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domenica 15 giugno 2014

PAGELLE MONDIALI - TERZA PUNTATA

Immagine tratta da abc.net.au
Terza giornata di questi Mondiali brasiliani, e oltre al tanto atteso esordio dei nostri azzurri si sono giocate le partite del gruppo C, Colombia-Grecia nel pomeriggio e Costa d'Avorio-Giappone nella notte, e l'altra sfida del nostro girone tra Uruguay e Costa Rica. Vediamo i nostri giudizi su queste tre sfide.
COLOMBIA - GRECIA 3-0
Qui Colombia: Se qualcuno indicava i ragazzi di Pekerman tra le possibili sorprese del torneo, un motivo in effetti c'è. Nonostante l'assenza del bomber Falcao, i "cafeteros" si mangiano in un sol boccone la Grecia, mostrando solidità in difesa e un centrocampo tecnico, capace con le accelerazioni degli esterni di spaccare la partita. Migliore in campo per distacco James Rodriguez, autore del gol conclusivo a coronare una splendida sfida, mentre è dura trovare un peggiore. Forse Zuniga ha giocato sotto le attese, ma il terzino è reduce da un lungo infortunio, che giustifica la sua forma fisica precaria.
Qui Grecia: Non è stato un esordio memorabile per la squadra di Fernando Santos, nettamente sconfitta nel risultato e nel gioco dai sudamericani. La tattica difensiva è saltata presto per il gol subito a freddo, e così sono venute fuori la pochezza di un centrocampo lento e un attacco troppo leggero per pungere. Tra i pochi a salvarsi il difensore Torosidis, volenteroso in spinta e in copertura sulla fascia destra, mentre si è distinto in negativo Gekas, che ha sprecato una clamorosa palla gol che avrebbe potuto cambiare completamente l'esito della sfida.
Curiosità: Oggi sono scesi in campo il secondo e il terzo giocatore più anziano della competizione, vale a dire il trentottenne colombiano Yepes e il trentasettenne greco Karagounis. Curiosamente, la palma di "nonno" tra i convocati di questi Mondiali spetta ad un altro colombiano, il portiere Mondragon, classe 1971.
URUGUAY - COSTA RICA 1-3
Qui Uruguay: No Suarez no party. Tabarez ripresenta quasi gli stessi uomini che quattro anni fa lo portarono ad un incredibile quarto posto Mondiale, ma paga terribilmente l'assenza del "pistolero" del Liverpool. Squadra quadrata e solida come sempre nel primo tempo, clamorosamente disordinata e priva di idee nella ripresa, quando la situazione si è improvvisamente capovolta. Unica luce nel buio Cavani, che segna il gol dei suoi e cerca da solo di dare la scossa nel momento più difficile. Peggiore su tutti Stuani, schierato fuori ruolo a destra, lui che è una punta, letteralmente un pesce fuor d'acqua.
Qui Costa Rica: Il giorno del sorteggio, tutti pensavano di aver trovato la squadra materasso del girone. Invece i ragazzi di Pinto hanno dimostrato di potersela giocare con tutti, sono in gran forma e vanno in campo a mente libera. Non proprio irreprensibili in difesa, i centramericani hanno mostrato un atletismo dominante, buone individualità e una velocità letale nei contropiede che hanno ribaltato il risultato. Fondamentale la partita del baby fenomeno Joel Campbell, autore del pari e maturo per un grande club europeo, meno bene il compagno di reparto Bryan Ruiz, che paga l'emozione e una posizione troppo esterna per essere pericoloso.
Curiosità: L'esordio nel Mondiale porta fortuna alla Costa Rica, che ha vinto tre volte su quattro nella partita iniziale del torneo. Nel 1990 i centramericani batterono 1-0 la Scozia, nel 2002 superarono 2-0 la Cina. Solo nel 2006 furono battuti, per 4-2, dai padroni di casa della Germania.
COSTA D'AVORIO - GIAPPONE  2-1
Qui Costa d'Avorio: Un'ora di dominio ma con poche idee per i giovani "elefanti" di Lamouchi, poi il vecchio capobranco si alza dalla panchina e cambia la musica. Infilati alla prima occasione dai nipponici, gli africani hanno tenuto il controllo del match senza mai rendersi davvero pericolosi, almeno fino all'ingresso di Drogba, che ha aperto la difesa avversaria con la sua presenza, Merita una citazione il terzino Aurier, autore degli assist per entrambi i gol, poco o nulla invece da Kalou, in evidente calo dopo ottime stagioni e mai nel match.
Qui Giappone: L'organizzazione tattica ha fatto la differenza per un tempo, poi il peso offensivo degli avversari ha mandato in tilt gli uomini di Zaccheroni. Davanti c'è una buona dose di talento, dietro gli asiatici ballano troppo, e con Drogba in campo hanno concesso spazi letali agli ivoriani. Brilla la stella di Honda, che sembra il fratello forte di quello visto al Milan, con un gol e tante buone giocate. Male il centrale Morishige, anticipato secco su entrambe le reti subite, e poco sicuro in generale.
Curiosità: Al terzo tentativo, la Costa d'Avorio riesce finalmente ad esordire in un Mondiale con una vittoria. Nel 2006 gli "elefanti" erano stati sconfitti 2-1 dall'Argentina, nel 2010 il Portogallo li aveva bloccati sullo 0-0.

lunedì 1 luglio 2013

CONFEDERATIONS CUP 2013: PAGELLE DECIMA GIORNATA

Immagine tratta da calcioblog.it
Si chiude con le due finali per terzo e primo posto questa Confederations Cup, anteprima dei Mondiali del prossimo anno. Diamo ancora una volta i voti ai nostri azzurri nella "finalina" contro l'Uruguay e ovviamente non dimentichiamo la sfida decisiva del torneo tra Spagna e Brasile.
ITALIA
Buffon: Non sembra esplosivo sulla punizione di Cavani, ma si riscatta prima con un gran intervento di piede su Forlan e poi neutralizzando tre rigori, alla faccia di chi diceva che non sapeva pararli. Voto 6,5.
Maggio: "Retrocesso" ancora una volta a terzino, torna a faticare. Sbaglia il disimpegno sul primo gol uruguaiano e non spinge quanto potrebbe sulle fasce nonostante un Forlan abulico. Voto 5,5.
Astori: Alla prima presenza in Confederations si toglie lo sfizio di buttare dentro il pallone del vantaggio. Gara attenta e solida del centrale del Cagliari, esce con i crampi nel supplementare. Voto 6.
Bonucci: Il rigore sbagliato contro la Spagna sembra pesare ancora su di lui. Entra a freddo ma non sembra concentrato, facendosi infilare da alcune pericolose verticalizzazioni avversarie. Voto 5,5.
Chiellini: Partita di grinta e sostanza, fa a sportellate dal primo all'ultimo minuto con Suarez, rischiando anche il rigore. Sbaglia anche sul primo gol di Cavani non facendo il fuorigioco. Voto 6.
De Sciglio: Peccato per il rigore sbagliato, perché il ragazzino gioca una partita ordinata e di ottima personalità. Spinge molto sulla sua fascia dal primo all'ultimo minuto, come un veterano. Voto 6,5.
De Rossi: Dimentica problemi fisici e stanchezza, lotta e corre in mezzo al campo finché le forze lo sostengono. Esce stremato, ma altra prestazione positiva dopo quella contro la Spagna. Voto 6,5.
Aquilani: Entra e cerca di aiutare Montolivo nel gestire la palla, oltre a sacrificarsi molto in fase difensivo. Rischia un po' trattenendo Godin in area, segna bene il primo rigore della serie. Voto 6.
Montolivo (il peggiore): Responsabilizzato ancora dall'assenza di Pirlo, continua a non convincere del tutto. Non da il giusto cambio di passo a centrocampo, mentre sull'espulsione ha responsabilità relative. Voto 5,5.
Candreva: Più indietro rispetto alle altre gare e poi centrale d'emergenza nei supplementari, gioca ancora una buona partita. Lascia meno il segno in attacco, anche se quando accelera si fa sentire. Voto 6,5.
Diamanti (il migliore): Il suo sinistro è una vera disgrazia per l'Uruguay. Propizia il gol del vantaggio con un a punizione velenosa, segna nel secondo tempo con una pennellata nell'angolo. Forse meritava più spazio. Voto 7.
Giaccherini: Entra anche se non sembra al massimo, cerca di dare una mano ai compagni stanchi e chiude la sua ottima Confederations segnando bene il rigore. Voto 6.
El Shaarawy: Schierato dopo tante voci e dubbi, parte piano e commette qualche imprecisione, poi cresce e riesce a lasciare il segno risultando il più pericoloso nel finale di gara. Segna con freddezza il suo rigore. Voto 6.
Gilardino: Cerca di fare gioco di sponda e di aprire varchi per l'inserimento dei compagni, guadagnando punizioni con esperienza. A parte questo, non è mai pericoloso e gli avversari lo tengono con facilità. Voto 5,5.
Prandelli: Torna al modulo precedente, combatte con assenze e stanchezza e ottiene un bel terzo posto. Concede spazio ad alcune riserve ottenendo risposte più positive che negative, forse poteva dare una chance anche a Cerci e al secondo portiere. Confederations istruttiva per i prossimi Mondiali. Voto 6,5.
URUGUAY
Tattica: Rispetto alla sfida contro il Brasile, Tabarez cambia un solo uomo e mantiene modulo e idea di gioco: squadra corta e solida in difesa, pronta a ripartire in contropiede. Tradito da Suarez e soprattutto Forlan, forse l'Uruguay poteva approfittare di più della stanchezza degli azzurri e dell'uomo in più nel finale.
Il migliore: Aveva iniziato il torneo in sordina, lo finisce alla grande con una doppietta. Cavani torna Matador e si migliora ancora rispetto alla sfida con il Brasile segnando due volte, più una terza annullata per giusto fuorigioco. Perderlo potrebbe essere un vero peccato per il nostro campionato. Voto 7,5.
Il peggiore: Doveva riscattarsi dopo la brutta prestazione contro il Brasile, invece Forlan conferma di non essere lo stesso di qualche anno fa. Corre molto ma si rende pericoloso solo una volta in tutta la partita, inoltre sbaglia nuovamente un rigore come nella sfida precedente. In decisa involuzione. Voto 5.
Curiosità: L'Italia riesce a sfatare un tabù e vince per la prima volta una sfida ai rigori contro una squadra sudamericana. I due precedenti sono purtroppo sconfitte molto dolorose: la prima nella Semifinale del Mondiale 1990 contro l'Argentina, la seconda nella Finale del Mondiale 1994 contro il Brasile.
BRASILE
Tattica: Scolari conferma ancora una volta gli 11 a cui ha sempre dato fiducia e vince la partita fin da subito,  pressando in modo feroce la Spagna e dando sempre grande velocità alla manovra. Cosa fondamentale, il Brasile sblocca subito la gara, cosa non riuscita all'Italia, controllando di fatto il match dall'inizio alla fine.
Il migliore: La Confederations doveva essere il suo trampolino di lancio tra i grandi, e così è stato. Fred segna due gol ma Neymar è il protagonista della gara e di gran lunga il miglior giocatore del torneo. Un gol fantastico e tanta classe, con giocate da vero fenomeno. Se solo si tuffasse un po' di meno...Voto 7,5.
Il peggiore: Non è semplice trovare una nota negativa in una prestazione quasi perfetta come quella del Brasile. Si può forse fare un appunto a Marcelo, che spinge e gioca bene sulla fascia, ma a volte sembra troppo nervoso e poi regala alla Spagna il rigore che potrebbe riaprire la sfida con eccessiva ingenuità. Voto 5,5.
SPAGNA
Tattica: Nonostante i 120 minuti giocati contro l'Italia e qualche giocatore poco convincente, Del Bosque cambia solo Villa con Mata e prova a giocarsela. I suoi sono stanchi, in più il gol subito a freddo e l'atmosfera avversa del Maracanà fanno il resto. Questa volta ha vinto il Brasile, tra un anno nel Mondiale si vedrà.
Il migliore: Nella disfatta spagnola spicca per l'ennesima volta la prestazione di Iniesta, uno dei pochissimi a salvarsi tra i suoi. Nel primo tempo cerca di dare una scossa ai compagni e a riportarli in carreggiata, poi si adegua al grigiore dei compagni e sparisce di fatto dal campo come tutta la Spagna. Voto 6.
Il peggiore: La difesa iberica è stata un vero e proprio colabrodo, e c'è l'imbarazzo della scelta nello scegliere il peggiore. Diciamo che l'espulsione fa pendere l'ago della bilancia verso Piqué, già fuori posizione sul primo gol di Fred e costantemente in difficoltà contro i veloci e aggressivi attaccanti brasiliani. Voto 4.
Curiosità: Per la prima volta dalla creazione di questo trofeo, una squadra europea viene sconfitta in finale. Nei precedenti, tre vittorie su tre con la Danimarca nel 1995 e la Francia nel 2001 e 2003. Proprio la Francia è stata anche l'ultima squadra a trionfare in casa prima del Brasile (1-0 al Camerun nel 2003).

giovedì 27 giugno 2013

CONFEDERATIONS CUP 2013: PAGELLE OTTAVA GIORNATA

Immagine tratta da kazzdetroit.wordpress.com
Si è disputata ieri la prima delle due semifinali, quella che ha visto di fronte i padroni di casa del Brasile e i loro storici rivali dell'Uruguay. Ecco la nostra opinione sulla partita e sui migliori e peggiori in campo dei due schieramenti.
BRASILE
Tattica: Squadra e tattica vincenti non si cambiano, e allora Scolari punta ancora sugli stessi undici delle tre partite precedenti e sul suo modulo offensivo. Soffre più del previsto con una difesa clamorosamente imprecisa, ma grazie ad un ritrovato Julio Cesar e a un Paulinho super ispirato strappa la qualificazione alla finale.
I migliori:
-Il lancio che porta alla rete del vantaggio e il colpo di testa che vale la vittoria. Si riassume in queste due giocate la serata di grazia di Paulinho, che torna dopo un infortunio e sfodera una prestazione straordinaria. Talento e qualità per tutta la partita, un vero peccato non vederlo in Italia come speravamo. Voto 7,5.
-Lo avevano dato per vecchio e per finito, ma Julio Cesar ha dimostrato di avere più vite come i gatti. E sembra proprio un felino quando vola a respingere il rigore di Forlan che poteva cambiare la sua sfida. Tornato titolare con pieno merito della Seleçao, vuole arrivare al Mondiale da protagonista. Voto 7.
-Per una volta non riesce a segnare, ma il pericolo numero 1 per la difesa uruguaiana è sempre lui, Neymar. Svaria su tutto il fronte d'attacco, è decisivo sul gol del vantaggio e mette sulla testa di Paulinho il pallone della vittoria. Unico neo, i troppi tuffi appena viene toccato: come lo tratteranno difensori e arbitri europei? Voto 7.
I peggiori:
-Se nelle precedenti occasioni aveva sorpreso per l'incredibile concentrazione e la solidità in difesa, stavolta David Luiz si rivela l'anello debole della squadra carioca. Condizionato dal naso fratturato, procura il rigore e non riesce a dare mai sicurezza al reparto, soffrendo le accelerazioni delle punte avversarie. Voto 5.
-Sembra quasi incredibile, ma per una volta anche Thiago Silva finisce dietro la lavagna dei cattivi. Solitamente preciso e impeccabile, stavolta il capitano verdeoro appare quasi spaesato, va in difficoltà già nel primo tempo, e nella ripresa combina la frittata consentendo a Cavani di pareggiare. Irriconoscibile. Voto 5.
-Dal soprannome è colui che dovrebbe spaccare in due le difese, invece Hulk finisce per essere praticamente inoffensivo. Evidentemente a disagio nel modulo di Scolari, si vede poco e quando lo fa non riesce a concretizzare. Con la sua sostituzione le cose migliorano per il Brasile, sarà un caso? Voto 5.
URUGUAY
Tattica: Contro un'avversaria che fa del possesso palla la sua arma vincente, Tabarez propone una formazione molto coperta, che attende e poi prova a far male ripartendo in contropiede. L'Uruguay gioca una buona partita, ma ha il demerito di sprecare alcune occasioni importanti che potevano cambiare la sfida.
I migliori:
-Anche in questa partita non sembrava nelle sue migliori condizioni, poi finalmente Cavani ha trovato il modo di lasciare il segno realizzando il gol del momentaneo pareggio. E' il più pericoloso della linea avanzata e si rende pericoloso anche in altre occasioni, tornando finalmente il Matador visto a Napoli. Voto 7.
-Contro uno degli attacchi più forti del torneo, Godin sfodera una bella prestazione, fatta di tanta solidità, fatica e qualche bella chiusura. Arcigno e duro, riesce a limitare al massimo Fred, tenendo saldo il reparto in coppia con il capitano Lugano. Sul gol subito alla fine le responsabilità non sono certo sue. Voto 6,5.
-Oltre che nella Lazio, adesso Alvaro Gonzalez sta diventando un elemento sempre più importante anche nella sua Nazionale. Schierato nel centrocampo a tre, fa un gran lavoro insieme ai compagni di reparto e ingaggia una personale battaglia con Neymar, che gli manda persino un bacio di scherno. Voto 6,5.
I peggiori:
-Probabilmente questa notte avrà rivisto nei suoi incubi quel rigore sbagliato che poteva cambiare la partita. Forlan per una volta è l'uomo in meno dei suoi, e aggiunge al suo errore dal dischetto una prestazione piuttosto incolore, non riuscendo mai ad essere pericoloso in attacco. Gara da dimenticare per lui. Voto 5.
-Il gol della vittoria brasiliana rimarrà a lungo sulla coscienza di Caceres, che si lascia scappare l'avversario con enorme ingenuità. In generale non è una bella partita quella del difensore juventino, che soffre molto le avanzate di Marcelo e non riesce mai a spingere con continuità sulla sua fascia. Voto 5,5.
-E' vero che il lavoro di copertura che è costretto a fare insieme a Cavani è estenuante, però Suarez non riesce mai a lasciare un segno sulla partita. Poco propositivo, sotto porta sembra sempre perdere lucidità e quando ha l'occasione giusta si fa fermare da Julio Cesar. Voto 5,5.
Curiosità: Ricorreva ieri il decennale della scomparsa di Marc Vivien Foé, centrocampista camerunense deceduto ad appena 28 anni per un arresto cardiaco. Curiosamente la sua morte era avvenuta proprio durante una semifinale di Confederations Cup, quella tra il suo Camerun e la Colombia, nel 2003.

lunedì 24 giugno 2013

CONFEDERATIONS CUP 2013: PAGELLE SETTIMA GIORNATA

Immagine tratta da sport.sky.it
Con gli incontri tra Spagna e Nigeria e tra Uruguay e Tahiti si chiude ufficialmente la prima fase di questa Confederations Cup e vengono definite le semifinali: la prima sarà tutta sudamericana tra Brasile e Uruguay, la seconda vedrà i nostri azzurri di fronte alla Spagna. Vediamo qual è il nostro giudizio su queste ultime partite del gruppo B.
SPAGNA
Tattica: Dopo la passeggiata con robusto turnover contro Tahiti, Del Bosque ripropone la formazione che considera quella titolare, cambiando solo il portiere. Non convince molto la fiducia a Soldado, ma nel complesso la Spagna soffre poco e chiude con autorità questo primo girone e si prepara al match contro gli azzurri.
Il migliore: Si gioca a lungo la palma del migliore con Sua Maestà Iniesta, e alla fine il secondo gol personale consegna la vittoria a Jordi Alba. Irresistibile a sinistra, fa l'ala più che il terzino a tratti, e taglia con facilità la difesa nigeriana. Una doppietta prestigiosa e una conferma a livelli sempre più alti. Voto 7,5.
Il peggiore: Con l'Uruguay era andato a segno giocando bene, stavolta Soldado stecca clamorosamente la sua occasione. Preferito a due bomber come Torres e Villa, forse soffre troppo la pressione e fallisce almeno due gol, abbattendosi sempre di più nel corso della gara e rassegnandosi probabilmente alla panchina. Voto 5.
NIGERIA
Tattica: Il tecnico Keshi dice di credere nei miracoli, così non cambia modulo e prova a giocarsela contro i quotati spagnoli. Le fasce funzionano meglio ma l'attacco è troppo leggero e impreciso, inoltre la difesa si rivela perforabile e poco attenta sui fuorigioco. Africani eliminati, ma con buoni prospetti per il futuro.
Il migliore: Al cospetto di due signori come Xavi e Iniesta, Mba non mostra nessun timore e gioca una partita di grande personalità. Riesce a farsi vedere più volte nel primo tempo, soprattutto con percussioni centrali, poi cede la stanchezza e lascia il campo, ma lo fa a testa alta. Voto 6,5.
Il peggiore: I compagni lottano e cercano di creare qualcosa, ma Ideye Brown fa di tutto per mandare all'aria i loro sforzi. Terribilmente impreciso e indeciso nel momento decisivo, vanifica i suoi movimenti tenendo sempre il pallone un attimo di troppo e facendosi recuperare dagli avversari. Voto 5.
Curiosità: Con la rete di oggi, Fernando Torres diventa il terzo miglior marcatore di sempre nella storia della Confederations Cup con 8 reti, una in meno del brasiliano Ronaldinho e del messicano Blanco. Per lui cinque gol in questa competizione e tre nella precedente, tutte contro la Nuova Zelanda.
URUGUAY
Tattica: Mancava solo l'aritmetica alla qualificazione, così Tabarez opta per un turnover massiccio e risparmia i suoi titolari in vista del durissimo incrocio col Brasile. Partita facile ma che lascia qualche strascico, come la prova opaca di Ramirez e il mancato utilizzo di Cavani: ritrovare il gol non avrebbe giovato al centravanti?
Il migliore: Un paio di stagioni fa sembrava un fenomeno pronto ad esplodere, poi infortuni e brutte prestazioni lo hanno limitato. Oggi Abel Hernandez torna prepotentemente alla ribalta, segnando quattro reti e mettendo in mostra tutto il repertorio di un attaccante. Il futuro può essere ancora suo. Voto 8.
Il peggiore: L'avversario è il più morbido del girone, eppure Scotti riesce nell'impresa di lasciare il segno in negativo in pochi minuti. Prima si fa parare un rigore dal portiere tahitiano, poi rimedia un'espulsione ingenua e più che evitabile lasciando i suoi in 10 per tutto il secondo tempo. Davvero una pessima serata per lui. Voto 4,5.
TAHITI
Tattica: Al terzo e ultimo incontro di quello che è stato un vero e proprio sogno, il tecnico di Tahiti mantiene il suo modulo difensivo e sceglie il terzo portiere in tre incontri. La sconfitta arriva, ed è ancora una volta molto pesante, ma gli applausi e l'affetto del pubblico sono tutti per gli isolani, vera favola del torneo.
Il migliore: Raccoglie otto palloni in fondo al sacco, eppure Meriel probabilmente esce dal campo più soddisfatto di tutti. Non ha grandi colpe sulle reti subite, grandi invece sono i suoi meriti sul rigore parato a Scotti, anche se rischia di trasformare il gesto in una clamorosa e a quel punto immeritata autorete. Voto 6,5.
Il peggiore: Già contro la Spagna si era meritato la poco onorevole palma di peggiore in campo. Ludivion non riesce a far meglio contro l'Uruguay, anzi fa anche peggio aggiungendo ai tanti errori tecnici e di piazzamento un'espulsione che gli fa chiudere in modo pessimo questa Confederations Cup. Voto 4.
Curiosità: Oltre che per i gol subiti, Tahiti sarà ricordata anche per un altro curioso primato: dei 23 giocatori in rosa, quattro sono parenti. Si tratta dei fratelli Jonathan, Alvin e Lorenzo Tehau e del loro cugino Teaonui Tehau. Dei quattro, Jonathan è stato l'unico sempre titolare, mentre Teaonui ha giocato meno di tutti, circa 40 minuti.

venerdì 21 giugno 2013

CONFEDERATIONS CUP 2013: PAGELLE QUINTA GIORNATA

Immagine tratta da cronacaoggi.it
Si completa anche la seconda giornata del gruppo B, con la sfida tra i campioni spagnoli e i modesti tahitiani e il match ben più combattuto tra Nigeria e Uruguay. Questo è il nostro giudizio.
SPAGNA
Tattica: In vista di impegni ben più difficili, il tecnico Del Bosque decide di rivoluzionare la squadra inserendo 10 "riserve", anche se la formazione schierata farebbe ugualmente paura a molti. Partita facile facile, occasione buona per questi giocatori per mettersi in mostra e cercare di stravolgere le gerarchie.
Il migliore: Un poker per riscattare qualche annata troppo altalenante e con più ombre che luci. Fernando Torres torna il mattatore di qualche anno fa, facendo a fette con irrisoria facilità la difesa avversaria e mostrando che il fiuto del gol non l'ha perso. Mezzo voto in meno per il rigore sbagliato. Voto 7,5.
Il peggiore: Difficile indicare un peggiore in campo dopo una partita vinta 10 a 0. Diciamo che ci si aspettava qualcosa in più da Cazorla, reduce da una bella stagione nell'Arsenal. L'esterno spagnolo si limita al compitino senza mai eccellere e prende anche un giallo evitabile per proteste. Fa il compitino e nulla più. Voto 6.
TAHITI
Tattica: Contro i Campioni del Mondo e d'Europa in carica, il tecnico Etaeta ripropone una difesa a cinque e una sola punta, puntando a prenderne il meno possibile. Fare fuorigioco a metà campo si rivela un vero e proprio suicidio, ma nonostante la goleada subita la sua squadra riceve applausi e simpatia dal Maracanà.
Il migliore: Se proprio dobbiamo salvare qualcuno nella disastrosa prova dei tahitiani, indichiamo il giocatore con maggior tasso tecnico, ovvero Vahirua. E' l'unico che prova a creare qualcosa e ad inventare per i compagni, ma non trova assistenza e finisce per sparire nel secondo tempo. Voto 6.
Il peggiore: Tutta la linea difensiva si è dimostrata ancora una volta imbarazzante, e più di tutti ci è sembrato in difficoltà Ludivion. Impreciso oltre misura sull'uso del fuorigioco, saltato spesso e con facilità irrisoria dagli attaccanti spagnoli, non ricorderà questa partita come la migliore della sua carriera. Voto 4,5.
Curiosità: La partita di oggi entra di diritto nella storia della Confederations Cup, perché fa registrare il maggior scarto tra due squadre e contemporaneamente eguaglia il record di gol segnati in una singola partita, realizzato da Brasile e Arabia Saudita nelle semifinali del 1999 (8-2 in favore dei carioca).
URUGUAY
Tattica: Dopo la sconfitta contro la Spagna all'esordio, Tabarez decide di cambiare modulo, schiera la difesa a 3 e inserisce Forlan aumentando il peso offensivo della squadra. Soffre un po' la corsa dei nigeriani, e gli avanti non rendono come vorrebbe, ma alla fine ottiene una vittoria meritata che vale di fatto la semifinale.
Il migliore: Nel giorno della sua centesima partita in Nazionale, Forlan si rivela l'uomo decisivo realizzando il gol che di fatto qualifica l'Uruguay al turno successivo. A questo unisce una prestazione fatta di movimento e grande presenza in attacco ma anche in fase di copertura. Passano gli anni, la classe resta. Voto 7.
Il peggiore: A vederlo in campo, sembra che sia rimasto a Napoli e abbia mandato in Brasile il gemello scarso. Cavani non riesce proprio a sbloccarsi in questa Confederations, fallisce gol che in altri contesti segnerebbe ad occhi chiusi, e in generale appare nervoso e poco sicuro. Irriconoscibile. Voto 5.
NIGERIA
Tattica: Rispetto alla sfida facile con Tahiti, mister Keshi mantiene lo stesso modulo con due esterni offensivi e un centrocampo a tre, cambiando solo alcuni uomini. La sua squadra però pecca tremendamente di qualità in mezzo al campo e in attacco fatica a rendersi pericolosa contro la solida difesa uruguaiana.
Il migliore: Il gol e tanto altro al servizio della squadra. John Obi Mikel non porta il numero 10 per caso, anche se la tecnica non è quella di un fantasista di sicuro è il giocatore di maggior talento tra gli africani. Lotta e cerca di costruire le azioni pericolose della sua formazione, ma non trova il giusto sostegno. Voto 6,5.
Il peggiore: Già con la modesta Tahiti aveva mostrato qualche limite, contro l'Uruguay è stato il giocatore più in difficoltà. Ambrose non è mai a suo agio, soffre terribilmente la presenza di Forlan e Rodriguez dalle sue parti e non riesce mai a coprire in modo adeguato, rivelandosi l'anello debole della difesa. Voto 5.
Curiosità: La rete realizzata contro l'Uruguay è una vera e propria rarità per John Obi Mikel, che non ha mai avuto il vizio del gol. Pensate che in Nazionale è appena il quarto in 50 partite, mentre nel Chelsea non ha mai segnato in campionato, limitandosi a due segnature in FA Cup nel lontano 2006-07.

martedì 16 ottobre 2012

40 ANNI DOPO: LA PARTITA MAI GIOCATA

Immagine tratta da gazzetta.it
Ci sono occasioni in cui lo sport può assumere un ruolo marginale, come uno spunto per dare inizio al racconto di storie straordinarie, fuori dal comune, che non possono essere dimenticate. In questo caso, il nostro racconto inizia con una partita di rugby che si è disputata un paio di giorni fa, per celebrare una sfida che si sarebbe dovuta giocare esattamente 40 anni fa, e invece non si giocò mai. I nomi Old Christians Club e Old Grangonian Club (i due team in campo, rispettivamente uruguaiano e cileno) probabilmente dicono poco o nulla a moltissimi lettori, così come quelli di alcuni di questi giocatori ormai invecchiati, come Roberto Canessa, Nando Parrado, Carlitos Paez. Loro, con tanti altri compagni, dovevano scendere in campo a Santiago il 14 ottobre del 1972, ma il destino si pose crudelmente sulla loro strada, sottoponendoli ad una prova terribile.
Il giorno prima della gara, l'aereo su cui erano in viaggio precipita sulle Ande per un errore di calcolo dei piloti, che sbagliano la rotta e non riescono ad evitare l'urto con le montagne. L'impatto è terribile, il velivolo carico di giovani atleti, con alcuni parenti e membri dello staff, si schianta violentemente nella neve. Alcuni muoiono sul colpo, altri poche ore dopo per le ferite riportate, tutti sono terrorizzati e non hanno idea di dove si trovano e di cosa possono fare per sopravvivere. Le ricerche delle autorità sono inutili, i resti dell'aereo bianco si confondono con la neve, e dopo dieci giorni tutti vengono dichiarati ufficialmente morti. Nel momento di massima disperazione, il primo a decidere di non mollare è Nando Parrado, che poco prima dello schianto aveva cambiato posto con un compagno, salvandosi la vita in modo incredibile. E' lui il primo a dare la scossa, insieme a Roberto Canessa e a quelli che riescono a mantenere intatta la voglia di lottare, di non arrendersi alle avversità, di sopravvivere. Ricavano tutto quello che possono dalla carcassa dell'aereo, creano ripari per scaldarsi e combattere il freddo, occhiali contro il riverbero, con metodi ingegnosi distillano acqua pulita dalla neve per riuscire a dissetarsi. A corto di cibo e ormai stremati, infine, compiono un gesto estremo: pur di restare vivi, scelgono di trarre nutrimento dai corpi di compagni e amici deceduti, una decisione terribile dettata dalla drammaticità del momento e da un enorme istinto di sopravvivenza.
Due mesi dopo lo schianto, prostrati dal freddo e dalla denutrizione, Parrado e Canessa decidono con i compagni di tentare il tutto per tutto, e basandosi sulle poche informazioni che hanno organizzano una spedizione per scendere a valle e cercare aiuto. Proprio loro due sono designati a compiere l'estremo tentativo, e si lanciano in una terribile marcia tra la neve e le rocce, che dura dieci giorni ma sembra eterna. Arrivati in qualche modo a valle, e quasi al limite delle proprie forze, vengono visti finalmente da un mandriano cileno, che riesce a scoprire la loro storia e finalmente li porta in salvo. Il giorno dopo, sotto la guida di Parrado, due elicotteri militari cileni arrivano sul luogo del disastro e portano in salvo anche gli ultimi superstiti. Erano partiti in 40, in 16 riescono a tornare a casa, debilitati ma felici.
Questa storia incredibile è entrata ormai nell'immaginario collettivo come uno dei più incredibili casi di sopravvivenza in condizioni disperate, anzi estreme. La vicenda di quei ragazzi, alcuni dei quali non avevano nemmeno compiuto vent'anni, ha dato origine a libri, film, documentari, e si è scritto davvero tanto sulla loro incredibile forza di volontà, e sulla terribile scelta di ricorrere alla carne dei propri compagni morti pur di sopravvivere. Parrado, Canessa e tutti gli altri superstiti si sono recati più volte sui luoghi dello schianto, celebrando messe in onore delle vittime e costruendo un monumento funebre con i resti dell'aereo. Il 14 ottobre, come detto, sono scesi in campo a Santiago insieme agli altri reduci di quel tremendo giorno di 40 anni fa. Molti di loro sono diventati padri, forse anche nonni, hanno i capelli bianchi e non sono più gli atleti di un tempo, ma l'entusiasmo e la voglia di giocare brillava ancora chiaramente nei loro occhi. Scendere in campo in quest'occasione è stata l'ennesima dimostrazione della loro gioia di vivere, della determinazione con cui hanno sempre affrontato la vita dopo quella terribile disavventura. Al di la' di ogni moralismo e di tutte le dietrologie sulle loro scelte in quei terribili giorni, la loro lezione di vita rimarrà sempre indelebile nella memoria di tutti.

giovedì 2 agosto 2012

PUNTO OLIMPICO N. 5

Immagine tratta da tafter.it
Eccoci arrivati al quinto appuntamento con la nostra rubrica sui migliori e i peggiori di questa giornata delle Olimpiadi di Londra 2012. Vediamo chi sono i promossi e i bocciati di oggi.
I MIGLIORI
Greg Searle (canottaggio): Più delle sue connazionali Glover e Stanning, che hanno rotto la maledizione dell'oro vincendo la gara del due senza, merita la copertina questo "ragazzino" britannico, che a 40 anni si è tolto la soddisfazione di vincere il bronzo nell'otto. Autentico veterano del canottaggio, Searle ha alle spalle una carriera lunghissima, in cui ha partecipato già a tre Olimpiadi oltre a questa; ha vinto un oro a Barcellona 1992 nell'ultima edizione del due con in coppia con il fratello, battendo i nostri Abbagnale, e un bronzo nel quattro senza ad Atlanta 1996, mentre a Sidney 2000 è arrivato quarto nel due senza. Si era ritirato, subito dopo questa delusione, aggregandosi all'equipaggio britannico dell'America's Cup, salvo fare marcia indietro e tornare alle gare nel 2010, e conquistare questa nuova, incredibile medaglia olimpica, vogando con ragazzi che potrebbero essere tranquillamente suoi figli.
Kristin Armstrong (ciclismo): Parlando di veterani, merita una citazione questa ciclista statunitense, che a quasi trentanove anni ha ottenuto un incredibile bis nella cronometro olimpica, confermando l'oro conquistato  a Pechino. Autentica specialista della disciplina, in cui ha vinto due ori, un argento e un bronzo nei Mondiali, l'americana ha disputato un'altra gara fantastica contro il tempo, mettendosi dietro rivali agguerrite come la Arndt, la Zabelinskaya, la Villumsen e la Vos. Una grande conferma per lei, che vale ancora di più se si considera che la Armstrong, dal 2009 al 2011, aveva lasciato temporaneamente il ciclismo per dare alla luce il suo primo figlio. Spesso confusa con la ex-moglie del grande campione americano Lance Armstrong (anche lei si chiama Kristin), da oggi siamo sicuri che nessuno commetterà più errori del genere.
Daniele Molmenti (canoa): Nel buio di questi ultimi giorni di gare, finalmente per la spedizione azzurra è arrivato un lampo d'oro. A regalarci la nona medaglia di questi giochi è stato questo ragazzone di Pordenone, dal fisico imponente e dal grande sorriso. Specialista nel K1 slalom, Molmenti è arrivato a queste Olimpiadi come uno dei grandi favoriti per la vittoria, avendo già ottenuto un oro mondiale e tre europei, ma si sa che la pressione può giocare brutti scherzi. Lui è rimasto freddo, ha ottenuto la finale con un buon terzo tempo, e poi nel momento decisivo ha tirato fuori una prestazione strepitosa, che gli è valsa una vittoria meritatissima e indiscutibile. Ottenuta tra l'altro nel giorno del suo ventottesimo compleanno, e 20 anni dopo il successo del suo allenatore Pierpaolo Ferrazzi, oro a Barcellona 1992 nella stessa disciplina. Verrebbe quasi da dire, insomma, che quest'oro era già scritto nel destino...
Ruben Limardo (scherma): La scherma continua a regalarci, giorno dopo giorno, storie incredibili da raccontare. Dopo l'argento dell'egiziano Abdouelkassem nel fioretto, ecco a sorpresa l'oro di questo ragazzo venezuelano nella spada maschile. Alla sua seconda Olimpiadi, dopo aver preso parte a quelle di Pechino nel 2008, e senza piazzamenti di rilievo al di fuori dei giochi Panamericani, Ruben ha sorpreso il mondo intero con una serie di prestazioni e di vittorie sempre più convincenti, arrivando fino al gradino più alto del podio con pieno merito. Il suo successo è a dir poco storico: è la prima medaglia del Venezuela nella scherma, la seconda d'oro dopo quella conquistata nel 1968 da Rodriguez nella boxe, e la seconda in assoluto per un sudamericano dopo la vittoria del cubano Fonst nel 1904. Insomma, questa vittoria è già entrata nella storia.
I PEGGIORI
Paolo Pizzo (scherma): Quando ti presenti ad un'Olimpiade da campione del Mondo in carica, anche se senti un po' di emozione perché è il tuo debutto in questa competizione, ci si aspetta sempre tanto da te. Oggi invece il nostro spadista catanese ha deluso notevolmente le aspettative, rischiando l'eliminazione fin dal primo turno contro un atleta di Hong Kong e arrendendosi ai quarti al venezuelano Limardo, poi oro olimpico. Tradito dalla tensione e forse anche dalla pressione per le vittorie recenti, Paolo non ha espresso il meglio della sua scherma, e nello scontro decisivo si è praticamente bloccato, subendo sette stoccate consecutive che lo hanno escluso dalla corsa per le medaglie. Un vero peccato per lui, anche perché nella spada non c'è la prova a squadre, e a ventinove anni è difficile pensare di rivederlo in pedana a Rio de Janeiro nel 2016, anche se nello sport non bisogna mai dire mai.
Le partite truccate (badminton): In un periodo in cui lo sport italiano fa i conti con il caso-scommesse nel calcio, sentir parlare di gare truccate o quanto meno falsate anche nei Giochi Olimpici mette davvero una grande tristezza. Stavolta i protagonisti di questa brutta storia non vengono dal nostro Paese, bensì dall'estremo oriente: otto atlete, due cinesi, quattro sudcoreane e due indonesiane, sono state squalificate per aver cercato di perdere di proposito i loro incontri, tirando il volano fuori o contro la rete. Il perché è presto spiegato: con gli incontri divisi in gironi, una sconfitta avrebbe aiutato le coppie ad evitare avversarie difficili nel turno successivo, per esempio avrebbe permesso alle cinesi di non incontrare le loro fortissime connazionali. Fischiate dal pubblico, richiamate invano dall'arbitro, alla fine le quattro coppie hanno ricevuto la meritata squalifica, con tanto di reprimenda da parte del Comitato Olimpico per la scarsa sportività. Davvero una pessima pagina di sport.
Cesar Cielo Filho (nuoto): Giornata amara per il campione del nuoto brasiliano, arrivato a Londra per tenere alta la bandiera del suo Paese ma uscito dalla gara dei 100 metri stile con un pugno di mosche in mano. Sappiamo che la sua vera specialità sono i 50 metri stile, in cui detiene la medaglia d'oro di Pechino 2008 e che ha vinto due volte nei Mondiali di nuoto, a Roma nel 2009 e a Shangai nel 2011. Bisogna anche dire, però, che Cielo nei 100 stile aveva vinto il bronzo quattro anni fa a Pechino, e a Roma 2009 aveva ottenuto vittoria e record del Mondo sulla stessa distanza, per cui anche in questa gara aveva sempre detto la sua. Questa sera, invece, si è arreso abbastanza presto allo strapotere dell'americano Adrian e dell'australiano Magnussen, subendo l'inesorabile rimonta dei suoi avversari e finendo addirittura al sesto posto, ben lontano dal podio. Da un campione del suo livello ci si aspetta ben altro, adesso lo attendiamo sui 50 stile libero per vedere la sua risposta.
Uruguay giovanile (calcio): Dopo la Spagna, il torneo olimpico di calcio fa un'altra vittima illustre. La squadra sudamericana si era presentata ai Giochi con un organico di tutto rispetto, impreziosito dai giovani talenti Coates, Ramirez e Lodeiro, dai fuoriquota di lusso Cavani, Suarez e Arevalo, e dalla guida tecnica del "maestro" Oscar Tabarez. Dopo una soffertissima vittoria contro gli Emirati Arabi, però, l'Uruguay ha subito una pesante sconfitta contro il sorprendente Senegal, e nella sfida decisiva contro i padroni di casa della Gran Bretagna è stato nuovamente battuto, di misura, senza riuscire a concretizzare mai le numerose occasioni da rete. Con questa sconfitta è arrivata così l'eliminazione per i sudamericani, che erano arrivati qui con ben altre speranze, ovvero contendere una medaglia olimpica e sperare addirittura nell'oro. D'altronde, le Olimpiadi hanno spesso insegnato che non basta avere grandi campioni in squadra per vincere, soprattutto quando ti trovi davanti avversari con maggiori motivazioni.

lunedì 16 luglio 2012

62 ANNI DOPO: IL DISASTRO DEL MARACANA'

Immagine tratta da calciopro.com

Se cercate sui libri di storia, il 16 luglio è ricordato soprattutto per un evento: l'inizio del calendario islamico, perché nel 622 d.C., proprio in questo giorno, Maometto fuggì da La Mecca in direzione di Medina (la famosa "egira"). In un'altra parte del Mondo, invece, questa data è legata ad un episodio sportivo non brutto, di più: una vera e propria tragedia nazionale, un dramma che sconvolse un Paese intero e che lasciò il segno in chi lo visse da protagonista. La Nazione in questione è il Brasile, e la data storica è il 16 luglio del 1950, giorno in cui l'Uruguay sconfigge i carioca nello stadio Maracanà e si laurea campione del Mondo per la seconda volta; in lingua portoghese, l'evento viene ricordato come "Maracanaço".
E' la prima edizione dei Campionati del Mondo dopo la fine della guerra, partecipano a mala pena 13 squadre, e la favorita è una sola: il Brasile, padrone di casa. I sudamericani hanno una squadra molto forte, con grandi talenti offensivi come Ademir, Zizinho e Jair, e sono sostenuti da tutta la Nazione, che vede in questo evento la possibilità di dare un segnale forte al Mondo. Dopo la sconfitta in semifinale nel 1938 contro gli azzurri, affrontati con presunzione e lasciando fuori il loro miglior giocatore, Leonidas, in vista di una finale che non disputeranno mai, i brasiliani pianificano tutto con attenzione, a cominciare dallo stadio in cui giocheranno; viene costruito, appositamente per la competizione, lo stadio Maracanà di Rio de Janeiro, una struttura incredibile che può ospitare fino a 200.000 persone, e che diventa la roccaforte della squadra, che quando gioca lì sa solo vincere. Nella prima fase del torneo, infatti, il Brasile batte 4-0 il Messico e 2-0 la Jugoslavia, mentre con la Svizzera pareggia a sorpresa 2-2, giocando però in un altro stadio, il Pacaembu di San Paolo. Nonostante questo piccolo intoppo, tutto sembra procedere per il meglio, anche perché le due avversarie più temibili sulla carta, l'Italia e l'Inghilterra, tradiscono le attese e vengono eliminate da Svezia e Spagna. 
La formula del torneo prevede un girone finale a 4 squadre, con il titolo assegnato a quella che farà più punti. Contro il Brasile ci sono la Spagna, la Svezia e l'Uruguay, tutte squadre battibili e che non sembrano pericolose. Nelle prime due gare, i padroni di casa rifilano un 7-1 alla Svezia e un 6-1 alla Spagna, e si preparano all'ultima partita contro gli uruguaiani come se fosse una formalità. I loro avversari hanno pareggiato in rimonta 2-2 contro la Spagna e vinto a fatica contro la Svezia 3-2, dopo essere stati sotto in entrambi i casi. Il Brasile affronta la sfida finale sulle ali dell'entusiasmo e con due risultati su tre a favore, visto che l'Uruguay sarebbe campione solo vincendo al Maracanà, un'impresa che sembra davvero impossibile. In barba alla scaramanzia, vengono preparate magliette celebrative dell'evento, tutti sono già in festa, i giornali annunciano la vittoria, le medaglie per i calciatori sono pronte, e persino il presidente della F.I.F.A. Jules Rimet ha già scritto il discorso in portoghese. Dal canto loro, gli uruguaiani si concentrano solo sul match e puntano su alcune grandi individualità, il portiere Maspoli, il difensore e capitano Varela, il fantasista Schiaffino e l'ala Ghiggia. Nonostante l'ambiente ostile, sono pronti a vendere cara la pelle e a giocarsi fino in fondo le loro chance di vittoria.  
Il primo tempo è un dominio brasiliano, ma la difesa avversaria regge e i contropiede dei "celesti" fanno tremare più volte il Maracanà. Poi, a inizio ripresa, Friaca approfitta di un errore di Maspoli e segna, facendo esplodere lo stadio e dando il via a una festa quanto mai precoce ed eccessiva. Fedeli al loro stile di gioco, i brasiliani continuano ad attaccare pur potendosi accontentare, e stavolta i contropiede degli avversari si concretizzano a metà tempo con il pareggio di Schiaffino. Il gol subito lascia il segno nel morale dei padroni di casa, che nonostante il vantaggio in classifica smettono di giocare e lasciano ancora il fianco scoperto, di cui Ghiggia approfitta per segnare il gol del clamoroso vantaggio a pochi minuti dalla fine; lo stadio resta in silenzio, il Brasile attacca disperatamente ma non passa, e il fischio finale sancisce l'incredibile: l'Uruguay è campione del Mondo. Le reazioni sono a dir poco drammatiche: molti spettatori vengono colpiti da infarto, alcuni si buttano dagli spalti, tutti in generale sono in lacrime per quella che è una vera e propria tragedia nazionale. La premiazione festosa e magnifica viene annullata, la festa cancellata, in campo restano solo gli uruguaiani a ricevere la coppa da un sorpreso Rimet e ad assistere alle scene di dolore di tutti intorno a loro. Vengono programmati 3 giorni di lutto nazionale, in tutto il Brasile quasi 100 persone perdono la vita per infarto o suicidio dopo la partita, i calciatori e l'allenatore della Nazionale finiscono sotto accusa; su tutti, il più criticato è il portiere Barbosa, additato per il resto della vita come responsabile della sconfitta e riabilitato solo in parte dopo la sua morte.
Insomma, il 16 luglio, che doveva essere un giorno di festa in Brasile, si è tramutato nella ricorrenza di una delle più grandi tragedie sportive nella storia del calcio. Dopo quella batosta, i giocatori cambiarono i colori della loro divisa, passando dal bianco al verdeoro con cui adesso li conosciamo, e si riscattarono solo 8 anni dopo, quando finalmente alzarono al cielo la Coppa del Mondo. Nemmeno quel successo e le vittorie successive, tuttavia, hanno cancellato il ricordo del Maracanaço, rimasto indelebilmente nella memoria di tutti i brasiliani, e che lo stesso Ghiggia, autore del gol vittoria, ricordò in seguito con orgoglio: "Solo tre persone sono riuscite a zittire il Maracanà con un gesto: Frank Sinatra, il Papa, e io."