Visualizzazione post con etichetta olimpiadi 2012. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta olimpiadi 2012. Mostra tutti i post

domenica 12 agosto 2012

PUNTO OLIMPICO N. 15

Immagine tratta da santabanta.com
Siamo arrivati alla penultima giornata di queste Olimpiadi di Londra 2012. Arrivano le ultime medaglie, le ultime gioie e gli ultimi dolori per tutti gli atleti di questi splendidi Giochi. Vediamo chi merita di entrare tra i buoni ed i cattivi di oggi.
I MIGLIORI
Oribe Peralta (calcio): In quello che doveva essere il pomeriggio di Thiago Silva, Pato, Leandro Damiao, Hulk, Neymar e compagnia, a conquistarsi tutte le copertine è invece quest'attaccante messicano, autore della doppietta che decide la finale del Torneo Olimpico di calcio. Una carriera che si potrebbe definire discreta, che l'ha visto arrivare in Europa appena ventenne e giocare in Inghilterra, Germania e Spagna con risultati abbastanza soddisfacenti. A ventotto anni è arrivata per lui l'occasione della vita, visto che i rifiuti di Luis Hernandez e Carlos Vela gli offrivano la possibilità di partecipare ai Giochi Olimpici come terzo fuori quota della squadra messicana. Peralta non si è fatto pregare, ha risposto presente quando i compagni lo cercavano in area di rigore, segnando complessivamente quattro reti, anche se la doppietta di oggi al Brasile sarà sicuramente un ricordo speciale per lui. Sfruttando le disattenzioni della difesa carioca, ha contribuito a portare la sua squadra sul gradino più alto del podio, coronando un sogno per tutto il movimento giovanile messicano, che continua a sfornare talenti in grande quantità.
Mohammed Farah (atletica): E' sicuramente lui il simbolo dell'atletica britannica in queste Olimpiadi, il personaggio che meglio rappresenta la voglia di vittoria e di affermazione di tutto un Paese. Somalo di nascita, ma inglese di formazione, visto che si è trasferito in Europa ad otto anni, si era già messo in luce negli ultimi anni sulle lunghe distanze, conquistando tre ori europei e un oro e un argento mondiale nei 5000 e nei 10000 metri. Arrivato ai Giochi di casa come uno dei favoriti, ha saputo mantenere le premesse nei 10000, conquistando l'oro senza grandi discussioni, e si è preparato con tranquillità ai 5000, cercando la vittoria che l'avrebbe consegnato alla storia. Stasera ha corso con una grandissima sicurezza, si è portato in testa al gruppo piuttosto presto, e dopo aver studiato le mosse degli avversari ha piazzato lo sprint decisivo verso l'oro, che è puntualmente arrivato. Una soddisfazione speciale per questo ragazzo, perché è stato proprio lui, africano di nascita, a sottrarre al Continente Nero il dominio in questa doppia specialità e a riconsegnarlo all'Europa dopo tantissimi anni. Applausi meritati per un grande atleta e per uno splendido uomo.
Carlo Molfetta (taekwondo): Una medaglia che sa veramente di impresa, conquistata con sudore e punto dopo punto, soffrendo e rimontando più volte contro avversari che sembravano imbattibili e alla fine si sono dovuti arrendere tutti. Dopo due sfortunate esperienze con le Olimpiadi, la prima chiusa al primo turno ad Atene, la seconda non disputata a Pechino per infortunio, Carlo si presentava a Londra a ventotto anni con tanta voglia di rivalsa e dopo una cura "ingrassante": visto che nei -80 chili la federazione aveva scelto Sarmiento, lui per competere nella categoria +80 chili ha aumentato notevolmente il suo peso, basti pensare che nel 2004 gareggiava per i -68. Ha sconfitto nei quarti, in un finale rocambolesco e al Golden Point, il cinese Liu, dopo aver seriamente rischiato di perdere, poi ha superato in semifinale il fortissimo maliano Keita, anche qui con un finale sofferto ma vincente. Nella sfida per l'oro, contro il gabonese Obame, è partito molto male, sotto 6-1, ha rimontato con calma fino al 6-6, e dopo che il tempo supplementare è finito in parità è stato premiato dai giudici per la maggiore combattività e dichiarato campione olimpico. Una grande soddisfazione per lui e per il taekwondo italiano, che così porta a casa il primo oro della sua storia alle Olimpiadi.
Clemente Russo (pugilato): L'abbiamo detto e lo ribadiamo sempre: un secondo posto equivale a un argento vinto, mai ad un oro perso. Sapevamo che il match di oggi sarebbe stato molto difficile per Clemente, perché l'ucraino Usyk è il campione mondiale dei pesi massimi e può contare sul suo gran fisico per mettere in difficoltà chiunque. Dopo la grande rimonta contro l'azero Mammadov speravamo che "Tatanka" ne avesse ancora per fare un'altra impresa, sovvertire il pronostico e vincere l'oro che da tempo stava aspettando. Il sogno è durato lo spazio della prima ripresa, vinta proprio da Russo, poi Usyk ha iniziato a colpire e far male, ha rimontato e ribaltato la situazione fino a vincere con merito. Peccato per Clemente, ma fa piacere sentire le sue dichiarazioni nel dopo gara: a Pechino era deluso, amareggiato per l'argento, quasi lo rifiutava, stavolta invece lo accetta con soddisfazione nonostante la grande rabbia per aver mancato ancora il podio più alto. Cercherà di rifarsi a Rio, e intanto almeno un oro per noi l'ha già vinto: quello per la miglior capigliatura, visto l'improponibile taglio di Usyk (nemmeno da podio...)
I PEGGIORI
Olga Kaniskina (marcia): Arrivare a pochi metri dal traguardo e da uno storico bis olimpico e vederselo sfuggire proprio sul più bello. E' quello che è accaduto questa mattina alla marciatrice russa, che si era presentata a Londra con il titolo di campionessa olimpica in carica nella 20 chilometri di marcia e dopo aver vinto anche due ori mondiali e uno europeo prima di arrivare qui. Fin dall'inizio della gara, la Kaniskina sembrava decisa a far vedere a tutti la sua classe e la sua abilità superiore, visto che si era portata subito in testa ed aveva impresso un gran ritmo alla sfida. Sperava di scrollarsi di dosso le avversarie e di andare a vincere la gara in solitaria, invece si è trovata a fare i conti con una sua connazionale, l'appena ventenne Elena Lashmanova, che le ha tenuto testa e l'ha beffata negli ultimi 300 metri, quando l'ha superata e battuta sul traguardo per soli sette secondi. E' sfumato così il sogno di vincere il secondo oro olimpico consecutivo, ma per Olga ci sarà sicuramente tempo di rifarsi, visto che ha appena ventisette anni e tutta la voglia di combattere le sue giovani concorrenti.
Il Brasile Olimpico (calcio): Probabilmente, la prossima volta che i verdeoro si presenteranno ai Giochi Olimpici, al posto dell'allenatore porteranno con sé uno stregone, per cercare di sfatare quella che è a tutti gli effetti la loro maledizione più grande. Da quando esiste il calcio alle Olimpiadi, infatti, i brasiliani non sono mai riusciti a salire sul gradino più alto del podio, né con gli uomini né con le donne. Quello di oggi è il terzo argento dei carioca, dopo quelli di Los Angeles 1984 e Seul 1988, ma questo fa malissimo, perché ottenuto con una squadra che era decisamente la più competitiva, con un incredibile mix di giovani talenti in fase di maturazione e campioni affermati nel panorama mondiale. Finale giocata malissimo, con due gol regalati ai messicani, il primo dopo nemmeno un minuto di gioco, e un tentativo di rimonta a dir poco sterile, che ha rischiato di concretizzarsi troppo tardi, e in maniera immeritata. Leziosi e imprecisi, lenti e rilassati come se si trattasse di un'amichevole, i brasiliani si sono arresi ad una squadra che doveva essere ampiamente battibile per loro, confermando quella maledizione che, forse, solo i Giochi casalinghi di Rio riusciranno a cancellare.
Le statunitensi (pallavolo): Parlando di incompiute, non si può non citare la squadra americana di volley femminile, da anni abbuonata ad ottenere grandi piazzamenti ma mai in grado di cogliere vittorie significative tra Mondiali ed Olimpiadi. In particolare, nei tornei a cinque cerchi le statunitensi si erano dovute accontentare già due volte dell'argento, in casa nel 1984 e a Pechino quattro anni fa, e si presentavano a Londra forti di tre vittorie consecutive al World Grand Prix e di un ottimo secondo posto alla Coppa del Mondo 2011. In finale, a contendere l'oro alle varie Berg, Tom, Larson e Hooker c'era il Brasile campione uscente, ma già battuto in girone con un secco 3-1, il che faceva ben sperare i tifosi a stelle e strisce. Invece, dopo un primo parziale vinto con facilità, le americane si sono lentamente sciolte, cedendo i successivi tre set alle verdeoro e arrendendosi al terzo argento nei Giochi Olimpici. Un'altra beffa, ma meritata, perché le americane hanno giocato con tante campionesse e puntando sul talento, ma il Brasile ha giocato di squadra e ha vinto con grinta e cuore.
I cinesi (tuffi): Sono anni che sognano qualcosa di importante, per certi versi di storico: vincere la medaglia d'oro in tutte le gare di tuffi di una singola Olimpiade. Gli asiatici a partire dagli anni Novanta hanno fatto di questa disciplina una loro specialità, si sono affermati a livello mondiale, e cercano questo record storico per certificare la loro supremazia. Ai recenti Mondiali casalinghi del 2011 c'erano riusciti, portando a casa 10 medaglie d'oro su 10, a Londra ce n'erano in palio 8, e l'impresa sembrava davvero possibile. Purtroppo per loro, però, hanno trovato sulla loro strada degli avversari formidabili, per niente decisi a lasciarli vincere senza lottare: prima il russo Zakharov nel trampolino 3 metri, oggi l'americano Boudia nella piattaforma 10 metri, hanno costretto i cinesi a fermarsi a quota 6 ori, rimandando ancora l'appuntamento con la storia. Quattro anni fa il mitico en-plain fu solo sfiorato, e perso all'ultimo tuffo quando l'australiano Mitcham nella piattaforma approfittò di un errore dell'avversario Zhou per scavalcarlo in classifica. Stavolta i cinesi non possono rimpiangersi molto, hanno fatto ottime gare, semplicemente hanno trovato rivali che si sono dimostrati alla loro altezza.

venerdì 10 agosto 2012

PUNTO OLIMPICO N. 13

Immagine tratta da mkv25.net
Siamo arrivati al tredicesimo appuntamento con la nostra rubrica che vuole premiare i migliori e i peggiori in ogni giornata di questi appassionanti Giochi Olimpici di Londra 2012. Vediamo a chi spettano le nostre citazioni oggi.
I MIGLIORI
Josefa Idem (canoa): Suo marito, Guglielmo Guerrini, ha presentato la finale di stamattina con le parole giuste: "E' come assistere all'ultima direzione d'orchestra del maestro Von Karajan." E' stata un'esecuzione fantastica, degna di una fuoriclasse assoluta, di quelle che nascono una volta ogni cinquant'anni, se non di più: a quasi quarantotto anni Josefa è partita piano e ha sparato tutto quello che aveva nella fase finale, mancando di soli 30 centesimi la medaglia, la sesta della sua meravigliosa carriera. Ma per noi lei ha già vinto, l'abbiamo detto e lo ripetiamo anche oggi: avere voglia dopo tanti successi e dopo una carriera così lunga di mettersi ancora in gioco, di competere in maniera più che onorevole contro ragazze che potrebbero essere sue figlie, sono già di per sé un successo strepitoso. La medaglia sarebbe stato un di più, a cui in fin dei conti si può anche fare a meno dopo quello che ha già dimostrato. Una grande chiusura per una carriera esemplare, per certi versi irripetibile, e per un'atleta e una donna davvero straordinaria.
Martina Grimaldi (nuoto): Dopo tante delusioni più o meno annunciate, accompagnate da un lunghissimo e fastidioso strascico di polemiche, finalmente il nuoto azzurro è riuscito a togliersi una soddisfazione: il terzo posto della nuotatrice bolognese nella 10 chilometri di fondo rappresenta infatti la prima medaglia in queste olimpiadi, e rompe un digiuno che stava diventando preoccupante. Le speranze di un risultato importante c'erano, perché Martina si è presentata a Londra con una serie di risultati importanti negli ultimi anni, come l'oro mondiale del 2010, quello europeo dell'anno seguente e l'argento ai Campionati del Mondo del 2011. E' rimasta tra le prime del gruppo fin dalle prime bracciate, ha controllato la situazione e tenuto il ritmo di tutte le avversarie, cedendo solo un po' nel finale alla grande volata per l'oro e prendendosi un bronzo più che meritato. La sua medaglia, oltre ad essere la prima del nuoto azzurro in queste Olimpiadi, è anche la prima per un atleta italiano nel fondo, un motivo in più per essere soddisfatti di Martina.
Fabrizio Donato (atletica): Dopo la triste squalifica per doping di Schwazer, e con l'assenza per infortunio della Di Martino, le massime speranze dell'atletica italiana per portare a casa una medaglia erano tutte sulle spalle del triplista azzurro. Del resto, le prestazioni in questa stagione erano state molto positive: dopo una lunga serie di piazzamenti, con tante buone gare nei tornei indoor ma alcune difficoltà nell'outdoor, agli Europei era arrivata un'importantissima medaglia d'oro, che lo poneva tra i favoriti per le Olimpiadi. Le buone sensazioni sono state confermate oggi, con una serie di salti molto buoni che gli hanno permesso di entrare senza problemi tra i primi otto al Mondo, e poi di prendersi una prestigiosa medaglia di bronzo. A trentasei anni, per Fabrizio questo è il giusto coronamento di una carriera importante, che gli vede detenere anche il record italiano nel salto triplo. Ed è positiva anche la presenza di Daniele Greco al quarto posto nella stessa gara: potrebbe rappresentare una sorta di passaggio di corsie, con il giovane pronto a prendere il testimone del compagno più esperto? Speriamo proprio di sì.
Usain Bolt (atletica): C'è chi entra nella storia dello sport in silenzio, quasi in punta di piedi; lui ci è entrato a modo suo, vale a dire a tutta velocità e con la sua solita aria da guascone. Tutti i dubbi sulla sua preparazione, sulle sue reali motivazioni, sulla crescita dei suoi avversari sono stati spazzati via in meno di 30 secondi, per la precisione 9.63 nei 100 metri e 19.32 nei 200. Bolt è il signore assoluto della velocità, adesso non ci sono più dubbi, e con questo successo diventa il primo atleta a realizzare la doppietta 100-200 metri in due Olimpiadi consecutive, arrivando così al quinto oro olimpico della sua fantastica carriera. Oggi ha dato un'altra dimostrazione di forza, partendo a mille e tenendo a bada la tentata rimonta del suo amico e connazionale Blake, con gli ultimi venti metri fatti quasi al rallentatore, come a dire che poteva fare ancora di più. Se Carl Lewis era il figlio del vento, Usain potrebbe essere il vento in persona, vista la velocità che riesce a raggiungere. Impressionante, non ci sono altre parole per definirlo.
I PEGGIORI
La Francia femminile (calcio): Arrivare al quarto posto in un'Olimpiade costituisce comunque un grande risultato, soprattutto in uno sport che non ha mai vantato una grande tradizione come il calcio femminile, ma ben difficilmente le francesi andranno a dormire soddisfatte questa notte. Negli ultimi anni la Nazionale transalpina aveva mostrato notevoli progressi, ottenendo prima un quarto posto agli Europei del 2009 e poi un ottimo quarto posto ai Mondiali del 2011, che le era valso la partecipazioni a queste Olimpiadi. Vittoriose a sorpresa contro le quotate svedesi nei quarti, sconfitte in semifinale dalle giapponesi campionesse del Mondo, le francesi si sono giocate il bronzo contro le canadesi, e non hanno demeritato, giocando una bella partita ma mancando di precisione e freddezza sotto porta. E nel calcio, si sa, chi sbaglia paga: a 30 secondi dalla fine della partita, la rete della Matheson ha condannato la Francia alla sconfitta e alla medaglia di legno. Una vera beffa per le transalpine, che avranno sempre il rimpianto per le tante occasioni sbagliate e per aver fatto giocare la loro miglior giocatrice, Camille Abily, solo nel secondo tempo.
Hu Yadan (tuffi): Chi ha assistito oggi ai suoi primi due tuffi avrà certamente dubitato che questa ragazza fosse davvero cinese. Due esecuzioni completamente sbagliate, una più brutta dell'altra, pesantemente penalizzate dai giudici e che le valevano un incredibile ultimo posto nella finale dalla piattaforma 10 metri. Povera Hu, che a soli sedici anni si trova già a gareggiare contro le migliori atlete del Mondo e deve tenere alta la bandiera di una Nazione a cui manca davvero poco per fare en-plain nelle otto specialità olimpiche dei tuffi. Dopo aver ottenuto un argento nei Mondiali di Shangai dello scorso anno, la giovanissima cinese aveva già dimostrato di non essere molto tranquilla nei turni precedenti, chiusi al sesto e nono posto, e oggi in finale non è riuscita a vincere la tensione. Dopo gli errori si è ripresa, e con tre tuffi ottimi è risalita fino al nono posto finale, ma è rimasta comunque l'unica cinese a non aver vinto una medaglia in queste Olimpiadi. Vista l'età, avrà sicuramente modo di rifarsi in futuro
Noemi Batki (tuffi): Per alcuni minuti ci ha fatto sperare, perché in una gara piena di errori e di imperfezioni la tuffatrice ungherese di nascita ma ormai italiana a tutti gli effetti è stata una delle più precise e regolari. Partita senza grandi speranze e ambizioni per arrivare a una medaglia, Noemi ha iniziato la finale 10 metri dalla piattaforma con un primo e un terzo tuffo davvero ottimi, mentre nel secondo, che è sempre stato problematico per lei, ha contenuto i danni con una buona esecuzione. Era terza, con le avversarie che continuavano a sbagliare e la medaglia che sembrava incredibilmente vicina. Poi, il sogno è svanito, complici un quarto tuffo non eseguito come sa, che le è costato almeno 12 punti in meno del previsto, e un quinto ben eseguito ma con un coefficiente troppo basso per farla restare davanti alle rivali, così si è accontentata dell'ottavo posto finale. Questa era per lei probabilmente la gara della vita, visto come si stavano mettendo le cose, purtroppo nel momento decisivo sono riemersi un po' i limiti di questa ragazza, che osando qualcosa di più avrebbe ottenuto sicuramente maggiori soddisfazioni nella sua carriera.
Christophe Lemaitre (atletica): Aveva rinunciato ai 100 metri, in cui avrebbe avuto poche possibilità di successo, per puntare tutto sui 200 e sperare di compiere la grande impresa: vincere una medaglia olimpica e battere il record europeo sulla distanza, ovvero il mitico 19.72 del nostro Pietro Mennea. Le potenzialità ce le aveva tutte, il giovane sprinter francese, visto che è stato il primo atleta bianco a scendere sotto i 10 secondi nei 100 metri e appena un anno fa, nei Mondiali di Daegu, aveva centrato la medaglia di bronzo nei 200 metri con un ottimo 19.80. Purtroppo però, dopo essersi qualificato per la finale olimpica con un buon tempo, Lemaitre non è riuscito a migliorarsi questa sera, chiudendo la sua gara sopra i 20 secondi e con un deludente sesto posto, ben lontano da quel podio che sognava di conquistare. Resiste dunque il tempo del mitico Mennea, che per molti anni è stato record del Mondo e che finora è stato battuto solo da atleti neri. Ma il francese è giovane, e ha tutte le potenzialità per raggiungere il suo obiettivo e togliersi ancora molte soddisfazioni nella velocità.

giovedì 9 agosto 2012

PUNTO OLIMPICO N. 12

Immagine tratta da ilmondodipatty.it
Comincia il conto alla rovescia per la conclusione di questa edizione 2012 dei Giochi Olimpici. Siamo alla dodicesima giornata di gare, ne mancano quattro alla fine. Vediamo i nostri migliori e peggiori di oggi.
I MIGLIORI
Sarah Attar (atletica): Per una volta, a meritare la prima pagina non è una campionessa affermata, bensì una ragazza che probabilmente non diventerà mai un fenomeno, ma oggi ha scritto una pagina importante di sport e si è meritata la nostra attenzione. Sarah sta per compiere vent'anni, è "specializzata" se così si può dire negli 800 metri, viene dall'Arabia Saudita ed è una delle due atlete, insieme alla judoka Shaherkani, a rappresentare per la prima volta il suo Paese in campo femminile in un'edizione dei Giochi Olimpici. Oggi nessuno si aspettava nulla di straordinario da lei, che seguendo il rigido costume islamico si è presentata al via con il velo e una lunga tuta per coprire braccia e gambe. Ha corso la sua batteria di qualificazioni con un tempo molto alto, oltre 40 secondi in più della vincitrice, ma pur arrivando per ultima ha ricevuto il caloroso applauso e il sostegno di tutto lo stadio. Lei ha ringraziato tutti con un sorriso, senza badare al tempo: insieme alla sua collega judoka, ha già scritto una pagina importante di storia, non solo sportiva.
L'Italvolley (pallavolo): Ieri eravamo distrutti per l'ennesima delusione arrivata dalla formazione femminile, oggi invece celebriamo quella che è ormai una vera certezza dei Giochi Olimpici: la squadra maschile italiana. Dopo le ultime, deludenti prestazioni in girone contro l'Australia e la Bulgaria, in pochi avevano ancora fiducia nei nostri ragazzi, chiamati a compiere l'impresa contro i fortissimi Stati Uniti, campioni a Pechino e tra i favoriti per la vittoria. Il successo è arrivato, addirittura con un secco 3-0 e solo il primo set combattuto e vinto ai vantaggi, mentre negli altri parziali gli americani hanno potuto poco o nulla contro i nostri ragazzi. Oggi hanno giocato tutti alla grande, soprattutto in attacco con Zaytsev, Lasko e Savani a fare la voce grossa e Travica ottimo nel distribuire i palloni. Nonostante il calo di talenti e le difficoltà incontrate negli anni dal nostro movimento pallavolistico, gli azzurri raggiungono le semifinali del torneo olimpico per il quinto anno consecutivo, mostrandosi tra i migliori del Mondo, una dimostrazione di forza e maturità da fare invidia a molti.
Il Settebello (pallanuoto): Per una formazione che è abituata ormai ai piazzamenti importanti nelle Olimpiadi, eccone un'altra che invece torna tra le migliori del Mondo a 16 anni di distanza dall'ultima volta. Era dai tempi del mitico Ratko Rudic e della generazione di fenomeni in calottina azzurra che il Settebello non entrava in una semifinale olimpica: allora si giocava ad Atlante, e in vasca per gli azzurri c'era Sandro Campagna, attuale allenatore e condottiero di questa squadra nuovamente competitiva. Contro i maestri ungheresi, campioni delle ultime 3 edizioni dei Giochi Olimpici, gli azzurri hanno sfoderato una grande prova di squadra, riuscendo a imporsi al termine di una sfida molto tirata ma che ha visto i nostri sempre in controllo della situazione. Ora c'è la Serbia, squadra temibile ma già affrontata e battuta un anno fa, nella finale dei Mondiali: una sfida sicuramente difficile, ma con questo gruppo non è vietato sognare.
Warren Weir (atletica): Quando hai davanti dei mostri sacri come Powell, Bolt e Blake è difficile riuscire ad emergere e ad esprimersi su grandi livelli, soprattutto se non sfrutti le opportunità che ti si presentano. Oggi questo giovane sprinter giamaicano ha confermato quanto di buono aveva fatto vedere ieri nelle batterie dei 200 metri, correndo la sua semifinale con buon ritmo e ottenendo un tranquillo secondo posto che gli vale la finale di domani sera. Coetaneo di Blake, si era guadagnato la partecipazione a queste Olimpiadi con un terzo posto nei Trials giamaicani, proprio nella gara che aveva visto l'incredibile sconfitta del re Bolt e aveva messo un po' in allarme tutti i suoi tifosi. Ironico davanti alla telecamera come tutti i suoi connazionali, non ha sentito minimamente la pressione e ha confermato di possedere ottime doti, tanto che qualcuno ha iniziato a sognare una tripletta giamaicana nella finale. Vedremo se domani saprà stupire ancora.
I PEGGIORI
Silvia Salis (atletica): Chiariamolo subito, nessuno si aspettava una medaglia e tanto meno una vittoria dalla lanciatrice di martello ligure, che pure negli ultimi anni aveva ottenuto risultati discreti, come il settimo posto agli Europei di due anni fa e il nono ai Mondiali dello scorso anno. Oggi però Silvia ha deluso molto le aspettative, perché la possibilità di entrare in finale e di migliorare il piazzamento di Pechino 2008 c'era. L'azzurra però non è mai sembrata a suo agio, ha effettuato un primo lancio fuori dal perimetro valido, un secondo contro la rete di protezione, e il terzo e ultimo che ha ancora toccato le reti, fermandosi alla misura di 10 metri e poco più, molto meno dei 70 metri che erano abbondantemente alla sua portata. La ligure ha pagato un netto calo atletico dopo una brillante prima fase di stagione, ha provato a dare il massimo nonostante tutto ma ha finito per essere solo imprecisa, e ha chiuso la sua esperienza olimpica ampiamente insoddisfatta. Un vero peccato, avrebbe meritato un risultato migliore.
La squadra francese (basket): Lo dicono tanti esperti da parecchi anni a questa parte: se i suoi talenti imparassero a giocare di squadra e a sacrificarsi tutti insieme per un obiettivo comune, la Francia sarebbe un avversario temibile per chiunque. Dall'anno scorso, in vista proprio di queste Olimpiadi, i vari Parker, Diaw, Batum e Turiaf sembravano aver capito tutto questo, avevano ottenuto un secondo posto agli Europei e sembravano finalmente in grado di far diventare un ottimo gruppo di singoli una vera squadra. Oggi con la Spagna avevano l'occasione della vita di entrare nella storia, visto il loro stato di forma in crescendo e il momento un po' complicato della squadra iberica. Invece, dopo aver fatto un'ottima metà di gara, i francesi si sono persi nell'ultimo quarto, quando hanno segnato solo 6 punti, con forzature e troppe giocate individuali, lasciando di fatto la vittoria alla Spagna. A ciò si aggiunge il nervosismo nel finale, con due falli durissimi di Turiaf e Batum che non hanno giustificazioni e meritano una punizione esemplare. Davvero un pessimo modo per chiudere l'Olimpiadi.
Veronica Campbell-Brown (atletica): Per una volta, la Giamaica che sta dominando il panorama della velocità mondiale è uscita da una gara senza la medaglia dal metallo più pregiato. Nella gara femminile dei 200 metri in tanti si aspettavano una grande gara dalla Campbell-Brown, campionessa giamaicana nella specialità e già due volte campionessa olimpica su questa distanza. A sorpresa, invece, per la sprinter è arrivato un deludente quarto posto, che l'ha relegata ai piedi del podio e ha cancellato le sue speranze di un tris olimpico. E' vero che negli ultimi anni le sue prestazioni erano un po' in calo, e che in pista c'erano tante rivali agguerrite, una su tutte la vincitrice e specialista americana Allyson Felix, ma finire addirittura senza medaglia è stato davvero deludente per una campionessa come lei. Una delusione insomma, dopo il terzo posto quasi a sorpresa nei 100 metri, che non sono mai stati la sua distanza. Vedremo se nella staffetta 4x100 riuscirà a riscattarsi e a prendersi il primo oro di queste Olimpiadi.
Dayron Robles (atletica): E' probabile che qualcuno andrà a gettare del sale sui blocchi di partenza dei 110 ostacoli: dopo il clamoroso e sfortunato infortunio del campione cinese Liu Xiang, caduto un attimo dopo lo start e costretto ad abbandonare la pista su una gamba sola, ieri è stato il turno della medaglia d'oro di Pechino, Dayron Robles. Il cubano, reduce da una stagione discreta anche se non positiva come in passato, puntava su questa gara per provare a tornare tra i migliori della disciplina, dopo alcune prestazioni non all'altezza in passato e soprattutto la discussa squalifica dei Mondiali dello scorso anno, quando aveva ostacolato Liu Xiang. La vittoria sembrava comunque una chimera, viste le grandi prestazioni degli americani Merritt e Richardson, ma con l'uscita di scena del rivale cinese le speranze di ottenere almeno un podio e onorare l'oro di quattro anni fa c'erano. Invece, Robles non è riuscito a terminare la gara, si è fermato poco dopo la metà per un infortunio muscolare alla coscia, e così ha chiuso nel modo peggiore la sua esperienza in queste Olimpiadi. Da oggi in poi, potrebbero autorizzare tutti i partecipanti a questa gara a portarsi un talismano sui blocchi: visti i tanti infortuni e gli errori, potrebbe tornare utile...

lunedì 6 agosto 2012

PUNTO OLIMPICO N. 10

Immagine tratta da mondoallarovescia.com
Inizia oggi l'ultima settimana dei Giochi Olimpici di Londra 2012. Vediamo chi abbiamo scelto come migliori e peggiori di questa giornata.
I MIGLIORI
Niccolò Campriani (tiro a segno): Dopo l'argento nella carabina 10 metri, ad un soffio dalla vittoria, e l'ottavo e ultimo posto nella carabina 50 metri a terra, che non è mai stata la sua specialità, qualcuno aveva storto il naso, dicendo che questo ragazzo stava deludendo le attese e che non aveva fatto vedere tutto ciò ci cui era capace. Oggi Niccolò ha dato una prova di forza incredibile, ha stravinto l'oro nella carabina 50 metri tre posizioni, facendo segnare il record olimpico sia nelle qualificazioni che nella finale. Con la calma di un vero veterano, il tiratore toscano ha preso un vantaggio enorme nella prima parte della competizione, limitandosi poi a gestirlo e a controllare i tentativi di rimonta degli avversari. Due medaglie di metallo preziosissimo, primo tiratore italiano a riuscire nell'impresa dai tempi di Roberto Di Donna ad Atlanta 1996. Venticinque anni, il volto di un ragazzino, la testa di un veterano, l'abilità di un campione. Una delle immagini più belle della nostra Olimpiade.
Matteo Morandi (ginnastica): L'aveva detto più volte: la medaglia olimpica era l'unica cosa che gli mancava per considerare completa la sua carriera. Quella di oggi era la sua terza occasione, dopo le finale agli anelli disputate nel 2004 e 2008; nella prima occasione, si era inchinato davanti al suo amico e idolo, il signore degli anelli Yuri Chechi, nella seconda non si era dimostrato all'altezza e aveva chiuso con un deludente sesto posto. Oggi non ha steccato, dopo aver ottenuto il secondo punteggio nelle qualificazioni ha confermato le sue doti con un esercizio molto positivo, che gli è valso un bronzo meritatissimo. Ha avuto una leggerissima indecisione nell'atterraggio finale, che forse gli ha impedito di vincere la medaglia d'argento, ma per il ginnasta lombardo essere sul podio è già un grandissimo risultato. Ora può davvero dire di essersi tolto tutte le soddisfazioni che voleva.
Massimo Fabbrizi (tiro a volo): Al completamento di una giornata quasi perfetta per i colori azzurri, mancava solo un tipo di medaglia, quella d'argento. L'ha ottenuta questo carabiniere di San Benedetto del Tronto, meno noto del suo compagno di tiro, il veterano Giovanni Pelliello, ma fresco campione del Mondo nel trap sia nell'individuale che a squadre. Oggi aveva iniziato benino, con qualche errore di troppo ma ottenendo senza eccessive difficoltà la finale, nella quale poi si è esaltato e ha tirato fuori il meglio di sé. Due soli errori, una gran serie di centri che gli ha permesso di scavalcare tutti e giocarsi l'oro con il croato Cernogoraz, l'unico in grado di tenere il suo ritmo. Ha sbagliato nei tiri di spareggio, cedendo il primo posto al suo avversario, ma è rimasta comunque la grandissima soddisfazione per un argento conquistato alla sua prima partecipazione alle Olimpiadi. Lui stesso ha riconosciuto la bontà del suo risultato, ricordando i grandi sacrifici e la soddisfazione per essere arrivato fino a qui: un atteggiamento da vero atleta olimpico.
Felix Sanchez (atletica): In un'atletica che produce ogni anno nuovi campioni, giovani e affamati di vittorie, merita di essere raccontata la storia di questo veterano della pista. Dominicano, trentacinque anni quasi compiuti, era stato un autentico dominatore dei 400 ostacoli, vincendo 43 gare consecutive di specialità tra il 2001 e il 2004, compresi i Mondiali del 2001 (contro il nostro Fabrizio Mori) e del 2003 e le Olimpiadi di Atene, in cui aveva regalato il primo oro olimpico al suo Paese. Dopo alcuni infortuni e un netto calo, aveva fallito a Pechino 2008, anche a causa di un lutto familiare, e da allora la sua carriera sembrava avviata alla fine. Oggi ha stupito tutti, ancora una volta, ha piazzato la zampata vincente contro i giovani leoni Tinsley e Culson, ed è tornato il campione olimpico otto anni dopo. Ha dedicato il successo alla sua famiglia e alla sua nonna scomparsa, dicendo che la pioggia che cadeva in quel momento erano proprio le lacrime di lei, che lo seguiva dal cielo. Una pagina di poesia, degna dei Giochi Olimpici.
I PEGGIORI
Alex Schwazer (marcia): La maglia nera della giornata spetta a lui, e non ci sono discussioni. Campione olimpico nella 50 chilometri di marcia a Pechino, uomo-simbolo dell'atletica italiana, atteso da tutti come una delle possibili medaglie di questa spedizione, ma soprattutto ragazzo modello per molti, esempio a cui ispirarsi per tanti giovani sportivi azzurri. La notizia della sua positività al doping è un vero e proprio fulmine a ciel sereno, una mazzata durissima che rovina l'immagine dello sport italiano e cancella tutto ciò che questo atleta aveva fatto di buono negli anni passati. Chi si macchia di illecito e ricorre a sostanze dopanti perde sempre, in partenza, perché dimostra che non è abbastanza forte e sicuro di vincere da solo, tradisce chi ha fiducia in lui, chi per anni e anni lavora e si impegna per ottenere il massimo risultato in maniera pulita. Ha ammesso le sue colpe, ma questo non basta e non può assolutamente bastare, il CONI deve prendere provvedimenti e fare in modo che delusioni simili non si verifichino più.
La squadra maschile (pallavolo): Niente da fare per i nostri ragazzi, che ancora una volta finiscono dietro la lavagna dei cattivi. La sconfitta sorprendente della Polonia, battuta questa mattina dall'Australia, aveva dato ai nostri una grandissima occasione di ottenere il primo posto nel girone e ottenere un quarto di finale più abbordabile: bisognava battere la Bulgaria, evitando di arrivare fino al quinto set. Purtroppo però, dopo un buon inizio di gara e un primo set in cui l'Italia ha dato il meglio di sé, perdendo solo ai vantaggi, è arrivata una netta sconfitta, con gli altri due parziali persi senza grandi sussulti. Un brutto colpo per la squadra di Berruto, che si troverà così costretta ad affrontare nei quarti i temibili Stati Unici, campioni olimpici uscenti e superfavoriti per ripetersi. Servirà una gara perfetta a livello tecnico e mentale, servirà il cuore che solo i veri campioni sanno tirare fuori nei momenti difficili: tutte qualità che i nostri, finora, non hanno mostrato di possedere.
Michael Diamond (tiro a volo): Veterano del tiro al piattello, specialista del trap, in cui ha già vinto due ori olimpici ad Atlanta 1996 e a Sidney 2000, oggi il quarantenne australiano sembrava pronto a scrivere una nuova pagina di sport. Dopo essere apparso sottotono ad Atene 2004, ed essersi accontentato del quarto posto a Pechino 2008, era partito a mille nelle qualificazioni, centrando un incredibile 125/125, che gli era valso il record olimpico, e candidandosi seriamente alla terza medaglia d'oro della sua carriera. Nella finale, però, è accaduto l'imprevedibile: non solo Diamond ha interrotto la sua serie di centri perfetti, ma con cinque errori ha subito la rimonta dei suoi avversari, finendo dietro al nostro Fabbrizi e al croato Cernogoraz e dovendosi giocare il bronzo con il kuwaitiano Al Deehani. Nello spareggio si è completato il pomeriggio orribile dell'australiano, che ha commesso un altro errore ed è quindi finito, clamorosamente, al quarto posto e con un'amara medaglia di legno. Da leggenda a fallimento: nello sport, si sa, il passo è sempre breve.
Yelena Isinbayeva (atletica): Per anni è stata la regina indiscussa, o vista l'origine sarebbe meglio dire la Zarina, nel salto con l'asta. Oro olimpico ad Atene e Pechino, due volte campionessa mondiale, detentrice del record del Mondo nella specialità, che ha migliorato per la bellezza di diciassette volte, fenomeno indiscusso dell'atletica, ricercata da sponsor e pubblicità, una vera donna da copertina. Negli ultimi anni era sembrata in calo, i cattivi risultati ai Mondiali del 2009 e soprattutto nel recente 2011 avevano dimostrato che non era più imbattibile come un tempo, ma tutti si aspettavano che l'atmosfera olimpica avrebbe risvegliato la campionessa in letargo. Invece Yelena non è tornata ai livelli che tutti aspettavano, è sembrata più incerta e macchinosa in fase di rincorsa, e il banale errore a 4 metri e 55 mostrava già che qualcosa non andava. Alla fine si è fermata al terzo posto, battuta dall'americana Suhr e dalla cubana Silva, e ha detto addio ad una storica tripletta d'oro. Anche i più grandi tra i re, prima o poi, sono costretti ad abdicare.

PUNTO OLIMPICO N. 9

Immagine tratta da ibtimes.co.uk
Siamo arrivati alla nona giornata di questi Giochi Olimpici di Londra 2012, tante competizioni si sono concluse oggi e oltre metà del programma olimpico è stato svolto. Vediamo quali sono i personaggi che oggi si sono messi in evidenza in positivo e in negativo.
I MIGLIORI
Valeria Straneo (atletica): Un ottavo posto in una gara non vale sicuramente una medaglia, ma quando viene ottenuto a trentasei anni dopo una carriera da perfetta sconosciuta merita sicuramente una citazione. Madre di due bambini, laureata in lingue, la maratoneta di Alessandria ha vissuto un periodo non felicissimo nel 2010, quando ha subito l'asportazione della milza per una sferocistosi. Da allora però Valeria ha iniziato la sua incredibile storia, ha realizzato il primato italiano ad aprile 2012 nella maratona di Rotterdam e si è guadagnata un posto in queste Olimpiadi. Oggi contro le africane non c'era nulla da fare, lei ha disputato una gara giudiziosa e grintosa, prendendosi un meritato ottavo posto, prima delle azzurre. Le sue "compagne" hanno storto il naso alla sua presenza, accusandola di doping per le sostanze che assume come terapia post operatoria, lei non ha battuto ciglio ed è andata avanti per la sua strada, come sempre.
Andy Murray (tennis): Quella di oggi doveva essere la giornata della consacrazione di Roger Federer, è stato invece il momento di gloria per il tennista britannico, che quando perde è scozzese di nascita e quando vince è inglese di formazione. Un mese dopo la dura sconfitta contro il campione svizzero a Wimbledon, si è preso una grande rivincita sulla stessa superficie, dominando questa finale dall'inizio alla fine, non concedendo nemmeno un set all'avversario e prendendosi un oro che sa di storia. Accusato tante volte di essere un giocatore incompleto, incapace di gestire la pressione nei momenti che contano davvero, oggi ha fatto vedere a tutti che la sua definitiva maturazione, se non è ancora arrivata, è quanto meno molto prossima. Ora lo attendono gli U.S. Open per dimostrare che il brutto anatroccolo si è trasformato finalmente in un bel cigno.
La squadra maschile (scherma): Dopo le ragazze, applausi a scena aperta anche per la squadra maschile di fioretto, che era chiamata a dimostrare qualcosa dopo aver fallito nell'individuale e non si è fatta trovare impreparata. Un oro vinto con merito da Andrea Baldini, che riscatta l'Olimpiadi persa 4 anni fa per un presunto caso di doping, Andrea Cassarà, numero 1 del ranking mondiale di specialità non per caso, Giorgio Avola, chiamato in causa dopo essere partito riserva e dimostratosi prontissimo, e Valerio Aspromonte, che forse ha sentito un po' troppo la pressione nella gara d'esordio e ha assistito al trionfo da spettatore. Un successo importante per Stefano Cerioni, allenatore del fioretto maschile e femminile, che è stato la mente di questa grande spedizione, che ha fruttato all'Italia tre ori, un argento e un bronzo, più di un terzo delle medaglie vinte finora. Chapeau.
Usain Bolt (atletica): Il campione è in crisi, si diceva prima di questa finale. Il successo lo ha appagato, non è in forma, non sarà più l'atleta di Pechino. La squalifica ai Mondiali 2011 sembrava un segnale ulteriore che qualcosa si era rotto, che l'uomo più veloce del Mondo non era più imbattibile. Poi è partito lo sparo, e Usain Bolt è tornato quello di sempre, una freccia nera che vola più veloce del vento e nessuno riesce a raggiungere e tanto meno superare; 9.36, record olimpico e seconda prestazione mondiale di tutti i tempi con una temperatura bassa e poco favorevole, concorrenza spazzata via e secondo oro consecutivo nei 100 metri, unico a riuscirci insieme a Carl Lewis. L'americano però ci riuscì dopo la squalifica per doping di Ben Johnson, Bolt invece non ha avuto bisogno di alcun aiuto, ha fatto tutto da solo, e oggi come quattro anni fa le prime pagine mondiali sono tutte per lui.
I PEGGIORI
Roger Federer (tennis): Oggi sull'erba di Wimbledon tutti erano pronti a sentire la frase: "Game, set, match, history!" Il campione svizzero, sette volte vincitore sull'erba londinese, l'ultima proprio un mese fa, partiva con i favori del pronostico per vincere l'oro olimpico ed entrare nella leggenda. L'assenza del suo grande rivale Rafa Nadal e l'eliminazione in semifinale di Nole Djokovic sembravano averlo favorito, e tutti già parlavano del suo ennesimo successo. Invece Re Roger per una volta ha dovuto cedere lo scettro, complice una partita non all'altezza contro un avversario che, al contrario, si è esaltato e ha dato davvero il meglio di sé. Il match-maratona in semifinale contro Del Potro ha sicuramente influito, ma la sensazione è che oggi per Federer non ci fosse proprio nulla da fare. Peccato, questa era l'ultima occasione per lo svizzero per assicurarsi la medaglia d'oro olimpica, vista l'età non più verde e la concorrenza sempre più spietata dei giovani campioni emergenti.
Il Setterosa (pallanuoto): Otto anni fa la gioia per l'oro olimpico, oggi l'amarezza per un'eliminazione netta, senza grandi discussioni, anche se contro delle avversarie sicuramente molto forti e tra le candidate alla vittoria. Le azzurre ce l'hanno messa tutta, hanno provato a gettare il cuore oltre l'ostacolo e a regalare a tutti ancora una volta un sogno olimpico. Non c'è stato niente da fare, dopo una grande partenza le nostre hanno subito il ritorno delle americane e alla fine si sono arrese alla loro netta superiorità, dicendo addio ai sogni di medaglia. Oggi si poteva fare poco meglio, gli errori sono stati commessi in girone, con una sola vittoria contro le britanniche e due nette sconfitte contro russe e australiane che hanno compromesso il cammino del Setterosa. Dopo la vittoria agli Europei di quest'anno ci aspettavamo di più, urge continuare il rinnovamento e ripartire con maggiori certezze e più determinazione.
I giudici (tuffi): Chiariamolo subito, oggi la nostra Cagnotto non ha disputato la sua miglior gara di sempre, ha commesso alcuni piccoli errori che le hanno tolto punti preziosi per la corsa verso una medaglia. Detto questo, abbiamo delle enormi perplessità per quello che stanno facendo i giudici dei tuffi in queste Olimpiadi. Nella finale del trampolino 3 metri sincro, in tanti hanno criticato i punteggi assegnati alle atlete canadesi, non penalizzate a sufficienza nel loro ultimo tuffo nonostante un errore evidente, e alla fine terze davanti alle nostre Cagnotto e Dallapé per soli due punti. Oggi la storia si è tristemente ripetuta, con una beffa ancora più crudele: la nostra Tania ha perso il bronzo per appena venti centesimi di punto, con un ultimo tuffo semi perfetto che a detta di molti non ha ricevuto la giusta valutazione. Quattro anni di duro lavoro non possono essere decisi in modo tanto crudele per una decisione così arbitraria e personale, occorre cambiare qualcosa perché così, francamente, si rischia solo di far perdere credibilità ad una disciplina fantastica, che merita i migliori palcoscenici del Mondo.
Asafa Powell (atletica): Sicuramente non era lui l'uomo più atteso questa sera, e vista la concorrenza sempre più agguerrita degli ultimi anni era difficile pensare che il giamaicano avrebbe potuto competere per la vittoria finale. Detto questo, vedere il velocista quasi trentenne ancora una volta a terra dopo l'arrivo, con le lacrime agli occhi per la delusione, mette una certa tristezza. La sua carriera sembra quella di un eterno incompiuto: primatista del Mondo dei 100 metri dal 2005 al 2007, spesso ritenuto il favorito per la vittoria, ma mai in grado di piazzare la zampata giusta nel momento decisivo. Quinto ad Atene 2004 e Pechino 2008, due bronzi ai Mondiali 2007 e 2009, ha conquistato l'oro olimpico e mondiale solo nella staffetta 4x100, troppo poco per un atleta con il suo potenziale.Oggi è finito amaramente all'ultimo posto, penalizzato da un infortunio, ma era già abbondantemente fuori dalla lotta per le medaglie. Un modo davvero triste di concludere quella che molto probabilmente è stata la sua ultima Olimpiade.

venerdì 3 agosto 2012

PUNTO OLIMPICO N. 7

Immagine tratta da citelighter.com
Come di consueto, vediamo chi sono stati i migliori e i peggiori in questa settima giornata di gare nei Giochi Olimpici di Londra 2012.
I MIGLIORI
Yuri Floriani (atletica): Nella giornata che ha visto l'inizio delle gare di atletica e prestazioni in chiaroscuro dei nostri azzurri, merita una citazione la storia di questo atleta trentino, specializzato nei 3000 siepi. Quasi 31 anni, Yuri è alla sua prima Olimpiade nonostante l'età non più giovanissima, ma oggi ha corso con la voglia e la determinazione di un ragazzino, conquistando il pass per la finale di domenica con buona facilità e sfoderando un grande sorriso a fine gara. E' la gioia di chi sa di avere un'occasione unica nella vita, perché in passato per varie vicissitudini, tra cui il trasferimento a Palermo per stare vicino alla sua donna e mettere su famiglia, sacrificando varie occasioni per mettersi in luce nel suo sport. A Londra c'è arrivato, si è presentato ai nastri di partenza con lo spirito di un ventenne, e almeno per oggi è riuscito a fare egregiamente la sua parte con una prestazione più che buona. Domenica tiferemo per lui, per vedere come finirà la sua splendida storia.
Juan Martin Del Potro (tennis): Per una volta, la copertina non la merita il vincitore Roger Federer, bensì il "vinto" Del Potro, se così si può definire un atleta in grado di tenere testa per oltre quattro ore a uno dei più grandi tennisti di sempre, per di più sulla sua superficie preferita, l'erba di Wimbledon. Dopo la vittoria agli U.S. Open nel 2009, proprio contro Federer, l'argentino si era un po' perso per colpa di alcuni guai fisici, che gli avevano impedito di ripetersi ai suoi massimi livelli. Oggi è sembrato quello di tre anni fa, un lottatore incrollabile in grado di tirare fuori giocate e colpi fantastici, in grado di tenere testa validamente al numero 1 del Mondo e di metterlo in seria difficoltà. Alla fine la classe superiore di Re Roger ha fatto la differenza, ma Del Potro è uscito dal campo tra gli applausi, dopo aver disputato insieme all'avversario quello che è già stato definito "il match dell'anno". Vedremo se nella finale per il bronzo e nel finale di stagione riuscirà a confermare il suo splendido tennis.
Aldo Montano (scherma): Se la sciabola maschile è arrivata al bronzo al termine di questa giornata, lo deve soprattutto alla fantastica prova dello schermidore livornese nei Quarti contro la Bielorussia. Nettamente sotto all'inizio dell'attacco, con l'avversario a una stoccata dalla vittoria, Aldo ha dimenticato gli acciacchi fisici ed è tornato quello di Atene 2004, infilando una serie incredibile di stoccate e ottenendo il pass per le semifinali. In difficoltà contro i veloci coreani, provato per la forma fisica non eccelsa dopo il recente infortunio, Montano è tornato a fare la sua parte insieme ai compagni Luigi Tarantino, Diego Occhiuzzi e Luigi Samele (in pedana al posto di Tarantino nella finalina), conquistando l'oro come quattro anni fa a Pechino. Oggi come allora, nel momento di massima difficoltà il livornese ha tirato fuori tutta la sua grinta ed è tornato il campione che tutti conosciamo.
La squadra americana (nuoto): In una sola serata, vecchie e giovani stelle del nuoto americano hanno fatto vedere tutta la forza del movimento a stelle e strisce. Prima è scesa in vasca Melissa Franklin, diciassettenne da Pasadena, che ha dominato i 200 metri dorso stracciando il record del Mondo, il tutto dopo aver già vinto l'oro nei 100 dorso e nella staffetta 4x200 stile e il bronzo nella 4x100 stile. Poi è toccato a sua maestà Michael Phelps, che si è preso il suo ventunesimo oro nei 100 farfalla, tenendo dietro giovani rivali come il sudafricano Le Clos e entrando ancora di più nella leggenda del nuoto. Infine, la quindicenne Katie Ledecky ha stupito tutti, dominando dall'inizio alla fine gli 800 stile e sfiorando a lungo il record del Mondo. Insomma, un perfetto mix di campioni esperti ma ancora affamati di vittorie e di giovani promesse pronte a imporsi nel panorama mondiale. Qualcuno in Italia prenda esempio...
I PEGGIORI
Simona La Mantia (atletica): Tra le ombre della giornata azzurra c'è sicuramente l'eliminazione dell'atleta palermitana, che nelle qualificazioni del salto triplo fallisce nettamente la misura d'accesso alla finale e viene eliminata con la diciassettesima misura complessiva. Simona soffriva un po' per un piccolo infortunio all'anca patito di recente, e il vento ha sicuramente influito sulla sua prestazione, ma da lei, argento europeo due anni fa a Madrid e a suo dire in grado di competere con le migliori del Mondo nella specialità ci aspettavamo qualcosa di meglio. Un vero peccato per lei, la sua Olimpiade è già arrivata alla conclusione, e a ventinove anni è difficile pensare che per lei possa ripresentarsi una seconda occasione a Rio De Janeiro, anche se nello sport non bisogna mai dire mai.
Il Brasile femminile (calcio): Quando pensi al calcio, il primo Paese che ti viene subito in mente è il Brasile, sia in campo maschile che in campo femminile. Le verdeoro si presentavano a queste Olimpiade dopo due amari secondi posti ad Atene e a Pechino, e speravano di compiere definitivamente il salto di qualità e ottenere il primo oro olimpico per il loro Paese in questa disciplina che dovrebbe essere il loro terreno di caccia. Invece è arrivata un'incredibile sconfitta nei Quarti di Finale, un secco 0-2 contro le giapponesi, che pur essendo campionesse del Mondo in carica non sembravano un avversario insuperabile per le carioca. Per la capitana Marta, Pallone d'Oro femminile nel 2010, e per le sue compagne, il cammino verso la gloria si è interrotto nel più brutto dei modi, e per l'ennesima volta il Brasile deve rimandare l'appuntamento con l'oro nel calcio femminile.
Rebecca Adlington (nuoto): Alla vigilia di questi Giochi era unanimemente considerata la speranza britannica nel nuoto. Oro olimpico nei 400 e negli 800 stile a Pechino 2008, quando si era dimostrata una delle rivali più ostiche per la nostra Pellegrini, era considerata la favorita su queste distanze, e il pubblico di casa si aspettava di vederla cantare l'inno sul gradino più alto del podio. Nei 400 le cose non sono andate benissimo, con un bronzo strappato con qualche difficoltà alla fine di una gara difficile e molto tirata, ma gli 800 sembravano decisamente la sua gara. Invece, l'inglese si è trovata davanti l'incredibile quindicenne Ledecky, che con il suo ritmo forsennato ha dominato la gara, e ha pagato gli sforzi per starle dietro cedendo il secondo posto alla spagnola Belmonte. Altro bronzo per lei quindi, inglesi ammutoliti in piscina per qualche minuto, e sogni di gloria rimandati alla prossima Olimpiadi, avversarie permettendo ovviamente...
Novak Djokovic (tennis): Il 2011 era stato il suo anno d'oro, con una serie impressionante di successi e le vittorie all'Australian Open, a Wimbledon e agli U.S. Open. Il serbo era diventato il numero 1 del Mondo, sembrava in dominio assoluto contro il suo rivale Nadal, come confermava la vittoria nella finale-maratona degli Australian Open 2012. Da allora, però, qualcosa si è inceppato nella testa di Nole, che ha perso la brillantezza dei mesi precedenti e con essa la sua sicurezza. Tre sconfitte consecutive in finale contro Nadal tra Montecarlo, Roma e il Roland Garros, poi l'eliminazione in semifinale a Wimbledon contro Federer, che ha significato l'addio al numero 1 dell'ATP. Oggi è arrivata un'altra sconfitta, in semifinale alle Olimpiadi contro l'idolo di casa Murray, che significa addio sogni di medaglia d'oro, perché anche nel doppio il tennista serbo è stato eliminato. E' un grande tennista, ma deve trovare la forza per confermarsi a questi livelli e dimostrare che l'anno scorso non ha vinto per caso.

giovedì 2 agosto 2012

PUNTO OLIMPICO N. 5

Immagine tratta da tafter.it
Eccoci arrivati al quinto appuntamento con la nostra rubrica sui migliori e i peggiori di questa giornata delle Olimpiadi di Londra 2012. Vediamo chi sono i promossi e i bocciati di oggi.
I MIGLIORI
Greg Searle (canottaggio): Più delle sue connazionali Glover e Stanning, che hanno rotto la maledizione dell'oro vincendo la gara del due senza, merita la copertina questo "ragazzino" britannico, che a 40 anni si è tolto la soddisfazione di vincere il bronzo nell'otto. Autentico veterano del canottaggio, Searle ha alle spalle una carriera lunghissima, in cui ha partecipato già a tre Olimpiadi oltre a questa; ha vinto un oro a Barcellona 1992 nell'ultima edizione del due con in coppia con il fratello, battendo i nostri Abbagnale, e un bronzo nel quattro senza ad Atlanta 1996, mentre a Sidney 2000 è arrivato quarto nel due senza. Si era ritirato, subito dopo questa delusione, aggregandosi all'equipaggio britannico dell'America's Cup, salvo fare marcia indietro e tornare alle gare nel 2010, e conquistare questa nuova, incredibile medaglia olimpica, vogando con ragazzi che potrebbero essere tranquillamente suoi figli.
Kristin Armstrong (ciclismo): Parlando di veterani, merita una citazione questa ciclista statunitense, che a quasi trentanove anni ha ottenuto un incredibile bis nella cronometro olimpica, confermando l'oro conquistato  a Pechino. Autentica specialista della disciplina, in cui ha vinto due ori, un argento e un bronzo nei Mondiali, l'americana ha disputato un'altra gara fantastica contro il tempo, mettendosi dietro rivali agguerrite come la Arndt, la Zabelinskaya, la Villumsen e la Vos. Una grande conferma per lei, che vale ancora di più se si considera che la Armstrong, dal 2009 al 2011, aveva lasciato temporaneamente il ciclismo per dare alla luce il suo primo figlio. Spesso confusa con la ex-moglie del grande campione americano Lance Armstrong (anche lei si chiama Kristin), da oggi siamo sicuri che nessuno commetterà più errori del genere.
Daniele Molmenti (canoa): Nel buio di questi ultimi giorni di gare, finalmente per la spedizione azzurra è arrivato un lampo d'oro. A regalarci la nona medaglia di questi giochi è stato questo ragazzone di Pordenone, dal fisico imponente e dal grande sorriso. Specialista nel K1 slalom, Molmenti è arrivato a queste Olimpiadi come uno dei grandi favoriti per la vittoria, avendo già ottenuto un oro mondiale e tre europei, ma si sa che la pressione può giocare brutti scherzi. Lui è rimasto freddo, ha ottenuto la finale con un buon terzo tempo, e poi nel momento decisivo ha tirato fuori una prestazione strepitosa, che gli è valsa una vittoria meritatissima e indiscutibile. Ottenuta tra l'altro nel giorno del suo ventottesimo compleanno, e 20 anni dopo il successo del suo allenatore Pierpaolo Ferrazzi, oro a Barcellona 1992 nella stessa disciplina. Verrebbe quasi da dire, insomma, che quest'oro era già scritto nel destino...
Ruben Limardo (scherma): La scherma continua a regalarci, giorno dopo giorno, storie incredibili da raccontare. Dopo l'argento dell'egiziano Abdouelkassem nel fioretto, ecco a sorpresa l'oro di questo ragazzo venezuelano nella spada maschile. Alla sua seconda Olimpiadi, dopo aver preso parte a quelle di Pechino nel 2008, e senza piazzamenti di rilievo al di fuori dei giochi Panamericani, Ruben ha sorpreso il mondo intero con una serie di prestazioni e di vittorie sempre più convincenti, arrivando fino al gradino più alto del podio con pieno merito. Il suo successo è a dir poco storico: è la prima medaglia del Venezuela nella scherma, la seconda d'oro dopo quella conquistata nel 1968 da Rodriguez nella boxe, e la seconda in assoluto per un sudamericano dopo la vittoria del cubano Fonst nel 1904. Insomma, questa vittoria è già entrata nella storia.
I PEGGIORI
Paolo Pizzo (scherma): Quando ti presenti ad un'Olimpiade da campione del Mondo in carica, anche se senti un po' di emozione perché è il tuo debutto in questa competizione, ci si aspetta sempre tanto da te. Oggi invece il nostro spadista catanese ha deluso notevolmente le aspettative, rischiando l'eliminazione fin dal primo turno contro un atleta di Hong Kong e arrendendosi ai quarti al venezuelano Limardo, poi oro olimpico. Tradito dalla tensione e forse anche dalla pressione per le vittorie recenti, Paolo non ha espresso il meglio della sua scherma, e nello scontro decisivo si è praticamente bloccato, subendo sette stoccate consecutive che lo hanno escluso dalla corsa per le medaglie. Un vero peccato per lui, anche perché nella spada non c'è la prova a squadre, e a ventinove anni è difficile pensare di rivederlo in pedana a Rio de Janeiro nel 2016, anche se nello sport non bisogna mai dire mai.
Le partite truccate (badminton): In un periodo in cui lo sport italiano fa i conti con il caso-scommesse nel calcio, sentir parlare di gare truccate o quanto meno falsate anche nei Giochi Olimpici mette davvero una grande tristezza. Stavolta i protagonisti di questa brutta storia non vengono dal nostro Paese, bensì dall'estremo oriente: otto atlete, due cinesi, quattro sudcoreane e due indonesiane, sono state squalificate per aver cercato di perdere di proposito i loro incontri, tirando il volano fuori o contro la rete. Il perché è presto spiegato: con gli incontri divisi in gironi, una sconfitta avrebbe aiutato le coppie ad evitare avversarie difficili nel turno successivo, per esempio avrebbe permesso alle cinesi di non incontrare le loro fortissime connazionali. Fischiate dal pubblico, richiamate invano dall'arbitro, alla fine le quattro coppie hanno ricevuto la meritata squalifica, con tanto di reprimenda da parte del Comitato Olimpico per la scarsa sportività. Davvero una pessima pagina di sport.
Cesar Cielo Filho (nuoto): Giornata amara per il campione del nuoto brasiliano, arrivato a Londra per tenere alta la bandiera del suo Paese ma uscito dalla gara dei 100 metri stile con un pugno di mosche in mano. Sappiamo che la sua vera specialità sono i 50 metri stile, in cui detiene la medaglia d'oro di Pechino 2008 e che ha vinto due volte nei Mondiali di nuoto, a Roma nel 2009 e a Shangai nel 2011. Bisogna anche dire, però, che Cielo nei 100 stile aveva vinto il bronzo quattro anni fa a Pechino, e a Roma 2009 aveva ottenuto vittoria e record del Mondo sulla stessa distanza, per cui anche in questa gara aveva sempre detto la sua. Questa sera, invece, si è arreso abbastanza presto allo strapotere dell'americano Adrian e dell'australiano Magnussen, subendo l'inesorabile rimonta dei suoi avversari e finendo addirittura al sesto posto, ben lontano dal podio. Da un campione del suo livello ci si aspetta ben altro, adesso lo attendiamo sui 50 stile libero per vedere la sua risposta.
Uruguay giovanile (calcio): Dopo la Spagna, il torneo olimpico di calcio fa un'altra vittima illustre. La squadra sudamericana si era presentata ai Giochi con un organico di tutto rispetto, impreziosito dai giovani talenti Coates, Ramirez e Lodeiro, dai fuoriquota di lusso Cavani, Suarez e Arevalo, e dalla guida tecnica del "maestro" Oscar Tabarez. Dopo una soffertissima vittoria contro gli Emirati Arabi, però, l'Uruguay ha subito una pesante sconfitta contro il sorprendente Senegal, e nella sfida decisiva contro i padroni di casa della Gran Bretagna è stato nuovamente battuto, di misura, senza riuscire a concretizzare mai le numerose occasioni da rete. Con questa sconfitta è arrivata così l'eliminazione per i sudamericani, che erano arrivati qui con ben altre speranze, ovvero contendere una medaglia olimpica e sperare addirittura nell'oro. D'altronde, le Olimpiadi hanno spesso insegnato che non basta avere grandi campioni in squadra per vincere, soprattutto quando ti trovi davanti avversari con maggiori motivazioni.

martedì 31 luglio 2012

PUNTO OLIMPICO N. 4

Immagine tratta da fullwist.net
Eccoci al nostro ormai consueto appuntamento con i Giochi Olimpici di Londra 2012. Vediamo chi sono stati i migliori e i peggiori di questa quarta, amara giornata di gare.
I MIGLIORI
Nasser Al-Attiyah (tiro a volo): Merita una citazione questo atleta polivalente che viene dal lontano Qatar. Giunto alla sua quinta Olimpiade, e dopo aver avuto anche l'onore di essere portabandiera a Pechino 2008, si toglie la soddisfazione di vincere finalmente una medaglia con il bronzo nello Skeet. Non sembra un cecchino se si giudica il modo in cui trema la sua carabina durante ogni tiro, ma le apparenze possono ingannare, e infatti il qatariota si dimostra freddo a sufficienza nello spareggio contro il russo Shomin, centrando tutti i piattelli e ottenendo il gradino più basso del podio. La sua carriera però non si ferma al tiro a volo: l'altra sua grande passione sono i rally, e anche lì i risultati importanti non sono mancati, visto il successo al Rally Dakar appena un anno fa. Quello che si dice essere polivalenti...
Alaaeldin Abdouelkassem (scherma): Alzi la mano chi, all'inizio degli incontri di oggi, avrebbe puntato un centesimo su questo giovanissimo fiorettista egiziano come protagonista del torneo. Una scalata a dir poco improbabile, una serie di vittorie del tutto non pronosticate e non pronosticabili, compresa quella sul nostro Andrea Cassarà ai quarti, fino a sfiorare il sogno nella finale, persa con onore contro il cinese Lei. Forse è un po' grezzo come stile, e non ha proprio il fisico del grande schermidore, ma alla fine il risultato è quello che conta e per questo ragazzo oggi ci sono solo applausi. Primo africano a disputare una finale olimpica nella scherma, in Egitto probabilmente è già diventato un eroe nazionale dopo questo argento. Insomma, una di quelle storie incredibili, belle, quasi impossibili, che solo un grande evento come le Olimpiadi possono regalare.
Ye Shiwen (nuoto): Parlando di giovani promesse e baby sorprese del nuoto, non si può non citare questa ragazzina cinese, che ad appena sedici anni ha stupito il Mondo. Pochi giorni fa, ha lasciato tutti a bocca aperta imponendosi nei 400 metri misti con un tempo stratosferico, che ha cancellato il precedente record del Mondo in quella distanza. Oggi si è confermata, vincendo l'oro nei 200 misti con un'altra grande prestazione e diventando di fatto uno dei personaggi di questa Olimpiade. Su di lei si sono sprecati fiumi e fiumi d'inchiostro, soprattutto dopo che gli americani hanno sollevato alcuni dubbi sui suoi tempi a dir poco esagerati e hanno ipotizzato il ricorso addirittura al doping genetico. La Ye non si è lasciata distrarre da tutte queste voci, ha mantenuto la lucidità necessaria e in vasca ha zittito tutti i critici, dimostrando che il carattere non le manca di certo.
Michael Phelps (nuoto): Vista l'età media dei suoi rivali più agguerriti in vasca, con i suoi 27 anni bisognerebbe quasi considerarlo un veterano del nuoto. Autentico cannibale e uomo-copertina quattro anni fa a Pechino con le sue 8 medaglie d'oro, in queste Olimpiadi non stava facendo grandi cose: sconfitto da Lochte e fuori dal podio nei 200 stile, secondo nella staffetta 4x100 stile dietro la Francia, oggi battuto in volata dal sudafricano Le Clos nei 200 farfalla. Poi, nell'ultima gara di giornata, è arrivato il guizzo del campione, che gli è valso l'oro nella staffetta 4x200 stile e un posto d'onore nella storia. Con questa vittoria diventa l'atleta con il maggior numero di medaglie olimpiche nella storia: 19, di cui ben 15 d'oro. Un record straordinario, che cancella in parte le delusioni degli ultimi tempi e lo consacra come uno dei più grandi nuotatori di sempre. Ed è anche un messaggio per i suoi giovani rivali: il re non vuole abdicare, almeno non così facilmente.
I PEGGIORI
Filippo Magnini (nuoto): Due giorni fa la sfuriata contro i compagni di squadra dopo la qualificazione alla finale di staffetta conquistata all'ultimo respiro, oggi le critiche e le polemiche per una prestazione che non fa felice nessuno, lui in primis. Re Magno non è più lui, dopo la vittoria agli Europei che aveva illuso tutti è arrivato un desolante diciannovesimo posto nelle batterie dei 100 stile, in quella che è sempre stata la sua gara. I 30 anni compiuti possono incidere di certo nelle prestazioni del pesarese, che si confronta con avversari sempre più giovani e affamati di successi, ma dal capitano della squadra di nuoto azzurro ci si aspetta sempre di più. Soprattutto, non sono piaciute le accuse contro tutto e tutti per la preparazione atletica, che forse è stata sbagliata. I panni sporchi bisognerebbe sempre lavarli in famiglia, e un atleta così esperto dovrebbe saperlo bene.
Squadra russa (ginnastica artistica): Sia chiaro, vincere la medaglia d'oro contro la temibile e fortissima formazione statunitense era un'impresa più che difficile per chiunque, e in queste condizioni si può parlare a ragione di un argento vinto. Bisogna anche dire, però, che le giovani atlete russe sono state in gara per tutta la competizione, rispondendo colpo su colpo alle prestazioni delle americane e dando anche l'impressione di poter fare il miracolo. Tutto vanificato nell'ultimo esercizio, il corpo libero, quando prima la Grishina e poi la Afanaseva hanno commesso degli errori che, seppur poco penalizzati dalla giuria, hanno cancellato i sogni d'oro delle russe. Il loro pianto, al momento del verdetto finale, la dice lunga su quanto la vittoria fosse, come mai prima d'ora, alla loro portata.
Fioretto maschile (scherma): Per un po' abbiamo sperato che i nostri portacolori potessero eguagliare la tripletta delle loro colleghe. Sogno svanito troppo presto, che anzi si è tramutato in un incubo con il passare delle ore. Prima l'eliminazione di Valerio Aspromonte e di Andrea Cassarà, rispettivamente numeri 2 e 1 al Mondo nella specialità, nei quarti, poi la doppia sconfitta di Andrea Baldini, che ha perso sia la semifinale sia la finale per il bronzo. Una grande delusione per la scherma azzurra, che sperava di rimpinguare il suo medagliere e invece si ritrova con un pugno di mosche in mano. La stanchezza per i match ravvicinati ha inciso di certo, ma non si può imputare a questo la sconfitta dei nostri contro avversari che apparivano decisamente alla portata. Speriamo che la prova a squadre rimetta a posto le cose.
Federica Pellegrini (nuoto): Spiace inserire per la seconda volta quella che è la nostra indiscussa regina del nuoto tra i peggiori di giornata. Ci aspettavamo una reazione d'orgoglio e di grinta dopo i 400 stile conclusi al quinto posto, sognavamo una vittoria in quella che è da sempre la sua gara, i 200 stile. Forse ci siamo illusi, abbiamo dimenticato che nello sport niente si ottiene per caso, che il talento non basta quando la forma fisica e la testa non girano a dovere. Per Federica è arrivato un altro amarissimo quinto posto, e questo fa male davvero, perché ci toglie una grossa speranza di vittoria e ridimensiona un po' le nostre pretese di essere una grande potenza del nuoto. La scarsa forma mostrata da quasi tutti gli atleti in vasca può essere un alibi, ma certo non ci si può attaccare solo a questo, e anche gli attacchi alla vita privata della Pellegrini e del suo fidanzato Magnini sono solo chiacchiere inutili. Ora forse si prenderà un anno di pausa, speriamo che serva per farla tornare la campionessa che conosciamo.

lunedì 30 luglio 2012

PUNTO OLIMPICO N. 3

Immagine tratta da ecodellosport.it
Eccoci ai nostri giudizi sui migliore e i peggiori di questa terza, emozionante giornata di gare ai giochi olimpici di Londra 2012.
I MIGLIORI
Niccolò Campriani (tiro a segno): In una giornata che ha regalato più amarezze che soddisfazioni alla spedizione azzurra, è lui che fa sorridere per l'ottava volta i nostri colori. Nella carabina 10 metri partiva con i favori del pronostico in virtù del titolo Europeo conquistato nel 2009 e di quello Mondiale conquistato nel 2010, ma confermarsi in un'Olimpiade a neanche 25 anni non era facile. Ha disputato una finale solida, ha gestito i momenti di difficoltà che gli hanno impedito di ottenere l'oro, e si è preso un meritatissimo argento che lo ripaga di tutti gli sforzi e i sacrifici fatti in questi anni. Ora sogna un'impresa forse più difficile: trovare lavoro in Italia. Gli facciamo il nostro in bocca al lupo.
Yannick Agnel (nuoto): Nella gara regina di oggi per il nuoto maschile, i 200 stile libero, il francese ha mostrato una superiorità davvero indiscutibile, conquistando vittoria e oro. Ieri aveva già compiuto una grande impresa, nella staffetta 4x100 stile, con una rimonta incredibile nell'ultima frazione che era valsa l'oro a lui e ai suoi compagni. Oggi si è confermato come uno dei campioni presenti e futuri del nuoto mondiale,  cancellando di fatto avversari agguerriti come Park, Lochte, Biedermann e Sun, tutti più esperti e più titolati di lui; il tutto ad appena 20 anni, e alla prima partecipazione in un torneo a cinque cerchi. E' sicuramente uno dei prospetti più interessanti di quella nidiata di giovani nuotatori che sta impressionando gli esperti in queste Olimpiadi.
Ruta Meilutyte (nuoto): Se cercavate la favola di questi Giochi Olimpici, eccovi accontentati. In soli due giorni, la ragazzina che sembrava essere arrivata a Londra più come turista che come atleta si aggiudica la medaglia d'oro nei 100 farfalla, battendo rivali quotate come la Soni e la Efimova e lasciando tutto il Mondo a bocca aperta. A soli quindici anni questa ragazza lituana entra di diritto nella storia, regalando al suo Paese la prima medaglia olimpica nel nuoto dall'indipendenza ottenuta nel 1990, ma entra soprattutto nei cuori degli appassionati, che si sono metaforicamente stretti a lei al termine di questa splendida impresa. Le sue lacrime di gioia sul podio rimarranno una delle fotografie più belle di queste Olimpiadi 2012.
Shin A-Lam (scherma): Per una volta, tra le nostre citazioni non c'è un'atleta che si è aggiudicata una medaglia, anche se francamente l'avrebbe meritato davvero. Quello che è accaduto alla spadista coreana ha dell'incredibile: battuta a un secondo dalla fine da una stoccata arrivata con il cronometro fermo, dopo che l'assalto era stato ripetuto già due volte per problemi tecnici. Una beffa atroce per la Shin, che senza questo colpo contestatissimo avrebbe combattuto per la medaglia d'oro e invece si è dovuta accontentare della sfida per il bronzo, poi persa. Il ricorso dei coreani è già pronto, e la protesta della giovane atleta, che è rimasta a piangere in pedana per molti minuti dopo la fine dell'incontro, non verrà dimenticata facilmente. A livello morale, lei è una delle nostre vincitrici di oggi.
I PEGGIORI
Giulia Quintavalle (judo): Una delle nostre speranze di medaglia, già campionessa a Pechino 2008, conclude in modo amaro il suo torneo senza mai piazzare un acuto. Vero che la condizione fisica era un po' precaria per via di un recente infortunio al ginocchio, e che nei quarti si è trovata ad affrontare un'avversaria durissima come la giapponese Matsumoto, già campionessa mondiale nel 2010 e oro alla fine quest'oggi. Ma almeno il bronzo era abbondantemente a portata di mano della livornese, che invece si è arresa con eccessiva facilità all'americana Malloy, un'avversaria dura ma assolutamente battibile per l'azzurra. E' mancata sicuramente la cattiveria dei bei tempi per la Quintavalle, che non è sembrata agile e determinata come quattro anni fa, quando conquistò a sorpresa il gradino più alto del podio olimpico. Speriamo che in futuro abbia un'occasione per riprovarci.
Thomas Daley-Peter Waterfield (tuffi): Il baby fenomeno che gioca in casa e che aveva promesso a tutti i suoi compatrioti una vittoria ha tradito le aspettative. E' vero che ha solo 18 anni e solo un anno fa ha perso il padre, ma Daley è uno dei prospetti più interessanti tra i tuffatori di tutto il Mondo, e da lui ci si aspetta sempre il massimo. Invece, lui e il suo compagno di squadra Waterfield si sono fatti prendere dall'emozione, dopo un inizio di gara degno dei rivali cinesi, americani e messicani: prima Peter ha sbagliato nel quarto tuffo, poi Tom non è stato perfetto nel quinto, e così il sogno di una medaglia è svanito. Una piccola delusione per il pubblico britannico, che ancora sta cercando il suo personaggio per questi giochi casalinghi, ma il ragazzino ha ancora le carte in regola per diventare l'eroe che tutti aspettano.
Setterosa (pallanuoto): La squadra vincente di 8 anni fa non c'è più, lo sappiamo, il ricambio generazionale è in corso e le speranze di un successo finale non sono più quelle del passato. Tutto giusto, ma la squadra che è scesa in vasca oggi per l'esordio in queste Olimpiadi ha deluso soprattutto per l'atteggiamento mostrato, per la scarsa capacità di lottare e di competere contro le agguerrite ed esperte australiane, che hanno di fatto controllato la partita dall'inizio alla fine. L'Italia ha fatto in sostanza il gioco delle sue avversarie, affidandosi troppo alle conclusioni dalla lunga distanza e non riuscendo mai a mettere la testa avanti durante la partita. Una brutta prestazione, c'è poco da dire, e adesso per il Setterosa è d'obbligo una reazione, perché se la qualificazione ai Quarti non sembra in bilico, il miglior piazzamento in classifica potrebbe essere decisivo per il prosieguo della competizione.
Il cronometro (scherma): Sarebbe ingiusto prenderselo con la Heidemann per quanto accaduto durante le semifinali del torneo di spada femminile, anche se il modo di combattere dei tedeschi ha fatto storcere il naso a molti e in finale parte del pubblico tifava contro di lei. Sembra invece doveroso contestare l'uso di un cronometro che prevede solo il conteggio dei secondi, senza utilizzare i decimi, che in una situazione come quella che si è verificata oggi sarebbero stati preziosissimi. Costringere due atlete a ripetere per tre volte l'assalto decisivo perché non si riesce a capire se il tempo è finito o no, nel 2012, fa sorridere tristemente. In un secondo queste ragazze si giocavano il lavoro di 4 anni e un'occasione che si presenta pochissime volte nella vita, decidere la loro sorte in questo modo è a dir poco crudele e ingiusto. Occorrono provvedimenti, per evitare che uno "spettacolo" del genere possa ripetersi ancora.

PUNTO OLIMPICO N. 2

Immagine tratta da news.sportduepuntozero.it
Ecco i nostri giudizi sui migliori e i peggiori della seconda giornata di gare a Londra 2012.
I MIGLIORI
Kimberly Rhode (tiro a volo): La precisione di un cecchino, unita alla freddezza di un robot. La statunitense ha disputato una gara semplicemente perfetta, diventando presto irraggiungibile per tutte le sue rivale. Centrando ben 99 piattelli su 100, la Rhode ha eguagliato il primato del Mondo e stabilito il nuovo record olimpico nella disciplina, conquistando la quinta medaglia in altrettante partecipazioni alla manifestazione a cinque cerchi. Al successo di oggi vanno aggiunti l'argento di quattro anni fa a Pechino, quando fu battuta dalla nostra Chiara Cainero, e i due ori e il bronzo conquistati dal 1996 al 2004 nel Double Trap. Che dire, una vera campionessa.
Marianne Vos (ciclismo): E' considerata da molti come la migliore a livello femminile da tanti anni, eppure all'olandese era sempre mancato qualcosa per confermare la sua forza. Dopo un oro ai Mondiali di ciclismo del 2006, infatti, aveva ottenuto ben 5 secondi posti consecutivi, a dimostrazione che le mancava sempre qualcosa nel momento decisivo. A Pechino, quattro anni fa, era arrivata un'altra delusione cocente, quando si era lasciata anticipare da un gruppo di avversarie in fuga, arrivando solo sesta. Oggi non ha sbagliato, nel diluvio ha scelto il momento giusto per piazzare l'attacco vincente, e in volata non ha dato scampo alle rivali. Un successo meritato per un'atleta che può fare ancora tanto per questo sport.
Rosalba Forciniti (judo): Da autentica carneade alla gloria di una medaglia olimpica. La giovane calabrese è la prima azzurra a conquistare il podio oggi, ottenendo uno storico bronzo nella categoria 52 Kg del Judo e diventando la prima donna di questa regione a vincere una medaglia olimpica. Un successo molto sofferto, ottenuto al termine di un incontro estenuante ed estremamente equilibrato contro la lussemburghese Muller, finito in parità e deciso dal parere dei giudici. Al loro verdetto è seguita l'esplosione di gioia di Rosalba, della famiglia e di tutta la Calabria, che ora aspetta la sua eroina per tributarle i giusti onori.
Diego Occhiuzzi (scherma): Nella sua carriera di schermidore, l'atleta napoletano aveva già vinto una medaglia alle Olimpiadi (bronzo a Pechino 2008) e in altre competizioni importanti, ma sempre nella gara a squadre, mai nel singolo. Oggi invece l'azzurro ha tirato fuori tutta la sua classe e la sua grinta, ha prevalso nel derby con l'amico Montano ed è arrivato a sfiorare il cielo con un dito, conquistandosi con pieno merito la finale della sciabola. Contro l'ungherese Szilagyi, purtroppo, c'è stato poco da fare, ma il suo argento vale di per sé come una vittoria per la tenacia e il coraggio con cui è stato ottenuto. E' il giusto riconoscimento per un atleta forse poco appariscente, ma sempre efficace.
I PEGGIORI
Giorgia Bronzini (ciclismo): Se ieri nella gara maschile le speranze di medaglia erano poche, oggi ci si aspettava molto di più dalle ragazze, e soprattutto dalla Bronzini, bicampionessa mondiale in carica. L'azzurra ha perso il treno giusto, non ha seguito la Vos e le sue compagne di fuga quando doveva, e così ha perso l'occasione per vincere, o quanto meno per salire sul podio. Prestazione negativa dunque per lei e per le sue compagne, Noemi Cantele, Tatiana Guderzo e Monia Baccaille, che non sono state attente a marcare la campionessa olandese, che tutti indicavano come l'avversaria più pericolosa per la medaglia d'oro. Dopo il bronzo di quattro anni fa con la Guderzo, insomma, una brutta bocciatura per il ciclismo femminile.
Tania Cagnotto (tuffi): Un'inezia, una piccolezza, due miseri punti hanno privato lei e la Dellapé di una meritatissima medaglia, d'argento o di bronzo. Si può recriminare per alcune decisioni della giuria, che forse ha aiutato la coppia canadese (alla fine terza) e penalizzato con durezza eccessiva le italiane, ma purtroppo l'errore della Cagnotto nel quarto tuffo è stato evidente e ha condizionato la gara. Era reduce da un piccolo infortunio, lo sappiamo, ma più che punirla per quanto fatto in gara la mettiamo tra i cattivi per le frasi dette subito dopo la gara. Poteva prendersi le sue responsabilità, visto che l'errore appare soprattutto suo, invece ha diviso le colpe al 50% con la Dellapé. Solo che lei avrà un'altra chance per conquistare una medaglia in queste Olimpiadi, la sua compagna probabilmente no...
Spagna Olimpica (calcio): Dopo il titolo di categoria conquistato solo un anno fa, e con la nidiata di giovani campioni che aveva a disposizione, la squadra iberica sembrava destinata a fare una gran figura in questo torneo olimpico. Invece, dopo le prime due partite del girone, è arrivata una clamorosa eliminazione, per mano tra l'altro del Giappone e dell'Honduras, non proprio dei mostri in questa disciplina. Due sconfitte per 1-0 contro asiatici e centroamericani, ma soprattutto poco gioco e nemmeno un gol realizzato, nonostante la rosa fosse di tutto rispetto. Dopo il trionfo negli Europei e nei Mondiali, l'oro sarebbe stato il coronamento di un vero e proprio dominio per il calcio spagnolo, che invece torna a casa in anticipo. Alla faccia di chi diceva che i loro giovani erano molto più forti dei nostri...
Federica Pellegrini (nuoto): Chiariamolo subito, i 400 stile libero non sono mai stati la sua gara, anche se negli ultimi anni aveva vinto due volte l'oro ai Mondiali, facendo segnare anche il record del Mondo. Oggi Federica ha dimostrato per l'ennesima volta di non amare questa distanza, confermando in sostanza il quinto posto di Pechino e lasciando tanti appassionati azzurri con l'amaro in bocca per quella che sembrava una medaglia quasi scontata. Peccato davvero, ma del resto le sue prestazioni quest'anno non erano le stesse degli anni passati, e le avversarie oggi sono state semplicemente più forti di lei. Adesso ci sono i 200 stile, la sua distanza, in cui a Pechino conquistò l'oro subito dopo la delusione dei 400; speriamo che la storia possa ripetersi...