mercoledì 20 agosto 2014

SE A SPA SCHUMI CON KIMI

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Annata strana il 2009 in F1. Il Mondiale lo portò a casa paracarro Button con la Brawn Gp e il suo buco nel diffusore. Brawn Gp ultima iscritta al campionato, acquistata e salvata all'ultimo minuto da Ross Brawn, con 1 simbolica sterlina pagata alla Honda.
La Ferrari è quella post-Schumi, che nel 2007 vince il Mondiale con Kimi Raikkonen e nel 2008 è campione sino all'ultima curva di Interlagos con Felipe Massa. Sono battaglie vere con la McLaren. Ma nel 2009 cambia tutto. Prime gare dominate da Brawn Gp e seconda parte di stagione in cui comincia a emergere la Red Bull di un giovane Vettel. Rosse costantemente nelle retrovie.
Ci si mette poi anche l'incidente sfortunato di Massa in Ungheria a funestare una stagione nata storta. 
In Belgio, in quella strana annata, troviamo in prima fila Fisichella e Trulli, orgoglio tricolore di Force India e Toyota. Kimi a 3 decimi parte sesto, il sostituto di Massa, Luca Badoer è ultimo, mostrando tutta la ruggine di dieci anni di mancanza dalle gare.
Raikkonen a Spa, già vincitore nel 2004, 2005 e 2007, primo sino a tre giri dalla fine nel 2008, mette la firma sul suo capolavoro assoluto.
La F60 non va. Kimi il 30 agosto la fa viaggiare lo stesso. Scatta a molla, evita Button piantato in griglia, si allarga sulla via di fuga della prima curva, rientra davanti a Trulli, infila Kubica e si lancia all'inseguimento di Fisichella. Una safety car congela per due giri la corsa. E alla ripartenza, al giro 5, giusto il tempo di un respiro in apnea, che Raikkonen passa Fisichella. Primo. Per tutta la gara si terrà alle spalle l'italiano a circa 1 secondo. Senza farsi passare.
E' la sua gara più bella. Cattiva, decisa, di talento. Ha chiaramente superato i limiti della sua Ferrari. Badoer arriva ultimo a 1 minuto e 42 di distacco dal compagno di squadra.
E' l'ultima vittoria in Rosso di Raikkonen, l'ultima vittoria Ferrari a Spa.
Ma a Spa, in quello strano 2009, avrebbe potuto esserci, doveva esserci, anche il Re di Spa per eccellenza. Colui che su quella pista esordì nel 1991, vinse la sua prima gara nel 1992, e che tagliò la bandiera a scacchi per primo anche nel 1995,1996,1997,2001,2002, record assoluto. Michael Schumacher. Perchè in quel 2009 a sostituire Massa doveva essere lui. Arrivò la chiamata di Montezemolo, tornò l'entusiasmo. Si instillò nella sua mente il dubbio, la voglia di un ritorno. Quelle 7 gare sulla Rossa non potè disputarle, per via di un infortunio subito in moto e amen. Il resto è storia nota.
Cosa sarebbe potuta essere quella Spa 2009 con Kimi e Schumi sulla Rossa, insieme, in quel Gp dove il valore del pilota superò quello della scarsa monoposto?
Spa è una pista speciale. Per manici speciali. 6 volte Schumi, 5 Senna, 4 Raikkonen e Clark. Talenti purissimi.
Avrei voluto vederli insieme, a Spa, sulla Rossa, Kimi e Schumi in quel 2009.

martedì 19 agosto 2014

VADO AL MAX

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La notizia è che Max Verstappen l'anno prossimo debutterà in F1 in Toro Rosso, al fianco di Kvyat. E sarà il primo pilota a correre nella massima categoria prima dei 19 anni (record appartenente alla meteora Alguersuari), precisamente a 17.
L'anno scorso l'olandese correva ancora nei kart, ma una clamorosa stagione in F3 con 8 vittorie su nove weekend (gare di tre manches), 13 podi, e il secondo posto in classifica, l'hanno posto all'attenzione di tutti gli appassionati.
Ha impressionato perchè è alla prima stagione extra kart, e sta correndo e vincendo contro gente (vedi il capoclassifica Ocon) che ha molta più esperienza sulle monoposto.
Prima la Mercedes e poi la Red Bull hanno messo gli occhi sul ragazzo, che ha scelto la casa austriaca. Ufficializzando il 12 agosto la firma con le lattine. E nel giro di una settimana, l'annuncio dell'approdo in F1.
Si tratta di un grandissimo prospetto. Veloce e coraggioso. Impressiona nella fame, nel cercare di sorpassare in piste e punti impossibili. Quello che ha dimostrato in F3 a 16 anni è un talento cristallino e tanta grinta.
Si ha la sensazione che possa essere un futuro crack.
Ovvio che ci si domanda se il debutto così giovane in F1 non possa essere controproducente e finire per tarpargli le ali. Alla fine chi si ricorda più di Alguersuari o Buemi, passati per la seconda squadra Red Bull. E lo stesso Vergne, chiamato a lasciargli il sedile, ha il futuro in F1 appeso a un filo. Ma è la faccia di una medaglia che dall'altra parte però ha visto transitare per Faenza sia Seb Vettel, quadricampione, che Mr.Sorriso Ricciardo, rivelazione della stagione 2014 con 2 vittorie all'attivo.
Insomma, la Toro Rosso è una sorta di "o la va, o la spacca". Senza una seconda occasione.
E per quel che ho visto da qualche gara in F3, da Verstappen mi aspetto che stupisca. 
Andrà e non la spaccherà. Per me è un futuro campione. 

P.S. La Red Bull nella prima squadra ha un 27enne (Vettel) e un 25enne (Ricciardo), e nella squadra junior, la Toro Rosso, il prossimo anno, avrà il futuro 17enne Verstappen e Kvyat, che nel 2015 andrà per i 21 anni. La Ferrari attualmente ha il 33enne Alonso e il 34enne Raikkonen piloti titolari. E come collaudatori De la Rosa, 43 primavere, Genè, 40, e Rigon, 28 tra qualche giorno. Con un Bianchi che a 25 anni è ritenuto ancora troppo giovane. Sicuri che anche sulla scelta dei piloti la strada Rossa sia quella giusta?

lunedì 18 agosto 2014

I MAGNIFICI 7 GOL DA CALCIOMERCATO

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Con l'avvio della stagione 2014/15 tra campionato e coppe in Inghilterra, Francia, Germania e Olanda, ecco la classifica dei sette magnifici marcatori del fine settimana, valutati in base al loro profilo "da calciomercato". Scadenza, ruoli e costi sono indicativi e tratti dal sito transfermarkt.it.

7) Rodrigo Taddei (Perugia). Appena arrivato al "Curi", punta di diamante del Grifone nell'anno del ritorno in B, è autore della rete del vantaggio umbro al 78'. Età:34. Ruolo: esterno destro, regista. Scadenza: 30.6.2016. Costo: 200 mila.

6) Pato (SanPaolo). Il 24enne brasiliano sigla il vantaggio paulista nella vittoria 1-2 sul campo del Palmeiras. A lungo indiziato per un ritorno in Europa, è ancora alla ricerca di se stesso nel Brasileirao. Età:24. Ruolo: prima o seconda punta. Scadenza: 31.12.2015 (prestito dal Corinthians). Costo: 10 milioni. 

5) Adrian Ramos (BorussiaDortmund). Acquistato per 13 mln in estate dall'Hoffenheim, il colombiano sigla la sua prima rete nel Borussia, all 89' nell'1-4 contro il Kickers Stoccarda in Coppa. Età:28. Ruolo: esterno d'attacco o seconda punta. Scadenza: 30.6.2018. Costo: 13 milioni.

4) Anwar El-Ghazi (Ajax). L'olandese-marocchino sembra la nuova stellina in rampa di lancio nei lancieri. Esordio in prima squadra da subentrato, in due partite realizza un gol e un assist. Ieri prima rete da "pro" al 90' nel 1-3 dell'Ajax contro l'Az Alkmaar. Età:19. Ruolo: ala destra. Scadenza: 30.6.2016. Costo: 500 mila.

3) Gylfi Sigurdsson (Swansea). Bagna al 72', con la rete del clamoroso 1-2 finale contro lo United, il ritorno allo Swansea. Il centrocampista offensivo islandese proviene dal Tottenham. Età:24. Ruolo: trequartista, esterno offensivo. Scadenza: 30.6.2018. Costo: 10 milioni.

2) Memphis Depay (PSV). Quattro reti in due partite: è una vera e propria esplosione quella dell'esterno offensivo olandese, già apparso ai Mondiali brasiliani. Doppietta anche ieri, al 51' e al 73' nel 6-1 del suo PSV contro il NAC Breda. Futuro crack del mercato. Età:20. Ruolo: ala sinistra. Scadenza: 30.6.2017. Costo: 12 milioni. 

1) Eric Dier (Tottenham). Arrivato in sordina dallo Sporting Lisbona per 5 milioni, il difensore inglese fa esultare gli Spurs al 93' con la rete del decisivo 0-1 contro il West Ham. Pochettino ci avrà visto giusto? Età:20. Ruolo: difensore centrale. Scadenza: 30.6.2019. Costo: 4,5 milioni.

domenica 17 agosto 2014

ZE-MANROVESCIO

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Andamiento lento. Lentissimo.
Il nuovo corso Cagliari targato Zeman-Giulini, specie dopo le tre ultime deludenti amichevoli, parte a fari spenti, spentissimi, in pratica rotti. E in mezzo a un nebbione in piena notte.
1-1 con l'Apollon Limassol, k.o. per 3-1 contro il Getafe (con tre reti subite nel primo tempo) e ieri un netto 4-0 dal Celta Vigo. Un manrovescio in piena regola. Il primo Ze-manrovescio.
Il progetto tecnico, pienamente supportato dalla società anche in sede di mercato, per ora non sta dando frutti. Anzi, presenta acerbi segnali d'allarme.
La preparazione fisica durissima imballa le gambe a chi va in campo, in ogni amichevole la squadra è surclassata da avversari più veloci, più reattivi e più precisi. Famigerata preparazione che ha mietuto molte vittime: Conti, Rossettini e Dessena da settimane non si vedono in campo. Kaputt. 
E si ripete lo stesso ritornello: ma tra qualche mese, grazie alla sapiente preparazione fisica, gli undici in campo voleranno. Sarà, ma ora sono piantati al terreno stile sabbie mobili.
L'attacco, che dovrebbe essere esaltato dagli schemi del boemo, è stitico oltremisura. La cura Zeman è mirata a rendere bocche da fuoco implacabili i vari Sau, Longo, Cossu, Farias, Ibarbo e Caio Rangel. Ma sinora di reti se ne sono viste ben poche, se non per gli avversari.
Che vanno a nozze con la difesa alta rossoblù, che appare il reparto maggiormente in difficoltà. Al netto della condizione precaria, si rischia tanto, tantissimo. E si va sotto rapidamente. Mancano le misure tra i reparti. Zeman a inizio preparazione aveva espresso il desiderio di lavorare sin da inizio luglio con la squadra che avrebbe poi affrontato il campionato e così non è stato. Specie nel pacchetto arretrato: Capuano e Ceppitelli sono arrivati da poche settimane, e non hanno svolto tutta la preparazione con il gruppo, Rossettini, che della difesa è il leader, da 3 settimane è infermeria. L'unico presente dall'inizio, in pratica, è Benedetti, che ieri ha trascorso 90' in panchina e che nelle precedenti apparizioni non ha fatto benissimo, alimentando voci di un suo possibile prestito in Serie B.
Ci vuole tempo per digerire gli schemi, per renderli efficaci. Ci vuole tempo per togliere le ganasce alle gambe, godere dei risultati una preparazione tanto dura e arrivare a macinare con facilità chilometri in campo. Ci vuole tempo per amalgamare 12 nuovi arrivi con il resto della rosa.
Ma il tempo stringe. Domenica è già Coppa Italia, presumibilmente contro il Catania, e il 31 si inizia a Sassuolo. Poi una settimana di stop.
Alla ripresa, il 14 settembre contro l'Atalanta, con un mese in più di lavoro, dovremo vedere i primi risultati reali. E se i risultati non dovessero arrivare, con una rosa molto giovane e inesperta, il nuovo patron Giulini si troverà una bella gatta da pelare
Con Zeman si capisce subito: se la squadra parte male o malissimo, difficilmente si riprende. Forse è successo solo nel 93/94 con un Foggia super sperimentale (quello post Signori, Rambaudi e Baiano, con un nugolo di calciatori pescati dalla Serie C), che riuscì a salvarsi nonostante 1 sola partita vinta sino a metà dicembre.
E al Cagliari se dovessero arrivare pronti-via subito altri Ze-manrovesci, quanta pazienza si avrà?

venerdì 15 agosto 2014

IL CONTE PUMA

Immagini tratte da sportmarketingnews (logo Puma), spaziojuve.it (viso Conte) e modificate con Paint
Conte accetta la mega-offerta di Tavecchio, Puma and co. e diventa per i prossimi due anni il C.t. e coordinatore unico della Nazionale italiana.
Alè. Tre considerazioni.
1. Antonio Conte era l'unica scelta possibile da parte di Tavecchio per acquistare un briciolo di credibilità agli occhi del mondo calcistico. Una scelta da portare a termine a ogni costo e a ogni prezzo. Far sedere il migliore allenatore italiano sulla panchina azzurra, di più non poteva fare. E un domani potrà rivendicare che Conte in Nazionale ce l'ha portato lui.
2. Conte si gioca una carriera. Dopo tre scudetti di fila con la Juve (presa dopo due agonizzanti settimi posti) è nel suo miglior momento. Poteva probabilmente ambire ad altri lidi, piazzarsi in una squadra ricca, sfruttare i suoi successi per puntare a una panchina internazionale (la buttiamo lì, il Paris SG) e invece sceglie la Nazionale. E si "blocca" per i prossimi due anni. Se non dovesse conseguire risultati di primissimo piano, la sua carriera subirà un brusco stop e non potrà che mirare a una big italiana o a un classico Galatasaray. Un bel rischio, o la va o la spacca, stile Juve 2011.
3. Secondo le ultime notizie (fonte Gianluca DiMarzio), il contratto di Conte sarebbe così composto: 2 milioni dalla Federazione (che gli garantirà quanto percepito da Prandelli e Sacchi assieme, C.t. e coordinatore), 2 milioni dalla Puma, sponsor tecnico, 1 milione in caso di qualificazione all'Europeo (girone con Croazia, Norvegia, Bulgaria, Azerbaigian e Malta, ne passano due e la terza spareggia), 500 mila euro in caso di miglioramento del ranking Fifa di 5 posizioni (Italia attualmente 14esima), 500 mila euro in caso di finale europea. Presupponendo la domanda "Sacchi prendeva 1 milione di euro per fare il coordinatore? Ma materialmente cosa diavolo faceva?", è stata la Puma a fare la differenza in questa trattativa. Creando un pericoloso legame tra scelta dell'allenatore e sponsor. Conte diventerà uomo immagine Puma. Ma dando questo potere allo sponsor, un domani potremo assistere ad allenatori graditi o sgraditi, assunti o licenziati dallo sponsor, perchè è lo sponsor a mettere i soldi. Un altro intreccio pericoloso di interessi e di soldi. Nella storia della Nazionale mai si era passato attraverso uno sponsor per scegliere il mister. Ora sì. E' il primo atto pratico di Tavecchio. 

mercoledì 13 agosto 2014

LA RIVOLUZIONE SILENZIOSA DI CARLETTO

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Una Coppa Italia, uno Scudetto, una Supercoppa Italiana, una Community Shield, una Premier League, una FA Cup, una Ligue 1, una Coppa del Re, una Coppa Intertoto, tre Champions League, tre Supercoppe Europee, un Mondiale per Club.
E' un infinito elenco quello delle vittorie da allenatore di Carletto Ancelotti, che a suon di successi è entrato con autorevolezza nella schiera dei migliori allenatori della storia del calcio.
Ha vinto in Italia, in Inghilterra, in Francia e in Spagna, ha alzato per ben tre volte la Coppa dei Campioni, unico tri-campione assieme a Bob Paisley, storico mister del Liverpool di fine anni '70.
Non è reclamizzato come Mourinho, non è considerato un guru come Guardiola o un santone come VanGaal, ma Ancelotti sarà un mito e un modello per le generazioni a venire. E' il nostro prodotto calcistico d'esportazione per eccellenza.
Un uomo paziente, molto intelligente e che fa dell'ottimo rapporto con i propri calciatori la solida base del suo lavoro.
Un uomo che ha saputo crescere professionalmente in maniera esponenziale.
L'Ancelotti che esordiva sulle panchine di Reggiana e Parma era profondamente diverso dall'attuale: un integralista sacchiano del 4-4-2, pronto a sacrificare un talento come Gianfranco Zola sull'altare della sacra tattica. Prima il modulo, poi i giocatori.
Con l'approdo sulla panchina della Juventus, Carletto compie il passo inverso. Di fronte all'immenso talento di Zidane, decide di cucire la squadra addosso al numero 21 francese, passando al 3-4-1-2.
E così poi al Milan, con il 4-3-1-2 e il celebre 4-3-2-1, al servizio di Kakà e Seedorf nell'"albero di Natale".
Negli anni, maturando esperienza, si è particolarmente distinto per riuscire a schierare contemporaneamente tutti i giocatori di talento presenti in squadra, tenendo saldo l'equilibrio tattico. Anche nel Chelsea, partito con il 4-3-2-1, per sfruttare al meglio Lampard, decise di spostare largo il trequartista (nel modulo base) Malouda, permettendo così gli inserimenti centrali di Frank. A Parigi invece schierò, ad esempio, un 4-4-2.
E ora al Real si permette un 4-2-3-1 come quello di ieri sera che ha passeggiato comodamente sul Siviglia, schierando contemporaneamente Modric, Kroos, Ronaldo, Rodriguez, Bale e Benzema. Senza perdere equilibrio.
E' un allenatore con una marcia in più. Ora costruisce il modulo sui giocatori che ha a disposizione, e con l'esperienza è diventato infallibile e vincente. Alla faccia del perdente di successo, etichetta che gli venne affibbiata dopo due secondi posti alla Juventus.
Ha saputo cambiare e cambia continuamente, senza proclami e senza troppa pubblicità. In un angolo della foto ricordo dei vincitori, c'è sempre Ancelotti. Mai al centro della scena. E' la rivoluzione silenziosa di Carletto.

lunedì 11 agosto 2014

IL MONDO ALLA ROVESCIA

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"Ha vinto la democrazia!" esclama soddisfatto Tavecchio, al termine della (scontata) elezione a Presidente della Figc. 
Democrazia? E che c'entra il popolo e il governo del popolo, con tutte queste lotte di potere intestine alla Federazione? Niente, zero. Nessuna voce in capitolo. Tav è piena espressione dei poteri forti, è un governo dei vecchi, ma non dei più saggi.
Il popolo, quello vero, quello che va allo stadio, che perde tempo nei bar a parlare di pallone, a Tavecchio non voleva vederlo manco in cartolina, e neppure per scherzo.
Ma ora è lì, e ci starà per due anni. E le riforme del sistema calcio e dei campionati sono in mano a lui e a chi ha lottato strenuamente per farlo eleggere, anche a fronte di un'evidente inadeguatezza.
"Con le parole non sono mai stato a mio agio" proclama nel discorso di ringraziamento. Miglior base per eleggere un Presidente che deve cambiare tutto non può esserci!
Una rivoluzione che deve partire dalla Nazionale per scendere a cascata sui giovani, le riforme dei campionati e deve respingere l'invasione degli stranieri scarsi. 
Eleggere un 71enne, con varie condanne, non a suo agio con le parole, per cambiare tutto è quantomeno bizzarro. A meno che non sia un pupazzo e venga mosso da un ventriloquo.
Un ventriloquo o sedici ventriloqui, dato che 16 squadre su 20 di Serie A hanno scritto Tavecchio al momento della terza votazione, come sogghigna sornione Galliani (fonte Gazzetta). 
Sorprende infine la Juventus. Una volta era il centro decisionale del calcio. Tutto passava per gli Agnelli e i Moggi della situazione. E ora? Andrea Agnelli è stato uno dei pochi sempre rimasti a fianco di Albertini, megafono principe del dissenso anti Tav. Ma quasi nessuno lo ha seguito, non ha smosso voti. Anzi, è stato pure deriso da Preziosi, che forte della sua lobby pro Tav, ha sparato che "Agnelli si è presentato in ginocchio per chiedere un posto in Consiglio Federale". 
Un Agnelli dalla parte del popolo e non del Palazzo, che non comanda in Federazione, che non sposta voti tra i suoi colleghi Presidenti, che si schiera apertamente per il cambiamento e contro le lobby di potere, fa davvero riflettere. 
Associamo questo a un 71enne eletto per cambiare tutto. 
In Italia il mondo sta davvero andando al contrario. 

domenica 10 agosto 2014

IL MAGO ADRIANO

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Eppur si muove. 
La gialla cravatta di Galliani ha messo due colpi a segno: Pablo Armero e Diego Lopez sono a disposizione di Pippo Inzaghi. Due bei rinforzi. Costati nulla.
Armero, almeno quello dei primi tempi italiani e del Mondiale con la Colombia, è una bella freccia là a sinistra, che va a rimpiazzare un Kevin Constant da sempre balbettante, spedito al Trabzonspor con biglietto di sola andata.
Il colombiano arriva in prestito oneroso, 500 mila euro. Se dovesse fare il treno, è costato niente.
E arriva finalmente un portiere affidabile al Milan, quel Diego Lopez dal Real Madrid che lo scorso anno ha disputato la Liga da titolare togliendo il posto a un certo Casillas, seppur in netto calo di rendimento. E' un ottimo interprete del ruolo, a dispetto dei prossimi 33 anni a novembre. Resta un mistero capire come quel furbastro di Galliani sia riuscito a strappare il giocatore alle merengues a costo zero. 
0. Neanche un euro, e varie clausolette in caso di vittorie, presenze e chissà che altro.
Un colpo di genio. Perchè alla fine il suddetto portero spagnolo è stato il titolare del Real Madrid la stagione passata. Mica del Pizza & Fichi Football Club.
Ma come fa Galliani a convincere sempre tutti a svendergli i giocatori?
E' una costante! Abbiamo numerosi esempi, facendo un excursus dell'ultimo quinquennio:
-Kakà l'estate scorsa arrivò a 0 ancora dal Real, che lo pagò 67 milioni solo quattro anni prima.
-E ancora Zapata: il Villarreal lo paga 9 milioni all'Udinese, giusto il tempo di retrocedere e svenderlo ai rossoneri l'anno dopo (il 2012), in prestito con diritto di riscatto fissato a 6 milioni pagabili in 3 anni. 
-De Jong, allora 28enne, viene prelevato lo stesso anno dal City per 3,5 milioni. Pochi, se pensiamo che il calciatore è tuttora un pilastro della Nazionale olandese e già vantava una lunga esperienza internazionale tra Ajax, Amburgo e appunto Manchester City.
-Antonio Nocerino acquistato l'ultimo giorno di mercato del 2011 dal Palermo per soli 500 mila euro. Il suo cartellino valeva sicuramente di più, ma la scadenza del contratto con i siciliani nel giugno seguente pesò molto nella sua bassa valutazione. 
-E Ibra dal Barça? Estate 2011: prestito con diritto di riscatto a 24 milioni, quando solo l'anno prima i catalani lo pagarono 46 milioni + il cartellino di Samuel Eto'o all'Inter.
-Van Bommel era il capitano del Bayern, e a gennaio 2011 arrivò a titolo gratuito. Nonostante le 34 primavere, fornì discrete prestazioni ai rossoneri per un altro anno e mezzo.
-Cassano arrivò dalla Samp a 1,7 milioni dopo aver malamente apostrofato Garrone. Il valore calcistico di Antonio era ed è sicuramente superiore, ma sul suo valore di mercato hanno sempre influito le celebri "cassanate". E il Milan ne approfittò a un prezzo stracciato.
-Ronaldinho a 21 milioni nel 2008, sempre dal Barcellona, fu un'ottima valutazione per i rossoneri, dati i 28 anni del brasiliano e un Pallone d'oro vinto solo 3 anni prima. Ma Dinho dopo due stagioni e mezzo di lampi di genio e allenamenti svogliati, se ne tornò in Brasile.
Tralasciando il rendimento sul campo dei suddetti giocatori, se ci soffermiamo sul prezzo con cui il Mago Adriano è riuscito a spuntarla in ogni trattativa, beh, è davvero un mistero come riesca a convincere i colleghi a cedergli i giocatori sempre in saldo, rispetto alle valutazioni di listino. Che trucchi avrà sotto quella gialla cravatta?

giovedì 7 agosto 2014

SI VAGHEGGIA ANCHE SUL CT

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Ormai la querelle Tavecchio-Albertini sta monopolizzando la scena calcistica italiana.
E il ct? Quando lo scegliamo?
Siamo al 7 agosto e la scelta del commissario tecnico della Nazionale italiana è in alto mare, come se fosse l'ultimo dei problemi.
Il 4 settembre è fissata la prima partita, l'amichevole contro l'Olanda di Guus Hiddink (subentrato a VanGaal) e il 9 dello stesso mese si parte con le qualificazioni agli Europei contro la Norvegia.
Manca un mese. Si sta prendendo sotto gamba la qualificazione agli Europei, che non è scontata e non giungerà per storia o grazia divina.
E ancora ci si sta scannando tra le banane di Tavecchio e il (presunto?) rinnovamento di Albertini. La sensazione è quella di essere in un totale caos.
Senza uscita.
Le proposte del vecchio Tavecchio e del nuovo Albertini non sono rivoluzionarie, sono misure minime e pure simili, a fronte di problemi giganteschi.
Tenendo presente la palese inadeguatezza di Tavecchio a causa delle sue uscite inappropriate, Albertini si presenta come il nuovo, ma diciamolo chiaramente, parla anche lui di "giovani", di "calcio nelle scuole", di "vivai" e di "squadre B" in maniera del tutto vaga. 
Non è una lotta di contenuti, ma piuttosto una guerra di principio tra vecchio e nuovo, dove vecchio e nuovo comunque non offrono cose così diverse. Rendiamocene conto.
Questo è il dramma. 
E pare si stia spingendo in maniera sotterranea verso l'ipotesi commissario, dove si pescherebbe addirittura, e senza pudore, dalla politica, con i nomi di Veltroni e Frattini pronti a esser messi sul tavolo.
Puro delirio, è come scegliere tra peggio e meno peggio, in un momento in cui di peggio e meno peggio bisognerebbe fare drasticamente tabula rasa.
Ma come già detto, l'Italia questo offre e il calcio non può che essere la logica conseguenza di ciò che propone il Paese.
Cambiamo tutto, e alla fine non si cambierà nulla. 
E come si parla in maniera vaga di tutto, così si vagheggia anche sul ct. 
Povero lui. Conte o Mancini che sia.

martedì 5 agosto 2014

105 MILIONI DI PILOTI

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Premessa: Fernando Alonso sta da anni tenendo in piedi il baraccone (perchè di baraccone trattasi) della Ferrari. E' un pilota veramente forte, consistente, che in gara dà il meglio di sè. E' assolutamente tra i migliori al mondo. Non ha vinto due Mondiali per caso.
Detto questo. 105 milioni ha chiesto Nando alla Ferrari per rinnovare con un triennale, secondo Autosprint e Bild. Raddoppiando l'attuale ingaggio. A 33 anni. Come per dire: dai, ditemi di no, che tanto non vedo l'ora di andarmene.
Nessuno a Maranello ha mai guadagnato tanto, neppure Michael Schumacher nel suo quinquennio iridato. 
Potrebbe essere una mossa studiata a tavolino, dato che all'ingaggio dello spagnolo contribuisce la potente banca iberica Santander. Lo stesso sponsor Ferrari che nel 2010 non esitò a pagare un anno sabbatico di stipendio a Kimi Raikkonen, pur di far correre di rosso vestito il suo pupillo.
Il punto è uno. Ammettiamo pure, per ipotesi, che Fernando Alonso sia il miglior pilota del globo terracqueo. In 6 stagioni con l'asturiano la Ferrari ha vinto 10 gare e zero Mondiali. Ne ha sfiorati due, ma ne ha vinti zero. 
Ora, se hai il miglior pilota del mondo e il Mondiale non lo vinci, evidentemente hai una macchina lontana anni luce dagli altri.
Ha senso investire 35 milioni di euro l'anno per il miglior pilota del mondo, quando la tua vettura non va neanche per miracolo?
Il miglior pilota del mondo può fare la differenza se guida un mezzo con prestazioni simili a quelle dei rivali. Se sei lontano secondi, non serve a nulla o quasi. Specie se non puoi fare test, specie se si è lenti senza possibilità di via d'uscita da inizio stagione.
Se hai la macchina buona, buona per davvero, il Mondiale lo vinci anche con Button o con Rosberg. E anche con Raikkonen, toh. Lo dimostra l'albo d'oro della F1 e lo dimostra la classifica 2014.
Se migliori la macchina, di piloti ne trovi quanti ne vuoi. Con la vettura migliore del lotto, troverai 105 milioni di piloti pronti a correre per te, gratis o quasi.
E comunque, sei la Ferrari. C'è una storia alle spalle che insegna che i piloti passano, ma la Scuderia resta.
Piegarsi ancora, a queste cifre, sarebbe un bruttissimo segno di declino. L'ennesimo.

lunedì 4 agosto 2014

PER QUEST'ANNO NON CAMBIARE...

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Non è che investire soldi nel calciomercato e fare incetta di giocatori, sia poi garanzia certa di miglioramenti nella rosa e di risultati.
Tutte queste critiche e criticucce sul mercato del Napoli sino alla prima settimana di agosto, sono piuttosto sterili e anche ingiuste.
Mi spiego: forse quest'anno è proprio quello giusto per cambiare il meno possibile tra le squadre di testa.
Fondamentalmente per due ragioni, la prima è che alla Juventus è cambiato molto, tutto. Mancherà Conte, forse Vidal, probabilmente si proporrà la difesa a quattro, e l'irraggiungibile quota 102 dello scorso campionato andrà sicuramente ad abbassarsi. La seconda è che gli 85 punti della Roma, ottenuti senza alcuna competizione continentale durante la settimana, potrebbero anch'essi ridursi in virtù proprio della partecipazione alla Champions, pagando le scorie di stanchezza e turnover la domenica.
E così un Napoli da 78 punti nello scorso campionato potrebbe puntare al bersaglio grosso migliorandosi di 7-8 punti. Non tantissimi. La quota 78 del 2013/14 è stata ottenuta partecipando per metà stagione alla Champions e per metà all'Europa League, avendo dunque l'abitudine di disputare 3 match a settimana.
Inoltre le altre, Fiorentina, Inter e Milan, dovrebbero appianare un gap molto importante e migliorare di 25-30 punti per poter lottare per il primato. Troppi, a una prima occhiata.
E' arrivato Koulibaly in difesa e Michu in attacco, sono partiti Reina, Reveillere e Behrami. Alla voce acquisti si aggiungerà certamente un mediano di livello.
Il 4-2-3-1 di Benitez, corretto nelle sue (frequenti) amnesie difensive, con un anno di lavoro alle spalle, gli stessi uomini per la seconda stagione consecutiva e recuperando elementi del calibro di Maggio e Zuniga, a lungo infortunati, potrebbe finalmente sbocciare.
L'anno scorso gli azzurri pagarono un periodo di apprendistato di tattica e di amalgama tra vecchi e nuovi. Per questo la stagione corrente sarà fondamentale per cementare i concetti appresi, dopo quello che per molti è stato l'anno d'esordio in Serie A.
Cambiare tanto non è garanzia di miglioramento. E potrebbe essere la chiave vincente, a sorpresa, del Napoli.

domenica 3 agosto 2014

KIMI AMA ANCORA?

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27 punti in 11 gare. Un 6° posto all'Hungaroring come miglior risultato del 2014. 11-0 nel confronto in gara con Alonso. I numeri sono spesso spietati, non lasciano via d'uscita.
Si alza forte il coro del "bollito", dell'"ah, dove saremmo se non ci fosse Nando", e farneticazioni pure del tipo "si stava meglio con Massa" o "Bianchi è un'altra cosa".
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Tutti a scendere di corsa dal carro Raikkonen. Il pilota del biennio Lotus tutto rimonte, tattiche estreme, maestro nel conservare le gomme, nonchè ultimo Campione del Mondo con la Ferrari, buttato via e messo in un angolo come il peggiore degli scartini. 
Bisogna avere fiducia in Kimi, bisogna tifarlo anche nei momenti in cui i freddi numeri diventano macigni. Tifare Kimi nel 2014 è qualcosa di diverso, prescinde dai risultati.
E' tifare un pilota oggettivamente diverso dagli altri, fuori dagli schemi. Uno che viene dagli anni '70 e '80, da sigaretta e birretta appena sceso dalla monoposto. Uno che emette strani versi quando è scocciato dalle scontate domande dei giornalisti. 
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Parliamo di un pilota veramente particolare: come spesso accadeva nell'epopea dei cavalieri del rischio di qualche decade fa, può essere imbattibile per una gara, sulla "sua" pista e sonnecchiare in altre. A suo modo geniale. Geniale quando nel 2009 in Malesia durante l'interruzione della gara si è fiondato a mangiare un gelato nel retrobox Ferrari. Geniale quando a Montreal nel 2008 si trova il semaforo di uscita box rosso, si ferma da bravo automobilista, e viene tamponato da Hamilton. Kimi esce dalla macchina, non fa una piega, tocchetta sulla spalla di Ham e gli indica il semaforo, rosso. Senza dare in escandescenze o fare sceneggiate. Il 90% degli umani avrebbe sferrato un pugno diretto, dando di matto. Iceman no.
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O quando pronunciò il mitico "Leave me alone, I know what I'm doing" (Lasciatemi solo, so cosa sto facendo), 2012, Abu Dhabi, rivolto all'ingegnere di pista che gli parlava troppo alla radio. E Brasile 2012? "Al 52esimo giro sono andato lungo all' ultima curva, perchè non vedevo bene a causa della visiera appannata. Così ho deciso di prendere una strada di servizio di cui conoscevo già l' esistenza essendoci finito nel 2001. Quella volta, però, il cancello che riportava in pista, era aperto, oggi invece era chiuso: l' anno prossimo chiederò che venga riaperto!". Si trovò un cancello davanti, chiuso per giunta, dopo aver preso una stradina di servizio durante la gara! 
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20 vittorie, 77 podi, 16 pole e 40 (!) giri veloci in gara. Anche questi sono numeri, che non possono capitare per sola fortuna. Kimi è un pilota particolare, uno di quelli che se si accorge di non avere più motivazioni, scende dalla macchina e saluta la compagnia senza troppi complimenti. Non l'ha fatto, nonostante un 11-0 pesantissimo contro Alonso. E allora lo aspettiamo. 
Sono 7 anni che la Ferrari non vince un Mondiale, e nel 2007 vinse proprio con Kimi. Non c'è riuscito Massa, non c'è riuscito Alonso. Quindi il problema non è il pilota. Perchè Raikkonen sulla Ferrari quando c'è stato un Campionato del Mondo da vincere, nel 2007, l'ha vinto. E a due gare dalla fine era a -17 da Hamilton, con la vittoria che valeva 10 punti.
Kimi non si discute. Sa vincere. E si tifa, a prescindere dai risultati. Che arriveranno.
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venerdì 1 agosto 2014

LAVIAMOCI LE MANI PER IL CANDIDATO PERFETTO

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Se "baciamo le mani" resta un modo di dire molto diffuso nel sud Italia, con significato di riverenza e rispetto verso un "potente", per quanto riguarda la grottesca situazione in cui versa la Figc, possiamo coniare il "laviamo le mani".
Renzi se ne lava le mani e si rimette a Malagò, presidente del Coni, per non far interferire politica e sport.
Malagò parla con Tavecchio e se ne lava le mani, ribadendo come quest'ultimo debba solamente "rispondere alla sua coscienza".
E Tavecchio stesso si lava la coscienza e si rimette ai suoi "sostenitori". "Finchè continueranno a darmi il consenso io vado avanti" dice il 71enne candidato, in riferimento al suo corpo elettivo.
E' un domino inquietante, che scende sino alla base del calcio in un rimbalzo di responsabilità infinito. Tavecchio non pensa minimamente a mollare. Forte del 34% dei voti che spettano alla Lega Dilettanti, la sua lega, e del 17% proveniente dalla Lega Pro. Bastano solo queste due componenti per raggiungere il 51% del consenso e vincere la corsa alla poltronissima del calcio italiano.
Un sistema elettorale delirante, se per una clamorosa illuminazione sulla via di Damasco, tutte le società di Serie A e B ritirassero il proprio appoggio a Tavecchio (cosa francamente improbabile, comunque), gli basterebbe la sola Lega Pro per governare lo stesso.
Siamo nella melma politica più totale. Si è imparato bene dalle teste governanti della politica italiana. Capi attaccati alla poltrona, sostenitori che mettono vecchi mestieranti sulle poltrone, con la sola garanzia di mantenere lo status quo. Il tutto condito, tanto per gradire, da un sistema elettorale francamente cervellotico, così suddiviso: 34% dei voti alla Lega D, 20% agli atleti, 17% alla Lega Pro, 12% alla Serie A, 10% agli allenatori, 5% alla Serie B, 2% agli arbitri.
Nessuno si prende la briga di imporre a Tav il passo indietro, data l'inadeguatezza del personaggio. Bastava ascoltare il discorso incriminato di Opti Pobà. Nella sua occasione della vita, quella in cui Tavecchio doveva spazzare ogni dubbio ed essere ineccepibile, si è fatto un autogol clamoroso. Enorme, fragoroso. 
Ma è ancora là, mani e terga in avvicinamento alla poltrona, con lo spettacolo pietoso dei Presidenti di Serie A che giustificano le frasi fuori luogo del loro candidato perfetto. A loro il vecchio Tav va bene, a prescindere. Ci si tappa le orecchie e si chiudono gli occhi facendo spallucce come se nulla fosse, e si va avanti.
E' il candidato perfetto. Perchè per un Paese come il nostro, una politica come la nostra, un calcio come il nostro, e dei presidenti come i nostri, Tavecchio è proprio il candidato perfetto. La logica conseguenza.