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venerdì 3 agosto 2012

PUNTO OLIMPICO N.6

Immagine tratta da csmonitor.com
Siamo arrivati al sesto appuntamento con la rubrica che designa i migliori e i peggiori in ciascuna giornata di queste Olimpiadi del 2012. Vediamo chi sono i personaggi che abbiamo scelto oggi.
I MIGLIORI
Romano Battisti-Alessio Sartori (canottaggio): Dopo alcune difficoltà e qualche polemica di troppo (da parte del veterano Galtarossa, ne parleremo dopo), finalmente arriva una soddisfazione dal canottaggio italiano. I ragazzi del due di coppia hanno disputato una finale intelligentissima, perfetta a livello tattico: una prima metà di gara di attesa, controllando tutti gli avversari più pericolosi e lasciando sfogare gli sloveni, una seconda a tutta e con un finale in assoluto controllo della situazione. Solo la coppia neozelandese, esperta e davvero imbattibile, è riuscita a mettere la sua prua davanti a quella dei due italiani, che hanno festeggiato questo argento come e più di un oro. E dire che hanno iniziato a remare insieme da nemmeno un anno, e che fino ad aprile non erano nemmeno nel gruppo dei convocati...un ripensamento più che provvidenziale, non c'è dubbio!
Chris Hoy (ciclismo): Il ciclismo è diventato una vera fonte di medaglie per i britannici, che dopo la vittoria di ieri di Wiggins nella cronometro (settima medaglia olimpica per lui, record nazionale) si è aggiudicata un altro oro, stavolta nell'inseguimento a squadre. Tra i protagonisti, spicca il nome di Sir Chris Hoy, trentaseienne corridore di Edimburgo, che è stato decisivo nel piazzare lo sprint che ha permesso agli atleti di casa di avere la meglio sull'agguerritissima Francia e di realizzare il nuovo record del Mondo. Per lui, portabandiera scelto da tutti i componenti della spedizione britannica in queste Olimpiadi, si tratta del quinto oro olimpico e della sesta medaglia in totale, il che lo rende uno degli atleti più titolati di sempre in patria. Visto che mancano ancora alcune gare, chissà che non decida di aumentare ancora il suo bottino.
Serena Williams (tennis): C'è poco da fare, sull'erba di Wimbledon l'americana si sente davvero a suo agio, come se ormai il campo londinese fosse di sua proprietà. In un paio d'ore gioca dapprima il singolare, distruggendo senza troppi patemi la danese Wozniacki, ex numero 1 del Mondo, poi il doppio con la sorella maggiore Venus, contro le nostre Vinci e Errani, e anche il questo caso il match è senza storia. A quasi 31 anni, e dopo aver già portato a casa due medaglie d'oro olimpiche in coppia con la sorella, Serena vuole conquistare l'ultimo trofeo, quello che manca in una bacheca a dir poco fantastica: l'oro nel singolare femminile. Domani ci sarà la bielorussa Azarenka a cercare di bloccarle la strada, e poi ci proveranno le russe Petrova e Kirilenko a tentare di fermarla nel doppio. In bocca al lupo alle sue avversarie, ne hanno davvero bisogno!
Il fioretto femminile (scherma): Se Dumas fosse ancora in vita, bisognerebbe fargli riscrivere uno dei suoi romanzi più celebri: i quattro moschettieri sono donne in realtà, e purtroppo per i francesi vengono dall'Italia. Valentina Vezzali è Athos, per la saggezza e l'esperienza con cui gestisce ogni gara. Arianna Errigo è Porthos, perché ad ogni assalto traspaiono la vitalità e l'irruenza di chi vuole godersi la vita. Elisa Di Francisca è Aramis, perché tira con una classe e una signorilità incredibile. Ilaria Salvatori è D'Artagnan, perché si unisce al trio di campionesse e fa la sua parte. Tre incontri senza storia, avversarie infilzate in maniera inesorabile, come se si trattasse di un allenamento. C'è gloria per tutte e quattro le nostre fantastiche atlete, che ribadiscono ancora una volta chi sono le padrone del fioretto femminile. Semplicemente perfette.
I PEGGIORI
La squadra azzurra (nuoto): Che qualcosa non andasse si sapeva: gli sguardi erano tesi, le accuse lanciate e poi in parte ritirate da Magnini avevano smosso un po' le acque, i risultati mancati avevano esasperato la situazione. Oggi le dichiarazioni di Orsi hanno fatto definitivamente esplodere la bomba e hanno mostrato a tutti quanto sia spaccato e rovente lo spogliatoio italiano del nuoto. Forse qualcuno dei nostri si è dimenticato che essere un campione vuol dire gettarsi in acqua e lavorare duro, non aprire bocca e rilasciare dichiarazioni al vetriolo sui giornali. Marin aveva già accusato Magnini, appena un anno fa, di non essere un capitano all'altezza, ma sembravano parole dovute al rancore per la loro vita sentimentale. Col senno di poi, moltissime cose dovevano essere gestite in modo diverso, perché così abbiamo dato davvero una pessima immagine di noi e del nostro movimento sportivo.
Giuseppe De Capua (canottaggio): Da una polemica all'altra, in puro stile italiano. Subito prima della finale del due di coppia, che ha visto poi gli azzurri Battisti e Sartori vincere l'argento, l'esperto Galtarossa lancia accuse pesanti sul c.t. del canottaggio De Capua, a suo dire inadeguato a gestire il gruppo italiano. A suo dire, contro l'allenatore sarebbe stata presentata, addirittura un anno fa, una lettera di sfiducia firmata da 15 atleti, che la Federazione non prese in considerazione. Se Galtarossa ha il dente avvelenato perché non è mai sceso in acqua (è stato scelto come riserva), non si può dire lo stesso del duo Battisti-Sartori, che dopo il podio rincarano la dose lamentandosi di essere stati lasciati da soli e di essersi dovuti preparare praticamente da soli. Inoltre, le due barche su cui più puntava la Federazione, quattro di coppia e quattro senza, hanno fallito la finale. Se tre indizi fanno una prova, il povero Di Capua farà bene a cercarsi un bravo avvocato...
Francesco D'Aniello (tiro a volo): Quando ti presenti ad un'Olimpiade dopo aver vinto una medaglia nell'edizione precedente, tutti si aspettano grandi cose da te, anche se sono passati quattro anni e tante cose sono cambiate. Oggi l'Italia riponeva molte speranza di medaglia nel quarantatreenne laziale, già argento a Pechino nel double trap, oltre che nel suo compagno Di Spigno. Purtroppo, ancora una volta in questi Giochi, i nostri atleti hanno tradito le attese fallendo entrambi la finale, ma quella che fa più male è senza dubbio l'eliminazione di D'Aniello, fuori per un piattello sbagliato di troppo dopo un inizio promettente. Dall'atleta azzurro, due volte campione del Mondo a livello individuale e una volta di squadra, ci si aspettava decisamente una prova diversa. Peccato.
La Nazionale Spagnola (basket): L'incredibile ha rischiato di verificarsi intorno alle 23 italiane: la nazionale di pallacanestro britannica, una vera e propria Cenerentola in questo sport, ha perso di un solo punto contro il titolato team spagnolo, vicecampione olimpico e bicampione d'Europa in carica. Gli iberici non hanno giocato benissimo, ma trascinati dal loro totem Pau Gasol e da un gruppo decisamente superiore erano arrivati a +6 a quaranta secondi dalla fine della gara. Poi, un blackout totale in difesa, le triple dei padroni di casa a riaprire la gara, e solo i liberi di Calderon e un fallo non speso dai britannici chiudono la sfida. Si sente l'assenza dell'infortunato Navarro in regia, e se un calo di tensione in girone si può accettare, nelle sfide a eliminazione diretta si pretende qualcosa di diverso, anche perché Team USA non sembra disposto a fare regali a nessuno.

sabato 28 luglio 2012

PUNTO OLIMPICO N.1

Immagine tratta da daily.wired.it
Inauguriamo oggi una nuova rubrica, in cui cercheremo di soffermarci su ogni singola giornata di questi appassionanti Giochi Olimpici. In ogni episodio, designeremo i migliori e i peggiori tra gli atleti che sono scesi in campo durante la giornata di gare, con una particolare attenzione ovviamente per i nostri portacolori azzurri.
I MIGLIORI
Aleksandr Vinokourov (ciclismo): Nella cultura contadina è risaputo che il vino migliora sempre con il passare degli anni. Questo pomeriggio, "Vino" (così è il soprannome del ciclista kazako) ha stupito il Mondo, piazzando il colpo vincente e prendendosi un oro che sa di impresa. Atleta di quasi 39 anni, con alle spalle una squalifica per doping e un 2011 di inattività per un serio infortunio, ormai prossimo alla pensione si è preso la soddisfazione forse più grande della carriera, regalando ad un'intera nazione una vittoria inattesa, e per questo ancora più bella. Il giusto premio per la sua carriera.
Mauro Nespoli (tiro con l'arco): A Pechino, all'ultima freccia della finale di tiro con l'arco, l'atleta azzurro steccò il colpo e, con un 7/10, costrinse la spedizione italiana ad accontentarsi dell'argento. Oggi, quattro anni dopo, il nostro arciere si è preso una bella rivincita, dimostrando un gran sangue freddo nonostante la giovane età, con un percorso regolare e dei centri fondamentali nei momenti decisivi del match. L'oro è meritatamente suo, oltre che dei compagni di avventura Marco Galiazzo, già oro individuale ad Atene 2004, e Michele Frangilli, autore del centro che ha deciso la sfida. Le frecce tricolore ora hanno un volto.
Ryan Lochte (nuoto): Dopo tanti anni da seconda punta nella formazione di nuoto statunitense, con la pesante ombra del campionissimo Phelps ad oscurarlo, oggi Ryan si è preso finalmente la sua rivincita. Una prestazione fantastica nei 400 misti, in una finale mai in discussione e vinta con un tempo fantastico, inarrivabile per chiunque, persino per il grande rivale Phelps. Il giusto premio per una supremazia che dura da quasi due anni, e per un ragazzo sempre molto solare e spontaneo, lontano dallo stereotipo del campione schivo e lontano dalla gente comune. Il primo round olimpico è suo, attendiamo le prossime sfide.
Elisa Di Francisca (scherma): Per la quarta olimpiade consecutiva, la medaglia d'oro del fioretto femminile rimane a Jesi, ma stavolta dal collo della Vezzali passa a quello della Di Francisca. Una vittoria meritata per la schermitrice azzurra, più volte a rischio eliminazione durante tutta la giornata, ma brava a recuperare agli ottavi contro la tedesca Golubytskyi, in semifinale contro la coreana Nam e in finale contro la connazionale e compagna di squadra Errigo. Bravissime con lei anche la Errigo e la Vezzali, seconda e terza sul podio tutto azzurro: hanno dimostrato per l'ennesima volta chi sono le uniche, vere specialiste del fioretto a livello mondiale.
I PEGGIORI
Mark Cavendish (ciclismo): Era il favorito numero 1 della corsa, giocava in casa e disponeva della squadra più forte in assoluto. Per di più, l'andamento della gara sembrava perfetto per la sua affermazione, con un gruppo che sembrava rassegnato alla volata e i vari Wiggins, Froome, Millar e Stannard sempre lì a scontarlo, come in una parata. L'eccessiva sicurezza però gli è stata fatale, si è rilassato troppo insieme ai suoi compagni, permettendo agli avversari di prendere il largo e cercando una rimonta ormai impossibile. Una delusione incredibile per Cannonball, ma è ancora molto giovane, e una seconda occasione non mancherà in futuro.
Fabian Cancellara (ciclismo): Se alle sue doti atletiche, a dir poco mostruose, unisse una maggiore lucidità nel gestire le fasi decisive di una corsa, lo svizzero sarebbe un ciclista pressoché perfetto. Lui e i suoi compagni avevano costruito un'ottima strategia, inserendosi nella fuga giusta e prendendo un margine importante sugli altri pretendenti al successo. Tutto era pronto per un attacco della Locomotiva Umana, invece lui ha commesso un errore a dir poco banale, scivolando da principiante in una curva mentre si trovava, senza un valido motivo, in testa al gruppo. Occasione sprecata, l'ennesima, con il rischio di saltare anche la cronometro per i postumi della caduta; davvero una beffa di proporzioni olimpiche...
Michael Phelps (nuoto): A Pechino si era conquistato, meritatamente, le copertine di tutti i quotidiani del Mondo per lo strepitoso record di 8 medaglie d'oro vinte, un primato strepitoso che lo ha consegnato alla leggenda. Da allora non è più stato lo stesso, si sapeva, ma nessuno si sarebbe aspettato di trovarlo addirittura fuori dal podio dei 400 misti. Una qualificazione strappata davvero di un soffio, una finale anonima conclusa al quarto posto, e soprattutto una manifesta inferiorità nel confronto con Lochte, che ultimamente gliele sta suonando di santa ragione. Dopo l'Olimpiade ha annunciato che si ritirerà, la speranza è che lo faccia con qualche altra medaglia prestigiosa al collo.
Nam Hyun-Hee (scherma): Essere a pochissimi secondi dalla finale olimpica prima, e dalla medaglia di bronzo poi, e perdere entrambe. La povera schermitrice sudcoreana sognerà a lungo questa giornata, e non sarà certo un ricordo piacevole per lei, perché è passata in un attimo dal trionfo al nulla. In vantaggio sia contro la Di Francisca che contro la Vezzali, ha subito la furiosa rimonta delle due iesine, facendosi raggiungere all'ultimo secondo in entrambe le sfide e cedendo poi nel tempo supplementare. Dopo l'argento di Pechino 2008, quando fu sconfitta in finale ancora dalla Vezzali, probabilmente la Nam si augurerà di non rivedere mai più un'italiana contro di lei in pedana.