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martedì 8 luglio 2014

MONDIARIO DIA 27

Immagine tratta da sportskeeda.com e modificata su befunky.com
Diario Mondiale. Giorno 27.
Se ne sentono tante, è "il Mondiale dei numeri 10", "il Mondiale dei portieri", "il Mondiale dei momenti", "il Mondiale degli allenatori". 
Su una cosa si concorda: questo non è il Mondiale degli attaccanti.
Proprio no. Attaccanti in senso stretto, i finalizzatori, i bomber: i Klose, i Ronaldo, i Suker, gli Schillaci, i Paolo Rossi e i Gerd Muller. 
La dimostrazione lampante viene scorrendo la classifica marcatori, a 6 troviamo James Rodriguez, il 10 della Colombia, che ha giocato dietro le punte o largo a sinistra sulla trequarti, a 4 Neymar il 10 del Brasile, fantasista/seconda punta, e con lui Leo Messi, il 10 dell'Argentina, che gioca dove gli pare e Thomas Muller, che fa il "falso 9" della Germania o gioca nel terzetto dietro Klose, non un ruolo da punta pura.
I primi attaccanti vecchio stampo sono a quota 3, Van Persie dell'Olanda e Benzema della Francia.
No, non è proprio un Mondiale da centravanti.
Le 4 semifinaliste nel ruolo del "bomber" presentano Fred, Klose, Van Persie e Higuain. Sommando le loro realizzazioni arriviamo a 5, una miseria. Dopo la fase a gironi, di questi quattro ha segnato solamente Higuain contro il Belgio e stop.
E' un calcio che sta perdendo il valore della punta pura, è un periodo che sta privilegiando i giocatori duttili che possono ricoprire più ruoli sulla trequarti offensiva. E la colpa non è dei centravanti in sè, ma di un modo di interpretare l'azione d'attacco che li coinvolge poco, che li tiene ai margini. Prendiamo i quattro nominati sopra, durante ottavi e semifinali hanno avuto pochissime occasioni di tirare in porta.
Il centravanti ora è il ruolo di chi "porta fuori un difensore" e permette l'inserimento dei compagni da dietro, quello che apre gli spazi e fa il lavoro sporco e concede la gloria e i gol agli altri.
E' un calcio da numeri 10 atletici, da falsi 9. 
E' un calcio che sarebbe stato perfetto per Alfredo Di Stefano, uno che ha coperto tutti i ruoli, che viene ricordato come il primo "falso 9" della storia. Uno che viene raccontato da chi l'ha visto giocare come tra i 3 più grandi di sempre.
Uno che un Mondiale non l'ha mai giocato, e che ha scelto il Mondiale in cui sarebbe stato perfetto per andarsene. 

P.S. Polpopol Brasile-Germania. Il polpo ci dice che gli puzza la designazione di Rodriguez Moreno (quello di Italia-Uruguay, l'espulsione di Marchisio e il morso di Suarez). La Germania è più bella, più forte e più offensiva. La logica dice che dovrebbe vincere. Ma il Brasile cambia modulo, senza Thiago Silva e Neymar userà un 4-3-3 compattissimo con 3 medianacci. Il polpo dice che vincerà clamorosamente il Brasile. 2-1 ai supplementari: Muller e Hulk nei 90' e ancora Hulk nell'extra time. Alè.

venerdì 13 giugno 2014

PAGELLE MONDIALI: PRIMA PUNTATA

Immagine tratta da topbet.eu
Dopo tante chiacchiere, mille titoli e infinite previsioni, finalmente è iniziato il Mondiale del 2014, e con la rassegna comincia anche la nostra rubrica sulle partite della competizione. Ecco il nostro giudizio sulla sfida d'esordio, che ha visto i padroni di casa del Brasile superare, non senza patemi, la Croazia per 3 a 1.
Il match: La Confederations dello scorso anno era una cosa, quando in palio c'è la Coppa del Mondo è tutta un'altra storia. Il Brasile se n'è accorto subito, trovandosi davanti un avversario quadrato e ben messo in campo, capace di stoppare sul nascere i tentativi offensivi dei carioca e pungere in contropiede. La sfortunata autorete di Marcelo per un po' ha spento l'entusiasmo dei tifosi di San Paolo, poi ci ha pensato Neymar, la stella più attesa dai brasiliani, a pareggiare e scacciare un po' di paura. La vera svolta al match, però, l'ha data l'arbitro concedendo un rigore inesistente che, trasformato da Neymar, ha indirizzato di fatto la sfida. Nel finale, il sigillo di Oscar ha reso più ampia una vittoria alla fine meritata ma molto sofferta, visti anche i tentativi dei croati di arrivare fino all'ultimo al pari.
Qui Brasile: Diciamolo subito, questa squadra non sembra affatto imbattibile, e ricorda solo vagamente i grandi 11 carioca che hanno scritto storie di calcio mondiale. L'emozione del debutto ha bloccato i ragazzi di Scolari, accompagnati da molti dubbi sulla tenuta di alcuni giocatori (Julio Cesar, Fred) e le scelte di natura tattica del mister. La vittoria alla fine arriva, ma resta il dubbio su quanto i brasiliani potranno puntare sul 4-2-3-1 nel prosieguo del torneo, visto che i terzini non convincono in fase difensiva e forse un uomo in più in mezzo potrebbe garantire maggiore equilibrio alla squadra. Migliori in campo sicuramente Neymar e Oscar, per i gol ma anche perché sono stati quelli che hanno acceso davvero la sfida, peggiori Fred e Paulinho, tremendamente involuti rispetto a un anno fa.
Qui Croazia: Affrontare la sfida d'esordio contro i padroni di casa non è il massimo, per di più se ti manca il tuo attaccante titolare, ma i ragazzi di Kovac per oltre 70 minuti hanno sperato di portare a casa almeno un punto. Ben disposti in campo, con due linee molto strette a non dar spazio ai brasiliani, gli slavi hanno saputo far male in contropiede, costringendo Marcelo all'autogol e rendendosi spesso pericolosi con Perisic e Olic sulle fasce. Dopo il rigore inventato, i croati hanno buttato in campo l'orgoglio cercando il pari, ma nonostante gli sforzi hanno subito ancora un gol in contropiede, subendo un passivo fin troppo pesante per quanto visto. Migliori in campo Modric e Rakitic, i due uomini più tecnici del centrocampo e i punti di riferimento della squadra, peggiori il portiere Pletikosa, lento e poco reattivo sulle reti avversarie, e la punta Jelavic, assolutamente nullo e neanche lontano parente del titolare Mandzukic, oggi squalificato.
Curiosità: Non era mai successo che il primo gol realizzato in un Mondiale fosse un'autorete. Marcelo è lo sfortunato protagonista di questo curioso evento, ma "a modo suo" da anche continuità alla recente tradizione che vuole un giocatore della squadra di casa autore della rete d'esordio ai Mondiali: nel 2006 segnò Lahm per la Germania, nel 2010 toccò a Tshabalala per il Sud Africa.

lunedì 24 marzo 2014

IL PIU' CLASSICO DEI CLASICOS

Immagine tratta da gazzetta.it
Spettacolo, polemiche, colpi da campione e sorprese. Il Clasico è da sempre La Partita in Spagna, attesa in patria e in tutto il mondo come uno degli eventi più importanti dell'annata calcistica. La sfida eterna, la rivalità mai sopita tra Barcellona e Real Madrid, rappresentanti in qualche modo delle due anime del Paese, non delude mai le attese, e anche in quest'occasione lo spettacolo è stato splendido per i tantissimi spettatori di tutto il globo.
Sorprese, dicevamo. Perché la vittoria del Barcellona, al termine di questo fantastico 4-3, è per diversi aspetti inattesa, visto il periodo difficile vissuto recentemente dagli uomini di Martino e, di contro, la brillantezza dei ragazzi di Ancelotti. Il Madrid arriva a giocarsi la sfida, in casa, da una posizione di assoluto vantaggio, con 4 punti in più dei rivali e la possibilità, in caso di successo, di escluderli definitivamente dalla corsa al titolo. Ma i blaugrana, che qualcuno definisce invecchiati, rilassati e soddisfatti dopo i tantissimi trionfi degli ultimi anni, nel momento della verità tirano fuori l'orgoglio e rispondono da campioni alla sfida dei blancos. La loro vittoria non è netta come accaduto in passato, le difficoltà degli ex "marziani" si vedono tutte, il Real con il suo pressing soprattutto all'inizio ha fatto passare brutti momenti alla retroguardia avversaria, e Mascherano ha giocato forse la sua peggior partita da centrale difensivo. Ne ha approfittato Benzema, inspiegabilmente in panchina all'andata, che ha segnato due reti da vero centravanti e ne ha sprecate almeno altre due ghiotte, dando al Real il primo e illusorio vantaggio. Conscio degli errori commessi nello scegliere la formazione all'andata (Ramos improbabile mediano e attacco "leggero" con Bale di punta), Ancelotti bilancia di più la squadra con Di Maria inserito in mediana con Modric e Xabi Alonso, e l'argentino lo ripaga con i due assist per le reti di Benzema. La sua strategia è chiara, ma ha un limite, perché se la prima linea del pressing viene saltata e il pallone arriva nella zona di Messi, per la retroguardia dei blancos sono dolori. A complicare tutto arriva poi la pessima giornata di Sergio Ramos, che a metà ripresa, con i suoi in vantaggio, stende in area Neymar lanciato a rete, ricevendo un rosso sacrosanto e lasciando in dieci fino a fine partita i suoi. Qui forse arriva l'unica pecca di Ancelotti, che toglie Benzema al posto di un Bale ancora una volta poco concreto, togliendo peso all'attacco ed esponendosi troppo agli attacci dei galvanizzati avversari.
Il confronto più atteso, quello tra i migliori giocatori del mondo, Messi e Cristiano Ronaldo, termina con la vittoria, netta e mai in discussione, del campione argentino. La Pulce, criticata anche lei per il recente periodo di scarsa forma e per voci e vicende esterne al campo, si riscopre campione al momento giusto, prendendosi di prepotenza la scena e ammutolendo ancora una volta il Bernabeu. Suo l'assist per il vantaggio di Iniesta, suo il pareggio a fine primo tempo dopo un errore non da lui in precedenza, suoi i due rigori nella ripresa che impattano e capovolgono definitivamente il risultato. Abile a farsi trovare pronto dai compagni, Messi sfrutta al massimo gli spazi che la difesa avversaria gli concede, agguanta Di Stefano in vetta ai migliori marcatori del Clasico, e da un messaggio a tutta la Liga: per il titolo lui e i suoi compagni ci sono ancora. Bene, o almeno meglio delle ultime uscite anche Neymar, che pur restando in involuzione gioca una discreta partita e soprattutto si procura il rigore con espulsione che indirizza di fatto la sfida. Le note dolenti per il Barça arrivano ancora dal reparto arretrato, con Mascherano come detto disastroso e tutta la linea difensiva impacciata e poco precisa contro il pressing feroce dei madrileni. Per una volta, però, i pregi dell'attacco sopperiscono ai difetti della difesa, e Martino si prende finalmente una rivincita dopo tante critiche e dopo esser stato definito inadatto alla panchina dei blaugrana.
In coda, non potevano mancare le solite polemiche contro l'arbitro. Ronaldo e compagni hanno attaccato pesantemente il signor Undiano Mallenco, reo di aver concesso due rigori dubbi ai blaugrana e di aver condizionato la gara con l'espulsione di Ramos. Di contro, il Barça replica evidenziando che il contatto tra Ronaldo e Dani Alves in occasione del rigore del 3-2 avviene nettamente fuori dalla linea dell'area. Anche questo, in fondo, fa parte dello spettacolo del Clasico.

lunedì 1 luglio 2013

CONFEDERATIONS CUP 2013: PAGELLE DECIMA GIORNATA

Immagine tratta da calcioblog.it
Si chiude con le due finali per terzo e primo posto questa Confederations Cup, anteprima dei Mondiali del prossimo anno. Diamo ancora una volta i voti ai nostri azzurri nella "finalina" contro l'Uruguay e ovviamente non dimentichiamo la sfida decisiva del torneo tra Spagna e Brasile.
ITALIA
Buffon: Non sembra esplosivo sulla punizione di Cavani, ma si riscatta prima con un gran intervento di piede su Forlan e poi neutralizzando tre rigori, alla faccia di chi diceva che non sapeva pararli. Voto 6,5.
Maggio: "Retrocesso" ancora una volta a terzino, torna a faticare. Sbaglia il disimpegno sul primo gol uruguaiano e non spinge quanto potrebbe sulle fasce nonostante un Forlan abulico. Voto 5,5.
Astori: Alla prima presenza in Confederations si toglie lo sfizio di buttare dentro il pallone del vantaggio. Gara attenta e solida del centrale del Cagliari, esce con i crampi nel supplementare. Voto 6.
Bonucci: Il rigore sbagliato contro la Spagna sembra pesare ancora su di lui. Entra a freddo ma non sembra concentrato, facendosi infilare da alcune pericolose verticalizzazioni avversarie. Voto 5,5.
Chiellini: Partita di grinta e sostanza, fa a sportellate dal primo all'ultimo minuto con Suarez, rischiando anche il rigore. Sbaglia anche sul primo gol di Cavani non facendo il fuorigioco. Voto 6.
De Sciglio: Peccato per il rigore sbagliato, perché il ragazzino gioca una partita ordinata e di ottima personalità. Spinge molto sulla sua fascia dal primo all'ultimo minuto, come un veterano. Voto 6,5.
De Rossi: Dimentica problemi fisici e stanchezza, lotta e corre in mezzo al campo finché le forze lo sostengono. Esce stremato, ma altra prestazione positiva dopo quella contro la Spagna. Voto 6,5.
Aquilani: Entra e cerca di aiutare Montolivo nel gestire la palla, oltre a sacrificarsi molto in fase difensivo. Rischia un po' trattenendo Godin in area, segna bene il primo rigore della serie. Voto 6.
Montolivo (il peggiore): Responsabilizzato ancora dall'assenza di Pirlo, continua a non convincere del tutto. Non da il giusto cambio di passo a centrocampo, mentre sull'espulsione ha responsabilità relative. Voto 5,5.
Candreva: Più indietro rispetto alle altre gare e poi centrale d'emergenza nei supplementari, gioca ancora una buona partita. Lascia meno il segno in attacco, anche se quando accelera si fa sentire. Voto 6,5.
Diamanti (il migliore): Il suo sinistro è una vera disgrazia per l'Uruguay. Propizia il gol del vantaggio con un a punizione velenosa, segna nel secondo tempo con una pennellata nell'angolo. Forse meritava più spazio. Voto 7.
Giaccherini: Entra anche se non sembra al massimo, cerca di dare una mano ai compagni stanchi e chiude la sua ottima Confederations segnando bene il rigore. Voto 6.
El Shaarawy: Schierato dopo tante voci e dubbi, parte piano e commette qualche imprecisione, poi cresce e riesce a lasciare il segno risultando il più pericoloso nel finale di gara. Segna con freddezza il suo rigore. Voto 6.
Gilardino: Cerca di fare gioco di sponda e di aprire varchi per l'inserimento dei compagni, guadagnando punizioni con esperienza. A parte questo, non è mai pericoloso e gli avversari lo tengono con facilità. Voto 5,5.
Prandelli: Torna al modulo precedente, combatte con assenze e stanchezza e ottiene un bel terzo posto. Concede spazio ad alcune riserve ottenendo risposte più positive che negative, forse poteva dare una chance anche a Cerci e al secondo portiere. Confederations istruttiva per i prossimi Mondiali. Voto 6,5.
URUGUAY
Tattica: Rispetto alla sfida contro il Brasile, Tabarez cambia un solo uomo e mantiene modulo e idea di gioco: squadra corta e solida in difesa, pronta a ripartire in contropiede. Tradito da Suarez e soprattutto Forlan, forse l'Uruguay poteva approfittare di più della stanchezza degli azzurri e dell'uomo in più nel finale.
Il migliore: Aveva iniziato il torneo in sordina, lo finisce alla grande con una doppietta. Cavani torna Matador e si migliora ancora rispetto alla sfida con il Brasile segnando due volte, più una terza annullata per giusto fuorigioco. Perderlo potrebbe essere un vero peccato per il nostro campionato. Voto 7,5.
Il peggiore: Doveva riscattarsi dopo la brutta prestazione contro il Brasile, invece Forlan conferma di non essere lo stesso di qualche anno fa. Corre molto ma si rende pericoloso solo una volta in tutta la partita, inoltre sbaglia nuovamente un rigore come nella sfida precedente. In decisa involuzione. Voto 5.
Curiosità: L'Italia riesce a sfatare un tabù e vince per la prima volta una sfida ai rigori contro una squadra sudamericana. I due precedenti sono purtroppo sconfitte molto dolorose: la prima nella Semifinale del Mondiale 1990 contro l'Argentina, la seconda nella Finale del Mondiale 1994 contro il Brasile.
BRASILE
Tattica: Scolari conferma ancora una volta gli 11 a cui ha sempre dato fiducia e vince la partita fin da subito,  pressando in modo feroce la Spagna e dando sempre grande velocità alla manovra. Cosa fondamentale, il Brasile sblocca subito la gara, cosa non riuscita all'Italia, controllando di fatto il match dall'inizio alla fine.
Il migliore: La Confederations doveva essere il suo trampolino di lancio tra i grandi, e così è stato. Fred segna due gol ma Neymar è il protagonista della gara e di gran lunga il miglior giocatore del torneo. Un gol fantastico e tanta classe, con giocate da vero fenomeno. Se solo si tuffasse un po' di meno...Voto 7,5.
Il peggiore: Non è semplice trovare una nota negativa in una prestazione quasi perfetta come quella del Brasile. Si può forse fare un appunto a Marcelo, che spinge e gioca bene sulla fascia, ma a volte sembra troppo nervoso e poi regala alla Spagna il rigore che potrebbe riaprire la sfida con eccessiva ingenuità. Voto 5,5.
SPAGNA
Tattica: Nonostante i 120 minuti giocati contro l'Italia e qualche giocatore poco convincente, Del Bosque cambia solo Villa con Mata e prova a giocarsela. I suoi sono stanchi, in più il gol subito a freddo e l'atmosfera avversa del Maracanà fanno il resto. Questa volta ha vinto il Brasile, tra un anno nel Mondiale si vedrà.
Il migliore: Nella disfatta spagnola spicca per l'ennesima volta la prestazione di Iniesta, uno dei pochissimi a salvarsi tra i suoi. Nel primo tempo cerca di dare una scossa ai compagni e a riportarli in carreggiata, poi si adegua al grigiore dei compagni e sparisce di fatto dal campo come tutta la Spagna. Voto 6.
Il peggiore: La difesa iberica è stata un vero e proprio colabrodo, e c'è l'imbarazzo della scelta nello scegliere il peggiore. Diciamo che l'espulsione fa pendere l'ago della bilancia verso Piqué, già fuori posizione sul primo gol di Fred e costantemente in difficoltà contro i veloci e aggressivi attaccanti brasiliani. Voto 4.
Curiosità: Per la prima volta dalla creazione di questo trofeo, una squadra europea viene sconfitta in finale. Nei precedenti, tre vittorie su tre con la Danimarca nel 1995 e la Francia nel 2001 e 2003. Proprio la Francia è stata anche l'ultima squadra a trionfare in casa prima del Brasile (1-0 al Camerun nel 2003).

giovedì 27 giugno 2013

CONFEDERATIONS CUP 2013: PAGELLE OTTAVA GIORNATA

Immagine tratta da kazzdetroit.wordpress.com
Si è disputata ieri la prima delle due semifinali, quella che ha visto di fronte i padroni di casa del Brasile e i loro storici rivali dell'Uruguay. Ecco la nostra opinione sulla partita e sui migliori e peggiori in campo dei due schieramenti.
BRASILE
Tattica: Squadra e tattica vincenti non si cambiano, e allora Scolari punta ancora sugli stessi undici delle tre partite precedenti e sul suo modulo offensivo. Soffre più del previsto con una difesa clamorosamente imprecisa, ma grazie ad un ritrovato Julio Cesar e a un Paulinho super ispirato strappa la qualificazione alla finale.
I migliori:
-Il lancio che porta alla rete del vantaggio e il colpo di testa che vale la vittoria. Si riassume in queste due giocate la serata di grazia di Paulinho, che torna dopo un infortunio e sfodera una prestazione straordinaria. Talento e qualità per tutta la partita, un vero peccato non vederlo in Italia come speravamo. Voto 7,5.
-Lo avevano dato per vecchio e per finito, ma Julio Cesar ha dimostrato di avere più vite come i gatti. E sembra proprio un felino quando vola a respingere il rigore di Forlan che poteva cambiare la sua sfida. Tornato titolare con pieno merito della Seleçao, vuole arrivare al Mondiale da protagonista. Voto 7.
-Per una volta non riesce a segnare, ma il pericolo numero 1 per la difesa uruguaiana è sempre lui, Neymar. Svaria su tutto il fronte d'attacco, è decisivo sul gol del vantaggio e mette sulla testa di Paulinho il pallone della vittoria. Unico neo, i troppi tuffi appena viene toccato: come lo tratteranno difensori e arbitri europei? Voto 7.
I peggiori:
-Se nelle precedenti occasioni aveva sorpreso per l'incredibile concentrazione e la solidità in difesa, stavolta David Luiz si rivela l'anello debole della squadra carioca. Condizionato dal naso fratturato, procura il rigore e non riesce a dare mai sicurezza al reparto, soffrendo le accelerazioni delle punte avversarie. Voto 5.
-Sembra quasi incredibile, ma per una volta anche Thiago Silva finisce dietro la lavagna dei cattivi. Solitamente preciso e impeccabile, stavolta il capitano verdeoro appare quasi spaesato, va in difficoltà già nel primo tempo, e nella ripresa combina la frittata consentendo a Cavani di pareggiare. Irriconoscibile. Voto 5.
-Dal soprannome è colui che dovrebbe spaccare in due le difese, invece Hulk finisce per essere praticamente inoffensivo. Evidentemente a disagio nel modulo di Scolari, si vede poco e quando lo fa non riesce a concretizzare. Con la sua sostituzione le cose migliorano per il Brasile, sarà un caso? Voto 5.
URUGUAY
Tattica: Contro un'avversaria che fa del possesso palla la sua arma vincente, Tabarez propone una formazione molto coperta, che attende e poi prova a far male ripartendo in contropiede. L'Uruguay gioca una buona partita, ma ha il demerito di sprecare alcune occasioni importanti che potevano cambiare la sfida.
I migliori:
-Anche in questa partita non sembrava nelle sue migliori condizioni, poi finalmente Cavani ha trovato il modo di lasciare il segno realizzando il gol del momentaneo pareggio. E' il più pericoloso della linea avanzata e si rende pericoloso anche in altre occasioni, tornando finalmente il Matador visto a Napoli. Voto 7.
-Contro uno degli attacchi più forti del torneo, Godin sfodera una bella prestazione, fatta di tanta solidità, fatica e qualche bella chiusura. Arcigno e duro, riesce a limitare al massimo Fred, tenendo saldo il reparto in coppia con il capitano Lugano. Sul gol subito alla fine le responsabilità non sono certo sue. Voto 6,5.
-Oltre che nella Lazio, adesso Alvaro Gonzalez sta diventando un elemento sempre più importante anche nella sua Nazionale. Schierato nel centrocampo a tre, fa un gran lavoro insieme ai compagni di reparto e ingaggia una personale battaglia con Neymar, che gli manda persino un bacio di scherno. Voto 6,5.
I peggiori:
-Probabilmente questa notte avrà rivisto nei suoi incubi quel rigore sbagliato che poteva cambiare la partita. Forlan per una volta è l'uomo in meno dei suoi, e aggiunge al suo errore dal dischetto una prestazione piuttosto incolore, non riuscendo mai ad essere pericoloso in attacco. Gara da dimenticare per lui. Voto 5.
-Il gol della vittoria brasiliana rimarrà a lungo sulla coscienza di Caceres, che si lascia scappare l'avversario con enorme ingenuità. In generale non è una bella partita quella del difensore juventino, che soffre molto le avanzate di Marcelo e non riesce mai a spingere con continuità sulla sua fascia. Voto 5,5.
-E' vero che il lavoro di copertura che è costretto a fare insieme a Cavani è estenuante, però Suarez non riesce mai a lasciare un segno sulla partita. Poco propositivo, sotto porta sembra sempre perdere lucidità e quando ha l'occasione giusta si fa fermare da Julio Cesar. Voto 5,5.
Curiosità: Ricorreva ieri il decennale della scomparsa di Marc Vivien Foé, centrocampista camerunense deceduto ad appena 28 anni per un arresto cardiaco. Curiosamente la sua morte era avvenuta proprio durante una semifinale di Confederations Cup, quella tra il suo Camerun e la Colombia, nel 2003.

giovedì 20 giugno 2013

CONFEDERATIONS CUP 2013: PAGELLE QUARTA GIORNATA

Immagine tratta da giornalettismo.com
Arriva la seconda giornata di incontri nel gruppo A, con la sfida tra i padroni di casa del Brasile e il Messico e i nostri azzurri che se la sono vista con il Giappone di Zaccheroni. Ecco i nostri voti, come sempre con un occhio di riguardo per la partita dell'Italia.
ITALIA
Buffon: Punito oltre misura in occasione del rigore, non può fare nulla sugli altri gol. Con un paio di buoni interventi tiene in piedi la squadra quando rischia di affondare. Voto 6.
Maggio: Lanciato titolare da Prandelli, non sfrutta a dovere l'occasione, soffrendo tremendamente Kagawa e spingendo poco. Il ruolo di terzino non fa proprio per lui. Voto 5.
Abate: Entra e fa un po' meglio del suo compagno di reparto. Voto 5,5.
Barzagli: Altra serata difficile per il centrale italiano, messo in crisi come tutti i difensori azzurri dai veloci avversari. Se la cava con esperienza in alcune situazioni ma non basta. Voto 5,5.
Chiellini: Spostato con eccessiva facilità da Kagawa in occasione del raddoppio nipponico, appare più volte in difficoltà contro gli ostici avversari. Deve migliorare come tutta la difesa. Voto 5,5.
De Sciglio (il peggiore): Dopo gli elogi della partita precedente, un brutto passo indietro per lui. Sbaglia il retropassaggio costringendo Buffon al fallo da rigore e soffre gli avversari tutta la partita. Dottor Jekyll e Mister Hyde. Voto 5.
De Rossi: Segna il gol che riapre la partita, fa legna in mezzo al campo e innesca l'azione del definitivo vantaggio. Pur non giocando la sua miglior partita fa la differenza. Ammonito, salterà il Brasile. Voto 6,5.
Pirlo: Rispetto alla sfida con il Messico sembra che in campo ci sia il suo gemello scarso. Sbaglia passaggi anche elementari e non riesce mai a far cambiare passo alla squadra. Voto 5,5.
Montolivo: Aiuta poco e male Pirlo in fase di impostazione, non riesce a dare ordine al centrocampo. Si perde Okazaki in occasione del pareggio giapponese, in generale non è la sua serata. Voto 5.
Aquilani: Sostituisce Marchisio in tutti i sensi, compreso il pessimo rendimento in campo. Spaesato e fuori posizione, sostituito per scelta tecnica dopo mezz'ora di nulla. Voto 5.
Giovinco: Da sempre l'idea di essere un po' troppo leggero per questo livello, ma si procura il generoso rigore del pari e segna il gol che decide la sfida, oltre a rendersi pericoloso in altre occasioni. Voto 6,5.
Giaccherini (il migliore): Inizia in sordina, poi come contro il Messico cresce e si rivela importante. Palo a fine primo tempo, nella ripresa costringe all'autogol Uchida e non molla un pallone. Caparbio. Voto 6,5.
Marchisio: Entra e non si vede molto, ma indovina il corridoio giusto per mandare in rete Giovinco. Voto 6.
Balotelli: Passo indietro rispetto alla prestazione precedente. Assistito poco e male dalla squadra, si perde a volte in dribbling e giocate eccessive. Il gol su rigore conferma la sua infallibilità dal dischetto. Voto 6.
Prandelli: Riesce a riprendere per i capelli e vincere una partita che sembrava persa, e che forse meritavamo di perdere. Questo modulo continua a non convincere, dovrà rivedere qualcosa contro il Brasile e in futuro. Voto 5,5.
GIAPPONE
Tattica: Dopo la batosta contro il Brasile, Zac decide di inserire Maeda come punta allargando Okazaki sulla destra. Ottiene un'ottima risposta dai suoi, che in attacco e in fase di palleggio a tratti danno lezione di calcio al centrocampo azzurro. Paga una difesa non all'altezza, ma alla fine gli applausi meritati sono tutti per i nipponici.
Il migliore: In settimana era stato aspramente criticato in patria, così Kagawa decide di zittire tutti con una prestazione fantastica. Segna il secondo gol e fa letteralmente ammattire Maggio con le sue giocate e la sua tecnica. Lui e Honda in coppia sembrano davvero i protagonisti di un noto anime giapponese sul calcio. Voto 7,5.
Il peggiore: L'autogol lo segna Uchida, ma l'errore è tutto del suo collega Yoshida, che commette un'ingenuità incredibile facendosi rubare palla da Giaccherini. Discontinua la prova del centrale nipponico, che quando viene attaccato va spesso in enorme difficoltà. Voto 5,5.
Curiosità: Terzo confronto e seconda vittoria per gli azzurri contro il Giappone, entrambe ottenute in campo neutro. L'altro successo risale al 1936, quando durante le Olimpiadi di Berlino l'Italia di Pozzo si impose con un sonoro 8-0. Finì pari invece la sfida in terra nipponica del 2002, con Doni a rimontare l'iniziale svantaggio.
BRASILE
Tattica: Squadra che vince non si cambia, dice il detto, e Scolari lo segue alla lettera. Mantenuto il modulo con pochi giocatori difensivi e molto talento offensivo, anche se con il Messico soffre di più rispetto alla sfida con il Giappone. Non convincono Oscar e Hulk, mentre Neymar è già un idolo della torcida.
Il migliore: Dicono che la sua crescita negli ultimi anni sia rallentata, eppure Neymar continua a regalare numeri incredibili. Tecnica sopraffina, sblocca la gara con un gran gol e poi la chiude con uno splendido assist per Jo. Per i difensori messicani è un vero incubo, aspettiamo tutti di vederlo in coppia con Messi. Voto 7,5.
Il peggiore: Da promessa per il futuro si sta trasformando in una sorta di oggetto misterioso. Oscar non convince nel ruolo di interno di centrocampo, fatica a trovare la posizione giusta e non entra mai nel vivo del gioco. Deve cambiare passo al più presto, Hernanes è già pronto a prendere il suo posto. Voto 5.
MESSICO
Tattica: Il tecnico De la Torre, sempre più in bilico, rispetto al match con l'Italia avanza un po' la posizione di Dos Santos e avanza Flores come esterno di centrocampo per coprire meglio. Anche stavolta gli va male, l'attacco combina poco e la difesa soffre le accelerazioni del Brasile, che sostanzialmente controlla la partita.
Il migliore: Forse stimolato dal palcoscenico internazionale, forse dalle sue origini (il padre è brasiliano), Giovani Dos Santos si conferma il migliore dei suoi anche contro i verdeoro. Prova a creare qualcosa e a coinvolgere i compagni, ma ancora una volta non è assistito e finisce per predicare nel nulla. Voto 6,5.
Il peggiore: Contro l'Italia era riuscito a farsi vedere segnando un rigore, stavolta Javier Hernandez non lascia mai il segno nella partita. Unico riferimento offensivo dei compagni, il Chicharito non si vede praticamente mai, annullato da David Luiz e Thiago Silva. Sfigura a confronto con Dos Santos. Voto 5.
Curiosità: Quella tra Brasile e Messico è una delle sfide che più si sono ripetute nella Confederations Cup. Questo è il quarto confronto tra le due squadre, il bilancio ora è di due vittorie a testa, l'ultimo incontro si era verificato nel 2005 in Germania, durante il girone: avevano vinto i messicani grazie ad un gol di Borgetti.

domenica 16 giugno 2013

CONFEDERATIONS CUP 2013: PAGELLE PRIMA GIORNATA

Immagine tratta da wikipedia.org
Oggi inauguriamo una nuova rubrica, come già fatto in occasione dei Campionati Europei dello scorso anno. Occhi puntati sulla Confederations Cup e sulle partite che vengono disputate, con i migliori e i peggiori in campo delle due squadre, un breve assaggio sulla tattica e qualche piccola curiosità. Partiamo con Brasile-Giappone, la gara che ha inaugurato il torneo.
BRASILE
Tattica: il calcio d'attacco è sempre stato un marchio di fabbrica dei carioca, Scolari non si sottrae alla tradizione e lancia una formazione spregiudicata, con tre punte, anche se Hulk e Neymar giocano larghi e Fred è il vero centravanti, e due rifinitori molto offensivi come Oscar e Paulinho, oltre a terzini aggressivi come Dani Alves e Marcelo. Con il Giappone funziona, da riprovare contro avversarie più quotate.
Migliori:
-Lo cercano in tanti, l'Inter lo sogna da mesi, e Paulinho continua ad alimentare le voci su di lui, giocando una  bella partita e mantenendo intatto il fiuto del gol, anche quando è costretto a fare il centrocampista e a sacrificarsi con tanto lavoro sporco. Talento emergente, vale davvero i soldi che chiede. Voto 7.
-Se il Brasile può permettersi così tanti attaccanti, lo deve sicuramente alla presenza di Thiago Silva al centro della difesa. Capitano di questa Seleçao, si conferma il difensore più forte al Mondo in questo momento, con una sicurezza e una decisione che spaventano letteralmente gli avversari. La roccia su cui si fondano le speranze di titolo mondiale per i verdeoro. Voto 6,5.
-L'uomo più atteso di questa nazionale brasiliana ha risposto subito presente. Neymar spazza via critiche e cattiverie con il gol che inaugura ufficialmente il torneo e fa sfregare le mani ai tifosi del Barcellona, che già sognano pensandolo in coppia con Messi. Non fa molto altro, ma è un campione con la giocata sempre pronta, può diventare davvero un fenomeno. Voto 6,5.
Peggiori:
-Difficile trovare un giocatore che non ha convinto in una vittoria così netta, eppure qualcuno c'è. Non convince ad esempio Hulk, sacrificato largo e lontano dalla porta, poco incisivo in tutta la gara, lento nel gioco. Dovrà cambiare presto passo, Lucas già bussa alla porta di Scolari per chiedere la maglia da titolare. Voto 5,5.
-Contro un attacco piuttosto leggero e a conti fatti mai pericoloso, ci si aspetta una sicurezza maggiore da Julio Cesar. E' anche colpa, a onor del vero, di questi nuovi palloni sempre più leggeri e imprevedibili, però il portierone ex-Inter non va mai deciso sui tiri da fuori degli asiatici. Ci ha abituato a partite ben diverse. Voto 5,5.
-Se l'avversario ti lascia spazio non puoi evitare di affondare, soprattutto se ti chiami Dani Alves. Invece il terzino del Barça sfigura nel confronto col dirimpettaio Marcelo, limitandosi a qualche sgroppata e poco altro. L'assist per Paulinho è l'unica cosa buona di una gara sufficiente e poco più. Voto 6.
GIAPPONE
Tattica: per nulla intimidito dal numero di attaccanti schierati dall'avversario, Zaccheroni mantiene il modulo con tre trequartisti alle spalle dell'unica punta Okazaki. L'organizzazione in campo è buona, però manca completamente peso al reparto offensivo, e il gol subito dopo tre minuti complica una gara già difficile di per sé. Da non sottovalutare comunque nei prossimi impegni.
Migliori:
-Tra i nipponici il più ispirato è sicuramente Honda, esterno offensivo già noto in Europa da qualche anno. Tecnico e veloce, cerca di trascinare i compagni di squadra e impegna con un paio di tiri la retroguardia brasiliana. Cala alla distanza, ma è un talento che può fare la differenza. Voto 6,5.
-Dura la vita se giochi a centrocampo e di fronte hai dei maestri del palleggio come i brasiliani, ma il capitano Hasebe non ha paura delle sfide e gioca a testa alta. Tecnico e abile in mezzo al campo, gioca una buona partita, sempre presente in aiuto dei compagni, come deve fare un leader. Voto 6.
-Entra a partita già decisa, eppure Maeda ha il merito di essere uno dei pochi a impegnare Julio Cesar e procurare qualche grattacapo alla difesa brasiliana. Giocatore esperto, fa meglio del giovane Kiyotake e si candida con prepotenza ad una maglia da titolare per il prossimo incontro. Voto 6.
Peggiori:
-E' vero che aveva di fronte un mostro come Thiago Silva e un altro cliente scomodo come David Luiz, però Okazaki non riesce a fare niente di buono in tutta la gara. Leggero e poco incisivo, spreca una delle poche occasioni buone, e per il resto non si vede mai. Male, può e deve dare di più. Voto 5.
-Non è la partita giusta per i giocatori offensivi della squadra nipponica, come il giovane trequartista Kiyotake. Gioca in Germania come Okazaki, e anche lui affonda davanti ai rocciosi centrali brasiliani, non riuscendo a fare nulla di buono. Contro Italia e Messico dovrà giocare in modo diverso. Voto 5.
-Se la sicurezza di una squadra inizia dal portiere, allora l'errore sul gol di Paulinho pesa come un macigno sulla partita di Kawashima. L'estremo difensore nipponico è incolpevole sugli altri due gol , ma il suo goffo intervento chiude una partita che si poteva ancora riaprire, e questo vale un voto negativo. Voto 5,5.
Curiosità: al terzo confronto in questa competizione, il Brasile riesce finalmente a battere il Giappone, contro cui aveva pareggiato due volte nei precedenti incontri. Nel 1999 la gara era finita 0-0, nel 2005 era arrivato un pirotecnico 2-2, con le firme prestigiose di Robinho e Ronaldinho che non erano bastate per il successo finale.

domenica 12 agosto 2012

PUNTO OLIMPICO N. 15

Immagine tratta da santabanta.com
Siamo arrivati alla penultima giornata di queste Olimpiadi di Londra 2012. Arrivano le ultime medaglie, le ultime gioie e gli ultimi dolori per tutti gli atleti di questi splendidi Giochi. Vediamo chi merita di entrare tra i buoni ed i cattivi di oggi.
I MIGLIORI
Oribe Peralta (calcio): In quello che doveva essere il pomeriggio di Thiago Silva, Pato, Leandro Damiao, Hulk, Neymar e compagnia, a conquistarsi tutte le copertine è invece quest'attaccante messicano, autore della doppietta che decide la finale del Torneo Olimpico di calcio. Una carriera che si potrebbe definire discreta, che l'ha visto arrivare in Europa appena ventenne e giocare in Inghilterra, Germania e Spagna con risultati abbastanza soddisfacenti. A ventotto anni è arrivata per lui l'occasione della vita, visto che i rifiuti di Luis Hernandez e Carlos Vela gli offrivano la possibilità di partecipare ai Giochi Olimpici come terzo fuori quota della squadra messicana. Peralta non si è fatto pregare, ha risposto presente quando i compagni lo cercavano in area di rigore, segnando complessivamente quattro reti, anche se la doppietta di oggi al Brasile sarà sicuramente un ricordo speciale per lui. Sfruttando le disattenzioni della difesa carioca, ha contribuito a portare la sua squadra sul gradino più alto del podio, coronando un sogno per tutto il movimento giovanile messicano, che continua a sfornare talenti in grande quantità.
Mohammed Farah (atletica): E' sicuramente lui il simbolo dell'atletica britannica in queste Olimpiadi, il personaggio che meglio rappresenta la voglia di vittoria e di affermazione di tutto un Paese. Somalo di nascita, ma inglese di formazione, visto che si è trasferito in Europa ad otto anni, si era già messo in luce negli ultimi anni sulle lunghe distanze, conquistando tre ori europei e un oro e un argento mondiale nei 5000 e nei 10000 metri. Arrivato ai Giochi di casa come uno dei favoriti, ha saputo mantenere le premesse nei 10000, conquistando l'oro senza grandi discussioni, e si è preparato con tranquillità ai 5000, cercando la vittoria che l'avrebbe consegnato alla storia. Stasera ha corso con una grandissima sicurezza, si è portato in testa al gruppo piuttosto presto, e dopo aver studiato le mosse degli avversari ha piazzato lo sprint decisivo verso l'oro, che è puntualmente arrivato. Una soddisfazione speciale per questo ragazzo, perché è stato proprio lui, africano di nascita, a sottrarre al Continente Nero il dominio in questa doppia specialità e a riconsegnarlo all'Europa dopo tantissimi anni. Applausi meritati per un grande atleta e per uno splendido uomo.
Carlo Molfetta (taekwondo): Una medaglia che sa veramente di impresa, conquistata con sudore e punto dopo punto, soffrendo e rimontando più volte contro avversari che sembravano imbattibili e alla fine si sono dovuti arrendere tutti. Dopo due sfortunate esperienze con le Olimpiadi, la prima chiusa al primo turno ad Atene, la seconda non disputata a Pechino per infortunio, Carlo si presentava a Londra a ventotto anni con tanta voglia di rivalsa e dopo una cura "ingrassante": visto che nei -80 chili la federazione aveva scelto Sarmiento, lui per competere nella categoria +80 chili ha aumentato notevolmente il suo peso, basti pensare che nel 2004 gareggiava per i -68. Ha sconfitto nei quarti, in un finale rocambolesco e al Golden Point, il cinese Liu, dopo aver seriamente rischiato di perdere, poi ha superato in semifinale il fortissimo maliano Keita, anche qui con un finale sofferto ma vincente. Nella sfida per l'oro, contro il gabonese Obame, è partito molto male, sotto 6-1, ha rimontato con calma fino al 6-6, e dopo che il tempo supplementare è finito in parità è stato premiato dai giudici per la maggiore combattività e dichiarato campione olimpico. Una grande soddisfazione per lui e per il taekwondo italiano, che così porta a casa il primo oro della sua storia alle Olimpiadi.
Clemente Russo (pugilato): L'abbiamo detto e lo ribadiamo sempre: un secondo posto equivale a un argento vinto, mai ad un oro perso. Sapevamo che il match di oggi sarebbe stato molto difficile per Clemente, perché l'ucraino Usyk è il campione mondiale dei pesi massimi e può contare sul suo gran fisico per mettere in difficoltà chiunque. Dopo la grande rimonta contro l'azero Mammadov speravamo che "Tatanka" ne avesse ancora per fare un'altra impresa, sovvertire il pronostico e vincere l'oro che da tempo stava aspettando. Il sogno è durato lo spazio della prima ripresa, vinta proprio da Russo, poi Usyk ha iniziato a colpire e far male, ha rimontato e ribaltato la situazione fino a vincere con merito. Peccato per Clemente, ma fa piacere sentire le sue dichiarazioni nel dopo gara: a Pechino era deluso, amareggiato per l'argento, quasi lo rifiutava, stavolta invece lo accetta con soddisfazione nonostante la grande rabbia per aver mancato ancora il podio più alto. Cercherà di rifarsi a Rio, e intanto almeno un oro per noi l'ha già vinto: quello per la miglior capigliatura, visto l'improponibile taglio di Usyk (nemmeno da podio...)
I PEGGIORI
Olga Kaniskina (marcia): Arrivare a pochi metri dal traguardo e da uno storico bis olimpico e vederselo sfuggire proprio sul più bello. E' quello che è accaduto questa mattina alla marciatrice russa, che si era presentata a Londra con il titolo di campionessa olimpica in carica nella 20 chilometri di marcia e dopo aver vinto anche due ori mondiali e uno europeo prima di arrivare qui. Fin dall'inizio della gara, la Kaniskina sembrava decisa a far vedere a tutti la sua classe e la sua abilità superiore, visto che si era portata subito in testa ed aveva impresso un gran ritmo alla sfida. Sperava di scrollarsi di dosso le avversarie e di andare a vincere la gara in solitaria, invece si è trovata a fare i conti con una sua connazionale, l'appena ventenne Elena Lashmanova, che le ha tenuto testa e l'ha beffata negli ultimi 300 metri, quando l'ha superata e battuta sul traguardo per soli sette secondi. E' sfumato così il sogno di vincere il secondo oro olimpico consecutivo, ma per Olga ci sarà sicuramente tempo di rifarsi, visto che ha appena ventisette anni e tutta la voglia di combattere le sue giovani concorrenti.
Il Brasile Olimpico (calcio): Probabilmente, la prossima volta che i verdeoro si presenteranno ai Giochi Olimpici, al posto dell'allenatore porteranno con sé uno stregone, per cercare di sfatare quella che è a tutti gli effetti la loro maledizione più grande. Da quando esiste il calcio alle Olimpiadi, infatti, i brasiliani non sono mai riusciti a salire sul gradino più alto del podio, né con gli uomini né con le donne. Quello di oggi è il terzo argento dei carioca, dopo quelli di Los Angeles 1984 e Seul 1988, ma questo fa malissimo, perché ottenuto con una squadra che era decisamente la più competitiva, con un incredibile mix di giovani talenti in fase di maturazione e campioni affermati nel panorama mondiale. Finale giocata malissimo, con due gol regalati ai messicani, il primo dopo nemmeno un minuto di gioco, e un tentativo di rimonta a dir poco sterile, che ha rischiato di concretizzarsi troppo tardi, e in maniera immeritata. Leziosi e imprecisi, lenti e rilassati come se si trattasse di un'amichevole, i brasiliani si sono arresi ad una squadra che doveva essere ampiamente battibile per loro, confermando quella maledizione che, forse, solo i Giochi casalinghi di Rio riusciranno a cancellare.
Le statunitensi (pallavolo): Parlando di incompiute, non si può non citare la squadra americana di volley femminile, da anni abbuonata ad ottenere grandi piazzamenti ma mai in grado di cogliere vittorie significative tra Mondiali ed Olimpiadi. In particolare, nei tornei a cinque cerchi le statunitensi si erano dovute accontentare già due volte dell'argento, in casa nel 1984 e a Pechino quattro anni fa, e si presentavano a Londra forti di tre vittorie consecutive al World Grand Prix e di un ottimo secondo posto alla Coppa del Mondo 2011. In finale, a contendere l'oro alle varie Berg, Tom, Larson e Hooker c'era il Brasile campione uscente, ma già battuto in girone con un secco 3-1, il che faceva ben sperare i tifosi a stelle e strisce. Invece, dopo un primo parziale vinto con facilità, le americane si sono lentamente sciolte, cedendo i successivi tre set alle verdeoro e arrendendosi al terzo argento nei Giochi Olimpici. Un'altra beffa, ma meritata, perché le americane hanno giocato con tante campionesse e puntando sul talento, ma il Brasile ha giocato di squadra e ha vinto con grinta e cuore.
I cinesi (tuffi): Sono anni che sognano qualcosa di importante, per certi versi di storico: vincere la medaglia d'oro in tutte le gare di tuffi di una singola Olimpiade. Gli asiatici a partire dagli anni Novanta hanno fatto di questa disciplina una loro specialità, si sono affermati a livello mondiale, e cercano questo record storico per certificare la loro supremazia. Ai recenti Mondiali casalinghi del 2011 c'erano riusciti, portando a casa 10 medaglie d'oro su 10, a Londra ce n'erano in palio 8, e l'impresa sembrava davvero possibile. Purtroppo per loro, però, hanno trovato sulla loro strada degli avversari formidabili, per niente decisi a lasciarli vincere senza lottare: prima il russo Zakharov nel trampolino 3 metri, oggi l'americano Boudia nella piattaforma 10 metri, hanno costretto i cinesi a fermarsi a quota 6 ori, rimandando ancora l'appuntamento con la storia. Quattro anni fa il mitico en-plain fu solo sfiorato, e perso all'ultimo tuffo quando l'australiano Mitcham nella piattaforma approfittò di un errore dell'avversario Zhou per scavalcarlo in classifica. Stavolta i cinesi non possono rimpiangersi molto, hanno fatto ottime gare, semplicemente hanno trovato rivali che si sono dimostrati alla loro altezza.