) si è aggiudicata un altro oro, stavolta nell'inseguimento a squadre. Tra i protagonisti, spicca il nome di Sir Chris Hoy, trentaseienne corridore di Edimburgo, che è stato decisivo nel piazzare lo sprint che ha permesso agli atleti di casa di avere la meglio sull'agguerritissima Francia e di realizzare il nuovo record del Mondo. Per lui, portabandiera scelto da tutti i componenti della spedizione britannica in queste Olimpiadi, si tratta del quinto oro olimpico e della sesta medaglia in totale, il che lo rende uno degli atleti più titolati di sempre in patria. Visto che mancano ancora alcune gare, chissà che non decida di aumentare ancora il suo bottino.
Serena Williams (tennis): C'è poco da fare, sull'erba di Wimbledon l'americana si sente davvero a suo agio, come se ormai il campo londinese fosse di sua proprietà. In un paio d'ore gioca dapprima il singolare, distruggendo senza troppi patemi la danese Wozniacki, ex numero 1 del Mondo, poi il doppio con la sorella maggiore Venus, contro le nostre Vinci e Errani, e anche il questo caso il match è senza storia. A quasi 31 anni, e dopo aver già portato a casa due medaglie d'oro olimpiche in coppia con la sorella, Serena vuole conquistare l'ultimo trofeo, quello che manca in una bacheca a dir poco fantastica: l'oro nel singolare femminile. Domani ci sarà la bielorussa Azarenka a cercare di bloccarle la strada, e poi ci proveranno le russe Petrova e Kirilenko a tentare di fermarla nel doppio. In bocca al lupo alle sue avversarie, ne hanno davvero bisogno!
Il fioretto femminile (scherma): Se Dumas fosse ancora in vita, bisognerebbe fargli riscrivere uno dei suoi romanzi più celebri: i quattro moschettieri sono donne in realtà, e purtroppo per i francesi vengono dall'Italia. Valentina Vezzali è Athos, per la saggezza e l'esperienza con cui gestisce ogni gara. Arianna Errigo è Porthos, perché ad ogni assalto traspaiono la vitalità e l'irruenza di chi vuole godersi la vita. Elisa Di Francisca è Aramis, perché tira con una classe e una signorilità incredibile. Ilaria Salvatori è D'Artagnan, perché si unisce al trio di campionesse e fa la sua parte. Tre incontri senza storia, avversarie infilzate in maniera inesorabile, come se si trattasse di un allenamento. C'è gloria per tutte e quattro le nostre fantastiche atlete, che ribadiscono ancora una volta chi sono le padrone del fioretto femminile. Semplicemente perfette.
I PEGGIORI
La squadra azzurra (nuoto): Che qualcosa non andasse si sapeva: gli sguardi erano tesi, le accuse lanciate e poi in parte ritirate da Magnini avevano smosso un po' le acque, i risultati mancati avevano esasperato la situazione. Oggi le dichiarazioni di Orsi hanno fatto definitivamente esplodere la bomba e hanno mostrato a tutti quanto sia spaccato e rovente lo spogliatoio italiano del nuoto. Forse qualcuno dei nostri si è dimenticato che essere un campione vuol dire gettarsi in acqua e lavorare duro, non aprire bocca e rilasciare dichiarazioni al vetriolo sui giornali. Marin aveva già accusato Magnini, appena un anno fa, di non essere un capitano all'altezza, ma sembravano parole dovute al rancore per la loro vita sentimentale. Col senno di poi, moltissime cose dovevano essere gestite in modo diverso, perché così abbiamo dato davvero una pessima immagine di noi e del nostro movimento sportivo.
Giuseppe De Capua (canottaggio): Da una polemica all'altra, in puro stile italiano. Subito prima della finale del due di coppia, che ha visto poi gli azzurri Battisti e Sartori vincere l'argento, l'esperto Galtarossa lancia accuse pesanti sul c.t. del canottaggio De Capua, a suo dire inadeguato a gestire il gruppo italiano. A suo dire, contro l'allenatore sarebbe stata presentata, addirittura un anno fa, una lettera di sfiducia firmata da 15 atleti, che la Federazione non prese in considerazione. Se Galtarossa ha il dente avvelenato perché non è mai sceso in acqua (è stato scelto come riserva), non si può dire lo stesso del duo Battisti-Sartori, che dopo il podio rincarano la dose lamentandosi di essere stati lasciati da soli e di essersi dovuti preparare praticamente da soli. Inoltre, le due barche su cui più puntava la Federazione, quattro di coppia e quattro senza, hanno fallito la finale. Se tre indizi fanno una prova, il povero Di Capua farà bene a cercarsi un bravo avvocato...
Francesco D'Aniello (tiro a volo): Quando ti presenti ad un'Olimpiade dopo aver vinto una medaglia nell'edizione precedente, tutti si aspettano grandi cose da te, anche se sono passati quattro anni e tante cose sono cambiate. Oggi l'Italia riponeva molte speranza di medaglia nel quarantatreenne laziale, già argento a Pechino nel double trap, oltre che nel suo compagno Di Spigno. Purtroppo, ancora una volta in questi Giochi, i nostri atleti hanno tradito le attese fallendo entrambi la finale, ma quella che fa più male è senza dubbio l'eliminazione di D'Aniello, fuori per un piattello sbagliato di troppo dopo un inizio promettente. Dall'atleta azzurro, due volte campione del Mondo a livello individuale e una volta di squadra, ci si aspettava decisamente una prova diversa. Peccato.
La Nazionale Spagnola (basket): L'incredibile ha rischiato di verificarsi intorno alle 23 italiane: la nazionale di pallacanestro britannica, una vera e propria Cenerentola in questo sport, ha perso di un solo punto contro il titolato team spagnolo, vicecampione olimpico e bicampione d'Europa in carica. Gli iberici non hanno giocato benissimo, ma trascinati dal loro totem Pau Gasol e da un gruppo decisamente superiore erano arrivati a +6 a quaranta secondi dalla fine della gara. Poi, un blackout totale in difesa, le triple dei padroni di casa a riaprire la gara, e solo i liberi di Calderon e un fallo non speso dai britannici chiudono la sfida. Si sente l'assenza dell'infortunato Navarro in regia, e se un calo di tensione in girone si può accettare, nelle sfide a eliminazione diretta si pretende qualcosa di diverso, anche perché Team USA non sembra disposto a fare regali a nessuno.

domenica 8 luglio 2012

IL RE E LA REGINA DI WIMBLEDON

Immagine tratta da bleacherreport.com

Dalla sua prima edizione nel lontano 1877, il torneo di tennis di Wimbledon è sempre stato considerato il più prestigioso evento nella storia di questo nobile sport. Sull'erba londinese, generazioni di campioni e di giovani promesse si sono affrontate per decenni, scrivendo pagine memorabili e regalando momenti indimenticabili alle migliaia di appassionati che, sul campo centrale o davanti alla televisione, seguono con attenzione questo prestigioso torneo. Vincere a Wimbledon vuol dire entrare direttamente nella leggenda del tennis, far parte di un club di élite a cui solo i migliori hanno accesso, e ottenere più successi negli anni quantifica la grandezza e la bravura dell'atleta che vi riesce. Nelle ultime stagioni, sia in campo maschile che femminile, molti si sono succeduti nell'albo dei vincitori, ma pochissimi sono davvero entrati a far parte della storia del torneo: di certo ce l'hanno fatta Roger Federer e Serena Williams, che quest'anno hanno aggiunto un altro trionfo alla loro carriera leggendaria.
Con il successo di oggi, lo svizzero Federer ha raggiunto un mito come Pete Sampras a quota 7 vittorie nel torneo, un vero record da quando esiste l'era Open. Dopo la prima affermazione nel 2003, Roger aveva inanellato una serie di 7 finali consecutive, con ben 6 vittorie; solo Rafa Nadal, il suo rivale più agguerrito, era riuscito a batterlo nel 2008, al termine di un match durissimo e molto equilibrato. Poi, nelle ultime stagioni, il calo atletico dello svizzero e la crescita dei suoi avversari l'aveva tenuto lontano dal successo, e molti pensavano che la sua carriera fosse ormai avviata lungo il viale del tramonto. In questa stagione, invece, Federer ha fatto vedere a tutti che la sua classe e il suo talento sono intatti, insieme alla sua fame di vittorie, e con una forma fisica ritrovata è tornato pienamente competitivo. A Wimbledon ha sconfitto Novak Djokovic in semifinale e Andy Murray in finale, spezzando il sogno dei britannici che speravano di riveder trionfare un loro atleta dopo 76 anni. Ha vinto con pieno merito, regalando agli spettatori momenti di tennis davvero spettacolare, crescendo sempre di più nel corso dei match, e dimostrando che il centrale di Wimbledon è sempre casa sua, nonostante i 30 anni abbondanti. Con questa vittoria, e grazie all'eliminazione precoce di Nadal, Roger tornerà ad essere nuovamente il numero 1 del Mondo, riprendendosi lo scettro di Re che per oltre due anni aveva lasciato ad altri. I suoi numeri sono impressionanti, ma lo è ancora di più il modo in cui continua ad esaltare le folle e a vincere trofei, nonostante l'avvento di avversari sempre più giovani e agguerriti; la classe però non muore mai, e Re Roger oggi lo ha dimostrato a tutti.
In campo femminile, cambia spesso il nome della tennista vincitrice, ma il cognome rimane molte volte lo stesso: Williams. Con la vittoria di ieri, Serena ha raggiunto la sorella Venus a quota 5 successi, a 10 anni dalla sua prima affermazione londinese, e le due si sono anche tolte la soddisfazione di vincere la finale del doppio femminile, arrivando anche in questo caso al quinto trionfo. Tra le tenniste in attività, le statunitensi sono le uniche ad aver trionfato per più di una volta a Wimbledon, e dal 2000 ad oggi una di loro ha preso parte alla finale in ben 11 occasioni su 13, compresi tre scontri tutti in famiglia. Anche per Serena, come per Roger, gli anni passano ma la classe rimane intatta, e con essa il suo strapotere fisico, a cui si aggiunge una sempre maggiore abilità nella tattica di gioco. In successione, la Williams ha eliminato alcune delle migliori tenniste del momento, come la ceca Kvitova campionessa uscente, la bielorussa Azarenka in semifinale e la polacca Radwanska in finale. Per l'americana non ci sarà il ritorno al vertice della classifica femminile (dovrà accontentarsi della quarta posizione), ma è sicuramente un successo che conferma la grandezza e la classe di Serena, e che la porta al terzo posto nei successi a Wimbledon nell'era Open, dietro solo a due leggende come Martina Navratilova e Steffi Graf, che hanno vinto 9 e 7 volte. 
Per due fenomeni come Serena Williams e Roger Federer, insomma, c'è già un posto d'onore tra i più grandi di sempre nella storia di questo torneo e di questo sport, ancora di più dopo la grande impresa sull’erba londinese, in quello che è ormai diventato il loro regno. 

lunedì 11 giugno 2012

Le 'siete' meraviglie di Re Rafael


foto tratta da adnkronos.com

5 Giugno 2005
Il giovane Nadal partecipa per la prima volta al Roland Garros. Inizia il suo momento magico sulla terra rossa. In semifinale, batte Roger Federer nel giorno del suo compleanno. E due giorni dopo batte in finale Mariano Puerta con il punteggio di 6-7, 6-3, 6-1, 7-5, diventando il secondo tennista a vincere uno Slam alla prima partecipazione.

11 Giugno 2006
Lo spagnolo si ripete l’anno dopo battendo in finale il suo rivale numero 1, Federer.
Nadal diventa il primo giocatore a sconfiggere il campione svizzero in una finale del grande slam. È l’anno di un altro record, quello delle vittorie consecutive, 54, sulla terra rossa, battuto al primo turno del torneo.

10 Giugno 2007
Terzo anno al Roland Garros, altra finale, altro confronto con lo svizzero Roger Federer.  Altra vittoria, unico tennista a riuscirci nell’era Open dopo Borg. Punteggio finale 6-3, 4-6, 6-3, 6-4. Unico set perso del torneo proprio in finale.

8 Giugno 2008
Quarta vittoria consecutiva, la prima senza perdere un set. Batte in finale il solito Federer in un match praticamente a senso unico. 6-1, 6-3, 6-0. Era dal 1999 che lo svizzero non perdeva un set 6-0.
Con questa vittoria Nadal diventa il quarto giocatore a vincere uno Slam per quattro volte consecutivamente.

6 Giugno 2010
Dopo la cocente sconfitta del 2009, si vendica dello svedese Soderling, unico ad averlo battuto sulla terra parigina, con un netto 6-4, 6-2, 6-4. Quinto titolo conquistato e per la seconda volta senza perdere neppure un set. Ritorna numero uno della classifica mondiale e diventa il primo giocatore della storia a realizzare lo “Slam Rosso”, avendo vinto nello stesso anno tutti i maggiori tornei sulla terra battuta ( Montecarlo, Roma, Madrid,Roland Garros)

5 Giugno 2011
Altra edizione alla quale partecipa ed altra finale. Avversario ancora lo svizzero Federer, lo batte in quattro set 7-5, 7-6, 5-7, 6-1. Edizione nella quale arriva per la prima volta al quinto set in un incontro, il primo contro l’americano Isner. Le vittorie a Parigi sono 6. Eguagliato il record di Bjorn Borg.

11 Giugno 2012
Finale al lunedì, causa maltempo. Cambia il finalista. Il suo nuovo rivale è Djokovic. Si affrontano per la quarta volta consecutiva in una finale del Grande Slam. Per ora 3 a 0 per il serbo. Nadal arriva ai quarti di finale perdendo solo 19 game. In semifinale ne regala solo altri 5 allo spagnolo Ferrer.
In finale vince 6-4, 6-3, 2-6, 7-5, perdendo l’unico set del torneo, supera il record di Borg e anche già suo di 6 vittore e pareggia Chris Evert, con 7 centri nella capitale francese.

Ps: ha solo 26 anni.

domenica 22 aprile 2012

Il Re del Principato


L’ottava meraviglia. Rafael Nadal entra definitivamente nella storia del Tennis mondiale vincendo per l’ottavo anno consecutivo il torneo sulla terra rossa del Principato di Montecarlo. Mai nessuno è riuscito in un’impresa simile. Fino a poche ore fa condivideva con Richard Sears, padrone degli Us Open tra il 1881 e il 1887, il primato di sette edizioni dello stesso torneo vinte consecutivamente. Dopo il Roland Garros del 2011 torna a vincere un torneo e lo fa sulla superficie preferita, la sua terra rossa. Per lui anche il titolo numero 20 in un Master  in soli 8 anni di carriera da professionista, superando il record di Federer fermo a 19.
Un torneo, quello di Montecarlo, vinto senza perdere nemmeno un set  e arrivando solo una volta al tie break, nell’incontro dei quarti contro lo svizzero Wawrinka
Batte in poco più di un’ora di gioco Djokovic e con lui anche la sindrome nei confronti serbo, che lo aveva sconfitto nelle ultime sette finali. Partita senza storia che prende la direzione di casa Nadal fin dalle prime battute. L’85% di punti con la prima di servizio, il 60% di punti fatti in risposta e la trasformazione di 5 delle 8 palle break avute durante la gara testimoniano l’eccelsa forma psico-fisica con la quale lo spagnolo si è presentato all’appuntamento. Troppa la voglia di rivincita sul serbo, troppa la voglia di tornare a vincere, troppa la voglia di battere un altro record, l’ennesimo per il 25enne di Manacor.
Dall’altra parte un Djokovic un po’ sottotono, spento più del solito, causa probabilmente anche fattori extra sportivi (perdita del nonno pochi giorni fa). Il serbo però,  è sembrato meno lucido già nelle prime sfide del torneo e la terra rossa di Montecarlo, molto più lenta rispetto alle altre, non gli hanno lasciato scampo.
Paradossalmente, da domani, in classifica Djokovic allungherà sullo spagnolo in virtù della sua non partecipazione in terra monegasca lo scorso anno. Il computer ha il suo sistema, si può criticare ma è da rispettare. Il dualismo tra i due che caratterizzerà il 2012 della racchetta è solo all’inizio, Federer permettendo.  Per ora 1 a 1. Avanti con il prossimo torneo e la prossima finale.

domenica 15 aprile 2012

Rosso di terRa, trofeo si speRa


È partita oggi l’edizione numero 106 del torneo Monte Carlo Masters, il primo Master 1000 dell’anno sulla terra battuta. Favorito indiscusso è sempre lui, Rafael Nadal, vincitore delle ultime sette edizioni. È dal 2005 che Montecarlo è la sua casa. Qui il mancino spagnolo non ha rivali, ha un record di 39 vittorie e di una sola sconfitta (terzo turno del 2003). Mai come quest’anno però, può essere considerato già un crocevia per la stagione di Nadal. È dal Roland Garros dello scorso anno che non vince un torneo. 45 settimane.  Vero è che non è il periodo d’astinenza più lungo dal vincere un torneo, infatti tra il 2009 e il 2010, il digiuno dall’alzare un trofeo, fu addirittura di 50 settimane, quasi un anno, causa soprattutto la tendinite alle ginocchia.  Seppur ancora giovane ma con un’integrità fisica tutta da verificare, Nadal potrebbe passare anche il 2012 nell’anonimato del tennis mondiale. In tutti gli sport e anche nel Tennis, ci si ricorda solo di chi vince e non di chi arriva secondo. Lo scorso anno, solo 3 vittorie e solo sulla terra battuta. Quello che preoccupa maggiormente non sono le 8 finali del 2011 perse ma che di queste, 7 sono arrivate contro Djokovic e su tutte le superfici. Che gli sia venuta la sindrome che lui stesso in questi anni aveva trasmesso a Federer? Lo svizzero incrociava Rafa e sistematicamente le prendeva. Lui è guarito, ora le loro sfide sono stellari e come nell’ultima ne esce anche vincitore.
Nadal, nelle ultime uscite contro il serbo non è riuscito a vincere mai e non è solo la bravura di Djokovic, né tantomeno la tenuta atletica dello spagnolo. Sembra che la forza psico-fisica che lo ha fatto diventare uno dei tennisti più forti della storia e forse il più forte sulla terra battuta, lo abbia abbandonato all’improvviso. Le finali, perse in rimonta contro Djokovic e anche quella contro Murray (unica non contro il serbo nel 2011) confermano questa ipotesi. Se lo spagnolo perde l’autostima, a nulla serviranno il suo diritto ed i suoi topspin. La giusta aggressività che mette in campo viene soprattutto dalla concentrazione che riesce ad avere durante i match. Ecco perché Montecarlo è il torneo più importante dell’anno. Rafa Nadal deve dimostrare innanzitutto di essersi ripreso del tutto dai guai fisici. La superficie è la preferita, la sua terra amata che gli ha regalato 32 delle 46 vittorie in carriera. Una vittoria nel “suo” Principato, può togliere più di qualche dubbio, far acquisire nuovamente fiducia in se stesso, soprattutto se dovesse arrivare contro il suo nuovo rivale, il numero 1 del Ranking Novak Djokovic.