Visualizzazione post con etichetta tiro a volo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta tiro a volo. Mostra tutti i post

lunedì 6 agosto 2012

PUNTO OLIMPICO N. 10

Immagine tratta da mondoallarovescia.com
Inizia oggi l'ultima settimana dei Giochi Olimpici di Londra 2012. Vediamo chi abbiamo scelto come migliori e peggiori di questa giornata.
I MIGLIORI
Niccolò Campriani (tiro a segno): Dopo l'argento nella carabina 10 metri, ad un soffio dalla vittoria, e l'ottavo e ultimo posto nella carabina 50 metri a terra, che non è mai stata la sua specialità, qualcuno aveva storto il naso, dicendo che questo ragazzo stava deludendo le attese e che non aveva fatto vedere tutto ciò ci cui era capace. Oggi Niccolò ha dato una prova di forza incredibile, ha stravinto l'oro nella carabina 50 metri tre posizioni, facendo segnare il record olimpico sia nelle qualificazioni che nella finale. Con la calma di un vero veterano, il tiratore toscano ha preso un vantaggio enorme nella prima parte della competizione, limitandosi poi a gestirlo e a controllare i tentativi di rimonta degli avversari. Due medaglie di metallo preziosissimo, primo tiratore italiano a riuscire nell'impresa dai tempi di Roberto Di Donna ad Atlanta 1996. Venticinque anni, il volto di un ragazzino, la testa di un veterano, l'abilità di un campione. Una delle immagini più belle della nostra Olimpiade.
Matteo Morandi (ginnastica): L'aveva detto più volte: la medaglia olimpica era l'unica cosa che gli mancava per considerare completa la sua carriera. Quella di oggi era la sua terza occasione, dopo le finale agli anelli disputate nel 2004 e 2008; nella prima occasione, si era inchinato davanti al suo amico e idolo, il signore degli anelli Yuri Chechi, nella seconda non si era dimostrato all'altezza e aveva chiuso con un deludente sesto posto. Oggi non ha steccato, dopo aver ottenuto il secondo punteggio nelle qualificazioni ha confermato le sue doti con un esercizio molto positivo, che gli è valso un bronzo meritatissimo. Ha avuto una leggerissima indecisione nell'atterraggio finale, che forse gli ha impedito di vincere la medaglia d'argento, ma per il ginnasta lombardo essere sul podio è già un grandissimo risultato. Ora può davvero dire di essersi tolto tutte le soddisfazioni che voleva.
Massimo Fabbrizi (tiro a volo): Al completamento di una giornata quasi perfetta per i colori azzurri, mancava solo un tipo di medaglia, quella d'argento. L'ha ottenuta questo carabiniere di San Benedetto del Tronto, meno noto del suo compagno di tiro, il veterano Giovanni Pelliello, ma fresco campione del Mondo nel trap sia nell'individuale che a squadre. Oggi aveva iniziato benino, con qualche errore di troppo ma ottenendo senza eccessive difficoltà la finale, nella quale poi si è esaltato e ha tirato fuori il meglio di sé. Due soli errori, una gran serie di centri che gli ha permesso di scavalcare tutti e giocarsi l'oro con il croato Cernogoraz, l'unico in grado di tenere il suo ritmo. Ha sbagliato nei tiri di spareggio, cedendo il primo posto al suo avversario, ma è rimasta comunque la grandissima soddisfazione per un argento conquistato alla sua prima partecipazione alle Olimpiadi. Lui stesso ha riconosciuto la bontà del suo risultato, ricordando i grandi sacrifici e la soddisfazione per essere arrivato fino a qui: un atteggiamento da vero atleta olimpico.
Felix Sanchez (atletica): In un'atletica che produce ogni anno nuovi campioni, giovani e affamati di vittorie, merita di essere raccontata la storia di questo veterano della pista. Dominicano, trentacinque anni quasi compiuti, era stato un autentico dominatore dei 400 ostacoli, vincendo 43 gare consecutive di specialità tra il 2001 e il 2004, compresi i Mondiali del 2001 (contro il nostro Fabrizio Mori) e del 2003 e le Olimpiadi di Atene, in cui aveva regalato il primo oro olimpico al suo Paese. Dopo alcuni infortuni e un netto calo, aveva fallito a Pechino 2008, anche a causa di un lutto familiare, e da allora la sua carriera sembrava avviata alla fine. Oggi ha stupito tutti, ancora una volta, ha piazzato la zampata vincente contro i giovani leoni Tinsley e Culson, ed è tornato il campione olimpico otto anni dopo. Ha dedicato il successo alla sua famiglia e alla sua nonna scomparsa, dicendo che la pioggia che cadeva in quel momento erano proprio le lacrime di lei, che lo seguiva dal cielo. Una pagina di poesia, degna dei Giochi Olimpici.
I PEGGIORI
Alex Schwazer (marcia): La maglia nera della giornata spetta a lui, e non ci sono discussioni. Campione olimpico nella 50 chilometri di marcia a Pechino, uomo-simbolo dell'atletica italiana, atteso da tutti come una delle possibili medaglie di questa spedizione, ma soprattutto ragazzo modello per molti, esempio a cui ispirarsi per tanti giovani sportivi azzurri. La notizia della sua positività al doping è un vero e proprio fulmine a ciel sereno, una mazzata durissima che rovina l'immagine dello sport italiano e cancella tutto ciò che questo atleta aveva fatto di buono negli anni passati. Chi si macchia di illecito e ricorre a sostanze dopanti perde sempre, in partenza, perché dimostra che non è abbastanza forte e sicuro di vincere da solo, tradisce chi ha fiducia in lui, chi per anni e anni lavora e si impegna per ottenere il massimo risultato in maniera pulita. Ha ammesso le sue colpe, ma questo non basta e non può assolutamente bastare, il CONI deve prendere provvedimenti e fare in modo che delusioni simili non si verifichino più.
La squadra maschile (pallavolo): Niente da fare per i nostri ragazzi, che ancora una volta finiscono dietro la lavagna dei cattivi. La sconfitta sorprendente della Polonia, battuta questa mattina dall'Australia, aveva dato ai nostri una grandissima occasione di ottenere il primo posto nel girone e ottenere un quarto di finale più abbordabile: bisognava battere la Bulgaria, evitando di arrivare fino al quinto set. Purtroppo però, dopo un buon inizio di gara e un primo set in cui l'Italia ha dato il meglio di sé, perdendo solo ai vantaggi, è arrivata una netta sconfitta, con gli altri due parziali persi senza grandi sussulti. Un brutto colpo per la squadra di Berruto, che si troverà così costretta ad affrontare nei quarti i temibili Stati Unici, campioni olimpici uscenti e superfavoriti per ripetersi. Servirà una gara perfetta a livello tecnico e mentale, servirà il cuore che solo i veri campioni sanno tirare fuori nei momenti difficili: tutte qualità che i nostri, finora, non hanno mostrato di possedere.
Michael Diamond (tiro a volo): Veterano del tiro al piattello, specialista del trap, in cui ha già vinto due ori olimpici ad Atlanta 1996 e a Sidney 2000, oggi il quarantenne australiano sembrava pronto a scrivere una nuova pagina di sport. Dopo essere apparso sottotono ad Atene 2004, ed essersi accontentato del quarto posto a Pechino 2008, era partito a mille nelle qualificazioni, centrando un incredibile 125/125, che gli era valso il record olimpico, e candidandosi seriamente alla terza medaglia d'oro della sua carriera. Nella finale, però, è accaduto l'imprevedibile: non solo Diamond ha interrotto la sua serie di centri perfetti, ma con cinque errori ha subito la rimonta dei suoi avversari, finendo dietro al nostro Fabbrizi e al croato Cernogoraz e dovendosi giocare il bronzo con il kuwaitiano Al Deehani. Nello spareggio si è completato il pomeriggio orribile dell'australiano, che ha commesso un altro errore ed è quindi finito, clamorosamente, al quarto posto e con un'amara medaglia di legno. Da leggenda a fallimento: nello sport, si sa, il passo è sempre breve.
Yelena Isinbayeva (atletica): Per anni è stata la regina indiscussa, o vista l'origine sarebbe meglio dire la Zarina, nel salto con l'asta. Oro olimpico ad Atene e Pechino, due volte campionessa mondiale, detentrice del record del Mondo nella specialità, che ha migliorato per la bellezza di diciassette volte, fenomeno indiscusso dell'atletica, ricercata da sponsor e pubblicità, una vera donna da copertina. Negli ultimi anni era sembrata in calo, i cattivi risultati ai Mondiali del 2009 e soprattutto nel recente 2011 avevano dimostrato che non era più imbattibile come un tempo, ma tutti si aspettavano che l'atmosfera olimpica avrebbe risvegliato la campionessa in letargo. Invece Yelena non è tornata ai livelli che tutti aspettavano, è sembrata più incerta e macchinosa in fase di rincorsa, e il banale errore a 4 metri e 55 mostrava già che qualcosa non andava. Alla fine si è fermata al terzo posto, battuta dall'americana Suhr e dalla cubana Silva, e ha detto addio ad una storica tripletta d'oro. Anche i più grandi tra i re, prima o poi, sono costretti ad abdicare.

domenica 5 agosto 2012

PUNTO OLIMPICO N. 8

Immagine tratta da pocket-lint.com
Siamo arrivati all'ottava giornata di questi bellissimi Giochi Olimpici di Londra 2012. Vediamo chi sono stati  migliori e i peggiori di oggi.
I MIGLIORI
Jessica Rossi (tiro a volo): Un cognome che in Italia è assolutamente comune per una ragazza che di normale non ha niente. Vent'anni appena, ma una freddezza da assoluta veterana e la sicurezza di chi conosce i propri mezzi e le proprie possibilità. Una gara a dir poco perfetta nel trap per Jessica, che straccia un record dopo l'altro, chiude con 99 piattelli rotti su 100 e si prende un oro strameritato. Una predestinata del tiro, visto che fin da quando aveva diciassette anni ha incominciato a vincere e a far vedere a tutti le sue qualità: prima campionessa italiana, poi europea e mondiale, una vera e propria scalata al successo. Questo oro olimpico è la definitiva consacrazione, la dimostrazione del suo talento cristallino, e la dedica ai terremotati dell'Emilia dimostra che questa ragazza, nonostante la fama improvvisa, ha ancora i piedi ben saldi per terra.
Serena Williams (tennis): L'avevamo detto: in bocca al lupo a chi se la troverà di fronte, perché ne avrà veramente bisogno. Non c'è stato niente da fare, lo stato di grazia dell'americana è davvero incredibile: finale dominata contro la Sharapova, l'unica che sembrava in grado di poterla impensierire, un 6-0 6-1 che non ammette repliche. In totale, sono 17 i game persi in tutto il torneo dalla Williams, che è tornata ai livelli di qualche anno fa, quando insieme alla sorella Venus monopolizzava le finali degli Slam di tennis, trasformandole in sfide tutte in famiglia. Con l'oro conquistato oggi, Serena centra l'ultimo successo che le mancava ed entra ufficialmente nella leggenda del tennis mondiale, visto che l'unica tennista in grado di realizzare un simile en-plain di successi è stata Steffi Graf negli anni Ottanta. Una vera leggenda, complimenti davvero.
Oscar Pistorius (atletica): Si può entrare nella storia in mille modi, talvolta bisogna vincere titoli e gare e fare record su record, in altri casi invece basta solo partecipare. Questa mattina, a Pistorius è bastato essere al via delle batterie dei 400 metri per scrivere un nuovo, importante capitolo di sport. Privo di entrambe le gambe, che gli sono state amputate dal ginocchio in giù a nemmeno un anno per una malformazione, il sudafricano ha iniziato da tempo una lunga battaglia contro la IAAF per partecipare alle gare insieme ai normodotati. A Pechino 2008 non ci arrivò per non aver ottenuto i tempi minimi di qualificazione, stavolta invece il suo sogno è diventato realtà. Alla sua prima gara ha ottenuto un brillante secondo posto, che gli vale l'accesso in semifinale, ma soprattutto ha ricevuto l'ovazione e i complimenti di tutto lo stadio, per il coraggio e la tenacia dimostrata nell'inseguire il suo sogno. Comunque vada a finire, lui la sua Olimpiade l'ha già vinta.
Gregorio Paltrinieri (nuoto): Citazione di merito per questo ragazzo che a breve compirà 18 anni. Esploso nei recenti Europei di nuoto in Ungheria, dove ha conquistato l'argento negli 800 stile e l'oro nei 1500 stile, aveva ottenuto il pass olimpico, e già per questo aveva fatto molto. Poi, quanto tutti i suoi colleghi in vasca hanno inesorabilmente fallito, tutte le speranze azzurre di ottenere una medaglia ed evitare un clamoroso "zero" sono rimaste sulle sue giovani spalle. Ha concluso la finale dei 1500 metri al quinto posto, un po' condizionato da un problema alla spalla accusato in mattinata, ma non ha cercato alibi, si è preso le sue responsabilità e ha dato appuntamenti a tutti alle prossime occasioni, perché il futuro dovrà appartenere a lui e alla sua generazione. In una spedizione condizionata da polemiche, tante chiacchiere e pochissimi risultati, il suo sorriso e la sua voglia di divertirsi e competere nonostante tutto sono forse la fotografia più bella.
I PEGGIORI
Pau Gasol (basket): E' da anni il simbolo della Spagna vincente, uno dei cestisti europei più forti di tutti i tempi, due volte campione NBA con i Los Angeles Lakers e d'Europa con i suoi compagni iberici, e ha vinto anche i Mondiali del 2006 e un argento olimpico nel 2008. Su di lui sono riposte molte delle speranze di una squadra che, per il potenziale atletico a disposizione, sembra l'unica in grado di competere con Team USA per la medaglia d'oro. Purtroppo oggi il centro spagnolo si è reso protagonista in negativo nella sconfitta della sua Spagna contro la Russia: nell'ultimo minuto di gioco, con il punteggio in parità, prima ha lasciato solo Mozgov che è andato a schiacciare, poi ha mancato uno dei due liberi che probabilmente avrebbero mandato la gara al supplementare. Niente è perduto ovviamente, siamo solo al girone, ma così gli spagnoli rischiano seriamente di dover affrontare gli USA già nelle semifinali, compromettendo le speranze di ottenere l'oro. Pau e compagni sono chiamati ad una pronta reazione e a non commettere più errori, se vogliono tenere vivi i loro sogni di vittoria.
La squadra femminile (scherma): Nello sport che ci sta riservando le maggiori soddisfazioni, vale a dire la scherma, oggi è arrivata la prima vera delusione: le ragazze della spada, che già non avevano brillato molto nel singolare, sono state eliminate subito nella prova a squadra, abbandonando i sogni di ottenere una medaglia. Contro gli Stati Uniti, non proprio le avversarie più dure da affrontare, le nostre hanno iniziato abbastanza bene, poi hanno preso un parziale importante nella seconda parte dell'incontro, che non sono più riuscite a recuperare. Negativa soprattutto la prova di Nadia Del Carretto e Rossella Fiamingo, dominate dalle rispettive avversarie, con la sola Mara Navarria a cercare di tenere in piedi la sfida. Giornata conclusa con un deludente settimo posto, e con la sensazione che bisognerà lavorare parecchio per creare una squadra vincente e affiatata.
Francesca Dallapé (tuffi): Dopo la delusione per la medaglia persa di un soffio nei 3 metri sincro, la tuffatrice azzurra sperava di rifarsi nella gara individuale, anche se era la prima volta che vi prendeva parte in un'Olimpiade. Le eliminatorie sono state superate con discreta tranquillità, ma purtroppo nelle semifinali Francesca non è riuscita a migliorare le sue prestazioni, e ha concluso la gara con un amaro quindicesimo posto che le è valso l'eliminazione. Un vero peccato per lei, condizionata da un paio di tuffi non perfetti, soprattutto il secondo e il quarto, che le hanno impedito di ottenere i punti che sperava e l'hanno costretta a gareggiare sempre al limite per sperare di ottenere il dodicesimo posto, che invece non è arrivato. Mentre la sua compagna e amica Tania Cagnotto si presenterà in finale con il secondo posto parziale, a lei rimarrà solo l'opportunità di assistere e tifare dalle tribune, con la consapevolezza di aver perso definitivamente le speranze di una medaglia olimpica.
La squadra maschile (pallavolo): Non ci si lasci ingannare dal risultato finale e dalla grande rimonta italiana: andare sotto di due set contro l'Australia è una notizia tutt'altro che positiva per la formazione azzurra, perché la formazione avversaria era una delle più deboli del girone, e perdere punti contro squadre di basso livello non aiuta ad avere fiducia in vista delle partite a eliminazione diretta. I ragazzi di Berruto sono sembrati deconcentrati, troppo molli a inizio gara, poco incisivi in ricezione e imprecisi in attacco, mentre gli australiani si caricavano a ogni punto e strappavano i primi set con grinta e determinazione. Con le spalle al muro, gli italiani hanno iniziato finalmente a giocare e hanno ribaltato il risultato, vincendo un tie-break sofferto e tirando un gran sospiro di sollievo. La qualificazione al turno successivo non è in discussione, ma serve qualcosa di meglio per sperare di arrivare in zona medaglie, e i nostri avversari negli scontri a eliminazione diretta di sicuro non ci faranno regali.

venerdì 3 agosto 2012

PUNTO OLIMPICO N.6

Immagine tratta da csmonitor.com
Siamo arrivati al sesto appuntamento con la rubrica che designa i migliori e i peggiori in ciascuna giornata di queste Olimpiadi del 2012. Vediamo chi sono i personaggi che abbiamo scelto oggi.
I MIGLIORI
Romano Battisti-Alessio Sartori (canottaggio): Dopo alcune difficoltà e qualche polemica di troppo (da parte del veterano Galtarossa, ne parleremo dopo), finalmente arriva una soddisfazione dal canottaggio italiano. I ragazzi del due di coppia hanno disputato una finale intelligentissima, perfetta a livello tattico: una prima metà di gara di attesa, controllando tutti gli avversari più pericolosi e lasciando sfogare gli sloveni, una seconda a tutta e con un finale in assoluto controllo della situazione. Solo la coppia neozelandese, esperta e davvero imbattibile, è riuscita a mettere la sua prua davanti a quella dei due italiani, che hanno festeggiato questo argento come e più di un oro. E dire che hanno iniziato a remare insieme da nemmeno un anno, e che fino ad aprile non erano nemmeno nel gruppo dei convocati...un ripensamento più che provvidenziale, non c'è dubbio!
Chris Hoy (ciclismo): Il ciclismo è diventato una vera fonte di medaglie per i britannici, che dopo la vittoria di ieri di Wiggins nella cronometro (settima medaglia olimpica per lui, record nazionale) si è aggiudicata un altro oro, stavolta nell'inseguimento a squadre. Tra i protagonisti, spicca il nome di Sir Chris Hoy, trentaseienne corridore di Edimburgo, che è stato decisivo nel piazzare lo sprint che ha permesso agli atleti di casa di avere la meglio sull'agguerritissima Francia e di realizzare il nuovo record del Mondo. Per lui, portabandiera scelto da tutti i componenti della spedizione britannica in queste Olimpiadi, si tratta del quinto oro olimpico e della sesta medaglia in totale, il che lo rende uno degli atleti più titolati di sempre in patria. Visto che mancano ancora alcune gare, chissà che non decida di aumentare ancora il suo bottino.
Serena Williams (tennis): C'è poco da fare, sull'erba di Wimbledon l'americana si sente davvero a suo agio, come se ormai il campo londinese fosse di sua proprietà. In un paio d'ore gioca dapprima il singolare, distruggendo senza troppi patemi la danese Wozniacki, ex numero 1 del Mondo, poi il doppio con la sorella maggiore Venus, contro le nostre Vinci e Errani, e anche il questo caso il match è senza storia. A quasi 31 anni, e dopo aver già portato a casa due medaglie d'oro olimpiche in coppia con la sorella, Serena vuole conquistare l'ultimo trofeo, quello che manca in una bacheca a dir poco fantastica: l'oro nel singolare femminile. Domani ci sarà la bielorussa Azarenka a cercare di bloccarle la strada, e poi ci proveranno le russe Petrova e Kirilenko a tentare di fermarla nel doppio. In bocca al lupo alle sue avversarie, ne hanno davvero bisogno!
Il fioretto femminile (scherma): Se Dumas fosse ancora in vita, bisognerebbe fargli riscrivere uno dei suoi romanzi più celebri: i quattro moschettieri sono donne in realtà, e purtroppo per i francesi vengono dall'Italia. Valentina Vezzali è Athos, per la saggezza e l'esperienza con cui gestisce ogni gara. Arianna Errigo è Porthos, perché ad ogni assalto traspaiono la vitalità e l'irruenza di chi vuole godersi la vita. Elisa Di Francisca è Aramis, perché tira con una classe e una signorilità incredibile. Ilaria Salvatori è D'Artagnan, perché si unisce al trio di campionesse e fa la sua parte. Tre incontri senza storia, avversarie infilzate in maniera inesorabile, come se si trattasse di un allenamento. C'è gloria per tutte e quattro le nostre fantastiche atlete, che ribadiscono ancora una volta chi sono le padrone del fioretto femminile. Semplicemente perfette.
I PEGGIORI
La squadra azzurra (nuoto): Che qualcosa non andasse si sapeva: gli sguardi erano tesi, le accuse lanciate e poi in parte ritirate da Magnini avevano smosso un po' le acque, i risultati mancati avevano esasperato la situazione. Oggi le dichiarazioni di Orsi hanno fatto definitivamente esplodere la bomba e hanno mostrato a tutti quanto sia spaccato e rovente lo spogliatoio italiano del nuoto. Forse qualcuno dei nostri si è dimenticato che essere un campione vuol dire gettarsi in acqua e lavorare duro, non aprire bocca e rilasciare dichiarazioni al vetriolo sui giornali. Marin aveva già accusato Magnini, appena un anno fa, di non essere un capitano all'altezza, ma sembravano parole dovute al rancore per la loro vita sentimentale. Col senno di poi, moltissime cose dovevano essere gestite in modo diverso, perché così abbiamo dato davvero una pessima immagine di noi e del nostro movimento sportivo.
Giuseppe De Capua (canottaggio): Da una polemica all'altra, in puro stile italiano. Subito prima della finale del due di coppia, che ha visto poi gli azzurri Battisti e Sartori vincere l'argento, l'esperto Galtarossa lancia accuse pesanti sul c.t. del canottaggio De Capua, a suo dire inadeguato a gestire il gruppo italiano. A suo dire, contro l'allenatore sarebbe stata presentata, addirittura un anno fa, una lettera di sfiducia firmata da 15 atleti, che la Federazione non prese in considerazione. Se Galtarossa ha il dente avvelenato perché non è mai sceso in acqua (è stato scelto come riserva), non si può dire lo stesso del duo Battisti-Sartori, che dopo il podio rincarano la dose lamentandosi di essere stati lasciati da soli e di essersi dovuti preparare praticamente da soli. Inoltre, le due barche su cui più puntava la Federazione, quattro di coppia e quattro senza, hanno fallito la finale. Se tre indizi fanno una prova, il povero Di Capua farà bene a cercarsi un bravo avvocato...
Francesco D'Aniello (tiro a volo): Quando ti presenti ad un'Olimpiade dopo aver vinto una medaglia nell'edizione precedente, tutti si aspettano grandi cose da te, anche se sono passati quattro anni e tante cose sono cambiate. Oggi l'Italia riponeva molte speranza di medaglia nel quarantatreenne laziale, già argento a Pechino nel double trap, oltre che nel suo compagno Di Spigno. Purtroppo, ancora una volta in questi Giochi, i nostri atleti hanno tradito le attese fallendo entrambi la finale, ma quella che fa più male è senza dubbio l'eliminazione di D'Aniello, fuori per un piattello sbagliato di troppo dopo un inizio promettente. Dall'atleta azzurro, due volte campione del Mondo a livello individuale e una volta di squadra, ci si aspettava decisamente una prova diversa. Peccato.
La Nazionale Spagnola (basket): L'incredibile ha rischiato di verificarsi intorno alle 23 italiane: la nazionale di pallacanestro britannica, una vera e propria Cenerentola in questo sport, ha perso di un solo punto contro il titolato team spagnolo, vicecampione olimpico e bicampione d'Europa in carica. Gli iberici non hanno giocato benissimo, ma trascinati dal loro totem Pau Gasol e da un gruppo decisamente superiore erano arrivati a +6 a quaranta secondi dalla fine della gara. Poi, un blackout totale in difesa, le triple dei padroni di casa a riaprire la gara, e solo i liberi di Calderon e un fallo non speso dai britannici chiudono la sfida. Si sente l'assenza dell'infortunato Navarro in regia, e se un calo di tensione in girone si può accettare, nelle sfide a eliminazione diretta si pretende qualcosa di diverso, anche perché Team USA non sembra disposto a fare regali a nessuno.

martedì 31 luglio 2012

PUNTO OLIMPICO N. 4

Immagine tratta da fullwist.net
Eccoci al nostro ormai consueto appuntamento con i Giochi Olimpici di Londra 2012. Vediamo chi sono stati i migliori e i peggiori di questa quarta, amara giornata di gare.
I MIGLIORI
Nasser Al-Attiyah (tiro a volo): Merita una citazione questo atleta polivalente che viene dal lontano Qatar. Giunto alla sua quinta Olimpiade, e dopo aver avuto anche l'onore di essere portabandiera a Pechino 2008, si toglie la soddisfazione di vincere finalmente una medaglia con il bronzo nello Skeet. Non sembra un cecchino se si giudica il modo in cui trema la sua carabina durante ogni tiro, ma le apparenze possono ingannare, e infatti il qatariota si dimostra freddo a sufficienza nello spareggio contro il russo Shomin, centrando tutti i piattelli e ottenendo il gradino più basso del podio. La sua carriera però non si ferma al tiro a volo: l'altra sua grande passione sono i rally, e anche lì i risultati importanti non sono mancati, visto il successo al Rally Dakar appena un anno fa. Quello che si dice essere polivalenti...
Alaaeldin Abdouelkassem (scherma): Alzi la mano chi, all'inizio degli incontri di oggi, avrebbe puntato un centesimo su questo giovanissimo fiorettista egiziano come protagonista del torneo. Una scalata a dir poco improbabile, una serie di vittorie del tutto non pronosticate e non pronosticabili, compresa quella sul nostro Andrea Cassarà ai quarti, fino a sfiorare il sogno nella finale, persa con onore contro il cinese Lei. Forse è un po' grezzo come stile, e non ha proprio il fisico del grande schermidore, ma alla fine il risultato è quello che conta e per questo ragazzo oggi ci sono solo applausi. Primo africano a disputare una finale olimpica nella scherma, in Egitto probabilmente è già diventato un eroe nazionale dopo questo argento. Insomma, una di quelle storie incredibili, belle, quasi impossibili, che solo un grande evento come le Olimpiadi possono regalare.
Ye Shiwen (nuoto): Parlando di giovani promesse e baby sorprese del nuoto, non si può non citare questa ragazzina cinese, che ad appena sedici anni ha stupito il Mondo. Pochi giorni fa, ha lasciato tutti a bocca aperta imponendosi nei 400 metri misti con un tempo stratosferico, che ha cancellato il precedente record del Mondo in quella distanza. Oggi si è confermata, vincendo l'oro nei 200 misti con un'altra grande prestazione e diventando di fatto uno dei personaggi di questa Olimpiade. Su di lei si sono sprecati fiumi e fiumi d'inchiostro, soprattutto dopo che gli americani hanno sollevato alcuni dubbi sui suoi tempi a dir poco esagerati e hanno ipotizzato il ricorso addirittura al doping genetico. La Ye non si è lasciata distrarre da tutte queste voci, ha mantenuto la lucidità necessaria e in vasca ha zittito tutti i critici, dimostrando che il carattere non le manca di certo.
Michael Phelps (nuoto): Vista l'età media dei suoi rivali più agguerriti in vasca, con i suoi 27 anni bisognerebbe quasi considerarlo un veterano del nuoto. Autentico cannibale e uomo-copertina quattro anni fa a Pechino con le sue 8 medaglie d'oro, in queste Olimpiadi non stava facendo grandi cose: sconfitto da Lochte e fuori dal podio nei 200 stile, secondo nella staffetta 4x100 stile dietro la Francia, oggi battuto in volata dal sudafricano Le Clos nei 200 farfalla. Poi, nell'ultima gara di giornata, è arrivato il guizzo del campione, che gli è valso l'oro nella staffetta 4x200 stile e un posto d'onore nella storia. Con questa vittoria diventa l'atleta con il maggior numero di medaglie olimpiche nella storia: 19, di cui ben 15 d'oro. Un record straordinario, che cancella in parte le delusioni degli ultimi tempi e lo consacra come uno dei più grandi nuotatori di sempre. Ed è anche un messaggio per i suoi giovani rivali: il re non vuole abdicare, almeno non così facilmente.
I PEGGIORI
Filippo Magnini (nuoto): Due giorni fa la sfuriata contro i compagni di squadra dopo la qualificazione alla finale di staffetta conquistata all'ultimo respiro, oggi le critiche e le polemiche per una prestazione che non fa felice nessuno, lui in primis. Re Magno non è più lui, dopo la vittoria agli Europei che aveva illuso tutti è arrivato un desolante diciannovesimo posto nelle batterie dei 100 stile, in quella che è sempre stata la sua gara. I 30 anni compiuti possono incidere di certo nelle prestazioni del pesarese, che si confronta con avversari sempre più giovani e affamati di successi, ma dal capitano della squadra di nuoto azzurro ci si aspetta sempre di più. Soprattutto, non sono piaciute le accuse contro tutto e tutti per la preparazione atletica, che forse è stata sbagliata. I panni sporchi bisognerebbe sempre lavarli in famiglia, e un atleta così esperto dovrebbe saperlo bene.
Squadra russa (ginnastica artistica): Sia chiaro, vincere la medaglia d'oro contro la temibile e fortissima formazione statunitense era un'impresa più che difficile per chiunque, e in queste condizioni si può parlare a ragione di un argento vinto. Bisogna anche dire, però, che le giovani atlete russe sono state in gara per tutta la competizione, rispondendo colpo su colpo alle prestazioni delle americane e dando anche l'impressione di poter fare il miracolo. Tutto vanificato nell'ultimo esercizio, il corpo libero, quando prima la Grishina e poi la Afanaseva hanno commesso degli errori che, seppur poco penalizzati dalla giuria, hanno cancellato i sogni d'oro delle russe. Il loro pianto, al momento del verdetto finale, la dice lunga su quanto la vittoria fosse, come mai prima d'ora, alla loro portata.
Fioretto maschile (scherma): Per un po' abbiamo sperato che i nostri portacolori potessero eguagliare la tripletta delle loro colleghe. Sogno svanito troppo presto, che anzi si è tramutato in un incubo con il passare delle ore. Prima l'eliminazione di Valerio Aspromonte e di Andrea Cassarà, rispettivamente numeri 2 e 1 al Mondo nella specialità, nei quarti, poi la doppia sconfitta di Andrea Baldini, che ha perso sia la semifinale sia la finale per il bronzo. Una grande delusione per la scherma azzurra, che sperava di rimpinguare il suo medagliere e invece si ritrova con un pugno di mosche in mano. La stanchezza per i match ravvicinati ha inciso di certo, ma non si può imputare a questo la sconfitta dei nostri contro avversari che apparivano decisamente alla portata. Speriamo che la prova a squadre rimetta a posto le cose.
Federica Pellegrini (nuoto): Spiace inserire per la seconda volta quella che è la nostra indiscussa regina del nuoto tra i peggiori di giornata. Ci aspettavamo una reazione d'orgoglio e di grinta dopo i 400 stile conclusi al quinto posto, sognavamo una vittoria in quella che è da sempre la sua gara, i 200 stile. Forse ci siamo illusi, abbiamo dimenticato che nello sport niente si ottiene per caso, che il talento non basta quando la forma fisica e la testa non girano a dovere. Per Federica è arrivato un altro amarissimo quinto posto, e questo fa male davvero, perché ci toglie una grossa speranza di vittoria e ridimensiona un po' le nostre pretese di essere una grande potenza del nuoto. La scarsa forma mostrata da quasi tutti gli atleti in vasca può essere un alibi, ma certo non ci si può attaccare solo a questo, e anche gli attacchi alla vita privata della Pellegrini e del suo fidanzato Magnini sono solo chiacchiere inutili. Ora forse si prenderà un anno di pausa, speriamo che serva per farla tornare la campionessa che conosciamo.

lunedì 30 luglio 2012

PUNTO OLIMPICO N. 2

Immagine tratta da news.sportduepuntozero.it
Ecco i nostri giudizi sui migliori e i peggiori della seconda giornata di gare a Londra 2012.
I MIGLIORI
Kimberly Rhode (tiro a volo): La precisione di un cecchino, unita alla freddezza di un robot. La statunitense ha disputato una gara semplicemente perfetta, diventando presto irraggiungibile per tutte le sue rivale. Centrando ben 99 piattelli su 100, la Rhode ha eguagliato il primato del Mondo e stabilito il nuovo record olimpico nella disciplina, conquistando la quinta medaglia in altrettante partecipazioni alla manifestazione a cinque cerchi. Al successo di oggi vanno aggiunti l'argento di quattro anni fa a Pechino, quando fu battuta dalla nostra Chiara Cainero, e i due ori e il bronzo conquistati dal 1996 al 2004 nel Double Trap. Che dire, una vera campionessa.
Marianne Vos (ciclismo): E' considerata da molti come la migliore a livello femminile da tanti anni, eppure all'olandese era sempre mancato qualcosa per confermare la sua forza. Dopo un oro ai Mondiali di ciclismo del 2006, infatti, aveva ottenuto ben 5 secondi posti consecutivi, a dimostrazione che le mancava sempre qualcosa nel momento decisivo. A Pechino, quattro anni fa, era arrivata un'altra delusione cocente, quando si era lasciata anticipare da un gruppo di avversarie in fuga, arrivando solo sesta. Oggi non ha sbagliato, nel diluvio ha scelto il momento giusto per piazzare l'attacco vincente, e in volata non ha dato scampo alle rivali. Un successo meritato per un'atleta che può fare ancora tanto per questo sport.
Rosalba Forciniti (judo): Da autentica carneade alla gloria di una medaglia olimpica. La giovane calabrese è la prima azzurra a conquistare il podio oggi, ottenendo uno storico bronzo nella categoria 52 Kg del Judo e diventando la prima donna di questa regione a vincere una medaglia olimpica. Un successo molto sofferto, ottenuto al termine di un incontro estenuante ed estremamente equilibrato contro la lussemburghese Muller, finito in parità e deciso dal parere dei giudici. Al loro verdetto è seguita l'esplosione di gioia di Rosalba, della famiglia e di tutta la Calabria, che ora aspetta la sua eroina per tributarle i giusti onori.
Diego Occhiuzzi (scherma): Nella sua carriera di schermidore, l'atleta napoletano aveva già vinto una medaglia alle Olimpiadi (bronzo a Pechino 2008) e in altre competizioni importanti, ma sempre nella gara a squadre, mai nel singolo. Oggi invece l'azzurro ha tirato fuori tutta la sua classe e la sua grinta, ha prevalso nel derby con l'amico Montano ed è arrivato a sfiorare il cielo con un dito, conquistandosi con pieno merito la finale della sciabola. Contro l'ungherese Szilagyi, purtroppo, c'è stato poco da fare, ma il suo argento vale di per sé come una vittoria per la tenacia e il coraggio con cui è stato ottenuto. E' il giusto riconoscimento per un atleta forse poco appariscente, ma sempre efficace.
I PEGGIORI
Giorgia Bronzini (ciclismo): Se ieri nella gara maschile le speranze di medaglia erano poche, oggi ci si aspettava molto di più dalle ragazze, e soprattutto dalla Bronzini, bicampionessa mondiale in carica. L'azzurra ha perso il treno giusto, non ha seguito la Vos e le sue compagne di fuga quando doveva, e così ha perso l'occasione per vincere, o quanto meno per salire sul podio. Prestazione negativa dunque per lei e per le sue compagne, Noemi Cantele, Tatiana Guderzo e Monia Baccaille, che non sono state attente a marcare la campionessa olandese, che tutti indicavano come l'avversaria più pericolosa per la medaglia d'oro. Dopo il bronzo di quattro anni fa con la Guderzo, insomma, una brutta bocciatura per il ciclismo femminile.
Tania Cagnotto (tuffi): Un'inezia, una piccolezza, due miseri punti hanno privato lei e la Dellapé di una meritatissima medaglia, d'argento o di bronzo. Si può recriminare per alcune decisioni della giuria, che forse ha aiutato la coppia canadese (alla fine terza) e penalizzato con durezza eccessiva le italiane, ma purtroppo l'errore della Cagnotto nel quarto tuffo è stato evidente e ha condizionato la gara. Era reduce da un piccolo infortunio, lo sappiamo, ma più che punirla per quanto fatto in gara la mettiamo tra i cattivi per le frasi dette subito dopo la gara. Poteva prendersi le sue responsabilità, visto che l'errore appare soprattutto suo, invece ha diviso le colpe al 50% con la Dellapé. Solo che lei avrà un'altra chance per conquistare una medaglia in queste Olimpiadi, la sua compagna probabilmente no...
Spagna Olimpica (calcio): Dopo il titolo di categoria conquistato solo un anno fa, e con la nidiata di giovani campioni che aveva a disposizione, la squadra iberica sembrava destinata a fare una gran figura in questo torneo olimpico. Invece, dopo le prime due partite del girone, è arrivata una clamorosa eliminazione, per mano tra l'altro del Giappone e dell'Honduras, non proprio dei mostri in questa disciplina. Due sconfitte per 1-0 contro asiatici e centroamericani, ma soprattutto poco gioco e nemmeno un gol realizzato, nonostante la rosa fosse di tutto rispetto. Dopo il trionfo negli Europei e nei Mondiali, l'oro sarebbe stato il coronamento di un vero e proprio dominio per il calcio spagnolo, che invece torna a casa in anticipo. Alla faccia di chi diceva che i loro giovani erano molto più forti dei nostri...
Federica Pellegrini (nuoto): Chiariamolo subito, i 400 stile libero non sono mai stati la sua gara, anche se negli ultimi anni aveva vinto due volte l'oro ai Mondiali, facendo segnare anche il record del Mondo. Oggi Federica ha dimostrato per l'ennesima volta di non amare questa distanza, confermando in sostanza il quinto posto di Pechino e lasciando tanti appassionati azzurri con l'amaro in bocca per quella che sembrava una medaglia quasi scontata. Peccato davvero, ma del resto le sue prestazioni quest'anno non erano le stesse degli anni passati, e le avversarie oggi sono state semplicemente più forti di lei. Adesso ci sono i 200 stile, la sua distanza, in cui a Pechino conquistò l'oro subito dopo la delusione dei 400; speriamo che la storia possa ripetersi...