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mercoledì 13 agosto 2014

LA RIVOLUZIONE SILENZIOSA DI CARLETTO

Immagine tratta da ajetun.com e modificata su befunky.com
Una Coppa Italia, uno Scudetto, una Supercoppa Italiana, una Community Shield, una Premier League, una FA Cup, una Ligue 1, una Coppa del Re, una Coppa Intertoto, tre Champions League, tre Supercoppe Europee, un Mondiale per Club.
E' un infinito elenco quello delle vittorie da allenatore di Carletto Ancelotti, che a suon di successi è entrato con autorevolezza nella schiera dei migliori allenatori della storia del calcio.
Ha vinto in Italia, in Inghilterra, in Francia e in Spagna, ha alzato per ben tre volte la Coppa dei Campioni, unico tri-campione assieme a Bob Paisley, storico mister del Liverpool di fine anni '70.
Non è reclamizzato come Mourinho, non è considerato un guru come Guardiola o un santone come VanGaal, ma Ancelotti sarà un mito e un modello per le generazioni a venire. E' il nostro prodotto calcistico d'esportazione per eccellenza.
Un uomo paziente, molto intelligente e che fa dell'ottimo rapporto con i propri calciatori la solida base del suo lavoro.
Un uomo che ha saputo crescere professionalmente in maniera esponenziale.
L'Ancelotti che esordiva sulle panchine di Reggiana e Parma era profondamente diverso dall'attuale: un integralista sacchiano del 4-4-2, pronto a sacrificare un talento come Gianfranco Zola sull'altare della sacra tattica. Prima il modulo, poi i giocatori.
Con l'approdo sulla panchina della Juventus, Carletto compie il passo inverso. Di fronte all'immenso talento di Zidane, decide di cucire la squadra addosso al numero 21 francese, passando al 3-4-1-2.
E così poi al Milan, con il 4-3-1-2 e il celebre 4-3-2-1, al servizio di Kakà e Seedorf nell'"albero di Natale".
Negli anni, maturando esperienza, si è particolarmente distinto per riuscire a schierare contemporaneamente tutti i giocatori di talento presenti in squadra, tenendo saldo l'equilibrio tattico. Anche nel Chelsea, partito con il 4-3-2-1, per sfruttare al meglio Lampard, decise di spostare largo il trequartista (nel modulo base) Malouda, permettendo così gli inserimenti centrali di Frank. A Parigi invece schierò, ad esempio, un 4-4-2.
E ora al Real si permette un 4-2-3-1 come quello di ieri sera che ha passeggiato comodamente sul Siviglia, schierando contemporaneamente Modric, Kroos, Ronaldo, Rodriguez, Bale e Benzema. Senza perdere equilibrio.
E' un allenatore con una marcia in più. Ora costruisce il modulo sui giocatori che ha a disposizione, e con l'esperienza è diventato infallibile e vincente. Alla faccia del perdente di successo, etichetta che gli venne affibbiata dopo due secondi posti alla Juventus.
Ha saputo cambiare e cambia continuamente, senza proclami e senza troppa pubblicità. In un angolo della foto ricordo dei vincitori, c'è sempre Ancelotti. Mai al centro della scena. E' la rivoluzione silenziosa di Carletto.

lunedì 24 marzo 2014

IL PIU' CLASSICO DEI CLASICOS

Immagine tratta da gazzetta.it
Spettacolo, polemiche, colpi da campione e sorprese. Il Clasico è da sempre La Partita in Spagna, attesa in patria e in tutto il mondo come uno degli eventi più importanti dell'annata calcistica. La sfida eterna, la rivalità mai sopita tra Barcellona e Real Madrid, rappresentanti in qualche modo delle due anime del Paese, non delude mai le attese, e anche in quest'occasione lo spettacolo è stato splendido per i tantissimi spettatori di tutto il globo.
Sorprese, dicevamo. Perché la vittoria del Barcellona, al termine di questo fantastico 4-3, è per diversi aspetti inattesa, visto il periodo difficile vissuto recentemente dagli uomini di Martino e, di contro, la brillantezza dei ragazzi di Ancelotti. Il Madrid arriva a giocarsi la sfida, in casa, da una posizione di assoluto vantaggio, con 4 punti in più dei rivali e la possibilità, in caso di successo, di escluderli definitivamente dalla corsa al titolo. Ma i blaugrana, che qualcuno definisce invecchiati, rilassati e soddisfatti dopo i tantissimi trionfi degli ultimi anni, nel momento della verità tirano fuori l'orgoglio e rispondono da campioni alla sfida dei blancos. La loro vittoria non è netta come accaduto in passato, le difficoltà degli ex "marziani" si vedono tutte, il Real con il suo pressing soprattutto all'inizio ha fatto passare brutti momenti alla retroguardia avversaria, e Mascherano ha giocato forse la sua peggior partita da centrale difensivo. Ne ha approfittato Benzema, inspiegabilmente in panchina all'andata, che ha segnato due reti da vero centravanti e ne ha sprecate almeno altre due ghiotte, dando al Real il primo e illusorio vantaggio. Conscio degli errori commessi nello scegliere la formazione all'andata (Ramos improbabile mediano e attacco "leggero" con Bale di punta), Ancelotti bilancia di più la squadra con Di Maria inserito in mediana con Modric e Xabi Alonso, e l'argentino lo ripaga con i due assist per le reti di Benzema. La sua strategia è chiara, ma ha un limite, perché se la prima linea del pressing viene saltata e il pallone arriva nella zona di Messi, per la retroguardia dei blancos sono dolori. A complicare tutto arriva poi la pessima giornata di Sergio Ramos, che a metà ripresa, con i suoi in vantaggio, stende in area Neymar lanciato a rete, ricevendo un rosso sacrosanto e lasciando in dieci fino a fine partita i suoi. Qui forse arriva l'unica pecca di Ancelotti, che toglie Benzema al posto di un Bale ancora una volta poco concreto, togliendo peso all'attacco ed esponendosi troppo agli attacci dei galvanizzati avversari.
Il confronto più atteso, quello tra i migliori giocatori del mondo, Messi e Cristiano Ronaldo, termina con la vittoria, netta e mai in discussione, del campione argentino. La Pulce, criticata anche lei per il recente periodo di scarsa forma e per voci e vicende esterne al campo, si riscopre campione al momento giusto, prendendosi di prepotenza la scena e ammutolendo ancora una volta il Bernabeu. Suo l'assist per il vantaggio di Iniesta, suo il pareggio a fine primo tempo dopo un errore non da lui in precedenza, suoi i due rigori nella ripresa che impattano e capovolgono definitivamente il risultato. Abile a farsi trovare pronto dai compagni, Messi sfrutta al massimo gli spazi che la difesa avversaria gli concede, agguanta Di Stefano in vetta ai migliori marcatori del Clasico, e da un messaggio a tutta la Liga: per il titolo lui e i suoi compagni ci sono ancora. Bene, o almeno meglio delle ultime uscite anche Neymar, che pur restando in involuzione gioca una discreta partita e soprattutto si procura il rigore con espulsione che indirizza di fatto la sfida. Le note dolenti per il Barça arrivano ancora dal reparto arretrato, con Mascherano come detto disastroso e tutta la linea difensiva impacciata e poco precisa contro il pressing feroce dei madrileni. Per una volta, però, i pregi dell'attacco sopperiscono ai difetti della difesa, e Martino si prende finalmente una rivincita dopo tante critiche e dopo esser stato definito inadatto alla panchina dei blaugrana.
In coda, non potevano mancare le solite polemiche contro l'arbitro. Ronaldo e compagni hanno attaccato pesantemente il signor Undiano Mallenco, reo di aver concesso due rigori dubbi ai blaugrana e di aver condizionato la gara con l'espulsione di Ramos. Di contro, il Barça replica evidenziando che il contatto tra Ronaldo e Dani Alves in occasione del rigore del 3-2 avviene nettamente fuori dalla linea dell'area. Anche questo, in fondo, fa parte dello spettacolo del Clasico.

sabato 25 agosto 2012

ANCORA UNA VOLTA, JUVENTUS-PARMA...

Immagine tratta da jcmassa.it
Nel corso degli anni è diventata quasi una classica del nostro calcio, una sfida che si è ripetuta decine di volte, spesso con in palio trofei o piazzamenti importanti, negli ultimi anni soprattutto come occasione di svolta, in positivo o in negativo, per un'intera stagione. Proprio come un anno fa, la prima partita di campionato della Juventus vedrà come avversario il Parma, rivale da sempre ostica per i bianconeri, che in passato sono stati protagonisti di sfide epiche con gli emiliani, che sono entrate nella storia del calcio italiano.
Che queste due squadre avessero un particolare feeling si è visto fin dalla prima sfida tra loro, nell'ormai lontano 1990: il 9 settembre di quell'anno, il neopromosso Parma di Scala esordisce in serie A al Tardini contro la nuova Juventus di Maifredi e Roberto Baggio. Dopo la rete del terzino Napoli, è proprio il "divin codino" a mettere la sua firma alla sfida, su rigore, mentre nel finale arriva anche il primo gol nella massima serie per i parmensi, sempre dal dischetto, con il bomber Alessandro Melli. La gara di ritorno è meno combattuta, la Juve si impone con un sonoro 5-0, ma a fine stagione a sorridere è il Parma, che finisce quinto e si qualifica alla Coppa U.E.F.A., una vera impresa per un'esordiente assoluta; i bianconeri invece arrivano settimi, nonostante le grandi premesse di inizio stagione sono fuori dall'Europa, e si avviano all'ennesima rifondazione.
La sfida tra le due squadre si ripete anche negli anni successivi, con il Parma che continua a dimostrarsi un avversario durissimo per i bianconeri, battuti per la prima volta nel 1993 per 2-1, con una doppietta di Osio per i ducali a ribaltare il vantaggio iniziale del solito Roby Baggio. Gli emiliani continuano a crescere come squadra, non sono più una sorpresa, e la loro sfida con la Juventus nella stagione 1994-95 assume un'altra dimensione: in palio ci sono Scudetto, Coppa Italia e Coppa U.E.F.A. I primi due trofei vengono vinti dalla squadra di Lippi, al suo primo anno a Torino, con Ravanelli grande protagonista e a segno 5 volte tra campionato e coppa; in Europa invece il successo arride al Parma di Scala, trascinato da Dino Baggio, un ex dal dente avvelenatissimo, che segna sia nella finale di andata che in quella di ritorno. Passano un paio di anni, ma le due squadre sono ancora protagoniste di grandi incontri con lo Scudetto in palio: nel 1996-97 gli emiliani hanno un nuovo allenatore, Carlo Ancelotti, e una punta emergente, Hernan Crespo, e contendono nuovamente il titolo alla squadra di Lippi. Un gol di Chiesa decide la gara d'andata al Tardini, e rende il Parma la vera rivale della Juve nella corsa al titolo, anche se i torinesi mantengono un buon vantaggio in classifica; al ritorno, un'autorete di Zidane illude il Parma, che con un successo riaprirebbe il campionato, poi un rigore contestato di Amoruso chiude la sfida in parità e consegna di fatto lo Scudetto ai bianconeri. Altri due anni, e nel 1999 la sfida tra Parma e Juve si rivela ancora importante, anche se stavolta non per la corsa-scudetto: già battuti al Tardini per 1-0, i bianconeri subiscono nella gara di ritorno la prima sconfitta casalinga contro gli emiliani, un pesante 2-4 con tripletta di Crespo, che segna l'ultimo gol di tacco. E' la fine del primo ciclo di Lippi, che al termine della gara rassegna le dimissioni.
Nella stagione 2000, lo scontro tra le due squadre è ancora una volta avvincente, e condizionato da grandi polemiche. Nella sfida di andata, la Juve del grande ex Ancelotti va in vantaggio, sfiora più volte il raddoppio ma non chiude la partita, subendo il pari di Crespo all'ultimo minuto e prolungando l'astinenza di vittorie contro i parmensi. L'incantesimo lo rompe Del Piero, a segno nella gara di ritorno a Torino, condizionata anche dall'arbitro, che annulla in maniera misteriosa il pareggio di Fabio Cannavaro; la stagione si chiude male per entrambe, con la Juve che perde il titolo all'ultima giornata nel pantano di Perugia, e il Parma che perde la Champions nello spareggio con l'Inter, deciso ancora una volta da Roberto Baggio. Anche nel 2002 il Parma sembra condizionare i bianconeri nella loro corsa verso il titolo: a poche giornate dalla fine, i bianconeri del rientrante Lippi cedono 1-0 al Tardini e sembrano tagliati fuori dalla vittoria; alla fine, lo scudetto arriverà nel rocambolesco 5 maggio 2002, ma il Parma darà un altro dispiacere ai bianconeri, strappandogli la Coppa Italia con un'altra vittoria casalinga, sempre per 1-0.
Nelle stagioni successive, complice la crisi societaria del Parma e il ridimensionamento della squadra emiliana, le sfide con i bianconeri perdono in parte questo grande fascino, e anzi molti protagonisti del grande Parma passano proprio alla Juventus: su tutti, il portierone Buffon e i difensori Thuram e Cannavaro, che vanno a costituire le colonne della formazione di Lippi prima e di Capello poi. Entrambe le formazioni conoscono la retrocessione in serie B, i bianconeri d'ufficio nel 2006, i gialloblu sul campo nel 2008, e subiscono un notevole ridimensionamento, ma le loro sfide in serie A rimangono comunque accese, soprattutto le ultime. Nel 2010-11, con i bianconeri teoricamente ancora in corsa per il titolo, il Parma si impone con un perentorio 1-4 a Torino, aprendo la prima crisi della squadra di Del Neri; grande protagonista un altro ex, Sebastian Giovinco, che segna una doppietta e deciderà anche la gara di ritorno con un suo gol. Arriviamo così ad un anno fa, all'esordio di campionato, con i bianconeri che inaugurano lo Juventus Stadium proprio contro il Parma. Stavolta il 4-1 è in favore della squadra di Conte, con Pirlo scatenato come uomo-assist, Del Piero in campo come capitano, e Giovinco a segno ancora una volta, stavolta su rigore e a partita già finita. Al ritorno, i bianconeri sono costretti sullo 0-0 al Tardini dalla squadra di Donadoni, in un'altra partita segnata dalle polemiche per alcuni rigori non concessi ad entrambe le squadre.
Oggi dunque si riparte, e ancora una volta si rinnoverà la sfida tra queste due squadre. Rispetto a un anno fa sono cambiate molte cose in casa bianconera: stavolta la Juve si presenta all'esordio stagionale da campione in carica, anche se per la prima volta dopo 19 stagioni non avrà con sé il capitano Del Piero, che ha lasciato la squadra; a sostituirlo ci proverà proprio Giovinco, che dal Parma è tornato a Torino per dimostrare finalmente di essere un grande giocatore e affermarsi anche in Europa. Prepariamoci ad un'altra sfida avvincente, perché anche se in palio non ci sono più scudetti e trofei, Juve-Parma mantiene sempre il suo grande fascino e la sua storia importante.

lunedì 11 giugno 2012

La rivincita degli ex “avvelenati”


foto tratta da sportzoom.it

La potenza economica è fondamentale ma di vitale importanza è saper gestire al meglio l’immenso capitale che si ha a disposizione.
Quello che a Londra, sponda Chelsea, non hanno ancora capito e che a Manchester, sponda City, hanno capito giusto in tempo è usare i milioni con intelligenza.
Parigi sarà anche la città dell’amore, ma il PSG riesce a controllare bene le emozioni.
Prende uno che di mestiere fa il dirigente. Leonardo.
Cari Galliani e Moratti, il suo mondo è dietro la scrivania e non a guidare una squadra di calcio dalla panchina.
L’ingente liquidità messagli a disposizione dagli sceicchi la valuta e la studia.
Cosa fa? Inizia dalle fondamenta.
Cambia allenatore alla prima opportunità.
Prende chi in quel momento è si, l’allenatore libero sul mercato ma anche chi può iniziare partendo dal nulla a gestire una squadra media, farla crescere, accettare i campioni e gestirne molti contemporaneamente. Carlo Ancelotti.
Poi? Inizia a comprare.
E dove se non dal campionato che conosce più di tutti, dalle squadre di cui conosce tutto ( Milan ) o quasi   ( Inter ), un campionato che si appresta ad un periodo di vacche magre. E puntare giocatori che conosce, visti crescere o scoperti negli stadi brasilani.
Affida la porta a Sirigu, portiere di casa nostra dalle prospettive interessanti.
Le chiavi del centrocampo all’italo – brasiliano Thiago Motta, metronomo dell’Inter fino a gennaio.
Puntella gli altri reparti con acquisti mirati.
Prova l’assalto a Pato, riuscito e quasi concluso a Gennaio.
Si butta a capofitto su Lavezzi, lo scugnizzo ormai triste di Napoli. E lo porta sotto la Torre Eiffel.
Ora chiude la difesa con il difensore più forte del mondo, Thiago Silva.
Adesso si parla di un altro illustre ingresso in società. Paolo Maldini, un’altra leggenda made Milanello.
Addirittura pare abbia spinto il difensore verdeoro ad accettare la soluzione transalpina.
Prossimi appuntamenti: un viaggio in Spagna per convincere il Real e Kakà e un’altra puntata a Milanello. Ibra o Pato?



Proverbio arabo:" non bastano tutti i cammelli del deserto per comprarti un amico".