lunedì 10 giugno 2013

POCHE(R) CHANCES

Immagine tratta da f1grandprix.motorionline.com e modificata su befunky.com
Vettel vince, domina, fa il vuoto dietro di sè. Vince il suo primo Gp del Canada in carriera (29°successo in F1) in solitaria. Parte e arriva da solo, nessuno in grado di contrastarlo.
Ritmo infernale e dea bendata che chiude un occhio quando va a pizzicare il muro su un errorino e quando va lungo alla prima curva. Ha doppiato 17 concorrenti: solo in 5 si sono classificati a pieni giri. Si dice che la Red Bull qui in Quebec abbia trovato "la finestra di temperatura" perfetta per far lavorare le Pirelli, ma più che una finestra, il buon Seb pare aver dato una spallata al portone del 4° titolo consecutivo.
I punti su Alonso diventano 36, più di una gara di vantaggio. 
Alonso fa un garone, spinge, sorpassa, si prende qualche rischio, ma arriva secondo, perdendo altri 7 punti. Il risultato massimo possibile, data la qualifica insoddisfacente.
La piazza d'onore viene celebrata come un'impresa, ma la deludente prestazione che l'ha fatto scattare dalla terza fila gli ha tarpato le ali nella corsa al primo posto.
Raikkonen alza bandiera bianca, con una Lotus risucchiata a centro gruppo, doppiata e disastrosa, nona alla fine precipita a -44. Il Mondiale è andato per lui.
Nando deve svegliarsi in qualifica, non si può pensare che la Ferrari, sempre tra le vetture più performanti alla domenica, al sabato debba sempre partire dalla seconda o terza fila. E' un handicap pesante, decisivo. La qualifica è il tallone d'Achille. Ma della Ferrari o di Alonso?
Immagine tratta da formula1.com
Vettel in questo primo terzo di stagione è partito 1°-1°-9°-2°-3°-3°-1°, in pratica sempre nella Top 3 tranne che in Cina. E da queste partenze i risultati sono stati 3 vittorie, un 2°, un 3°, due 4°: male che gli è andata Seb ha incassato 12 punti. Costanza e maturità, condite da una percentuale di errori sempre minore, candidano Vettel prepotentemente al quarto iride consecutivo.
Alonso invece in qualifica presenta un 5°-3°-3°-3°-5°-6°-6°, mai partito in prima fila, con un trend calante non benaugurante. Da queste partenze, sono scaturite furibonde lotte in partenza e nei primi giri, che gli son costate il ritiro in Malesia e uno score che sì annovera due vittorie, e il secondo posto del Canada, ma poco altro: un altro 2° in Australia, ma anche un 7°, un 8° e il ritiro malese prima menzionato.
Newey sembra aver risolto i problemi di passo gara della RedBull, e Vettel da buon soldatino perfetto non sbaglia un colpo. Il -36 è una seria ipoteca sulla vittoria iridata.
Nessun altra corsa in difesa sarà concessa alla Ferrari, coltello tra i denti sin dal sabato. 
Sennò il rischio è quello corso a Montreal, bravo, bravissimo, bella gara, ma altri 7 punti di distacco.

Pagelline: 1°Vettel 10, 2°Alonso 7,5, 3°Hamilton 7,5, 4°Webber 6, 5°Rosberg 5,5, 6°Vergne 8, 7°DiResta 8, 8°Massa 7,5, 9°Raikkonen 4,5, 10°Sutil 5,5, 11°Perez 6, 12°Button 6, 13°Grosjean 6, 14°Bottas 6, 15°Ricciardo 5, 16°Maldonado 4,5, 17°Bianchi 6, 18°Pic 6, 19°Chilton 5,5, RIT.Gutierrez 6, RIT.Hulkenberg 6, RIT.Van der Garde 4.

132Vettel, 96Alonso, 88Raikkonen, 77Hamilton, 69Webber.
201RedBull, 145Ferrari, 134Mercedes, 114Lotus, 51ForceIndia.

sabato 8 giugno 2013

LA BOTTA(S) DI VETTEL

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Vettel nelle condizioni di pista bagnata è formidabile, la sua prima pole in F1 arrivò a Monza sotto la pioggia alla guida di una ToroRosso. E qui in Canada non fa altro che dimostrarlo.
39a pole. Ha una freddezza e una precisione incredibile. Non sbaglia una traiettoria, una curva, una gara, è infallibile.
E vede lontani alle sue spalle i rivali più immediati nelle graduatoria iridata. Una bella botta al Mondiale.
Raikkonen fa 9°, a 2 secondi, e partendo da così lontano, nella più ottimistica delle previsioni potrà puntare al podio. E poi viene pure penalizzato (assieme a Ricciardo) per non aver rispettato la colonna delle vetture all'uscita dei box. Sarà 11° al via. Nando Alonso va a confermare i dubbi che stiamo qui esprimendo da un po' di tempo: l'asturiano non è un fulmine in qualifica. Sesto, solo sesto, anche oggi. Mai in palla, mai reattivo, annacquato come la pista dell'isola di Notre-Dame in quest'ora di qualifica.
Domenicali mantiene tranquillità e sicurezza nel passo gara per domani, quando dovrebbe far bel tempo. Ma andare a prendere Vettel che già parte primo, pare una mission impossible.
Purtroppo in casa Lotus e Ferrari quando il caposquadra buca clamorosamente la qualifica, i rispettivi compagni di scuderia, fanno disastrosamente peggio.
Bum bum Grosjean, su cui già gravavano 10 posizioni di penalità in griglia, riesce a fare solamente 19°, dietro a Pic con la Caterham, per intenderci. La pressione lo sta schiacciando, pare di vedere un film già visto lo scorso anno, col francesino nato a Ginevra che invece di rinsavire dai suoi errori, cominciò a fare sempre peggio.
E Massa? Nel pallone più completo. Anche oggi è finito contro le barriere, condannato da un errore abbastanza grossolano (tocca la linea bianca di bordopista). Siamo a tre ciocchi pesanti negli ultimi due weekend. Sembra anche lui vittima di una spirale negativa. Partirà 16°, forse con l'unico obiettivo di non tirare un botto anche in gara.
Le Mercedes mangiagomme forse sì e forse no, sono le uniche guastafeste alla cavalcata annunciata di Vettel. Hamilton 2°(che conferma il feeling con la pista di Montreal) e Rosberg 4° con l'asciutto faranno capire quanto sono stati utili i 1000 km del famoso test "contestato" di Barcellona.
Infine menzione d'onore per Bottas. Valtteri Bottas da Nastola, Finlandia, classe '89, che domani partirà addirittura , confermandosi per tutte le tre sessioni di qualifica molto veloce e reattivo ad ogni minimo cambiamento climatico. Su una Williams in crisi il giovane finnico ha fatto veramente un'impresa: sono queste le condizioni climatiche che fanno uscire il vero talento dei piloti. E lui è solamente alla sua settima gara in F1. Dimostra di essere allo stesso livello di Maldonado, il suo compagno di box, uno che lento lento proprio non è.
Per domani la previsione è una gara da gambero, ma chissà mai che il maltempo possa farlo sbocciare definitivamente.

Pagelline: 1°Vettel 10, 2°Hamilton 7,5, 3°Bottas 9,5, 4°Rosberg 7, 5°Webber 6, 6°Alonso 5, 7°Vergne 8, 8°Sutil 7, 9°(11°)Raikkonen 4,5, 10°(12°)Ricciardo 6,5, 11°(9°)Hulkenberg 6, 12°(10°)Perez 6, 13°Maldonado 6, 14°Button 5, 15°Gutierrez 6, 16°Massa 4, 17°DiResta 4,5, 18°Pic 7, 19°(22°)Grosjean 4, 20°(19°)Bianchi 6, 21°(20°)Chilton 6, 22°(21°)Van der Garde 5,5.

venerdì 7 giugno 2013

DRAZEN PETROVIC: VENT'ANNI DALLA MORTE DEL MOZART DEI CANESTRI

Immagine tratta da sloanecroatia.com
Per moltissimi europei amanti della pallacanestro, quella di oggi sarà sempre una data ricordata con profonda tristezza: sono passati esattamente vent'anni da quella notte in cui, su un'autostrada tedesca, un terribile incidente stradale si portava via Drazen Petrovic, uno dei più grandi campioni di sempre nella storia del basket europeo e non solo. Un giocatore straordinario, un campione a tutto tondo, un personaggio dentro il campo e un uomo tranquillo fuori, un esempio per migliaia di ragazzi che seguendo il suo esempio hanno iniziato a vedere l'NBA come un sogno non così impossibile come poteva sembrare.
Nativo di Sebenico, città croata ma all'epoca parte della Jugoslavia unita, si avvicina al basket seguendo l'esempio del fratello maggiore Aleksandar, e ben presto fa di questa passione la ragione di una vita. La madre ricorda ancora quando, ancora ragazzo, si alzava alle sei del mattino, apriva la palestra di cui aveva ricevuto le chiavi, sistemava accuratamente le sedie e si allenava per alcune ore a palleggiare e tirare prima di andare a scuola. Il talento fa il resto, Drazen in poco tempo diventa il nuovo baby fenomeno della Jugoslavia, con il suo tiro preciso e infallibile e la sua grande intelligenza che gli permette di fare giocate impensabili per gli altri. Si fa notare prima nella squadra locale dello Sebenico, poi al Cibona Zagabria, con cui vince tutto in patria e in Europa, arrivando a segnare 112 punti in una singola partita. Il campionato di casa non gli basta più, approda in Spagna al Real Madrid, fa meraviglie anche lì, come quando segna 62 punti nella finale di Coppa delle Coppe contro la Caserta di Gentile e Oscar, e in estate guida la Jugoslavia al dominio nei Campionati Europei giocati in casa, aggiungendo un oro all'argento olimpico dell'anno prima, quando aveva perso contro un altro mostro sacro del basket europeo, il centro lituano Arvydas Sabonis.
L'ennesimo successo lo convince a fare un ultimo, importante passo, quello che pochissimi europei avevano tentato fino ad allora: il salto nella NBA, il campionato di basket americano, il sogno proibito di tutti i cestisti del vecchio continente. Portland, che già aveva un'opzione per lui nel draft del 1986, lo sceglie, ma l'impatto con la nuova realtà è molto più duro del previsto. Nella squadra di Clyde Drexler il povero Petrovic è uno dei tanti, fatica a trovare spazio e minuti, si deve accontentare di segnare pochissimi punti a partita dopo aver viaggiato a medie di oltre trenta e quaranta in Europa. Il suo allenatore Rick Adelman non gli da fiducia, comincia a diffondersi la voce che sia un giocatore troppo egoista e isolato dagli altri compagni, in generale paga la diffidenza del mondo americano per questi ragazzi europei che vengono da un basket diverso e nessuno giudica in grado di competere con gli "dei". Anche in casa le cose non vanno bene: la Jugoslavia comincia pericolosamente a collassare per le varie spinte indipendentiste al suo interno, il Mondiale vinto nel 1990 è l'ultimo momento di gloria di una Nazione che ormai è pronta ad una terribile guerra civile, che rovina i rapporti tra vecchi compagni di squadra e non permette di giocare con serenità.
A gennaio del 1991, dopo un anno e mezzo di difficoltà, arriva finalmente la svolta per la carriera americana di Petrovic: viene scambiato con i New Jersey Nets, che immediatamente gli affidano una maglia da titolare e gli danno fiducia. In breve tempo, il ragazzo diventa il leader della squadra che arriva ai playoff dopo anni di delusioni, la sua media punti torna sopra i venti e nell'estate del 1993 viene anche inserito nel terzo miglior quintetto della NBA, un riconoscimento impensabile fino ad allora per un europeo. L'ultima consacrazione arriva nell'estate dell'anno precedente, quando guida la neonata Croazia ad una incredibile medaglia d'argento nelle Olimpiadi al cospetto del Dream Team americano di Bird, Magic, Michael Jordan e tante altre stelle, dimostrando che il basket europeo non è così inferiore a quello giocato nella NBA. E' proprio in questo periodo, all'apice della sua carriera cestistica e con alcune offerte importanti da valutare per il futuro, che avviene il tragico incidente. Dopo una partita in Polonia con la nazionale croata, che non abbandona mai, decide di tornare a casa in auto insieme alla fidanzata, che anni dopo sposerà il calciatore Oliver Bierhoff, anziché prendere l'aereo con i suoi compagni. Mentre dorme, la ragazza si spaventa per un improvviso restringimento della carreggiata e causa un incidente che è fatale al cestista, stroncato sul colpo a neanche ventinove anni. 
In Croazia la notizia viene accolta come una vera e propria tragedia, tutto il paese piange per la perdita del suo giovane eroe nazionale, simbolo e speranza di rinascita di una Nazione che stava già soffrendo duramente per la guerra. Altri grandi personaggi dello sport croato lo considerano tuttora una sorta di semidio, un personaggio diverso da tutti gli altri. Il calciatore Zvonimir Boban parlerà sempre di lui con profonda ammirazione e rispetto, il tennista Goran Ivanisevic gli dedicherà la vittoria a Wimbledon nel 2001. Anche la NBA prende con grande dolore l'evento, i New Jersey Nets ritirano la maglia numero 3 da lui indossata, e tutto il mondo piange la perdita di un ragazzo che ha dato e poteva dare ancora tantissimo al basket mondiale. Soffre in silenzio, in Jugoslavia, anche Vlade Divac, cresciuto con lui in Nazionale e suo grande amico e confidente prima che la guerra e una terribile incomprensione dopo i Mondiali del 1990 li portassero al silenzio assoluto. Porterà per tantissimi anni il peso di questo dolore e il rimpianto per non essere riuscito a ricucire in tempo il loro rapporto, solo vent'anni dopo la loro storia sarà rivissuta grazie alla ESPN, e Divac avrà un significativo incontro con la madre di Drazen e il fratello Aleksandar, oltre a visitare la tomba dell'amico scomparso.
La storia ha reso ancora più grande la figura di Petrovic, riconoscendogli i giusti onori e meriti per l'importante contributo dato all'arrivo in NBA di giocatori europei e alla crescita di rispetto per il basket della vecchia Europa da parte degli americani, in precedenza ostili e sospettosi. Il Mozart dei canestri, come lo avevano ribattezzato, ha segnato un'epoca per tutti quei ragazzi bianchi che si sono avvicinati alla pallacanestro, ha cominciato a spianare la strada verso l'America insieme ad altri grandi campioni del suo tempo come Divac, Sabonis, Kukoc. I vari Nowitzki, Gasol, Parker che oggi giocano alla pari con le star della NBA devono tantissimo a Drazen e a questi altri "pionieri", che hanno affrontato diffidenza e ostilità per dimostrare a tutto il mondo che anche loro erano in grado di confrontarsi con i fenomeni del basket. E' per questo che tutto il mondo, oggi come allora, deve ricordare e onorare sempre la figura leggendaria di Petrovic, fenomeno autentico dello sport, uno di quei personaggi che nascono una volta ogni cento anni, e che anche oggi, a vent'anni di distanza, è un mito e un esempio per tanti giovani che sognano di ripetere, almeno in minima parte, le sue imprese sul parquet.

lunedì 3 giugno 2013

GAMBERO ROSSI

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Ok, Lorenzo è fortissimo. Pedrosa va a un livello veramente alto. Marquez è un inconsciente scavezzacollo, rischia molto, cade e si rialza come un pupazzo di gomma, ma è già al livello dei primi.
Ma Rossi? Dov'è?
La Ducati è un pò come la Mercedes in F1, buoni spunti in prova, ma una mangiagomme sulla distanza di gara. Il giudizio sulla forza effettiva di Vale era sempre influenzato dalla poca competitività della moto. Un pò come Schumacher nel suo triennio in coabitazione con Rosberg sulle frecce d'argento.
Solo che dopo questo biennio Ducati, Valentino Rossi è riuscito ad avere la moto Campione in carica: la sua tanto amata Yamaha. 
E qui, disastro. Senza mezzi termini, non giriamoci intorno. Dopo 5 gare è un bilancio disastroso. Di quelli da dire, ok sono arrivato. Basta, ciao. Guardatemi sulle statistiche.
Come se a Schumacher quest'anno avessero dato la RedBull e le prendeva costantemente da Vettel, in lungo e in largo, in prova, in gara, nei box, nelle interviste, nelle gare di biliardino, e nel bere più birre la sera. Da prendere baracche e burattini e salutare la compagnia prima di rovinarsi la fama rimasta.
Ma sul vecchio Zio di Kerpen non avremmo mai la controprova, non gli han dato una Mercedes, pensate se potevano dargli una RedBull.
Invece su Valentino la controprova la abbiamo. Il destino (il marketing? il palmares?) gli ha consegnato sotto la sella la moto migliore. Con un Lorenzo cresciuto, veloce e ragioniere assieme, e avversari ad un livello forse più alto del Gibernau dei bei tempi, Pedrosa e Marquez.
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Dopo cinque appuntamenti abbiamo dei risultati in prova imbarazzanti: 7°, 8°, 5°, 7°, 7°. Cioè, manco una Ducati. Tenendo presente che in qualifica Lorenzo ha piazzato 1°, 3°, 1°, 2°, 2°°. Bastonate pure, purissime. E in gara la musica non cambia, a partire dai punti marcati, 47 contro 91. Rossi presenta questo bottino: 2°, 6°, 4°, 12°, Rit.; mentre Lorenzo 1°, 3°, 3°, 7°, 1°, quasi sempre da podio. Ma comunque i due non sono mai stati a contatto, nè in prova nè in gara. Lorenzo lo sta regolando in modo costante.
I piloti "giovani" scendono in pista e tirano come fossero sempre in qualifica al giro buono, nelle libere, in prova e in gara, sin dal primo giro. E questo è un limite di Rossi.
Lui è della vecchia scuola, deve prender confidenza con la pista, col ritmo, e via che gli altri son già quei 4-5 secondi avanti, irrecuperabili. Ed avere Crutchlow davanti, con una Yamaha clienti, è un altro schiaffo. Il buon Cal ha segnato già due podi (2° e 3°), un quarto e due quinti. Va come una scheggia. Segno che la moto c'è. Il minimo sindacale è almeno far sempre 4°, ma non riesce neanche quello.
E Vale non ha problemi particolari, è lento a prender il ritmo e lento a trovare il giusto setup, manca sempre qualcosina, ed il distacco fiocca.
Immagine tratta da valentinorossi.it e modificata su befunky.com
Si aspettava il Mugello, la sua pista, per avere delle risposte finalmente convincenti, ed invece è stato un weekend a base di gambero: libere uno 2°, libere due 3°, libere tre 4°, qualifiche 7°, abbattuto da Bautista in gara dopo 300 metri. Tutti si migliorano, di parecchio tra una prova e l'altra, mentre Rossi migliora sempre di poco, in certe sessioni non si migliora, non riesce a fare quei passi necessari per stare tra i primi. 
E' una debacle. Non vince da 44 gare.
A 34 anni questo sembra un tramonto Rossi bell'è buono. 
Salire sul podio solo per salutare i tifosi, sa di resa.
Bisogna tirare fuori il coniglio dal cilindro. 

sabato 1 giugno 2013

LA MALEDIZIONE DEL FARAONE

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Nella facile vittoria per 4-0 sulla nazionale amatoriale di San Marino da parte della selezione azzurra guidata da Cesare Prandelli, tutti gli occhi degli appassionati di calcio sardi erano su Marco Sau.
Sesto sardo in Nazionale dopo Cuccureddu, Matteoli, Zola, Cossu e Sirigu, il numero 27 del Cagliari, esordisce al Dall'Ara con la maglia più prestigiosa al 4' del secondo tempo.
Parziale delusione, perchè il nostro toccherà si e no una decina di palloni scarsi, sfiorando peraltro la rete su una ribattuta.
Cade vittima della "maledizione del Faraone". Quella che ha colpito Stephan El Shaarawy facendogli marcare una sola rete nel girone di ritorno, e relegandolo addirittura in panchina nelle partite finali e decisive della stagione. E questa maledizione ha un nome, un cognome e una cresta: Mario Balotelli.
E' il Supermario nazionale a catalizzare tutte le azioni d'attacco della propria squadra, sia essa il Milan o l'Italia. Tutto il gioco, tutti i palloni, sono recapitati a lui, al più classico dei fulcri del gioco.
E Balotelli non sa di avere compagni di squadra, prende, sfonda, dribbla e fa a sportellate. E non passa un pallone. Appena ne entra in possesso diventa una guerra personale: lui e il pallone contro tutti gli altri.
Ieri contro San Marino è stato lampante, per carità, Balo è fortissimo, però prende palla e va. Reclama tutti i palloni, li riceve e tira. Non crea gioco. Lo accentra su di sè, ma una volta che entra nell'azione c'è per forza la conclusione.
Ed El Shaarawy ne ha pagato le conseguenze sulla sua pelle, e così anche il gioco del Milan di Allegri, che è andato via via accomodandosi sul suo possente centravanti.
E in Nazionale, il piccolo Sau non è stato praticamente mai servito, sempre là, malinconicamente largo e non servito sull'angolo sinistro dello schermo.
Balotelli è così. Anche in campo. Prendere o lasciare. Potenzialmente un fuoriclasse, ma un finalizzatore forzuto che non fa gioco. I compagni sanno che passargli il pallone in 9 occasioni su 10 farà concludere l'azione. Lui tira.
Ed El Shaarawy e Sau aspettano larghi. 

martedì 28 maggio 2013

PAGELLINE SERIE A

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Con la finale di Coppa Italia di domenica pomeriggio si è ufficialmente conclusa la stagione di serie A 2012-13, un'annata come sempre avvincente e ricca di sorprese, piacevoli novità e qualche delusione. Diamo i voti al rendimento delle squadre secondo il nostro personale giudizio.
ATALANTA: Confermarsi dopo l'ottima stagione dello scorso anno, con tanto di penalizzazione recuperata in breve, non era facile. I ragazzi di Colantuono ce l'hanno fatta con un'altra bella stagione, facendo a meno di pedine come Schelotto e Peluso, ceduti a gennaio, e appoggiandosi ancora su un ottimo Denis. La conferma che il progetto c'è e va sostenuto fino in fondo. Voto 6,5.
BOLOGNA: Ceduti alcuni pezzi importanti come Ramirez e Di Vaio, la squadra felsinea si è appoggiata sull'estro di Diamanti, sui gol del nuovo arrivato Gilardino e sulle capacità del tecnico Pioli. E' arrivata un'altra salvezza piuttosto tranquilla, senza eccessive sofferenze, anche se alcune sconfitte sono state pesanti. In generale, una stagione più che sufficiente. Voto 6+.
CAGLIARI: Molto bravi i sardi, partiti male e costretti al cambio di allenatore in corsa, con la strana coppia Lopez-Pulga a prendere in mano la squadra. L'esperienza di alcuni pezzi pregiati e l'appoggio su un gruppo di ragazzi cresciuti in casa come Cossu, Pisano, Murru e la sorpresa Sau hanno fruttato una grande rimonta coronata da una salvezza tranquilla. Il tutto nonostante il problema dello stadio che li ha costretti a giocare quasi sempre fuori casa. Chapeau. Voto 7-.
CATANIA: Riuscire a ripetersi ad alti livelli dopo una grande stagione come quella passata, o addirittura a far meglio, sembrava un'utopia. Maran non ha fatto rimpiangere Montella, confermare i pezzi pregiati della rosa ha aiutato a non snaturare il gioco, il resto l'hanno fatto l'innesto di qualche nuovo talento e il calore del pubblico di casa. A lungo in zona Europa, i siciliani hanno meritato i complimenti di tutti. Voto 7+.
CHIEVOVERONA: La squadra veronese si conferma una delle realtà di questo campionato, riuscendo a ottenere sempre la salvezza nonostante il gruppo non appaia mai tra i più competitivi. Il cambio di allenatore e la stagione no di Pellissier non hanno inciso troppo sui clivensi, che con il loro gioco magari poco spettacolare ma estremamente pratico hanno centrato l'ennesima salvezza. Bravi loro. Voto 6.
FIORENTINA: In estate, vedendo il mercato fatto dai viola, molti avevano ipotizzato una stagione positiva per loro. Le aspettative sono state superate, per gioco i ragazzi di Montella sono stati a tratti i migliori d'Italia, la mancata qualificazione in Champions sa di beffa per quanto fatto vedere, ma l'Europa è comunque un grandissimo traguardo. Se i pezzi pregiati rimarranno, si potrà solo migliorare. Voto 8.
GENOA: Del progetto iniziato qualche anno fa da Gasperini e Preziosi ormai non è rimasto più nulla. Squadra costruita senza alcuna idea seria, stravolta in corsa e con tre tecnici che hanno cercato di prendere in mano la situazione. Annata pessima, per un po' la retrocessione sembrava inevitabile, poi la salvezza è arrivata in qualche modo, per il secondo anno di fila. Meglio evitare un tris il prossimo anno. Voto 5.
INTERNAZIONALE: A novembre sembrava la rivelazione dell'anno, ha concluso la stagione come la vera delusione della stagione. Tanti fattori hanno inciso, dalle strategie di mercato poco chiare agli infortuni a catena, dalla preparazione iniziata presto alle idee confuse dell'allenatore, che ha cambiato moduli e uomini troppe volte. Fuori dall'Europa, con il progetto Stramaccioni finito dopo appena un anno, ora arriva Mazzarri per dare una scossa a una squadra svuotata e in piena ricostruzione. Voto 4,5.
JUVENTUS: Vincere lo scorso anno è stata una sorpresa per alcuni aspetti, confermarsi è sembrato il minimo vista la rosa a disposizione. Conte ha rinforzato il gruppo con pedine importanti come Pogba e Asamoah, tenendo in pugno il torneo dalla prima all'ultima partita. Buona anche la stagione del ritorno in Europa, ora serve un campione vero per dare la svolta e puntare davvero alla Champions. Voto 8,5.
LAZIO: Per buona parte della stagione ai vertici del torneo, calata nella seconda parte per la cronica assenza di seconde linee in grado di sopperire all'assenza e al calo di forma dei titolari. La squadra di Petkovic ha comunque ottenuto una meritata qualificazione europea con la Coppa Italia, ora dovrà tenere alcune pedine importanti e lavorare bene sul mercato per fare un ulteriore salto di qualità. Voto 6,5.
MILAN: Partenza da zona retrocessione, girone di ritorno da scudetto. I rossoneri hanno ricostruito tutto dalle macerie di un'estate di fuoco, l'esplosione di El Shaarawy e l'aggiunta di Balotelli a gennaio hanno ricreato un gruppo competitivo che ha strappato la qualificazione alla Champions all'ultimo respiro. Allegri ha tante qualità e meriterebbe una riconferma, per tornare davvero ai vertici però ci vorranno altre manovre in sede di mercato. Voto 7+.
NAPOLI: Accreditata come una delle favorite per lo scudetto, la squadra di Mazzarri si è in effetti dimostrata la vera rivale della Juve in tutta la stagione. Alcuni punti persi per strada e il calo di rendimento nel finale hanno allontanato il titolo, ma gli uomini di Mazzarri hanno concluso con un ottimo secondo posto, nonostante l'addio a un campione come Lavezzi e con Cavani versione monster per il terzo anno di fila. Al mercato e al nuovo allenatore il compito di fare l'ultimo passo verso la gloria. Voto 8-.
PALERMO: L'altra grande delusione della stagione, non tanto per la rosa perché evidentemente inferiore rispetto a quella degli scorsi anni, quanto per la scarsa o pressoché inesistente programmazione e chiarezza della società. Allenatori assunti e cacciati come niente, una squadra stravolta completamente a gennaio in cerca del miracolo, in sintesi poco da salvare in un'annata pessima, conclusa con la retrocessione. Voto 4+.
PARMA: Positiva la stagione degli emiliani, che hanno dato continuità al lavoro di Donadoni continuando sulla falsa riga dell'anno scorso. Partito Giovinco, sono stati il rientrante Amauri e il nucleo già consolidato a fare la differenza, portando presto la squadra in una posizione di classifica tranquilla. Salvezza brillantemente raggiunta, e buone aspettative per la prossima stagione. Voto 6,5.
PESCARA: Alzi la mano chi ha visto una squadra peggiore in serie A negli ultimi anni. Pochissime idee, giocatori chiaramente di categoria inferiore, e soprattutto zero voglia e zero grinta, elementi fondamentali per chi si vuole salvare. Andata quasi sorprendente per certi versi, ritorno da dimenticare e condito da sconfitte e umiliazioni in serie. La B sembra la dimensione migliore per una squadra così. Voto 3.
ROMA: Altra stagione deludente per la formazione giallorossa, che da due anni cambia in corsa piani e idee per il suo progetto ma continua a mancare la qualificazione in Europa. La scommessa Zeman non ha pagato, il suo sostituto Andreazzoli ha fatto del suo meglio ma perdendo la finale di Coppa Italia il saldo rimane negativo. I giovani e i soldi per il futuro ci sono, bisogna farli fruttare nel modo giusto. Unica certezza, intramontabile: Francesco Totti. Voto 5-.
SAMPDORIA: Inizio di stagione balbettante, poi l'arrivo di Delio Rossi ha cambiato il volto della squadra e l'ha guidata verso un bel campionato, condito dalla salvezza e tante giovani promesse lanciate nel panorama italiano. Icardi è sicuramente il nome più altisonante, anche Poli è tornato ad alti livelli, sarà difficile tenere questi ragazzi, ma il progetto di Garrone Jr. ha buone basi. Voto 6,5.
SIENA: Lottare per la salvezza fino alla fine pur partendo penalizzati, e con un mercato di gennaio che stravolge completamente la squadra, è un comportamento che merita i nostri applausi. E' mancata un po' la brillantezza dello scorso anno, sono mancati i gol delle punte e alcuni risultati nelle partite chiave, nel complesso è la squadra che si è comportata meglio tra le tre retrocesse. Voto 5,5.
TORINO: Annata interlocutoria per la formazione di Ventura, che alla fine chiude un torneo senza infamia e senza lode, dimostrandosi una squadra quadrata e con un'idea di gioco ma incline a troppi cali che hanno rallentato la corsa alla salvezza. Cerci è stata la rivelazione positiva, Ogbonna è l'obiettivo di tutti i grandi club, occorrerà lavorare molto sul mercato per confermarsi il prossimo anno. Voto 6.
UDINESE: Applausi e solo applausi per questa squadra, che ancora una volta perde pezzi in estate ma riesce a sostituirli e, con un brillante finale di stagione, si conquista nuovamente l'Europa a discapito delle grandi o presunte tali. Di Natale è l'eterno leader, Muriel la sua valida spalla, Guidolin il condottiero perfetto per un gruppo modello di progettazione e investimenti mirati. Davvero complimenti. Voto 7-.

lunedì 27 maggio 2013

ROSBERG II

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Il buon Nico Rosberg ce la fa, porta meritatamente a casa la 2a vittoria in carriera e griffa l'albo d'oro del Gp di Monaco esattamente 30 anni dopo il padre Keke.
Non riesce a completare la doppietta Mercedes un Lewis Hamilton che si addossa tutte le colpe di un insoddisfacente 4°posto. Mai visto Lewis così bastonato da un compagno di box, nemmeno ai tempi del dream team McLaren con Alonso. 
Vettel non fa nulla di speciale, segue la velocità di crociera imposta dalle Mercedes e compie il sorpasso ai box, chiuderà 2°, incassando qualcosa come 12 punti più di Alonso e 17 più di Raikkonen.
Alonso prova a fare il ragioniere per tutta la gara, non accettando di fare a sportellate con piloti che non avevano nulla da perdere, ma finisce a far la figura del ragionier Fantozzi. Lo passano Perez, Button e Sutil, chiude 7°. A 29 punti da Vettel ha molto senso fare i ragionieri? Forse con una gara da kamikaze e non da samurai, avrebbe raccolto qualcosa in più. 
Raikkonen subisce un botto dal pazzo Perez, per cui incasserà un'immeritata ammenda dai giudici Fia e segna solo 1 punto iridato chiudendo 10°, dopo una gara condotta tranquillamente dietro il quartetto di testa.
Gli altri: Sutil clamoroso 5°, gara formidabile la sua, mentre la indole casinara dei vari Perez, Maldonado e Grosjean si esprime in botti, botte e tamponamenti niente male.
Massa fotocopia l'incidente delle libere, ma stavolta per un guasto meccanico. Pagelline:
Immagine tratta da formula1.come
Rosberg 10. Primo nelle libere 1,2,3, in qualifica e in gara. Weekend perfetto. #1.
Vettel 7. Non prende rischi, guida al blando ritmo di Rosberg, chiude 2° e passa all'incasso. #2.
Webber 6,5. Senza infamia nè lode. Anche lui passa Hamilton ai box, non attacca mai Seb. #3.
Hamilton 5. Prova un sorpasso non riuscito magnifico su Webber. Frustrato dalla velocità di Rosberg. #4.
Sutil 9,5. Recupera 3 posizioni dalla qualifica. Sempre sorpassi puliti. Gran pilota. #5.
Button 6. Bel sorpasso su Nando, subisce ancora Perez. Ma a incassare punti è lui. #6.
Alonso 4. Peggior esibizione in Rosso da Abu Dhabi 2010 dietro Petrov. Basta? #7.
Vergne 7,5. Bel pilotino su un circuito difficile. Segna bei punti. #8.
DiResta 8. Considerando che prima della prima Safety Car era 16°, chiudere 9° a Montecarlo è clamoroso. #9.
Raikkonen 6. Anche lui cerca di limitare i danni. Finchè arriva Perez, i due cioccano e Kimi negli ultimi due giri risale da 13° a 10°. Fregato. #10.
#11Hulkenberg 6. #12Bottas 6. #13Gutierrez 5,5. #14Chilton 3. #15Van der Garde 5. RIT. Perez 6, RIT.Grosjean 4, RIT.Ricciardo 6, RIT.Bianchi 6, RIT.Maldonado 5,5, RIT.Massa sv, RIT.Pic 6.
Due considerazioni finali:1) la gara non è considerabile significativa come valori assoluti, Rosberg ha imposto un'andatura da crociera, molto blanda per tutta la gara, da qui il mega trenino, con piloti a badare a non rovinare le gomme e kamikaze che tentavano sorpassi un pò assurdi. Alcuni kamikaze davvero pessimi, come Chilton e Grosjean, altri troppo arroganti, vedi Perez. 2) c'è un gran parlare sul test "segreto" di Pirelli con la Mercedes di questa stagione di 1000 km, per motivi di sicurezza. C'è una gran nebbia sui regolamenti usati per questo test, da una parte la Mercedes dice di aver solo risposto a una richiesta della Pirelli e di avere l'autorizzazione della Fia, dall'altra Pirelli tira fuori una clausola contrattuale che legittima l'utilizzo di vetture dell'anno in corso per le prove per motivi di sicurezza. Si vedrà che deciderà il Tribunale della Fia, ma la vittoria di Monaco non è sicuramente frutto di questi 1000 km: si è andati davvero piano oggi.
Vettel 107, Raikkonen 86, Alonso 78, Hamilton 62, Webber 57.
RedBull 164, Ferrari 123, Lotus 112, Mercedes 109, ForceIndia 44.

domenica 26 maggio 2013

RIUSCIRANNO I NOSTRI EROI?

Immagine tratta da f1grandprix.motorionline.com e modificata su befunky.com
Nel parterre de roi di Montecarlo, Nico Rosberg piazza la terza pole consecutiva in stagione, accanto a lui partirà Lewis Hamilton, ormai sorprendentemente relegato dietro con una certa frequenza dal biondino di Wiesbaden.
La domanda ricorrente è: ce la faranno i nostri eroi a rimanere davanti?
Certo, nel catino di Monaco, le possibilità sono più alte, è in una pista poco abrasiva per le gomme, e c'è una difficoltà estrema nell'effettuare manovre di sorpasso.
Colpisce lo spaesamento sia di Nico sia di Lewis sulle previsioni per la gara, complici le ultime esibizioni in stile gambero che hanno contraddistinto le stelle d'argento.
Anche la Snai offre quote clamorose, per essere a Montecarlo, Rosberg vincente pagherebbe 2,30 volte la posta ed Hamilton ben 4,50.
Immagine tratta da formula1.com
La tattica migliore da attuare per la Mercedes potrebbe essere una: far scappare Rosberg e sacrificare la gara di Hamilton facendo da tappo più del necessario per le rimonte degli avversari. Se così non fosse, la partita sarebbe molto tattica. Con le soste ai box da farla da padrona: le due soste come tattica standard consigliata dalla Pirelli, ma con qualcuno che potrebbe tentare l'unica sosta per sparigliare le carte.
A fare da avvoltoio in seconda fila il duo Vettel-Webber, con la speranza che il buon Mark renda la vita difficile a Seb, dato che dal fattaccio della Malesia è la prima volta che sono corpo a corpo. Vendetta in vista?
In terza fila gli altri due pretendenti al Mondiale, Kimi Raikkonen e Fernando Alonso. Il biondino finlandese probabilmente è il maggiore indiziato per la sosta singola, mentre il prode Nando sta mostrando una fragilità in qualifica abbastanza inaspettata e costante. Potrebbe sempre pescare il jolly con la sua classica partenza al fulmicotone, mettersi in coda a Vettel, giocarsela con lui e sperare nel crollo Mercedes. Alonso è quotato a 14, come Kimi, occhio.
Massa sbatte nelle terze libere, e non può prendere la via delle qualifiche, partirà ultimo. Guarderà tutto da lontano, e si metterà a sperare in molte Safety Car, tentando di star lontano dai problemi. La Rossa non vince dal lontano 2001 a Montecarlo, per la serie: chi vive sperando..
Pagelline: 1°Rosberg 10, 2°Hamilton 8, 3°Vettel 7, 4°Webber 7, 5°Raikkonen 6, 6°Alonso 6, 7°Perez 7, 8°Sutil 7, 9°Button 6, 10°Vergne 7,5, 11°Hulkenberg 6,5, 12°Ricciardo 6, 13°Grosjean 5, 14°Bottas 6,5, 15°Van der Garde 9, 16°Maldonado 5,5, 17°DiResta 5, 18°Pic 6, 19°Gutierrez 4,5, 20°Chilton 5, 21°Bianchi sv, 22°Massa sv.

mercoledì 22 maggio 2013

LE NOZZE D'ORO DELLA PRIMA COPPA DEI CAMPIONI

Immagine tratta da enhonoralaredonda.blogspot.com
22 maggio 1963: sono passati 50 anni da un giorno molto importante per tutto il calcio italiano, anche se adesso in pochi ci fanno caso o se ne ricordano. In una serata fresca ma gradevole secondo il commento del grande Niccolò Carosio, nel mitico stadio di Wembley (quello di una volta, non quello nuovo che a breve ospiterà la finale di Champions League), il Milan batte il Benfica al termine di una sfida dura ed equilibrata e regala all'Italia la prima Coppa dei Campioni della sua storia. E' il successo del calcio di Nereo Rocco, a cui seguiranno due vittorie dell'Inter di Herrera e un dominio costante per Milano e per il nostro football, durato tutti gli anni Sessanta.
I rossoneri arrivano a giocarsi la partita decisiva dopo aver disputato una grande annata in coppa: superano i lussemburghesi dell'Union con il punteggio record di 14-0, poi eliminano Ipswich Town, Galatasaray e Dundee United. Il mattatore della squadra e del torneo è Josè Altafini, che chiuderà la coppa con 14 reti all'attivo, un record eguagliato solo di recente in Champions da Lionel Messi, ma tutto il gruppo va alla grande, trascinato dal ventenne Gianni Rivera e dall'esperto Cesare Maldini, oltre che da gente di livello come Trapattoni, il portiere Ghezzi, Mora e Pivatelli. Il vero condottiero però è il tecnico Nereo Rocco, campione d'Italia l'anno precedente e benvoluto da tutti i suoi giocatori, con cui condivide anche la doccia e che tratta come suoi figli. Il campionato in questa stagione non è stato proficuo, i rossoneri lo chiudono al terzo posto, dietro l'Inter e la Juventus, ma il successo in coppa cambierebbe tutto. Già qualche anno prima i rossoneri, guidati in campo da Liedholm e Schiaffino, erano arrivati ad un passo dal successo, sconfitti in finale nel 1958 dal Real Madrid di Gento e Di Stefano, e adesso non possono accettare un altro secondo posto. L'avversario però è decisamente più ostico dei precedenti, il Benfica viene da due successi consecutivi in Coppa dei Campioni, e anche se ha mandato via il tecnico vincente Bela Guttmann (con annessa maledizione) ha una formazione di tutto rispetto, con campioni come il capitano Coluna, Josè Augusto, Torres, Simoes. Soprattutto, il nemico numero uno è il centravanti Eusebio, esploso da poco e già diventato una stella del calcio europeo, un attaccante estremamente veloce e con un tiro micidiale, che lo renderanno uno dei bomber più prolifici di tutti i tempi.
La partita non inizia bene per il Milan, che soffre terribilmente il palleggio dei lusitani e deve difendersi dai suoi attacchi iniziali. Rocco fa fatica a comunicare con i suoi ragazzi perchè le panchine, a differenza dell'Italia, sono su un piano rialzato rispetto al campo, e deve affidarsi al suo secondo perchè parli con il portiere Ghezzi e riferisca tutti i suoi suggerimenti ai compagni. Dopo neanche venti minuti, Eusebio sfrutta una delle opportunità a sua disposizione per realizzare la rete del vantaggio dei portoghesi. Il Milan reagisce, cerca subito di pareggiare, ma Altafini non sembra in gran forma e spreca alcune occasioni importanti, così il primo tempo si chiude con i lusitani in vantaggio. Nella ripresa, i rossoneri partono subito molto determinati, e stavolta Altafini sfrutta al meglio un pallone sporco ai limiti dell'area per spedirlo in rete e pareggiare i conti. La sfida diventa molto più tattica, entrambe le squadre cercano il colpo decisivo ma al tempo stesso hanno paura di scoprirsi e perdere la sfida. Santana ha una grande occasione per il Benfica ma la spreca, e poco dopo il capitano Coluna si fa male in uno scontro di gioco e termina la gara zoppicando (all'epoca le sostituzioni non erano permesse), costringendo di fatto la squadra a giocare in dieci e senza uno dei suoi leader. Al minuto 66, un pasticcio della difesa lancia Altafini solo davanti al portiere in posizione regolare, il centravanti si fa parare la prima conclusione ma raccoglie la ribattuta e riesce a metterla dentro, per la gioia dei suoi compagni che già lo insultavano: "Stavi per sbagliare anche questa!". La partita di fatto finisce qui, gli attacchi dei portoghesi si infrangono contro la solida difesa rossonera, e al triplice fischio finale può esplodere la gioia degli italiani, con capitan Maldini che sale le mitiche scale di Wembley e alza al cielo la coppa, un gesto che suo figlio Paolo ripeterà sempre in Inghilterra, a Manchester, quarant'anni dopo.
L'annata favolosa dei rossoneri non avrà seguito, o almeno non nell'immediato. Rocco, nonostante le pressioni della società per farlo restare, onora un accordo che aveva già preso con il Torino e lascia Milano, mentre la squadra non riesce a mantenersi competitiva nelle stagioni seguenti. Il primo traguardo, l'Intercontinentale, sfuma dopo tre durissime sfide contro il Santos di Pelè, in campionato l'Inter finisce costantemente davanti ai "cugini", e in Coppa Campioni la difesa del titolo si ferma ai Quarti di Finale contro il Real Madrid, che poi perderà la finale proprio contro l'Inter di Herrera. Servirà il ritorno di Rocco, nel 1967, per rifare grande il Milan, con alcuni protagonisti diversi e vecchi giocatori come Rivera, Trapattoni e Lodetti ormai divenuti campioni affermati. Restano però la grandezza e l'importanza dell'impresa di quel Milan del 1963, che esattamente cinquant'anni fa ebbe il merito di portare per la prima volta il calcio italiano sul tetto d'Europa, inaugurando una stagione di grandi successi che ebbe ripercussioni positive anche sulla Nazionale, in larga parte formata da elementi delle due squadre. Anche oggi, a distanza di mezzo secolo, non possiamo che celebrare il Paron Rocco e i suoi ragazzi, capaci di alzare la prima di tante "coppe con le orecchie" che hanno reso, nonostante momenti di buio e la crisi economica e tecnica degli ultimi anni, il calcio italiano una delle realtà più affermate e vincenti in Europa e nel Mondo.

martedì 21 maggio 2013

DULCIS IN FUNDO

Immagine tratta da cagliaricalcio.net e modificata su befunky.com
IL MIO CAGLIARI/ 37° E 38°T.

Con i match di Torino contro la Juventus e di Trieste contro la Lazio, il Cagliari è riuscito a chiudere più che brillantemente il suo finale di stagione, facendo segnare un pareggio per 1-1 contro i bianconeri Campioni d'Italia e una vittoria per 1-0 contro i biancocelesti, che hanno concluso al 7° posto in classifica.
Buona prova da guastafeste allo Juventus Stadium, nel giorno della festa per il 29° titolo della squadra di Antonio Conte. Gol spettacolare di Victor Ibarbo, che con un coast-to-coast di 60 metri infila uno Storari non proprio attento. Nel primo tempo i rossoblù tengono bene testa alla Juventus chiudendo in vantaggio, nella ripresa invece Vucinic sigla un meritato pareggio.
Da annotare come il Cagliari debba chiudere la gara con una difesa d'emergenza, dati gli infortuni di Perico, Murru e Astori. Negli ultimi 25 minuti infatti, davanti ad Agazzi, si son schierati Dessena a destra, Eriksson a sinistra, Del Fabro e Rossettini centrali. Nonostante questo, si è riusciti a portare a casa un ottimo 1-1.
Pagelline: Agazzi 6,5; Perico 4,5 (53'Cossu 5,5), Rossettini 6,5, Astori 6,5 (65'Eriksson 6,5), Murru 6,5 (53'Del Fabro 6); Dessena 5,5, Conti 6, Nainggolan 6,5; Ekdal 6,5; Pinilla 6, Ibarbo 7. All. Pulga-Lopez 6,5.
Invece a Trieste si è chiusa la stagione. Arriva una Lazio abulica, con metà testa al derby di Coppa Italia di domenica e l'altra metà alle residue possibilità di agguantare il 5° posto ai danni dell'Udinese. Nonostante Agazzi, Ekdal, Cossu e Sau in panchina e Pisano, Perico, Murru, Ariaudo in infermeria, gli undici scesi in campo hanno onorato per dedizione e determinazione la partita finale. Eriksson si rivela una piacevole sorpresa come interno di centrocampo, recuperando palloni e mostrando buone doti in posizionamento e passaggi; Avramov dimostra di essere un secondo portiere estremamente affidabile; i terzini Dessena e Avelar si dimostrano dei motorini niente male, con il parmigiano in rete (3a rete stagionale) e il brasiliano che prende una traversa con una discesa irresistibile, condita anche da un tunnel a Candreva. Ottima anche la disposizione tattica, una sorta di 4-3-3/4-1-4-1 in fase difensiva, atta a valorizzare Ibarbo come ala destra, autore di una prestazione maiuscola, con giocate di alto livello e tutte utili alla squadra. Thiago Ribeiro come ala sinistra gioca forse una delle sue migliori partite stagionali, ottimi movimenti e persino qualche dribbling. Conclusioni inguardabili come al solito, ma per abnegazione e utilità di giocate, pareva un altro giocatore.
Immagine tratta da cagliaricalcio.net e modificata su befunky.com
Da notare, però, che per sbloccare il risultato c'è voluto l'ingresso dei piedi buoni di Cossu, che mette in testa a Dessena una punizione dalla sinistra.
Pagelline: Avramov 6,5; Dessena 6,5, Rossettini 6,5, Astori 6,5, Avelar 6,5; Eriksson 6,5, Conti 6,5, Nainggolan 6; ThiagoRibeiro 6 (69'Cossu 6,5), Pinilla 5,5 (74'Sau 5,5), Ibarbo 6,5 (86'Nenè sv). All. Pulga-Lopez 6,5.
Nota di merito per i tre convocati nella preselezione per la Confederation Cup: Agazzi, Astori e Sau. Dei tre, solo Astori ha qualche possibilità di rientrare nella selezione definitiva. Dispiace che il piccolo sardo di Tonara, sia convocato in Nazionale nel suo periodo di forma più scarso. Sorprendente, invece, la promozione di Michael Agazzi come 4° portiere azzurro, sostituendo De Sanctis, è una convocazione che va probabilmente oltre l'effettivo valore dell'estremo difensore sardo, ed è figlia un pò della mancanza di alternative (Viviano, Consigli, Mirante) e un pò del battage mediatico che sta mettendo il portiere al centro del mercato, accostandolo un giorno alla Fiorentina e uno all'Inter.

giovedì 16 maggio 2013

MALOCCHIO E CONCRETEZZA: LA FINALE DI EUROPA LEAGUE 2013

Immagine tratta da skysports.com
Per i poveri supporter del Benfica, si potrebbe dire che tutto ha avuto inizio una sera del 1962, subito dopo aver vinto per la seconda volta consecutiva la Coppa dei Campioni. L'allenatore dei lusitani, l'ungherese di origini ebree Bela Guttmann, nonostante il successo non ottiene il sospirato aumento di stipendio, anzi viene licenziato dal presidente, e a quel punto scaglia la sua maledizione: "Passeranno cento anni prima che il Benfica possa vincere un'altra coppa europea".
I cento anni non sono ancora trascorsi, con questo siamo a cinquantadue, ma l'ormai defunto allenatore ungherese deve aver avuto davvero qualche potere magico: da quella sua frase in poi, le aquile portoghesi hanno perso sette finali europee su sette, di cui cinque in Coppa dei Campioni, una in Coppa UEFA e infine quella di ieri di Europa League. Quando, al minuto 93, Ivanovic ha disegnato di testa la parabola beffarda che ha superato il portiere Artur ed ha deciso la partita, in molti tra i tifosi lusitani devono aver rivolto gli occhi al cielo, chiedendo a Guttmann il perché di tanta crudeltà nei loro confronti. La loro disperazione è quella di chi sa di aver giocato un'ottima partita, soprattutto nel primo tempo, mettendo spesso in difficoltà i rivali del Chelsea, e alla fine si ritrova a stringere un pugno di mosche. La squadra di Jesus ha vissuto un vero e proprio incubo sportivo, soprattutto se si pensa che nel giro di pochi giorni ha perso anche il Campionato e la Coppa Nazionale, e sempre subendo gol nei minuti di recupero delle partite. E dire che il Benfica aveva disputato un'ottima partita, concreto e ordinato nel primo tempo, con il pallino del gioco sempre in mano e una pressione costante sulla difesa inglese; a fare la differenza è stato il cronico difetto delle squadre portoghesi, che sanno costruire una mole incredibile di gioco ma difettano nel concretizzarlo, e proprio di questo ha approfittato il Chelsea. Cardozo è stato il più pericoloso dei suoi, oltre a marcare su rigore il gol del meritato pareggio, Gaitan e Rodrigo sono giocatori di indubbio talento ma non hanno inciso come al solito, in difesa Luizao e Garay si sono dimostrati lenti e impacciati nel vantaggio del Chelsea, facendosi trovare impreparati addirittura su un rinvio di mano del portiere avversario. Insomma, tanti applausi e grande consenso per la formazione di Jesus, ma alla fine la coppa è andata agli avversari, e ai portoghesi sono rimaste solo le lacrime.
Altre lacrime, ma di gioia, le hanno versate proprio i giocatori del Chelsea, che in appena due anni si aggregano al ristretto gruppo di club (Juventus, Ajax, Barcellona e Bayern Monaco) capaci di vincere tutte e tre le grandi competizioni europee, Coppa dei Campioni o Champions, Coppa UEFA o Europa League e la defunta Coppa delle Coppe. Dopo una stagione difficile, con le pesanti sconfitte in Supercoppa Europa e Mondiale per Club, l'eliminazione dalla Champions League al primo turno e il successivo esonero di Di Matteo, la squadra londinese riesce comunque a concludere l'anno in bellezza, aggiungendo un altro prestigioso trofeo alla sua bacheca e ottenendo il terzo posto che gli permetterà di accedere direttamente alla fase a gironi della prossima Champions. E' soprattutto la rivincita di uno degli allenatori più odiati e indesiderati a Stamford Bridge: Rafa Benitez. Il tecnico spagnolo, tornato su una panchina di prestigio due anni dopo l'ultima esperienza poco fortunata con l'Inter, si è dimostrato più forte di tutte le critiche e le contestazioni che ha subito dal suo arrivo a Londra, lui così detestato in quanto ex del Liverpool e più volte vincitore da avversario contro i Blues nelle competizioni europee. Intendiamoci, il gioco delle sue squadre non ha mai incantato per bellezza e raffinatezza, ma si è rivelato ancora una volta pratico ed efficace, quanto meno nelle competizioni europee, visto che ha portato a casa l'ennesimo trofeo dopo la Coppa UEFA del 2004 con il Valencia e l'incredibile Champions del 2005 con il Liverpool. Il Chelsea ha subito per lunghi tratti di partita la tecnica e la grinta degli avversari, ha fatto appello alla sua proverbiale difesa, supplendo alle assenze di Terry e Hazard, ed è stato spietato nel colpire gli avversari alla prima occasione utile, cogliendo ancora una volta la vittoria all'ultimo respiro, come era già accaduto molte volte l'anno passato. Se in attacco Mata e soprattutto Oscar hanno deluso, Torres è riapparso a sprazzi l'attaccante che tutta Europa voleva fino a qualche anno fa, oltre a marcare il gol che ha sbloccato l'incontro. In mezzo Lampard non si è visto moltissimo, ma ha comunque lasciato il segno con due squilli improvvisi, che solo Artur e la traversa non hanno trasformato in gol. In difesa l'unico sotto la sufficienza è stato Azpilicueta, sempre in difficoltà contro gli avversari e autore del fallo di mano che ha causato il rigore del pareggio, mentre la coppia Cahill-Ivanovic ha dimostrato sicurezza e concentrazione, controllando bene gli attacchi avversari.
Ora a Stamford Bridge si preparano a festeggiare il ritorno dello Special One, Josè Mourinho, in rotta ormai con il Real Madrid e desideroso di far ritorno in Inghilterra, ma intanto Benitez si è preso la sua rivincita contro tutto e tutti. Anche lui, come Guttmann, potrebbe andare dal suo presidente e chiedere il giusto riconoscimento per i risultati raggiunti; e chissà se, visto il suo probabile licenziamento dal Chelsea, anche lui deciderà di lanciare la sua maledizione contro gli inglesi, proprio come Bela Guttmann con il Benfica oltre 50 anni fa.

mercoledì 15 maggio 2013

GOMME DA CANCELLARE

Immagine tratta da f1grandprix.motorionline.com e modificato su befunky.com
La pubblicità che sta ricevendo la Pirelli da questo Mondiale di F1 2013 è tutto tranne che positiva. Il fregiarsi del titolo di unico fornitore del Mondiale di F1, si sta rivelando un boomerang colossale. Non passa giorno, infatti, che piloti, ingegneri, team principal e padroni delle scuderie non si lamentino degli pneumatici forniti dall'azienda italiana per questa stagione.
Tra gomme che non durano più di 75 chilometri (date le 4 soste spagnole sui 307 km da percorrere nei 66 giri del Gp), dechappamenti del pneumatico sempre più frequenti (nelle ultime due corse si è arrivati a quattro episodi), la Pirelli sta avendo tutto da perdere e niente da guadagnare dal suo ingresso in F1.
L'azienda milanese, da par suo, replica di aver solo soddisfatto le richieste della Federazione di far durare sempre meno le coperture, chiarendo di essere in grado di creare pneumatici che potrebbero sostenere tranquillamente tutta la distanza di gara.
Ma chi non è pratico di F1, o la guarda superficialmente, sente solamente lamentele e piloti che dichiarano che a causa delle gomme non possono spingere come sanno. 
Immagine tratta da formula1.com
E anche il trionfale Gp di Spagna per la Ferrari di Alonso, è stato vinto dalla scuderia che riesce ad utilizzare meglio queste gomme di marzapane. Lo spettacolo si è avuto, come ultimamente ha abituato la Ferrari, in partenza. Sia Alonso che Massa si sono prodotti in uno slalom fantastico, che li ha riportati nelle posizioni di testa a breve giro di posta. Poi tutti autisti degli pneumatici. Entrambi sul podio, primo e terzo, dimostrando che in Spagna, la Rossa è stata la migliore nello sfruttare gli pneumatici. Tra di loro l'ormai classico 2°, Kimi Raikkonen, al terzo posto d'onore della stagione, usando la sua abituale tattica di una sosta in meno, che quest'anno sta tanto pagando alla scuderia Lotus. Il resto, un annaspamento generale, con le RedBull che protestano con tutti i loro effettivi (piloti, ingegneri, tecnici e boss), per questi pneumatici che non durano più di due/tre giri. Le Mercedes hanno acceso un cero a qualche santo, essendo finite 6° e 12° partendo dalla prima fila. Desolante sentire Hamilton dichiarare di non poter guidare per salvaguardare le gomme e rispondere al suo ingegnere di pista che gli consigliava di rallentare ulteriormente, che se lo avrebbe fatto, sarebbe andato a passo d'uomo.
Il giro più veloce l'ha fatto Gutierrez su Sauber, e per certi tratti di gara la Marussia su gomme nuove andava come la RedBull su gomme usate. E' un insulto a chi ama questo sport.
E' bello che la Ferrari vinca, e che non ci sia un monologo RedBull, ma questa non è più F1. I piloti non vanno al massimo, devono salvaguardare gli pneumatici e preoccuparsi non di esser veloci, ma di essere costanti. Così non va. Quando nel 2012 Schumacher si scagliò contro le Pirelli, dichiarando che era come guidare sulle uova e che non si poteva mai spingere a fondo, venne bollato come vecchio e lento. Ora si lamentano tutti. Da Vettel a Hamilton. 
Queste gomme troppo protagoniste, sono nemiche delle F1. Sono gomme da cancellare.

Pagelline: 1°Alonso 10; 2°Raikkonen 8; 3°Massa 8; 4°Vettel 6; 5°Webber 6; 6°Rosberg 6; 7°DiResta 6,5; 8°Button 7; 9°Perez 6; 10°Ricciardo 7; 11°Gutierrez 7; 12°Hamilton 5; 13°Sutil 6; 14°Maldonado 5,5; 15°Hulkenberg 5; 16°Bottas 5; 17°Pic 6,5; 18°Bianchi 5,5; 19°Chilton 5,5; RIT.Vergne 6; RIT.Van der Garde 6; RIT.Grosjean 6.

domenica 12 maggio 2013

LA RIVALUTAZIONE DI SCHUMACHER

Immagine tratta da f1grandprix.motorionline.com e modificata su befunky.com
E allora questa Mercedes nel giro secco è proprio una bomba, dopo la pole di Hamilton in Cina, e quella di Rosberg in Bahrain, è ancora il biondino Nico che partirà davanti a tutti in quel di Barcellona. Proprio davanti al compagno di squadra Hamilton, tanto celebrato e unanimemente riconosciuto come velocissimo sul giro singolo. In Bahrain si è preso 4 decimi di ritardo dal compagno di box, e qui in Spagna 2 e mezzo.
Ora, tenendo presente il giudizio di tutti gli addetti ai lavori e non, che Lewis è il migliore sul giro da qualifica, queste due pole consecutive di Rosberg fanno riflettere.
In primis sulla sua effettiva forza, da sempre un punto di domanda, e in secondo luogo, per rivalutare le fallimentari tre stagioni di Michael Schumacher in quel di Brackley.
Infatti l'allora 43enne tedesco, nel 2012, chiuse la sfida in qualifica con il ben più giovane Nico (non contando penalizzazioni varie) sul 10 a 10, riuscendo a segnar tempi validi per partire nelle prime due file ben 7 volte, a differenza di Rosberg, a quota 2.
Quindi il buon Michael a 43 anni suonati, riusciva, in qualifica (perchè in gara le Mercedes sono poco valutabili, e sulla sua ne capitavano di tutti i colori) a tener testa al sosia di Di Caprio, che ora sta regolando, abbastanza inaspettatamente, un Top Rider come Lewis Hamilton. Le critiche e le umiliazioni gratuite del 2012 di Schumi, checchè se ne dica, la sua miglior stagione dal ritorno, sono state veramente ingiuste. Specie alla luce del confronto Rosberg-Hamilton.
Immagine tratta da formula1.com
La prima fila delle frecce d'argento, causa gomme in distruzione, in gara dovrebbe lasciare il passo a tutti gli altri concorrenti, in primis Vettel (3°), Raikkonen (4°) e Alonso (5°).
Attenzione a Raikkonen, in odore di sosta in meno anche in questo Gp e al padrone di casa Alonso, sin da venerdì parecchio veloce in assetto gara.
Anche se qualche segnale di nervosismo di Fernando, sta cominciando ad infastidire più di qualcuno: la dichiarazione "E' stata la macchina a non andare", è un attacco gratuito alla sua Ferrari più performante in carriera. D'altronde, un pò di autocritica fa sempre bene, specie se Massa ti arriva alle spalle di 0.001 secondi, un millesimo. 
Su 5 qualifiche, Massa è arrivato davanti due volte, oggi dietro per un solo millesimo. Probabilmente chi sta un pò mancando in qualifica, dati gli standard di distacco nelle ultime due stagioni tra i compagni di box, è proprio Fernando Alonso. 
Per la gara, grosse probabilità di infrangere per la prima volta la tradizione che si vince il Gp di Spagna partendo dalle prime tre posizioni, sin da quando si corre al Montmelò, anno 1991.

Pagelline: 1°Rosberg 10, 2°Hamilton 8, 3°Vettel 7, 4°Raikkonen 6,5, 5°Alonso 5,5, 6°(9°)Massa 6, 7°(6°)Grosjean 6, 8°(7°)Webber 5, 9°(8°)Perez 6,5, 10°DiResta 6, 11°Ricciardo 7,5, 12°Vergne 7, 13°Sutil 5,5, 14°Button 5, 15°Hulkenberg 6, 16°(19°)Gutierrez 5,5, 17°(16°)Bottas 6,5, 18°(17°)Maldonado 5, 19°(18°)VanDerGarde 7,5, 20°Bianchi 5,5, 21°Chilton 6, 22°Pic 5.