lunedì 12 novembre 2012

PAGELLARIO SERIE A: DODICESIMA GIORNATA

Immagine tratta da affarando.it
Siamo arrivati alla dodicesima giornata di serie A 2012-13, e non poteva mancare il nostro appuntamento con la rubrica che premia i migliori e i peggiori del giorno. Vediamo chi abbiamo scelto per quest'occasione.
MIGLIORI
Fabio Quagliarella: Il suo pezzo forte sono sempre stati i gol difficili, in acrobazia, e l'esperto attaccante napoletano se n'è ricordato anche a Pescara, dove ha fatto vedere tutta la sua qualità. Ottima partita per Quagliarella, che sfrutta l'occasione da titolare per mettere a segno una tripletta, a cui aggiunge anche l'assist per Giovinco e l'intervento, comunque decisivo, sulla rete di Asamoah. Spettacolare in particolare la terza e ultima rete, una fantastica sforbiciata in spazi davvero ristretti, un pezzo di bravura assoluto che ha strappato applausi a tutto lo stadio. Dopo la scorsa stagione tribolata e un inizio d'anno con poca considerazione, il bomber ha riguadagnato fiducia personale e nelle scelte di Conte, che lo considera un ottimo partner per l'inamovibile Vucinic. Se continua a segnare con questi ritmi, sarà difficile rimandarlo in panchina. Voto 8,5.
Paulo Dybala: Quando in molti facevano notare al presidente Zamparini l'assenza di qualità nella sua squadra, lui rispondeva: "Abbiamo Dybala!" Arrivato con grandi aspettative dalla serie B argentina, questo ragazzo nemmeno diciannovenne aveva avuto poco spazio finora e sembrava faticare ad abituarsi al calcio italiano. Ieri, l'assenza di Miccoli gli ha consentito di indossare la maglia da titolare contro la Sampdoria, e lui ha risposto alla grande: una doppietta, almeno altre due occasioni importanti mancate e tante giocate interessanti. Con una buona gestione e l'appoggio di giocatori esperti come Miccoli e Brienza può crescere tanto e diventare l'ennesima grande scoperta di Zamparini e dei suoi esperti di mercato. Voto 8.
Borja Valero: L'avevamo già elogiato in precedenza, e non possiamo far altro che tornare a tessere le lodi di questo centrocampista spagnolo, arrivato in Italia un po' in sordina ma che si sta dimostrando un valore aggiunto per la Fiorentina di Montella. L'ex giocatore del Villarreal sta diventando un punto fermo nella linea mediana della viola, non solo per la grinta e la determinazione con cui lotta su ogni pallone, ma anche e soprattutto per le indubbie qualità di palleggio e di gioco. Straripante a livello fisico, Valero ha dato un'altra dimostrazione di forza nella sfida di San Siro contro il Milan, dominando il centrocampo e realizzando un gol che è un misto di tecnica, determinazione e lucidità. Se la Fiorentina sogna un piazzamento importante in questo campionato lo deve anche a lui. Voto 7,5.
Gabriele Angella: Per una volta, l'eroe in casa Udinese non è il solito Totò Di Natale, ma questo giovane difensore di appena ventitre anni, che per un giorno si traveste da bomber e realizza addirittura una doppietta. Cresciuto nel fertile vivaio dell'Empoli, finora aveva trovato pochissimo spazio in due stagioni di serie A, e anche quest'anno le occasioni di mettersi in mostra erano state poche per lui. Titolare contro il Chievo per le assenze di Domizzi e Benatia, ieri Angella ha giocato bene in difesa, ma è stato decisivo soprattutto in attacco, segnando le due reti che hanno permesso ai suoi di portare a casa un punto prezioso. Bellissima anche la dedica finale ad un amico speciale: lo sfortunato Morosini, scomparso tragicamente nemmeno un anno fa. Davvero una domenica perfetta per lui. Voto 7,5.
PEGGIORI
Giovanni Stroppa: Serata estremamente negativa per l'ex fantasista e pupillo di Zeman, che con il suo Pescara incassa un pesante 1-6 in casa contro la Juventus. La differenza di valori tra le due squadre si conosceva, ma un passivo così duro deve sicuramente far riflettere qualcuno, in primis il tecnico degli abruzzesi, che sta cercando ancora il modulo e gli uomini giusti per arrivare alla salvezza. La difesa a 3 ha lasciato molti dubbi, rivelandosi un handicap più che un vantaggio, e uomini tecnici come Weiss e Caprari avrebbero forse meritato più spazio. Ma Stroppa deve lavorare soprattutto sul carattere dei suoi ragazzi, apparsi molli e troppo fragili mentalmente per cercare di competere con i bianconeri. Senza un po' di grinta e di voglia di lottare, la salvezza sarà davvero un'impresa. Voto 4.
Alexandre Pato: In settimana tutti l'avevano dato per rinato, dopo il gol realizzato contro il Malaga, accompagnato da una prestazione piuttosto confortante. Tutti al Milan aspettavano la sfida contro la Fiorentina per avere altre risposte positive dal Papero, a secco di gol in campionato da quasi un anno. Lui però ha tradito le attese, disputando una partita estremamente negativa e mostrando ancora una volta i preoccupanti limiti degli ultimi tempi. Pochi spunti, pochissime giocate tentate, grinta sotto i tacchi, e a completare l'opera un rigore sparato malamente in curva. Inevitabile la sostituzione durante l'intervallo, e inevitabile continuare a chiedersi che fine abbia fatto il promettente attaccante su cui si fondavano le speranze di rinascita rossonere. Voto 4.
Mauro Goicoechea-Ivan Piris: Meritano una citazione negativa ex-aequo i due giocatori della Roma, assolutamente decisivi in negativo in questo derby della capitale. Il giovane portiere, titolare per l'infortunio di Stekelenburg ma in netta ascesa nelle preferenze di Zeman, regala a Candreva il pareggio con un intervento goffo e grossolano, non giustificabile solo con la pioggia. Il terzino destro paraguaiano fa un deciso passo indietro dopo le ultime partite ben giocate, fornendo di fatto l'assist a Mauri sul terzo gol della Lazio, e mostrando in generale parecchi limiti in fase difensiva. La fase difensiva è sempre stata un problema per le squadre di Zeman, ma in questo caso è difficile dare colpe al boemo. I due giocatori sono molto giovani e alla prima esperienza in Europa, devono ancora maturare molto per diventare protagonisti nella nostra serie A. Voto 4,5 per entrambi. 
Daniele De Rossi: Nella storia di questo derby è giusto riservare un capitolo a parte per il campione giallorosso, che diventa uno dei protagonisti della partita ma non lo fa certamente nel modo che sperava. Rispetto ai suoi compagni di squadra, lui disputa una buona partita nel primo tempo, e sembra deciso a sfruttare al massimo l'opportunità da titolare che Zeman gli concede. Poi, proprio nel recupero del primo tempo, Capitan Futuro si macchia di un gesto bruttissimo, colpendo Mauri con un pugno e meritandosi una sacrosanta espulsione. Un comportamento simile non è degno di un giocatore del suo livello, nessuna giustificazione regge di fronte a un'azione che c'entra poco con lo sport. L'esclusione dalla Nazionale e una lunga squalifica potrebbero giovare a De Rossi per ritrovare la tranquillità e lasciarsi alle spalle questa brutta domenica. Voto 3.

domenica 11 novembre 2012

IL MIO CAGLIARI/ 12°T

Immagine tratta da cagliaricalcio.net e modificata su cartoonize.net
MAIN STAND....UP!

Cagliari-Catania. Le premesse erano ottime. La prima casalinga del Cagliari all' Is Arenas finalmente agibile in ogni suo ordine di posto.
Come in ogni storia burocratica italiana, il via libera è arrivato solo nella tarda serata di venerdì da parte del sindaco di Quartu Sant' Elena, a meno di 24 ore dal match.
Poi nella giornata odierna nuovo colpo di teatro: la Questura dichiara non agibile la Main Stand (la tribuna principale coperta da 2000 posti). Festa per lo stadio pieno quindi rovinata.
Il Cagliari, poi, ammetterà per la partita, nella suddetta tribuna, giornalisti ed autorità. 
Per questa mossa si preannunciano inchieste, diffide e multe per la società isolana.
Insomma, il solito di questi mesi.
Alle 18 con 13 mila spettatori si va in campo.
Il Catania brasileiro da calcio bailado visto contro la Lazio domenica scorsa, è solo un lontano parente dei rossazzurri che si son presentati oggi in Sardegna. Orfani di Bergessio e orfani del calcio propositivo che li contraddistingue, conteranno a fine match 1 tiro 1 in porta con il terzino Marchese.
La coppia Pulga-Lopez schiera quello che dovrebbe essere l' 11 tipo attuale, con la defezione di Ariaudo sostituito, questa volta bene, da Rossettini. Per il resto Nenè è preferito a Pinilla e Dessena il contenitore è preferito ad Ekdal il tecnico nel terzetto di mediana.
Il Cagliari ad inizio match è timoroso, ma sul finale di tempo riesce a rendersi pericoloso con qualche azione in velocità sull' asse Cossu-Sau, con quella del 45' come azione migliore dell' intera partita: il folletto di Tonara si invola in area bruciando con un tunnel un difensore, riesce a scartare Andujar, ma sulla conclusione a rete, l' estremo difensore argentino intercetta il pallone e lo manda in angolo.
Nella ripresa il nulla, il Cagliari spinge adagio, inzuccata di Astori non lontana dai pali su calcio d' angolo ed azione personale di Avelar conclusa con un tiro da fuori area.
Catania non pervenuto.
Partita assolutamente noiosa. 0-0 risultato scontato, ma che lascia il bicchiere mezzo pieno ad entrambi i contendenti.
Poche luci tra i giocatori sardi: ottima la prova di Sau, oggi poco assistito dai compagni, scatti brucianti e ottima proprietà tecnica, ricorda Zola nella postura della preparazione al dribbling.
Nenè torna allo standard degli zero tiri in porta, i subentranti Pinilla e Ibarbo sono in una involuzione senza fine, e Thiago Ribeiro fa il fantasma come da più di un anno a questa parte.
Cossu regge un tempo da uomo ovunque, ma si vede che è fuori forma. Il centrocampo pare rifiatare dopo una sequenza di partite strepitose.
I punti sono 15, e ora arrivano in sequenza la seconda e la terza della classe, Inter a San Siro e Napoli in casa. E forse, dopo queste due partite, ci si morderà le mani per l' andamento lento della partita odierna.
La vicenda più interessante è stata quella della Main Stand, ma per fare lo stand-up dal divano dopo un match così soporifero, c'è voluto un grosso sforzo di volontà.

Pagelline: Agazzi 6; Pisano 6, Rossettini 6, Astori 6, Avelar 6,5; Dessena 5,5, Conti 6, Nainggolan 6; Cossu 5,5 (75'T.Ribeiro 5); Nenè 5 (64'Pinilla 5), Sau 7 (83'Ibarbo 6).
Pulga-Lopez 5,5.

venerdì 9 novembre 2012

PAGELLE EUROPEE: TERZA GIORNATA

Immagine tratta da it.uefa.com
Siamo arrivati al terzo appuntamento con questa rubrica che analizza le prestazioni delle squadre italiane nelle coppe europee. Vediamo chi ha meritato la promozione, chi è rimandato alla prossima gara e chi invece è bocciato.
PROMOSSI
Inter: Il successo esterno contro il Partizan vale ai nerazzurri la decima vittoria consecutiva tra campionato e coppe, un'ulteriore dimostrazione di forza per il gruppo di Stramaccioni. Palacio si conferma bomber europeo con una doppietta, Guarin continua a dimostrare tutte le sue qualità in mezzo al campo, Handanovic è in uno stato di grazia e non sta facendo minimamente rimpiangere il miglior Julio Cesar. Pur giocando con molte riserve, l'Inter ottiene la qualificazione al turno successivo di Europa League, che era l'obiettivo minimo per questa squadra. La sfida su due fronti per i nerazzurri finora si sta rivelando molto positiva. Voto 8.
Juventus: Dopo tre pareggi consecutivi, finalmente i bianconeri di Conte, allenati prima da Carrera e ora da Alessio, rompono il ghiaccio in Champions League e regolano con un rotondo 4-0 i modesti danesi del Nordsjaelland, che due settimane fa avevano strappato un incredibile pareggio. Partita subito in discesa, con un primo tempo ad alti ritmi e una ripresa più tranquilla, a gestire il risultato. I centrocampisti sono ancora la nota più positiva, con Marchisio e Vidal in rete, anche Giovinco va a segno e spegne qualche critica. L'attacco è proprio il punto interrogativo: Matri non sfrutta al massimo la sua chance e spreca un paio di buone occasioni, Quagliarella invece entra e segna ancora. Che sia lui il miglior sostituto per Vucinic? Intanto in Champions il cammino è ancora duro, serviranno punti pesanti contro Chelsea e Shakhtar, che sono di ben altra pasta rispetto ai danesi. Per ora, Juve promossa. Voto 7.
Lazio: Dopo la doccia fredda dell'andata, i biancocelesti questa volta non lasciano scampo al Panathinaikos e chiudono in fretta la pratica, regalandosi il primo posto momentaneo nel girone e una vigilia più serena prima del derby. Petkovic si affida ancora a molte seconde linee, e riceve ottime risposte soprattutto dall'attacco, con Kozak e Floccari che vanno entrambi a segno. Buone notizie anche sul fronte degli infortunati, con Radu e Marchetti che tornano a giocare e a recuperare un po' di ritmo in vista della sfida contro la Roma. Positivo anche Zarate, che dopo essere sparito per un po' dagli schemi dell'allenatore sta recuperando un po' di credito almeno in Europa League. Qualificazione davvero alla portata per gli uomini di Petkovic, un pari in casa contro il Tottenham potrebbe già bastare. Voto 7.
Napoli: Ad essere onesti dovremmo fare una distinzione per i partenopei: il vero promosso è Cavani, e con lode piena, mentre per gli altri "bambini" i voti sono bassini, per alcuni davvero brutti. La sfida contro il Dnipro era da dentro o fuori, il Matador la risolve con un incredibile poker, che regala ossigeno e nuova fiducia agli uomini di Mazzarri. C'è poco da fare, con lui in campo è tutto un altro Napoli, lo dimostra il confronto con un Vargas semplicemente inesistente e improduttivo, che sembra fare passi indietro ad ogni partita. Non convincono ancora difesa e centrocampo, che si concedono troppe pause e prendono due gol evitabili. Ora la classifica è più serena, ma non bisogna abbassare la guardia nelle prossime due partite, e soprattutto guai a rimandare in panchina Cavani...Voto 6,5.
RIMANDATI
Milan: La squadra di Allegri non ripete la bella prova del campionato, e contro il Malaga si ferma ad un pareggio dopo essere andata sotto. Il nuovo 4-2-3-1 è ormai consolidato, meno fissi sono alcuni dei suoi interpreti, che continuano ad accendersi a intermittenza. Qualcosa da rivedere in difesa, come dimostra il gol concesso agli spagnoli nel primo tempo, e in avanti alcune pedine come Emanuelson e El Shaarawy pagano un piccolo calo fisico dopo le ottime prestazioni recenti. Bene ancora Bojan, e buone notizie da Pato, che si sblocca e torna al gol in Champions dopo quasi un anno, ma il suo recupero va ancora tenuto sotto controllo. Ora diventa importantissima la sfida in Belgio contro l'Anderlecht, ci sarà bisogno di portare a casa punti pesanti per evitare di correre rischi all'ultima partita contro lo Zenit di Spalletti. Per ora, rossoneri rimandati alla prossima gara. Voto 5,5.
BOCCIATI
Udinese: Il doppio 0 rimediato contro lo Young Boys suona come un requiem per le speranze dei bianconeri di andare avanti in Europa League. Considerato alla vigilia come l'impegno più morbido del girone, il confronto con gli svizzeri ha causato solo problemi ai ragazzi di Guidolin, che hanno mostrato limiti preoccupanti a livello mentale oltre che tecnico. Poco sicuro Brkic e con lui la difesa, male il centrocampo con Willians e Lazzari che non convincono, in attacco Ranegie è a lungo assente. Di Natale non è quello di sempre, gli anni pesano anche per lui, forse sarebbe stato meglio affiancargli Fabbrini dal primo minuto, anche per dare fiducia al ragazzo. La qualificazione in teoria è ancora alla portata, ma adesso bisognerà giocare in trasferta contro l'Anzhi di Eto'o e poi in casa contro il Liverpool. Se non è una missione impossibile, poco ci manca...Voto 4,5.

giovedì 8 novembre 2012

AUGURI SANDRINO!

Immagine tratta da magicfootball.eu
Non è mai facile iniziare la propria carriera quando porti un cognome importante e tuo padre è entrato nella storia di uno sport. Tutti ti osservano, vogliono vedere se davvero hai talento o se sei uno dei tanti "raccomandati" che non meritano questa fortuna. Tale peso è ricaduto anche sulle spalle di un ragazzo poco più che ventenne, arrivato con grandi prospettive a Milano ma che ad un tratto sembrava sul punto di mollare. Per fortuna, quel ragazzino ha deciso di andare avanti per la sua strada, e ha vissuto una splendida carriera sportiva, tanto da raggiungere e superare la fama del suo amato papà. Il protagonista di questa storia si chiama Sandro Mazzola, e proprio oggi compie 70 anni.
La sua infanzia non è certo avara di problemi: suo padre, il mitico Valentino, e sua madre si separano quando lui è molto piccolo, e nel 1949 perde il suo amato genitore nel terribile disastro aereo di Superga, in cui tutto il Grande Torino perisce. Seguendo le orme del papà, il piccolo Sandro sviluppa da subito un'enorme passione per il calcio, e nonostante le difficoltà economiche in cui versa la sua famiglia riesce a entrare nelle giovanili dell'Inter. Qui, riceve i preziosi insegnamenti di una vecchia gloria nerazzurra, Giuseppe Meazza, che lo aiuta a sviluppare il suo talento e gli insegna il ruolo del centravanti, anche se lui preferisce stare a centrocampo. L'esordio in serie A è piuttosto traumatico: nel giugno del 1961 l'Inter deve recuperare la sfida contro la Juventus, e per protesta il presidente Angelo Moratti fa scendere in campo la squadra primavera. La partita finisce con un rotondo 9-1 in favore dei bianconeri, e l'unico gol dell'Inter lo segna proprio Mazzola su calcio di rigore. Il suo inserimento in prima squadra è lento e tormentato: Moratti stravede per lui e lo vede come un ottimo prospetto, ma l'allenatore, il Mago Helenio Herrera, inizialmente è poco convinto delle sue prestazioni e pensa che il ragazzo non sia adatto al suo gioco. Sandro soffre anche la pressione per il suo cognome, che ricorda a tutti il suo defunto padre, e le critiche e le voci che lo vogliono un raccomandato senza meriti lo feriscono molto. Pensa anche di lasciare il basket per un po', poi però gli incoraggiamenti del fratello Ferruccio e la sua determinazione hanno la meglio.
La stagione 1962-63 è quella della sua esplosione: Herrera gli concede qualche chance da titolare (all'epoca non c'erano le sostituzioni in campionato), lui finalmente si sblocca e fa vedere a tutti le sue qualità. Nel ruolo di centravanti, trascina l'Inter al suo primo scudetto del ciclo dell'allenatore spagnolo, segnando anche il gol-partita nella sfida decisiva contro la Juventus. E' l'inizio di una striscia di vittorie incredibili, nelle quali Sandro veste sempre i panni del protagonista: l'Inter vince altri due scudetti, nel 1965 e 1966, arrivando così a fregiarsi della prima stella, e soprattutto conquista due Coppe dei Campioni nel 1964 (due gol di Mazzola nel 3-1 in finale contro il Real Madrid dei fenomeni) e 1965, e due Coppe Intercontinentali. Quella squadra è ormai nell'immaginario di tutti gli sportivi italiani: oltre a Mazzola, i vari Facchetti, Burgnich, Guarneri, Picchi, Jair, Suarez e Corso sono dei veri miti per i tifosi interisti, e il mito della Grande Inter di Herrera e Moratti si diffonde presto in tutta Europa e nel Mondo. Non è una squadra di amici, come in tutti i gruppi con personalità forti ci sono scontri e incomprensioni, e i rigidissimi metodi di allenamenti del Mago qualche volta alimentano queste tensioni, ma in campo si vede solo una sinfonia armoniosa, una poesia per gli occhi.
Il ciclo si interrompe nel 1967, quando l'Inter perde nello stesso anno lo scudetto all'ultima giornata e la finale della Coppa dei Campioni contro i Celtic di Glasgow, nonostante il vantaggio iniziale firmato ancora da Mazzola. Herrera lascia Milano, la squadra comincia a perdere alcune delle sue pedine storiche, ma Sandro rimane uno dei simboli della squadra, con cui giocherà fino alla fine della sua carriera, arretrando la sua posizione a centrocampo, proprio come sognava. Arriverà un altro titolo, nel 1971, dopo una storica rimonta sui rivali del Milan, e un'altra finale di Coppa dei Campioni l'anno dopo, anche questa persa, contro l'Ajax del mitico Cruyff. Nel 1977, Mazzola decide di dire basta con il calcio giocato, e lascia l'Inter dopo 565 partite e 160 reti complessive, quarto nella classifica di tutti i tempi in entrambi i casi. Diventa in due occasioni dirigente per i nerazzurri, oltre che per il Genoa e per il Torino, e ha la grande soddisfazione di portare a Milano un giovanissimo Ronaldo nell'estate del 1997, oltre a bloccare un certo Platini, che la società deciderà di non acquistare; in seguito è anche opinionista e commentatore televisivo con la RAI, e ha la fortuna di commentare il vittorioso Mondiale del 2006.
A proposito della Nazionale, anche la sua carriera in azzurro, che inizia quasi in contemporanea con quella nel club, è ricca di gol e soddisfazioni. Esordisce a Milano nel 1963, contro il grande Brasile di Pelé bi-campione del Mondo, e si toglie la soddisfazione di marcare una rete nel 3-0 finale. Dopo l'infausto Mondiale del 1966, quello della Corea del Nord per intenderci, è uno dei punti di forza dell'Italia di Ferruccio Valcareggi, che riporta lustro al calcio nazionale dopo anni di delusioni e umiliazioni. Nel 1968 è membro della squadra che riesce a vincere il Campionato Europeo, battendo nella doppia finale la Jugoslavia e regalando un titolo agli azzurri dopo 30 anni esatti; salta la prima finale per indisposizione e non la prende bene, ma nella ripetizione Valcareggi lo schiera titolare e lui disputa una grande partita. Nel 1970 è parte integrante della squadra che arriva seconda nel Mondiale alle spalle del Brasile, e protagonista della discussa "staffetta" con cui Valcareggi alterna lui e Gianni Rivera, stella del Milan arcirivale della sua Inter, facendo giocare un tempo ad entrambi, con Sandro titolare e Gianni che gli subentra nella ripresa. Chiude la carriera in Nazionale nel 1974, dopo lo sfortunato Mondiale tedesco, con all'attivo 70 presenze e 22 reti.
Ha fatto storia, il vecchio Sandro, è stato uno dei grandi protagonisti del calcio italiano di tutti i tempi e ha saputo dimostrare ai critici che non era solo un raccomandato di lusso, ma un campione vero. Per anni è stato il simbolo della Milano nerazzurra, e ha infiammato i derby della Madonnina insieme al suo fiero avversario Rivera, un rivale in campo ma un campione che ha sempre rispettato profondamente al di là di quello che hanno scritto di loro i giornalisti. Avrebbe probabilmente meritato di vincere il Pallone d'Oro come Gianni, ma non è stato altrettanto fortunato ed è arrivato al massimo secondo nel 1971, alle spalle di Cruyff. Il suo dribbling ubriacante, la sua grande tecnica e il suo estro sotto porta, e quei baffetti unici e inconfondibili hanno fatto sognare intere generazioni di bambini, cresciuti con la sua figurina o con quella di altri grandi della sua epoca nel diario. Per loro, lui rimarrà sempre il ragazzo esile e talentuoso con i baffetti, un campione immortale che non invecchia mai, che resta giovane in eterno. Auguri Sandrino!

mercoledì 7 novembre 2012

LA STAGIONE DEI RITIRI

Tra MotoGp, F1 e Superbike hanno deciso di appendere il casco al chiodo tre tra i più celebrati Campioni del Mondo.
Casey Stoner, Michael Schumacher e Max Biaggi.
Tre ritiri per tre storie diverse.
A Maggio annuncia che a fine stagione saluterà il gruppo Casey Stoner.
Immagine tratta da cervelliamo.blogspot.it e modificata su cartoonize.net
Classe 1985, ancora 26enne, decide di lasciare all' apice della carriera, col numero 1 sulla carena. Un ritiro che non sorprende chi lo conosce bene, l' australiano è prodotto tipico della sua terra, ispido, spigoloso, poco incline ai compromessi. Casey ha sempre mal sopportato l' ambiente delle moto, le prove e tutto ciò che sta di contorno alle gare. 
Già nel 2009 un misterioso malore lo allontanò dal circus, e la ridda di voci tutt' attorno cominciò a fargli storcere il naso sull' ambiente, che lo bollò prematuramente come bollito.
Chiude (per ora?) con due titoli mondiali, 2007 con Ducati e 2011 con Honda, ed un totale di 45 vittorie e 43 pole position. Al suo ritiro rimarrà l' unico ad aver saputo dominare la selvaggia Ducati. E chiude con una gara favolosa nella sua Phillip Island, dove ha vinto le ultime 6 stagioni e dove gli han dedicato una curva.
Ad ottobre appenderà, questa volta definitivamente, il casco al chiodo Michael Schumacher.
Classe 1969, a 43 anni suonati, lascia la F1, dopo l' arrivo in Mercedes di Lewis Hamilton.
Immagine tratta da auto-mobilia.eu e modificata su cartoonize.net
Un ritiro annunciato, dopo un triennio di ritorno non all' altezza delle aspettative di tutti, sue in primis. Celebrato campionissimo con Benetton e Ferrari, nel 2010 torna dopo 3 anni di stop con la Mercedes, scuderia nata sulle basi della Brawn Gp, appena vincitrice di mondiale piloti e costruttori. Ma la Mercedes è fallimentare nel 2010, nel 2011 e nel 2012. Il giudizio è sospeso. Una pole, a Montecarlo, pista da piloti veri, un giro veloce, ad Hockenheim, e un podio, a Valencia. Tutti nel 2012. Segno di un pilota che non ha perso il guizzo. Come abbiamo già avuto modo di dire, è diventato "Un uomo che ha imparato a perdere". Non è bollito, anche se nelle ultime gare, con un catorcio argentato, è piuttosto annoiato. I numeri però, parlano chiaro: Campione del Mondo 1994, 1995, 2000, 2001, 2002, 2003, 2004. 91 successi, 68 (+1 quella di Montecarlo) pole position, 77 giri veloci in gara.
Notizia di oggi, il ritiro di Max Biaggi. Abbastanza inaspettato, anche se ha lasciato segnali qua e là durante la stagione. Classe 1971, a 41 anni fresco vincitore della Superbike 2012, dopo un lungo ed entusiasmante testa a testa con Melandri prima e Sykes poi.
Immagine tratta da it.paperblog.it e modificata su cartoonize.net
Decide di lasciare all' apice. Per dedicarsi alla famiglia. Ha vinto in 250, ed in MotoGp è stato degno rivale del giovane Valentino Rossi, e si è reinventato in Superbike, vincendo con il suo stile pulito 2 mondiali, in una categoria tutta contatti e derapate.
Campione del Mondo 1994, 1995, 1996, 1997 della classe 250 e 2010 e 2012 della Superbike. Un titolo in Honda (il 1997) e tutti gli altri in Aprilia. 63 Gp vinti tra Motomondiale e Superbike e 61 pole position.
Chapeau per tutti e tre, tre campioni che han fatto la storia del Motorsport.
Tutti e tre hanno diviso, o li si ama o li si odia. 
Tutti e tre hanno lasciato un segno.

martedì 6 novembre 2012

IL MIO CAGLIARI/ 11°T

Immagine tratta da cagliaricalcio.net e modificata su cartoonize.net
IL VIOLA PORTA MALE

E' chiaro. Si è perso perchè il viola porta male. Ha ragione Cellino. 
I numeri parlavano e parlano chiaro. La Viola non perdeva da 7 partite totali con il Cagliari. 
E il pareggio dello scorso maggio al Franchi ha interrotto una striscia impressionante di 16 vittorie casalinghe della Fiorentina sui rossoblù sardi. L' ultima volta che si è espugnato lo stadio gigliato era il lontano 1972.
Pulga e Lopez si presentano in terra toscana privi di numerosi titolari, tra defezioni causa giudice sportivo (capitan Conti e Nainggolan), scelte dettate dal turnover (fuori Avelar, Pinilla, Nenè) e da infortuni (Ariaudo).
La squadra regge per ottimi 50 minuti. Primo tempo giocato alla pari, con un ottimo pressing alto che mette in difficoltà le fonti di gioco viola.
Poi alla rete del 2-1 di Jovetic la squadra si squaglia. I cambi non aiutano una reazione che non arriva, entrano Pinilla, il fantasma di Ibarbo e l' acerbissimo Eriksson per Thiago Ribeiro, Sau e Cossu.
Il Cagliari non tocca palla per i restanti 40 minuti. E non è un' esagerazione. La Fiorentina tiki taka e affonda il coltello nella morbida retroguardia sarda per altre due reti. 4-1 finale.

Con tanto di tunnel subiti da Murru e Ibarbo e pallonetto irridente di Cuadrado.
Pochissime le note di merito: Sau molto vivace e volenteroso, Casarini autore del momentaneo pari con bel tiro al volo su assist dal corner.
Parecchie, invece, le note stonate: Agazzi poco reattivo sulle uscite nell' area piccola e infilato di pallonetto sul quarto gol, Murru molto colpevole su entrambe le reti da calcio d' angolo (d'altronde era un rischio lanciarlo titolare a 17 anni), Rossettini completamente in barca e lontano parente del difensore attento ammirato a Siena le passate stagioni, Dessena stanco, impreciso ed abominevole nell' assist a Cuadrado del 4-1, Thiago Ribeiro tornato ai suoi livelli soliti, quelli del fantasma.
I cambi presentano in campo un impresentabile Eriksson (ma come faceva ad essere nazionale svedese?), un Ibarbo in totale involuzione ed impalpabile e un Pinilla alla ricerca della forma migliore.
Quindi bicchiere mezzo pieno per 50 minuti e desolatamente vuoto, vuotissimo, bucato e rotto per gli umilianti ultimi 40'.
E se Lopez cura la fase difensiva, servirà una grossa ripassatina sui corner.
Sconfitta assolutamente meritata nel complesso. Ma sabato alle 18 con il Catania ad Is Arenas, finalmente a piena capienza, sarà necessario recuperare le forze e la formazione migliore, per continuare a lottare col coltello fra i denti. 
Anche se lo scaramantico presidente Cellino, forse, firmerebbe per il pareggio, ma solo per il gusto di non finire all' infausta quota 17 punti.

Pagelline: Agazzi 5; Pisano 5,5, Rossettini 4,5, Astori 5, Murru 5; Dessena 4,5, Ekdal 5, Casarini 6; Cossu 5 (71'Eriksson 4,5); T.Ribeiro 5 (51'Pinilla 5), Sau 6,5 (66'Ibarbo 5). 
Pulga-Lopez 5.

lunedì 5 novembre 2012

PAGELLARIO SERIE A: UNDICESIMA GIORNATA

Immagine tratta da ecodellosport.it
Torna dopo alcune settimane di assenza la nostra rubrica sui migliori e i peggiori in campo di ogni singola giornata di campionato. Vediamo chi sono i personaggi scelti in questa undicesima, interessantissima giornata.
I MIGLIORI
Riccardo Montolivo: Nella roboante vittoria che potrebbe segnare la fine della crisi milanista e l'inizio di una stagione diversa c'è sicuramente il suo zampino. Coinvolto insieme ai compagni dall'inizio di campionato disastroso e poco convincente, sta diventando sempre più un giocatore fondamentale nella nuova creatura di Mister Allegri. Tanti mediani in campo non hanno sortito gli effetti sperati, c'era bisogno di più fantasia a centrocampo, e lui si sta rivelando importantissimo in questo. E poi nelle ultime due gare ha messo a segno gol pesanti, prima quello che ha avviato la rimonta a Palermo, poi questo che ha definitivamente indirizzato la sfida con il Chievo. Sicuro nelle giocate, cercato dai compagni, è il giocatore giusto per orchestrare la manovra della squadra e mettere in movimento l'attacco rossonero, che si sta lentamente riscoprendo con il nuovo modulo. Lui ed El Shaarawy possono essere i giocatori decisivi per capire che ne sarà di questa tribolata stagione milanista. Voto 7,5.
Andrea Stramaccioni: In campo il migliore è stato probabilmente Milito, ma non si può negare che il merito della grande vittoria interista a Torino è tutto del suo tecnico. Criticato a inizio anno per la mancanza di gioco e per alcuni risultati negativi, soprattutto in casa, sabato Strama ha dimostrato a tutti di non essere uno di quegli allenatori giovani che hanno ottenuto una panchina prestigiosa per moda o per raccomandazione. E' innegabile che se questa squadra, che solo un anno fa navigava in zona retrocessione, oggi può sognare in grande, il merito è suo, delle sue idee e della fiducia che ha ridato al gruppo storico e ai nuovi arrivati. Aveva promesso di non accontentarsi del pari, l'ha dimostrato schierando tre punte in campo e mettendo spesso in difficoltà la Juve con pressione e gioco veloce. Forse non è il nuovo Mourinho, ma di certo rispetto ai successori del portoghese è quello che più di tutti sta riscuotendo il favore della squadra e risvegliando l'entusiasmo dei tifosi. Chapeau. Voto 9.
Alejandro Gomez: Se in estate era seguito da tante grandi squadre un motivo ci dev'essere. Il folletto rossoblu continua a far vedere partite di grande qualità e sostanza, dimostrandosi anche piuttosto continuo sotto porta. Contro la Lazio è semplicemente immarcabile per tutti, scappa via agli avversari con irrisoria facilità, segna due gol e propizia il quarto e ultimo con il perfetto assist a Barrientos. Dopo i fasti dello scorso anno con Montella, il Catania continua a dimostrarsi un'ottima squadra, con una buona organizzazione di gioco e alcuni giocatori che sanno fare la differenza. Il Papu Gomez è sicuramente uno di questi, è cresciuto tantissimo in queste tre stagioni in Italia e su di lui sono fondate le speranze per un'altra grande stagione degli etnei. Poi magari arriverà la chiamata di una squadra importante, e sarebbe qualcosa di pienamente meritato. Voto 8.
Francesco Totti: La Roma di Zeman aveva bisogno di una scossa per tornare ad ambire a qualcosa d'importante, e la prima risposta importante è arrivata proprio dal capitano. Dopo aver difeso sempre il tecnico dalle critiche, ha dato l'esempio in campo con una grande prestazione, spronando i compagni a reagire e a ritrovare qualità e gioco. Contro il Palermo ha dimostrato una volta di più di essere in una condizione fisica eccellente, come non lo si vedeva da molti anni ormai: corsa continua a tutto campo, grinta e un dialogo splendido con i compagni d'attacco Lamela e Osvaldo. Il gol realizzato inoltre lo porta a quota 219 reti, una in più dell'indimenticabile Meazza e a poche lunghezze da Nordahl, secondo nella classifica di tutti i tempi della Serie A. Un'altra gemma in una carriera invidiabile. Voto 8.
I PEGGIORI
Fabiano Preti: Come sempre, non c'è Juve-Inter senza polemiche, e anche se il risultato finale ha un po' smorzato i toni, non si possono cancellare alcune sviste clamorose in favore dei padroni di casa nel primo tempo. A sbagliare è questo giovane guardalinee, considerato da molti una promessa nel suo ruolo, ma che a Torino incappa in una serata decisamente negativa. Dopo appena venti secondi, non vede il nettissimo fuorigioco di Asamoah nell'azione che da il vantaggio alla Juventus, poi non aiuta l'arbitro restando in silenzio su un fallo duro di Lichtsteiner, già ammonito, a pochi passi da lui, infine sbaglia almeno un altro paio di fuorigioco, in particolare uno segnalato a Giovinco e del tutto inesistente. Dopo Maggiani, adesso è toccato a lui finire sulla graticola, e per fortuna l'Inter ha vinto salvandolo parzialmente dalla pubblica umiliazione. Torniamo a ripeterlo: piuttosto che mettere in campo 4 o 6 uomini, non sarebbe meglio la moviola in queste situazioni? Voto 3.
Stephan Lichtsteiner: La sua partita contro l'Inter dura soltanto 36 minuti, ma sarebbe stata anche più breve se Tagliavento e Preti non fossero stati magnanimi con lui. Nervoso e impacciato, forse non al meglio della sua condizione fisica, fatica a dialogare con i compagni del reparto avanzato, vanificando alcune ghiotte occasione di contropiede. Soprattutto, non è in grado di gestire energia e lucidità nel modo giusto, visto che si fa ammonire per un contrasto con Cambiasso e, pochi minuti dopo, stende Palacio con un intervento duro e inutile. Graziato dall'arbitro, viene sostituito subito da Alessio, che preferisce giocarsi un cambio piuttosto che rischiare di rimanere con un uomo in meno. In involuzione rispetto all'anno scorso e all'inizio di stagione, nonostante il turnover con cui è stato gestito finora, fatica a ritrovare condizione e spunto migliore. Serve il vero Lichtsteiner per tornare a volare anche sulle fasce. Voto 4,5.
Salvatore Aronica: Chissà cosa gli è passato per la testa quando, all'ultimo minuto della gara contro il Torino, ha letteralmente regalato a Sansone il pallone che è valso il pareggio definitivo. Pupillo di mister Mazzarri, che l'aveva già avuto nella sua Reggina dei miracoli e che poi se l'è portato anche a Napoli, nelle scorse stagioni aveva spesso ricoperto il ruolo di titolare, anche per via delle assenze e degli infortuni delle sue alternative, su tutti Britos. Con l'arrivo di Gamberini e per alcune prestazioni poco convincenti, si è dovuto adattare al ruolo di riserva, pronto a rispondere presente quando veniva chiamato in causa dall'allenatore. Ieri è subentrato a Dossena per coprire maggiormente la fascia, ma ha clamorosamente disatteso i compiti e anzi il suo errore è costato due punti preziosi ai partenopei. Difficilmente rivedrà il campo senza la giusta concentrazione. Voto 4.
Le genovesi: Per una domenica, il calcio unisce nello sconforto e nella tristezza le due anime di una città. A Genova dopo questo inizio di stagione non ride più nessuno, anzi qualcuno comincia a fare gli scongiuri e a temere il peggio. Il Genoa continua a balbettare, a Siena subisce una sconfitta che complica ulteriormente le cose, la terza in altrettante gare per il nuovo mister Delneri, e resta nei bassifondi della classifica. Non sta meglio la Samp di Ferrara, che con l'Atalanta perde addirittura la sesta gara consecutiva e dall'entusiasmo iniziale passa alla rabbia e allo sconforto. Un sottile filo unisce le due acerrime rivali: pochissimo gioco, tanta fragilità nel reparto arretrato, riserve non all'altezza dei titolari, attacchi abulici. Tra due partite ci sarà il derby, che ora più che mai potrebbe rivelarsi già decisivo per l'una o per l'altra squadra. Al momento, di certo, nessuna delle due può dirsi tranquilla. Voto 4.

I PARADOSSI

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Abu Dhabi. Questa la cronaca: parte Hamilton a razzo, Raikkonen sfrutta uno start incerto di Webber e si installa in seconda posizione, Maldonado è terzo, nel frattempo anche Alonso sopravanza l' australiano con una manovra esaltante ed è quarto. Vettel inizia la rimonta partendo dai box. Nel primo giro contatti tra Hulkenberg, Di Resta e Senna, e qualche curva più avanti tra Rosberg e Grosjean. Al giro 8 Karthikeyan con lo sterzo rotto rallenta e viene tamponato da Rosberg che sopraggiungeva, con la Mercedes che salta letteralmente sopra la malcapitata Hrt. Grande spavento, piloti a posto e Safety Car in pista. Vettel, con l' ala danneggiata per un contatto con Senna, in regime di gara neutralizzata e già 13°, rischia di tamponare una Toro Rosso e per evitarla, disintegra il cartello DRS a bordopista. Sosta ai box, Seb ricacciato in fondo con gomme e ala nuova. Giro 19 Alonso è terzo dopo il sorpasso su Maldonado. Il giro successivo colpo di scena: la Mc Laren di Hamilton si ferma. Ennesimo problema tecnico per l' anglo-caraibico. Poi tutti cambiano gli pneumatici, ma non Vettel che si gioca la carta dello stint lungo con una sequenza di giri veloci. Mossa azzeccata perchè il tedeschino era 2° e dopo la sua sosta rientra al 4° posto.
Qui la Dea bendata aiuta Seb. Classica scazzottata tra bad boys a centro gruppo: ne fanno le spese Perez, Grosjean e Webber. Nuova Safety Car in pista e distacchi annullati. Raikkonen, Alonso, Button e Vettel. Non succede nulla sino al giro 52: Button si dedica a una pennichella e Vettel lo infila, andando a conquistare un fantastico podio. Vince Raikkonen, che non festeggiava da Spa 2009, alla vittoria numero 19 in carriera. Meritata vittoria per una stagione estremamente costante del finlandese.
Il paradosso è che Alonso rimonta da 6° a 2°, con una gara fantastica e recupera 3 punti su Vettel, ma ha la sensazione di aver sprecato un' occasione, non per demeriti propri, ma per meriti altrui.
Il paradosso è che Vettel parte 24° ed arriva 3°, in scia ad Alonso e ha il sorriso come se avesse vinto la gara più importante dell' anno. 10 punti da amministrare in 2 gare.
Il paradosso è che Raikkonen, alla prima vittoria dopo 2 anni di stop, è messo in ombra dalle rimonte dei duellanti al titolo, ma ha conquistato una vittoria legittima e consistente. Chapeau.
Il paradosso è che la Red Bull parte ultima, rompe mezza ala, sfonda un cartello Drs, supera tutti e arriva in scia alla Ferrari. Non c'è messaggio più chiaro che faccia capire che non c'è nulla da fare, cornetti e macumbe non servono.
Il paradosso è che certi piloti sono una garanzia per questo 2013, ma in negativo: Schumacher ha forato su un detrito anche oggi, Rosberg ha visto la sua gara rovinata da un botto in cui è incolpevole (come da 2 mesi a questa parte), Perez, Maldonado, Grosjean han fatto incidenti come al solito e Massa ha fatto un testacoda senza esser toccato.
Il paradosso della giornata però, è che Raikkonen, mondialmente noto per la sua passione per la vodka, abbia vinto sull' unica pista dove si festeggia con champagne analcolico.  Buuuu!

Pagelline: 1°Raikkonen 10; 2°Alonso 9,5; 3°Vettel 10; 4°Button 6; 5°Maldonado 7; 6°Kobayashi 8,5; 7°Massa 4,5; 8°Senna 6,5; 9°Di Resta 6,5; 10°Ricciardo 6,5; 11°Schumacher 6; 12°Vergne 5,5; 13°Kovalainen 6,5; 14°Glock 6; 15°Perez 5; 16°Petrov 5; 17°De la Rosa 6; RIT.Pic 6; RIT.Grosjean 4,5; RIT.Webber 5; RIT.Hamilton 10; RIT.Karthikeyan 5,5; RIT.Rosberg 5,5; RIT.Hulkenberg 5,5.

sabato 3 novembre 2012

UNA LATTINA VUOTA

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Clamoroso! La lattina era vuota!
Che autogol della Red Bull, che cattiva pubblicità!
La vettura di Vettel non aveva il litro di benzina necessario per passare le verifiche tecniche. 
Lattina vuota, bucata, sgasata.
A secco!
Come da regolamento partirà ultimo. 24esimo. Dietro Karthikeyan! Addirittura!
Nel momento clou della stagione, il muretto austriaco tira giù una gaffe clamorosa.
Avanza al 6° posto in griglia Alonso. 
I cornetti cominciano a fare effetto in quel di Maranello.
Ora vedremo se Vettel merita i due titoli (...e mezzo), dovrà rimontare in una pista dove i sorpassi sono rari come acqua nel deserto. Una grande gara sarebbe arrivare nella Top 5. Realisticamente potrà oscillare tra il 6° e il 10° posto. 
La Ferrari dovrà far di tutto per far arrivare Nando sul podio. E far punti pesanti.
Gara della vita per entrambi.
Remuntada per entrambi.
Alonso ha una macchina così e cosà e parte 6°.
Vettel ha un missile, ma parte 24°.
Vedremo il confronto tra due Campioni. Pronti via, e coltello tra i denti. 
E al traguardo, giù di calcolatrice.
Chi avrà rimontato meglio?


EMIRATI ARAB...OLLITI!

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Grandissima dimostrazione di talento di Lewis Hamilton, sul circuito di Yas Marina. 1:40.630 e concorrenza sbaragliata. Pole 25 in carriera.
Webber si prende la seconda piazza a 4 decimi. Vettel si accomoderà sulla terza piazzola a un decimo dal compagno di box. Può limitarsi a controllare negli specchietti il rivale Alonso. Dato per disperso. Completerà la seconda fila uno strepitoso Pastor Maldonado, al solito a suo agio sui circuiti tortuosi e con l' asfalto sporco. E spesso sottovalutato.
Terza fila per un consistente Kimi Raikkonen e per un deluso Jenson Button, che si becca 6 decimi da Hamilton, pur disponendo della stessa vettura. 
Disastro Ferrari: Alonso 7°a 9 decimi e Massa 9° a 1.1 secondi.
Da brivido le dichiarazioni di Nando, che ammette candidamente che l' 1:41.5 era assolutamente il limite della vettura, dotata di aggiornamenti al netto del cronometro, infruttuosi.
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Massa con la configurazione alare identica all' India è molto vicino al caposquadra. Ma ammette anche lui di aver guidato la macchina al limite, vittima di un sovrasterzo da paura nel giro buono.
Partire settimi è disastroso per il recupero dei 13 punti in 3 gare.
Ma tutto è possibile.
Qui Vettel sembra nervoso più del dovuto e del concesso. Errorini qua e là, nella Q1 bacia il guard rail con la posteriore destra, nelle libere son saltati i freni, e nella Q3 nel giro di rientro ha dovuto parcheggiare la Lattina-missile a bordo pista.
Sulla vettura di Webber ieri ha difettato il Kers, come in India. 
Insomma la scintillante Red Bull ha qualche deficit in affidabilità. A Maranello incrociano le dita e domani punteranno su strategia, cornetti e Safety Car. Molti son stati, infatti, i lunghi e i controlli al limite in questo fine settimana. 
Hamilton potrà esser un valido alleato per portar via i punti pesanti. Qui va fortissimo.
Ma alla Red Bull sembrano un tantino tesi e preoccupati. Che il primato cominci a pesare?
La Rossa e i rossi oggi sembrano bolliti, pesantemente. Da k.o., kaputt, cappotto e arrivederci. Ma si sa, a Maranello la domenica porta consiglio e belle rimonte, e Nando sfodera il meglio quando il sabato sembra nel pallone.
Maldonado e Grosjean permettendo, dato che scatteranno 4° e 10°. In piena zona caos.
Mai sul podio si son ritrovati insieme in carriera Hamilton, Vettel ed Alonso. Sarà la volta buona?

Pagelline: 1°Hamilton 10; 2°Webber 8; 3°Vettel 6; 4°Maldonado 9,5; 5°Raikkonen 8; 6°Button 5; 7°Alonso 5; 8°Rosberg 7; 9°Massa 5; 10°Grosjean 5,5; 11°Hulkenberg 6; 12°Perez 6; 13°Di Resta 6; 14°Schumacher 4,5; 15°Senna 5; 16°Kobayashi 5; 17°Ricciardo 6; 18°Vergne 5; 19°Kovalainen 6; 20°Pic 7,5; 21°Petrov 6; 22°Glock 5; 23°De la Rosa 6; 24°Karthikeyan 5.

giovedì 1 novembre 2012

IL MIO CAGLIARI/ 10°T

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POKER DI PANINI E DI VITTORIE

Spettacolare prova del Cagliari nell' impegno casalingo dell' Is Arenas contro il fanalino di coda Siena. Risultato 4-2 con un penalty fallito da ambo le parti. Siena mai in partita e totalmente in balia del (finalmente) ottimo sistema di gioco dei rossoblù.
Quarta vittoria consecutiva ed eguagliato il record di Allegri del 2009 e 2010 e di Scopigno nel triennio 69-71.
Per la coppia Pulga-Lopez defezioni di Ariaudo (sostituito da Rossettini) e di Ekdal.
L' assenza dello svedese, porta alla scelta dell' arretramento di Nainggolan nel terzetto di mediana, e lo spostamento di Thiago Ribeiro sulla trequarti, con l' inserimento come seconda punta di Sau accanto a Nenè.
Ed è proprio il brasiliano con la maglia numero 18 ad essere l' apriscatole del match, già al minuto 6 con un' incornata su calcio d' angolo.
Cellino, sorpreso dal gol mentre addentava un succulento panino, sarà costretto causa scaramanzia propria, a mangiar un panino ad ogni gol rossoblù. Per la felicità del paninaro.
Da lì in poi per il Siena è un incubo, sovrastato dal centrocampo del Cagliari, da un Conti magistrale, un Nainggolan uomo-ovunque e da una prestazione molto convincente di Thiago Ribeiro.
La risultanza è un primo tempo di dominio totale, 60% di possesso palla e 3 paninozzi a referto: il raddoppio al 26' con una punizione ancora di Nenè dal limite dell' area e il tris al minuto 28 dell' idolo di casa Sau, con una corsa innescata sempre dal brasiliano conclusa con un tocco delizioso davanti a Pegolo.
Il generoso rigore concesso dal signor Guida esalta i riflessi di Agazzi, che respinge il penalty e al 42' è Bogdani ad accorciare le distanze su un pasticcio difensivo.
Nonostante la rete del 3-1, il Siena nella ripresa non è mai pericoloso.
Il Cagliari giganteggia e nel finale della seconda metà di gara rischia di dilagare: prima un doppio palo della coppia Thiago Ribeiro e Rossettini, all' 89' poker dello stesso Thiago Ribeiro con la sua classica azione a rientrare dalla sinistra, con conclusione di potenza di destro e al 91' Pinilla fallisce un rigore che si era procurato con una azione molto simile a quella della quarta rete. Curioso notare come all' Is Arenas sia stato realizzato solo 1 rigore su 5 battuti.
Al 93' all' unica azione del Siena nei secondi 45 minuti, Calaiò di testa sigla il 4-2 finale.
La classifica sorride sempre più. I punti sono 14. La posizione è la settima. I punti sulla zona calda sono 6. E teniamo sempre presente la partita non disputata con la Roma. Pulga e Lopez presentano un ruolino invidiabile: 12 punti in 4 gare. 4 vittorie. 7 reti fatte e 2 subite. Alla faccia degli esordi dei vari Ferrara, Montella e Stramaccioni catapultati dal nulla in prima squadra.
La squadra lotta e ha ritrovato il suo classico gioco dei bei tempi. 
In ogni intervista i giocatori elogiano il ritorno all' antico nel modulo e la grinta e la passione infusa dai mister. Probabilmente il problema era davvero un Ficcadenti mal digerito dallo spogliatoio. Note positive i rientri nella ripresa di Cossu, apparso subito pimpante, e di Pinilla, seppur troppo sprecone.
L' intensità del Cagliari è ammirevole, così l' unità di intenti. E oggi finalmente si è tirato in porta. Da ogni parte.
Domenica mancheranno Conti e Nainggolan e si andrà a Firenze. Partita tosta, ma il buon bottino di punti inanellato sinora, permetterà di affrontarla con il giusto spirito.
Una partita giocata a viso aperto e senza timori reverenziali, sarebbe sulla strada di una convincente continuità, a prescindere dal risultato.

PS. Ma se la scaramanzia dei panini è infallibile, come sembra, allora com'è possibile che il simpatico presidente del Parma Ghirardi non sia ancora diventato Campione d' Italia? 

lunedì 29 ottobre 2012

IL MIO CAGLIARI /9°T

Immagine tratta da cagliaricalcio.net e modificata su cartoonize.net

TRIS DI 1-0 E LA CLASSIFICA SORRIDE.

Sampdoria-Cagliari 0-1. Terza vittoria consecutiva del nuovo Cagliari targato Lopez-Pulga, sempre per uno a zero e classifica che porta i rossoblù a quota 11, in coabitazione con il Catania alla casella numero 9, con la gara casalinga con la Roma che potrebbe essere ancora disputata sul campo.
Il Cagliari al solito è cinico, determinato e compatto. Riesce ad approfittare di una Samp in piena crisi, che tira in porta solo una volta, con Gastaldello di testa su una respinta un pò così di Agazzi. Va detto che la Samp è risultata assolutamente inefficace in attacco, dove Lopez ed  Eder si son resi pericolosi solamente in avvio di gara, ed ha sofferto oltremodo le defezioni sulla mediana del promettente Obiang e dell' esperto Maresca.
La zona centrale del campo ha fatto la differenza: il terzetto Dessena-Conti-Ekdal ha dominato la scena. Quantità, corsa, qualità per tutto il campo. In più un Nainggolan nel ruolo del trequartista atipico, utilissimo in fase di pressing e nei contrasti.
I centrali difensivi Astori-Ariaudo han disputato la terza partita maiuscola, con l' ex-juventino che sta dimostrando assoluta affidabilità e concentrazione per tutti i 90 minuti. A 23 anni è di sicura prospettiva. 
La rete ad inizio ripresa arriva da un dialogo Dessena-Thiago Ribeiro, concluso in tuffo di testa dal primo su cross del brasiliano, su cui sono colpevoli spettatori Rossini ed il portiere di riserva Berni.
Oltre la rete il Cagliari ha tirato nello specchio della porta solo in altre due occasioni, con il duo di avanti verdeoro Nenè-Thiago Ribeiro, e niente più.
Da rilevare che la Sampdoria ha fatto ancora meno, e che è stata rimbalzata con ordine dall' organizzazione difensiva sarda. Quindi vittoria meritata.
Si tira poco in porta, però l' organizzazione di gioco sino alla trequarti è ottima, la squadra si muove a fisarmonica e a memoria.
Probabilmente per non snaturare questa solidità ritrovata, sarebbe bene riproporre gli infortunati Cossu e Pinilla assieme in attacco, con il folletto sardo un passo indietro al cileno, al fine di non snaturare il quartetto di sostanza e qualità che da qualche gara è determinante nei risultati positivi (non dimentichiamo che Nainggolan e Dessena han firmato le reti vittoria negli ultimi due match).
Se la fase difensiva ottima, in fase di dopopartita è stata attribuita da tutti i calciatori a Lopez vecchio numero 6, e il centrocampo lotta come non mai dall' arrivo di Pulga, vecchio numero 4, a questo punto, se l' attacco non verrà rivitalizzato da Cossu e Pinilla, si cerchi un terzo allenatore per la fase offensiva, un Lulù Oliveira o un Bum-bum Muzzi, per un ritrovo di vecchi cuori rossoblù pronti a sputare sangue per i colori che amano.
Ora mercoledì sotto col Siena, in casa. Prova del nove, anzi del dodici.

PS. Siamo sicuri che nei 2-3 santini che Cellino ha baciato al gol di Dessena, non ci fosse pure quello di Ficcadenti, a mò di ringraziamento per averlo allontanato e riportato anche la buona sorte dalla giusta parte?

domenica 28 ottobre 2012

PRIME E SECONDE GUIDE

Immagine tratta da formula1.com e modificata su cartoonize.net
Nessuna sorpresa.
Immagine tratta da formula1.com
Vince Vettel, impeccabile nella gara odierna, alla sua vittoria numero 26 in carriera, e a quella numero 4 consecutiva. Unico pensiero delle scintille provenienti dal suo fondo piatto,, ma nulla che abbia portato a problemi sulla sua lattina missile.
Il Mondiale ha preso la via di Milton Keynes, a tre gare dalla fine sembra davvero dura sovvertire un tale dominio.
Alonso fa il possibile, coltello tra i denti al via, e al giro 6 emerge dal sandwich McLaren con doppio sorpasso che lo lancia all' inseguimento delle due Red Bull.
A 15 giri dalla fine supera anche Webber, alle prese con un Kers difettoso.
Dopo 6 giri aveva 6 secondi di ritardo dalla vetta e chiude a 9, un dato indicativo di come abbia corso Alonso oggi, arrivando 2°, anche se rimane sempre il dubbio se Vettel spinga o meno al massimo la vettura quando si trova in testa.
Va dato atto ad una delle gare migliori della stagione dell' asturiano.
I punti di distacco sono 13. Cominciano ad essere un gruzzolo pesante. Nelle ultime 3 gare Vettel ha completato tutti i giri in testa, roba che neanche l' anno scorso.
Per il resto piattume totale, comprese le solite forature dei casinisti dell' anno Schumacher, Perez e Maldonado.
Da notare come le seconde guide siano arrivate veramente lontane dai capisquadra.
In casa Red Bull, Webber (3°) si becca 13 secondi da Vettel. In Ferrari, Massa (6°) è a distanza siderale da Alonso, 35 secondi. Alla McLaren Hamilton (4°) dà 13 secondi a Button (5°). In Lotus Raikkonen, settimo, precede di 11 secondi Grosjean, nono.
Per la terza gara consecutiva la Mercedes non marca punti ed arriva a 80 secondi dal vincitore. Ci si chiede sempre perchè Hamilton si lanci in questa avventura così disperata.
Ora domenica si andrà ad Abu Dhabi, altra terra di conquista Red Bull, e di pessimi ricordi per Alonso. 
Altro che aggiornamenti, qua serve un miracolo misto con una macumba di quelle pesantissime.

Pagelline: 1°Vettel 10; 2°Alonso 9,5; 3°Webber 5,5; 4°Hamilton 6; 5°Button 6; 6°Massa 5,5; 7°Raikkonen 6; 8°Hulkenberg 7; 9°Grosjean 6; 10°Senna 6,5; 11°Rosberg 6; 12°Di Resta 6; 13°Ricciardo 6,5; 14°Kobayashi 5; 15°Vergne 5; 16°Maldonado 5,5; 17°Petrov 6,5; 18°Kovalainen 5,5; 19°Pic 6,5; 20°Glock 5,5; 21°Karthikeyan 6; RIT.Schumacher 5; RIT.De la Rosa 5; RIT.Perez 5,5.