venerdì 5 ottobre 2012

PAGELLE EUROPEE: PRIMA GIORNATA

Immagine tratta da calcionewstime.com
Inauguriamo oggi una nuova rubrica, nella quale ci occuperemo della prestazione delle squadre italiane nelle partite di Champions League e di Europa League. Come in una pagella scolastica, vedremo chi sono i promossi, i rimandati (alla prossima gara, non a settembre) e i bocciati di ogni giornata. 
PROMOSSI
Udinese: Ottima pagella oggi per i ragazzi di mister Guidolin, reduci da una splendida prestazione sul campo  storico di Anfield, casa del Liverpool. E' vero che i Reds non sono più la potenza che qualche anno fa competeva per la Champions e la Premier, e che contro l'Udinese hanno schierato molte riserve, mandando in campo i campioni Gerrard e Suarez solo nell'ultima mezz'ora. Questo però non può sminuire il valore di questa vittoria, arrivata con un grande secondo tempo, dopo che nella prima fase di gara i friulani avevano giocato bene ma erano andati sotto. L'ingresso di Lazzari per uno spento Armero ha dato la scossa, poi ci ha pensato capitan Di Natale, al ritorno in campo dopo gli screzi con Guidolin, a far vedere il suo talento e la sua classe al pubblico inglese. Tre punti fondamentali in un girone molto difficile, e speranze di passare il turno che salgono notevolmente. Voto 8.
Milan: Dopo tanti patemi e sofferenze, finalmente arriva una prestazione convincente per la formazione di Allegri, capace di imporsi in casa dei milionari russi dello Zenit, guidati da una vecchia volpe come Spalletti. Dopo una partenza-lampo, con un vantaggio di due gol, i rossoneri hanno subito il ritorno degli avversari, che a inizio secondo tempo si sono riportati sul pareggio, ma non hanno mollato e sono riusciti a tornare in vantaggio, portando a casa un successo importantissimo in chiave qualificazione. Con questo 4-2-3-1 il Milan sembra aver trovato il giusto equilibrio, con El Shaarawy che da sinistra riesce a penetrare con facilità le difese avversarie e continua a segnare con regolarità. Da registrare ancora la difesa, con i centrali titolari che vanno ancora definiti, ma se Abbiati ripete la prestazione da fenomeno di mercoledì la squadra può affrontare con sicurezza le prossime sfide. Voto 7,5.
Inter: Anche la squadra di Stramaccioni merita un bel voto in pagella, non tanto per la forza dell'avversario affrontato (il Neftchi Baku è la più debole del girone), quanto per la rapidità con cui i nerazzurri hanno sbrigato la pratica con una formazione piena di giovani di ottima prospettiva. Continua il momento di ottima forma di Coutinho, a segno di tacco, si conferma in Europa il giovane Livaja, in gol per la seconda gara consecutiva nel girone, e ritorna anche Obi, assente finora per problemi fisici ma buon protagonista lo scorso anno. Un po' rivedibile la fase difensiva, con Silvestre non sempre impeccabile e con qualche pausa di troppo, ma le indicazioni in vista del derby sono più che positive. Il nuovo modulo, con la difesa a tre e i due esterni alti a centrocampo, sembra quello giusto con cui andare avanti, e la gestione dei titolari può essere fondamentale per rimanere competitivi su tutti i fronti. Quattro punti in girone per i nerazzurri, che continuano senza problemi la corsa al passaggio del turno. Voto 7.
Lazio: Qualche sofferenza di troppo per gli uomini di Petkovic, che però alla fine riescono a superare gli sloveni del Maribor e si portano in vetta al loro girone con quattro punti. Indicazioni positive soprattutto da Floccari, che con una buona prestazione si dimostra idoneo a ricoprire il ruolo di vice Klose, da Ederson, al secondo gol consecutivo dopo quello realizzato in campionato contro il Siena, e da Candreva, che dimostra un'ottima forma e colpisce due volte il legno, facendo letteralmente impazzire gli avversari. Meno brillante Hernanes, che si fa parare un rigore e in generale non riesce ad illuminare il gioco come al solito, e forse avrebbe meritato anche lui un turno di riposo. La Lazio ha una panchina più corta rispetto ad altre formazioni, Cana non è Ledesma e si vede, però con un po' di fiducia in più questi ragazzi possono far bene anche in Europa. Vedremo cosa ci diranno le importantissime sfide contro il Panathinaikos. Voto 6,5.
RIMANDATI
Juventus: Solo il risultato finale evita una bocciatura ai bianconeri di Conte e Carrera, costretti sulla difensiva in casa dallo Shakhtar Donetsk di Lucescu, che si è dimostrato ben organizzato e decisamente più forte di quanto ci si aspettava. Gli ucraini sono stati bravi a gestire con sapienza il ritmo della partita, impedendo alla Juventus le sue classiche fiammate offensive e costringendo gli esterni a restare molti indietro, senza accompagnare a dovere la squadra. Male l'attacco, con Vucinic quasi svogliato e mai pericoloso e Matri poco incisivo sotto rete, anche Vidal è sembrato sottotono rispetto alle partite precedenti. Nota positiva Bonucci, non soltanto per il gol realizzato ma anche per alcuni buoni interventi in difesa, ma in generale non c'è molto di positivo nella prima casalinga della Juventus in Champions. Gioco involuto, meno grinta del solito e troppi patemi in difesa, con la traversa e il palo a salvare i bianconeri nei minuti finali. La polemica tra tifosi e società complica ancora di più le cose, in futuro non bisognerà sottovalutare partite e avversari, a cominciare dai danesi del Nordsjaelland, contro cui servono assolutamente tre punti. Voto 6-.
BOCCIATI
Napoli: Mazzarri ha dato ancora una volta fiducia alle sue seconde linee, come in occasione dell'esordio in coppa, ma si è dovuto rendere conto presto che il PSV di Advocaat e Van Bommel non è l'AIK. Male in tutti i reparti la formazione partenopea, troppo fragile dietro con un nervosissimo Fernandez che rischia il rigore e combina la frittata con Rosati, poco creativo il centrocampo, che non fa filtro e ha pochissima spinta sulle fasce da Mesto e Dossena, e impalpabile l'attacco, con Vargas che da eroe torna oggetto misterioso e non vede un pallone per quasi tutta la gara. L'obiettivo principale per il Napoli è il campionato, non ci sono dubbi, ma di certo Mazzarri sperava in una reazione diversa dai suoi giocatori, anche perché avere riserve all'altezza dei titolari è fondamentale per confermarsi in vetta alla classifica. Ora il Napoli dovrà fare punti contro il Dnipro, primo in classifica, e forse stavolta ci sarà bisogno di qualche titolare in più fin da subito, altrimenti il sogno europeo finirà nel peggiore dei modi. Voto 4,5.

giovedì 4 ottobre 2012

UN UOMO CHE HA IMPARATO A PERDERE

Immagine tratta da bbc.co.uk e modificata su cartoonize.net
Michael Schumacher ha annunciato a Suzuka il ritiro definitivo dalla F1.
La notizia era nell' aria da qualche tempo, ma il pilota tedesco ne ha dato conferma solo oggi.
Sebbene, dichiara, sia ancora in grado di competere con i migliori piloti, era arrivato il punto di salutare tutti, per un fatto di motivazioni ed energie che non erano più al 100%.
L' obiettivo triennale di portare la Mercedes a vincere il titolo mondiale è stato fallito, la vettura non è mai stata realmente competitiva, e nonostante altre ipotesi concrete di continuare l' attività, la decisione del sette volte Campione del Mondo è stata quella del ritiro dalle corse.
"I have decided to retire at the end of the year", quante volte questa frase è stata pronunciata nel mondo delle corse, viene in mente Lauda, o Scheckter o Hakkinen, ma i due ritiri di Schumacher hanno un sapore diverso.
Quello del 2006 ha il sapore di un uomo stanco di tutta la pressione addosso per essere il più forte. Un uomo che voleva staccare la spina, ma che non aveva imboccato ancora la parabola discendente. Quello del 2012 no.
Ecco, la grandezza di Schumacher in questi tre anni è stata imparare a perdere.
Era un pezzo di carriera che mancava, ma necessario. 
Immagine tratta da gazzetta.it e modificata su cartoonize.net
Come ha dichiarato oggi, il tedesco ha imparato molto da questi sei anni su sè stesso, come il fatto di aprirsi agli altri senza perdere di vista i propri obiettivi, e che perdere può essere molto più difficile ed istruttivo che vincere.
Schumacher 1991-2006 non sapeva il vero significato della sconfitta, quando non ha vinto si è macchiato dell' incidente su VIlleneuve nel '97, ha corso con rosse meno performanti delle McLaren di Hakkinen, nel 2005 ha avuto un mezzo non all' altezza e nel 2006 ha perso contro Alonso, ma nell' immaginario resta il motore arrosto a Suzuka. Nel mezzo vittorie, tante, 91. Da esordiente, da primo Campione su una marca di abbigliamento, da colui che ha riportato l' iride a Maranello dopo 21 anni, e che dopo il 2000 ha vinto, stravinto e annoiato.
Ma nessuno ha messo mai in dubbio che lui fosse il pilota più forte in pista. E se anche quando non vinci, sei unanimemente riconosciuto come il pilota più forte, vinci comunque.
Schumacher 2009-2012 è completamente diverso dal 7 volte Campione, è un uomo molto maturo, che vuole sfidare ragazzi anche di 20 anni più piccoli di lui, solo per il gusto della sfida.
Dimostrare di essere ancora il Kaiser, che il tempo per lui non passa. E accetta la sfida Mercedes.
Ma subito ha capito che non sarebbe stato così. Rosberg è stato il primo compagno di box che è riuscito a metterlo sotto, a far più punti di lui, ad avere le auto migliori e lasciare a lui quelle che si rompono ogni due per tre. Da subito, dall' Australia 2009.
E Schumacher ha riscoperto il gusto di essere semplicemente un pilota, uno come gli altri, uno che ha mostrato sprazzi di classe cristallina, e che periodicamente piazza le sue belle cavolate.
Imparare a perdere, a sorridere di fronte al mondo con la serenità di sapere di non dover dimostrare nulla, e che si guida per il piacere di farlo, per l' adrenalina della competizione.
E' stata questa la sfida più dura. 
Capire che si può perdere, e uscire di scena perchè non si è più stati vincenti.

PS. E il tiro al piattello contro il Campione, prettamente italiano e tedesco, è imbarazzante e da avvoltoi, non ha rispetto. Come Pino Allievi oggi (qui l' intervista audio Allievi su ritiro Schumacher), che invece di rendere merito alla passione, al coraggio e alla storia di un uomo, sottolinea il fatto di dover smettere immediatamente, senza aspettare le ultime 6 gare, perchè senza motivazioni si diventa solo un pericolo per sè stessi e gli altri.
Come se il sig. Allievi, specializzato nella derisione dello Schumacher post Ferrari, non sapesse che le motivazioni per il tedesco in queste ultime sei gare saranno le più alte di sempre da quando è rientrato. 
E reputare un pericolo un' esperienza di 301 Gp, 91 vittorie, 69 pole, 77 giri veloci, 155 podi, è un dato che si commenta da solo. Anche la pole a Montecarlo a 43 anni doveva essere pericolosa, probabilmente.
E quel dito rosso alzato dopo aver fatto segnare la pole, dimostra la grandezza e la difficoltà della sfida al tempo che passa.E solo per questo merita rispetto. Più delle 91 vittorie. 91.
 

lunedì 1 ottobre 2012

PAGELLARIO SERIE A: SESTA GIORNATA

Immagine tratta da notiziefresche.info
Siamo giunti alla sesta puntata di questo nostro pagellario sui migliori e i peggiori di ogni giornata della serie A 2012-13. Vediamo chi abbiamo scelto oggi.
I MIGLIORI
Claudio Marchisio: A Firenze, nel turno infrasettimanale, lui non era in campo, e possiamo dire che questa assenza si è notevolmente sentita. Non va a segno contro la Roma come un anno fa, ma lo meriterebbe vista la sua prestazione tutta corsa, geometria e qualità. Mette sempre in difficoltà i giallorossi con il suo movimento continuo e i suoi passaggi illuminanti per i compagni, solo la traversa nel primo tempo gli nega la gioia del gol. Pirlo e Vidal sono un po' fuori forma? Tranquilli, il Principino è sempre più in grado di caricarsi il centrocampo sulle spalle e fare la differenza. In tanti dicono che assomiglia sempre di più a quel Marco Tardelli campione del Mondo 1982 e leader del centrocampo bianconero per molti anni: il tempo e le partite ci diranno quanto sia azzardato questo paragone. Voto 7,5.
Alberto Gilardino: Si è detto più volte che Bologna è sempre stata un'ottima piazza per i grandi bomber a caccia di riscatto, come hanno dimostrato in passato Roberto Baggio, Giuseppe Signori e Marco Di Vaio. Le ottime prestazioni del Gila sembrano confermare questa teoria: con la doppietta di ieri al Catania arriva a quota 5 reti in campionato, una in meno di quelle segnate in tutto lo scorso anno. Con alle spalle l'ottima regia e la fantasia del capitano Diamanti, il bomber di Biella sembra aver ritrovato la fiducia dei vecchi tempi e vuole lasciarsi alle spalle le ultime brutte stagioni, con pochi alti e troppi bassi. A trent'anni appena compiuti il Gila sa di poter dare ancora molto al calcio italiano, anche in chiave azzurra: il Mondiale brasiliano è ancora lontano, lui ha tutto il tempo per riconquistarsi un posto in Nazionale. Voto 8.
Fabrizio Miccoli: Poche discussioni: questo Palermo senza il suo leader e capitano non è la stessa squadra. Se n'è accorto presto il nuovo allenatore rosanero, Gasperini, che dopo averlo mandato in panchina nelle prime due gare della sua gestione (perse), ieri gli ha ridato la maglia da titolare e le chiavi del gioco. Fabrizio ha risposto presente con una prestazione fantastica, coronata da una tripletta che ha mostrato tutte le sue doti di attaccante. A segno su punizione, con un'ottima azione personale e con un incredibile tiro da 40 metri, decisivo anche nell'azione che ha portato alla rete di Giorgi. Il Chievo ha provato in tutti i modi ad arginarlo, ma alla fine si è dovuto arrendere allo strapotere del bomber salentino, che è arrivato a 11 reti contro i veronesi, record personale. Se il Palermo vuole salvarsi farà bene a non togliere più Miccoli dall'undici titolare, altrimenti saranno dolori. Voto 9.
Antonio Cassano: Quest'oggi la Top Four del nostro pagellario premia solo giocatori italiani. Ultimo a meritare la citazione è il Pibe de Bari, Fantantonio, l'eterno ragazzino che fuori dal campo fa ancora discutere spesso e volentieri, ma sul prato verde è sempre più indiscutibile. Arrivato a trent'anni in quell'Inter che lui dice di tifare fin da bambino, Antonio si è subito imposto per la personalità e la voglia con cui è sceso in campo, e con la crescita della forma fisica sono sempre più in crescita anche le sue prestazioni. Contro la Fiorentina è arrivato il suo quarto gol in campionato, a coronare un inizio di stagione mai così positivo. L'assenza di Sneijder potrebbe rivelarsi paradossalmente un vantaggio per l'Inter: rispetto a lui, il barese si sta dimostrando molto più utile e concreto per la squadra e per il gioco che vuole Stramaccioni. Ora arriva il derby contro quel Milan che ha lasciato in estate tra mille polemiche, e siamo sicuri che Fantantonio vorrà fare una degna partita da ex. Voto 7,5.
I PEGGIORI
Zdenek Zeman: Nel calcio bastano poche partite per diventare, da idolo indiscusso della folla, capro espiatorio per tutti i mali della propria squadra. Tornato a Roma in estate dopo tredici anni con tante speranze, Zeman non è ancora riuscito a trovare il suo gioco e a trasmettere alla squadra quello che è il suo sistema di gioco. Dopo le prestazioni altalenanti e le rimonte subite contro Bologna e Sampdoria è arrivata la fragorosa batosta contro la Juventus, con tre gol subiti in appena venti minuti e una sensazione di completa impotenza. Dopo il miracolo a Pescara dello scorso anno, tanti cominciano a pensare che sia vero quanto si dice su Zeman: da spettacolo, fa crescere tantissimo i giovani, ma quando si tratta di vincere fallisce. Nelle prossime partite dovrà smentire queste critiche, anche perché pare che a Roma qualcuno abbia iniziato a rivalutare il tanto bistrattato Luis Enrique, il che è tutto dire...Voto 4.
Luca Rossettini: Giornata decisamente sfortunata per il ventisettenne difensore cagliaritano, protagonista in negativo nella sconfitta casalinga contro il Pescara. In pochi minuti ne ha combinata una peggio dell'altra: prima si è preso un giallo per un fallo evitabile al limite dell'area, poi sulla punizione successiva ha deviato in rete il pallone in coppia con un compagno, infine dopo un paio di minuti ha falciato Weiss prendendosi la seconda ammonizione e finendo anzitempo sotto la doccia. Davvero una domenica difficile per Rossettini, che ha inevitabilmente condizionato l'andamento della sfida con la sua sciocca espulsione, rendendo difficilissima la rimonta del Cagliari. E' arrivato in Sardegna per sostituire Canini, ceduto al Genoa in estate, ma finora lo sta facendo decisamente rimpiangere. Voto 4,5.
Carlos Matheu: Da un difensore ad un altro, che curiosamente aveva già giocato in serie A un paio di stagioni fa proprio con la maglia del Cagliari, che l'ha lasciato partire senza eccessivi rimpianti. Tornato nella nostra penisola quest'estate per andare a Bergamo e dare una mano alla squadra atalantina nella rincorsa all'ennesima salvezza, l'argentino finora non aveva mai trovato spazio, nonostante i numerosi infortuni che avevano colpito la retroguardia nerazzurra. Ieri ha avuto finalmente l'occasione di giocare dopo l'ennesimo problema fisico che ha messo fuori causa Manfredini, ma il suo ingresso in campo non ha giovato alla squadra, anzi. Con lui in difesa, i bergamaschi hanno preso quattro gol in pochi minuti, e lui con tutta la difesa è andato letteralmente in bambola, concedendo troppo spazio ai granata. Un ritorno in Italia, insomma, da dimenticare al più presto. Voto 4.
Domenico Di Carlo: Parlando di allenatori in difficoltà, si merita una citazione il tecnico del ChievoVerona, alla quarta stagione sulla panchina gialloblu dopo le tre concluse ottimamente con una tranquilla salvezza. Quest'anno però le cose non stanno andando come si sperava a Verona, visto che il Chievo dopo la vittoria all'esordio con il Bologna ha perso cinque partite consecutive, mostrando soprattutto lacune preoccupanti nel gioco e nella tenuta mentale. Molle e poco grintosa, la squadra di Di Carlo ha subito fino a questo momento tredici reti, con le quattro incassate ieri a Palermo, ed è andato a segno soltanto quattro volte: numeri davvero allarmanti per una formazione che è sempre stata solida in difesa e cinica in attacco. La classifica comincia a diventare preoccupante, ma preoccupano soprattutto la mancanza di un gioco e la pochezza offensiva della squadra veronese. Il tecnico dovrà trovare al più presto una soluzione, perché la sua panchina comincia ad essere piuttosto traballante. Voto 4,5.

IL MIO CAGLIARI / 6°T

Immagine tratta da cagliaricalcio.net e modificata su cartoonize.net
IL LENTO VALZER DI FICCADENTI

Si narra che lo stadio di Is Arenas non porti bene. Il buon Quartu Sant' Elena quando vi si trasferì, passo rapidamente dalla Serie C2 al dimenticatoio nel giro di pochi anni.
E se c'è una cosa a cui bada per certo il Presidente Cellino è proprio la buona sorte.
Tirava un' aria pesante già all' esordio con l' Atalanta, con i due rigori sbagliati da Larrivey (poi misteriosamente sparito dalle convocazioni) e Conti. Ma ora, dopo esser andati in svantaggio per la quinta volta su 5 match in stagione, il velo cupo cala su tutta la stagione. Sul malinconico e purtroppo veritiero ultimo posto in classifica. E su mister Ficcadenti in particolare.
Di sicuro c'è che il Pescara per la prima volta nella sua storia ha espugnato il campo del Cagliari in Serie A, e l' ha fatto con un gioco farraginoso e con il minimo sforzo. Ha portato a casa i tre punti che lo issano a quota 7, in nobile compagnia del Milan. 1-2.
Basta una punizione con doppia sponda di Terlizzi (al 50', lui che tiratore di punizioni non è) e una sporadica azione di Weiss, al minuto 76, che viene pescato tutto solo in area a domare gli assalti rossoblù, peraltro inconcludenti come triste consuetudine.
Ci si mette anche Rossettini, con una ingenuità da doppio giallo al 55', che lascia i compagni in dieci sullo 0-1, e questo non fa altro che complicare i piani.
E tutta la partita è caratterizzata dallo stanco valzer ficcadentiano di questa stagione: passaggi e passaggini senza idee, spesso orizzontali o retropassaggi, con calciatori spaesati in ruoli non propri, e tiri in porta zero.
Solo Ibarbo vuole rompere questo ritmo lento, con le sue accelerazioni solitarie e le sue conclusioni. Tutte le azioni pericolose sono passate per i suoi piedi felpati.
Ma il resto è uno spartito triste, annoiato e noioso.
Il rigore dell' 1-2 non cambia nulla, anche in 10 il Cagliari, messo disordinatamente in campo dopo l' inferiorità numerica, mantiene un pallino del gioco alquanto sterile.
I calciatori, specie quelli offensivi non sono messi in grado di esprimere le proprie doti. La causa è la posizione in campo. Sau confinato sulla linea laterale del campo è un delitto. Pinilla sta portando in campo il suo gemello imbrocchito. I centrocampisti sembrano tre mediani difensivi e non fanno un inserimento che sia uno. E zero sono i cross di Perico e Pisano, ancora una volta defilato a sinistra.
Il Cagliari è meritatamente ultimo. Punti 2. Peggiore attacco della Serie A, unica squadra a non aver ancora vinto.
Non si intravedono margini di miglioramento. La piazza chiede, giustamente, il licenziamento del mister.
E si parla di riunioni tecniche, esonero e nuovo allenatore dal fischio finale del signor Damato.
Ma il mangia allenatore per eccellenza Cellino sta prendendo tempo.
Passano le ore, è un lento esonero questo per Ficcadenti.
Un lento valzer, come il suo calcio.

domenica 30 settembre 2012

PRONOSTICANDO NUOVA STAGIONE VOL. 5

Immagine tratta da betsblog.it
Pronostici 6a giornata di SERIE A:

Udinese  -  Genoa  OVER 1,5  1,28
In verità è la partita dove potrebbero a sorpresa uscire gol e risultati improbabili, come magari una doppietta di Borriello. E poi c'è Guidolin in versione regali "Di Natale" in panchina...se proprio siamo nel dubbio evitiamola!

Atalanta  -  Torino  X  3,1
Qui un punto a testa dovrebbe star bene ad entrambi, e naturalmente i bergamaschi sono leggermente favoriti. Però il Toro dal canto suo ha fatto un buon punto anche a Genova, e in trasferta non lascia mai terreno facile agli avversari.

Bologna  -  Catania  OVER 1,5  1,33
Il turnover del Bologna nell'infrasettimanale ha fatto rifiatare pezzi importanti che avranno voglia di far valere i loro "Diamanti"! Il Catania delle due sarà la squadra rossoblu che soffrirà di più.

Cagliari  -  Pescara  1X  1,11
Per andare sul sicuro mettiamo una doppia chance a favore dei padroni di casa, che esordiscono finalmente con il pubblico a seguirli. Il Pescara non dovrebbe avere grandi stimoli dopo i preziosi punti ottenuti nelle scorse giornate.

Lazio  -  Siena  1  1,6
Klose e compagni non hanno continuità ma sembra sia il turno della vittoria per loro. I senesi non navigano nell'oro ma i tre punti contro il Bologna sono già stati una boccata d'ossigeno.

Palermo  -  Chievo  1  2,05
E' la quota che sorride di più quest'oggi, visto che in terra siciliana c'è solo da piangere. Occasione ghiotta per lasciare l'ultima posizione in classifica contro i clivensi che non danno certezze quest'anno.

Sampdoria  -  Napoli  PARI  1,8
Sfida quasi al vertice tra prima e seconda inseguitrice della capolista. Partita dal sapore del falso under o del semplice gol, quindi giochiamoci un pari!

Inter  -  Fiorentina  GOL  1,7
A San Siro in genere abbiamo visto sempre dei gol e spesso hanno segnato le squadre in trasferta. L'Inter però deve ancora trovare continuità e la prima vittoria in casa, ma non pensiamo che sarà l'"Aeroplanino" giusto...

Ci scusiamo del ritardo, ma per problemi tecnici non siamo stati in grado di postare prima i pronostici e abbiamo dovuto saltare il Pronosticando del turno infrasettimanale. Non riportiamo le nostre quote su Parma - Milan e Juventus - Roma, anche se possiamo dire che avevamo pensato ad un X2 per i rossoneri e a un 1 fisso per la capolista.

venerdì 28 settembre 2012

I SALTI NEL VUOTO

Immagine tratta da vip.it e modificata su Cartoonize.net
Era nell' aria da qualche tempo, ma stamani la bomba è deflagrata nella sua quasi totalità.
Il calderone delle trattative per le line-up 2013 del Mondiale di F1 non ha partorito il classico topolino, bensì una montagna. Gigantesca e inaspettata.
I rumors si rincorrevano, ed è stata la McLaren ad aprire le danze: la scuderia di Woking ha infatti annunciato l' ingaggio del 22enne Sergio Perez dalla Sauber, come compagno di team di Jenson Button dal 2013. 
Come naturale evoluzione, a un' ora di distanza, il comunicato Mercedes: Lewis Hamilton firma un triennale con la casa di Stoccarda, e l' anno prossimo affiancherà Nico Rosberg.
Contestualmente la Mercedes conferma un impegno consistente e a lungo termine in F1, nomina Niki Lauda in veste di Presidente -consigliere e ringrazia Michael Schumacher per i tre anni sotto le insegne della stella a tre punte.
E tutte le voci delle ultime ore davano però per scontate altre due cose, disattese.
Michael Schumacher avrebbe dovuto annunciare il secondo ritiro, cosa che non avviene, poichè nel comunicato del tedesco c'è solo un ringraziamento per il suo vecchio team e nessun riferimento al ritiro.
E la riconferma di Felipe Massa, dato da tutti vicino al rinnovo in rosso, da lui in primis.
Questi sono i fatti. 
Hamilton fa un salto nel vuoto, firma con una vettura non competitiva, che dopo 10 giri ridicolizza i propri piloti costringendoli alla classica gara del gambero grigio. La sua scelta è dettata in ottica 2014, quando con i motori turbo, si vocifera potrebbe cambiar tutto, e avere un team costruttore di propulsori alle spalle dovrebbe essere un grande vantaggio.
Immagine tratta da blog.20minutos.es e modificata su Cartoonize.net
La McLaren fa un salto nel vuoto, rinuncia a un fuoriclasse e affianca a Button, ottimo pilota ma non un top-driver, Sergio Perez, due volte secondo nel 2012 e ottimo prospetto per il futuro. Sembrerebbe un vago ridimensionamento, la squadra ricorda Coulthard-Raikkonen post ritiro di Hakkinen. Ora la McLaren ha la vettura migliore, ma per il 2013 non avrà uno dei tre piloti più forti, ovvero Hamilton, Alonso e Vettel. 
La Ferrari fa un salto nel vuoto, doppio se vogliamo. Ha scartato Perez considerandolo non pronto, e ora rischia che il messicano a bordo della McLaren possa far faville e mettere periodicamente il cappello dell' asino addosso a Domenicali e Montezemolo.
Ma il salto è doppio. Perchè la ventilata riconferma annuale di Massa, disastrosissimo nel 2012, e la dipartita di Perez, potrebbero essere giustificate solamente da un arrivo in chiave 2014 di Vettel. A meno che non si abbiano certezze in merito, il passaggio è rischioso. Già in questa stagione si rischia il 4° posto nella classifica costruttori, a fronte di un Alonso saldo leader della graduatoria piloti. Sorprende poi la lentezza della Ferrari, che sarà l' ultima dei top team ad annunciare i propri piloti. Segno che non c'è convinzione.
E c'è un salto nel vuoto per Michael Schumacher. C'è il salto nel vuoto di chi, di fatto dopo un rendimento non all' altezza, ma sempre in crescendo, non vuole appendere il casco al chiodo. C'è l' offerta Sauber, vettura a podio 2 volte quest' anno. E c'è l' ipotesi pensionamento definitivo. Schumacher dovrebbe chiedersi se è tornato per vincere o per divertirsi. Per divertirsi la Sauber sarebbe perfetta. Motori Ferrari, sede nella sua amata svizzera. Una sfida affascinante. 
Quasi quanto quella che si vocifera in queste ore, con più di una petizione e sondaggi su Internet. Occupare il sedile 2013 Ferrari, e lasciar il divertimento a Massa sulla Sauber. 
Considerando il rendimento di Massa, il discorso fila perfettamente. Massa ora ha 51 punti e Schumacher 43. Ma ci vorrebbe troppo coraggio, Montezemolo e Alonso preferiscono un secondo pilota demotivato e abbacchiato. E Schumacher sarà pure vecchio, miope, con la prostata in rivoluzione, ma mai demotivato con una tuta rossa addosso...

PAGELLARIO SERIE A: QUINTA GIORNATA

Immagine tratta da superscommesse.it
Turno infrasettimanale per il campionato, e anche per la nostra rubrica che sceglie i migliori e i peggiori in campo. Vediamo chi abbiamo selezionato per questa giornata.
I MIGLIORI
Vladimir Weiss Jr: Avevamo imparato a conoscerlo già un paio di anni fa, quando con i suoi connazionali della Slovacchia ci buttava fuori dal Mondiale del 2010; allenatore di quella squadra era suo padre, ma guai a dargli del raccomandato, perché ad appena vent'anni il giovane centrocampista faceva vedere numeri molto interessanti. Del resto, Weiss ha già alle spalle alcune esperienze importanti in giro per l'Europa nonostante la giovane età: acquistato giovanissimo nel Manchester City, ha giocato in Inghilterra, Scozia (con i Rangers di Glasgow) e Spagna (nell'Espanyol). Acquistato con uno sforzo importante dal Pescara, non aveva convinto tutti fino ad esso, tanto da andare in panchina nelle ultime gare. Contro il Palermo, però, è arrivato il suo momento di gloria: con il suo gol, infatti, il giovane slovacco ha regalato la prima vittoria del torneo agli abruzzesi, e forse si è riguadagnato la fiducia di mister e compagni. Di sicuro, può essere un valore aggiunto nella corsa alla salvezza del Pescara. Voto 7.
Edinson Cavani: Se a Napoli nessuno sembra rimpiangere l'addio dell'amatissimo Lavezzi è soprattutto per merito del bomber uruguaiano, che continua a segnare con medie impressionanti e si dimostra uno dei migliori talenti del nostro campionato. Nello scontro diretto con la Lazio, rivale per la corsa Champions e primo vero ostacolo verso lo scudetto, Cavani ha dato spettacolo con una tripletta, mostrando tutte le sue doti di bomber tecnico, potente e al tempo stesso spietato sotto porta. Con le reti di mercoledì ha superato due mostri sacri come Cané e Vinicio tra i bomber azzurri di sempre, salendo a 72 gol in poco più di due anni sotto il Vesuvio. Il tutto nonostante un lavoro di continuo e sfiancante pressing a tutto campo sugli avversari, il che dimostra le sue eccellenti doti fisiche. Meriterebbe una piccola tirata d'orecchi per il rigore sprecato, ma dopo una prestazione del genere chi avrebbe il coraggio di rimproverarlo per questo? Voto 8,5.
Stephan El Shaarawy: La maledizione di San Siro è finalmente sfatata, e il merito è del giovane attaccante rossonero, che ha messo a segno la sua prima doppietta in Serie A. Un segnale di continuità importante per il ragazzo, che già aveva messo a segno un gol (poi inutile) qualche giorno prima a Udine, e che si candida a un posto da titolare fisso, nonostante la concorrenza dei rientranti Robinho e Pato. Con la partenza di un uomo importante come Ibrahimovic, la società non ha mai fatto mistero di puntare su di lui come uno dei migliori giovani di prospettiva della formazione milanista. Dopo un inizio un po' timido, Stephan sta rispondendo presente con grinta e prestazioni sempre più convincenti, oltre a una rinnovata efficacia sotto porta. Contro il Cagliari ha dimostrato tutte le sue doti di realizzatore, sfruttando nel modo migliore gli assist dei suoi compagni e sfiorando addirittura la tripletta con una clamorosa traversa. Il Faraone è tornato, e il Milan potrebbe aver trovato l'uomo giusto per risalire la china. Voto 8.
Francesco Totti: Nella Roma dei tanti giovani di prospettiva, lui sembra tornato un ragazzino per la voglia e la grinta con cui insegue ogni pallone e partecipa alla manovra. A vederlo giocare, non si direbbe proprio che ha appena compiuto 36 anni e che alle spalle ha 21 stagioni, 505 partite e 216 gol in Serie A. Nonostante il passare degli anni e i sempre più frequenti acciacchi che hanno limitato le sue ultime stagioni, Francesco non ha nessuna intenzione di lasciare il calcio e la sua Roma, e lo dimostra in ogni partita con le sue giocate e con la sua classe, che rimane cristallina. Contro la Sampdoria ha giocato un'altro match di altissimo livello, coronando la sua prestazione con il gol che gli ha permesso di raggiungere Meazza e Altafini al terzo posto della classifica marcatori di tutti i tempi del nostro campionato. Peccato che la squadra non sia riuscita a portare a casa la vittoria alla fine, ma adesso arriva la Juve, una formazione contro cui Totti ha disputato ottime partite: i bianconeri sono avvisati. Voto 7.
I PEGGIORI
Andrea Pirlo: Alzi la mano chi, appena un paio di mesi fa, si sarebbe sognato di dire qualcosa contro il centrocampista juventino, che stava disputando una delle migliori stagioni della sua carriera e molti volevano in lotta per il Pallone d'Oro. L'arrivo alla Juventus aveva ridato linfa alla carriera di Pirlo, scaricato con troppa fretta dal Milan perché considerato vecchio e ormai pronto alla pensione e deciso perciò a prendersi la rivincita. La sua prima annata a Torino è stata fantastica, sotto la sua guida è arrivato uno scudetto a lungo atteso e sognato, e l'Europeo estivo ha confermato la grandissima qualità e classe del giocatore. Poi, con l'inizio del nuovo anno, qualcosa è accaduto a Pirlo, che sembra aver perso un po' di smalto e brillantezza, e non basta parlare della costante marcatura a uomo su di lui per giustificare questo calo. E' probabile che un calendario così fitto non abbia giovato al suo rendimento, e che forse avrebbe bisogno di un minutaggio diverso per rendere al meglio. Di sicuro, contro la Fiorentina si è visto un giocatore spento, a tratti quasi assente, e senza di lui la Juve non ha girato a dovere. Conte e Carrera devono fare di tutto per ridargli energia e lucidità, perché senza il miglior Pirlo non si va da nessuna parte. Voto 5.
Mariano Andujar: Se il Catania ha portato a casa tre punti contro l'Atalanta, il merito non è sicuramente del suo portiere argentino, che ha anzi rischiato di diventare il protagonista in negativo della sfida. Tornato in Sicilia dopo il clamoroso addio dello scorso gennaio, quando era stato messo fuori rosa e rispedito in Argentina fino a giugno per dissidi con la società, il portiere si è riguadagnato un posto da titolare e la fiducia del tecnico Maran con le sue prestazioni. Contro l'Atalanta, però, ha rischiato di perdere nuovamente tutta la stima che si era appena riguadagnato con un errore grossolano, sciagurato: al momento di rinviare, ha letteralmente passato il pallone a Moralez, che ha ringraziato e ha segnato il gol del vantaggio bergamasco. Una papera colossale, resa meno grave solo dai gol di Spolli e Barrientos, che hanno ribaltato il punteggio finale e probabilmente sono valsi ai due argentini una bella cena gratis, offerta ovviamente dallo sciagurato Andujar. Voto 4,5.
Michael Ciani: Al suo arrivo a Roma si è presentato dicendo di voler diventare il nuovo Thuram, e appena prima di lasciare il suo Bordeaux aveva disputato un ottimo match contro il PSG di Ancelotti, annullando in quell'occasione un certo Ibrahimovic. La Lazio ha puntato molto su questo esperto difensore francese per puntellare ulteriormente la sua retroguardia, ma purtroppo le prime gare non sono state all'attesa delle premesse. Con lui in campo, due sconfitte consecutive in campionato per i biancocelesti, e se non gli si può imputare molto nello 0-1 casalingo contro il Genoa, ben altro discorso merita la sua prestazione a Napoli. Protagonista sfortunato del vantaggio azzurro con la deviazione sul tiro di Cavani, non si è più ripreso e ha continuato a commettere errori, fino al goffo e inutile fallo da rigore su Insigne. Una partitaccia per Ciani, che sembra ancora lontanissimo dal poter essere il nuovo Thuram. Voto 4.
Maarten Stekelenburg: Che i portieri non abbiano mai vita facile nelle squadre di Zeman è ormai una storia nota, ma in questo caso è difficile dare colpe al boemo. L'errore dell'estremo difensore olandese nella sfida interna contro la Sampdoria è da insufficienza piena, perché rovina la prestazione di tutta la squadra e la priva di una vittoria che sembrava ormai alla portata, con l'avversario in dieci che non sembrava in grado di rendersi pericoloso. Solo due anni fa Stekelenburg era considerato uno dei migliori portieri al Mondo, reduce dal secondo posto ai Mondiali con la sua Olanda e da un torneo ad altissimo livello. Dal suo arrivo in italia, però, l'olandese non ha mai convinto del tutto, e forse si spiega anche in questo modo l'arrivo a Roma del giovane argentino Goicoechea, che piace molto a Zeman e che adesso potrebbe avere una chance da titolare. Voto 4.

giovedì 27 settembre 2012

IL MIO CAGLIARI / 5°T.

Immagine tratta da cagliaricalcio.net e modificata su cartoonize.net


I COMPLIMENTI STANNO A 2


La classifica del Cagliari è deficitaria, escludendo l' incontro perso 0-3 a tavolino con la Roma, siamo a 2 pareggi e 2 sconfitte. Terzultimo posto in graduatoria.
Ulteriore considerazione. I due pareggi sono arrivati con l' Atalanta ridotta in dieci dal 27' e con il Palermo, unico pareggio per i rosanero siciliani a fronte di 4 sconfitte. Aggiungiamo che in entrambi i match la squadra è passata in svantaggio e ha recuperato nei minuti finali, al 90° con Ekdal nel match casalingo con i bergamaschi e all' 87° con Sau nell' incontro esterno con i palermitani.
Nelle 4 partite disputate, il ritornello è sempre lo stesso. "Giochiamo bene ma non finalizziamo". 
Personalmente ritengo che il "giocare bene" del Cagliari, sia più frutto della pochezza avversaria che di meriti propri. Mi spiego. Il Milan ieri non era uno squadrone, nel primo quarto d' ora della ripresa il pareggio non sarebbe stato uno scandalo, ma solo perchè il centrocampo rossonero non era assolutamente all' altezza della storia dei milanesi. Nainggolan e Conti la facevano da padrone, recuperando tantissimi palloni, e sino all' espulsione (ingenua) del Capitano si era vista una buona reazione.
Con il Palermo, invece, nell' ultima apparizione del tecnico Sannino alle dipendenze di Zamparini, le azioni erano fioccate per un' incapacità evidente dei rosanero a costruire trame di gioco, vedere tre passaggi di fila era un' utopia.
Con l' Atalanta in dieci per 65 minuti, giocoforza c'era pressione, ma sterile, si giochicchiava lenti e impacciati. E la chiave del gioco fu la superiorità numerica.
A Marassi con il Genoa nell' esordio invece, il Cagliari dopo qualche bagliore iniziale era sparito, e nella ripresa ha abbozzato una reazione favorita dall' ancora frammentaria conoscenza tra i calciatori genoani, ma il trotterellare di passaggini tra metà campo e trequarti non ha portato ad alcun gol.
Il Cagliari non gioca bene. Il Cagliari del primo Ballardini, di Allegri, di Donadoni giocava bene. 
Ritmo veloce, idea di gioco, trequartista fulcro delle azioni, sovrapposizioni dei terzini.
Il Cagliari di Ficcadenti ricorda più quello stucchevole di Bisoli, passaggini al rallentatore e idee poche. Se non c'è Cossu le punte non vengono quasi mai innescate, e sono costrette, nel caso di Thiago Ribeiro soprattutto, a venire a raddoppiare e prendersi il pallone in zone improponibili per un attaccante. Vedere nel corso degli ultimi due match Pinilla sulla destra e Ibarbo al centro è allucinante. Il mister ci vende una squadra padrona del gioco e del campo in ogni intervista, ma com'è possibile essere andati sotto in tutte e 4 le partite allora?
E sorgono le domande e le considerazioni:
1. Perchè avendo due terzini sinistri di ruolo (Ariaudo ed Avelar) si insiste su Pisano a sinistra? Essendo destro naturale, il ragazzo è un pesce fuor d' acqua. Col Palermo non è riuscito ad anticipare con il sinistro Miccoli e da lì è scaturita la marcatura di Rios, con il Milan dopo 1 minuto si è fatto ammonire e l' uno a zero è originato da un suo errore sul fuorigioco.
E i pericoli arrivano tutti dalla sua parte. Non è il suo ruolo e si insiste. Perchè?
2. Perchè la squadra in ogni partita si dedica a un possesso palla lento e sterile tra i centrocampisti? Il resto della squadra non fa i movimenti giusti, i terzini non si sovrappongono, gli esterni d' attacco ciccano spesso i movimenti per consentire al gioco di velocizzarsi. 
3. Perchè insistere per forza sul tridente? Thiago Ribeiro è una seconda punta, così Sau. Cossu un trequartista puro. Pinilla al centro prende solo botte e arriva poco lucido a concludere. Cossu sulla trequarti ha una migliore visione del gioco, diventa punto di riferimento per la mediana e sa innescare meglio di ogni altro gli avanti.
4. In 25 partite in rossoblu, Ficcadenti ne ha vinte appena 5, tutte l' anno passato, contro Novara, Lecce, Cesena (le tre retrocesse) e contro Atalanta e Catania, ormai già salve e senza motivazioni. Ne ha perse 12, la metà, e non vince da nove partite oramai. 22 reti fatte, neppure la media di una a gara, e per una squadra che gioca con il tridente è un pò strano.
Evidentemente il mister non riesce a tirar fuori il meglio da una rosa comunque discreta, perchè i vari Agazzi, Astori, Conti, Nainggolan e Pinilla sono calciatori che dovrebbero consentire una salvezza tranquilla. Ma senza il gioco non si va da nessuna parte.
Con i finti complimenti non si va da nessuna parte. I complimenti stanno a zero.
Anzi, a due.

lunedì 24 settembre 2012

STELLA "CADENTE" BRUNO

La gara di Michael Schumacher ieri a Singapore si tirava avanti stancamente in decima posizione. 
Partito 9°, a causa di una partenza non felicissima e una sosta ai box più lunga del previsto, conduceva mestamente la oramai consueta gara nelle retrovie.
Ed ecco il fattaccio: al giro 40 Vergne è in lotta con Perez, i due sono appaiati e frenano un pò prima. Dietro di loro, incomprensibile manovra di Schumacher che sbaglia il punto di frenata ed arriva ad una velocità folle a tamponare il francesino della Toro Rosso.
Nelle interviste seguenti il 7 volte Campione del Mondo, non si prenderà le colpe dell' accaduto, come ha fatto altre volte in passato, ma dichiarerà che c'è stato un guasto alla vettura. Il suo punto di frenata ritiene esser stato addirittura anticipato, ma il pedale del freno si era come bloccato, e così la sua Mercedes ha centrato piena la Toro Rosso.
Ma nessuno poteva immaginare che tutto questo è stato creato ad arte dal nostro eroe per un motivo: l' umiliazione della giornalista Rai Stella Bruno e le sue domande stentate in inglese (soprattutto) ma decisamente anche in italiano.
E qui la risposta di Schumacher entra negli annali: "Lo so ma...cose diverse...difficile capire per te...ma io capisco".
Non è la prima volta infatti che la giornalista pone domande improponibili ai piloti. Ecco le perle della giornalista di F1 di punta della Rai in ordine sparso: dopo Monza chiede a Massa: "Felipe,che ne dici della strategia di Perez, che è partito con le medie?" e il ferrarista: "No, veramente lui ha fatto il contrario, noi siamo partiti con le medie".
Oppure, sempre a Monza, riesce a chiedere ad Alonso: "Beh, Perez secondo, buono, così toglie punti agli avversari" e il due volte campione le fa notare "In realtà ha tolto punti solo a noi".
A Spa uno dei capolavori, dopo il botto Grosjean-Hamilton-Alonso-Perez lei ferma Maldonado e gli chiede: "Com'è stato l' incidente al via, dato che l' hai visto da una posizione privilegiata?" e il venezuelano: "A dire il vero non ho visto niente perchè ero davanti" e lei: "Peccato!".
Sempre con Alonso nella scorsa stagione: "Dopo le qualifiche, com'è la nuova ala?" e lui scrollando le spalle: "Sono sesto..." e lei lo incalza: "E quindi?", e lui secco "Sono sesto".
E la saga con Rosberg? In Australia: "Nico, se prendessi soldi per ogni autografo che firmi, saresti miliardario" e lui: "Sono già miliardario".
E proseguendo: "Nico, domani parti 17°, punti al podio?", risposta: "Ahah, stai scherzando?". Oppure: "Oggi sei arrivato nonno, come giudichi la prestazione?" e lui sorridendo "Eh si, oggi sono arrivato nonno....".
Suzuka 2011. Hamilton dopo una lotta con Massa fora un pneumatico. Arriva la Stella nazionale: "A punch very early!" tradotto "Un pugno molto presto", utilizzando punch al posto di puncture (foratura). E Hamilton: "I can't really hear what you said" ossia "Non ho ben capito cosa hai detto..", scambio di battute che pure il traduttore simultaneo in diretta ha avuto la pietà di non tradurre.
A conti fatti, Sky non potrà esser peggio. Peggio di Stella Bruno chi c'è? Qui in basso vedete il team F1 Rai. Foto vera. Alè.
Immagine tratta da gpx.it: Ivan Capelli tiene le caviglie dell' ing.Bruno e Mazzoni in versione gelataio + infradito guarda divertito.

LA ZAMPATA DEL CAMPIONE

Immagine tratta da ilsole24ore.com
Abbiamo sperato per un po' che il podio di ieri si potesse finalmente tingere d'azzurro, quando i nostri hanno iniziato l'ultima salita del Mondiale di Valkenburg in testa al gruppo; è stata solo un'illusione purtroppo, perché a due chilometri dal traguardo è arrivata la zampata del vero campione, che si è andato a prendere la vittoria e la maglia iridata con un'azione di forza strepitosa, e così i sogni di vittoria italiana sono svaniti ancora una volta.
Il campione del Mondo 2012 ha il volto e il sorriso raggiante di Philippe Gilbert, belga di parte vallone, che sul percorso del mondiale aveva già fatto scintille in passato, visto che proprio a Valkenburg aveva trionfato nel 2010 e 2011 nell'Amstel Gold Race, una delle classiche primaverili del ciclismo. Un atleta di altissimo livello, che aveva già dimostrato di essere un corridore perfetto per le corse di un giorno, in cui devi unire alle doti fisiche la giusta cattiveria e la lucidità necessaria per capire quando e dove piazzare l'affondo decisivo. Ieri ha dimostrato di possedere tutte queste doti sull'ultima salita, quando è partito dalla ruota del nostro Nibali e con la sua sparata ha fatto il vuoto, avviandosi verso il trionfo e lasciando solo le briciole a tutti gli altri pretendenti alla vittoria. E dire che questa non era stata la miglior stagione del belga, che aveva vissuto il suo anno di grazia nel 2011, quando si era aggiudicato nell'ordine Freccia del Brabante Amstel Gold Race e Freccia Vallone in appena una settimana, la Liegi-Bastogne-Liegi subito dopo, la prima tappa al Tour de France e la conseguente maglia gialla, la Clasica di San Sebastian e la classifica finale della Coppa del Mondo. Quest'anno, invece, non si era visto praticamente mai in primavera e in estate, alle Olimpiadi ci aveva provato senza successo, ma poi si era aggiudicato due tappe alla Vuelta, dimostrando che la sua condizione era in crescita e il suo obiettivo era il Mondiale, ciò che gli mancava per completare una grande carriera. Ieri era uno dei favoriti insieme al connazionale, anche se di parte fiamminga, Tom Boonen, e con i compagni del Belgio ha interpretato alla perfezione la gara, meritandosi la vittoria.
Se Gilbert e il Belgio sono i vincitori indiscussi del Mondiale, gli sconfitti sono senza dubbio gli spagnoli, che si erano presentati per l'ennesima volta con una squadra estremamente competitiva ma sono rimasti anche in questo caso a bocca asciutta. Le punte iberiche erano tante, Contador, Purito Rodriguez, Samuel Sanchez, e soprattutto Oscar Freire, già tre volte campione del Mondo, e Alejandro Valverde, il più adatto a questo genere di percorso. Nonostante i grandi nomi, però, la Spagna non si è dimostrata una squadra vincente, perché non ha organizzato bene la sua azione e soprattutto ha lasciato scappare Gilbert con troppa facilità, cercando la rimonta con Valverde quando ormai era troppo tardi. E' proprio lui il grande sconfitto del giorno, beffato per la seconda volta da un belga dopo l'argento nel 2005 alle spalle di Boonen e sul circuito casalingo di Madrid. Alla Vuelta era apparso in gran forma, ma ancora una volta non è stato bravo a leggere la corsa e non si è messo alle spalle di Gilbert quando doveva, lasciandoselo scappare nel momento decisivo; con il bronzo di ieri, lo spagnolo raggiunge Poulidor per numero di piazzamento in un Mondiale, con due secondi e due terzi posti complessivi, il che rende bene l'idea di un corridore forte ma a cui manca probabilmente l'acuto giusto per essere un campione. Degli altri candidati al successo, merita una citazione il norvegese Boasson Hagen, uno dei pochi che ha provato a rispondere allo scatto di Gilbert, e che alla fine si è preso un meritato argento, mentre tra i più deludenti va nominato senza dubbio lo slovacco Sagan, che dopo un Tour da protagonista poteva fare molto meglio, invece ieri non si è mai visto.
E gli italiani? Sembra quasi di ripetere le stesse cose da un paio d'anni a questa parte: gara di testa per gli azzurri, protagonisti di ogni fase della corsa fino all'ultimo, ma proprio nel momento decisivo sono venuti a mancare, e sono rimasti lontani dal podio. L'uomo di punta e il capitano della squadra era Vincenzo Nibali, reduce dal terzo posto al Tour de France e probabilmente il più forte italiano del momento: tutti hanno lavorato per lui, l'hanno tirato avanti in vista dell'ultima salita, e lì il siciliano ha provato a scattare e a fare la differenza, ma gli sono mancate le gambe e dopo lo scatto di Gilbert è letteralmente sparito. Così, alla fine della corsa, il miglior piazzamento per un italiano è stato il tredicesimo posto di Oscar Gatto, ben lontano dunque dalle aspettative della vigilia. La nota positiva è che il commissario tecnico Bettini ha puntato su un gruppo molto giovane, con tanti ragazzi interessanti come Trentin, Ulissi, Malori, Capecchi, Nizzolo e Moreno Moser, nipote del celebre Francesco, che stanno maturando e saranno sicuramente protagonisti nei prossimi anni. Al di là di questo, il giudizio sulla condotta di gara dell'ex campione del Mondo è abbastanza negativo: è vero che l'Italia manca da anni di un vero uomo da corse di un giorno, ma forse la squadra poteva essere scelta in modo diverso. Nibali è un ottimo atleta, non ci sono dubbi, ma sembra più un uomo da corse a tappe e da grandi salite, che regge bene sulle pendenze più dure ma non ha nelle gambe lo scatto secco che fa la differenza; nelle classiche quest'anno ha ottenuto qualche buon piazzamento (terzo alla Milano-Sanremo, secondo alla Liegi), ma non è mai parso in grado di piazzare la zampata vincente. Forse con un circuito del genere si poteva puntare di più su atleti come Ballan, ultimo azzurro a vincere la maglia iridata nel 2008, visto che un altro uomo di punta come Gasparotto era rimasto tagliato fuori dal gruppo mondiale per un recente infortunio.
Insomma, diciamo che se Paolo Bettini come corridore è stato un vero campione, come tecnico ha ancora tanto lavoro da fare, perché è giusto lavorare per costruire un buon gruppo in prospettiva futura, ma è anche vero che il ciclismo italiano ha bisogno di risultati, e da tanti anni la squadra azzurra fa un gran lavoro in corsa ma viene a mancare nel momento decisivo. Anche se, lo ribadiamo, per fare la differenza in corse di questo genere non bastano la strategia e l'atletismo, bisogna avere la decisione e il carattere del vero campione. Proprio quello che è sempre stato, e non solo da ieri, Philippe Gilbert.

E' VETTEL?

Immagine tratta da f1grandprix.motorionline.com e modificata su cartoonize.net
Due ore di Gp ci consegnano il rivale iridato del prode e fortunato Alonso: è Seb Vettel.
A Singapore si svela l' arcano: Vettel vince, Alonso fa la formichina giudiziosa e arriva . Hamilton totalizza uno 0 pesantissimo, frutto del cambio McLaren che si cuoce al giro 23.
Alonso 194, Vettel 165, Raikkonen 149, Hamilton 142.
Con la seconda vittoria stagionale Vettel (23sima in carriera) è l' unico rivale credibile, numeri alla mano, del rosso spagnolo. E la sua Red Bull nella classifica a squadre arriva a 297, con McLaren a 261, Ferrari a 245 e Lotus a 231.
Questi sono i freddi numeri. Ma la sensazione è un' altra. Senza il problema Hamilton avrebbe sicuramente vinto, e la McLaren è performante su ogni tracciato. La coppia Hamilton-McLaren è senza ombra di dubbio la migliore in termini di performance da qualche mese.
C'è un rischio. Enorme. Grande come una casa. Che Alonso, conscio di avere una macchina in difficoltà, ribadito anche dalle dichiarazioni post-gara odierne, faccia le sue restanti sei gare su Vettel. E così pure il biondino, che si accontenti di tenere negli scarichi il buon Nando. 
Se la mania del calcolo sfrenato colpirà Alonso e Vettel, considereranno piuttosto indolori le vittorie McLaren. Dando il via ad una escalation difficilmente arrestabile. Ora anche Button è tornato in palla e le frecce d'argento non potranno rompersi ad ogni Gp. 
Si continua ad avere la sensazione che i bei facciotti inglesi di Hamilton e Button possano piazzarsi da qui a fine anno sempre sul podio. E tirando le somme, potrebbe essere un problema.
E c'è un caso in casa McLaren, in quanto si legge da più parti che il box fosse al corrente delle noie al cambio di Hamilton sin da sabato, ma a rinunciato a sostituirlo per non incorrere in 5 posizioni di penalty. Pessima mossa.
Qui la Red Bull ha beneficiato di un tracciato atipico, con curve a bassa velocità e chicane, molto tortuoso. Ma solitamente è in difficoltà. Esce alla distanza dopo qualifiche solitamente insoddisfacenti.
E la Ferrari? Non sembra abbia pronte grandi evoluzioni del pacchetto aerodinamico o di motore, per cui dà la sensazione di dover sempre e comunque correre in difesa, con una costanza di punti che è la ragione che tiene Nando lassù.
La Lotus qui ha alzato bandiera bianca. Raikkonen raccimola un 6° posto più per grazia ricevuta che per meriti suoi e di vettura. La giallonera ha mancato lo step evolutivo proprio nel momento clou della stagione. Ed è sparita. 
Il resto? Miglior piazzamento in carriera per Di Resta (4°) e la Marussia (Glock 12°). Poi come da previsione doppia Safety Car e botte da orbi tra Massa e Senna, Webber e Kobayashi, Perez contro tutti, Schumacher versione tamponatore notturno su Vergne, e muro per Karthikeyan e Senna. In più Maldonado, più agnellino del solito, vittima di un cambio gomme di troppo e un problema idraulico che gli regala l' ormai consueto 0 nella casella punti.
Menzione d' onore per la manovra di Massa su Senna. Il sorpasso più spettacolare dell' anno, in sbandata controllata ed effetto pendolo annesso. Col rischio di produrre marmellata di F1. Peccato fosse per il fondo della zona punti. Come al solito.
Però bravo. E' stato fantasioso. Il suo 2012 lo ricorderemo così (anche se qua tira aria di svogliata riconferma).
E menzione anche per la direzione gara in versione penalizzatore pazzo: 10 posizioni in griglia in meno per zio Schumi (per la felicità dei commentatori Rai) per Suzuka e 20 secondi di penalità per Webber, per un sorpasso fuori pista a Kobayashi. Inoltre per tutta la gara e il post gara ha indagato mezza griglia al fine di ravvisare comportamenti scorretti, col suo ineffabile metro di giudizio variabile, come al solito.

Pagelline: 1°Vettel 8,5; 2°Button 6,5; 3°Alonso 6,5; 4°Di Resta 9; 5°Rosberg 7; 6°Raikkonen 5; 7°Grosjean 5; 8°Massa 6,5; 9°Ricciardo 7; 10°Perez 6; 11°Webber 4; 12°Glock 10; 13°Kobayashi 5; 14°Hulkenberg 5; 15°Kovalainen 6; 16°Pic 5; 17°De la Rosa 6; 18°Senna 5; 19°Petrov 5,5; RIT.Vergne 8; RIT.M.Schumacher 4 (?); RIT.Maldonado 6,5; RIT.Karthikeyan 5; RIT.Hamilton 8.

PAGELLARIO SERIE A: QUARTA GIORNATA

Immagine tratta da goal.com
Dopo il grande spettacolo della Champions League e dell'Europa League, torna il campionato di Serie A, e con lui il nostro pagellario sui migliori e i peggiori di ogni giornata. Vediamo chi abbiamo scelto in questo quarto turno.
I MIGLIORI
Fabio Quagliarella: Passare in pochi giorni da quinta punta della rosa ad attaccante titolare e decisivo della squadra: è proprio quello che è successo al centravanti della Juventus, che dopo il gol al Chelsea si è ripetuto sabato con la doppietta che ha steso il Chievo. Dato per partente in estate, poco considerato da Conte e Carrera, teoricamente chiuso dai vari Giovinco, Vucinic e Matri e dal nuovo arrivato Bendtner, Fabio alla fine è rimasto a Torino e ha deciso di giocarsi le sue carte sul campo. Chiamato in causa, ha risposto a modo suo, ovvero con due gol da campione, tanto movimento e una presenza costante in fase d'attacco, il che sicuramente gli ha fatto guadagnare punti nelle gerarchie della squadra. Chissà che il top player tanto cercato dalla Juve, alla fine, non possa essere proprio lui...Voto 8.
Ivan Pelizzoli: Essere chiamato in causa all'improvviso e diventare il protagonista della giornata con una sola parata, ma decisiva. Il rigore neutralizzato nella trasferta del Pescara a Bologna, oltre a regalare il primo punto del torneo agli abruzzesi, riporta tra i protagonisti una ex promessa del calcio italiano, considerato a inizio carriera un portiere molto promettente. Poi, per Pelizzoli era iniziato un lento ma inesorabile declino, che ormai l'aveva trasformato in una riserva d'esperienza, utile più a scaldare la panchina che a compiere parate in campo. Oggi ha avuto la sua grande chance e l'ha sfruttata, entrando a freddo dopo l'espulsione del collega Perin e respingendo il tiro dal dischetto di Diamanti. Nella prossima partita sarà ancora titolare, e chissà che un'altra buona prestazione non gli possa valere una conferma tra i pali anche per il resto della stagione. Voto 7,5.
Mathias Ranegie: Quando è stato acquistato dall'Udinese, nelle ultime ore del mercato estivo, in tanti hanno pensato a lui come ad uno dei tanti stranieri semisconosciuti che arrivano in serie A, giocano un paio di spezzoni di partita e vengono presto rispediti a casa, senza lasciare traccia. Invece questo ragazzo svedese di origine guadalupense ha dimostrato di poter essere un buon attaccante anche in Italia, dopo il buon numero di reti realizzate in patria nelle ultime stagioni. Non più giovanissimo visti i suoi ventotto anni compiuti, Ranegie è esploso piuttosto tardi come realizzatore, ma in questa settimana ha fatto vedere le sue qualità e si è candidato a giocarsi un ruolo da titolare con le altre punte della rosa. Ieri contro il Milan ha realizzato un gol da opportunista e si è procurato il rigore che ha deciso la sfida, meritandosi gli applausi del Friuli. Qualcuno ha azzardato un paragone piuttosto improbabile con il suo illustre connazionale Ibrahimovic, a lui va già bene non essere avvicinato a Goitom, un altro svedese che non ha lasciato un gran ricordo dalle parti di Udine. Voto 7,5.
Gianluca Pegolo: Parlando di portieri che sembravano avviati ad una brillante carriera ma non sono mai esplosi davvero, merita senza dubbio una citazione l'estremo difensore del Siena. Considerato una grande promessa quando era a Verona, questo portiere sembrava aver perso l'occasione dopo tanti anni trascorsi in serie B senza mai compiere il vero salto di qualità. In Toscana era arrivato per fare la riserva, ma il buon girone di ritorno disputato lo scorso anno gli è valso una maglia da titolare in questa stagione, e lui sta rispondendo bene. Ieri a San Siro ha letteralmente stregato gli attaccanti dell'Inter, compiendo alcune parate importantissime e decisive per la vittoria della sua squadra. La strada per la salvezza è ancora durissima, anche a causa della penalizzazione per il calcio-scommesse, ma Pegolo e il Siena hanno dimostrato di esserci e di voler lottare fino alla fine. Voto 8.
I PEGGIORI
Stevan Jovetic: Per una volta, dopo un inizio di stagione scoppiettante e in grande spolvero, il giovane talento montenegrino finisce dietro la lavagna dei cattivi. A Parma è scesa in campo la brutta copia del talento viola, che in tutta la partita non è mai riuscito a lasciare il segno con una giocata degna di nota. Per di più, sul suo giudizio pesa l'errore commesso dal dischetto, quando si è fatto respingere da Mirante il rigore che avrebbe di certo chiuso la partita, tirando male e senza la giusta convinzione. Risultato: in pieno recupero il Parma ha trovato il pareggio e ha tolto due punti che sembravano ormai certi alla Fiorentina. Una giornata storta può capitare a tutti, martedì ci sarà la grande sfida contro la Juventus per reagire subito e dimostrare che questa squadra ha i numeri e il talento per essere la vera rivelazione di questa stagione. Voto 4,5.
Massimo Cellino: Per una volta, siamo costretti a dare un brutto voto al protagonista di una partita che non è stata nemmeno disputata. La querelle del presidente del Cagliari con la Federcalcio sta diventando una vicenda grottesca, a tratti ridicola, visto che il problema dello stadio nel capoluogo sardo è una questione che già da molti anni andava risolta. Dopo l'ennesimo intervento della Prefettura, che obbligava i sardi a disputare la loro seconda partita casalinga consecutiva a porte chiuse, Cellino ha deciso di rifiutarsi di obbedire,  invitando i tifosi di casa a recarsi ugualmente allo stadio. Così, lo stesso Prefetto si è visto costretto a rinviare la sfida per evitare disordini, e adesso il Cagliari rischia anche la sconfitta a tavolino e una penalizzazione. Capiamo la rabbia di Cellino per questa situazione paradossale, ma sfidare la FIGC in questo modo e prendere tanto alla leggera la sicurezza delle persone ci sembra una mossa davvero sconsiderata. Speriamo che per la prossima sfida interna con il Pescara tutto sia finalmente a posto. Voto 3.
Kamil Glik: Domenica a dir poco difficile per il roccioso difensore polacco del Toro, che probabilmente cercherà di dimenticarsi della sfida contro la Sampdoria al più presto. Sarà stato l'orario insolito della partita, disputata alle dodici e mezza, sarà stata semplicemente una giornata storta, fatto sta che il povero Kamil non ne ha indovinata neanche una. Nel primo tempo ha perso un banalissimo pallone mentre era ultimo uomo, e solo una prodezza del portiere Gillet ha impedito il peggio. Nella ripresa poi, con la squadra in vantaggio, Glik ha pensato bene di stendere in area Eder e provocare il rigore del pareggio avversario. Insomma, una partita davvero insufficiente per lui, che già normalmente fatica a mettersi in mostra visto che gioca in coppia con un fenomeno come Ogbonna. Mercoledì a Torino arriverà l'Udinese, e tutti sperano che il polacco non ripeta la prestazione di ieri. Voto 5.
Le due milanesi: Vedere le due tifoserie che esultavano più per i gol di Udinese e Siena che per la prestazione delle rispettive squadre fa un po' tristezza. Abituata a dominare il calcio negli ultimi anni, prima con i nerazzurri e recentemente con i rossoneri, quest'anno Milano rischia davvero di rimanere a bocca asciutta. Due squadre con problemi piuttosto evidenti e con tanti dubbi ancora irrisolti: quella di Stramaccioni  cerca il modulo e gli uomini giusti e un po' di concretezza in più sotto porta, quella di Allegri ha bisogno di nuove idee e grinta per non far rimpiangere le partenze illustri dell'estate e restare grande. Una brutta domenica per entrambe le squadre meneghine, e non basta parlare di "maledizione San Siro" o di cattiva sorte per nascondere la realtà dei fatti: servono tempo e lavoro per rendere nuovamente competitive queste due formazioni, così diverse eppure così uguali in questi momenti di difficoltà. Insomma, come ha fatto giustamente notare qualcuno, se Atene piange Sparta di certo non ride. Voto 4.